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  1. #2901
    sim dio L'avatar di Lilla_20
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Loren Van Dervult




    Qualcosa mi sveglia dal mio sonno profondo.
    Apro lentamente gli occhi e scopro che a svegliarmi è stato Sir Fanon che mi ha scostato una ciocca di capelli dal volto.
    Lo guardo con un sorriso beandomi di quel volto bellissimo.
    Mentre lo osservo mi rendo conto che è l’alba…
    Mi guardo intorno nella stanza sconosciuta…
    L’alba? Abbiamo una battaglia da combattere…
    Scosto velocemente le coperte e mentre mi alzo scopro di essere completamente nuda..
    Arrossisco mentre indosso velocemente l’armatura dei Reali.
    Nel frattempo anche Sir Fanon si alza e si veste.
    Al momento non parlo… penso…
    Una volta pronta mi volto a guardarlo, ci avviamo quindi verso la porta ma prima di uscire lui mi abbraccia e mi bacia la fronte.
    «Andrà tutto bene…» Mi sussurra.
    «Lo spero». Gli rispondo con un accenno di sorriso.
    Dopodiché ci avviamo verso il Glados ed una volta giunti penso alla nostra destinazione, il Kratoning.
    Neanche il tempo di entrare nel Glados che mi ritrovo a destinazione.



    *** La stanza è quella di Deirdre. Chiesto a Mary il permesso di usarla.




    Continua qui.
    Ultima modifica di Lilla_20; 9th November 2015 alle 16:35

  2. #2902
    L'avatar di mary24781
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    CASSANDRA DE LAGUN

    La figura alata di Mercur richiama Vicent nella zona neutra, il cavaliere non può fare altro che lasciarmi un fazzoletto e congedarsi. E' preoccupato, ma è giusto che vada, potrebbero esserci problemi ad Aeglos, non ci deve manco pensare di ignorare una cosa del genere perchè la mia stupidità mi ha trasformato in una fontana. Mentre singhiozzo ad una panca del corridoio buio, giunge Gildas, che cerca di consolarmi. Mi sorride e di primo acchito lo faccio anch'io di rimando, ma poi scoppio in lacrime, abbracciandolo. Stupida, sono una stupida ed è questo il motivo principale per cui non mi vesto da donna: mi sento vulnerabile, incapace, inetta. Sono un bravo soldato, come guerriero ho sempre fatto il mio dovere e quindi sono a mio agio con l'armatura, ma da donna... un disastro. Con il fazzoletto di Vicent mi asciugo e mi impongo il contegno. "Il vestito ce l'ha messa tutta per non farmi sembrare uno spaventapasseri, ti ringrazio ancora Gildas" gli dico sorridendo mentre mi rialzo in piedi. "Ma non vedo l'ora di tornare alla Torre e rimettermi la mia casacca... la festa è finita e la mattina è inoltrata, torni con me?" chiedo asciugandomi totalmente il viso. Il cavaliere cammina accanto a me in modo incerto, forse l'ho spiazzato, dovrei... lui mi ha detto delle sue cose molto intime... sì, ha tutto il diritto di una spiegazione. "Questa sera ho capito che devo smetterla di vivere in un sogno, ma che devo piantare i piedi bene a terra. L'uomo che... amo... non ricambia i miei sentimenti e anzi, sono stata stupida ad illudermi che potesse... cioè con al testa ho sempre saputo che fosse assurdo, ma col cuore... quanto è forte il barlume della speranza in noi?" provo a spiegarmi, torturandomi le mani nervosa. Giunti alla Torre, ci dirigiamo nella mia stanza, all'ingresso mi fermo e lo avviso che ho bisogno di lavarmi anche. Ho necessità di cancellare via di dosso questo senso di inadeguatezza che mi si è appiccicato sulla pelle. "Faccio un bagno e mi cambio, ti raggiungo subito" dico entrando sola in stanza. Il catino, il vapore che cancella il trucco, i capelli legati, la mia casacca verde acqua. Sono tornata me stessa, nello specchio mi riconosco. E' quello il mio riflesso e... mi piace. Quando esco sorrido grata a Gildas per avermi atteso e ci sediamo ad una delle panche del giardino: "Sei... sei mai stato innamorato?" gli domando un po' a bruciapelo. Alla fine non ne so molto dell'amore, Lantis è l'unico uomo cui mi sia mai davvero interessata.

  3. #2903
    sim dio L'avatar di Damnedgirl
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali


    Vicent Dreth

    Da qui. Riesco a fare solo qualche passo prima di trovarmi costretto a reggermi contro il muro, con le lacrime trattenute a stento e la testa che sembra voglia scoppiarmi da un momento all’altro. In neutra sono riuscito a contenermi a stento e tutte le cose che Gray mi ha raccontato su Caligus, sul rapporto che c’è tra Esperin e Ryuk, su mia madre, su Selene… Non sono facili da metabolizzare. Chiudo gli occhi gustandomi i tiepidi raggi del sole poi, ripreso il mio usuale decoro, raggiungo la mia stanza: saluterò con un cenno del capo chi incrocerò durante il tragitto. Ora non mi va di parlare con nessuno, ho solo bisogno di solitudine e quiete e, soprattutto, vorrei evitare di pensare a quello che ho dovuto subire fino a pochi minuti fa… Tentativo di omicidio incluso. Entrato in stanza chiudo a chiave la porta, accendo una candela e guardingo controllo che tutto sia rimasto esattamente al suo posto. Sì. Tiro un sospiro di sollievo, evitando però intenzionalmente di guardare il corpo del servo ancora custodito e coperto dal lenzuolo: al calare della notte dovrò trasportalo fuori dalla stanza e seppellirlo, per adesso è meglio continuare a mostrarsi tranquilli e mantenersi occupati con allenamenti ed identikit.



    Mi siedo sulla panca e con calma mi sfilo l’abito cucito da Gildas piegandolo accuratamente prima di poggiarlo al mio fianco, assicurandomi sia ben lontano dal sangue, distendo poi la lettera, sfruttando il ginocchio come base d’appoggio, e la fisso, particolarmente irritato.



    Mi domando che cosa abbia di così tanto attraente quel Ryuk Leithien da riuscire a far innamorare mezza Dohaeris, non che me ne freghi qualcosa ma… E’ andato a letto con mia madre... Mia. Madre. Piego le labbra in una smorfia contrariata e prendendo la lettera mi avvicino alla candela dove lascio bruciare il foglio sulla fiamma viva. La mente però mi gioca un brutto tiro e mentre osservo la carta annerirsi e bruciare le parole di Dahmer sull’amore, sui sentimenti, tornano a tormentarmi. Seguendo il suo ragionamento la donna che ti ama dovrebbe farti impazzire, correggerti quando sbagli, sapere i particolari più intimi e se necessario pestarti a sangue. Il che mi ricorda al rapporto che io ho con… Adamantia? <<Piuttosto divento asessuato>>.



    Esclamo aggrottando le sopracciglia, osservando la cenere sul piatto. Scuoto poi la testa, insultando me stesso per un pensiero tanto stupido ed inopportuno con tanto di cadavere in stanza, e riponendo nell’armadio l’abito fatto da Gildas recupero delle vesti semplici, comode per allenarmi, e mi sistemo senza guardarmi allo specchio. Esco, chiudendo sempre la porta a chiave, e, ordinando ad un servo di avvisarmi immediatamente quando il Re verrà alla torre, raggiungo l’armeria conscio che allenarmi possa aiutarmi a non pensare. Mi piazzo di fronte il manichino centrale, a circa un metro e mezzo, stendo il braccio destro e rapido richiamo il mio elemento attorno ad esso: dal ghiaccio vedo comporsi Selene che dopo un bagliore azzurrognolo assume il suo reale aspetto.



    Selene - Arma in forma dormiente

    Indietreggio poi di qualche passo, cominciando a far roteare l’arma in senso orario, compiendo nel mentre delle evoluzioni con collo e braccia per caricare il colpo più velocemente, infine, senza alcun preavviso, rilascio la catena puntando con la palla ferrata l’attaccatura del collo del manichino e rapido attivo il vento sugli spuntoni poco prima dell’impatto.

    Selene - Arma in forma attiva
    La testa del manichino schizza via, assieme ad alcuni frammenti di legno e di paglia. Indietreggio onde evitare danni ed intanto riprendo il controllo dell’arma avvolgendo parte della catena attorno al braccio mentre la lascio roteare sul lato destro.
    Ultima modifica di Damnedgirl; 1st December 2015 alle 00:51



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  4. #2904
    L'avatar di mary24781
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    E' pomeriggio

  5. #2905
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    ADAMANTIA FERALYS

    Le luci dell'alba mi raggiungono mentre sono seduta, mi alzo e, affacciandomi al ballatoio, vedo i due baldi guerrieri trascinarsi nel Glados e scomparire alla vista. Non ripongo molte speranze in loro, ma se gli dei ci assistono potremo nuovamente raggiungere la parità coi reietti.
    "Adamantia. Capisco vergognarti della tua vita, ma lanciarti nel vuoto adesso non mi sembra corretto. Potresti almeno aspettare che sia andata via, mia cara."
    Tipico.
    "Mamma" - mi volto e mi avvicino a lei, baciandole entrambe le guance - "Stavo soltanto ..."
    "Non mi interessa, Adamantia. Mi hai fatto venire qui per altro, vero?" - mi ferma subito e con gli occhi sottili mi invita a parlare. Vorrei chiederle di Astor Demonar ma so che sarebbe inutile e non mi risponderebbe come vorrei, anzi, non mi risponderebbe affatto.


    "Già" - ma perchè di fronte a lei perdo ogni mia sicurezza? Perchè mi fa sempre sentire come se fossi la più stupida del reame? Quando pronuncia il mio nome, con quella cadenza lenta e quasi strascicata, posso quasi sentire una punta di disprezzo. Non sono mai riuscita a capire se in qualche modo, qualche suo modo perverso, mi vuole bene oppure sono solo un mezzo per raggiungere uno scopo. E' inutile che stia qui a pensare a queste sciocchezze, andiamo al sodo.
    "Che cosa sta succedendo ad Asshai? Perchè non c'eravate al funerale di re Rickard e perchè ora sei qui, da sola?"
    Mi guarda dall'alto in basso, si sofferma sulla collana di diamanti, le sue dita gelide la sfiorano e poi la soppesano: "Non ti è arrivata la lettera di Bolton? Astor sta male." - un colpo tagliente come un rasoio - "Carina, dove l'hai presa?"


    Le stringo la mano e la scosto dalla collana: "Cosa è successo?"
    "Sai com'è tuo padre, non si arrende all'idea del tempo che passa."
    Scuoto la testa, le sue mezze frasi non mi stanno più bene: "Per favore, parla chiaro con me, per una volta. Cos'ha papà?"
    Mia madre mi guarda, la sua espressione non cambia, è sempre la stessa, fredda, gelida, di ghiaccio, a vederla non sembrerebbe una strega di fuoco. Non è impulsiva e irruente, non è come me, ed è per questo che mi fa paura. Non sai mai cosa pensa o cosa potrebbe farti, questa cosa mi fa impazzire.

    "Adamantia. Qualunque cosa tu stia facendo, smettila subito e vieni qui" - Azor e Illyria erano appena tornati alla rocca, scendendo dalla carrozza proprio mentre la loro unica erede stava giocando con la sua ancella a lanciarsi addosso secchiate di sabbia e terra.
    Le due bambine si fermarono all'istante nell'udire la voce di Lady Feralys, Adamantia si avvicinò ai genitori col capo chino e le mani dietro la schiena.
    "Una signora dovrebbe distinguersi per la sua grazia, chi vorrà maiprenderti in moglie se i tuoi modi sono quelli di una popolana?”
    "Stavamo solo giocando" - provò a giustificarsi la bambina.
    Illyria alzò gli occhi al cielo e rivolse uno sguardo al marito: "Avevamo dei progetti, grandi sogni. Mi dispiace Azor, ci è toccata questa qui ... Se almeno fosse nato un maschio."
    "Non è colpa tua mia cara" - Azor le prese una mano e la baciò, poi si allontanò verso l'ingresso.
    "Papà" - una flebile voce, simile ad un gemito, uscì dalla bocca di Adamantia, ma il genitore non la sentì o forse fece finta di nulla. Lei provò a seguirlo, ma: "Ti ho forse dato il permesso di andare?" - Illyria si era teletrasportata di fronte a lei, bloccandole il passaggio - "La tua insolenza potrebbe costarti cara un giorno o l'altro"
    "Perchè mi sgridi sempre? Non è colpa mia se sono nata femmina?"
    "Ma no, cara. Io non ti incolpo di essere nata femmina" - si era piegata sulle ginocchia, era al suo livello, gli occhi nei suoi - "La tua colpa peggiore è di essere completamente inutile!" - le afferrò le mani.
    "Non farlo, per favore" - gli occhi chiari le si riempirono di lacrime.
    "Smetterò di punirti quando avrai finalmente imparato ad ascoltarmi e ad essere una figlia ubbidiente."
    Adamantia restò per un attimo in silenzio, cercando di non piangere, poi rispose: "Ma perchè non posso essere semplicemente me stessa?"
    La bocca della donna si piegò in una mezza risata: "Perchè vorresti essere te stessa quando io posso insegnarti ad essere qualcosa di meglio? Ascoltami bene, Adamantia, potrei farti subito dire di si, lo sai che mi basterebbe dirti solo una parola adesso, ma non lo faccio perchè voglio che sia tu a capire, voglio che sia tu a venire da me pregandomi di farlo, Adamantia. E so che prima o poi lo farai."
    La bambina non capì, giurò a se stessa che non l'avrebbe mai fatto, che sarebbe sempre rimasta com'era e non sarebbe mai e poi mai diventata come lei.
    "Vuoi la verità? Qualcuno ha attentato alla vita di tuo padre: era sulla collina rossa, a cavallo, un gruppo di zingari lo ha attaccato e lo ha ferito gravemente. Quegli inetti della scorta sono riusciti a farlo quasi ammazzare, ma non temere, sono stati puniti a dovere"
    Zingari? Quel popolo di maledetti, avrebbero dovuto sterminarli tutti quella sera.
    "So a cosa stai pensando, mia cara. Questi zingari sono una piaga da debellare al più presto; quella notte in cui hanno avuto l'ardire di rapirti sembrava che fossimo riusciti ad ucciderli tutti, ma, come alla gramigna basta un germoglio per crescere e proliferare velocemente rovinando le colture, così sembra che a loro sia bastato che ne sfuggisse uno per tornare ad essere un cancro che infesta il nostro regno. Comunque non preoccuparti di questo, è tutto sotto controllo, altrimenti non sarei qui."


    Sono arrabbiata, anzi no, sono furiosa, per quello che hanno fatto a me nove anni fa, per quello che hanno fatto a mio padre adesso! Voglio vederli bruciare tra le fiamme, sentire le loro urla strazianti, l'odore di carne bruciata. Sento salirmi una collera accecante, ma con lei devo controllarmi, non posso sfogarmi come vorrei: "Sotto controllo dici? E cosa state facendo, escludendo ovviamente gli occhi dolci ad Astor Demonar?" - perfetto, l'ho detto. Ma perchè non riesco mai a trovare il momento perfetto per chiudere la bocca? Vedo un lampo veloce balenare negli occhi scuri di mia madre, poi tutto ritorna alla normalità, se normale si può chiamare questa situazione.
    "Non azzardarti mai più a parlare di cose che non sai, Adamantia! Pensa a quello che stai facendo tu, piuttosto. Sono venuta qui per assistere al fidanzamento di Lantis con la Leithien caduta in disgrazia: come hai fatto a non essere stata capace di approfittare nemmeno di questo? Avevi una sola cosa da fare e non l'hai fatta! Mi avevi giurato dopo quella notte che non saresti più stata una figlia inutile e io ti avevo creduto, mi hai deluso, Adamantia. Ancora una volta!"


    "No, non è vero io ... io stavo per sposare Tywin Leithien. E' lui che mi ha regalato questa. Io ..."

    La sento ridere, ride di me: "Tywin è morto, quelle pietre sono solo dei gingilli inutili, adesso. Potresti venderli alla fine di tutto, forse ci ricaverai qualcosa di buono, se riesci a restare viva."
    La vedo svanire davanti ai miei occhi, tento di afferrarla all'ultimo, ma ciò che mi resta è una mano vuota che schiaffeggia l'aria.
    Ti odio!
    Non è vero, odio me stessa. Mi sento stupida, mi ci fa sentire ogni volta che parlo con lei, non è possibile. Devo smetterla di reagire così, devo riuscire a convogliare meglio la mia rabbia, imparare ad usarla per il meglio.
    Sono sola qui in terrazza, il sole è ormai sorto, ma non ho sonno, non ho fame: ho solo voglia di spaccare qualcosa.


    Vado in camera, mi cambio mettendomi più a mio agio, sciolgo i capelli e li raccolgo a coda, ripongo i gioielli al loro posto e mi dirigo in armeria.
    Da fuori vedo Vicent, di spalle che gioca coi bambolotti, me lo farò andar bene, nonostante tutto.
    "Cosa ti hanno fatto quei poveri manichini, hai scoperto che hanno più vita sociale di te? Povero piccolo Vicent, sempre triste e solo. Che ne dici di prendertela con me?"
    Vicent è forte e veloce, conosce le mie armi e rischio di farmi molto male contro di lui, ma non mollerò facilmente, userò perfino le unghie se necessario, per fargli male.
    Non l'attaccherò per prima, aspetterò che sia lui a fare la prima mossa.
    Dai Vicent, vediamo se riusciamo a divertirci insieme.


  6. #2906
    sim dio L'avatar di Damnedgirl
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Vicent Dreth


    Il bello del combattere è il dover pensare alle mosse da fare per atterrare un avversario piuttosto che i problemi che ti affliggono, ed in questo momento, riuscire a liberare la mente, è esattamente ciò di cui ho bisogno per stare bene. Niente più Dahmer. Niente più segreti. Niente di Niente.



    Una voce femminile però mi riporta bruscamente alla realtà, vanificando il mio tentativo di calmarmi e di mettere in ordine le idee. <<Cosa ti hanno fatto quei poveri manichini, hai scoperto che hanno più vita sociale di te? Povero piccolo Vicent, sempre triste e solo. Che ne dici di prendertela con me?>>. Ma questa donna non si annoia mai a provocare gli altri? Dei.



    Mi trattengo dal risponderle ed in silenzio smetto di far roteare l’arma. Il vento di colore azzurro intanto si dissolve da Selene e, dopo essermi assicurato che l’arma sia tornata dormiente, la faccio sollevare in aria con uno scatto afferrandola poi al volo con la mano destra dalla palla chiodata liberando infine la catena. La sto impugnando come se fosse una frusta. Sospirando piego la testa da un lato e con disinteresse fisso il fantoccio che ho appena decapitato. <<Non so…>>, riporto lo sguardo sulla Feralys, stando però attento a non incrociare gli occhi. <<Almeno i manichini non annoiano con ciarle inutili>>.



    Senza alcun preavviso scatto in avanti, avvicinandomi fino due metri, quando le sono frontalmente carico quindi l’attacco, rapidamente, portando indietro il braccio e focalizzando il basso ventre della donna schiocco un colpo di frusta cercando colpirla sul punto in modo da farla piegare in due a causa del dolore. In ogni caso, sfrutterò la mia velocità per provare ad andare alle sue spalle e, con un tallonata, cercare di darle un bel calcio al posteriore con l’intento di farla sbilanciare in avanti.



    Mi allontanerò infine da lei di cinque metri, assumendo una posizione difensiva e stando in guardia. Non devo sottovalutarla.

    Selene - Arma in forma dormiente
    Ultima modifica di Damnedgirl; 1st December 2015 alle 00:56



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  7. #2907
    Master caotico L'avatar di SimsKingdom
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Gildas Demonar

    Aspetto Cassandra fuori dalla sua porta camminando avanti e indietro per il corridoio fin quando i piedi non cominciano a farmi male. Queste scarpe mi stanno uccidendo. Mi fermo respirando a fondo a metà del corridoio quando sento la stanchezza sormontare veloce. Prima a causa della adrenalina dovute a un sacco di cose in quella dannatissima sala, non l’ho avvertita per niente. Adesso invece mi sembra di essere stato investito da una slavina. Mi appoggio alla parete sfilandomi la giacca e mi asciugo la fronte col dorso della mano chiudendo gli occhi. Sento le gambe tremare e deglutisco a fatica, avrei bisogno di acqua ma lasciare adesso Cassandra non mi sembra il caso. Guardo verso la porta e mi piego sulle ginocchia reggendole con le mani quando gli occhi cominciano a pizzicare e alla vista appaiono vari puntini bianchi e neri. Scuoto il capo e mi massaggio gli occhi premendo un po’ per far sparire il fastidio. Non voglio dare l’impressione di aver pianto o che so io. Finalmente Cassandra esce dalla sua stanza struccata e con una delle sue classiche casacche comode, le sorrido. A quanto pare l’avevo giudicata male. La seguo in silenzio fuori, in giardino. Cassandra sembra turbata e a giudicare dalle sue parole poco fa, comincio ad aver paura. Non voglio… risultare inopportuno. Ma… in fondo perché dovrei? Lo sa. Almeno credo. Mi gratto la testa mandando in questo modo al diavolo tutte quei minuti usati per sistemarli e d’un tratto delle leggere fitte si diramano dal cuoio capelluto fino a espandersi per tutta la testa. La scuoto appena ritornando alla realtà e osservando la ragazza quando ci sediamo su una delle panchine in giardino. Cassandra mi guarda prima di chiedere, spiazzandomi letteralmente «sei... sei mai stato innamorato?» la guardo e forse devo sembrarle un grosso idiota. Innamorato… che… che cosa significa essere innamorato? Mi guardo le mani, cercando di non guardare quelle di Cassandra. Io... che cos’è? L’ho… l’ho scritto diverse volte nei miei spettacoli ma… nulla. Che cosa significa a parte quelle parole vuote sulla carta? «Io… non so cosa significhi Cassandra…» non la guardo prendendo a fissare alcuni ciuffi di erba più lunghi del normale. Eccomi… un mostro stupido in mezzo al resto delle persone normali, quel piccolo ciuffo più lungo in mezzo a un prato uniforme. «Patetico no?» chiedo ironico. Non mi aspetto che mi risponda anche perché, io stesso non voglio sapere la risposta a questa domanda…

  8. #2908
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Aiden Urthadar

    Ciò che ricorderò di questo ballo saranno l'ansia, la preoccupazione, il sospetto. Mi sono intrattenuto con vari ospiti, ho salutato chi meritava la mia attenzione e ho ignorato altri per mandare dei messaggi chiari alle giuste dinastie; mi sono assicurato di avere la fedeltà di alcuni signori e ho identificato coloro che stanno solo aspettando l'occasione giusta per pugnalarmi alle spalle; ho chiaccherato, ho bevuto, ho danzato e ho riso: tutto falso, tutto costruito. Dall'inizio alla fine del ballo il mio pensiero è stato solamente uno: Petyr. Non si è presentato, ero sicuro che sarebbe venuto, gli ho ripetuto svariate volte che eventi del genere non possono essere assolutamente persi, anche se vi è già un esponente del casato tra gli invitati. Soprattutto data la sua giovane età era necessario che presenziasse, il nome e la reputazione sono tutto, gliel'ho spiegato innumerevoli volte. Eppure, nonostante questo, il ragazzo non ha mai varcato la soglia della Sala Oro Rosso; non ho ricevuto nemmeno una lettera, nemmeno un messaggio riferitomi da qualche fedelissimo. I Lord della Terra delle Tempeste non hanno saputo dirmi nulla, anche loro pensavano di trovarlo tra gli invitati. Tutto ciò è... preoccupante. Non solo a livello strategico, non solo perché temo che stia succedendo qualcosa a Capo Tempesta... ma anche perché non ho la minima idea di quello che possa essergli accaduto. Forse... forse Valerius ha già agito? Forse ora il castello è assediato dalle forze dei reietti? Forse... il corpo di Petyr giace inerme in una delle orride segrete dei sotterranei? Anche il solo immaginarmi una cosa del genere mi provoca la nausea, una nausea che si mischia con la rabbia e il rimorso. Stringo i denti e sbatto il pugno contro il muretto della fontana, ignorando eventuali testimoni, anche se sento del vociare nei dintorni... spero che si faranno gli affari loro. Adamantia... l'ho ignorata per tutta la sera, ho notato che non era sola, ma non è stato un comportamento degno, dovrò parlarle. Ora però voglio solo stare da solo e... pensare. Cercare di capire cosa sia successo, vagliare ogni probabilità prima di farmi prendere dal panico. Mi dirigo in sala da pranzo e prendo del vino dalla dispensa, non chiamo nemmeno un servo, non voglio vedere nessuno. Mi siedo a capotavola, riempio un calice e rimango immobile, alternando sorsi e ipotesi, in attesa di avere l'idea giusta. Ma l'unica voce che rimbomba nella mia testa è quella di mia madre, melliflua, una voce che non riesco a tollerare: permetti a qualcuno di incatenarsi al tuo cuore, Aiden, e sarà quello il momento in cui comincerà a sanguinare.
    Our wills and fates do so contrary run

  9. #2909
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    Arrow Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    ADAMANTIA FERALYS

    Sapevo a cosa andavo incontro provocando Vicent in uno scontro: è forte, muscoloso e giovane. E' anche piuttosto veloce, quindi ha molti vantaggi dalla sua, il bello è che non mi importa e che ho una voglia matta di rompergli il naso con le mie stesse mani.


    Non faccio caso alla risposta, perchè lo vedo subito scattare in avanti brandendo la sua palletta. Mi preparo in posizione di difesa ma Vicent è troppo veloce per me, non riesco ad evitare il suo colpo all'inguine. Un dolore lancinante mi prende fino alla radice dei capelli e mi fa stringere i denti per evitare di emettere un fiato; potrei fare una battuta troppo facile sul fatto che Dreth mi abbia colpito proprio lì, ma preferisco evitare e concentrarmi sulla lotta, anche se il pensiero velenoso mi balena in mente in un attimo. Distratta dal dolore, non mi accorgo che Vicent è alle mie spalle e mi rifila un calcione facendomi cadere in avanti, dal momento che ero già sbilanciata per il colpo precedente.


    Rotolo a terra e mi rialzo, nel frattempo evoco Medea che compare come per magia nella mia mano alzata. Guardo il mio avversario che si ostina a tenere lo sguardo basso. Darei qualunque cosa per trovare un uomo che non abbia paura di sfidarmi, che sostenga il mio sguardo senza timore, ma con la sicurezza che si addice ad un uomo vero con tanto di attributi! Sogna Adamantia, sogna.


    Sorrido, poi evoco tutte le tenebre che mi circondano, alimentandole con l'amarezza e la rabbia che mi ha lasciato l'incontro con mia madre. Voglio che Vicent sappia che sono io che gli riverso addosso ogni cosa, voglio che gli tremino le gambe, che gli si riempiano gli occhi di lacrime, che ripensi alla strage di cui è stata vittima la sua famiglia e che si senta colpevole per essere rimasto l'unico in vita ed impotente perchè non potrà mai più riportarli in vita.


    Pensa alla morte, Vicent, la morte ha la mia faccia ed è qui per te, pronta a prenderti e a portarti all'inferno, tra le fiamme. Le mie fiamme!


    Mi avvicinerò quindi a lui, scartando di lato, alla sua destra, all'ultimo secondo e cercherò di affondare il pugnale al di sotto del costato. Sto rischiando molto ad avvicinarmi così tanto a lui, ma se si aspettava che me ne sarei stata buona e al sicuro a lanciargli cose da lontano, ha sbagliato i suoi calcoli.
    Mi piace sorprenderli, gli uomini.


    #Arma - Pugnale in forma non attiva
    Simmiler Knife (Medea)
    *Aura di tenebra#Maestro
    – Infonde Terrore: Si hanno palpitazioni, ci si sente sottomessi, in alcuni casi sopraggiunge tremore ed ansia, altera la percezione che si ha di lui, divenendo una figura terrificante.


  10. #2910
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Vicent Dreth

    Entrambi i miei attacchi vanno a segno, ed a meno che Adamantia non si sia lasciata colpire di proposito, ciò vuol dire che tra i due sono io quello più veloce. Dovrò sfruttare questo mio vantaggio. Nonostante la colpisca con forza però, e per giunta in un punto delicato, Adamantia non emette nemmeno un gemito, anzi, si prende posizione evocando il suo pugnale.



    Sto per reagire ma una terribile sensazione di ansia mi coglie di sprovvista: la figura di Adamantia lentamente scompare, il fiato comincia a venir meno, il cuore pare quasi voglia schizzarmi fuori dal petto e le gambe prendono a tremarmi, sempre più forte, facendomi finire a terra, in ginocchio.



    Lascio la presa da Selene senza neanche rendermene conto e porto le mani di fronte a me quando le pareti dell’armeria mi vengono addosso cercando di schiacciarmi. Ma, con mia somma sorpresa, noto che i muri sono gommosi, sordi, non fanno alcuna male, e che anche il soffitto mi cola addosso intrappolandomi in una melassa densa di colore nero fatta eccezione per il viso. Cerco di respirare, di togliermi questo schifo di dosso, ma ciò che sento è un odore terribile, un olezzo di cadavere; è l’odore della morte. Lo spazio intorno a me si fa sempre più ristretto, ho paura ma le grida si bloccano in gola. Aiuto. Quando sono paralizzato in ogni parte da questa massa gelida una risata gutturale riecheggia ai miei timpani. E' Gray.



    Osservo terrorizzato mio cugino avvicinarsi a me e gli occhi si fanno lucidi nell'istante in cui vedo che non è da solo, ma che con lui ci sono anche Ulfric, mia madre, mio padre, Selene e, perfino, Esperin da spettatori per la mia esecuzione. <<Aiutatemi>>. Le figure restano però ferme al loro posto a fissarmi con i loro sguardi vitrei. <<Vi prego>>. Non si muovono e tutti ghignano soddisfatti quando dal terreno prende forma Ripper Blade.



    Nonostante tutto, guardo Gray con odio, ringhiando al pari di un cane nel momento in cui esclama, <<Se pensi che ci sarà un lieto fine, non hai prestato attenzione!>>. La spada cala lentamente su di me, la lama mi penetra al di sotto del costato, sento un forte fitta, seguita dall’ormai familiare sapore metallico in bocca, ed il fiato diviene ancora più faticoso mentre le lacrime mi rigano il volto. E’ la fine. La melma finalmente mi libera, scivolo a terra ai piedi di Gray incapace di reagire, completamente in suo potere, con difficoltà mi stringo la ferita al fianco e serrando i denti cerco di resistere al dolore, di respirare, di non arrendermi.



    Selene - Arma in forma dormiente
    Ultima modifica di Damnedgirl; 1st December 2015 alle 00:59



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