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  1. #2921
    L'avatar di mary24781
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    CASSANDRA DE LAGUN

    Lo guardo intensamente, come a voler vedere al di là delle sue parole ciò che pensa davvero, ma pare sia sincero. Tutto sommato, non dovrei nemmeno rimanere sorpresa della reazione di Gildas eppure... eppure è così. Non perchè sia strano che qualcuno non sia mai stato innamorato, ma penso sia comune che ognuno di noi ne ha un'idea, che "sa" cosa proverà, saprà riconoscere il momento in cui lo sarà. E' una di quelle cose istintive nell'uomo, ero solo una ragazzina quando mi sono innamorata di Lantis e l'ho saputo subito che provavo quella cosa, non ho avuto bisogno di conferme. Ma la risposta di Gildas mi lascia dubbiosa, mi fa riflettere: forse, mi sono sempre sbagliata. Forse non è così semplice riconoscere l'amore. Forse, è una cosa così complessa e allo stesso tempo così semplice che è difficile anche spiegare a parole. Gli sorrido con le labbra tirate, come avessi improvvisamente fatto chiarezza sulla mia stupidità, sul mio essere puerile sotto questo aspetto. "Io credevo di saperlo... invece prima, al ballo, non so se sia stato ferito più il mio orgoglio o il mio cuore... temo il primo e questo... questo non è amore, almeno non quello che mi raccontava la mia septa tra mio padre e mia madre" commento fissandomi i piedi. "Quindi no, non ti trovo affatto patetico" aggiungo sicura, guardandolo negli occhi. "Fino a prima del ballo ero convinta dei miei sentimenti, sai... e non posso dire che siano del tutto spariti. Sono il Primo, sono qui a combattere per questi colori perchè credo, perchè voglio... perchè amo ciò che era. Forse... forse l'amore è questo... o almeno lo si riconosce da questo... dal fatto che quando viene a mancare, sei disposta a tutto per riprenderlo, per averlo. Ma si dice che amare è anche saper lasciare... ammetto di essere confusa" ridacchio nervosamente. Torno di nuovo seria a poggiare lo sguardo su Gildas: "Di sicuro, è un legame forte con qualcuno. Ognuno di noi ama come può, probabilmente... tipo l'amore fraterno che mi lega ad Andreus mi porta a non rassegnarmi mai al perderlo... no, l'amore che lascia andare temo non faccia per me" concludo determinata. Andreus: lui mi avrebbe detto molte cose sull'amore. Starà bene? Mi penserà? Sarà ancora arrabbiato? Dovrei smetterla di pormi domande e passare ai fatti, ma ho anche paura di essere rifiutata. Non so se lo sopporterei, non so se sono abbastanza forte per questo.

  2. #2922
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Vicent Dreth

    Le ultime parole di Esperin mi hanno fatto intuire che questa conversazione, almeno per il sottoscritto, dovrà essere tenuta segreta assieme ai dettagli appresi. Sapere che la consigliera da tutti ritenuta come “la bocca della verità” fosse in realtà l’assassina di Rickard Raeghar è stato uno shock, e dire che al processo, sotto gli occhi di tutti, Niniel non ha fatto una piega ed, anzi, ha avuto perfino il coraggio di sostenere i capi d’accusa su Callien e Taras e depistarci tutti con quelle missive inviate a Drako Kalisi. Una vergogna, indubbiamente, e sono contento che sia morta e che la morte di Rickard Raeghar abbia avuto giustizia, anche se avrei preferito fosse stato Lantis o il Giudizio ad occuparsene. Dopo aver lanciato un’ultima occhiata ad Esperin attraverso il Glados e, con un sospiro, mi guardo attorno.



    In sala riunione seduti a tavola, in silenzio, ci sono Lady Araneae e Aiden, mentre fuori vedo Gildas e… Cassandra che solo adesso ricordo di aver lasciato in lacrime al ballo.


    Come ho potuto dimenticare di andare a controllare se stesse bene, se avesse bisogno di sfogarsi o anche semplicemente salutarla? In fondo sono suo amico, avrei dovuto restarle accanto, cercarla una volta tornato… Ed invece sono sparito. Che idiota. Tramite un servo mi assicuro che Lantis non sia ancora giunto in terrazza e poi vado da lei e da Gildas che, ironia della sorte, trovo intenti a conversare di amore…


    Scaccio via dalla mente le frecciatine rivolte a me dal mio bastardo durante il nostro incontro e guardando Cassandra con un’espressione dispiaciuta esclamo, <<ciao>>. Mi sento in colpa, l’ho ignorata nel momento in cui aveva bisogno del mio sostegno, quindi dopo aver abbassato lo sguardo mi scuso,<<Cassandra… Spero di non disturbare ma io, ecco, volevo dirti che mi dispiace>>, in modo sincero e soprattutto pentito.



    Non dico altro, anche perché non saprei che aggiungere, e alzando la testa assottiglio lo sguardo quando scorgo Gildas massaggiarsi le tempie di continuo. Sembra avere un’emicrania ma è leggera dunque nulla di cui preoccuparsi, però non la sento di lasciarlo così…



    <<Agatha?>>, richiamo l’attenzione della donna facendole cenno di avvicinarsi. <<Per favore, potete preparare un infuso di menta piperita per Sir Gildas?>>.

    Nota: Frasi ed azioni concordate.
    Ultima modifica di Damnedgirl; 29th November 2015 alle 23:35



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  3. #2923
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    ADAMANTIA FERALYS

    Lascio che il potere curativo di Vicent agisca sulle mie ferite senza fare un fiato, l'allenamento è stato intenso e sono riuscita a scrollarmi di dosso almeno un pò di quell'assurda irritazione che mi prende ogni volta che parlo con lei. Peccato che alla fine sia venuto fuori qualcosa che avrei preferito non ricordare ...
    Resto ancora in silenzio mentre lascio che lui mi sostenga per il tempo delle cure, poi mi scosto, prendendo le distanze dal guaritore che mi dice sorridendo: "Sarò più che lieto di darti qualche lezione per imparare a liberarti dalle prese in lotta, ma… Per adesso mangia, riposati ed evita grossi sforzi nella prossima mezzora con il braccio".
    Mi passa per la testa una battuta sconcia, ma Vicent non la capirebbe e non mi va di sprecare le mie capacità per lui.
    Oh Raiden, ho paura: da quanto in qua io e mister mietitore abbiamo imparato a tenere un rapporto cordiale? Ultimamente stanno succedendo troppe cose strane, deve esserci una qualche influenza negativa in questa torre.
    Mi scrollo dai miei pensieri quando va via ringraziandomi per l'allenamento: "Grazie a te" - dico alla sua schiena, non so se mi ha sentito, non importa. Attendo ancora un attimo in armeria per recuperare meglio le forze e mi dirigo dritta in camera mia, ho bisogno di togliermi di dosso questi vestiti e fare un bel bagno caldo.

    9 anni prima - Ritorno alla Rocca di Asshai

    Il giovane soldato la prese con sé, avvolgendola con un mantello per celare la sua identità da eventuali occhi indiscreti. Non aveva torce ma sapeva perfettamente dove andare e si muoveva con sicurezza; Adamantia, tremante ancora di rabbia e paura e incerta nei suoi passi alla cieca, si lasciò trasportare da quella stretta sicura, forte e al contempo piena di riguardo, ma totalmente priva di calore umano.


    La fece montare a cavallo, un destriero scuro quanto la notte, si assicurò che la presa fosse stabile e spronò il nobile animale con un deciso colpo di speroni ai fianchi. Il vento le passava tra i capelli e il cappuccio che la copriva finì ben presto all'indietro, scoprendole il capo: un brivido di freddo le attraversò la schiena, facendola sussultare.
    Le braccia che la cingevano reggendo le briglie si strinsero ancora di più intorno a lei, ma tutto si svolse in silenzio, nessuno dei due parlò, d'altronde i soldati avevano l’ordine di parlare con i nobili di Asshai solo se interrogati e Adamantia non aveva nessuna voglia di fare conversazione.
    La cavalcata durò parecchi minuti, la Rocca era lontana, l'unico punto luminoso nelle tenebre e, man mano che avanzavano e si riuscivano a distinguerne i contorni, la paura in Adamantia aumentava: sarebbe stata faccia a faccia con sua madre, le avrebbe fatto del male, poi l’avrebbe fatta guarire e l’avrebbe ferita di nuovo, fino a quando l'avrebbe ritenuto necessario alla sua educazione.


    Si strinse nelle spalle e si irrigidì ulteriormente, gesto che il soldato interpretò come un nuovo bisogno di essere scaldata e la cinse ancora più forte facendo aderire i loro corpi e rilasciando dai tessuti e dai muscoli un leggero tepore in modo da rendere piacevole il contatto col calore. a giovane strega non reagì, non le importava, i suoi pensieri erano ben altri. Si accorse di avere paura, ma allo stesso tempo sapeva cosa aspettarsi, il rito era sempre lo stesso, il dolore e il sollievo i medesimi, poteva controllarli, poteva riuscirci. Doveva riuscirci.
    La consapevolezza di non essere così debole come lei voleva farle credere l’aveva invasa man mano che si avvicinava alla Rocca e lei si sentiva più forte, più coraggiosa, più donna.
    Giunti oltre l’arco della Piana lo stomaco le si strinse, poteva affrontare sua madre a testa alta e guardandola negli occhi senza deferenza ormai, ma era comunque difficile, c'era sempre quel piccolo germe di inadeguatezza che voleva venir fuori ad ogni passo in più verso di lei.


    D'improvviso il destriero nero si fermò impennando leggermente: "Buono Angoscia, buono".
    Il soldato gli diede un buffetto sul muso saltando giù dalla sella, poi le porse la mano aiutando la ragazza a scendere dalla groppa del cavallo che venne subito preso in custodia da un giovane stalliere.
    "Mi raccomando, striglialo per bene questa volta. Ieri il manto non era lucido come dovrebbe essere." – la voce bassa e un po’ roca del soldato sembrava stonare a fronte della sua giovane età, notò Adamantia, che però non ci badò più del dovuto, aveva altre cose per la testa e voleva sbrigare subito la faccenda.
    Lo stalliere annuì abbassando la testa, per la vergogna o altro che lei non seppe decifrare, non era molto brava a leggere i sentimenti delle persone basandosi solo dai loro sguardi o gesti, dopo quella sera l'aveva capito bene.
    "Si, Raivo, starò attento questa volta."

    Il soldato, Raivo, annuì verso il ragazzo, poi le fece cenno con la mano di precederlo per entrare nella Rocca; Adamantia prese un grosso sospiro e si mosse più lentamente che poteva; camminarono, sempre in silenzio, fino all’atrio, lì Raivo la lasciò, con un lieve inchino, ad attendere la sua sorte, scomparendo dietro una delle porte.
    Adesso che era alla Rocca tutta la fatica e le emozioni della giornata appena trascorsa si riversarono su di lei come un fiume in piena, la determinazione con cui aveva creduto di poter affrontare tutto si stava sgretolando inesorabilmente col passare dei minuti e nessuno si faceva vivo.


    Adamantia non riusciva a capire: era sicura che lei l’avesse saputo, che tutti l’avessero saputo eppure ...
    Le prime luci dell’alba colpirono prima il pavimento, poi l'intera stanza si illuminò dei pallidi raggi di un sole non ancora alto all'orizzonte, finalmente dei passi risuonarono verso di lei.
    Sentì il fiato mancarle ed era sicura che il sangue le fosse completamente defluito dal viso, assunse una posizione eretta, con le mani dietro la schiena, ed aspettò.
    FLASHBACK PARTE UNO


  4. #2924
    L'avatar di mary24781
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    E' SERA

  5. #2925
    L'avatar di mary24781
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    CASSANDRA DE LAGUN

    Gildas tentenna, sembra ci stia riflettendo. Mi sa di averlo solo confuso di più, lo guardo dispiaciuta, non volevo dargli un ulteriore pensiero a quelli che deve già combattere. Sto per dire qualcosa che smorzi la questione ma Vicent ci raggiunge, l'ho visto quando è tornato dal Glados e poi ci è ritornato, mi pareva truce in viso, chissà cosa è successo, non so se è il caso di chiedergli, si è diretto subito nell'edificio degli alloggi quindi immagino non voglia parlarne. Se vorrà farlo, lo farà lui, anche se sono preoccupata. Si scusa con me, ma non ha motivo, siamo lontani da casa, in guerra, lui ha subito qualcosa di gravissimo ad Aeglos e quindi è ovvio che Mercur abbia la priorità su qualsiasi cosa. Mi mette in pensiero soprattutto questa sua seconda incursione nel portale, chissà dove è andato, è anche sporco di sangue... sarà successo dell'altro a Winterhold? "Non preoccuparti, per fortuna Gildas è un buon amico ed è stato qui con me a tirarmi su il morale" dico sorridendo verso i due. Sono curiosa di sentire il parere di Gildas su ciò che ho detto, quindi resterò ancora seduta qui ad attendere un suo responso.

  6. #2926
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Gildas Demonar

    Continuo a tenere gli occhi bassi mentre aspetto una risposta da Cassandra, non riesco a guardarla. Non riesco a pensare ad altro oltre a quanto io sia idiota a poter pensare ancora a certe cose. Non ho mai imparato ad amare, qualsiasi cosa esso significhi. E per quanto io mi sforzi di capire anche solo le cose più stupide che mi vengono dette riguardo queste cose, un muro si alza possente nella mia testa sulla cui superficie sormonta il volto di Nikah, il mio volto, che mi deride sminuendomi come l’ultimo degli idioti. Vorrei poter tornare indietro, poter debellare questa malattia che giorno dopo giorno si nutre di me, consumandomi e facendomi divenire sempre più simile a lui. «Io credevo di saperlo... invece prima, al ballo, non so se sia stato ferito più il mio orgoglio o il mio cuore... temo il primo e questo... questo non è amore, almeno non quello che mi raccontava la mia septa tra mio padre e mia madre» dice Cassandra con la voce strozzata, più le sue parole continuano, più continuo io stesso a non capire. Perché? Perché? Che significa “non quello tra mio padre e mia madre”? Sento Nikah ridere sguaiatamente nella mia testa per poi bloccarsi furioso quando la ragazza continua a parlare. «Quindi no, non ti trovo affatto patetico» alzo lo sguardo verso di lei dischiudendo le labbra e sgranando gli occhi mentre un senso di sollievo misto a inquietudine si fanno strada nel mio animo. Cassandra mi fissa incatenando i suoi occhi ai miei e subito un lento disagio prende piede facendomi distogliere lo sguardo per riportarlo al mio ginocchio che non fa altro che muoversi frenetico. «Fino a prima del ballo ero convinta dei miei sentimenti, sai... e non posso dire che siano del tutto spariti. Sono il Primo, sono qui a combattere per questi colori perché credo, perché voglio... perché amo ciò che era. Forse... forse l'amore è questo... o almeno lo si riconosce da questo... dal fatto che quando viene a mancare, sei disposta a tutto per riprenderlo, per averlo. Ma si dice che amare è anche saper lasciare... ammetto di essere confusa» e io sono ancora più confuso di lei. Le sue parole giungono sconnesse così come la sua risata, così innocente, ma così priva di significato nella mia testa. «Di sicuro, è un legame forte con qualcuno. Ognuno di noi ama come può, probabilmente... tipo l'amore fraterno che mi lega ad Andreus mi porta a non rassegnarmi mai al perderlo... no, l'amore che lascia andare temo non faccia per me» sento dire da Cassandra stessa… determinata forse a non voler veder morire suo fratello... «quindi… io provavo questo legame per…» d’un tratto la voce di Vicent mi blocca e la testa duole sempre più fragorosamente mentre Nikah prende a urlare furioso, con rabbia cieca. Vicent si avvicina a noi porgendo le sue scuse a Cassandra mentre il dolore si fa sempre più acuto. «Agatha?» vedo la serva passarmi Avanti e guardarmi stupita «per favore, potete preparare un infuso di menta piperita per Sir Gildas?» la donna rivolge solo un cenno di assenso del capo per poi correre nella direzione da cui è arrivata. Nikah si ferma e il dolore inizia via via a svanire mentre Cassandra rassicura Vicent sulle sue scuse, sorrido a entrambi quando la ragazza si rivolge a me come “buon amico”. «C’era… c’era… una persona… tanto tempo fa…» dico balbettando per il nervoso. Le fitte alla testa aumentano e mi piego in avanti cercando di far smettere di urlare quell’animale. Nikah è impazzito. «Non… non posso parlare.» dico stringendo poco dopo i denti mentre mi reggo la testa con le dita che graffiano lungo le tempie e respiro sempre più profondamente mentre il dolore si propaga come tante onde… prima sempre più lievi… poi acute e distruttive… non ce la faccio più… fatelo smettere vi prego…

  7. #2927
    sim dio L'avatar di Damnedgirl
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Vicent Dreth

    Intanto che Cassandra mi risponde,



    <<Non preoccuparti, per fortuna Gildas è un buon amico ed è stato qui con me a tirarmi su il morale>>, sorridente, segno che si sia davvero tranquillizzata, vedo Agatha farmi cenno di sì con la testa ed andare spedita in direzione della dispensa. Il senso di colpa nei confronti di Cassandra però non accenna a diminuire, stranamente la domanda di Esperin, quella in cui mi ha chiesto se Cassandra e Gildas è meglio che sappiano la verità sulla strage di Aeglos, continua a stranirmi… Ad incupirmi. <<C’era… c’era… una persona… tanto tempo fa…>>, la voce balbettante di Gildas mi riporta bruscamente al loro discorso sull’amore. Le sue emicranie però aumentano, in maniera drastica, ed ogni mio pensiero svanisce all’istante perché al suo posto vi è il sospetto che Nikah stia reagendo in maniera aggressiva pur di non nominare questa persona.



    <<Non… Non posso parlare>>, aggiunge dopo qualche istante Gildas confermando il mio timore. <<Va bene così, Gildas>>. Rivolgo un’occhiata complice a Cassandra per farle intuire di evitare di insistere sull’argomento e poco dopo dirle, <<vado a prendere un bicchiere d’acqua, torno subito>>.



    Mi dirigo in infermeria per recuperare una boccetta di olio essenziale alla menta, poi rapido vado in dispensa e qui, mentre riempio un bicchiere d’acqua, faccio un sorriso di circostanza ad Agatha.



    Torno quindi da Gildas e Cassandra e poggiando il bicchiere di fianco a Gildas gli dico a voce bassa, <<lascia fare a me, per favore>>. Se acconsentirà applicherò un paio di gocce sulle dita e, delicatamente, frizionerò le tempie e la fronte di Gildas per poi fargli un breve massaggio, che soffrendo spesso e volentieri di mal di testa, ho imparato ad eseguire. In ogni caso, pulendo eventualmente le mani sulla canotta, riprenderò il bicchiere d’acqua, porgendolo a Gildas con un sorriso.



    <<Meglio?>>.
    Ultima modifica di Damnedgirl; 29th November 2015 alle 23:39



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  8. #2928
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    ADAMANTIA FERALYS

    CONTINUA DA QUI

    La porta si aprì piano, ma chi varcòla soglia non era chi si aspettava Adamantia: “Papà” –sussurrò stupita restando ferma al suo posto. Azor, il viso segnato da una nottata chiaramente insonne, le si parò di fronte con la faccia seria e si schiarì la gola fissandola negli occhi; Adamantia non potè fare a meno di chiedersi se suo padre aveva passato la notte sveglio a causa sua.


    “Vieni con me, nella Sala delle Udienze” – le disse serio incamminandosi in direzione della stanza, Adamantia lo seguì, incerta, continuando a guardarsi intorno convinta che sua madre sarebbe sbucata fuori da qualche parte.
    I servi spostarono le pesanti tende rosse lasciando che i raggi del sole colpissero lo sfarzo delle pareti e la stanza di riempì della brillante luce del giorno; Azor prese posto dietro la scrivania, mosse alcuni fogli, si fermò a leggere un dispaccio passandosi una mano tra i capelli rossi, un rosso più acceso e vivido di quelli di sua figlia.


    Adamantia era in piedi davanti a lui, in silenzio, con le mani che si contorcevano per l’ansia, la paura, la vergogna di farsi vedere in quello stato da suo padre. Alla luce del sole le pietose condizioni in cui versava la giovane strega erano più che mai evidenti: le bruciature, il segno delle corde ai polsi, il labbro gonfio, i graffi sulle braccia e sulle gambe, i lividi sul collo e il vestito a brandelli. Si sentiva praticamente nuda difronte allo sguardo indagatore di Azor, il quale continuava però a starsene seduto tranquillamente, come se si aspettasse che fosse lei per prima a parlare.
    A rompere il silenzio che era calato tra di loroci pensarono due servi che servirono al loro lord una bevanda calda, fumante, e dei biscotti secchi, poi si ritirarono con un inchino. Azor bevve un lungo sorso, poi posò le braccia sul tavolo e la fissò negli occhi: lui non era come gli altri, con lui non funzionavano i poteri mentali, nonna Alycent diceva che il suo scudo invisibile era molto potente e nessuno poteva manipolarlo e lo diceva con orgoglio. Quanto avrebbe voluto che sua madre parlasse di lei con la stessa fierezza, ma adesso, dopo tutto quello che aveva combinato, non sarebbe mai successo!


    Dopo qualche minuto di silenzio le chiese con calma: “E' tutta la notte che continuo a domandarmi a cosa stavi pensando. Non so darmi una risposta, puoi dirmelo tu?”- Adamantia non provò nemmeno a rispondere, perchè lui continuò -“Era questo che volevi? Tornare a casa ridotta in questo modo? Mangiare e dormire in mezzo a degli animali è stato meglio di stare qui con la tua famiglia?”
    Suo padre parlava poco con lei, non siera mai intromesso nella sua educazione, eppure Adamantia provava qualcosa di molto simile all'affetto nei suoi confronti e non avrebbe mai voluto che lui la vedesse così, sconfitta e abbattuta nel corpo e nello spirito.
    “Io volevo solo … Credevo che andando via sarei riuscita a dimostrare alla mamma che potevo vivere come volevo io, continuando ad essere me stessa. Non pensavo che ...”



    “E' questo il tuo problema: non pensi. Sei convinta che tua madre ti odi e che lontano da lei la tua vita possa essere diversa, tutta rose e fiori, è ora di svegliarti! Hai visto tu stessa di cosa sono capaci le persone, cosiddette, normali, la loro sete di potere e di denaro. E' da tutto questo che devi guardarti, è da loro che devi fuggire, non dalla tua famiglia. La tua famiglia sa cosa è giusto per te, per tenerti al sicuro e darti ciò di cui hai bisogno.” - fece una pausa per bere - “Ho passato tutta la notte a convincere tua madre a non intervenire, dovevi essere tu a renderti conto del fatto che sei quella sei e non puoi cambiare, nemmeno se sei certa di poter essere diversa. Confido nel fatto che tu abbia capito, finalmente.”
    Adamantia restò con lo sguardo basso per tutto il discorso, adesso suo padre le stava chiedendo risposte, ma non a parole, le stava chiedendo fatti e finalmente si sentiva pronta a promettere: “Ho capito” - gli rispose con voce ferma; non gli chiese di Illyria, non gli chiese perchè non era venuta lei a punirla, conosceva già la risposta, la conosceva piuttosto bene -“Ho ucciso quegli uomini, ho dato fuoco al loro campo”
    Azor annuì:“Briganti, ladri: uomini, donne e bambini, i soldati di Asshai si stanno occupando ditutti quelli che sono rimasti. Adesso va a cambiarti, mi sembra di parlare con una stracciona che vende il suo corpo per sopravvivere.”



    La ragazza si guardò velocemente, poi abbassò di nuovo lo sguardo e si congedò, si diresse subito nella sua stanza mandando a chiamare Karin, la guaritrice. Era la prima volta che le richiedeva spontaneamente di curare le sue ferite, ma voleva essere perfetta per quando avrebbe parlato con Illyria.
    FLASHBACK PARTE DUE


  9. #2929
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    CASSANDRA DE LAGUN

    Gildas sembra collegare le mie parole a qualcosa riguardo un qualcosa o qualcuno che però non specifica, anzi, pare proprio non riuscire ad affrontare. Vicent fa portare un po' d'acqua per lui e io lo guardo con il sorriso più dolce che riesco a fare. Sembrerò certamente goffa nel mio tentativo di consolarlo, di fargli sentire la mia amicizia. Non sono abituata a queste cose, a questi gesti d'affetto che ho sempre avuto solo per mio fratello. Andreus... no, accidenti, non ti lascerò andare via. "Non preoccuparti Gildas, ti siamo amici, quando e se vorrai confidarti o dirci qualcosa, noi saremo qui per te" gli dico cortese. Chissà cosa lo avrà turbato, che ricordo gli starà girando per la mente ma spero vivamente che Nikah non si approfitti di questo momento di debolezza. Provo a stringergli la mano, come per dirgli di non cedere, come a volergli passare un po' della mia forza. Perchè devo essere forte, devo smetterla di frignare come ho fatto prima al ballo, mio padre... mi avrà visto? Avrà notato la mia poco elegante uscita dal gala? Per lo meno, stasera aveva uno sguardo diverso da quello che ha dipinto sulla faccia nell'ultimo periodo: sembrava così... lui, lo stesso Jubert che ci ha cresciuti, educati, amati a modo suo. Non quello che scaccia mio fratello da Gaearmir, ma quello che al Valmorguli mi ha fatto intendere di tenere molto ad Andreus. Lo so, padre, siamo dello stesso sangue: anche tu quando ami, non lasci andare via facilmente. Come non hai mai lasciato andare via il ricordo di nostra madre: non ti sei mai risposato perchè l'unica donna che vuoi accanto è lei. La testardaggine dei De Lagun può sconfiggere anche la morte. Tra me e mio fratello sarà quindi uno scontro tra titani: chi sarà più caparbio? Dovrò scorprirlo da sola, devo recarmi da lui senza timore e giocarmi il tutto per tutto per trovare un accordo. Perchè non lo lascerò mai andare. Mai. Non mi arrenderò mai, la mia famiglia tornerà unita e felice, questo regno tornerà in pace. Tutto si sistemerà, sono il Primo e combatterò per questo.

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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Gildas Demonar

    Il dolore non accenna a diminuire e stringo gli occhi sentendoli bruciare mentre le urla e le risate di Nikah riecheggiano nella mia testa rimbalzando da una parte all’altra del cranio. Poso i gomiti sulle cosce spingendo mentre la mia testa preme e pulsa sotto le percosse dell’altro me. “Non ti permettere mai più, idiota!” lo sento sibilare nel mio orecchio tra una risata maligna e l’altra. Lo ripete più volte, sempre più forte riempiendomi le orecchie e estraniandomi dal resto del mondo. Alzo a scatti la testa quando vedo l’ombra di Vicent venire meno alla mia vista. Riapro gli occhi cercandolo e lo vedo accanto a me mentre regge tra le mani un bicchiere d’acqua e una boccetta strana. «Lascia fare a me, per favore» gli sento dire preoccupato. Abbasso le mani dalle tempie guardandolo dolorante mentre mette qualche goccia di quell’intruglio sulle dita e poco dopo comincia a passarmela sulle tempie massaggiando delicatamente sia quelle che la fronte. Subito un forte odore di menta si sprigiona dalla zona facendomi lacrimare gli occhi che asciugo con il dorso della mano, mi sento meglio per qualche istante ma dopo poco le fitte aumentano mentre Vicent mi porge il bicchiere d’acqua «meglio?» mi dice sorridendomi. Scuoto il capo in senso negativo ma non faccio in tempo ad accorgermene che la mia mano parte senza il mio controllo provando a colpire il bicchiere e rovesciarlo in giro. Sento Cassandra afferrarmi la mano con la quale ho… ha colpito il bicchiere e stringere appena mentre sento un calore strano, piacevole irradiarsi dalle dita fino al cervello. Le fitte diminuiscono e mi rimetto dritto, ma dopo qualche istante anche l’altra mano parte da sola, senza il mio controllo chiudendosi a pugno e scagliandosi verso il viso di Cassandra. «Basta Nikah!» dico con voce rauca, graffiata, quasi al pari di un animale cercando in tutti i modi di riacquistare da solo il controllo dell’arto. Ho promesso. Devo farcela…

 

 

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