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  1. #3341
    Master caotico L'avatar di SimsKingdom
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Gildas Demonar

    La sensazione quando lascio la stanza di Cassandra è strana. Tiro su col naso, questo non è un addio. Ma un “a presto”, come dice lei. Sì. Io e Cassandra ci rivedremo sicuramente dopo questa guerra, io… io credo che gli dei ci daranno un’altra occasione. Come l’hanno data a me di rivivere la mia vita e di scegliere ora chi tenere con me e cosa fare di me stesso. Accarezzo ancora una volta la porta della stanza di Cassandra e mi dirigo verso la mia. Sospiro amaramente osservando il letto vuoto di Vicent… nonostante la sua fuga, mi manca. Ripongo i suoi abiti sopra il cassettone, ordinatamente riservando una parte di quelli più piccoli per me. Non posso mandare altre missive a casa o chiedere a qualcuno di andare fino a Vygrid per recuperarmi qualche abito decente. Sicuro Astor avrà iniziato i preparativi per andare alle rovine dei Velaryon. Quel castello… solo al pensiero di cosa si sia consumato realmente lì dentro mi fa accapponare la pelle. Mi libero degli abiti e mi concedo un bagno caldo rilassandomi mentre con la mente vago a ciò che è successo nell’altra camera. Con Adamantia… prima che arrivasse quel soldato idiota. Io… io l’ho baciata. Non ci ho pensato come le altre volte, non è stata una cosa meccanica, abitudine come succedeva con tutti gli altri nobili. Trattengo il fiato e mi immergo totalmente in acqua restando immerso fin quando i pensieri non si mescolano nuovamente. Forse è davvero questo ciò che si prova. Riemergo quando sono ormai senza fiato e scuoto i capelli sistemandomi poco dopo. Devo aver passato nella vasca molto più del tempo che credo… è ormai l’alba e Cassandra e Adamantia dovrebbero partire a breve. Mi rivesto con qualcosa di comodo e pulito e scendo. Arrivo in tempo poco dopo che il comandante da loro qualcosa. Non riesco a vedere bene da qui ma non penso sia qualcosa di cui preoccuparsi. Le guardo entrambe inchinandomi fiero al loro passaggio «lottate con onore, tutte e due.» alzo il viso con un sorriso rivolto a entrambe e attendo a osservarle fin quando il glados non si spegne dietro di loro. Alzo lo sguardo sospirando e noto il Comandante allontanarsi senza dire nulla. Lo seguo e inizio con calma a camminargli accanto, senza smorfie, senza nulla. «Vi do fastidio se vi faccio compagnia?» metterò le mani avanti in modo che possa vedere che non ho doppi fini, non ne ho bisogno…

  2. #3342
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Aiden Urthadar

    Audere semper. Continuo a ripetermelo mentre mi allontano dal Glados ormai spento, senza una meta precisa: l'unica cosa che mi rimane da fare è occupare il tempo prima del giudizio finale. Non posso dire di non aver osato, durante questa guerra. Forse ho addirittura osato troppo, ma non è quello il problema: la verità è che ho sbagliato nell'osare. Ho lottato per raggiungere obiettivi che bramavo davvero, non sono un ipocrita e non lo negherò mai, ma è innegabile che questi desideri mi abbiano portato sulla strada sbagliata, una strada che mi ha condotto in uno spiraglio di autodistruzione da cui, in tutta franchezza, credo di non essere ancora uscito. È facile dare la colpa ad Esperin di tutti i miei fallimenti... è molto più difficile, invece, incolpare le stesse mani che ora sono nude, per la prima volta senza guanti e senza anelli. «Vi do fastidio se vi faccio compagnia?» , neanche mi ero reso conto che Gildas mi stesse camminando di fianco e, a proposito di mani, mi sta mostrando i palmi aperti in un gesto che può significare solo una cosa: rilassati, vengo in pace. <<Stranamente, no>>, gli rispondo sincero. In due il tempo passerà più in fretta. <<Sapete, a Capo Tempesta adoravo passeggiare di mattina. Il castello si trova su un promontorio con al di sotto la spiaggia e il mare, spesso e volentieri mi svegliavo di buon ora solo per vedere il sole sorgere su quella distesa azzurra. Credo che sarà una delle cose che mi mancherà di più>>. Smetto di camminare e osservo l'alba, in parte coperta dal tetto della Torre, che però non mi impedisce di apprezzare i colori caldi del cielo. L'unico suono nel giardino è quello dell'acqua che zampilla nella fontana, accompagnato dai cinguettii lontani degli uccelli. Un quadro pacifico, mentre all'Adamantem risuonano le trombe della battaglia. <<Questa è l'ultima alba del vecchio mondo>>, non stacco gli occhi dallo spettacolo, stamattina è particolarmente bello. <<Da domani sarà tutto diverso. Qualunque cosa accada, chiunque vinca questa guerra. Sarà tutto irrimediabilmente, irreparabilmente diverso>>.
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  3. #3343
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    LANTIS RAEGHAR

    L'alba ormai rischiara il cielo di questo giorno che la storia ricorderà per sempre. Dalla finestra della mia stanza, rileggo la missiva di Lady Feralys, ripasso gli occhi su ogni singolo cognome che mi ha tradito. Waters, Dreth, Urthadar. Il Comandante deve aver perso Capo Tempesta, conquistata ora da suo fratello Valerius; Sir Vicent nelle segrete di Aeglos con Caligus schierato a favore di suoi figlio; gli Waters che non hanno certo abbandonato quella pazza di Lady Alinor. Il contributo di mia sor... già, Esperin non è mia sorella. L'ho amata come tale, è cresciuta ritenendomi suo fratello... immagino lo creda ancora, se Drako non gli ha svelato l'ultimo dei segreti. Ho già predisposto degli uomini nel sotterraneo, comunque. Loro potranno avere eserciti, ma io non ho solo quelli: ho un dio dalla mia parte. Mio padre, il divino Raiden. No, non permetterà la vittoria dei nostri avversari. Guardo ancora verso il nord, verso Adamantem: l'inizio della fine, l'inizio del mio trionfo. Lady Feralys si è mostrata un'ottima alleata, terrò fede alla mia promessa di delegarle Adamantem, nella lettera è spiegato persino dove si nascondono i ribelli e chi sono i due guerrieri reietti per l'ultima battaglia. Il pensiero corre di nuovo di lì, su quella neve dove questa guerra è iniziata coi Bruti. Dove ora mia sorella con quel bifolco di suo marito cercheranno di strapparmi ciò che è mio. Non sarò il figlio di Rickard, ma sono il figlio di un Dio. Niente può essere così diretto della volontà degli Dei! La luce dorata di Mercur mi consegna un'altra missiva e il mittente mi sorprende non poco: Efrem Targaryus.

    Lantis,
    Penso sia del tutto inutile utilizzare dei convenevoli quando l’odio che intercorre tra di noi è abbastanza palese anche al popolo, perciò andrò direttamente al sodo. Ho bisogno di parlare con te di una questione piuttosto importante. Ti attenderò al Valmorguli.
    Efrem Targaryus
    Respiro profondamente, rileggendo attentamente ancora un paio di volte... una questione importante. Mi siedo allo scrittoio e poggio il foglio davanti a me, mi stendo sullo schienale e incrocio le braccia al petto. Una questione importante. Rompo gli indugi, inutile star qui a riflettere quando posso avere una risposta semplicemente recandomi lì. Un tranello? Un'imboscata? Sono il Figlio di Raiden, non temo nulla. Nulla.

  4. #3344
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Gildas Demonar

    Aiden sembra accorgersi solo in quel momento della mia presenza, poco male, vorrà dire che la mia agilità è migliorata in questo periodo. Mi guarda le mani come per assicurarsi che davvero non gli arrecherò fastidio. «Stranamente, no» annuisco alle sue parole e prendo a camminargli accanto, in silenzio mettendo poi le mani dietro la schiena rilassandomi. Camminiamo per qualche minuto, così, in un silenzio immutabile prima che l’uomo mi parli ancora, non mi sarei aspettato nulla di diverso da lui. «Sapete, a Capo Tempesta adoravo passeggiare di mattina. Il castello si trova su un promontorio con al di sotto la spiaggia e il mare, spesso e volentieri mi svegliavo di buon ora solo per vedere il sole sorgere su quella distesa azzurra. Credo che sarà una delle cose che mi mancherà di più» piego un labbro abbozzando un sorriso ironico. Se dovessimo perdere questa guerra, tutti noi ci ritroveremo senza più nulla o… nel caso peggiore, morti. Ma non rimpiangerò questo destino, se perderò Vygrid… almeno avrò la consapevolezza che i Demonar non macchieranno mai più quel luogo così bello. Se invece morirò per mano dei ribelli, la mia famiglia finirà con me. Astor verrà giustiziato anch’egli e così la mia vendetta così come quella di Adamantia sarà comunque compiuta. In ogni caso, sarò comunque felice del finale di questa guerra. L’uomo osserva il cielo illuminato dall’alba e io resto in silenzio seguendo il suo sguardo. Nuvole rosate attraversano solitarie la mia vista e nei dintorni non vi è che il suono della fontana a rompere quel silenzio che sembra quasi innaturale. «Questa è l'ultima alba del vecchio mondo» mi dice guardando ancora quel sole dietro le torri «da domani sarà tutto diverso. Qualunque cosa accada, chiunque vinca questa guerra. Sarà tutto irrimediabilmente, irreparabilmente diverso» rido appena, ha ragione. Da domani ogni cosa cambierà in questo regno, chiunque siederà su quel trono, cambierà radicalmente le sorti di questo mondo. «Credetemi… in vita mia non avevo mai visto l’alba così a lungo. Nemmeno dalla mia prigione a Vygrid. Le mie finestre davano tutte sulla enorme cascata che si divide in due sul mio castello, conoscevo l’alba solo per i testi che la raccontano e nella mia mente assomigliava spesso a quella cascata che ogni mattina si illuminava come se producesse lei stessa la luce.» lo guardo appena tornando poi a osservare il chiarore rosato dietro i torrioni «poi tutto è cambiato ed è stata la cosa migliore. Il sole aveva preso un’altra forma, più bella.» abbasso lo sguardo cercando il suo «prendete le mie parole come quelle di un folle che è stato rinchiuso nella sua torre per tanto tempo se volete. Ma credo che domani, qualunque cosa accadrà su quel campo oggi, sarà comunque qualcosa di positivo per tutti. Personalmente, non ho paura di morire e se sarà per mano di Targaryus o di Kalisi, non ha importanza. Sarò comunque felice per ciò che io stesso ho ottenuto da questa guerra.» se dovessi morire, non vedrò mai mia figlia… ma almeno eviterò lei un destino da Demonar. Vivrà con la sorella di Serana senza il terrore di dover venire additata come folle. Come la figlia dell’ultima bestia. «Posso darti del Tu, Aiden?» gli chiedo liberamente portando le mani dietro la testa. In base a cosa mi risponderà, mi regolerò di conseguenza…

  5. #3345
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Aiden Urthadar

    Gli Dei ci riservano davvero mille sorprese, lo so bene. Ma se mi avessero detto che un giorno Aiden Urthadar e Gildas Demonar avrebbero conversato amabilmente sotto le prime luci del mattino, come due vecchi amici che si incontrano dopo tanto tempo per rievocare vecchi ricordi, avrei faticato a crederci. D'altronde le leggi che dominano questo universo sembrano aver perso ogni valore, ultimamente. Mi parla di Vygrid, il celebre castello dei Demonar intorno al quale aleggiano fin troppe leggende, nessuna che mi piacerebbe ripetere, e del fatto che ne sia stato prigioniero apparentemente per tanto tempo. Tutto ciò che poteva vedere era una cascata, i cui giochi d'acqua riflettevano la luce del sole, proprio come il mare di Capo Tempesta si tinge di bianco quando i primi raggi cominciano a colpirlo. Chissà, forse abbiamo assistito ai nostri spettacoli preferiti insieme, anche se non lo sapevamo. Forse abbiamo condiviso quei momenti di pace seppur ignari dell'esistenza dell'altro, lui prigioniero in un castello, io in un altro. Poi tutto è cambiato, mi dice, ha finalmente scoperto il vero calore del sole ed è in quel momento che sento il suo sguardo su di me, perciò gli regalo la mia totale attenzione. Non per pena, né per pietà: questo pazzo forse non è così pazzo come gli piace far credere. «Prendete le mie parole come quelle di un folle che è stato rinchiuso nella sua torre per tanto tempo se volete. Ma credo che domani, qualunque cosa accadrà su quel campo oggi, sarà comunque qualcosa di positivo per tutti. Personalmente, non ho paura di morire e se sarà per mano di Targaryus o di Kalisi, non ha importanza. Sarò comunque felice per ciò che io stesso ho ottenuto da questa guerra», ne sembra convinto, anzi; lo è davvero. Non ha paura di morire, come ogni pazzo che si rispetti: in passato, ne sono sicuro, gli avrei risposto con queste esatte parole. Ora sarei solo un'ipocrita, perché la verità è che nemmeno io temo la morte ormai. Ho capito che esistono destini molto, molto peggiori. <<Ho spesso pensato che fossi pazzo, ma ora inizio ad avere dubbi>>, gli confermo che può abbandonare i formalismi senza problemi dandogli io stesso del tu. <<Puoi anche fare discorsi che hanno effettivamente senso... chi l'avrebbe mai detto>>, gli sorrido, sarcastico, ma mi ci vuole solo qualche secondo per realizzare il peso di ciò che ho appena detto. Quel ghigno che amavo tanto sfoggiare scompare in fretta appena abbasso lo sguardo, colpevole, scuotendo la testa. <<Perdonami, Gildas, potevo risparmiarmelo. Il lupo perde il pelo ma non il vizio>>. Gli do le spalle e riprendo a camminare, facendogli cenno di seguirmi. <<Vorrei essere ottimista come te. Ti vedo... deciso, sicuro del tuo percorso. Non ti nascondo che provo dell'invidia>>, rallenterò e tenterò di camminare al suo fianco, se non ci ha già pensato lui a raggiungermi. <<Dici di aver ottenuto qualcosa da questa guerra... a me, invece, ha tolto tutto>>, inutile negarlo ancora e inutile tenerlo nascosto, presto la verità sarà sotto gli occhi di tutti. <<In realtà mi ha dato anche qualcosa: una nuova consapevolezza di me stesso. Anche se non so quanto mi servirà... perché dubito che vedrò ancora molte albe>>, gli mostro un altro sorriso, stavolta amaro, per nulla inteso a offenderlo. Mi rendo conto, guardandomi intorno, che ci siamo spostati nei pressi di una panchina particolare. <<L'ultima volta che sono stato qui>>, alzo il braccio e gliela indico, <<Avrei voluto farti volare via tutti i denti a suon di pugni. Ti ricordi? Era sera, la sera prima del funerale di Rickard, e intorno a quella panchina si era formato un gruppetto di persone. Cassandra ti aveva appena curato e tu le avevi chiesto cosa desiderasse in cambio, perché io ti avevo detto poco tempo prima che un favore dev'essere sempre ripagato con un altro favore. Mi eri sembrato spaventato, addirittura terrorizzato, fin troppo per una questione del genere... altre volte invece nei tuoi occhi non ho letto altro che spavalderia>>. Sospiro. <<Ti chiedo scusa per come ti ho trattato. Ma la verità è che non ti ho mai capito, Gildas>>.
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  6. #3346
    sim dio L'avatar di DELTAG
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Alagos Fanon


    ..Quando ho deciso di accompagnarla , l’ho fatto perché nell’alzarsi, l’ho vista barcollare, di sicuro non si sentiva bene…

    << Aspettate Milady …>> le vado incontro, << se per voi non è un disturbo, permettete che vi accompagni.>>
    Alle mie parole, la ragazza si volta verso di me, è chiaramente stanca e spossata, ma il rossore sulle gote…quello, non se ne è andato…
    << Vi ringrazio Sir Fanon, Siete molto gentile…>> mi sorride e io le porgo il braccio con l’intento di accompagnarla verso le sue stanze dove potrà riposare
    << Non è terribile ciò che è accaduto a Sir Dreth?>> chiede con apprensione mentre camminiamo lungo il corridoio, per un attimo mi tornano alla mente i volti di mio padre e quello di mio zio, alzo uno sguardo verso l’arco vicino, fuori è ancora notte, faccio un sospiro:
    << Si, soprattutto considerando che era uno dei guerrieri migliori e dei più forti …>>faccio una pausa poi continuo con tono meno fermo << Non so come sia stato possibile …ma questo mi fa riflettere sui nemici che potrebbero nascondersi anche tra i casati più fedeli.>> mi mordo un labbro e , il volto di mio zio Vjetar mi passa nuovamente davanti , una parola sola mi torna alla mente: Tradimento.
    Noto un movimento del volto della giovane in mia direzione:
    << Cosa succede , Sir? Vi ho forse importunato con la mia domanda?>>
    << Niente di inopportuno Milady…considerazioni più che dovute >> dico restando vago, << … è solo che in questo momento preferirei non risvegliare spiacevoli situazioni…voi piuttosto, come state? Vi ho vista barcollante…>> la fermo, cercando con la mia mano libera di sfiorare il suo viso:
    << Siete sempre così pallida…sembrate non star bene..>> chiedo in un sussurro, non vorrei essere troppo scortese o impiccione. Noto che abbassa lo sguardo:
    << Vi domando scusa. Non era mia intenzione risvegliare ricordi spiacevoli. Posso ComprenderVi>> il suo volto si incupisce alle mie domande, lunghe ombre ne solcano i lineamenti, poi un guizzo, solleva nuovamente lo sguardo cercando il mio mentre svio la sua affermazione con un sorriso amaro; a quanto pare la sua salute è un argomento non gradito e che è meglio che resti segreto e solo suo:
    << Effettivamente avete ragione, mi sento sempre molto debole e stanca ultimamente. Vi ringrazio per il vostro interessamento e Vi domando scusa se vi ho fatto preoccupare…>>
    Scuoto il capo con un sorriso , nessun problema.
    << Avete provato con la pozione medicamentosa? Oppure chiedere ai guaritori di potervi essere d’aiuto? Se possedessi il dono di mia …sorella…>> mi sforzo di chiamarla come tale, in realtà lei non lo è ed il suo ricordo martella ancora fortemente nel petto <<… potrei provare ad aiutarvi, ma purtroppo non ho tale dono>> dico gentile mentre lei accenna un sorriso.
    << Diciamo che per la mia condizione…la pozione curativa sarebbe inutile purtroppo.Ma Vi ringrazio >> abbassa lo sguardo ed io di conseguenza rispondo rendendomi conto che forse ho osato troppo:
    << Forse però sono cose Vostre e non è mio diritto intromettermi, perdonate..>>
    << No. No, non dite così, anzi…apprezzo la vostra preoccupazione>>
    Scosta nuovamente lo sguardo, ma poi la sento aggiunge: <<Anzi…grazie per esserVi preso cura di me. Come vanno le Vostre ferite piuttosto? >>
    << Vanno bene direi, grazie al vostro consiglio>> concludo lasciando il discorso in sospeso , sa a che consiglio mi riferisco. La vedo quindi avvicinarsi al mio fianco per controllare il taglio.
    << Posso?>> Al suo gesto, la mia mano che prima la teneva sottobraccio, cala sul suo polso con l’intento di bloccarglielo, senza farle male; - ho dolore, ma non voglio ammetterlo – lei distoglie lo sguardo da me imbarazzata, ammorbidisco la presa, << …Se volete…fate piano……>> aggiungo con un sorriso innocente e piuttosto imbarazzato per la poca sopportazione di questa ferita.
    << Farò piano, Ve lo prometto>>.
    Sposta lentamente la camicia, e guarda con attenzione il taglio:
    << Direi che avete ancora bisogno di cure mediche . Se volete, possiamo recuperarne un po’ in infermeria e, posso medicarVi nelle mie......nelle mie stanze, ecco >>
    Alla sua richiesta, la osservo un po’ confuso…
    <<Proposta audace se pronunciata dalle labbra di Milady…>>dico ironico stuzzicandola, << non credo avrò bisogno di molto ma, se non vi reca troppo disturbo…una fasciatura non sarebbe male>> dico mimando con la mano, un gesto d’inchino. Vedo che a questa risposta, lei arrossisce e sembra essere nervosa: << Mi…mi dispiace…>> balbetta << Sc…scusatemi. Volevo solo…Perodnate la mia audacia>> sorride nervosamente è palesemente imbarazzata e si porta una ciocca di capelli dietro l’orecchio destro, io la osservo divertito dai suoi modi timidi e imbarazzati, modi che ricordano una sfumatura di dolcezza che non mi dispiace, meglio comunque alleggerire la tensione creatasi:
    << Il rossore che vi imporpora le guance Vi dona…e…io in risposta, vi offro un’audacia per un’audacia…>> le porgo una mano, mano che lei accetta sorridendomi per poi abbassare lo sguardo:
    << Vi permetterò di curarmi, solo se mi regalerete quel ballo promesso>> la osservo in modo dolce ma malinconico << Tra non molto il sole sorgerà, e…potrebbe essere la nostra ultima alba…>> aggiungo serio << Mi concedete un giro di Valzer?>>
    Accenna un sorriso con imbarazzo:
    <<Sarà un onore danzare con voi , ma non sono una ballerina molto abile…dovrete…ecco…guidarmi Voi.>>

    Lasciamo così che il momentaneo silenzio apparente scenda su di noi, la stringo a me sorreggendo il suo peso,la conduco in un valzere, tanto lento quanto delicato, mentr ei timidi bagliori lunari si infrangono sul suo viso ad ogni giravolta, mostrando una diversa prospettiva di lei…



    Ritorno con la testa alle terme, custodendo il ricordo piacevole di quel valzer danzato alla luce della luna, ricordo quando mi congedai da lei con un – Vi ringrazio per lo splendido valzer, ma prima delle cure sarà meglio che vada a darmi una ripulita. Ho una cosa da fare e, poi vi raggiungerò se permettete, nelle vostre stanze alla luce dell’alba. Intanto riposatevi Milady – mi sono scostato da lei aprendole la porta e facendole un baciamano. Spero che stia riposando, credo ne avesse bisogno.
    L’acqua calda intanto allevia le mie ferite, per lo meno quelle ancora visibili, ma la ferita al fianco ancora brucia, anche se la pozione ha comunque fermato un po’ il flusso di sangue.
    Ora è meglio che mi dedichi alla stesura di quelle lettere, qui al momento non vi è nessuno e sembra un posto tranquillo, fortuna che ho portato con me oltre ai vestiti, pergamena e calamaio.
    Levito fuori dall’acqua, farò meno fatica che sforzare il fianco per uscire dalla vasca, mi avvicino quindi alle mie cose, mi asciugo e mi rivesto, pantaloni bianchi e camicia nera, un simbolo di lutto per quel che è accaduto a mio padre…poi una preghiera….per te padre mio…quindi, trovato un angolo asciutto, mi siedo con la schiena posata alla parete ed inizio a scrivere…

    - L’ultima battaglia sta giungendo…devo sfruttare questo momento…-


    Levitazione/Volo – Si sposta ad un altezza massima di 5 metri


    - frasi ed azioni di Araneae concordate con Valluccia85
    Ultima modifica di DELTAG; 19th May 2016 alle 21:28

  7. #3347
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Gildas Demonar

    Aiden sembra assorto dai suoi pensieri quando parlo, ma d’un tratto inizia a fissarmi, interessato alle mie parole. Lo guardo e non nego nemmeno col viso di essere stupito da questo suo interesse. Fino a poco tempo fa avrei creduto che per lui fossi solo un insignificante divertimento e nulla più, invece ora… mi parla tranquillo, senza alcun fastidio nella voce. È strano. «Ho spesso pensato che fossi pazzo, ma ora inizio ad avere dubbi» dice confermando anche la mia richiesta di poco fa, abbasso le braccia osservandolo calmo. Ormai quell’appellativo fa parte della mia vita. È la mia natura e nulla la cambierà mai, posso solo migliorarla e nasconderla a chi verrà. Ma sarà sempre lì. Io sono pazzo. «Puoi anche fare discorsi che hanno effettivamente senso... chi l'avrebbe mai detto» mi dice sarcastico canzonandomi, non mi infastidisce, anzi sono consapevole di aver detto molte volte frasi sconclusionate e sconnesse prima di oggi. Rido sinceramente divertito dalle sue parole e continuo poi ad ascoltarlo quando ridiventa serio chiedendomi addirittura scusa. Mi dà le spalle chiedendomi di seguirlo cosa che faccio restando per un attimo dietro di lui, non lo conosco bene e non ho alcuna intenzione di infastidirlo «vorrei essere ottimista come te. Ti vedo... deciso, sicuro del tuo percorso. Non ti nascondo che provo dell'invidia» lo vedo rallentare per mettersi al mio fianco e mi ritrovo a fissarlo forse con uno sguardo incredulo. Non ci avrei mai giurato, Aiden Urthadar che prova invidia per me. Gli sorrido nuovamente chinando appena il capo «dici di aver ottenuto qualcosa da questa guerra... a me, invece, ha tolto tutto» lo ascolto ma stavolta sul mio viso si dipinge di nuovo una espressione incredula, non capisco. La battaglia all’Adamantem non si è ancora conclusa «in realtà mi ha dato anche qualcosa: una nuova consapevolezza di me stesso. Anche se non so quanto mi servirà... perché dubito che vedrò ancora molte albe» mi sorride ma è un sorriso malinconico quello che mi mostra e mi ritrovo ad avvicinarmi a lui, vorrei posarli una mano sulla spalla, ma non ho idea di come potrebbe reagire o se questo possa dargli in qualche modo fastidio. L’ultima volta quasi mi uccise… ma lì fu Nikah a baciarlo. Lo vedo guardarsi intorno e solo ora mi rendo conto che siamo arrivati vicino una delle due panchine in giardino, non me ne sono nemmeno accorto «l'ultima volta che sono stato qui…» mi indica quella più vicina a noi e io alterno lo sguardo da lui a quel pezzo di marmo «avrei voluto farti volare via tutti i denti a suon di pugni. Ti ricordi? Era sera, la sera prima del funerale di Rickard, e intorno a quella panchina si era formato un gruppetto di persone. Cassandra ti aveva appena curato e tu le avevi chiesto cosa desiderasse in cambio, perché io ti avevo detto poco tempo prima che un favore dev'essere sempre ripagato con un altro favore. Mi eri sembrato spaventato, addirittura terrorizzato, fin troppo per una questione del genere...» ora ricordo. Il mio primo approccio a esseri umani diversi dai mostri che ero solito frequentare. Persone diverse, chi più, chi meno dagli animali. E Aiden stesso è stato uno di essi se non il primo… anche se il suo di approccio era forse quello che più si avvicinava a quei mostri. Non capivo… io ero troppo spaventato per poter vedere una realtà altra al di fuori di quella in cui ero abituato a vivere. «Altre volte invece nei tuoi occhi non ho letto altro che spavalderia» già… peccato che quella non fosse spavalderia ma pura, semplice e pericolosissima follia. Nikah era quegli occhi. L’uomo sospira guardandomi nuovamente «ti chiedo scusa per come ti ho trattato. Ma la verità è che non ti ho mai capito, Gildas» scuoto il capo in una risposta negativa guardando poi i suoi occhi «non hai nulla di cui chiedere scusa, Aiden. Anzi…» gli tendo la mano per stringergliela «sono io che devo ringraziarti… ti ringrazio per avermi dato uno spiraglio su di un mondo diverso da quello in cui vivevo.» sia che l’accetterà, sia no, mi siederò sulla stessa panchina facendogli cenno di seguirmi «non riuscivi a capirmi perché non andavi aldilà della semplice occhiata di sufficienza…» spero non se la prenda per questa frecciata alquanto volontaria e inizio a raccontare parte di ciò che è ormai la mia storia, gli racconto di Nikah, di come i suoi comportamenti si rispecchiassero in ciò che lui vedeva e di come Nikah stesso sia nato. Forse potrà notare un po’ di tristezza nella voce ma non posso farci nulla. Non mi manca, eppure sento come se fosse morta una parte di me. «Ero pronto a morire, Aiden… soccombere a Nikah e alla sua follia. Ma è stato grazie a persone come Cassandra, Esperin e persino Adamantia se adesso sono qui a parlarti come un normale essere umano. Sono pazzo, sì… questo non posso cambiarlo purtroppo. Ma sono felice che almeno quella parte malata di me sia andata via.» fisso i suoi occhi per cogliervi qualche segnale «ed è anche per questo che ti ringrazio, aprendomi la strada per questo mondo, mi hai anche aperto la strada per la mia “guarigione”. Ti devo la vita… e vorrei saldare questo il mio debito salvando io la tua.» dico e non penso non ricorderà cosa ha appena detto, mi faccio più serio e tento di toccargli una spalla, se non si ritrarrà mi avvicinerò a lui con calma «prima mi hai detto che questa sarà l’ultima alba che vedrai, ma… a meno che tu non sia malato, ci sarà un modo per farti vivere.» non avrei mai pensato di poter dire una cosa simile, a lui…

  8. #3348
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    ADAMANTIA FERALYS

    E' l'alba, finalmente. Non che stia morendo dalla voglia di farmi massacrare in battaglia, ma almeno sarò giunta al punto, al fine di questa guerra e, in un modo o nell'altro, so che avrò la mia vendetta. Avrò quello che ho sempre desiderato anche se ancora non lo sapevo quando sono arrivata qui.
    Ripenso a quella mattina, quando mi sono presentata alla torre, com'era tutto diverso allora! Sembrava tutto chiaro, semplice e lineare. Adesso so bene che non è così, la vita è tutt'altro che semplice, men che meno lineare e il destino non è mai chiaro fino al suo compimento.
    Prima di vestirmi scrivo un biglietto che darò ad un servo da consegnare a Gildas non appena sarò partita, gli scriverò in breve quello che mi ha detto Raivo circa la strategia di Leithien così saprà anche perchè era qui. Avrei preferito dirglielo di persona, ma i tempi stretti non me l'hanno permesso purtroppo.
    Ho già preparato l'armatura, la indosso trattenendo quel senso di fastidio per l'irritazione che mi procura sulla pelle, fosse per me indosserei qualcosa di più comodo, ma l'occhio della fazione vuole la sua parte e poi, anche se già scintillo di mio, il metallo ci permetterà di brillare agli occhi dei nemici e forse anche a spaventarli un pò.
    Mi lego i capelli e tiro un profondo sospiro, è ora di andare, non vorrei mai che Cassandra mi rimproveri di aver fatto tardi alla nostra ultima battaglia!
    Esco in giardino e la trovo davanti al Glados, ma prima che possiamo fare qualunque cosa intravedo Aiden, ci viene incontro.
    Si avvicina a Cassandra infilandole un anello al dito mignolo sorridendole con dolcezza, come mai gli ho visto fare prima, poi viene verso di me e mi afferra delicatamente la mano lasciandovi cadere un oggetto piccolo. Lo guardo: è un anello dorato, completamente decorato, molto bello. Sorride anche a me Aiden, ma è strano, il suo sorriso mi fa stringere il cuore.
    "Rimarrai sempre l'unica persona con cui progetterei di uccidere monarchi e rovesciare un impero. Sei davvero la gemma più bella di Asshai. Ma lo sai già"
    Sposto lo sguardo dall'anello ai suoi occhi, non riesco a capire il perchè di questo suo gesto, di queste sue parole, suonano come un addio e io non voglio, non voglio dirgli addio.
    Senza che possa fare nulla gli occhi si velano di lacrime che prontamente asciugo con un rapido gesto della mano, indosso il suo anello e gli sorrido di rimando.
    "Allora siamo d'accordo: chiunque sia il prossimo re, se non è qualcuno che ci piace, è meglio che stia attento a noi due! Grazie, Aiden. Sei stato un compagno quasi fedele e un degno avversario, ed è stato un onore far parte di tutto questo insieme a te, Comandante Urthadar, comunque andrà a finire."
    Si allontana e ci grida il nostro motto, il motto della fazione: Audere semper.
    Ci abbiamo provato, non sempre ci è andata bene, ma arrendersi è fuori discussione, almeno per quanto mi riguarda. E' quasi giunta l'ora di andare, mi volto ancora verso il giardino e vedo Gildas che fa un inchino e ci rivolge un augurio per la battaglia.
    Gli lancio un'occhiata torva, ma divertita, dovrà fare molto di più di così al mio ritorno, preferisco rispondergli con un cenno della testa e poi mi avvicino a Cassandra. E' giusto che anche lei sappia, che abbia lo stesso vantaggio che ho io, se vantaggio si può chiamare quello che so: "Cassandra, prima di andare volevo dirvi che so chi combatterà per la fazione dei reietti: Ryuk Leithien e sua moglie Esperin. So che non è molto come informazione, ma almeno sappiamo già cosa ci aspetterà laggiù, oltre a cumuli di neve e freddo."
    Detto questo rompo gli indugi e senza guardarmi più indietro attraverso il Glados ancora una volta.

    continua qui


  9. #3349
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Aiden Urthadar

    Un susseguirsi di espressioni si alternano sul viso del cavaliere: alcune riesco a comprenderle, altre invece non mi permettono di vedere oltre, ma tutte sono sicuramente diverse da quelle che gli ho visto indossare prima di questa alba. «Non hai nulla di cui chiedere scusa, Aiden. Anzi…», potrebbe trattarsi di un perdono vuoto come tanti altri, se non fosse che ha aggiunto quell'anzi e che, soprattutto, mi sta tendendo una mano. «Sono io che devo ringraziarti… ti ringrazio per avermi dato uno spiraglio su di un mondo diverso da quello in cui vivevo». Alterno lo sguardo, confuso, tra la mano e i suoi occhi verdi, carichi di emozione, limpidi come non li ho mai visti. Il mio è più che altro un gesto istintivo, sollevo la mano e afferrò la sua con forza, come sono solito fare quando ho raggiunto un accordo con un qualche Lord importante. Gildas si siede poi sulla panchina e seguo il suo esempio mentre ascolto il resto del suo discorso, senza nascondere la mia confusione. «Non riuscivi a capirmi perché non andavi aldilà della semplice occhiata di sufficienza…», non c'è molto da ribattere, quindi rimango in silenzio mentre mi parla di... di un altro Gildas. Nikah, così lo chiama, proprio come se fosse un'altra persona con l'unico problema di condividere lo stesso corpo. Sembra tutto così assurdo, eppure ha senso: spesso e volentieri i comportamenti di Gildas risultavano incoerenti, a volte era timoroso persino della sua stessa ombra, altre volte sembrava una bestia selvaggia, pericolosa e indomabile. Mi torna in mente ciò che è avvenuto alle terme, il bacio che pensavo di essermi scambiato con Gildas, ma che a questo punto ipotizzo fosse tutta opera di... Nikah. La storia prende una piega alquanto macabra quando mi spiega l'origine di questo... non so neanche come chiamarlo, forse sdoppiamento di personalità, ma non sono sicuro che sia il termine adatto: fatto sta che, da quanto riesco a capire, pare essersi trattato di un meccanismo di difesa contro le torture che ha subito in gioventù. Un brivido mi percorre la schiena: mia madre merita di marcire nei Campi Elisi tanto quanto quel cretino di Alistair, tanto quanto me, ma almeno non siamo... malati. Siamo Urthadar coi fiocchi, tutto qui. Ma i Demonar... probabilmente tutte le voci sono vere. E non posso non provare un senso di angoscia davanti alla conferma che Gildas abbia davvero vissuto tutto quello che mi ha appena raccontato. È sopravvissuto all'inenarrabile... forse proprio grazie a Nikah. A una versione di se stesso talmente fuori di senno da poter sopportare ogni tipo di prova. Cassandra, Esperin e Adamantia lo hanno aiutato, è grazie a loro se è riuscito a sconfiggere l'altra parte di sé e a quanto pare... anche grazie a me. Dice che gli ho mostrato la via verso la guarigione, che nonostante tutto sono stato in grado di indirizzarlo sulla strada giusta, seppur senza volerlo. Desideravo sfruttare la sua pazzia e invece, a detta sua, ho dato il via alla sua personalissima guerra contro di essa. Nel voler fare il male, ho invece fatto del bene. È assurdo. È completamente assurdo. Non mi pento di quello che ho fatto, dato che il risultato è stato questo... ma anche quel gesto calcolato ha portato a una destinazione completamente diversa rispetto a quella che avevo in mente. Sembra tutto un insopportabile scherzo degli Dei. <<Nikah...>>, ripeto quel nome come se potesse aiutarmi a comprendere qualcosa di più di questa strana situazione. Forse ho sempre discusso con Nikah e questa è la prima volta che parlo con il vero Gildas. Dei... <<Cassandra... Cassandra non si fa mai gli affari suoi>>, mi viene da ridere, quindi rido. Ha aiutato me, ha aiutato Gildas... i suoi Siamesi le renderanno tutti gli onori nei Campi Elisi. La mia risata però muore quando vedo l'espressione seria del cavaliere: mi tocca una spalla e si avvicina, come se dovesse parlarmi di qualcosa di molto importante, e infatti subito dopo si offre di aiutarmi, di salvarmi la vita, perché dal mio discorso ha capito che presto riposerò per sempre in una fredda tomba. Magari, Gildas. Magari. <<No, Gildas. Non c'è nessun debito. Non sono improvvisamente diventato un santo, ma la verità è che sono stanco di vivere in un mondo che funziona in quel modo, sono stanco di seguire regole del genere. Sono fisicamente, mentalmente, fottutamente stanco>>. Prendo la mano che mi ha messo sulla spalla tra le mie, proprio come ha fatto Cassandra con me. Non so come comportarmi quindi sto prendendo esempio da lei. Gildas non è mio amico, ma... l'affetto che ci lega a lei lega anche noi due, in un certo senso. Credo. <<È già abbastanza averti permesso, in minima parte, di stare meglio, e non desidero altro. Ti giuro... non avrei mai pensato di dire una cosa del genere. Ma è così. Forse è vero che quando ti ritrovi a non avere più niente, cominci ad accontentarti anche delle piccole cose. Dei... sto iniziando a parlare come un mentecatto del Nord>>, se mi sentisse mia madre... oh Raiden, ti prego, falle origliare qualcosina: magari schiatta un'altra volta. <<Non penso che morirò, Gildas. Non intendevo quello quando ho detto che non vedrò più un'altra alba>>, gli lascio le mani e torno in piedi, con le spalle verso di lui e il volto di nuovo verso il sole. Proprio come lui si è aperto con me, io gli parlo di Valerius, della sua storia, del suo ritorno e di come sia riuscito in qualche modo a ottenere l'aiuto di mio cugino e a diventare il nuovo Lord delle Tempeste. Gli parlo del mio affetto per Petyr e di come abbia letteralmente venduto la mia vita a Daphne solo per assicurarmi che sopravviva. Non tralascio alcun dettaglio, e parola dopo parola sento il cuore sempre più leggero. Fino a quando non mi ricordo della lettera che ho in tasca. <<Petyr mi ha mandato questa tramite i saggi...>>, la estraggo e gliela mostro, impassibile, <<Ma... ho paura. Ho paura di leggere quelle che probabilmente sono le sue ultime parole per me. Potresti...>>, sì, glielo sto chiedendo davvero. Non ce la faccio più ad aspettare. <<Potresti aprirla? Non leggerla, per favore. Solo aprirla. Ho bisogno che qualcuno spezzi quel sigillo per me>>. Che qualcuno spezzi il simbolo in cui non mi riconosco più.
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  10. #3350
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Reali

    Alagos Fanon


    Mentre non vi è nessuno ad osservare l’inchiostro scivola fluido e leggero sul foglio di pergamena, poche semplici righe, indicazioni più che altro…


    “ Il cerchio è chiamato a giostrare, l’ultima battaglia si sta combattendo approfittate del caos che si potrebbe generare. Inviate due gruppi, uno per confondere che faccia irruzione dalle fogne deL castello e si diriga in superficie per creare scompiglio, l’altro più piccolo deve andare verso le segrete siate cauti, i prigionieri devono essere liberati prima che sia troppo tardi. L’obbiettivo non è lord Demonar, non Attaccate quindi il corpo centrale del palazzo mirate solo alle segrete. Saranno di sicuro sorvegliate, armi in pugno e aFfiancate esperti o maestri di Charme. A lettura ultimata bruciate la missiva”
    Arrotolo la pergamena e la lego con un triplo nodo ed un nastro nero , le mie iniziali in maiuscolo scritte tra le righe sono visibili, ad un occhio normale potrebbero sembrare solo errori di ortografia, per chi conosce il Cerchio, capirà da chi proviene la missiva. Solo di uno dei cinque capi posso dire di fidarmi cecamente, il fratello mercenario del fabbro, l’uomo dalla benda sull’occhio, come lo conoscono nel Cerchio, so che lui non tradirà e morirebbe piuttosto per la causa, anche lui come molti ha perso tutto. Penso a lui, a quello che il susseguirsi di guerre e scontri ha portato. Abbasso il capo portandomi un gomito sul ginocchio piegato e una mano sulla testa…mentre i pensieri vagano.
    Molte volte ho sperato che la questione tra le famiglie Fanon e Demonar si risolvesse senza troppi spargimenti di sangue, in passato vi era una promessa che legava i Fanon ai legittimi eredi di Vygrid, un patto stretto per l’amore di due persone, patto che i Demonar con il loro fuoco hanno distrutto. Li è stato l’inizio, in seguito hanno saccheggiato, rubato, arso ettari di terreno, bagnato i frutti di quelle terre con il sangue dei loro predecessori e tutto per la loro brama di potere. E’ questo che fomenta il mio odio nei loro confronti, il fatto che non abbiano rispetto per la loro stessa gente e che ciò che vogliono è solo il potere, io non so se sarò capace di fermare tutto ciò, ma spero di riuscire almeno a dare una speranza per il futuro , un futuro che con questa guerra potrebbe cambiare…sono stanco di combattere contro tutto e tutti, ma devo farlo.
    Riprendo in mano il pennino, recupero un nuovo foglio, ho ancora due lettere da scrivere, una per Markus ...
    ...mi basta poco, devo solo informarlo che i Demonar a causa di Gildas e mio Zio, sono al corrente dell’esistenza del Cerchio, quindi deve stare attento quando verrà il momento dell’assalto e l’altra …per Lei…sarà la più difficile da scrivere…
    Arrotolo intanto anche quella per il ribelle, la stringo anch'essa con un nastro nero, ma faccio solo due nodi per non confonderle.
    Rialzo il capo, posando la nuca alla parete di roccia mentre porto gli occhi al cielo che da qui non posso vedere…Miriel..spero sia al sicuro presso i Tinnuviel e, spero che stia bene, non so come potrebbe aver preso la notizia della morte di nostro padre…in questo momento vorrei essere con lei, questa potrebbe persino essere l'ultima mia lettera per Lei...

 

 

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