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  1. #3091
    sim dio L'avatar di albakiara
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Nymeria

    Ancora avvolta nel telo da bagno congedo la serva che mi ha portato il necessario per scrivere e mi metto subito all'opera, intingo la penna nel calamaio e lascio cadere l'inchiostro in eccesso, poi con cura traccio elegantemente ogni singola lettera. Mi ritornano alla mente tutte le ore passate ad esercitarmi nella scrittura sotto la solerte attenzione del mio severo padre; saper leggere e scrivere è un privilegio per pochi, mi ripeteva sempre, ed è indispensabile nel nostro lavoro di mercanti, così come saper far di conto.
    Scrivo di getto, le parole mi sorgono spontanee, e dopo qualche rigo mi interrompo lasciando la frase in sospeso così da poterla terminare al mio ritorno dalla battaglia, come suggeritomi da Vicent.
    Lascio asciugare l'inchiostro e nel frattempo indosso l'armatura dei reali assicurando con cura ogni singola parte, oggi la mia vita dipenderà anche da questa accozzaglia di lamiera.
    Terminata la vestizione arrotolo la pergamena e la ripongo nel cassettone accanto agli altri miei averi, poi esco dalla stanza e mi avvio verso il portale con Vicent.

    Continua qui
    Ultima modifica di albakiara; 13th January 2016 alle 11:42

  2. #3092
    sim dio L'avatar di scarygirl
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Alinor Waters



    "Milady, è l'alba!".
    Strizzo gli occhi affondando il viso nel cuscino, quando comincio ad intravedere i primi raggi di sole.
    "Abbiate pietà di me, ho ancora lo stomaco in subbuglio!" imploro, girandomi dall'altra parte. Fosse per me resterei a letto per tutto il giorno, ma so già che non è possibile.
    Sbuffando come al solito, mi tiro su e scivolo giù dal letto con gli occhi semichiusi.
    "Dopo un bel bagno ed una buona colazione vi sentirete meglio!" mi assicura Dora con un largo sorriso.
    Sul mio viso compare una smorfia di disgusto. Non capirò mai come fanno certe persone ad essere così attive e sorridente a quest'ora della...notte. Sì, perchè per me è ancora notte.
    "I guerrieri sono già partiti?" chiedo invece con voce rauca.
    "Sono partiti poco fa milady. Che gli dei gli assistano!" mi risponde Laila mentre cambia le lenzuola.
    Vicent e Nymeria. Sono sicura che torneranno alla Torre sani e salvi e magari anche riportando una vittoria.
    Dopo il bagno, indosso una delle mie nuove comode tuniche da Consigliera e mi avvio nella sala riunioni. Tutto sembra tacere, staranno ancora dormendo tutti...beati loro!
    Giunta davanti al tavolo, mi chiedo se Gordon è tornato a casa o ha pernottato al castello questa notte...non vorrei ritrovarmelo davanti anche a colazione, magari servendo un altro macabro piatto.
    Laila e Dora mi superano dirigendosi in cucina, mentre io mi lascio cadere su una delle sedie, con lo sguardo rivolto fuori dalla finestra.
    ...Chissà se Nathar sarà già sveglio a quest'ora...


  3. #3093
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Aiden Urthadar

    Vengo lasciato solo, come richiesto, e per molto tempo gli unici suoni che giungono alle mie orecchie sono i rumori ovattati della sala da pranzo: sta succedendo qualcosa, ma non me ne preoccupo, ora come ora potrebbe anche fulminarli tutti Raiden in persona e non me ne importerebbe. Una voce si avvicina, è Adamantia, mi offre parole di cordoglio e mi invita in camera sua, per discutere delle due donne che hanno fatto questo. Niente, nemmeno lei ha capito... nessuno ha capito. Poi, quando ho ormai perso la cognizione del tempo, rimane solo il silenzio a farmi compagnia e a rabbuiare ancora di più la mia mente già annebbiata. La mia mano non ha mai lasciato quella di Alistair, gradualmente sempre più rigida, più fredda. Non la sto toccando con tenerezza, come farebbe un nipote addolorato dalla perdita dell'amato zio, come strinsi quella di mio padre: no, la sto stringendo con tutte le mie forze, con violenza e cattiveria, tanto da lacerare la pelle e vedere dei rivoli di sangue che occupano gli spazi tra le mie dita. Ma ormai il sangue ha smesso di fuoriuscire, il cuore di un altro Urthadar ha smesso di battere e il rosso rimane solo incrostato sulla mia cute, sotto le mie unghie. Sono stati tutti comprensivi, rispettosi, ma non hanno capito che di quest'uomo non me ne può fregare meno: l'ho odiato con una fiera passione, un odio che superava di gran lunga qualunque sentimento d'amore io abbia mai provato. Forse è anche per questo che sono così, l'odio mi ha cresciuto, e dall'odio ho preso la mia forza. È logico che non sia in grado di rapportarmi in nessun altro modo. Per Cassandra... ho provato qualcosa di simile all'affetto, ma l'ho distorto, l'ho plasmato in qualcosa di malato e ossessivo: non so fare altro, è la mia natura. Tempo fa scrissi in una lettera a Petyr che Lantis era diverso da noi, che era vittima della sua stessa oscurità, schiavo delle tenebre che albergano nel suo cuore. Solo ora realizzo quanto sprovveduto sia stato. Ho abbassato la guardia, ho diminuito le mie difese e il nero, come un cancro, si è diffuso ovunque e mi ha levato il respiro. Chiamo un servo, Theon, e gli ordino di bruciare il cadavere e di disperdere le ceneri dove più gli aggrada: non voglio il cane di mia madre sepolto nella cripta di Capo Tempesta. L'uomo tentenna, lo vedo spalancare gli occhi quando mi osserva in volto, chissà in che razza di condizioni sono: ho trascorso tutta la notte in piedi, come un gufo. Devo avere delle occhiaie che arrivano fino al pavimento. <<S-state bene?>>, mi chiede balbettando, ma non gli rispondo ed esco dall'infermeria, arrivando immediatamente in sala da pranzo. Qui trovo solo Alinor, che stranamente non sta mangiando nulla, forse ha già fatto colazione. <<Mh>>, sbuffo appena la vedo, e prendo posto direttamente di fronte a lei. <<Mi sorprendete, non pensavo avreste resistito così tanto>>. Mi metto comodo e con un gesto della mano ordino ad Agatha di servirmi del vino, tanto vino, e di portarmi un calice pulito. <<Lo preferisco al latte>>, sorrido alla Waters, un sorriso che immagino sia inquietante se unito alle occhiaie e ai segni di inappetenza che mi decorano il viso. Poi abbasso improvvisamente la voce, tramutandola quasi in un sussurro. <<Solo una mossa falsa...>>, cerco i suoi occhi, chiari e innocenti. <<Mi serve solo che abbassiate la guardia per un istante, e quell'abito da consigliera adornerà la vostra tomba>>. Altro odio. Eccello solo in questo. E io voglio tornare a eccellere.
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  4. #3094
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    ADAMANTIA FERALYS

    Un leggero sbadiglio mi coglie improvviso, distraendomi da tutti i miei pensieri. Forse dovrei prendere un pò d'aria, lontano dalle atmosfere rarefatte di questa stanza.
    Mi do prima una sistemata ai capelli, poi esco dalla stanza. Mi volto verso il giardino, ma non c'è nessun movimento, faccio spallucce e mi dirigo verso le scale, diritta in biblioteca.
    Ci sono libri di varia natura qui, storia, magia, religione ... ogni pagina nasconde un segreto da svelare con la lettura, ma non tutto è stato scritto, non a tutto c'è risposta, purtroppo per me. Sfioro con le dita le coste di alcuni vecchi testi, sono indecisa, penso con una smorfia del viso.


  5. #3095
    Master caotico L'avatar di SimsKingdom
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Gildas Demonar

    Il freddo pungente della stanza inizia a farsi sempre più pungente man mano che inizio a svegliarmi. Apro lentamente gli occhi mentre nella testa le ultime note di un vecchio ricordo si fanno sempre più flebili. Un vecchio pianoforte si mostra ancora sfocato nella mia testa e piano a piano la figura di una donna prende vita da esso, mia madre è seduta a quel piano, il viso giovane e senza alcun segno dell’età è solcato da lacrime mentre le sue dita sottili e affusolate si muovono leggere su quei tasti candidi, la melodia esce lenta, dolce… in netto contrasto con il luogo tetro, il freddo castello dei Demonar pare tingersi per un attimo di colori caldi, accesi e per un attimo, un solo singolo istante mi pare di scorgere un sorriso sul volto di lei.

    ...

    Quella notte mi alzai terrorizzato dal mio letto, era la prima volta che le mie piccole orecchie udivano qualcosa di diverso dalle urla rabbiose e dal suono agghiacciante della frusta. Il terrore di poter vedere qualcosa di diverso e mostruoso associato a quel suono così delicato divenne ben presto più potente, mai avevo udito simile suono, ogni strumento mi era precluso, ogni conoscenza per me era limitata al solo studio con il septon dei Fern rimasto ancora in vita dopo la morte degli altri allievi. Astor aveva fatto sparire ogni cosa potesse allietare le giornate di mia madre, a parte una cosa… quel grosso pianoforte per il quale lei stessa si era inginocchiata, pregando mio padre di risparmiarlo assieme alla sua vita. Le gambe mi dolevano e i lividi pulsavano man mano che i muscoli venivano tesi ad ogni passo. Sentivo come se le percosse fossero ancora vive, quella giornata papà era stato più violento del solito e il mio corpo era ormai ridotto a brandelli doloranti, scesi le scale tremante e inciampandovi un paio di volte mentre le gambe faticavano a reggermi dritto e a muovere più di due passi per volta. Non so come ma arrivai in fondo alle scale, forse ci caddi perché il dolore che avvertivo in ogni angolo del corpo mi faceva mancare il respiro ad ogni spasmo.



    Mi aggrappai a un tavolo avanzando lentamente verso la fonte di quel suono, il salone del castello parve vibrare per un attimo e un intenso calore mi pervase, come se quella stessa melodia fosse qualcosa di ancestrale, qualcosa di proibito al contempo e al quale mi era vietato avvicinarmi anche solo per sfiorarla. Avevo paura… un terrore enorme, come se da un momento all’altro dovessi veder sbucare da dietro ogni angolo la spada di mio padre che mi avrebbe squarciato e bruciato le carni come punizione per aver udito quel suono. Ma al tempo stesso ne ero attratto, più quelle note andavano avanti incalzando e poi ritornando calme, più sentivo di dovermi avvicinare che quel pericolo mi piaceva, mi chiamava, come se fosse mio. Mamma sbucava appena da dietro il pianoforte,



    la guardai per un istante fin quando i miei occhi non incrociarono i suoi, erano rossi, gonfi e le lacrime solcavano il suo viso mentre muoveva le mani sulla tastiera.



    Mi guardò... il suo volto si distese e per un attimo, per un solo singolo istante della mia vita, vidi su quel viso tanto odiato, tanto temuto… un sorriso. Non lo capii e forse fu questo il mio errore più grande quella sera… mi avvicinai a lei, tremante e le mie labbra si schiusero «madre…» la chiamai come mi era stato insegnato.



    Ma qualcosa mutò, la musica si interruppe di colpo, il sorriso si tramutò in una smorfia rabbiosa, le sue mani si serrarono a pugno sui tasti bianchi e le batté entrambe sul piano tuonandomi contro «vattene! Sparisci dalla mia vista, mostro!» lanciandomi ai piedi il calamaio con cui stava scrivendo che si frantumò con un suono sinistro. Corsi via ignorando il dolore che diveniva sempre più pungente ad ogni scatto, corsi fin quando non mi rintanai nella mia camera sbarrandone la porta e accasciandomi ai piedi di essa con gli occhi gonfi, rossi, come lo erano gli occhi di mia madre davanti a quella melodia…


    ...

    Mi sveglio sospirando a quel ricordo che diviene sempre più amaro ma non appena apro gli occhi noto Vicent sveglio e seduto sul letto mentre legge qualcosa, sembra non avermi notato chiudo gli occhi aprendoli di tanto in tanto per spiarlo ed è in uno di questi momenti che mi rendo conto di cosa sta leggendo. Mi volto dall’altro lato, non voglio vedere la sua reazione. Lo sento sospirare amareggiato e dopo poco lo sento uscire dalla stanza per chiamare un servo. Lascia a lui la lettera e si avvia verso il glados. Cerco di biascicare un saluto verso di lui augurandogli di tornare muovendomi appena sotto le lenzuola, di tutta risposta il ragazzo sembra accorgersene e mi pone una seconda coperta sul corpo prima di lasciare la stanza. Stringo a me la stoffa arrotolandomici dentro e osservando fuori dalla finestra il sole che nasce lento illuminando il cortile esterno. È l’alba e Vicent è ormai partito, non ha senso continuare a stare qui dentro. Rapido faccio portare dai servi l’occorrente per il bagno e dopo essermi ripulito per bene indosso qualcosa di normale, abbinandola con una giacca coi colori del mio casato e dopo aver lanciato nel mobile tutte le mie ampolle con i coloranti «non mi serve più quello schifo.» mi dirigo in fretta in biblioteca, ho bisogno di fare alcune ricerche sui Feralys e sulla mia famiglia. Arrivato in sala trovo al suo interno Loren e poco più avanti Adamantia. Perfetto! Metto le braccia dietro la testa e silenziosamente le arrivo alle spalle «direi di darci una mossa.»



    le dico senza preavviso e quando si sarà voltata, la porterò in disparte sussurrandole «credimi… non mi resta molto tempo…» mi premo una tempia spingendo appena per ricacciare indietro alcune fitte. Calmo… devo calmarmi…

    *Azioni di Vicent concordate con Damnedgirl

  6. #3096
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Vicent Dreth

    Il racconto di Gildas, venire a conoscenza di questo pezzo di vita che, in qualche modo, l’ha cambiato, mi ha fatto riflettere molto durante queste ultime ore: sono fortunato io, forse dovrei gli Dei di avere avuto una famiglia che mi ha amato e voluto bene... Mi scopro e sedendomi sul letto do le spalle a Gildas materializzando a me Selene per lucidarla ed affilare gli spuntoni in modo tale da renderla letale, poi passo all’armatura che fortunatamente non ha molta polvere... L’ultima volta che l’ho indossata è stato durante il funerale di Rickard e l’ho tenuta custodita bene. Lentamente la indosso, stringendo ogni cinghia, e con qualche esercizio di riscaldamento mi assicuro che tutto sia a posto. Sembra di sì. Esco dalla tasca la lettera di Drako che dopo aver riletto inserisco sotto la cotta, all’altezza del cuore, e poi, per ingannare l’attesa prima della battaglia, decido di leggere la lettera che Gildas mi aveva consegnato pregandomi di non odiarlo.

    Figlio,
    Le difese di Aeglos e del Nord sono basse. I bruti nella notte hanno fatto scempio dei Lord di Ghiaccio lasciando in vita solo l’erede che in questo momento ti gironzola schifosamente attorno e suo zio Caligus Dreth. Al termine di questa guerra, la nostra “alleanza” con quel casato cadrà e sarai chiamato a combattere in prima linea alla conquista del trono di Aeglos. Quanto alla spia dei Fanon, ho fatto in modo che tuo zio Kirat se ne… liberasse nel migliore dei modi. La servitù è stata totalmente rimpiazzata. Quanto prima ti attendo al Castello per discutere di quanto avvenuto durante l’incoronazione del Re.
    Lord Astor Demonar.

    Chiudo le palpebre, sgomento. Vorrei poter cancellare queste parole, soprattutto la parte riguardante l’attacco ad Aeglos… Io... Dovrei combattere contro il mio migliore amico? Gli Dei vogliono davvero costringermi ad affrontare anche questa prova? Non ho già perso abbastanza persone care? Adesso vorrei quasi che la guerra non finisse mai. Diamine. Non piango, non ho più lacrime, e guardo per l’ultima con astio il nome di Astor Demonar prima di piegare la lettera e porvi su il sigillo dei Dreth. Ritiro l'arma ed uscendo chiedo ad un servo di consegnarla a Cassandra lasciandole detto, <<Custoditela per Lord Vicent e, solo in caso non faccia ritorno dalla battaglia, allora speditela pure ad Aeglos...>>. Non mi importa se la leggerà, ho troppi sospetti su Caligus e non mi fido ad informarlo dei piani del DemonarLei invece è l'unica su cui posso davvero contare per temporeggiare con questa faccenda. Alcuni mugugni da parte di Gildas, poco prima di lasciare la stanza, catturano la mia attenzione. Mi volto e lo guardo grato per avermi avvisato del pericolo che suo padre rappresenta ma anche dispiaciuto per non riuscire a trovare una soluzione che possa risolvere questo schifo, poi mi avvicino al letto ed afferrando un’altra coperta la aggiungo a quelle che ha già: la finestra è aperta, e freddoloso com’è molto sta di certo rabbrividendo per l’aria gelida. L’alba sta per sorgere, abbandono la stanza e con Nymeria raggiungo il Glados, battendo un mano sul cuore prima di lasciare la torre alle mie spalle… Facciamoci onore.

    Continua qui.
    Ultima modifica di Damnedgirl; 18th January 2016 alle 11:14



    Visita il mio spazio ricordi! Dark Land

  7. #3097
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Aiden Urthadar

    Buono. Se c'è una cosa che non mi ha mai deluso in questa Torre è la qualità del vino: dolce, forte e soprattutto in grandi quantità, proprio come piace a me. Svuoto in fretta la caraffa che mi ha portato Agatha, pulendomi la bocca con la mano tra un sorso e l'altro, e quando il calice mi è ormai diventato inutile lo lascio cadere a terra, dove si frantuma in tanti piccoli pezzetti di vetro. Schegge che potrebbero tornare insieme con un po' di lavoro, che potrebbero di nuovo avere un'utilità, ma che nessuno si preoccuperà di recuperare e che verranno gettate via. Tanti piccole schegge di cui non si ricorderà nessuno. <<Ops>>, dico un po' distratto, osservando ciò che rimane del calice a terra. <<Agatha, saresti così gentile da pulire?>>, chiedo, e ho bisogno di qualche secondo prima di rendermi conto che la serva non si trova nella stanza. <<Fallo tu>>, indico alla Waters il casino che ho combinato e poi abbandono la sala da pranzo, barcollando un poco.
    Non amo particolarmente ubriacarmi. Adoro il vino, mi piace il sapore e quella vaga sensazione di leggerezza che ti dona anche solo un bicchiere. Ma gli eccessi, quelli mi hanno sempre lasciato indifferente, se non impaurito: bere troppo significa non avere più il pieno controllo su se stessi, e non avere il controllo significa permettere agli altri di trarre vantaggio dalla tua momentanea debolezza. Sono cresciuto convinto che le persone aspettino solo l'occasione giusta per approfittarsene, perciò ho sempre cercato di fare io la prima mossa, sfruttando le stesse armi che temevo venissero usate contro di me. Questa visione del mondo ha condizionato ogni mia azione, ogni mio pensiero, che io ricordi, da quando mi fu permesso di uscire dal castello: anche un gesto apparentemente innocuo e innocente come bere tra amici è stato corrotto, distorto da ciò che mi è stato insegnato. Da ciò che mia madre mi ha insegnato. Perché sì, torniamo sempre a lei: la donna che mi ha partorito come un rimpiazzo, un sostituto creato per raggiungere la perfezione, un esemplare da allevare per soddisfare i suoi piani senza tenere minimamente in considerazione i desideri di chi la circondava. È mia madre che ha reso Alistair il suo cane personale, uno schiavo senza personalità, ed è mia madre che mi ha costretto a trattare la Baratheon come una poco di buono, mettendo in moto gli eventi che hanno portato alla sua morte. Alla peggiore offesa ai danni degli Urthadar che la storia ricordi. O forse sono stato io? Forse è solo colpa mia, e la sto usando per scaricare su di lei ogni mia colpa, per non impazzire? D'altronde, può un essere umano sopportare tutto questo? Valerius è vivo, non dovrei neanche esistere, il grande piano di mia madre per l'Urthadar perfetto è completamente fallito; Capo Tempesta non è più sotto il mio controllo e non posso nemmeno cercare di parlare con Petyr, perché rischierei di essere attaccato a vista; della grande dinastia dei miei antenati rimangono solo tre persone, in lotta tra loro, mentre i nostri nemici acquistano sempre più potere; sono il comandante delle guardie reali al servizio di un uomo divorato dalle tenebre, un uomo forse più pazzo di me, e si tratta comunque di un titolo vuoto, reso inutile da quando Cassandra è stata elevata al rango di Primo. Può un essere umano sopportare tutto questo? Il soffocante senso di inutilità che non riesco a scrollarmi di dosso? <<Cassandra>>, mi ritrovo a biascicare mentre vago per i corridoi, senza una meta precisa. <<Adamantia...>>, un altro sussurro, troppo flebile per essere sentito. <<Cassandra>>, la chiamo un po' più forte, quando sono finalmente giunto in armeria, ma anche stavolta non ottengo nessuna risposta. Mi gira la testa, perciò mi accascio in un angolo della stanza, dietro ai manichini, in attesa che il senso di nausea e i capogiri mi passino: voglio liberare il Fulmine, voglio sfogarmi un po', ma per farlo devo sentirmi meglio.
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  8. #3098
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    E' pomeriggio

  9. #3099
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    ADAMANTIA FERALYS

    "Direi di darci una mossa."
    Un sibilo strisciante si fa largo alle mie spalle, facendomi sobbalzare per la sorpresa. L'unghia del dito con il quale stavo sfiorando i libri si incastra tra una copertina e l'altra e per il gesto brusco si spezza con un sonoro crac.
    "Che Raiden possa fulminarti all'istante, Gildas! Potevo morire, era questo il tuo scopo?" - dico voltandomi in direzione della voce tormentandomi l'unghia scheggiata e aguzza. Faccio una smorfia di disappunto:"Adesso dovrò accorciarle tutte, come farò a strapparti la pelle della faccia?"
    Dopo essermi sfogata un pò, osservo il mio interlocutore dalla testa ai piedi? Ultimamente il suo stile sgargiante sta lasciando il passo ad un abbigliamento e ad un modo di fare più consono ad un essere normodotato.
    Non faccio nemmeno in tempo a rendermi conto di questo evidente cambiamento che, con poca grazia, Gildas mi spinge in disparte e bisbiglia: "Credimi… non mi resta molto tempo…"
    Si tiene la testa, ha lo sguardo tirato: "Stai male? Qualunque cosa sia stammi ben lontana, non voglio essere infettata"
    Cerco di allontanarmi un pò, è ovvio che non credo minimamente a ciò che ho detto, era solo il mio solito modo di approcciarmi a gente che ... a tutti, in realtà.
    Lo guardo sospettosa, potrebbero essere quei segni sulla schiena a dargli fastidio, in ogni caso qualunque cosa abbia non mi sembra messo bene, ma forse è solo una mia impressione, forse è soltanto pazzo.
    "Non so cosa potremmo trovare qui per quel nostro piccolo problema comune, dovremmo cercare qualcosa risalente a quanto? 25, 30 anni fa?" - mi chiedo guardandomi intorno e cercando di individuare il libro giusto - "Oppure sei riuscito a scoprire qualcos'altro di interessante nel frattempo?"


  10. #3100
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Alinor Waters



    Purtroppo non resto sola molto a lungo. A disturbare i miei pensieri e la mia imminente colazione è il Comandante Urthadar...o uno zombie che gli somiglia molto.
    Occhiaie, viso scavato dipingono il suo volto...non deve aver riposato molto e comprendo il perchè. Probabilmente era molto legato allo zio e nonostante non nutro simpatia nei suoi confronti...mi dispiace vederlo in questo stato.
    Si siede di fronte di fronte a me e comincia a parlarmi, sorridendomi in modo a dir poco inquietante. Dapprima non gli presto molta attenzione, continuando a consumare la mia colazione, ma quando comincia a bere vino in quantità abbondanti il discorso cambia.
    <<Solo una mossa falsa...Mi serve solo che abbassiate la guardia per un istante, e quell'abito da consigliera adornerà la vostra tomba>> mi sussurra. Corrugo la fronte, infastidita. "Cosa state farneticando?" replico subito.
    I suoi occhi sono carichi d'odio, ma io continuo: "Siete chiaramente sconvolto, non prenderò per veritiere le vostre minacce."
    Lui svuota la caraffa, poi lascia cadere il bicchiere vuoto per terra. Ordina ad Agatha di ripulire, poi lo ordina a me, ma non gli dò ulteriore corda. Fortunatamente non è andato lui in battaglia...in queste condizioni avrebbe perso sicuramente la vita.
    Lo osservo mentre barcolla uscendo dalla sala, poi mi rivolgo ad Agatha. "Sarebbe meglio che qualcuno si assicuri che il Comandante riposi un po'.. magari preparandogli qualcosa per farlo dormire."
    Io gli darei volentieri una botta in testa dopo le minacce ricevute, ma non mi sembra il caso.
    Finisco la mia colazione, faccio un profondo respiro e dopodichè rientro nelle mie stanze seguita dalle mie ancelle.


 

 

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