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  1. #3381
    GdR Master L'avatar di Eclisse84
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti

    Ryuk Leithien

    Probabilmente la Esperin che ho conosciuto in questi anni non avrebbe mai preso un coltello per mischiare il suo sangue al mio, non lo avrebbe neanche fatto con qualcuno che fosse più degno di me di starle accanto, un uomo di buon cuore, leale, magari appartenente ad un casato legato ai Raeghar, un uomo da cioccolatini, fiori e parole cariche di romanticismo, tutto ciò che non sono io. Ed invece ora è qui, avanti a me che non sono più lo stesso, mentre osservo una donna che ha mutato il suo essere, o più probabilmente, che è riuscita a mostrarsi per quello che è realmente, proprio come il sottoscritto. Le mie dita scivolano sulle sue guance ed inevitabilmente ogni mio desiderio per il futuro si mostra ai miei occhi, tanti flash, come pezzi di un sogno che si fanno più concreti, tangibili, utopia che si materializza sotto le mie dita sulla sua pelle, un contatto che per me significa ogni cosa.



    Non riesco a nascondere un velo di commozione quando ripete il mio gesto e bagna le sue dita nella coppa, i polpastrelli rossi del nostro sangue ed ancora quel contatto.



    Ci guardiamo per un attimo sospeso nel tempo, niente più casate, niente più cognomi, non c’è una stanza con i colori Leithien, non ci sono armature Reiette, ci siamo solo noi e tutto ciò che ci lega. Esperin si avvicina di impulso ed io mi lascio andare ad una stretta ed a un bacio che potrebbe essere l’ultimo, ma in questo istante, per noi, per le nostre aspettative, è solo il preludio di ciò che potremo avere quando tutto questo sarà finito, quando riusciremo a conquistare l’Adamantem, ci riusciremo, è l’ultimo muro da scavalcare, e per quanto possa essere alto o doppio non ci importa, arriveremo oltre, dovessimo sfondarlo, dovessimo ridurci a pezzi, questi mattoni crolleranno su loro stessi.



    Quando sciogliamo l’abbraccio, decidiamo di incamminarci verso l’esterno, mi rendo conto che la servitù ha seguito il mio invito ad andar via, vedo unicamente soldati lungo i corridoi, fino a giungere all’ultima porta che ci separa dall’esterno. Prima che Esperin poggi la sua mano sul pomello dell’alto portale, afferro il suo palmo e la induco a voltarsi verso di me.



    “Rickard” le dico con uno sguardo serio “Cosa?” mi chiede lei, il nome di suo padre è legato a questo ultimo campo di battaglia, ma è anche lo spirito al quale si ispira Drako, gli ideali che i reietti hanno perseguito in questa guerra, che io ho imparato a fare miei, tutto ciò che incarna Esperin nell’animo e nel sangue, ma ciò al quale alludo è altro “Il nome del nostro primo figlio, sarà Rickard” le sorrido con tutta la dolcezza della quale sono capace



    “Il nostro sangue”
    le stringo la mano ancora una volta e la osservo per qualche istante "ti amo ogni minuto di più e non posso più fare a meno di tutto questo, quando avremo assicurato Dohaeris nelle mani giuste inizieremo la nostra vita insieme, solo noi due ed i nostri bambini, lontano dalle armi, dai diamanti e dalla politica” si fa più seria e mi accarezza la guancia prima di riprendere la parola "fai attenzione oggi e non distrarti per me, saprò cavarmela, ci riesco sempre" Annuisco senza rispondere, se la caverà ed io farò di tutto affinché nessuno possa toccarla. Voglio avere la vista pieni dei suoi occhi prima di incontrare la neve, prima di affrontare la fine… o un nuovo inizio.

  2. #3382
    GdR Master L'avatar di Eclisse84
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti

    E' Sera

  3. #3383
    L'avatar di mary24781
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti

    DAHMER GRAY

    Niniel chiude la tenda con la magia, le mie parole l'hanno confortata e sono riuscito a spiegarmi su come stanno le cose con Elen. Non voglio combinare altri casini, quindi questa cosa mi dà la sicurezza giusta per accogliere i suoi baci, le sue carezze. La stringo a me e la bacio con più intensità, sento il desiderio crescere e ora... ora tutto il mondo attorno, tutto quello che pesa sui nostri cuori, la guerra, le nostre famiglie... tutto sparisce, si dissolve sotto il tocco delle nostre mani, dentro i nostri abbracci, nel sangue che scorre veloce nelle nostre vene. Raccolgo tra le mani il suo viso, le accarezzo con il pollice le labbra, sono così soffici, così morbide e sento le mie bruciare di riflesso in questa passione che ormai non posso più reprimere. La distendo sul pagliericcio, la mano esplora delicata il suo corpo, la sua pelle è liscia, vellutata, ma non è solo questo, non è solo la sua bellezza che ora mi infiamma. Sono i suoi occhi che mi tengono incatenato, è questo mio cuore che batte come forse non ha mai battuto prima, è la felicità che ora sento e che mi pervade le membra. Quando siamo nudi, resto un attimo incantato e torno a baciarla con voluttà, come a voler divorare con avidità ogni istante che stiamo vivendo. Quando i nostri corpi si fondono, il piacere carnale che sento è diverso dal solito, non è mirato solo alla mera soddisfazione dei miei istinti... voglio che sia felice. Voglio che anche lei sia felice. In passato, il sesso era solo uno dei modi che avevo per ottenere il controllo della situazione, dell'altra persona non me ne importava nulla. Anzi, non era manco una persona, ma solo un corpo, un oggetto atto alla mia libidine, al mio puro godimento. Che questo fosse vivo o morto, non aveva poi così tanta importanza. Anzi, sui morti potevo trarne anche un piacere maggiore: sui morti puoi avere un potere assoluto. Cos'altro puoi fare per avere il pieno controllo di qualcuno, se non prendere la sua vita? Possedere qualcuno significava per me possedere una cosa, e quindi la morte era un passaggio fondamentale. Ora... ora non mi interessa il controllo. Non mi interessa il potere. Felicità, solo questo, dall'amore dovrebbe nascere solo questo. Quando mi accorgo che è la sua prima volta, cerco di essere più delicato, le sorrido e la bacio. Non voglio che il dolore le impedisca di essere felice insieme a me. Dopo circa due ore, mi accascio soddisfatto accanto a lei, l'abbraccio e le accarezzo i capelli. "Niniel... sono felice... ora, con te, qui... sono felice. Vorrei tanto che il tempo si fermasse e fossimo sempre così... per te... è lo stesso?" le chiedo dolcemente. Il mio dovere di uomo l'ho compiuto, credo, inoltre penso di essere stato delicato e gentile.

  4. #3384
    GdR Master L'avatar di Eclisse84
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti

    Drako Kalisi


    Aveva quello sguardo che non potrò mai dimenticare, l’espressione burbera era accentuata da quelle sopracciglia così folte e sempre corrucciate, non rideva quasi mai, ma i suoi occhi lo tradivano, era uno come pochi Traken, un uomo rispettabile, severo… forse troppo. Ho passato giorni interi fuori la sua bottega nell’osservare il suo lavoro, il modo in cui forgiava le armi col fuoco, come le modellava e le incantava, più di una volta sono rimasto seduto su di un masso fino a sera, con le ginocchia che mi facevano male, ma ero come ipnotizzato.





    “Ragazzino” non lo avevo mai sentito parlare, la sua voce era profonda e roca, non capii subito che stesse parlando con me “Dico a te”




    Mi ridestai e mi sollevai automaticamente dal mio posto, per poco non mi ritrovai con la faccia nel fango per un crampo improvviso alle cosce. “Sei deboluccio, non ti danno da mangiare”non risposi, mi limitai a fare un cenno affermativo col capo, mangiavo ed anche tanto, ma non mi allenavo da un po’ di tempo, effettivamente sembravo quasi rachitico. “Lo sento sai?” continuò a parlarmi mentre forgiava una spada, non mi guardava neanche, io non capii, ma decisi di avvicinarmi a lui. Feci qualche passo, salii i gradini ed arrivai a meno di un metro dalla sua imponente figura, il calore che emanavano le sue attrezzature era impressionante. Di scatto mi afferrò un polso, aveva una forza incredibile e lo sollevò piegandomi il braccio senza che io potessi minimamente oppormi “Hai il fuoco che ti scorre nel corpo” era un mago del fuoco come me, era facile sentire una sorta di filo che ci univa, una affinità su doppio fronte che me lo rendeva più familiare di quanto potessi immaginare. “Prendi quei ferri ed aiutami” me lo disse in maniera diretta, senza chiedermi se mi interessasse o meno quel lavoro, d’altra parte io non ci pensai su due volte e dal quel giorno diventai il suo aiutante.




    Traken non aveva figli, neanche una famiglia, a dire il vero, aveva già oltre i cinquant’anni, senza fratelli o genitori, era un uomo solo, solo proprio come lo ero io. Mi insegnò a creare armi, a riconoscere i vari tipi di metallo e ad usarli al meglio “Non sono un guerriero, non so combattere” mi diceva sempre “Ma un guerriero non è nulla senza una buona arma, io creo l’equilibrio” guardava le sue armi come molti uomini osservavano le donne, o le stesse donne i propri figli, era attento ai dettagli, minuzioso, ne seguiva le linee delle lame, le curve delle impugnature. Più di una volta distrusse una propria arma perchè insoddisfatto del risultato, ma alla fine di tutto creava sempre qualcosa di magnifico. Ho provato molte armi create da lui, altre create da me, ero bravo con la spada, mi è sempre piaciuta molto, ma Traken capii che non era adatta me, c’era qualcosa nel mio modo di battermi e di muovermi che non conciliava con un’arma lunga, mi disse che avrei capito da solo cosa sarebbe stato più adatto a me col tempo. “Hai trovato loro un nome?” Traken aveva tra le mani le mie khopesh, le stava valutando ed a giudicare dalla sua espressione il mio lavoro era ben fatto.



    Ci pensai su un po’ di tempo e gli risposti “Yattos” lui mi guardò con un mezzo sorriso “E l’altra? Sono due, occorrono due nomi” rimasi in silenzio qualche istante, non avevo idea di cosa rispondere, l’uomo colse la mia confusione e poggiò una mano sulla mia spalla “Anche questo lo capirai a tempo debito”.



    Traken mi diede il suo cognome, presto la sua casa divenne la mia, ero Drako Kalisi, figlio di Traken Kalisi, ci somigliavamo persino, mi tatuai il simbolo della sua casata sul braccio, era più un rito di passaggio per diventare un uomo, a suo dire. Riuscì a farmi diventare uno degli scudieri reali, aveva le conoscenze giuste, e sapeva che desideravo immensamente cominciare la carriera militare al Castello, trovai persino il nome all’altra Khopesh dopo poco tempo. Quando divenni Comandante, a soli diciotto anni, mi trasferii alla torre, ma non mancavo di andare da lui ogni giorno. Morì poco prima del suo sessantesimo compleanno, respirare polveri e metalli per anni gli aveva compromesso i polmoni, era stato come un padre, un padre severo e dai modi non sempre gentili, ma il suo senso della lealtà, la sua forza, la sua determinazione mi hanno formato.



    Mi manca molto quell’orso.
    Ormai la sera è la calata, all’accampamento non vola una mosca…
    Sospiro pesantemente mentre mi siedo sul pagliericcio, c’è solo da aspettare.

  5. #3385
    sim dio L'avatar di albakiara
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti

    Elen


    Valerius ricambia ancora il mio abbraccio prima che io lasci la tenda, non è più il Jarak ombroso e solitario che ho incontrato nel bosco giorni fa.
    Tante cose sono cambiate qui al campo in così breve tempo e se all'inizio ne ero turbata ora non più, la nuova Elen non so se si riabituerebbe alla vita di prima scandita dal rito lento della natura, vita all'insegna delle tradizioni e delle regole.
    Forte della chiacchierata con Valerius prendo penna e calamaio e mi siedo al tavolo per scrivere, ora che ho un obiettivo le parole scorrono a fiume sulla pergamena.

    Ciao Cullen,
    ho tentato più volte in questi giorni di rispondere alla tua missiva ma sentivo come un blocco dentro di me che oggi, all'alba del nuovo Regno, finalmente si è dissolto permettendomi di leggere con più chiarezza nel mio animo e nel mio cuore. Mi sono resa conto che stavo cercando di rispondere alla tua galanteria con lo stesso tipo di linguaggio, un linguaggio forbito ed elegante all'altezza del tuo ma che non mi caratterizza affatto e che rendeva ancora più complicato trasmetterti quanto il tuo gesto mi abbia fatto piacere, rendendo scarno e banale tutto il contenuto della missiva. Sono nata e cresciuta in una tribù lontana da agi e sfarzo, la stessa tribù che questa guerra per la quale ho scelto di dare la mia vita mi ha in parte portato via, spero mi perdonerai se riterrai inopportuno o sciocco questo mio modo semplice di esprimermi ma... questa sono io, semplicemente Elen, e mi sono resa conto già quel giorno ma soprattutto nel rileggere le tue parole che vorrei permetterti di conoscermi, come avrei piacere a conoscere meglio te. Non so come si concluderà questa guerra, né se domani respirerò ancora, ma ciò che questi eventi mi hanno insegnato è la necessità di avere un obiettivo ed io finalmente so qual è il mio. Tornare a casa mia, tornare nelle terre di mia madre e riprendere ciò che lei è stata costretta a lasciare. Sarei davvero felice se decidessi di accompagnarmi ancora una volta, così da poterti mostrare anche le mie origini e magari piantare insieme proprio in quella terra questi semi che mi hai donato. Prego gli Dei che ti proteggano oggi, che proteggano tutte le persone che come te stanno lottando per Dohaeris. A presto, di cuore... Elen.
    Rileggo il tutto e chiamo la colomba incantata che si lascia legare il rotolino di pergamena alla zampetta prima di volare via al mio segnale, diretta verso il soldato di Ryuk.
    Seguo il suo volo fin quando svanisce nell'orizzonte poi mi ritiro nella tenda a dormire, dove sono finiti tutti?
    Ultima modifica di albakiara; 9th June 2016 alle 11:32

  6. #3386
    sim dio L'avatar di valuccia85
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti





    E’ questa, vero? E’ questa la felicità… non è così? Non ne sono del tutto convinta: perché mi sento così felice, ma, al tempo stesso, avverto questa viscerale sensazione di paura, contorcersi dentro di me?
    Nel preciso istante in cui ho chiuso la tenda e mi sono abbandonata tra le sue braccia e persa nei suoi occhi, tutto il mondo… ogni… ogni cosa… ha improvvisamente perso di significato. E’ come se avessi trattenuto il respiro,intrappolato nel mio petto, per tutta la vita e solo quando le labbra di Dahmer si sono unite alle mie… solo quando i nostri corpi si sono legati l’uno con l’altro… solo in quel momento… l’aria ha ripreso a circolare prepotentemente nei polmoni, provocandomi un intenso bruciore al torace. Stranamente non è affatto una sensazione spiacevole. Eppure… ho paura. Paura che tutto questo possa finire, paura di non poter provare mai più delle emozioni simili, paura di… di perderlo.
    La serenità ed il senso di completezza che percepisco in questo momento… è… è Amore… vero?
    E’… è per lui. E’ solo per lui. E’ sempre stato solo per lui.
    Il suo sorriso, i suoi baci, il modo di stringermi… questo… tutto questo… è per me? E’ solo per me?
    Quando si sdraia accanto a me. Quando mi abbraccia. Quando mi accarezza i capelli. Quando poggio delicatamente la testa sul suo petto. Quando con la mano sinistra inizio ad accarezzare dolcemente il suo braccio, per poi cercare di intrecciare la sua mano destra alla mia. Quando chiudo gli occhi per concentrarmi sul battito del suo cuore. QUESTO. Questo… siamo NOI. E’… è vero. Qui. Ora. Adesso. Siamo noi.

    Niniel... sono felice... ora, con te, qui... sono felice. Vorrei tanto che il tempo si fermasse e fossimo sempre così... per te... è lo stesso?

    Si esprime con un tono così dolce e con delle parole che, soltanto ora realizzo, ho desiderato per tanto tempo. Sorrido felice, mentre tengo ancora gli occhi chiusi. Subito dopo sollevo la testa, cerco prima il suo sguardo, poi le sue labbra e lo bacio con tutta la delicatezza e la dolcezza di cui sono capace.

    Ti basta come risposta? - domando con tono affettuoso, per poi baciarlo ancora una volta - Lo vorrei. Con te. Dico davvero…” concludo in modo serio, ma sempre amorevole.

    Mi giro, mettendomi a pancia sotto, senza staccare mai i miei occhi dai suoi.

    Tuttavia - riprendo con tono scherzoso - dopo ciò che è successo, intendo… dovremmo conoscerci un pochino meglio, non credi? Insomma… non abbiamo seguito proprio un percorso convenzionale, ma questo non significa che non possiamo iniziare a conoscerci meglio adesso, no? Ed io… io vorrei veramente conoscerti, Dahmer. Anche la cosa più stupida ed insignificante… tutto… ogni cosa che ti riguarda è importante per me… anche… non so… - sussurro alzando gli occhi verso l’alto, come a cercare ispirazione - qual è il tuo gusto preferito di gelato, per esempio

    Mi guarda con espressione divertita, per poi replicare: “Vengo da Aeglos, ho un buon rapporto coi gelati”.

    Ride e non posso fare a meno di ridere a mia volta. E’ così piacevole parlare con lui, lo è sempre stato quando abbiamo affrontato discorsi seri anche in passato.

    Ho i capelli verdi e vengo dal nord, non può che piacermi la menta

    Sorrido. Sono felice che abbia accettato di fare questo piccolo gioco con me. Forse è stupida come cosa… oppure infantile, ma è così bello conoscere qualcosa di lui.

    Io adoro la nocciola, invece. – affermo con un sorriso - Quando festeggerai il compleanno?” il mio sguardo torna su di lui.

    Resta in silenzio per un tempo che sembra interminabile, con espressione cupa.
    Ok. Ho detto qualcosa di sbagliato. Come al mio solito. Sto per chiedergli scusa, quando risponde alla mia domanda…

    Il mio compleanno ricade il giorno della fondazione di Dohaeris... il 25 del primo mese della neve... non l'ho mai festeggiato, quest'anno dovrei fare 21 anni. Non hai tanta voglia di festeggiare un compleanno in cui hai perso tua madre in quel modo così feroce". Conclude per poi sorridermi con espressione addolcita.

    Perdonami. Sono stata una stupida… avrei dovuto riflettere prima di rivolgerti una domanda così cretina. Cambiamo argomento, è meglio… ecco… qual è il tuo sogno più grande?

    Sto parlando frettolosamente, con una palese nota di eccitazione ed imbarazzo nella voce, me ne rendo conto… giuro che me ne rendo conto, ma non posso farne a meno. La felicità può essere così travolgente?

    I sogni sono cose molto ambiziose e quasi impossibili vero? Bhe... sogno... che la gente mi guardi per come sono, non più per come ero. Per questo ho promesso a Sage che lo aiuterò alla fattoria dopo la guerra... non potrò mai riparare al male che ho fatto, ma per lo meno cercherò di vivere in modo onesto, come questa guerra e la fazione dei reietti mi hanno insegnato"

    Partirà, quindi. Con Sage. Avrebbe dovuto dirmelo, no? No. Forse no. Forse pretendo troppo? Dopotutto cosa sono per lui…

    Ora concentriamoci sulla guerra, quando saremo sicuri di avere un futuro, parleremo ancora” replica subito dopo. Credo abbia colto la mia espressione dubbiosa.

    A proposito, dovremmo rientrare, dobbiamo prepararci per l'assedio a Luna di Diamante

    Mi rendo conto solo adesso che, effettivamente, si è già fatta sera, quasi notte direi. Dobbiamo rientrare e pure alla svelta: i guerrieri potrebbero tornare da un momento all’altro e potrebbero aver bisogno di me. Delle mie cure.
    C’è sempre Elen al campo eh, ma avere un aiuto in più, in un momento delicato come questo, non fa mai male. Elen. Fare male. Guarda un po’ il caso. Lo so… so che ha parlato con lei, che si sono chiariti e che, da quanto ho capito, sono rimasti anche in buoni rapporti, ma non posso fare a meno di pensare alla reazione di Elen non appena… non appena capirà che io… che… Dahmer… che noi… Noi. Sembra ancora un sogno poter parlare di un noi.
    Perché siamo un noi, giusto? Cioè… siamo una coppia? Non lo siamo? Come… come funziona adesso? Si deve dire o fare qualcosa? Cavolo… detesto trovarmi in situazioni simili, quando non so cosa fare… cosa dire. Non credo, tuttavia, che siamo una coppia: vuole andarsene, no? Direi che non siamo decisamente una coppia. Però ha detto che parleremo del futuro non appena la guerra sarà finita. Forse… forse allora siamo una coppia. Miseriaccia… che palle!!!

    Devo avvertire i miei… fratelli. Tornerò per parlare con lui. Devo farlo, lo so, ma non ora. Esperin e Ryuk potrebbero tornare da un momento all’altro ed aver bisogno di noi. Questo… questo può aspettare…” affermo con voce tremante, mentre tengo lo sguardo basso.

    Dovrei riuscire a liberarmi di questo strano ed assurdo senso di imbarazzo con lui, ma ancora non ci riesco ed i pensieri che da qualche minuto affollano la mia mente… non aiutano di certo. Proprio no.
    E dovrei alzarmi. Ora. E vestirmi. Subito. Eppure… vorrei… cavolo… vorrei restare qui con lui. E’ tutto ciò che vorrei in questo momento. Ma non posso. E non devo e non voglio essere egoista,viviamo una situazione precaria, ora più che mai, e non è certo questo il momento per abbandonarsi al romanticismo, per quanto lo vorrei.
    Dobbiamo essere pratici. Mi alzo dal letto e mi rivesto in fretta, cercando di coprirmi il più possibile per non mostrare troppo il mio corpo. Ormai è inutile, me ne rendo conto, ma è più forte di me.

    Devo lasciare un biglietto a mio… al Re. Inizia a prepararti… torno subito…” accenno un sorriso imbarazzato, afferro della carta e dell’inchiostro, scrivo poche righe ed esco velocemente dalla tenda, per poi richiuderla alle mie spalle.

    L’accampamento è apparentemente deserto, ma solo ora, illuminato dalla luce delle fiaccole, mi rendo conto di quanto è grande: non ci sono solo tende, ma anche delle casette in pietra… devono essere accampati qui da parecchio tempo. E non è mai venuto a cercarmi. O forse avrà tentato e non sarà riuscito a trovarmi? E’ possibile.
    Stringo saldamente il messaggio nella mano destra, mentre continuo a camminare lentamente nel villaggio, guardandomi intorno. Sono nervosa. E’ come se… non so… come se ci fosse una presenza accanto a me… non riesco a capir…

    Ti sei persa, per caso?

    Non presto attenzione alle parole. Nel preciso momento in cui ho avvertito una mano afferrarmi per una spalla, l’ho agguantata istintivamente ed ho usato il mio corpo per sollevare ed atterrare un… un… elfo. Un ragazzo. Sembra molto giovane.

    Cavolo, ma sei matta?! Che problemi hai? Volevo solo darti una mano!” borbotta con tono palesemente scocciato, mentre si rialza lentamente. Non è caduto effettivamente a terra, ma è riuscito a rotolare sulla spalla destra ed a rimettersi in piedi senza troppe difficoltà. Agile, non c’è dubbio.

    Darmi una mano? Muovendoti nell’ombra, con passo felpato, per poi afferrarmi di spalle? Ringrazia di essere ancora con tutte le ossa al loro posto…” pronuncio duramente, mentre incrocio le braccia al petto.

    In tutta risposta… mi sorride. Ma è cretino questo?

    Tu devi essere Niniel. – enuncia con tono allegro - La Principessa Maledetta. O la Principessa che è tornata dal Regno dei Morti. Quale versione ti piace di più?

    Ok. E’ cretino. Non ho più dubbi.

    La seconda versione è troppo lunga, direi. Mi ha annoiata a sufficienza. Non sono una Principessa, sono una guerriera. E visto che, sai com’è, si è fatta una certa… devo andare. Voglio solo consegnare questo messaggio a… ad uno dei figli del Re e poi toglierò il disturbo. Ho una guerra che mi aspetta, IO…

    Scoppia in una fragorosa risata, mentre è intento a sistemarsi i vestiti. Ma incontrare una persona normale, mai? Non dico sempre eh… non ho certe pretese, ma almeno una persona sana di mente nella mia vita riuscirò mai ad incrociarla? Mah.

    Mi avevano detto che… come dire… hai un pessimo carattere. Tuo fratello non ha fatto altro che parlare di te in queste ore…

    Mio fratello. Un brivido corre lungo la schiena. Fratello. Io… io ho un fratello. E mica uno solo, forse. Di sorelle ne ho più di una, questo è sicuro. E’ così… strano.

    Comunque puoi lasciare a me il messaggio – afferma allungando il braccio destro verso di me, con la mano aperta – Lo recapiterò al destinatario.

    Alzo gli occhi al cielo e sbuffo evidentemente seccata. A lui? Lasciare il messaggio a lui? Ma chi…

    Chi saresti tu? Dovrei lasciarti un messaggio, certo. Non ti conosco nemmeno, per quale motivo dovrei affidare a te un…

    Mi blocco quando vedo che si infila una mano in tasca e subito dopo mi porge un biglietto.

    Ne ho uno per te. Da parte del Re. Come puoi vedere… sono una persona di cui ci si può fidare… - replica, indicando un sigillo in ceralacca con lo stemma di un sole e di una luna che si intersecano – Tuo fratello maggiore l’ha affidato a me. Avrebbe dovuto consegnartelo prima di partire per la battaglia, ma… non voleva disturbare il tuo riposo, quindi l’ha chiesto a me. Vogliamo fare un baratto?” inclina la testa di lato e mi sorride. Ancora.

    Questo tipo già mi ha irritato abbastanza. Afferro, senza troppe chiacchiere, il biglietto che stringe nella mano destra, mentre gli affido il mio. Se il Re si fida di lui… chi sono per dissentire?

    Deve arrivare nelle mani del Re in persona – replico freddamente – Se scoprirò che non hai consegnato il messaggio…

    Tornerai qui e mi spezzerai qualche osso, ho capito. Direi che sei una persona molto diretta ed ho recepito il tuo messaggio. Forte e chiaro. - afferma, con voce sempre sorridente, mentre imita il saluto militare – Ora devo andare. E’ stato un piacere conoscerti… Principessa…

    Mi sorride ancora, poi si volta e si allontana. Lo seguo con lo sguardo per qualche secondo, per poi abbandonarmi alla curiosità e leggere con interesse il messaggio.
    La grafia è così elegante e precisa. Non un errore od un segno di sbavatura d’inchiostro. Le parole sono state scelte con cura, posso percepirlo chiaramente.
    Non ha scritto molto, ma il contenuto è chiaro: è sceso in battaglia per non abbandonare i suoi uomini ed ha affidato il villaggio alla sua ultima discendente, mia sorella minore, quindi ed a… a quel matto?! Oh, per la miseria!
    Questi poveracci sono spacciati. I pensieri ironici abbandonano la mia mente nel momento in cui mi soffermo a leggere le ultime righe: mi chiede di tornare per poter parlare con lui, ma… parla di un… un albero? Dice che se dovesse accadergli qualcosa… dovrò solo ascoltare il vento (ASCOLTARE IL VENTO?!) e recarmi al Grande Albero Sacro per trovare tutte le risposte di cui ho bisogno e di custodire gelosamente il dono di mia madre. Stringo il foglio con rabbia: ora gli importa di lei?! Del suo potere, giusto. Solo del suo potere. Calma… respira e stai calma.
    Il Grande Albero Sacro. Nella mia visione… nella mia visione c’era… ora che ci penso… ma certo! Quell’albero! Dev’essere il luogo in cui lei… in cui… lei…
    Poi, improvvisamente, un sussurro. Un brusio, direi. Mi volto di scatto per controllare se qualcuno si sta avvicinando, ma non vedo nessuno. Sono sola. Stavolta sono davvero sola. Allora… com’è possibile?
    Questo… suono… da dove viene?
    Infilo la missiva in tasca ed in quel preciso momento noto un bagliore violaceo: la collana si è illuminata di nuovo e quando lascio la mia presa su di essa, questa inizia a fluttuare nell’aria, spostandosi prima lentamente e poi sempre più rapidamente verso nord. Sembra avere vita propria… è incredibile! Devo ancora abituarmi a tutte queste stranezze, per la miseria!
    Si ferma davanti ad una massiccia porta di legno ed inizia a ruotare rapidamente su se stessa. Dovrei entrare? Dovrei. Afferro la collana con la mano sinistra e la stringo saldamente, faccio un respiro profondo ed apro la porta. La stanza è piccola, calda ed accogliente, ma non mi fermo ad osservarla a lungo. Sono come ipnotizzata da una scala a chiocciola, in ferro battuto, che conduce ad un piano inferiore.
    La collana vibra, come impazzita, tra le mie mani. Scendo lentamente la scala ed il calore diventa sempre più intenso, sebbene non risulti soffocante. L’aria è impregnata da uno strano odore, sembra un miscuglio di incenso e lavanda. La stanza è illuminata debolmente, solo da qualche fiaccola. Diversi dipinti sono appesi alle pareti, in alcuni riconosco il simbolo della casata degli Eldaosseon, ed in fondo troneggia una grande statua.
    Non riesco a capire il motivo, ma mi sento così bene qui. Come se… non so… come se fossi finalmente riuscita a trovare il mio posto. Come se questa fosse… casa.
    Avverto una sensazione di pace, benessere e protezione mai provata prima.
    La collana si illumina intensamente, sollevo lo sguardo e… eccolo. Proprio davanti a me. Imponente, maestoso, antico. Qui. Questo è il luogo in cui lei ha sacrificato la sua vita in cambio della mia. I sussurri si tramutano in voci. Tante. Troppe voci.
    Eppure… non so come… non so perché… riesco a riconoscere la sua. Quella di mia madre. Sussurra il mio nome con un tono così dolce, caldo ed amorevole. E’ proprio lei. Stringo ancora più forte nella mano sinistra la collana che, ora che sono accanto all’albero, illumina la cupa stanza a giorno, mentre con la destra… mi avvicino lentamente al tronco dell’albero. Nel preciso istante in cui la pelle sfiora la corteccia, la mente viene inondata da un numero imprecisato di… di… sono flashback?
    Vedo mia madre e mio padre, entrambi giovanissimi, che imbarazzati, ma sorridenti, si stringono la mano… riesco ad avvertire il cuore battere velocemente e quella sensazione di farfalle nello stomaco… la stessa che ho provato e che provo per Dahmer; vedo mia madre incinta e mio padre che le accarezza la pancia prominente con dolcezza… riesco a sentire il tocco sulla mia pelle; vedo… dei bambini… sono piccoli e corrono felici e spensierati, mentre mia madre li osserva da lontano con espressione sorridente… riesco a percepire il calore e l’affetto inondarmi il cuore.
    E poi ancora, ancora ed ancora. Le immagini si susseguono rapidamente, ma riesco a vedere e sentire ogni cosa. Vedo mia madre. Apro lentamente gli occhi. E’ qui… davanti a me. Mi sorride dolcemente. La sua mano è poggiata alla corteccia dell’albero, proprio come la mia.

    Un giorno ci incontreremo, figlia mia. – pronuncia le parole con gentilezza, ma riesco a percepire anche una nota di malinconia nella sua voce – Sarai una bellissima giovane donna e tornerai qui, nel tuo popolo, tra la tua gente, e capirai… capirai ogni cosa. Tuo padre… lui ti spiegherà ogni cosa. Torna a casa.

    Non parla con me. E’ come se… non mi vedesse davvero.Com’è possibile?
    Quando apro di scatto gli occhi, la testa gira, il respiro è affannato e mi sento improvvisamente stanchissima. Lei non è più qui. Quella era… era… una visione? Lei… lei ha visto questo momento. Ha visto me… qui… ora. Era solo… solo un ricordo. La collana smette di brillare e di vibrare. Il mio potere. Il nostro potere. Ora ho capito. Scorre nelle mie vene, come scorreva nelle sue. Posso controllarlo. Ora lo so. So che posso farcela.

    E’ sempre stato tuo, Niniel. Vive dentro di te. Custodiscilo. Per me.

    Mamma…” riesco solo a sussurrare, mentre una lacrima bagna il mio viso e la sua voce diventa sempre più lontana.

    Mi sento estremamente debole, ma non posso restare qui. Non più. Dahmer mi sta aspettando. I guerrieri mi stanno aspettando. La battaglia finale mi sta aspettando.
    Ma questa è casa mia. Che mi piaccia o no è qui che sono nata, è questa la mia terra, questa è la mia gente e… tornerò. Ora ho capito, mamma. Tornerò. Te lo prometto. Mi incammino a fatica verso la tenda, cercando qualsiasi appiglio per restare in piedi e non stramazzare a terra. E’ stata un’esperienza intensa e spossante, ma dovevo farla. Dovevo affrontare una parte del mio passato, sebbene non sia ancora del tutto chiara, e comprendere l’importanza del mio potere. Comprendere che mi appartiene. Che posso gestirlo.
    Arrivata davanti alla tenda, la scosto lentamente. Dahmer è vestito e pronto per partire e si alza in piedi, venendomi incontro, non appena mi vede entrare.
    Mi aggrappo a lui per non cadere e gli rivolgo un sorriso cordiale.

    Andiamo. Lo scontro finale ci aspetta…

    Gli accarezzo il volto con dolcezza e, restando appoggiata a lui, ci dirigiamo verso il sentiero che ci condurrà al Glados, mentre continuiamo a chiacchierare.



    Post concordato <3

  7. #3387
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti

    Ryuk Leithien
    -Adamantem-

    La neve dell’Adamantem è pregna del sangue di questa guerra, le ultime gocce di lunghe battaglie si versano e si accumulano sul manto candido, il quale si colora di cremisi, ogni cosa sta per terminare, ogni cosa sta per giungere a conclusione, che sia degna o meno dipende da innumerevoli fattori. Nonostante io abbia scoperto già da un pezzo la mia nuova capacità, il vento che si plasma e si innalza al cielo come un tornado, ancora faccio fatica a capacitarmi di essere riuscito a padroneggiarlo come mai avrei creduto, proprio io che ho sempre prediletto la forza fisica all’ausilio della magia. Andreus viene sbalzato in aria ed io scatto nuovamente verso la sua compagna ribelle, potrei descrivere il rumore del tessuto della sua divisa che si squarcia al passaggio della mia lama, potrei descrivere il suono della pelle che si lacera ed il sangue che comincia a defluire copioso, bagnando ancora la neve ai nostri piedi. Sono illeso, mi volto verso Esperin e la vedo alle prese con Adamantia ed i suoi cloni, riesce a colpirla alle gambe ed io tiro un sospiro di sollievo… è finita. E’ veramente finita. Tutto è andato come doveva andare, io ed Esperin abbiamo tenuto alto il nome dei reietti, noi abbiamo condotto la fazione in quest’ultima battaglia ed omaggiato Rickard, il suo nome che prima ancora ha riecheggiato con il proprio turbine per queste stesse valli. Auron… Auron è al sicuro, lontano da noi, lontano da guerra che si è conclusa e consumata tra le mie mani, sotto i miei occhi. Faccio per avvicinarmi ad Esperin, è ferita, del sangue le cola dalla spalla destra fino a diramarsi lungo la schiena ad impregnarle la divisa, ma sta bene. Arresto il passo e mi volto verso De Lagun, Andreus, colui che per primo ha abbassato la testa innanzi a Targaryus, il primo dei ribelli, la pulce che ho intenzione di schiacciare un’ultima volta prima di andarcene di qui. Mi avvicino a lui, è ferito alle gambe, è ricoperto da graffi e contusioni, ma voglio che soffra di più, voglio che desideri morire “Andreus…” Mi rivolgo a lui con tono forte “Stiamo arrivando al vostro rifugio, siete circondati” Lascio che la mia imposizione si liberi e si abbatta sulla sua mente, sulla sua volontà ed il controllo del suo corpo, voglio che soffra ed abbia paura. “Ci rivediamo all’alba” mi volto e mi incammino verso Esperin, la guardo sorridendo e prima di raggiungerla decido di prodigarmi per Adamantia. “Permetti?” le dico senza incrociare il suo sguardo, cercando di sollevarla di peso, per poi tenerla per il collo, ho intenzione di attivare il Glados e di buttarcela dentro, in modo che piombi direttamente nello spiazzale della torre “Hai avuto una vita più lunga, di quella che ti avrebbe concesso mio padre al suo fianco. Sei una donna fortunata” le dirò attivando il Glados e la lanciandola al suo interno. Torno da Esperin, ma alla sua vista mi si raggela il sangue: è stesa in terra priva di vita, col viso nella neve. Mi precipito da lei, mi inginocchio rapidamente e le sollevo il busto, la tengo tra le braccia mentre le guardo il viso, respira, ma un rivolo di sangue le cola dal naso “Esperin…” provo a scuoterla un po’ per farla rinvenire, ma non metto forza, se si è rotta qualcosa e non me ne sono accorto, potrei peggiorare la situazione. Le porto la mano al viso e la smuovo ancora “Esperin rispondi…” Sono preoccupato, tremendamente preoccupato, comincia a mancarmi l’aria e la lucidità, mi sollevo e la porto in alto stretta a me, non attendo oltre, mi precipito al Glados e lo attraverso.
    Imposizione del dolore – L’incantatore si connette alla mente del nemico e crea in lui l’illusione del dolore, il corpo non subisce danni reali
    Maestro: – Genera forte dolore che pervade l’intero corpo del nemico: Difficoltà nel restare in piedi, forti tremori, nausea
    -Lacrima Mundi-

    “Eleeeen” urlo “Elen” urlo ancora una volta mentre calpesto l’erba del lacrima mundi. Percorro il piccolo sentiero che mi separa dalla tenda infermeria, non mi rendo conto di niente, è come se vedessi solo Esperin in questo istante e quella macchia rossa a colarle sul viso. La adagio sul pagliericcio e le sollevo la testa, respira…

    *svenimento di Esperin concordato

  8. #3388
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti




    Quando varchiamo la soglia del Lacrima Mundi, mi lascio avvolgere dal silenzio innaturale che aleggia intorno a me.
    I guerrieri non sono ancora tornati o credo ci sarebbe maggior fermento... meglio così... siamo tornati in tempo.
    Mi allontano di qualche passo dal Glados per poi arrestarmi improvvisamente e pararmi davanti a Dahmer.

    "Non sono mai stata brava con le parole, lo sai, ma... ecco... grazie. Per ogni cosa. Se non fosse stato per te... forse non avrei mai avuto il coraggio di incontrare quell'uomo e, quasi sicuramente, avrei ucciso un Re oggi - aggiungo, ridendo imbarazzata - ...quindi... grazie. Davvero."

    Ho parlato tenendo lo sguardo basso, ma ora sto cercando i suoi occhi perché più... mai più voglio abbassare lo sguardo davanti a lui. A prescindere da cosa potrà accadere tra noi... a prescindere dal futuro... non dovranno esserci mai più muri, barriere, segreti o misteri. Almeno... questo è ciò che vorrei. Questo è ciò che darei.

    "Per te ci sarò sempre... per noi ci sarò sempre..."

    Mentre le sue parole mi scaldano il cuore, un sorriso affiora sulle mie labbra.
    Sempre. Sempre è tanto, tantissimo tempo, ma voglio crederci. Voglio credere che, in un modo o nell'altro, nonostante tutto, saremo per sempre così: Niniel e Dahmer... pronti a sostenersi l'un l'altra.

    "Lo stesso vale per me. Potrai sempre contare su di me. Sempre e comunque." replico, continuando a sorridere, mentre gli stringo la mano sinistra nella mia.

    All'improvviso, però, il Glados si illumina e vedo Ryuk rientrare nel campo. Esperin è... è svenuta tra le sue braccia.
    Perché sì... è svenuta. Non può... non può essere morta, non può essere. Aveva promesso che sarebbe tornata sana e salva, lei... lei aveva...
    Ed in un attimo rivedo me stessa, quel giorno maledetto, varcare la soglia del Glados con il corpo di Elwing privo di vita ed avverto il panico impossessarsi del mio cuore. Non di nuovo. Ti prego. Non di nuovo.
    Quando torno in me... Ryuk non è più qui. Deve averla portata in infermeria.
    Rivolgo uno sguardo carico di apprensione e terrore a Dahmer, poi mi volto ed inizio a correre verso l'infermeria. Dahmer corre al mio fianco.
    Ryuk ha adagiato Esperin sul pagliericcio e sembra veramente nel panico.
    Con la testa faccio un cenno a Dahmer: potrebbe occuparsi di lui, magari cercare di calmarlo mentre io... mentre io... Uff... respiro profondo.

    "Ryuk, sono qui. Ci penso io, non preoccuparti. Spostati, per favore, così posso occuparmi di lei..." pronuncio, sforzandomi di mantenere un tono calmo e sicuro.

    Quando il mio sguardo si posa sul corpo di Esperin, alla ricerca delle gravi ferite da risanare, noto con incredulità che... sta bene. Cioè... ok, qualche piccola lesione, ma niente di grave. Potrebbe avere delle ferite interne, cretina!
    Devo curarla subito! Impongo entrambe le mani sopra di lei, una all'altezza della testa e l'altra all'altezza del ventre, per poi richiamare il mio potere.

    Difesa e Recupero: Rigenerazione - Avviene tramite tocco
    Maestro - Rigenera ferita di entità grave o mortale
    Mentre i filamenti d'acqua iniziano a danzare sotto i miei occhi, Elen ci raggiunge in tenda.

    "Prendi dell'acqua ed un panno, per favore, così da bagnarle un po' la fronte" enuncio con tono pacato, per poi tornare con lo sguardo su Esperin.

    Ora ti rimetterai subito. Vedrai che starai subito meglio.
    Non ho avuto il potere di salvare lei, ma riuscirò a curare te e...
    Improvvisamente, solo per pochi secondi, tutto intorno a me diventa buio, i suoni sono ovattati e sono lontana dall'infermeria, dall'accampamento, da... tutto. Riconosco la sensazione: una visione.
    Vorrei oppormi: sto curando Esperin e non devo distrarmi, ma ormai ho imparato che devo fidarmi ed affidarmi al mio potere, quindi decido di abbandonarmi alla mia visione.
    Quando riapro gli occhi... io... non... non posso crederci.
    Sono di nuovo qui, nell'infermeria. Tutti sono esattamente dov'erano pochi secondi fa ed i suoni sono tornati del tutto normali. Persino le ferite superficiali di Esperin si sono rimarginate e sono convinta che presto si sveglierà.

    "Starà bene... - bofonchio con tono confuso e sorpreso - Sì... starà benissimo" concludo, rivolgendo lo sguardo in direzione di Ryuk con espressione sorridente.


    Azioni/frasi di tutti i pg... concordate <3
    Ultima modifica di valuccia85; 11th June 2016 alle 02:20

  9. #3389
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti

    Esperin Raeghar


    Quando riapro gli occhi la piacevole sensazione di non avvertire più quel terribile mal di testa e quell'intenso bruciore alla ferita ed allo stomaco lascia il posto alla consapevolezza di non essere dove mi aspettavo, di essermi persa qualcosa. Non sono più tra la neve ed il freddo dell'Adamantem, non ricordo neanche quando e come sono andata via da quel luogo. Ricordo di aver risposto ad Adamantia, di essere riuscita a colpirla alle gambe e ad evitare il suo pugnale, ricordo la soddisfazione quando mi sono resa conto che le nostre ferite fossero irrisorie rispetto a quelle delle altre fazioni ed il sorriso di Ryuk quando si è avvicinato a me. E poi il mal di testa è diventato insostenibile, tanto da spingermi a chiudere gli occhi per un istante, accompagnato da un'inspiegabile ondata di calore e da una forte debolezza... ho perso i sensi nel momento meno opportuno, non so neanche se siano partiti altri colpi dopo il mio ed è tutto così confuso. Vedo Niniel sorridermi ed Elen passarmi un panno bagnato sulla fronte, sembrano tutti preoccupati per me "Ryuk..." lo cerco e mi rendo conto con sollievo che è dall'altro lato del pagliericcio, è qui con me e sta bene, accanto a lui c'è Dahmer. Gli sorrido e prendo la sua mano intrecciando le mie dita con le sue, devo averlo fatto preoccupare molto a giudicare dalla sua espressione. Sorrido anche alle ragazze per tranquillizzarle "Grazie, sto bene... non è niente" mi sento realmente bene, sarà stato un abbassamento di pressione. Elen mi porge un bicchiere d'acqua che accetto, poi alzo il busto per mettermi a sedere sul pagliericcio, non vedo Drako, devo avvisarlo che finalmente è finita, sarà in pensiero per me "Abbiamo vinto!" esclamo euforica, ma mi rendo conto di non sapere in realtà cos'è successo quando ho perso i sensi "Non sono svenuta perchè mi hanno colpita vero?" chiedo a Ryuk confusa e preoccupata, non posso aver rovinato tutto alla fine, sono sicura che la vittoria fosse già nostra ormai ed avverto ancora quella sensazione di gioia e soddisfazione incontrollabile quando me ne sono resa conto. Abbiamo tenuto alto il nome della fazione, il nome di mio padre, e finalmente su Dohaeris torneranno a regnare la pace e gli ideali giusti, gli stessi per cui lui ha dato la sua vita. La guerra è finalmente finita, una guerra che ha causato troppo dolore e spezzato troppe vite, che ha distrutto legami e ne ha fatti scoprire di nuovi ed inaspettati, ed ora dopo l'ultimo sforzo che ci attende domani potremo iniziare finalmente le nostre nuove vite con la certezza di aver contribuito a fare la cosa giusta.

  10. #3390
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reietti

    Drako Kalisi

    Rileggo per l’ennesima volta il testo di questa missiva, non riesco a trattenere la commozione, Efrem, nonostante tutto, nonostante l’odio che mi ha riversato addosso qualche giorno fa, ha avuto modo di riflettere, altrimenti non mi avrebbe mai riservato tali parole, avrebbe agito come suo solito modo, con il suo solito essere… Efrem. Ancora una volta mi ritrovo a scorrere le lettere che si susseguono veloci in un discorso che mi rincuora, che mi dona un minimo di serenità, il nostro legame non è andato perso, un fratello, che si scelga o no, rimane tale per sempre.
    Drako,
    In questi giorni di guerra ho avuto modo di comprendere quanto il legame che mi univa a te fosse più importante di quello che pensavo. Hai ragione nel dire che i fratelli non si scelgono, ma io l’ho fatto. Ho scelto te dal primo istante in cui mi hai teso la mano e adesso, nonostante questa guerra, nonostante i nostri ruoli ci costringano in quello che siamo io non ho dimenticato nulla di te, il tuo affetto, i tuoi insegnamenti, ogni singolo istante è impresso nella memoria e fa male vederli ora come momenti passati accanto a quello che dovrebbe essere il mio nemico. Io voglio che questa guerra termini, come la vuoi tu e se tu lo vorrai, io marcerò verso il trono di Lantis al tuo fianco e se i tuoi uomini vinceranno questa guerra, io chinerò il capo giurandoti la mia completa fedeltà. Così come desidero lo faccia anche tu nel caso contrario. Perché nonostante tutto, abbiamo dei ruoli e dei doveri.
    Tuo amico, Efrem
    Un urlo mi ridesta, è la voce di Ryuk… questo vuol dire che tra poco saprò dell’esito di questa guerra, ma perché chiamare Elen a voce così alta? Ho il terribile presentimento che sia accaduto qualcosa ad Esperin, non potrei mai perdonarmi di averla mandata in campo. Mi alzo rapidamente dal pagliericcio e mi dirigo nella tenda infermeria, per fortuna Niniel ha già provveduto alla cure con l’aiuto di Elen, Ryuk è bianco come un cencio, sembra più spaventato che altro, entrambi non hanno ferite, Esperin è vigile e… abbiamo vinto. Abbiamo vinto. La battaglia all’Adamantem si è conclusa a nostro favore e di conseguenza la guerra. Dovrei celare il mio entusiasmo, ma l’unica cosa che riesco a fare è commuovermi ancora, d’istinto mi porto la mano destra al viso per coprire gli occhi e passare indice e pollice a raccogliere le poche lacrime di gioia versate. I reietti sono i vincitori di questa guerra, me lo ripeto in maniera incessante, l’Adamantem è nostro, questa battaglia è nostra, questa guerra è nostra. Il mio respiro è affannoso, il cuore batte all’impazzata e non riesco a pensare logicamente, so cosa devo fare, so cosa dobbiamo fare, ma l’euforia è incontenibile. A quest’ora le nostre armate avranno già circondato il castello, ma qualcosa mi suggerisce che anche Lantis abbia preso le proprie precauzioni.“Ho riposto fiducia in voi e mi avete ripagato con la massima ricompensa potessi sperare, questa guerra è stata lunga e sofferta, abbiamo avuto perdite, ma ce l’abbiamo fatta ed è tutto merito vostro." Mi rivolto a tutti i presenti "Nonostante la vittoria la strada non è del tutto spianata, ora ci attendono i cancelli del castello, dobbiamo reclamare ciò che è nostro, ma non ora. Adesso dovete solo pensare a riposare ed a recuperare le energie. Domani all’alba indosserete le armature e ci recheremo al Castello, se faranno resistenza ci scontreremo ancora, ma le armate dell’Adamantem, degli Urthadar, Dreth ed Eadelsson sonno dalla nostra parte, la legittima erede è tra noi.” Poggio una mano sul braccio di Ryuk e lo osservo con sguardo fiero, prima di avvicinarmi ad Esperin e stringerla tra le mie braccia “Sono fiero di te” le dico ancora con commozione. Sento la sua energia più forte che mai, ma c’è qualcosa di diverso, qualcosa che si distacca dalla sua solita essenza, c’è altro che, ponendo maggior attenzione, proviene da lei, ma non fa parte della sua aura, è come se ce ne fosse… un’altra. Sgrano gli occhi e sciolgo l’abbraccio, non voglio spaventarla, ma mi ritrovo a fissarla incredulo per ciò che ho appena realizzato, ciò che ho il timore di dirle o meglio… di dire a loro due. L’espressione che leggono nel mio volto tramuta ancora in altro, nuovamente giunge la commozione, qualcosa di diverso che non ha a che fare con il suo ritorno dalla battaglia o la vittoria della guerra “Aspetti un bambino…” le dico poggiando la mia mano sul suo ventre, non mi volto verso Ryuk, non mi importa di lui o cosa penserà, mi infastidisce, mi irrita l’idea di loro due insieme, ma questo bambino non ha le colpe del padre, è un dono che la vittoria ha portato con sé, vivrà in una nuova Dohaeris, una Dohaeris che merita di essere vissuta. Un tonfo alle mie spalle, mi giro di scatto... "Ryuk?"


 

 

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