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  1. #3081
    Mod cangiante L'avatar di Pey'j
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti

    Valerius Urthadar

    I primi raggi del sole penetrano nella tenda e mi costringono ad aprire gli occhi. Fatico a crederlo, ma dopo non so quante notti in bianco sono finalmente riuscito a dormire. Vorrei poter dire che è stato un sonno tranquillo e corroborante, però sarebbe una bugia: quelle strane visioni... o incubi, in questo caso, non mi hanno dato tregua. La verità è che non mi sento per nulla riposato, forse sono più debole di quando ho chiuso gli occhi, il che è semplicemente ridicolo. Non ne posso più. Alzo il busto in un moto di rabbia e mi siedo sul pagliericcio, raccolgo le poche energie che sento di avere e mi alzo in piedi, combattendo il capogiro che minaccia di farmi cadere. Poi lo vedo: il piccolo cuscino di paglia su cui appoggio la testa quando dormo, sporco di sangue. Prendo il frammento di specchio che tengo nel baule e mi controllo il viso, sul quale vedo delle gocce color cremisi sotto le narici, ormai secche. Devo aver perso sangue dal naso durante la notte. D'altronde ci mancava solo questo, no? Non bastavano il mal di testa, la spossatezza, la confusione. Anche il sangue! Non so dove io trovi la forza di non lanciare il vetro da qualche parte ma riesco a riporlo con calma nel baule. Poi esco dalla tenda e cammino verso il lago, cercando di ignorare il fastidio che mi provoca la luce del sole anche se è nascosto da nuvoloni che minacciano pioggia, e una volta giunto sulla riva immergo le mani nell'acqua e mi pulisco il viso. Mi trovo nello stesso punto dove ieri sera ho parlato con Esperin, spero che il nostro discorso l'abbia aiutata a trovare un po' di pace... Molte cose che le ho detto, in realtà, le stavo dicendo anche a me stesso. Non devo avere paura di quello che potrei scoprire... e la situazione sta diventando invivibile. È vero, la guerra sta finendo e probabilmente non scenderò più in campo, ma se vinceremo la mia vita continuerà dopo tutto questo e non posso sopravvivere in queste condizioni. Mi serve una soluzione. Mi servono quei libri. Mi guardo intorno, il campo è tranquillo, i guerrieri stanno sicuramente già combattendo... credo di potermi allontanare per un po'. Mi dirigo verso il Glados e lo tocco, visualizzando Castello del Tuono, la spiaggia al di sotto, il promontorio... e poi attraverso il portale.

    Dato che Esperin sta facendo il delfino in mezzo al lago e Valerius è distratto e rimane poco sulla riva, ho pensato che non la vedesse
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  2. #3082
    GdR Master L'avatar di Eclisse84
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti

    Ryuk Leithien

    Si sta bene qui, anche se ho riposato poco, ma c'è calma e silenzio, persino il mio amico Will non ha fiatato per tutto il tempo "Sei un bravo ragazzo Will, oggi ti trovo una bella pietra tutta te, di marmo, bella tosta"



    Alzo la schiena dal suolo, pronto per sgranchirmi, ma qualcosa attira la mia attenzione al lago: una figura in movimento, una sottana bagnata che avvolge pelle bronza, una figura sottile, elegante e... bona, sì, perchè non ho altri termini al momento.



    Grezzo, chiamatemi grezzo, avrei potuto definirla eterea, una creatura leggiadra, bella... no, Esperin in questo momento è proprio bona. Resto quasi incantato ad osservala mentre nuota, è totalmente a suo agio nell'acqua, il suo elemento naturale, si avvolge dal proprio turbine, sembra così innocuo visto da qui, se non sapessi che è lo stesso di suo padre, con il quale ha travolto orde di nemici... direi che sembra quasi delicato.



    Vedo un'altra figura passare, e' Valerius, si dirige dritto verso il Glados, è talmente assorto dai propri pensieri che non si è voltato ad osservare la sirena che nuota avanti ai miei occhi. Più la guardo e più sento una affinità con Will, sì... in quel senso.



    Devo... devo farmi una doccia fredda per calmarmi, ma non posso camminare in queste condizioni per il campo, cioè... è troppo evidente e cazzarola se mi fa male. Il laghetto dove si lavano gli abiti, sì... là non c'è mai nessuno. Mi alzo con un dolore al cavallo e mi dirigo alle mie spalle, due secondi netti per spogliarmi e mi tuffo nell'acqua fredda...

    "Dei! Raiden perchè?"
    ringhio infastidito e... c'è qualcuno.. Niniel? Vabbè non è la prima volta che mi vede nudo

  3. #3083
    Mod cangiante L'avatar di Pey'j
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti

    Valerius Urthadar

    Capo Tempesta

    Il Glados è controllato dalle solite quattro guardie, che però stavolta non muovono un muscolo e si limitano a farmi passare, con una naturalezza tale da lasciarmi sbalordito. Le guardo un po' spaesato ma una di loro mi fa segno di procedere, non mi chiedono perché sono qui, e i casi sono due: o non gli interessa, o Petyr ha davvero rispettato il nostro patto. Imbocco la strada che porta al promontorio e procedo per qualche metro prima di sentire un rumore di passi alle mie spalle: mi volto e vedo la stessa guardia di prima, che si ferma nello stesso istante in cui io smetto di camminare. <<C'è qualche problema?>>, gli chiedo, più curioso che effettivamente infastidito. <<Vi sto scortando, Lord Urthadar>>. Lord Urthadar. Sì, evidentemente Petyr ha fatto il suo dovere. L'uomo però deve aver notato la confusione nei miei occhi, perché continua a parlare. <<Il Lord reggente ci ha informato delle novità, milord. Siamo al vostro servizio>>. Lo osservo imbarazzato mentre esegue un inchino, poi rimango incantato per qualche istante, ma alla fine annuisco e riprendo a camminare. La situazione è talmente paradossale che mi ci vorranno mesi... no, che dico, anni per abituarmici. Però posso approfittare della sua disponibilità. Alzo lo sguardo, il castello è ancora lontano: abbiamo tempo per fare quattro chiacchere. Butto un'occhiata alle mie spalle e il soldato è ancora lì che mi segue, perciò gli faccio segno di avvicinarsi. L'uomo non se lo fa ripetere e arriva presto al mio fianco. <<Posso farvi delle domande?>>, gli chiedo senza un particolare colorito nella voce, ma l'uomo annuisce entusiasta, come se gli avessi appena impartito chissà che ordine, mantenendo però un'espressione neutra in viso. <<Se lo desiderate, milord>>. Dei, è troppo, troppo, troppo strano. <<Se ve l'ho chiesto, lo desidero>>. Sospiro... questo non avrei dovuto dirlo. Dovrei ripassarmi l'etichetta e ricordarmi come le persone civili discutono tra loro. <<Scusate. Ripartiamo>>. Il promontorio è sempre più vicino, la ricordavo più lunga questa strada. <<Immagino che molti soldati fossero profondamente fedeli a mio fratello. Vi è stato... malcontento? Cosa si dice in giro?>>. Osservo l'uomo riflettere per qualche secondo, non vorrei averlo messo a disagio, ma la curiosità è tanta, così come la preoccupazione. <<È una situazione precaria, milord. Non è passata neanche una settimana da quando il Lord reggente ci ha riunito al castello. È tutto molto... nuovo>>. Capisco cosa intende, è la stessa sensazione che sto vivendo io. <<Non vi nascondo che sì, alcuni animi sono incolleriti. In caserma si mormora che alcune guardie in cuor loro siano ancora fedeli a vostro fratello. Ma anche voi avete molti sostenitori, soprattutto tra i soldati più anziani, che vi hanno conosciuto di persona. Soldati che grazie alla loro esperienza hanno un certo ascendente sulle reclute. Infine vi è una grossa fetta di persone che ancora non sanno chi supportare, o, più semplicemente, a cui non importa nulla di chi li governa>>. Smetto di camminare, all'improvviso. Non mi aspettavo una tale sincerità da una semplice guardia. L'uomo, nel vedermi fermo, sembra spaventarsi e comincia immediatamente a bofonchiare delle scuse, ma in realtà mi ha riferito proprio quello che mi aspettavo e che volevo sentirmi dire: la situazione è difficile, per tutti, ma gestibile. Devo solo avere fiducia in me stesso, e in chi mi sostiene. <<No. Vi ringrazio>>. Dopo pochi minuti arriviamo alle porte del castello, e la guardia, dopo un altro profondo inchino, mi dice che quando vorrò andarmene mi basterà comunicarlo a uno dei tanti soldati nel cortile, che provvederà a scortarmi fino al Glados. Prima che le nostre strade si separino, però, ho un'altra curiosità da soddisfare. <<Voi da che parte state?>>. Solo dopo averla pronunciata mi rendo conto della stupidità della domanda, nessuna persona sana di mente andrebbe mai a dire al proprio Lord che supporta la rivendicazione di qualcun altro. Infatti sembra sorpreso, ma poi un sorriso gentile si fa spazio sul suo viso. <<Conosco bene vostro cugino, forse meglio di molti altri. È giovane, ma è più saggio di quanto la gente pensi, e se lui si fida di voi... io mi fido di voi>>. Si allontana di qualche passo, ma poi sembra ripensarci e si ferma, come se volesse aggiungere altro. <<Molti di noi hanno combattuto con Kalisi al servizio della corona e non hanno ancora dimenticato l'uomo che li ha guidati e li ha protetti>>. Si volta, mostrandomi ancora quel sorriso che voglio credere sia sincero. <<Portate i miei saluti al Dragone e alla legittima sovrana>>. Lo osservo mentre si allontana, poi sposto il mio sguardo sul grande cancello che si sta lentamente aprendo per permettermi di passare mentre migliaia di pensieri mi assillano la mente, ma tra tutti ne spicca solo uno. Una cosa forse ovvia, magari anche per me, ma di cui solo ora riesco a capire l'effettiva portata: la consapevolezza, tangibile e reale, che gli ideali per cui stiamo combattendo non sono solo nostri, miei, di Drako, di Esperin, di Elen e di tutti gli altri, bensì sono condivisi da centinaia, migliaia di altre persone. Il fornaio, la sarta, il cuoco... un soldato di cui non so nemmeno il nome. E mai come ora sono convinto che il nostro successo sia l'unico finale possibile di questa storia.
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  4. #3084
    sim dio L'avatar di valuccia85
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti




    Seduta qui, con gli occhi chiusi, sento lo stomaco attorcigliarsi, l'ennesima, dolorosissima, fitta invadermi le tempie ed un conato di vomito risalirmi fino in bocca. Devo cercare di rilassarmi.
    Forse ho accumulato troppa tensione in questo ultimo periodo ed ora il mio corpo inizia a cedere, manifestando questi strani e dolorosi segni di malessere. No, basta così: devo riuscire a scaricare un po' di stress ed affaticamento accumulati perché non riesco davvero più a tollerare questo dolore. E' come se qualcosa stesse cercando di farsi strada nella mia testa per uscire fuori, per cercare una via di fuga.
    Inspira ed espira.
    Inspira ed espira.
    Inspira ed espira.
    Abbandona tutte le preoccupazioni e le tensioni.
    Liberati da ogni pensiero. Scaccia ogni emozione adesso.
    Quando penso che il dolore stia iniziando a diminuire, rilasso le spalle, incrocio le gambe e lascio che le braccia cadano lungo il mio corpo. Inzio ad avvertire una sensazione di leggerezza e di sollievo, ma non faccio nemmeno in tempo ad illudermi che tutto questo possa durare, che una fitta lancinante mi costringe ad afferrarmi la testa con le mani ed a comprimere forte le tempie, nel vano tentativo di ridurre il dolore.
    Ed invece no. Non cambia niente.
    Il dolore aumenta per poi esplodere violentemente nella mia testa.
    Cerco di aprire gli occhi, ma anche il più leggero raggio di luce mi causa enormi sofferenze.
    Perché? Perché il dolore non cessa questa volta? Perché la testa non smette di pulsare?

    "N...non posso... non riesco... a sopportarlo..." biascico dolorante, mentre crollo sdraiata a terra.

    Il dolore è insopportabile.
    Gli occhi sono chiusi eppure... eppure riesco a vedere qualcosa... io... io la vedo. E' lei. E' di nuovo lei.
    Ma cosa... Non riesco a capire. Cosa... cosa sta facendo?
    Dove... dove mi trovo? Dove ci troviamo? Sono con lei?
    Sto gridando il suo nome, ma non... perché non mi risponde? Non può sentirmi? Ma cosa succede?
    Soffre. Sta soffrendo... posso vederlo. Posso sentirlo. Tutto questo dolore. Tutta questa disperazione.
    E lui... quell'uomo... perché? Perché non fa qualcosa per aiutarla?
    E' tutta sola adesso. Le lacrime solcano il suo volto gentile e mentre si abbandona ad un pianto disperato, la sua mano sta... sta toccando... qualcuno. Ma chi... chi sei?

    Apro di scatto gli occhi ed il mio corpo sobbalza quando un getto di acqua fredda mi colpisce in pieno.
    Vorrei alzarmi od almeno cercare di tenere gli occhi aperti per capire cosa sta succedendo, ma improvvisamente mi sento sfinita. Le forze mi abbandonano e poi... il buio.

  5. #3085
    Mod cangiante L'avatar di Pey'j
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti

    Valerius Urthadar

    Capo Tempesta

    Appena varcato il cancello è impossibile non notare le macerie di quello che un tempo era il famigerato bordello di Capo Tempesta. Ho conosciuto tante prostitute durante i miei viaggi, alcune talmente giovani da stringermi il cuore ogni volta che le vedevo offrire i propri servigi a qualche soldato nelle taverne, e non posso che essere lieto della distruzione di una tale schifezza nel cortile del mio castello. Mi lascio alle spalle quel triste spettacolo e alle porte dell'edificio vengo accolto dal septon, con un sorriso a trentadue denti stampato in faccia. <<Bentornato a casa, mio Lord. Siete qui per un motivo particolare?>>. Lo supero ed entro nel salone principale, da cui si diramano le tre rampe di scale che collegano questa stanza a ogni parte del castello. Per andare in biblioteca devo prendere le scale a destra. <<Mi servono dei libri. Non ci metterò molto>>. Salgo sui primi scalini ma mi fermo col piede a mezz'aria, come un idiota, quando mi rendo conto che in effetti non ho la minima idea di quello che dovrei cercare. <<Venite con me>>, chiedo quindi al septon. Mi serviranno le sue conoscenze, credo. Dopo pochi minuti arriviamo alla nostra destinazione, e la quantità di libri presenti mi lascia sinceramente basito: romanzi, saggi, fiabe, racconti epici, poemi, enciclopedie. C'è di tutto e di più. Meno male che mi sono portato dietro il septon, perché altrimenti non saprei nemmeno da dove cominciare. <<Allora>>, mi volto verso di lui, <<Ho bisogno di volumi sulla… magia occulta... magia antica... qualunque tipo di magia che non sia praticato a Dohaeris>>. Mi guardo intorno, sono vicino ai romanzi, non penso proprio che sia la sezione giusta. <<Allora non li troverete qui>>. Torno ad osservare l'anziano come se gli fosse cresciuta un'altra testa. Cosa intende? <<Ho qualcosa che fa al caso vostro. Seguitemi>>. Non me lo faccio ripetere due volte e rimango dietro al septon per tutta la durata del tragitto, tra rampe di scale, lunghi corridoi di cui avevo addirittura dimenticato l'esistenza e quadri di dubbio gusto. La nostra meta, a quanto pare, è una piccola porta situata nel piano più alto del castello. <<Questo era lo studio di vostra madre, se non lo ricordate. Sir Aiden mi diede il permesso di utilizzarlo come magazzino dopo la sua morte, ma i suoi libri e i suoi appunti sono ancora qui>>. Lo guardo sempre più confuso, non riesco a capire il collegamento. <<Non amava parlarne e tentava di tenerlo segreto, ma vostra madre era appassionata delle arti magiche più disparate, tra cui quelle meno... consuete>>. Ma ovviamente. Ovviamente quella strega, in tutti i sensi, di mia madre nel tempo libero si dilettava con la lettura di tomi sulla magia occulta. Palese. <<Ho visto titoli interessanti>>, continua il vecchio, mentre apre la porta con la sua chiave arrugginita, <<Saranno un po' impolverati, ma credo che troverete quello che cercate>>. Annuisco ed entro nella piccola stanza quando il septon mi fa segno di precederlo. L'ambiente è decisamente angusto: vi è una sola finestra, dietro a una scrivania che sembra alquanto antica, senza neanche le tende, che comunque non servirebbero dato che i vetri sono talmente appannati da impedire alla luce di filtrarvi attraverso. Il mobilio è scarso, quasi inesistente, con l'eccezione appunto della scrivania e di qualche mensola su cui sono poggiati degli strani barattoli con dentro quelle che sembrano erbe medicinali, probabilmente la scorta del septon. Infine sulla parete a sinistra vi è uno scaffale colmo di libri, e a giudicare dall’aspetto sono quelli che sto cercando. <<Avete uno straccio?>>, chiedo all'uomo, dato che mi serve qualcosa con cui scacciare la polvere dalle copertine, almeno per riuscire a leggerne i titoli. Mi porge un panno di stoffa e comincio a passarlo sui vari libri, sollevando così tanta polvere dal provocarmi ben più di uno o due starnuti. <<Vi chiedo scusa, non viene mai nessuno qui, solo io>>. I libri sono tanti, ma in realtà mi ritrovo a scartarne la maggior parte: molti parlano della magia comune di Dohaeris, forse con una prospettiva diversa dal normale dato che si trovano qui, ma non mi servirebbero comunque a niente. Nessuno al campo è stato in grado di riconoscere la magia dietro al mio occhio, perciò devo estendere la mia ricerca e andare oltre, devo concentrarmi sui tomi che non riguardino la tradizione di Dohaeris. Ne trovo tre, uno più grande dell'altro, addirittura quando apro il terzo le pagine quasi si sgretolano tra le mie dita. Devono essere molto antichi, e anche solo saltando tra le parole riesco a percepire il loro contenuto non esattamente consono: si parla di riti che riuscirei a descrivere solo come inquietanti, spaventosi, e forse anche un po’ disgustosi. Poteri e incantesimi che non ho mai sentito nominare prima. La lingua è arcaica, alcune frasi richiedono una seconda lettura per essere comprese appieno ma non si tratta di nulla fuori dalla mia portata. <<Avrò bisogno di una mano per portarli fino al Glados>>, dico al septon e lo vedo annuire, mentre tenta di sbirciare con pochissima grazia da sopra la mia spalla. Sono tante pagine ma con il giusto impegno dovrei riuscire a leggerle o quantomeno sfogliarle tutte in pochi giorni. <<Vi ringrazio per l'aiuto>>. Direi che posso andarmene, ma prima vorrei scambiare due parole con Petyr. <<Mio cugino è al castello?>>. L'anziano annuisce. <<Sì, ma si trova nelle sue stanze. Ha avuto un malore la notte scorsa, e oggi desidera riposare>>. Un malore... anche lui non sta bene? <<Non lo disturberò per molto. Portatemi da lui, per favore>>. L'uomo annuisce ancora e insieme scendiamo al terzo piano, dove ricordo che sono posizionate le camere principali. <<Farò trasportare i libri fino al portale, raccomandando la massima cura>>. Lo ringrazio, busso alla porta che mi viene indicata, e attendo una risposta. Spero che Petyr non sia troppo debilitato come il sottoscritto, dovrò anche tenere presente che ha perso da poco suo padre: ignoro il tipo di rapporto che li legava, perciò sarà meglio essere cauti.
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  6. #3086
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti

    E' POMERIGGIO

  7. #3087
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti

    Esperin Raeghar


    Ancora ad occhi chiusi mi lascio cullare dall'acqua a pancia in su fin quando non inizio a sentire le mani raggrinzirsi, mi immergo un'ultima volta nuotando fino a riva e mi decido ad uscire coprendomi poi con il telo da bagno. Questa nuotata è stata un vero toccasana, mi sento decisamente meglio adesso! Ora però ho bisogno di un bagno vero con del sapone così da indossare l'abito pulito, così mi dirigo verso la tenda bagno che fortunatamente trovo libera. Entro e velocemente mi lavo per poi cambiarmi, quest'abito non mi fa sentire esattamente a mio agio ma è il meglio che sono riuscita a trovare, gli stivali almeno sono molto comodi. Stringo la cordicella in vita e tampono i capelli con il telo, ripiegando poi tutto e risistemando la tenda prima di uscire per dirigermi verso la dispensa, inizio ad avere leggermente fame. Non c'è nessuno al campo, mi chiedo dove siano tutti e se stiano ancora dormendo, è già pomeriggio e sarebbe strano se fosse così ma questi giorni sono impegnativi per tutti. Qualche tenda sembra occupata, quella di Elen ad esempio come anche quella di Sage, mentre le altre sono vuote. Forse anche Drako è nella sua ma non so se è il caso di andare da lui... non lo so, è tutto così strano ultimamente, forse è meglio lasciar stare. Raggiungo la dispensa e prendo del pane, dell'insalata e dei pomodori, della rucola, delle noci ed altro che possa dare sapore all'insalata, lavo il tutto in una bacinella che poi poggio sul tavolo ed inizio a tagliare le varie cose riponendole in una ciotola. Chissà come sta andando la battaglia, spero che stavolta gli Dei siano dalla nostra parte... voglio andare via da questo campo.


  8. #3088
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti

    SAGE BLOODBORNE

    "Ahhhhhh" - porca puzzola!
    Mi massaggio il sedere dopo il colpo che ho ricevuto dal pavimento, questo pagliericcio è troppo piccolo per le mie maratone notturne e sono finito col culo per terra: era un pò che non mi capitava.
    Ho sognato, ricordo poco del sogno, ma quello che è mi rimasto è una strana angoscia, qualcosa di oscuro e indefinibile che mi fa martellare il cuore e sudare le mani.
    Cerco di scrollarmi di dosso questa sensazione da brividi freddi sciacquandomi il viso con l'acqua fredda.
    "Adesso va meglio!" - ho bisogno di distrarmi e parlare con qualcuno, esco dalla mia tenda e vedo Esperin indaffarata al tavolo.
    Mi avvicino a lei: "Ti do una mano." - dico afferrando un coltello ad aiutandola a sminuzzare le verdure - "Ehm, qual è esattamente la ricetta?" - le sorrido e mentre sono intento a tagliuzzare le domando - "Come ti vanno le cose? L'ultima volta che abbiamo parlato Ryuk mi ha congelato le parti basse." - mi guardo intorno fingendo di essere in ansia - "Non è qui in giro nascosto da qualche parte, vero?"


  9. #3089
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti

    Esperin Raeghar


    "Ti do una mano" sobbalzo quando sento una voce accanto a me, non mi ero accorta che Sage mi avesse raggiunta e per poco non ho rischiato di tagliarmi "Scusa, ero sovrappensiero" gli spiego rivolgendogli un sorriso gentile mentre lo vedo prendere un coltello per aiutarmi a tagliare le verdure e gli ortaggi "Ehm, qual è esattamente la ricetta?" mi sorride ed inizia a tagliuzzare, sembra meno pratico di me, ma magari è solo un'impressione. "Oh..." ricetta? "non avevo pensato a nessuna ricetta in particolare, pensavo di fare una semplice insalata mista. Ma possiamo anche preparare qualcosa di meglio, accetto proposte e suggerimenti" gli dico ancora sorridendo, magari in cucina se la cava meglio di me, non che ci voglia molto in effetti. Mi fermo quando lo sento farmi una domanda e torno a voltarmi verso di lui "Come ti vanno le cose? L'ultima volta che abbiamo parlato Ryuk mi ha congelato le parti basse. Non è qui in giro nascosto da qualche parte, vero?" si guarda intorno come se fosse in ansia di vederlo sbucare da un momento all'altro, come se a Ryuk importasse realmente qualcosa di con chi parlo e perchè. "Non credo proprio, non ho visto nessuno in giro per il campo, sembrano tutti spariti. Comunque non l'ha fatto perchè eri con me, probabilmente ha voluto solo provocarti un pò e scherzare, eri appena arrivato. Sarà stato il suo modo contorto di darti il benvenuto" ci rido su anche se mi farebbe piacere credere il contrario, o forse mi avrebbe fatto piacere fino a ieri, ora è tutto così confuso che non lo so più e neanche mi interessa, i fatti mi hanno dimostrato inequivocabilmente il contrario "A me...va, diciamo. Desidero solo che questa guerra termini al più presto così da riprendere le nostre vite. Tu invece? Come vanno le cose?" prendo ciò che ho tagliato e lo ripongo nella ciotola accanto a me per poi passare ai pomodori.

  10. #3090
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti

    Valerius Urthadar

    Capo Tempesta

    Non attendo troppo prima di sentire i passi di qualcuno nella stanza. Quando la porta si apre mi aspetto di trovarmi davanti il volto pallido di Petyr, ma invece i miei occhi incontrano delle iridi nocciola, quasi spaventate, racchiuse in un viso lungo e sottile e parzialmente coperto da una cascata di lunghi e sottili capelli castani. Dalla sua espressione non credo che si aspettasse di vedermi ma prima che io possa chiederle qualsiasi cosa la donna si congeda con un goffo inchino, lasciandomi passare e correndo giù per le scale. <<Entra>>, la voce di mio cugino mi raggiunge dall'interno della camera, perciò varco la soglia e chiudo la porta alle mie spalle, realizzando solo ora quanto sia sfarzoso l'arredamento: il protagonista è ovviamente il maestoso letto a baldacchino, posizionato al centro del locale e illuminato dall'enorme finestra sulla parete a sinistra. Le tende, di un pregiato tessuto color blu cobalto, sono completamente aperte e permettono alla luce di diffondersi per tutta la stanza e di colpire l'oro, l'argento e i cristalli incastonati nei vari mobili, che luccicano come se fossero tante piccole stelle del firmamento. Se penso alla mia modestissima tenda al campo, mi viene quasi da ridere. <<Nemmeno io amo questo lusso esagerato, ma Aiden ne faceva un vanto e non ho ancora avuto occasione di ridecorare>>. Il ragazzino è seduto su una sedia di legno, un oggetto talmente spartano da cozzare in modo quasi fastidioso con il resto dell'arredamento e che sicuramente è stato portato nella stanza in un secondo momento. Come al nostro primo incontro ha un libro in mano e sembra che stia leggendo avidamente, infatti mi parla senza alzare lo sguardo dalle pagine. Al suo fianco, appoggiato al muro, vi è un bastone ben levigato e con un'impugnatura ergonomica, alto circa un metro. Essendo claudicante, dev'essere il supporto che utilizza per camminare. <<O forse, non te lo nascondo, non ho ancora trovato il coraggio di farlo>>. Chiude il libro di scatto, premurandosi di tenere il segno della pagina a cui è arrivato con il dito, e finalmente incontra il mio sguardo, con un sorriso accennato ma chiaramente gentile. <<Hai avuto il coraggio di tradirlo, ma non di riarredare camera sua?>>. Le parole abbandonano la mia bocca in un impeto di rabbia e, lo ammetto, il mio tono è stato troppo severo. Sono prevenuto, è così e non ci posso fare niente, essere tra queste mura circondato da sangue del mio sangue mi provoca ancora un'ansia incontrollabile e ci vorrà molto tempo prima che questa sensazione diventi solo un lontano ricordo. Un vago rimorso comincia ad attanagliarmi quando le sue labbra si piegano in una smorfia impassibile, soprattutto quando noto le sue guance scavate e le borse sotto ai suoi occhi. Prima era magro, ma ora è decisamente deperito e molto più pallido rispetto all'ultima volta che si siamo visti, proprio come me. <<Tradire Aiden era necessario per salvare Capo Tempesta, e il coraggio è superfluo quando si tratta di fare ciò che è necessario. È stato proprio lui a insegnarmelo>>. Lo osservo mentre si alza e combatte per rimanere in piedi, se fosse chiunque altro mi avvicinerei per aiutarlo ma... è lui. È un Urthadar, è il figlio di Alistair. Perciò rimango immobile come una statua, mentre Petyr afferra il suo bastone e si avvicina alla scrivania sulla quale appoggia il libro. <<Cambiare un arredamento che mi ricorda lui, invece, non è necessario. Non ti ho chiesto di risparmiargli la vita per capriccio, sono cresciuto con lui e, se permetti, ci lega anche dell'affetto>>. La naturalezza con cui passa dalla calma a quello che pare un accenno d'ira è quasi sconcertante: un secondo prima stava parlando con il suo tono di voce tranquillo e controllato, mentre quello dopo si trova appoggiato alla scrivania, con entrambe le mani che stringono il legno con forza come per sfogare la propria rabbia in quel modo invece che urlando. <<Perdonami>>, pronunciamo le nostre scuse all'unisono e ci guardiamo, con un po' meno tensione nell'aria. <<Non volevo perdere la calma. È che essere debilitato in una situazione che richiede tutta la mia attenzione e tutte le mie forze mi fa imbestialire. Spero di non averti offeso>>. Sollevo un sopracciglio, sono io quello che dovrebbe scusarsi, non lui. Sono completamente nel torto, l'ho aggredito senza un motivo valido, dato che se mi trovo in casa mia senza una lama alla gola è solo merito suo. <<Sei molto educato>>, do voce ai miei pensieri senza preoccuparmene, il che fa ritornare quel sorriso quasi impercettibile sul suo volto. Forse è il suo atteggiamento, così controllato e pacato, o forse sono le circostanze assurde in cui ci troviamo, ma... non lo so, mi trovo a mio agio. No, non è vero: ho ancora il terrore che qualcuno entri da quella porta e mi pugnali alle spalle, però assieme alla paura c'è anche quella sensazione a cui non so dare un nome, quella consapevolezza di poter dire quello che voglio senza preoccuparmi delle conseguenze. <<E tu di poche parole>>, touché. <<Mio padre, come ben sai, non era affatto un gentiluomo. Se sono diverso lo devo solamente alla donna che hai incontrato prima>>. Lo guardo, assottigliando gli occhi: mi ha incuriosito, in effetti mi stavo chiedendo chi fosse. <<È mia madre>>.
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