Devon Balythòn
Mugugno con non poca delicatezza nel sonno.
Cambio ininterrottamente posizione, cercando di assumerne una decentemente comoda. Mi capovolgo, mi piego, alzo i piedi in aria, affogo la testa sul morbido e pungente fieno, ma... non ci riesco. Tutti questi bruschi movimenti non fanno altro che provocarmi giramenti di testa atroci, cavolo. Là fuori circolano suoni e voci incomprensibili che, nonostante siano distanti da questa tenda, non fanno altro che arrecarmi disturbo. Apro gli occhi di malavoglia e automaticamente puntano il soffitto: da come si evince il fatto che io non abbia dormito a sufficienza, è ancora notte fonda.
Ciò significa che Madre Tenebra non ha alcuna intenzione di levarsi dalle calcagna per assegnare il turno di lavoro a Madre Luce. In poche parole, non è ancora sorto il sole. Se volessi godere al meglio il riposo, mi converrebbe srotolare l'apertura della tenda, in modo che ogni genere di suono giunga ovattato o meglio assente. Mi alzo di scatto dal giaciglio e, non appena il mio corpo si prepara ad accogliere la temperatura attuale, istintivamente porto le mani in entrambe le braccia, le quali eseguono dei tremolii involontari... ragazzi, ma qui si congela! Colui o colei che mi ha posato addosso una coperta di fieno, ha fatto bene. Senza attendere un secondo di più allungo le mani verso i lembi che sostengono il "portone" dell'infermeria
e li sciolgo in un batter d'occhio, ogni anfratto del tessuto scivola libero sull'erba, coprendo bellamente l'interno.
Apposto, ora posso dirigermi tranquillamente nel pagliericcio. Sollevo leggermente il tessuto dalla consistenza rigida giusto per rientrare, mi butto a peso morto nel pagliericcio e mi lascerò cullare dall'abbraccio caloroso che la morbida coperta di fieno mi offrirà ancora una volta...
*Azione di Devon concordata con Ecli.




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Mi volto senza attendere che mi risponda, mi dirigo a passo veloce verso il Glados, non attenderò che si faccia l'alba e quella maledetta corona venga poggiata sul capo di Lantis, Auron deve andarsene ora.






Jon? E chi cazzo è questo mo? Mi volto e senza pensarci due secondi mi avvicino all’ingresso, spingo la porta con forza credendo che sia chiusa, ma questa è aperta e per poco non cado in terra. Avanzo con passo veloce verso la stanza da letto e… “O sacro Raiden, Papà… che ci fai qui? Cioè… si son contento che sei qui… ma proprio ora?” Mi indica l’ovvio, mentre la ragazza si riveste in fretta e furia con il viso rosso come il vino. Incrocio le braccia e lo guardo spazientito “Ho poco tempo, ti devo parlare adesso… Jon” alzo un sopracciglio, mentre Auron si lega un asciugamano in vita e mi raggiunge nell’altra stanza. “Non dico mai il mio vero nome… e comunque le bendo prima di portarle qua, lo faccio passare per un giochino divertente” sgrano gli occhi in una espressione incredula, la mela non cade lontano dall’albero, ma qua pare mi abbiano clonato “Sei tornato allora… lo sapevo, lo sapevo…” Cerca di abbracciami, si avvina con le braccia aperte e con un sorriso ad illuminargli il volto, ma lo fermo, faccio un passo in dietro prendendo le distanze, cercando di riconquistare una espressione seria, non è semplice dopo quello che ho visto e sentito “Devi andartene, lo devi fare stasera stessa” “Che… che cosa?”, “Auron…”
mi rendo conto di aver alzato la voce e do un rapido sguardo nell’altra stanza, per controllare se la ragazza sta sentendo, se ne sta seduta al centro del letto con la faccia tra le mani per la vergogna… mah! “E’ per la tua sicurezza, questa guerra si espanderà, se dovessero arrivare qui, se il nuovo Re dovesse…” uno spintone mi interrompe, che diamine… “Ti avevo detto di tornare nel momento in cui ti fossi deciso a fare il padre, non per cacciarmi via dal paese. Hai fatto finta di essere un estraneo per tutta la mia vita ed ora pretendi di darmi ordini? Avresti dovuto farlo quando ero ancora un bambino, sono un uomo ora, se vorrò andarmene sarà per mia volontà” una fitta mi pervade lo stomaco a queste parole, non so se è più per rabbia o per altro, sta di fatto che non m’importano queste prese di posizione, deve fare quello che dico io “Sei impazzito? Se non me ne importasse nulla di te, non sarei venuto qui ad avviarti, vedi di muoverti, è un ordine!” un altro spintone, più forte di quello di prima, quasi perdo l’equilibrio, ma con la mano mi poggio al muro e torno frontalmente a lui “Altrimenti? Mi sculacci? Mi togli la paghetta? Lo dici alla mamma? Madre che non so neanche se esista tra l’altro… ma comunque io non mi muovo di qui, sono cresciuto senza le tue attenzioni, riuscirò a farne a meno ancora, so badare a me stesso. Ora, se questo è tutto quello che dovevi dirmi, puoi togliere il disturbo” Mi indica la porta con un gesto deciso del braccio, mentre continua a fissarmi con gli occhi furenti “Ti spiegherò tutto un giorno… lo farò, te lo prometto, ma se resti qui, potrei non avere occasione di farlo, non costringermi a… ” “Questa è casa mia e non mi muovo di qui, che ti piaccia o no” Resto in silenzio, vorrei dargli una botta in testa e legarlo come un salame, per poi gettarlo nella prima grotta a centinaia di chilometri da qui, ma a che servirebbe? A farmi odiare ancora di più? Troverebbe il modo di scappare ed io non posso restare a sorvegliarlo ventiquattro ore su ventiquattro. “Non è vero che sei cresciuto senza le mie attenzioni… non sai quante volte ti ho osservato da lontano, quante volte mi sono affacciato alla tua finestra e quanti regali ti ho fatto trovare nel letto al tuo risveglio, come… “ “Come quel cavallino di legno, già… è il mio preferito” 

Non permetterò che ti accada nulla di male, dovessi uccidere ogni singolo esponente di Dohaeris, non m’importa… lo farò. Lascio la presa su Auron, lascio la presa sull’uomo che è diventato e senza guardarlo ancora, mi dirigo nuovamente al Glados.































