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  1. #3251
    L'avatar di mary24781
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    E' notte

  2. #3252
    L'avatar di mary24781
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Vicent salta il turno

  3. #3253
    sim dio L'avatar di valuccia85
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali




    Ok. Ehm... diciamo che non doveva andare a finire così.
    Scambiarmi per pazza e pensare che ho urgente bisogno di rinfrescarmi le idee?! Va benissimo, ci può stare, ma qui abbiamo esagerato, accidenti! Non riesco a muovermi e sento un freddo boia.
    Non ho una visuale chiara a causa del ghiaccio, ma... ha preso a calci la mia Aracne?!
    Dice qualcosa... non riesco a capire bene... vuole cavarmi un occhio?! Poi sarei io la pazza, eh?!
    Cosa?! Come sarebbe a dire... "non rompere, ho del lavoro da svolgere?!"
    Ohi, cocca! Come ti permetti?! Aspetta che esco di qui e poi vedi che... che... vedrai! U_U
    Non posso nemmeno chiamare qualcuno per farmi tirare fuori da qui. Cavolo, cavolo, cavolo!
    Vediamo il lato positivo: un ottimo trattamento di bellezza... un vero toccasana per la mia candida pelle.
    Sì... vediamola così, va. Non dovrò trascorrere tutta la notte qui. Vero?


    NB. Araneae non sente bene e, quindi, non capisce una cippalippa
    Ultima modifica di valuccia85; 4th April 2016 alle 20:59

  4. #3254
    L'avatar di mary24781
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    CASSANDRA DE LAGUN

    Stacco il sigillo in ceralacca dai lembi di carta e mi avvicino al lume, così da poter leggere meglio. Mio padre non è un uomo dedito agli intrighi, se ha voluto recapitarmi una lettera sigillata, in modo così formale, deve essere per forza importante. Scorro gli occhi sulla sua grafia, così squadrata, ordinata, decisa. Come lui.

    Cassandra, figlia mia,
    è molto difficile per me scriverti questa lettera, perchè queste potrebbero essere le mie ultime parole. Sei la figlia che ho tanto desiderato, la figlia di cui ogni padre deve andare fiero, la figlia che splendeva in tutta la sua bellezza in quel ballo al Castello. Porterò sempre nel cuore il tuo viso, il tuo sorriso di quella sera, quando ho capito che con te ed Andreus avevo sbagliato tutto. Una donna del Nord nasce per combattere, per sopravvivere in una terra che spesso ci è ostile, nei freddi ghiacci del Mare del Nord, con i venti gelidi che giungono su Gaearmir dall'Adamantem, con i lunghi inverni che non temiamo di sfidare con le nostre navi lunghe, pronte a fendere quelle acque ribelli. Eppure, quella sera ho capito di quanto ti avevo privata facendoti diventare un soldato. Tutte le gioie delle fanciulle della tua età, tutto ciò che riguarda il mondo femminile... una corazza, ho saputo regalarti solo questo, figlia mia. Si dice che un padre debba amare di più i suoi figli maschi, ma di essi può esserne invidioso; mentre sua figlia sarà sempre la luce della sua vita. Spero che un giorno mi potrai perdonare, che potrai comprendere anche ciò che mi sto apprestando a fare. La guerra, questa terribile disgrazia che si è abbattuta su Dohaeris sta per volgere al termine, ma sono in tempo a dare il mio contributo e quello di Beslim Akosh per le forze ribelli di Targaryus, per supportare tuo fratello. E' giusto così, sono un uomo del Nord e non posso non prendere una decisione come questa. Rivoglio il mio Paese, rivoglio la mia Nazione, rivoglio il Regno in cui sono cresciuto e che Re Lantis ha trasformato in un inferno. Lotterò per questo, noi gente del Nord siamo nati per lottare. Ho rispolverato il mio martello da guerra, scenderò nella mischia dei miei uomini, scenderò al loro fianco, scenderò con tuo fratello, dalla sua parte, dalla parte dei lamenti di Gaearmir, della sua gente, del mio popolo. Non ti chiedo nulla, anzi. Pensa alla tua incolumità, perchè se Lantis dovesse vincere, per noi non ci sarebbe futuro. Porgerò orgoglioso la testa al boia, ma non mi pentirò di niente. Morirò felice sapendo che sei al sicuro, che il Re non potrà farti del male, giurerò sul mio onore che tu invece gli sei stata sempre fedele. Anche se lo hai fatto per mio ordine. Anche se da tanto i dubbi attanagliavano il tuo cuore. E' giunto il tempo degli uomini del Nord e io non posso ignorare questo richiamo. Perdona se questo tuo padre ti dà ancora dei dispiaceri, ma confido negli Dei che riusciremo a sconfiggere il tiranno. Allora potremo stare di nuovo insieme, allora potrò riabbracciare la mia bambina. Perchè questo sei sempre stata per me: la mia bambina. I tamburi echeggiano nella nebbia, ricorda sempre che tuo padre ti ha amata.
    Quel caprone di tuo padre,
    Jubert De Lagun, Lord di Beslim Akosh, Scoglio di Gaearmir e Martello della Terra.


    Le lacrime scendono copiose sul mio viso. E' una lettera di addio. Come può pensare di potermi dire addio? Come può pensare che io abbia seguito questa strada solo perchè me l'ha ordinato? Padre, non hai colpe per le mie scelte, le ho fatte io, ho scelto di restare al fianco del Re perchè speravo che potessi cambiare le cose, che la gente potesse avere in questi colori qualcuno di cui fidarsi, qualcuno che lottasse per loro. Ma devo smetterla di mentire a me stessa: se dovessimo vincere questa guerra, Lantis non avrà pietà. Avrei immolato me stessa per salvare la mia famiglia, ma so che non servirà a niente. Devo chiudere il mio cassetto di illusioni, guardare in faccia la realtà. La mia famiglia, la mia gente. La battaglia di Candonga non è conclusa, c'è speranza che sia persa, che Lantis... non si arrenderà. So che non lo farà. E se dovessimo vincere, se dovesse schierarmi per l'Adamantem? Se mi ritrovassi contro Andreus? E' giunto, forse, anche per me il momento di agire come una donna del Nord. Se il mio popolo, la mia isola, la mia famiglia vuole questo, non posso non lottare al loro fianco. Eppure... verrei meno al mio onore? Tradire il Re... no, dovrei seguire il suo destino, dovrei essere decapitata o imprigionata insieme a lui. Sono il Primo, devo prendermi le responsabilità che investono il mio ruolo. Oh Dei, cosa fare? Non è forse troppo comodo, ora, raggiungere la mia famiglia nelle schiere della ribellione? Non voglio che ci siano altre morti, non voglio che ci siano ritorsioni da nessuna parte dopo questa guerra. Così come non vorrei vedere le teste di Efrem o Drako sulle picche, non vorrei vedere nemmeno quella di Lantis. Cosa fare allora? Ripongo di lato la lettera, metto la testa tra le mani con i gomiti poggiati sullo scrittoio. Ho preso il manifesto di Andreus, ho cercato di caricare su di me l'ira di Lantis quando Esperin è fuggita... ho cercato di aiutare ogni mio compagno. Candonga potrebbe essere persa. Lantis potrebbe ordinare una resistenza ad oltranza, un assedio. Dovrei meschinamente far entrare ribelli e reietti dalla porta di servizio? C'è onore in tutto questo? C'è onore in me? Mettermi in salvo ignorando tutto: sicuramente in questo non c'è onore. I guerrieri non sono ancora tornati. Spero non ci siano morti a Candonga. Siamesi, illuminate voi il mio cammino!

  5. #3255
    L'avatar di mary24781
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Fine Nona turnazione.
    Le valutazioni si effettueranno fin qui

  6. #3256
    Super Moderatore L'avatar di polliciotta
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    ADAMANTIA FERALYS

    La fiammella gialla della lampada tremola ogni volta che giro le pagine facendo muovere le ombre sulla parete, questo libro è una fregatura non c'è nulla di utile qui dentro!
    Un colpo di vento alle mie spalle mi provoca un brivido e fa spegnere la fiamma sulla mia scrivania. Mi volto, cosa succede? Qualche scherzo simpatico? Ancora? Per gli dei no, eh.
    Forse è solo un segno, qualcuno vuole dirmi di piantarla di perdere tempo e andare a fare qualcosa di più utile.
    Chiudo il libro con un tonfo secco e faccio per alzarmi quando un sussurro mi solletica le orecchie, forse è più un bisbiglio poco chiaro. Resto con le mani aperte ben poggiate sul piano della scrivania: sto impazzendo come Gildas?
    "Adamantia" - un altro sussurro, questa volta più chiaro. Non è una voce umana, so che non proviene da nessuno dei miei compagni qui nella torre, la sento nella testa: è dentro di me.
    Ok, è davvero inquietante ... quella malattia del Demonar è contagiosa? Devo ricordarmi di chiederglielo.
    "Adamantia Feralys" - ancora un bisbiglio, ancora il mio nome.
    TUM TUM
    TUM TUM
    Mi metto una mano sul petto, è come se il cuore volesse schizzare fuori dal petto e ad ogni battitto segue un nuovo sussurro: Adamantia Feralys, Adamantia Feralys, Adamantia Feralys ...


  7. #3257
    sim dio L'avatar di DELTAG
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Alagos Fanon


    La punta della lancia preme sul suo petto.
    Vorrei tanto affondarla tra le sue carni, farlo cantare come un canarino spiumato, ma convengo che non è possibile al momento, a qualsiasi condannato a morte dal suo boia è concesso un ultimo desiderio, io non gli concederò nessun desiderio però, ma voglio solo una spiegazione. La pretendo e che sia concreta.
    Sposto alternativamente lo sguardo da mio zio a mio padre, mio zio è piuttosto nervoso, ma negli occhi vi leggo odio, mio padre è piuttosto calmo ma teso, la mano calata sull’elsa della sua spada , brutto segno. Non sa a chi credere, se alla improvvisa pazzia a suo dire di suo figlio oppure…a suo fratello.
    Un rivolo di sudore scende a rigare una guancia di Vjetar…
    << Tu sei pazzo! Completamente pazzo!>> il suo tono è rabbioso mentre mi sibila da dietro un finto sorriso tirato. Incolpa me della sua pazzia.
    << Mai quanto lo fosti tu! So tutto…non nasconderti dietro ad uno spiraglio di luce troppo sottile per nascondere il torbido della tua anima!>>
    Mio padre si avvicina i suoi passi sono appesantiti dall’armatura che indossa,mi posa una mano sul mio braccio teso, mi intima di abbassare la lancia.
    << Alagos! Smettila subito! Togli quella lancia dal petto di tuo zio!>>
    << No padre.. quest’uomo non è sincero come credi che sia>>Gli dico senza spostare lo sguardo da mio zio. La lancia sempre fissa al suo petto. E’ li che è nascosto il suo inganno.
    << Ma cosa dici, che basi hai per dire una cosa del genere? Stai esagerando! Mio fratello non è mai stato un bugiardo! >>
    <<Hunthor tuo figli vaneggia.>>dice guardando con calma apparente mio padre accanto a me per poi spostare i suoi occhi di brace diritti sul mio viso incatenandoli ai miei
    << Come osi infangare il mio nome dinanzi a tuo padre? Sei tu il bugiardo, non io!>>

    Alza un sopracciglio nervoso digrignando i denti.
    << Quest’uomo padre, quest’uomo che tu chiami fratello….si intratteneva in intrallazzi disdicevoli per un Fanon, con il figlio di Astor Demonar…Gildas…>>Sento la presa di mio padre sul braccio farsi sempre più forte, più possente costringendomi ad abbassare la lancia. La resistenza contro la forza di mio padre non serve. Gli basterebbe poco per piegarmi, io non possiedo la sua potenza.
    << Tu menti!>> urla imperioso Vjetar puntandomi il suo dito contro, quando si sente libero dalla lancia mentre mio padre mi tiene il braccio con l’arma stretto in una morsa. Poi uno scatto di mio zio, un calcio all’impugnatura della lancia ed essa si spezza nella mia mano, la punta scivola sul pavimento di marmo finendo poco distante.
    << Elfo dalla lingua biforcuta, veleno sono le tue parole e pensare che ti volevo bene quasi fossi il mio stesso figlio! Ti ho cresciuto quando tuo padre non c’era, ti ho insegnato l’arte della guerra, ho accolto i tuoi segreti quando eri troppo codardo per ammetterli anche a te stesso e tu ora come mi ripaghi? Venendo qui come intruso a casa mia , aggredendomi come fossi un criminale , ed infangando il mio nome portando assurde malelingue di corte?>>
    Alza una mano, mi colpisce in pieno viso. Lo schiaffo è forte, sento un rivolo di sangue sfuggirmi dalle labbra. Mio padre non reagisce
    << Sai benissimo cosa comporterebbe questo tuo insensato comportamento, morte oppure esilio! >> non mi guarda, i suoi occhi sono assenti , il cuore diviso in due atri troppo stretti per contenere i suoi dubbi e le sue ragioni, eppure lui è qui, sulla scena, non può non vedere ed essere così cieco, io lo sono stato, lo veneravo quasi, era un esempio ma ora ho aperto gli occhi, ho visto la sua vera natura di doppiogiochista.
    << Conosco le conseguenze su una dichiarazione di falso, so a cosa sto andando in contro, sto mettendo in gioco la mia vita per rivelarti una verità, la verità su un suo tradimento! Il tradimento del tuo stesso sangue!>>
    Ritrovo un po’ di contegno, cerco il viso di mio padre, non lo trovo eppure non mi arrendo.
    <<Vjetar è sempre stato un uomo giusto, non farebbe mai una cosa simile, al contrario di te che sei sempre stato poco incline alle regole..>>
    << E’ vero, lo sono sempre stato, ma non mentirei mai su una cosa simile, non riuscirei..non sono riuscito nemmeno con Miriel…>> la mia voce è forte, chiara e decisa, sono nel giusto e mio padre deve rendersene conto, non mi importa se mi esporrò con mio padre anche per lei.
    << Ebbene stolto di un nipote innamorato della propria sorella che poi per la cronaca, non lo è nemmeno realmente … che prove hai a sostegno della tua assurda teoria? Ovvero che io abbi intrattenuto disdicevoli intrallazzi con il figlio di Astor Demonar? Sentiamo…>> ride, mi sbeffeggia, ma quando sento di Miriel, la verità su di lei, per un attimo mi si ferma il cuore.
    Mente, Vjetar mente nuovamente. Non può essere vero.
    In quel frangente però, la stretta di mio padre si ammorbidisce, è come se un qualcosa si sia risvegliato, è come se uno strato di impenetrabile ghiaccio, si sia sciolto sotto il tepore di un torrido mese del sole.
    << Vjetar, smettila, è pur sempre mio figlio…>> dice. Non nega alle sue parole, non si appone alla sua lingua.
    << Padre, se volete delle prove concrete le avrete. Sotto le vesti, guardate sul suo petto, un marchio è ben visibile, il marchio del tradimento.>> questa volta, lascia la sua presa, si volta verso di me, i suoi occhi sono pieni di rancore, eppure sembra volermi credere.
    << E’ la verità? E se così non fosse?>> mi spinge poco lontano, senza staccare i suoi occhi da me.
    <<Rimetto la vita che mi avete dato nelle Vostre mani, non meriterei di vivere, non con un onta simile sul mio nome, farete di me ciò che vorrete, però credetemi, questa è la verità.>>
    Potrei scappare, allontanarmi, volare via eppure voglio restare qui, vedere se mio padre deciderà di credere a me oppure a suo fratello. E poi, devo sapere …di Lei.
    Mio zio sembra tremare, un sussulto mentre mio padre sfila la spada dal suo fodero e la punta al petto di Vjetar…lui indietreggia cozzando contro il camino.
    << Andiamo Hunthor, uccidilo subito, vuoi davvero credere a simili fandonie? >>
    << Se non hai nulla da nascondere….allora mostrami il petto. Solo così avrò la prova che cerco, la prova che deciderà della vita del mio primogenito erede del casato.>>
    << Allora non ti fidi di me fratello eppure…nemmeno tu sei stato sincero con tuo figlio…cosa dovrei pensare? O meglio…cosa dovrebbe pensare lui?>> mi indica come se fossi un oggetto inanimato, stringo il bastone della lancia che è rimasto nella mia mano…non può essere vero, non questo…
    << Vjetar, mostrami il petto!>> gli intima passando sulla casacca la punta della sua spada << …oppure farò da me.>>
    Il tessuto si lacera, così come la maglia di sotto, il taglio lacera il tessuto in una linea regolare e sotto, si nota una cicatrice piuttosto chiara e netta, delle lettere impresse con il fuoco, il fuoco dei Demonar. Gildas non mentiva, Gildas non era solo un pazzo esaltato.

    << Perché…>> sibila incredulo mentre si allontana abbassando la spada io mi porto accanto a lui.
    Vjetar si strappa la camicia , in preda ad un invasato stato di euforia ed ora è ben leggibile tutta la scritta…Ira brevis furor…il motto dei Demonar
    Mio padre è visibilmente sconcertato.
    << Ebbene fratellino chiedi il perché su un passatempo che ho trovato molto eccitante e…divertente..>> ghigna, sorride prendendosi gioco di mio padre, di suo fratello << …quel ragazzino era tanto carino e tanto disponibile….io e sua madre eravamo amanti ma Astor mi ha portato via colei che amavo, ed io per vendetta e smacco nei suoi confronti mi sono divertito a sfogare la rabbia su suo figlio, prestazioni in cambio di denaro, in fondo sua madre era questo che chiedeva per lui …e..la proposta mi è sembrata molto entusiasmante, ho sempre apprezzato questi doni…particolari…>>
    Per gli siamesi…
    E’ un attimo, nella mano di mio zio si forma il suo pugnale, Windam, la sua arma letale prende forma, così come il vento che la incanta.
    Mio padre sembra non vederlo, noto un movimento, rapido troppo ed io sono troppo lento…mi paro dinanzi a mio padre ma il pugnale mi passa accanto sfiorandomi una guancia..un bruciore mi coglie e, mentre mi volto indietro , per vedere la sua traiettoria, vedo che la corsa di Windam ha fine nel petto di mio padre…una macchia cremisi inizia a prendere forma
    Spalanco le labbra…
    No! No!


    2 di 3


    - Intreccio tra Vjetar e Gildas concordato con Simskingdom
    Ultima modifica di DELTAG; 5th April 2016 alle 23:05

  8. #3258
    sim dio L'avatar di valuccia85
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali




    Libera! Libera! Finalmente sono libera!
    Ed infreddolita. E fradicia. E stanca. E incazzata. Ma sono libera... guardiamo il lato positivo della situazione.
    Richiamo Aracne ed in un attimo l'arma sfuma tra le mie mani. Devo andare subito in stanza ad asciugarmi e cambiarmi. Mi allontano a passo svelto dall'armeria ed in poco tempo raggiungo la mia stanza. Controllo subito la pozione e... uff... dovrò aspettare ancora un bel po'. Non immaginavo fosse così impegnativa da preparare. Sul libro c'era scritto, certo, ma leggerlo è una cosa... e... un'improvvisa fitta al petto, mi fa piegare istintivamente in avanti.

    "Diventi più debole ogni minuto che passa. Puoi sentirlo anche tu... so che puoi."

    Ha ragione. Posso chiaramente avvertire la stanchezza impossessarsi del mio corpo ed il mio potere... il mio potere... decrescere sempre di più. La maledizione. Presto non riuscirò più a tenerla sotto controllo del tutto.

    "Non è possibile - sussurro irritata, mentre afferro un asciugamano ed inizio ad asciugarmi - Non posso aver fatto tutto questo per poi fallire. No... non posso..."

    "Ohhh... puoi eccome, invece. Lei verrà. Ti troverà e..."

    "Non lo permetterò! - tuono rabbiosa, per poi lanciare l'asciugamano sul letto - Non accadrà mai! Non è finita. Ho ancora una possibilità, quella pozione potrebbe essere la chiave..."

    "Lei verrà. Ti troverà. TI UCCIDERA'. Ed io sarò libera..."

  9. #3259
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Aiden Urthadar

    Valle di Candonga

    Libero la ribelle dalla mia morsa. <<Tu non sai proprio niente>>, le rispondo così alla sua frase sugli Urthadar e la pietà, cercando di controllare la rabbia. Non serve più combattere: abbiamo vinto. No, anzi, abbiamo completamente annientato i nostri nemici. Se fossimo ancora agli albori della guerra una vittoria del genere avrebbe portato altri soldati sotto il vessillo di Lantis, ma probabilmente non sarà questo il caso, e questa battaglia sarà servita solo a rimandare quel finale che di sicuro è stato già scritto. Do le spalle alla donna e comincio a incamminarmi verso il Glados, un passo dietro l'altro, ma lentamente, senza alcuna fretta di tornare in quella Torre dove nemmeno dopo Amaranthis avevo paura di rimettere piede. Neanche stavolta si tratta di paura: è mancanza di desiderio, assenza di un qualunque interesse per gli onori che solo i vincitori meritano. Le mie labbra si piegano in un sorriso, triste e amaro, quando mi rendo conto di quello che è successo: ad Amaranthis avevo il fuoco dell'ambizione, ma non i mezzi per raggiungere la gloria; ora sono potente, ma il successo mi lascia indifferente. L'occasione giusta, al momento sbagliato. Mi guardo intorno, le ribelli zoppicano, Dahmer ed Alinor sono a malapena vivi. È vero, dovremo parlare di Alinor e del suo tradimento. Quando è successo? Avrà abbandonato la Torre durante la notte, come la sua amica? Adamantia sarà contenta, o forse delusa, dato che non avrà più il suo giocattolo preferito a disposizione. Tocco il Glados e dopo averlo attivato aspetto che mi raggiunga Gildas, poi lo attraverso.

    Torre della Mezzaluna

    È ancora notte, perciò non mi aspetto di trovare nessuno sveglio. Entro nella sala da pranzo e continuo a camminare lentamente, accosto il tavolo, vi scorro l'indice sopra mentre mi avvicino alla sedia che voglio occupare: quella a capotavola. Mi lascio cadere su di essa, c'è già qualche calice davanti a me, manca solo il vino. Chiamo a me una delle brocche che so essere sempre disponibili nella dispensa con la telecinesi, ormai ho una tale padronanza di questo potere che non devo neanche concentrarmi troppo per trasportare qualcosa di così leggero, e con molta eleganza mi verso del vino nel calice senza neanche muovere le mani per un secondo. Sono lontani i tempi in cui ridevo di me stesso in armeria, mentre tentavo di piegare al mio potere le spade appese al muro. Afferro il calice e lo porto alla bocca, mi bagno le labbra col liquido rosso e continuo a torturarmele per qualche minuto prima di aprirle e permettere al vino di entrare nella mia bocca. <<Avverti chi è rimasto alla Torre che i guerrieri sono tornati>>, chiedo sarcastico ad Agatha, che però prontamente annuisce e scompare nelle tenebre del giardino. <<Desideri?>>, chiederò infine a Gildas, ovviamente solo se mi avrà seguito nella sala da pranzo. Prima ancora di avere una sua risposta riempirò un altro calice, glielo porgerò, e poi gli offrirò un brindisi. <<Al sangue che abbiamo versato>>. Se non ci sarà, invece, continuerò a bere da solo.

    Alterazione e illusione: Maestro - Telecinesi
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    Our wills and fates do so contrary run

  10. #3260
    Master caotico L'avatar di SimsKingdom
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Nikah Demonar

    Valle di Candonga

    Ogni cosa va secondo i miei piani, ogni singolo colpo arreca danno e più essi agiscono, più il mio piacere si fa sempre più grande e rido come un esaltato nel vedere quanta distruzione la mia sola, singola esistenza ha creato. Quanto potere distruttivo era celato sotto i piedi di quel mollaccione di Gildas. Il fuoco nero, il mio bellissimo fuoco nero simbolo della famiglia di cui sono fiero, dei mostri a cui appartengo, divampa libero sulla faccia di quella sporca ribelle e l’odore della carne cotta assieme alle sue urla decanta la mia vittoria. La mia seconda vittoria. Aiden si avvicina all’arrosticino bloccato nelle erbacce di Dahmer e inizia a usare uno dei suoi stupidi monologhi. Che già da questa distanza posso non sentire ma posso ben immaginare. “Ti lascio in vita per mostrarti quanto so’ figo, quanto so’ bello e bla bla bla” un pavone saprebbe agitare la coda meglio di lui. Buffone. Mimo la sua bocca muovendo le dita a ritmo con le mie labbra e quando tutto finisce vedo i reietti e le ribelli strisciare sulle loro luride mani. Lascio dissipare mamma dal corpo della Waters e mi allontano dal nostro adorato campo di battaglia assieme al mio compagno polletto.

    Torre della Mezza Luna

    Mi lascio il portale alle spalle saltellando allegramente per il cortile fino ad arrivare in sala da pranzo dove il Comandante si accascia come un inanimato sacco di farina sulla prima sedia che vede, ovviamente a capotavola, come ogni pavone che si rispetti. Raiden, ma quanto se la crede? Inizia poi a far svolazzare una brocca di vino riempiendo un calice prima di rivolgersi alla serva «avverti chi è rimasto alla Torre che i guerrieri sono tornati» la sguattera scompare dalla nostra vista perdendosi nel giardino e io riporto gli occhi sull’uomo che mi guarda a sua volta. Sollevo un sopracciglio «desideri?» la distruzione. Il caos più totale che rimepie questo mondo fino a distruggere ogni cosa vi sia sulla sua miserevole faccia. Sorrido inclinando il capo e spalancando gli occhi nella penombra offerta dalle poche candele della sala, dovrei sembrargli piuttosto strano se non addirittura inquietante. Adoro quando la gente mi chiama così. Mi porge un altro calice colmo di vino e solleva il suo in un brindisi «al sangue che abbiamo versato» sollevo a mia volta il bicchiere «e a quello che verseremo ancora e ancora e ancora!» mando giù per intero il bicchiere e poco dopo lo lancio alle mie spalle «Cassandrina! Vicentuzzo! Perché non venite ad acclamare il vostro amichetto?» urlo a squarciagola verso le scale che conducono alle stanze e mi metto comodo poggiando i piedi sul tavolo e spingendo all’indietro la sedia. «Perché non hai squartato definitivamente quella insulsa ribelle? La sua vita non vale quanto le tue meravigliose…» allargo le braccia portandole dietro la testa e dandogli volutamente del tu «parole. Stai perdendo il tuo tocco, Aiden?» non penso mi risponderà, ma perché non togliermi qualche piccola soddisfazione?

 

 

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