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Apri le tue ali e libera la tua fantasia

La terza torre

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Di , 20th November 2011 alle 18:38 (449 Visite)
Citazione Originariamente Scritto da dolceeris Visualizza Messaggio
Terza fase: l'amicizia

7 capitolo
prima parte

La biblioteca era silenziosa, c'era un delizioso odore di vaniglia ed io ero sola mentre studiavo letteratura.


Ogni tanto davo uno sguardo fuori la finestra che affacciava sul bosco di salici, ognuno seguiva le proprie attività serali. Come se realmente in questo dannato posto potesse esserci la notte. All'aperto; Tom, Bil e Mark stavano pescando,

Santal e Calliope prendevano il "sole" con un'altra ragazza bionda che non conoscevo,



ognuno svolgeva le sue attività in modo normale, Marika era entrata ed uscita imprecando una decina di volte dal suo studio. Mentre Benjamin era venuto ad ordinare i suoi semi come ogni settimana, lo avevo aiutato ed avevamo ordinato dei girasoli e dei semi di pomodoro.

L'unica cosa che non avevo ancora visto era la cucina, la vineria e la lavanderia, eppure sporcarmi le mani e impastare qualcosa mi sarebbe stato d'aiuto per rilassarmi.

Sospirai e continuai a leggere, avevo passato gli ultimi due giorni a dormire saltando la scuola e cosa incredibile nessuno mi aveva detto niente, non avevo nemmeno visto Jonathan per tutto il giorno, forse era arrabbiato perchè non ero andata alla sua festa e non avevo nemmeno cenato.

"Sign. Pilut, la biblioteca chiude" alzai gli occhi verso la voce dura e aspra,


Since mi guardava da omicida/mangiatore di ragazzine adolescenti, eppure era figo, parlava e scherzava con tutti tranne che con me, "Singnorina!" mi chiamò ancora, chiusi il libro sbuffando e lo riposi sulla scrivania, ma mentre camminavo notai che il suo sguardo andava dritto sulla mia prima scarsa, il maglioncino attillato quindi risaltava davvero le mie forme, con la coda dell'occhio lo vidi girarsi e dare uno sguardo al mio lato B, ero senza regiseno e senza mutandine.

A quel punto capi una cosa di vitale importanza; non solo stavo perdendo la testa per colpa del clima, ma anche per un bibliotecario che c*** è bono.



Sospirai e spinsi le porte antipanico della mensa, le luci erano spente le sedie messe sui tavoli, il pavimento era bagnato.. ma dalle porte della cucina le luci erano accese.

Se avrei trovato magari la cuoca mi avrebbe dato qualche avanzo, oppure avrei potuto rubare qualcosa, qualunque cosa di commestibile.

Sospirai e camminai in direzione della grande porta di ferro, guardai dai finestrini, in cucina non c'era nessuno. Spinsi lentamente la porta e si aprì, controllai che nessuno mi vedesse e furtiva mi infilai nella cucina, le pareti ed il pavimento erano piastrellati di bianco e nero, c'erano quattro fornelli per il gas, due frigoriferi, delle credenze per i piatti e tanti altri mobili per le pentole ecc.

Tutte queste cose per soli cinquanta ragazzi mi sembrava eccessivo, mi guardai in torno, nell'aria c'era un'odore strano, mi avvicinai al primo frigo e lo apri,


non c'era niente da mangiare, guardai anche nel secondo ma era lo stesso. Sospirai avevo fame, controllai nei quattro forni e l'odore strano proveniva dal camino, per cena c'era anche del pollo allo spiedo, vedendo il menu mi pentivo di non aver mangiato e guardando la cucina capivo che tutto quello che avevo mangiato non era un pasto precotto.

Riaprì il frigo, presi un dado vegetale, se proprio non c'era niente mi sarei accontentata di un brodino, aprì le credenze ma vi erano solo pentoloni grandi, sarebbe stato inutile sprecare acqua e dado per un pò di brodo.
"Che ci fate voi qui?" gridò qualcuno.
Sobbalzai e mi voltai, la donna aveva i capelli neri, era di carnaggione scura i suoi occhi erano neri e... conoscevo quel viso.



Mi rivenne in mente una frase strana, la voce della donna non era nuova, mi stava guardando come se fossi un fantasma, eppure ne ero convinta.. mi schiarì la voce e cercai di riprendermi dallo spavento "M-m-mi scusi.. avevo fame" sussurrai, eppure non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso e nemmeno lei.

La donna sospiro e si avvicinò a una delle piccole fessure che erano nelle pareti piastrellate. Strane finestre che usavano all'epoca, piccole e brutte. "Non vi è concesso entrare in cucina, ne entrare dopo l'orario di chiusura" mi avvisò con un tono dolce, quel tono che aveva usato era cosi intimo e delicato lo usava per me, per essere dolce. "Mi scusi, non ho cenato questa sera" abbassai il capo rammaricata. "Per stasera farò finta di niente, ma la prossima volta avviserò la direttrice. Unitevi hai vostri amici sicuramente avranno qualcosa da mangiare." mi disse con tono più aspro, annui e arricciai le labbra, la mia ricerca era finita prima di iniziare. "Buona notte" sussurrai, feci per andare quando le porte si aprirono di nuovo, una donna dai capelli rossi entrò.



Aveva lo stesso vestito dell'altra e anch'essa mi guardava... il suo sguardò era dolce e preoccupato, accenno un sorriso, ebbi l'impulso di avvicinarmi e di abbracciarla, stringermi forte tra le sue braccia, un'attrazione magnetica che mi legava a quella donna, "Neve" dissi spontanea. Non riuscivo a controllarmi e non sapevo cosa mi stava passando per la testa. "No, pioggia" rispose l'altra donna, un'ondata di lacrime improvvisa irrigò le mie guancie, mi tremavano le gambe, ero angosciata.. avevo il bisogno di parlare con quella donna e dirli qualcunque cosa avessi fatto nella mia vita senza di lei, ma perchè? "Si chiama Neve" rispose la donna dai capelli rossi accennando un sorriso. "Io Caterina e lei Virginia" si presentò l'altra donna. "Siamo le cuoche, possiamo fare qualcosa per te?" chiese Virginia sempre con lo stesso tono dolce, era cosi premurosa e materna. "No! Non ha cenato e senza chiedere permesso e entrata qui" rispose Caterina guardandola truce. "Cosa sarà mai un pò di brodo" ribattè guardando il dado. Le due donne si sfidarono con lo sguardo.

"A me piace cucinare. Non so molto di cucina ma mi appassiona" risposi per interrompere la situazione imbarazzante che avevo creato. "Penserò io a lei, potete andare" disse Virginia. In quel momento un'ondata di calore mi invase, una sensazione che non avevo mai provato, la sua presenza mi metteva sicurezza come se fossimo state divise da anni e adesso ci eravamo ritrovate per caso.

"Notte" rispose Caterin adirata, si voltò e andò via. "Cosa posso fare per te?" mi sorrise Virginia. sospirai e le feci vedere il dado vegetale che avevo tra le mani. "Va in mensa, arriverò subito" mi ordinò con lo stesso tono dolce. Riposi il dado sul bancone d'acciaio ed esegui l'ordine, mi avvicinai per uscire e l'ondata di calore si faceva sempre più vicina, sempre più.. non conoscevo un'aggettivo, era qualcosa di strano.

Mi sedetti su una sedia e aspettai mentre il mio stomaco era impaziente di mangiare, avevo di nuovo sonno e il fuso orario ancora non voleva cambiare, avevo solo sei mesi per abbituarmi poi sarebbe tornata la notte. "Perchè non avete cenato?" mi chiese Virginia uscendo dalla cucina con il mio piatto di brodo, lo ripose su tavolo e si diresse alla macchinetta del caffè.



"Stavo studiando" assaggiai il brodo dentro c'era la pasta piccola che si usava per i neonati, un'altra cosa che mia madre non mi faceva mai mangiare perchè erano carboidrati e mi facevano ingrassare e quindi mangiavo solo verdure cotte e frutta. "Amo questa pasta" sussurrai. "Lo so" mi rispose, la guardai "A tutti piace." si corresse. Eppure sembro diretta a me quella frase.

C'era qualcosa di troppo intimo per poterlo descrivere, "Non siete la sola che ha questi problemi" mi disse sedendosi.


Dalle tazze che aveva riposto sul tavolo c'era un odore di menta fresca. "Tisana" mi rispose senza che io chiedessi. "E' al mentolo" ribattei. Virginia annui "Aiuta a dormire" continuò.

Finì il brodo e mi fiondai sulla tisana. "A casa non potevo berla, non potevo nemmeno mangiare pasta" ricordai con rammarico. "Mi dispiace" rispose con una vena aspra. "Non avevate un buon rapporto con vostra madre?" mi chiese in modo delicato. Senti l'ondata di lacrime irrigare di nuovo il mio viso scossi il capo e cercai di fermarmi, ma ero troppo scossa. "Perdonatemi" sussurrò accarezzandomi il dorso della mano. Senti una piccola scossa attraversarmi il braccio e l'avambraccio fino al cuore. "Non volevo" continuò sempre in modo dolce, accanto a lei il vuoto che avevo dentro si colmava di amore, avevo gli occhi gonfi ed annebbiati, probabilmente era colato il trucco ma sapevo di conoscere quella donna.
La mia mente mi immaginava accoccolata tra le sue braccia mentre mi raccontava bellissime favole. "Avete bisogno di riposare" sussurrò dolce. Scossi il capo non volevo andare via, non adesso che avevo trovato qualcosa che mi faceva stare bene, ma che non conoscevo.

"Ascoltatemi, vi farà bene riposare" mi strinse forte la mano. Capì che era una donna molto premurosa ma doveva esserlo anche con gli altri, conoscevo i toni asprì di Caterina ma lei, la donna che avevo davanti era diversa e una parte di me mi diceva che quelle attenzioni erano solo per me.
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