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  1. #2931
    sim dio L'avatar di Damnedgirl
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Vicent Dreth

    In risposta alla mia occhiata vedo che Cassandra mi sorride ed io, anche se per un breve attimo, avverto una sensazione strana, quasi piacevole. Accenno a mia volta un sorriso, leggermente imbarazzato, e sento quella sensazione crescere, salire lentamente, ma è qualcosa che però viene interrotto da Gildas quando mi rovescia addosso l’acqua. Ed è fredda. Gelida. Mantengo per un pelo la presa sul bicchiere e sollevando lo sguardo ricambio con perplessità l’occhiata spaesata di Gildas. Rabbrividendo poi ascolto Cassandra parlargli, sta provando a calmarlo, ad offrirgli il suo appoggio, ma anche stavolta reagisce in maniera violenta e capisco qual’è l’intento perché vedo la mano libera chiudersi a pugno. Non posso permetterlo. Non di nuovo. Reagisco d’istinto parando con il palmo il pugno di Gildas prima che raggiunga il viso di Cassandra, dopo di che, poggiando il bicchiere a terra, mi assicuro di tenere fermo il braccio così da avere la certezza che non possa più nuocere né ad altri, né a sé stesso. <<Ehy ehy, calmo!>>, esordisco tranquillo, guardandolo negli occhi, ed in risposta Gildas esclama <<basta, Nikah!>> con un tono di voce frustrato, visibilmente furente, in dimostrazione che per tutto quello che è appena accaduto lui non centri proprio nulla.



    Vorrei poter fare qualcosa, vorrei affievolire questo dolore a cui Nikah lo sta sottoponendo, vorrei aiutarlo a prendere il controllo mala realtà è che in questo momento non so che fare. Cerco di sdrammatizzare la tensione che è venuta a crearsi con una battuta, <<per fortuna è solo acqua>>, ed in contemporanea, assicurandomi che non ci siano altri movimenti bruschi da parte di Gildas, lascio la presa dal braccio in segno di buona fede. <<Cerca di prenderti tutto il tempo che ti serve, noi siamo sempre qui. Non preoccuparti...>>, aggiungo dopo qualche istante, rimarcando con serietà la promessa che ho fatto nonostante sul mio viso ci sia un sorriso spontaneo, sincero.



    <<Posso… Posso restare da solo per un po’? Non farò danni, giuro…>>, lo sento domandare e poco dopo abbassa lo sguardo afferrandosi le spalle e stringendo.



    Non faccio in tempo a rispondere perché quasi in contemporanea un servo mi avvisa che il Re mi attende in terrazza. <<Va bene>>, biascico con un leggero sospiro, posando lo sguardo su Gildas poi stando attento a non macchiare con il sangue cerco di cingerlo in un abbraccio amichevole, l’ennesimo gesto con cui, nonostante tutto, gli mostro la mia fiducia ed il mio affetto. In ogni caso, scostandomi delicatamente da Gildas e tornando in piedi guardo Cassandra, <<quando sei libera vorrei parlarti, è importante... Ora però è meglio se raggiungo Lantis>>, le sorrido ed aggiungendo, <<a dopo, Cassandra>>, vado in direzione del dormitorio. In stanza, sforzandomi di ignorare il cadavere, mi cambio la canotta, mi sistemo, afferro il materiale da disegno e, chiudendo la porta a chiave, lascio i panni sporchi in una cesta fuori dalla porta così che i servi non debbano entrare per prenderli.



    Raggiungo quindi la terrazza dove Lantis mi attende e dopo un inchino esclamo, <<Perdonate il ritardo Maestà, ho preferito non presentarmi in divisa da allenamento>>.



    Nota: Frasi ed azioni concordate.
    Ultima modifica di Damnedgirl; 29th November 2015 alle 23:43



    Visita il mio spazio ricordi! Dark Land

  2. #2932
    Master caotico L'avatar di SimsKingdom
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    È notte

  3. #2933
    L'avatar di mary24781
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    LANTIS RAEGHAR

    Una cosa positiva in tutto questo marasma c'è: quel ballo infernale è terminato. Non ho nemmeno visto la mia palla al piede per tutto il giorno, quindi in teoria le cose positive sarebbero due. Ho riposato profondamente e poi contattato la Banca di Ferro, avviando così le contrattazioni, ma mi sento tranquillo. E' quasi notte, la stagione delle foglie si sta avviando verso l'inverno, il clima ne è la dimostrazione, inizia a far freddo. Rimetto i vestiti del ballo e mi avvio alla Torre, dirigendomi in Terrazza attorniato dalla mia scorta. Non ne avrei bisogno, ma sono il Re di Dohaeris, è una formalità e devo rispettarla. Do ordine di chiamare Sir Vicent, forse è anche questo pensiero a rendermi allegro. E' come se grazie alle mani del cavaliere, potrò rivedere il volto della mia Reneè, un viso che ho terrore di aver perso per sempre, che ho terrore di dimenticare nei suoi dettagli, anche più piccoli. E' dipinta nella mia mente, bella e dolce come mi apparve quella sera, con quegli occhi che sembrava sapessero già tutto di me e dei miei sentimenti. Del mio dolore, della mia perdita. Il giovane Lord di Aeglos mi raggiunge presto, mi sono sempre piaciuti i soldati così ligi a rispettare gli ordini. Appena la guardia ci lascia soli, abbozzo un sorriso impacciato verso di lui. "Perdonate il ritardo, vi avevo promesso la tarda mattinata ma impegni improrogabili mi hanno tenuto occupato. Comunque..." dico tossendo per calmare la voce "... come vi anticipavo al ballo, vorrei che attraverso una mia descrizione, disegnaste il ritratto di una donna... della donna che mi portò a rinunciare alle mie prime nozze con Lady Lumen". Mi siedo alla panca e gli faccio segno di sedersi davanti a me. Attenderò che prenda carta e carboncino per iniziare. "In verità, l'ho vista solo due volte, vi sembrerà folle che ancora oggi io voglia vedere il suo viso... ma ero giovane... è stata la prima volta che mi sono sentito in grado di affrontare il mondo intero per amore di qualcuno" cerco di spiegare, non tanto perchè me ne sento in dovere, ma per chiarirgli quanto sia importante per me che il ritratto venga bene. Involontariamente, appena Reneè si focalizza nitida nella mia mente, un sorriso addolcito appare sulle mie labbra. Prontamente, però, mi faccio serio e rompo ogni indugio. "I capelli sono rossi di fiamma ardente, lunghi e deliziosamente mossi, le loro onde incorniciano i suoi lineamenti perfetti e ne risaltano l'incarnato d'avorio. Le labbra sono rosee come il più delicato dei boccioli, armoniose nella forma e..." e quanto mi sono perso su quella labbra, quante volte sono morto per rinascere di una gioia che non credevo possibile! Ma devo restare razionale, devo cercare di spiegare bene a Sir Vicent "... e non troppo carnose, ma comunque morbide e graziose". Riprendo l'autocontrollo, non voglio certo apparirgli ridicolo. "Il viso è illuminato da due stelle di smeraldo, chiare e lucenti come nemmeno nel firmamento se ne vedono... forse questo vi sarà difficile tratteggiarlo ma... il suo sguardo è penetrante, come sapesse leggerti l'anima... ma non in senso di rimprovero, ma... come se riuscissero ad orientarsi nell'oscurità che ti porti dentro" dico confusamente, fissandomi le mani conserte. Nessuno riuscì a vedere il mio dolore quel giorno, la mia pena, a capire di cosa avevo bisogno... lei sì, le bastò solo uno sguardo, solo un sorriso. Solo un gesto. "Se avete bisogno di altri dettagli... ditemi pure, mi rendo conto di essere stato troppo... coinvolto" commento fissandolo in modo leggermente apprensivo. Voglio vederla, ora so che uscirà da quelle mani per distendere la sua bellezza su questo foglio. Dei, quanto mi manchi... Reneè.

  4. #2934
    L'avatar di mary24781
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    CASSANDRA DE LAGUN

    Gildas chiede di restare solo e poi sembra perdere il controllo di Nikah, tanto che rovescia l'acqua a Vicent e tenta di colpirmi in faccia con un pugno. Vicent lo blocca e dalle parole che pronuncia, sembrerebbe che il nostro amico sia alle prese con una vera e propria guerra interiore. Non so come aiutarlo, lo guardo inizialmente preoccupata, forse il discorso sull'amore ha smosso qualche sbarra della gabbia della bestia. Quando Vicent ci lascia soli, lo guardo seria, ma non in senso di rimprovero. "Per me non dovresti rimanere solo, ma provare ad affrontare i tuoi demoni. Forse, senza segreti o cose da trattenere in te, anche il tuo lato oscuro andrà via" abbozzo una soluzione, ma è più facile a parole che a fatti. Senza segreti, senza cose da trattenere, senza pieghe nell'anima: un buon consiglio senza dubbio, ma io lo metto in pratica? Con Andreus sto ancora tentennando, dovrei invece alzarmi decisa e dirigermi al Glados. Dovrei affrontare i miei demoni anche io. Guardo Gildas e gli sorrido: "Facciamo un patto: se io riuscirò a risolvere con Andreus, tu avrai più fiducia in noi e... in te stesso. Se ce la faccio io, Gildas, che per tutta la vita mi sono nascosta dietro i miei giuramenti, puoi farcela anche tu". Sì, possiamo farcela entrambi.

  5. #2935
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    ADAMANTIA FERALYS

    CONTINUA DA QUI

    Completamente nuda sul letto attese, con apparente calma, che Karin facesse il suo dovere, mentre nella sua testa i pensieri vorticavano furiosamente: gli sguardi, i gesti, le botte, la paura di non farcela, la rabbia e infine il sapore dolceamaro della vendetta, tutto si scontrava ed esplodeva furioso dentro di lei.
    Quando la guaritrice risanò tutte le sue ferite, la strega, come risvegliatasi dopo un incubo notturno, si sfiorò la pelle diafana e perfetta senza proferire parola con nessuno e rifiutando con asprezza le cortesie che le ancelle le riservavano. Strinse i pugni e poi li rilassò, fece più volte questo gesto ogni volta stringendo più forte, giurò a se stessa che non avrebbe più permesso che qualcuno la guardasse come aveva fatto suo padre o pensasse ciò che lui aveva pensato, che non si sarebbe più mostrata debole, ferita e dolorante come una stupida donzella in pericolo e che non si sarebbe più fidata di nessuno. Mai più.
    Purtroppo quell’incubo era ancora lontano dall’essere finito, c'era ancora qualcosa che doveva fare, una cosa che una parte di lei trovava ripugnante, ma che sapeva che l'avrebbe finalmente resa completa, una vera Feralys, degna di appartenere ad una tale gloriosa famiglia. Si ripetè più volte, prima di riuscire a trovare il coraggio, che ne valeva la pena e che la sua vita aveva bisogno di una svolta, quindi si vestì e si diresse, ostentando una sicurezza che in realtà non aveva, nelle stanze di sua nonna Alycent.


    La trovò alla finestra, lo sguardo attento e vispo scrutava verso la città che si era risvegliata tra fiamme, fumo, grida e soldati. Si voltò verso la nipote e la invitò ad avvicinarsi: “La mia piccola strega rossa! Siediti qui, qui davanti a me.”

    Alycent, nonostante l’età, era ancora una bella donna, i lunghi capelli ingrigiti le donavano un’aura di regalità come a poche, il corpo snello era ancora flessuoso e fluido nei movimenti e il suo sguardo catturava l’attenzione di chi le parlava come se fosse provvisto di una calamita invisibile. Era l’unica in famiglia che sembrava provare un briciolo di umanità e affetto nei confronti di Adamantia, per questo la ragazza si sentiva più sicura a rivelare a lei, non a sua madre, l’accaduto e quello che aveva scoperto di provare a riguardo.
    Adamantia la vide allontanarsi verso il secrataire in legno e rovistarvi dentro, ne trasse una luccicante spazzola in ambra, regalo di nozze del defunto marito Athon, e si rivolse nuovamente alla nipote. Le prese con delicatezza una ciocca di capelli tra le dita ed iniziò a spazzolarla dolcemente,cadenzando sottovoce una nenia antica, parole incomprensibili in una lingua strana, forse retaggio di un'arcana tradizione.
    “C'è qualcosa che ti turba?” - la voce bassa di Alycent aveva interrotto il canto per concentrarsi su sua nipote, adesso.
    Adamantia aveva nel frattempo raccolto le idee e i pensieri che aveva avuto non le sembravano più così strampalati come aveva creduto, quindi prese coraggio e parlò: “Sono pronta per iniziare.”
    “Per iniziare cosa, cara?”


    “Voglio imparare ad essere come voi, come te e mia madre. Sono pronta ad accettare quello che sono, ad abbracciare i miei poteri ed essere una degna erede per la famiglia Feralys! Ieri notte … ho ucciso delle persone, con il fuoco, e, ecco, la sensazione, quello che ho provato ...”

    Alycent smise di pettinarla e si sedette di fronte, gli occhi negli occhi: “So bene come ti sei sentita, l'ebrezza del potere, di controllare la vita e la morte … a tutti quelli che si abbeverano da questo pozzo piace fin troppo quello che trovano. E non puoi farci niente, una volta che ci sei dentro l'unico modo per fermarsi è essere fermati.”
    La giovane strega non era molto sicura di quello che le stava dicendo sua nonna, da un lato il potere che si era sprigionato dalle sue mani le aveva dato sicurezza, orgoglio, l'aveva fatta sentire bene, come se avesse finalmente vissuto per la prima volta, ma dall'altro, svanita la sete di vendetta, ciò che le era rimasto era la paura, la vergogna, il rimorso per quello che aveva fatto a quegli uomini.
    “Ladri e briganti, non essere triste per loro, bambina." - disse Alycent come se le stesse leggendo nel pensiero - "Si sono meritati la loro sorte e i soldati che ha mandato Azor hanno finito ciò che tu hai brillantemente cominciato. Non ne resterà nemmeno uno, di quei balordi malfattori!”
    Adamantia guardò per la prima volta dalla finestra, ormai il sole era alto e le baracche sulla piana erano quasi tutte bruciate, colonne di fumo alto si sprigionavano verso il cielo terso e il fiume Panther serpeggiava lento tra le macerie, come un vecchio guardiano che si sincera che sia tornato tutto quieto dopo la tempesta.
    “Voglio essere migliore, ma non posso farlo da sola, ho bisogno del tuo aiuto.” - le raccontò del giovane cavaliere Arlan, della reazione di Illyria e la sua fuga dopo aver usato lo charme su una ancella per il vestito. Proseguì dicendole dell'incontro con Gunnar, delle guardie che l'avevano riconosciuta e di come il ragazzo l'avesse aiutata a sparire tra la sua gente, di come poi la sua famiglia si fosse rivelata meschina e subdola cercando di rapirla e chiedere un riscatto, dopo averla picchiata senza pietà - “Quando mi sono sentita quelle orrende mani addosso ho pensato solo a me stessa, a come potessi sopravvivere. E non mi importava di niente e di nessuno, c'ero solo io e la mia voglia di vendetta. E' questo che voglio essere, questo che voglio ricordare, nessuna debolezza, niente rimorsi, questa notte l'Adamantia stupida e sciocca che voleva fuggire ed essere amata per ciò che era ha smesso di esistere e ha dato vita alla nuova me. Devi aiutarmi, usa il tuo charme su di me, voglio dimenticare di essere mai stata così, voglio dimenticare di non essermi sentita all'altezza. Lo farai, nonna?”
    “E' davvero quello che vuoi?” - il cenno positivo della testa non le lasciò dubbi - “Guardami negli occhi, Adamantia, e ascoltami con attenzione.”
    Quella che tornò in stanza, a schiena dritta e col mezzo sorriso furbo sulle labbra, era un'altra Adamantia, sicura di sé e delle sue capacità, fiera di aver tenuto testa a quella banda di balordi che non aveva la più pallida idea del grosso errore che aveva commesso cercando di rapirla.
    I ricordi su quanto era accaduto erano confusi, ma non era quello l'importante, ciò che contava era che adesso si sentiva completa, orgogliosa di ciò che era diventata e non vedeva l'ora di dimostrarlo a tutti. A sua madre, prima di chiunque altro.


    Ora che si sentiva pronta ad affrontarla mandò una delle ragazze a chiedere il permesso di farle visita; Illyria si fece trovare nella Grande Biblioteca, intenta a leggere un antico volume dalla copertina rilegata in pelle nera: La Leggenda della Pantera – Saffron Feralys e la Pietra di Fuoco.
    Non attese che le facesse nessun cenno, non c'era traccia di deferenza nei suoi confronti, prese posto sul divano accanto a lei ed accavallò le gambe, guardandola con fare sornione. Dopo qualche minuto in silenzio Illyria chiuse il volume avvicinando entrambe le mani e facendo in modo che emettesse un suono secco e grave: "Cosa vuoi?" - le disse con la voce che tradiva una certa irritazione.
    "La tua completa attenzione, mamma, e mi sembra di esserci riuscita perfettamente. Sono qui per darti ragione, la tua previsione si è avverata: ti sto chiedendo di rendermi migliore, degna di ricevere l'eredità che mi spetta."



    Illyria la scrutò con sospetto, chiedendosi se fosse un trucco, una specie di finta e quale fosse il suo scopo finale, poi scosse la testa e decise di prestarsi a qualunque cose volesse sua figlia: "Ti sei decisa finalmente! Ci hai messo un po' troppo, Adamantia, pensavo avresti capito quale fosse il tuo dovere quel giorno che ho ucciso la tua amichetta del cuore. Da allora non ho fatto altro che pensare che ci dovesse essere qualcosa di sbagliato in te, ma forse sei solo un po' ritardata. Beh, meglio tardi che mai!" - rise, nascondendo la bocca con la mano.
    La ragazza represse a fatica un moto di stizza, ma abbozzò un sorriso nonostante tutto, e non si mosse, nemmeno quando Illyria si alzò dal divano osservandola dalla testa ai piedi, con aria a metà tra il pensieroso e il disgustato."Prima lezione, impara a vestirti come una donna del tuo rango e non come una poveraccia. Vieni con me, Adamantia, vediamo come te cavi a vivere nel mondo reale"


    FINE FLASHBACK


  6. #2936
    Master caotico L'avatar di SimsKingdom
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Gildas Demonar

    Il respiro mi muore in gola quando sento la presa della mia mente sul braccio venir meno e perderne totalmente il controllo. Fa male, sento le ossa dl braccio dolermi mentre Nikah cerca in tutti i modi di arrivare al viso di Cassandra, persino quando Vicent lo blocca parlando e cercando di tranquillizzarmi. Cosa c’è da stare tranquilli? Sono un mostro. Un pericolo per chiunque e per me stesso. Devo sparire, andare via da qui. Avrei dovuto dare ascolto ai miei pensieri la notte che sono scappato da Vjetar, dovevo nascondermi in una caverna e lasciare che questa malattia mi divorasse fino a consumarmi, fin quando di me non sarebbe rimasto altro che un cadavere marcio nel fondo di una grotta. Quando chiedo di rimanere da solo, Vicent mi lascia il braccio ormai inerme, come se fossi una bestia incatenata e smetto di guardarlo per stringermi le braccia e stringere… stringere… stringere fino a farmi male da solo. Vicent stesso mi abbraccia cingendomi le spalle con le sue braccia in quella stretta amichevole ma io non reagisco, resto inerme come una sorta di statua di marmo, sento il suo calore, forte come quella volta in camera ma non riesco, il mio corpo intero si rifiuta di ricambiarlo. Lo guardo allontanarsi e aspetto che anche Cassandra faccia lo stesso mentre tiro le gambe sulla panchina e le cingo nelle braccia chiudendomi in una sorta di difesa… o almeno l’ho sempre vista così da piccolo… dopo i colpi di mio padre. «Per me non dovresti rimanere solo, ma provare ad affrontare i tuoi demoni. Forse, senza segreti o cose da trattenere in te, anche il tuo lato oscuro andrà via» la guardo inclinando il capo e posando una guancia sul ginocchio, vedo il suo volto illuminarsi da un sorriso mentre parla «facciamo un patto: se io riuscirò a risolvere con Andreus, tu avrai più fiducia in noi e... in te stesso. Se ce la faccio io, Gildas, che per tutta la vita mi sono nascosta dietro i miei giuramenti, puoi farcela anche tu» sollevo il labbro in un sorriso triste «credo che la mia sia una battaglia persa in partenza… hai visto di cosa è capace Nikah e per quanto io provi a respingerlo lui diventa sempre più forte.» la guardo triste stringendomi con le gambe «voglio che mi prometti una cosa, Cassandra… è… importante.» dico cercando di farmi più serio «se Nikah dovesse prendere il sopravvento e… io non dovessi più tornare…» le parole mi muoiono in gola e sento gli occhi farsi sempre più lucidi fin quando l’immagine della donna non diviene sfocata «voglio… voglio che tu mi uccida, Cassandra.» dico a stento mentre sento una lacrima tradirmi e scivolare sul mio viso «non posso sopportare l’idea che io possa fare del male a te o a Vicent. Non voglio… ti prego!» affondo il volto nelle gambe stanco per tutto ciò che è accaduto. Voglio farla finita… non posso vivere così, non più…

  7. #2937
    L'avatar di mary24781
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    CASSANDRA DE LAGUN

    Gildas si mette nella stessa posizione accucciata in cui l'ho visto in camera mia: sembra un bambino impaurito, indifeso, il riflesso di piegare all'ingiù le sopracciglia e gli angoli della bocca mi viene spontaneo. Però poi un fuoco mi si accende dentro, non può finire così, non può esserci così tanta rassegnazione, non lo accetto: si combatte per ciò che si ama e Gildas dovrebbe amare di più se stesso e la vita! Resto impietrita dalle sue parole, dalla sua assurda richiesta, lo guardo seria da principio ma poi lo sguardo diventa torvo, aggrottando lievemente la fronte. Nikah non può vincere, Nikah non è nessuno, non è niente è solo un demone che va sconfitto, così come va sconfitta questa guerra, così come vanno superate le barriere che ci separano dalle persone che amiamo. Gli sorrido ma stavolta in modo deciso, forte, determinato: "Questo corpo è tuo, questo corpo appartiene a Gildas, a te, a te soltanto. Lui è solo un'ombra che si dissipa con il sole e... la nostra amicizia, la tua arte, la tua abilità e la tua fantasia sono il tuo sole. Tu sconfiggerai le ombre, Gildas io so che ci riuscirai. Come io affronterò mio fratello e distruggerò le sbarre che ci separano. In tutta la mia vita..." dico abbassando lo sguardo, fissandomi i piedi "... mi sono sempre messa una corazza attorno, così tutto era sotto controllo, tutto era bianco o nero. Nessun dubbio, nessuna incertezza, dritta per la mia strada. Poi, un giorno il mio maestro, Drako Kalisi, è stato condannato a morte, mio fratello ha seguito i ribelli di Targaryus e... tutti i miei giuramenti, tutto il mio mondo bicolore è andato in frantumi. Mi ci sono aggrappata, tante volte quel demone ha vinto su di me e sui miei sentimenti. Poi ho rivisto Andreus, mi sono specchiata nei suoi occhi colmi di rabbia... e il riflesso che vi ho visto non era il mio". Faccio una pausa, per poi rimettere gli occhi su di lui: "Ho visto andar via mio fratello sapendo che poteva essere l'ultima volta che l'avrei potuto incontrare. Non ho fatto niente, sono rimasta impotente dinanzi a quello che stava succedendo. E mi sono resa conto che cedendo al mio demone, stavo perdendo non tanto me stessa, ma chi amo. Questo, Gildas, mi ha dato la forza per capire come incollare i cocci della mia morale... della mia fede. Varcherò il Glados, incontrerò mio fratello e questa volta, nei suoi occhi, ci sarò io e basta. Non abbiamo bisogno di loro, dei nostri demoni... basta capire questo, basta affrontare ciò che si ama e questo oscura tutte le nostre debolezze". Mi blocco, mi rendo conto di aver parlato troppo, probabilmente. "Scusami per le ciarle, quando attacco non la finisco più" ridacchio per allentare la tensione. Finchè non sarò certa che sta meglio, non lo lascerò da solo. No, assolutamente no. Se quella cosa dovesse farsi viva, so io come ricacciarla a calci da dove è venuta!

  8. #2938
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    ADAMANTIA FERALYS


    Apro gli occhi di scatto, intorno a me è tutto buio. Devo essermi addormentata, l'allenamento con Vicent mi ha stancato più di quanto pensassi.


    Mi asciugo con attenzione, tamponando i capelli con un panno bianco, vaporizzo il mio solito profumo e scelgo un abito dal guardaroba.
    Mi sembra di vestirmi sempre allo stesso modo, che noia!


    Comunque mi sistemo a dovere, bisogna sempre apparire al meglio anche nelle situazioni più difficili e nei momenti in cui avresti voglia di andare in giro nuda sperando che nessuno ti noti, come un fantasma in un vecchio castello. Il mio problema è che non passo mai inosservata, quindi tanto vale essere strepitosa in ogni caso.


    Una volta finito di vestirmi mi rendo conto che è tutto il giorno che non mangio e anche ieri sera, ho assaggiato solo un biscottino al limone, ma poi mia madre mi ha fatto passare la fame.
    Ripenso a quello che mi ha detto, su mio padre ferito da un brigante, devo saperne qualcosa di più, non posso fingere di non aver sentito nulla. Mi dirigo in sala da pranzo con questi pensieri in testa, Aiden è qui, da solo, sembra assorto.


    Mi faccio portare qualcosa di leggero da mettere sotto i denti, mentre rivolgo al comandante un'occhiata curiosa: sarà morto o è soltanto pensieroso?


  9. #2939
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Vicent Dreth

    Spero che Cassandra riesca a calmare Gildas, perché poco fa mi sono reso conto di come non ha ricambiato l’abbraccio e questo è molto, molto preoccupante. Scuoto la testa per scacciare via i brutti pensieri e promettendomi di passare a controllare più tardi come sta Gildas mi concentro sul ritratto per Lantis. Annuisco tranquillo quando mi informa di aver avuto impegni durante la mattinata e accomodandomi di fronte a lui afferro il carboncino ascoltando con attenzione ciò che dice.



    <<In verità, l'ho vista solo due volte, vi sembrerà folle che ancora oggi io voglia vedere il suo viso... Ma ero giovane... E’ stata la prima volta che mi sono sentito in grado di affrontare il mondo intero per amore di qualcuno>>. Guardo Lantis, in parte curioso, in parte triste, per la spiegazione. Questo ritratto è davvero importante per lui, è evidente, dovrò impegnarmi per riportare su carta un volto visto in solo due incontri, dovrò disegnare il volto della rossa misteriosa che è riuscita ad annullare un matrimonio, conquistare il cuore di Lantis e rimandare i piani dei Leithien per unire il loro casato con quello dei Raeghar. D’un tratto un sorriso si mostra sul viso del Re per poi svanire velocemente così come è apparso mentre con un po’ di difficoltà cerca di descrivermi questa donna.



    Ammetto di provare imbarazzo e perfino sentirmi fuori posto quando mi parla degli occhi, di quello sguardo talmente profondo da riuscire a mettere a nudo la sua anima.



    <<Se avete bisogno di altri dettagli... Ditemi pure, mi rendo conto di essere stato troppo... Coinvolto>>. Un uomo ansioso, confuso, sofferente, ecco come Lantis in questo preciso momento... Quasi non sembra lui... Prendo un respiro profondo ed intanto che elaboro le poche informazioni che mi ha fornito sentenzio calmo guardando prima gli occhi del Re e poi il foglio, <<non è mio desiderio o volontà intromettermi nelle questioni personali di vostra Maestà ma… Dalle vostre parole traspare tutt’ora un forte sentimento nei riguardi di questa donna>>.



    Comincio a creare una prima bozza del viso, prendendo come base i lineamenti di Selene che essendo delicati potrebbero coincidere con quelli della rossa. Poi gli pongo delle domande specifiche, fermandomi e chiedendo conferma dettaglio dopo dettaglio se li sto riportando correttamente. <<Ha dei lineamenti davvero molto dolci, il viso è pulito e piuttosto semplice>>, rifletto ad alta voce, con un tono serio, mantenendo lo sguardo sul disegno. <<Che espressione preferite per il viso? Aveva cicatrici, nei o lentiggini?>>, chiedo quando passo ai capelli e dopo qualche istante aggiungo, <<E le orecchie?>>, bloccandomi ed ascoltando le sue risposte.



    Riprendo quindi a disegnare, basandomi su queste ultime indicazioni, seguo i lineamenti del viso definendoli con maggiore precisione, scurisco appena il contorno delle labbra per poi risalire agli occhi a cui do maggiore spessore per farli risultare penetranti proprio come ha detto. <<Questo è un abbozzo… Ancora un po’ di pazienza ed ho fatto>>, gli mostro il foglio per avere la conferma che sia lei e mentre riposo la mano chiedo curioso, cercando però di non risultare troppo indiscreto, <<un sentimento così forte, nato da una conoscenza ridotta a due sole volte deve essere davvero qualcosa di predestinato degli Dei>>. Gli sorrido e poi titubante dico, <<se mi è permesso... posso chiedervi perché non le avete chiesto di sposarvi?>>, abbassando dopo qualche istante lo sguardo conscio di aver toccato un tasto dolente per il Re
    Ultima modifica di Damnedgirl; 29th November 2015 alle 23:51



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  10. #2940
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    ADAMANTIA FERALYS


    Continuo a mangiare in silenzio, sorseggiando un pò d'acqua: vino non se ne parla, ho già bevuto al ballo e mi basterà per oggi, domani si vedrà.


    Ho terminato il pasto leggero e decido di alzarmi, passo sfiorando la spalla di Aiden con la mano, poi mi fermo di fianco a lui e gli stampo un bacio sulla guancia, lasciando il segno del mio rossetto.




    "Sveglia tesoro, ti stai perdendo il meglio." - gli sussurrerò all'orecchio, poi me ne andrò ... si ma dove? Questo posto sembra un cimitero, devono essere morti tutti, come Aiden.
    C'è un posto in cui potrei andare, beh si, credo proprio che ci andrò.



 

 

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