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  1. #1931
    GdR Master L'avatar di Eclisse84
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Daphne Elania Baratheon

    Quando Efrem si gira per uscire dalla stanza, mi ritrovo ancora ad osservarlo, lo guardo fino a quando si chiude la porta alle spalle e mi ritrovo a fissare un muro per qualche istante.



    Respiro pesantemente ripensando a questi ultimi istanti ed il fatto che dovrei smetterla di sbattere la testa sempre nello stesso punto.



    Tiro i lacci che Efrem ha già allentato e lascio scivolare la divisa lungo le gambe, puzzo di sangue rappreso e terra, lo sento persino nei capelli, le narici sono pregne di questo odore forte che ricorderò sempre associandolo a questo giorno ed alla vittoria. Gli odori, si dice, i profumi in generale evocano ricordi in maniera più potente delle immagini. Vado in bagno e mi immergo nell'acqua calda, osservo come la terra scivola via dalle braccia, formando piccole chiazze colorate tra la schiuma.



    Resto in ammollo qualche istante, con le orecchie sotto il pelo dell'acqua, non voglio sentire niente, chiudo gli occhi, non voglio vedere niente... cerco solo un pò di riposo e tranquillità, ne ho bisogno. Quando vedo le grinze formarsi sui polpastrelli, decido di alzarmi e di frizionare i capelli, almeno per tamponarli e non girare con la chioma totalmente bagnata.



    Infilo i miei comodi pantaloni di pelle nera ed una maglietta grigia, i miei stivali onnipresenti e cerco di sistemarmi al meglio.



    Imbocco il corridoio per andare in cucina, ma forse è meglio aspettare un pò, almeno che sia ora di pranzo, non vedo gente in giro, quindi potrei approfittarne per mettere le cose in chiaro con Markus. Devio per camera sua ed apro la porta, non mi do ai formalismi, ma non vedo nè lui, nè Andreus, così mi siedo sul letto per aspettarlo.

  2. #1932
    sim dio L'avatar di DELTAG
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli


    Keyra
    Isyl Tinnuviel


    Markus commenta la mia idea di mettere patate e carote in una serra guardandomi fisso negli occhi suggerendomi invece di mettere gli ortaggi in due vasi distinti, lo osservo con titubanza ma forse potrebbe andare, sono brava con le erbe, ma nemmeno io di giardinaggio capisco molto, magari provo. Devo trovare comunque due contenitori, magari in cucina trovo qualcosa, vasi non mi pare di averne visti in giro…
    Mentre sventolo la radice di Zenzero, noto che il ragazzo non sembra apprezzare molto. Pazienza, non tutti apprezzano l’odore acre e pungente ma vagamente dolciastro di questa preziosissima radice ricca di proprietà. Mentre sto ridendo in direzione di Markus per la sua reazione allo Zenzero, ecco che entra Andreus palesando l’intenzione di prendere della pozione per poi andarsene lasciandoci nuovamente soli, subito l’atmosfera attorno a me si congela, come se fossi sospesa in un istante che si fa eterno, noto il suo sguardo infastidito forse per l’averci visti qui, forse sono proprio io il motivo del suo fastidio, ma in fondo non stavamo facendo nulla di male, per me può restare fin quando vuole, le sue parole mi risuonano addosso come un malcelato rimprovero abbasso il capo , lo vedo dirigersi verso il tavolino sulla quale vi è la pozione di Sepyra…
    «ti serve una mano?»
    Chiedo gentile. In tutta risposta mi mostra il barattolo della pozione scuotendo il capo per poi prenderne un po’.
    A cosa gli serviranno? Possiede la rigenerazione, quindi teoricamente non dovrebbe servirgli , a meno che non sia sicuro del suo stesso potere o magari per qualche motivo non può o non riesce ad usarlo. Questa cosa mi preoccupa.
    Vorrei chiedergli di più ma la voce mi si strozza in gola , è comunque Markus a svelare il mio dubbio chiedendo al ragazzo dove stia andando. Andreus risponde che sta andando a casa ma, non è forse questa ora casa sua? Ricordo la sua storia, so quello che suo padre gli ha fatto…lo osservo con un velo di tristezza negli occhi mentre lo vedo allontanarsi dal tavolo e cercare l’uscita dell’infermeria, Markus gli si avvicina, i due si scambiano qualche parola a bassa voce, scosto lo sguardo amareggiata come se mi sentissi d troppo in questa stanza che improvvisamente sento troppo stretta, con me non parla, non mi dice nulla eppure un giorno che sembra ormai lontanissimo eravamo amici, ridevamo e scherzavamo…


    ------------------------------------------------------------------------


    Dieci mesi prima dell’inizio della guerra…

    Cammino nella sera più scura mentre dal cielo le prime gocce di pioggia cadono, tic tac, tic tac…
    Sempre più forti, sempre più intense, fredde e gelide. Non appena toccano la pelle delle mie braccia nude, rabbrividisco, non fa freddo, ma è solo il loro pungente gelo a renderle simili ad aghi di sottilissimo cristallo e a darmi questa fastidiosa sensazione. Prendo a correre prima che la pioggia si faccia ancor più fitta ed intensa, incrocio poco distante un edificio costruito con legno e pietre, sopra di esso un’insegna cigolante, lo raggiungo e non appena trovo riparo sotto il suo portico , mi scuoto appena i capelli e lascio che l’acqua scivoli via leggera , conosco questo posto, di tanto in tanto mi concedo un pasto caldo tra il tepore di queste quattro mura e anche un po’ di riposo in qualche comodo letto al piano superiore, è la Taverna del Drago d’autunno. Scruto dalla finestra alle mie spalle se vi sia un posto per mangiare, tanto piove e non smetterà molto presto a giudicare dalle nubi, tanto vale fermarsi e ripararsi qui che tornare all’umida caverna prestatami da un orso…
    Entro, non appena ne varco la porta un profumo di carne arrosto e spezie mi investe. L’atmosfera è calda ed accogliente, poco distante il crepitio di un camino , ed è accanto al camino seduto ad un tavolo apparentemente libero, incrocio una figura, una figura che conosco bene. Faccio per avvicinarmi per salutarlo allegramente ma vengo prontamente bloccata da una bella biondina dai seni prominenti, sul vassoio pinte di idromele destinate ai tavoli occupati. Le sorrido, conosco anche lei , il suo nome è Azzurra
    << Ciao Keyra! Accomodati pure, ti consiglierei un posto vicino al bel brunetto solitario…>> mi fa l’occhiolino indicandomi con la testa il tavolo di riferimento << è li da solo e sembra pensieroso, non parla molto, non con me almeno, peccato..>> Scuoto la testa in direzione della donna:
    << Azzurra…non cambi mai sai? >> le dico per poi continuare << ..e comunque è proprio li che volevo sedermi , conosco quel ragazzo.>>
    << Che!?>> Azzurra strabuzza gli occhi e mi guarda come se stessi dicendo la cantonata più grande del mondo, poco distante un signore barbuto reclama però la sua consumazione:
    << Ehi Azzurra…lascia stare la signorina, la intrattengo io volentieri, ma prima portami la mia pinta >>
    Vedo Azzurra divenire rossa poi sbuffare.. << La gentilezza e la finezza del fabbro…>> si allontana per poi voltarsi nuovamente << Vai che poi arrivo per l’ordinazione>>.
    Detto ciò raggiunge l’uomo mentre questo la ringrazia con un rutto ed io mi avvio verso Andreus.
    Lo raggiungo di fianco, portandomi poi alle sue spalle:
    << Mi scusi signore…posso sedermi qui con lei?>>esordisco allegramente fingendo di non conoscerlo.
    <<Ehm... ok, si accomo... Keyra?>>
    Lo guardo rivolgendogli un grosso sorriso:
    << Ciao! Che bello incontrarti qui!>> gli dico per poi prendere posto davanti a lui sullo scomodo sgabello recuperato da un tronco di pianta.
    <<Non ti facevo tipa da taverna, che ci fai qui?>>
    << In effetti ho deviato per una questione..poi mi ha sorpreso la pioggia e ho cercato riparo qui>> porto entrambe i gomiti sul tavolo poggiandovi sulle mani il mento.
    << Ah beh... siamo in due allora...>> mi dice, ma sembra pensieroso
    << Sono i problemi che ti hanno portato qui? Io questo posto lo conosco, conosco anche la biondina…>> dico volgendo lo sguardo verso di lei mentre trotterella in nostra direzione sistemandosi il corsetto << Arriva…>>
    << Eccomi Keyra! Che ti porto? >> mi chiede per poi guardare Andreus.. << E a te bel brunetto? >> Nel domandare lui cosa volesse, Azzurra posa entrambe le mani sul tavolo e si china in avanti mostrando senza ritegno ciò che vorrebbe offrire. Osservo Andreus sobbalzare per un attimo per poi ignorare la ragazza.
    << Azzurra…guarda che lui è un bravo ragazzo…>> le dico con un sorriso gentile lasciando intendere che non è il classico tipo con cui lei ama trascorrere le sue nottate
    << Peccato…>> esordisce con noncuranza
    << Per me una zuppa di farro e verdure, bella calda e…una pinta di idromele , grazie >>
    La vedo scrivere mentre lancia occhiate più che eloquenti ad Andreus
    <<prendo dell'idromele anche io assieme a del montone arrosto, grazie.>>
    << Perfetto ragazzi, grazie a voi …>>fa per andarsene ma poi fa qualche passo indietro<< Comunque se ci ripensi…sai come mi chiamo>>
    Gli strizza l’occhio e poi se ne va ancheggiando vistosamente.
    Trattengo a stento una risata , non voglio essere scortese, ma il suo comportamento è piuttosto buffo. Lascio che si allontani e poi esplodo:
    << Non cambierà mai…scusala, è abituata ad un altro genere di clientela..>>
    <<Immagino... ne ho conosciute di peggiori, tranquilla.>>lo guardo, il suo sguardo limpido mi rallegra e mi acquieta , mentre il fuoco del camino riflesso in uno specchio, trasporta il suo calore sulle guance di Andreus valorizzando gli occhi, non mi ero mai accorta che il suo sguardo fosse così profondo…
    << Meglio così…hai fatto colpo e credo che tornerà all’attacco>> gli dico mentre prendo a rilassarmi avvolta dal tepore dell’atmosfera paesana.
    <<Come fai a conoscere questo posto?>>mi guarda con un mezzo sorriso mentre elaboro una risposta, non posso di certo dirgli che ogni tanto mi incontro qui con persone di dubbia natura e morale, per avere informazioni sui commerci di mio padre…
    << E’ un posto comodo per avere risposte. Se ti serve qualcosa, qui vi sono esponenti di vario genere e si fanno anche dei buoni affari>>
    Sorrido timidamente per poi continuare ….


    ------------------------------------------------------------------------



    Ritorno con lo sguardo sui due solo quando sento i passi di Andreus
    << Credevo di conoscerlo almeno un po’…ed invece…>> sussurro mentre lo vedo scivolare via da qui, fuori dall’infermeria, non sono sicura ch elui mi abbia sentito…ed è quindi Markus a rivolgersi a me…
    <<non ho un piatto preferito>>.
    Ritorna al discorso di prima ma mi parla con rabbia, ed io al momento non capisco a cosa questa sia dovuta, lo guardo dispiaciuta, forse ho sbagliato a scherzare con lui oppure forse, non sono io il motivo del suo malumore, lo vedo passarsi una mano sul viso
    <<Comunque non ho fame quindi non disturbarti a cucinare per me, ma… Grazie per avermelo chiesto. Se non hai altro da domandare, visto che Andreus non c’è, vorrei approfittarne per lavarmi e riposare un po’…>>.
    << Va tutto bene ?>> chiedo notando il cambiamento nel suo tono e nella sua voce, poi però mi porto una mano alla bocca, forse sono cose che non dovrebbero interessarmi.
    << Scusami, magari sono cose tue e…non ne vuoi parlare>> .
    Un mezzo sorriso si forma sulle mie labbra, ma dentro il mio cuore soffre per il comportamento di Andreus, cerco di mascherare la mia tristezza.
    << Scusami se ti sono sembrata invadente…grazie per i tuoi consigli>> mi rivolgo a lui con gratitudine.
    Mi avvicino al suo fianco passandogli accanto, quando sono allineata al suo orecchio gli dico:
    << Non conosco ciò che ti affligge, ricorda però che dopo ogni pioggia alla fine arriva il sole…andrà tutto bene…>>
    Mi allontano così dalla stanza, con un sorriso in viso ma la tristezza negli occhi.
    Dietro di me Gliocas svolazza quasi fosse un guardiano. Con la mia radice di Zenzero tra le mani, passo accanto alla mensa, faccio per entrare ma vedo che qualcuno ha già provveduto a cucinare ..forse è stato proprio Andreus. Passo rapidamente dalla cucina, recupero qualche strofinaccio pulito e provvedo a coprir e un po’ il cibo per evitare che si sciupi, esco quindi dalla sala prendendo due mele mentre raggiungo la mia camera.
    Non appena entro, ricordo che l’ultima volta che vi ho messo piede, ho ricevuto la lettera di Ryuk Leithien che mi ha detto ciò che dovevo fare se volevo recarmi alla piana di Talathnim….resto per un attimo persa nei miei pensieri, forse potrei recarmi li ora, a quanto pare qui non servo , Efrem è a riposare così come le ragazze, Markus anche lui vuole riposare un po’ ed Andreus è andato via, spero solo che faccia ritorno sano e salvo. Un angoscia mi prende ed è inspiegabile, guardo Gliocas posandogli per terra un pezzo di mela.
    Recupero i semi e le patate degli ortaggi raccolte in superficie , li poso in un piccolo pezzo di stoffa rossa recuperata dal ritaglio di un vestito, faccio un fagottino e li assicuro alla cintura dei pantaloni, quindi prendo il mio caldo mantello che ho usato quando mi sono recata a Solumquae , li non farà molto caldo, deve essere già scesa forse la prima neve e poi esco dalla stanza, dietro di me il mio amico pennuto.
    Mentre risalgo la scale verso la superficie, mi volto indietro osservando le ruvide pareti del rifugio, chissà se andrà davvero tutto bene anche per me..i domini del Leithien sono insidiosi, ho voluto fidarmi della sua parola…e mi fiderò anche questa volta. Costi quel che costi.

    Mi ritrovo davanti al cimitero, lo attraverso per tutta l lunghezza fino a raggiungere il Glados, indosso il mantello.
    Gliocas mi svolazza attorno ma io non voglio portarlo con me. Sarebbe pericoloso e, non voglio gli accada nulla. Se del Leithien mi fido, delle sue guardie non posso dire altrettanto.
    Cerco gli occhi del corvo, lo osservo e poi gli parlo:
    << Non puoi venir e con me, stai qui …fai la guardia mi raccomando e se noti qualcosa di strano tipo persone che non hai mai visto girare per il rifugio, avvisa per favore Efrem o qualcun altro. E’ importante!>>
    Gliocas gracchia per poi strofinare il suo musino sulla mia guancia, lo sfioro appena con una mano. Spero abbia capito.
    A quanto pare si , perché si allontana da me e va a posarsi come una statua sulla cancellata di ferro che delimita il cimitero e da li, non si muove. Gli sorrido gentile, poi mi volto.
    Davanti a me ho il portale, dietro so cosa mi aspetterà.
    Chiudo gli occhi, mi lascio avvolgere dalla sua luce mentre visualizzo nella mente la mia destinazione: Talathnim

    Non appena esco dal Glados, avverto subito addosso il pungente freddo del luogo. Una coltre bianca si stende come un velo su tutto. Il colore candido della neve mi investe gli occhi costringendomi per un ‘attimo a socchiuderli, quando li riapro ricordo finalmente quel luogo come era, chissà se qualcosa vi è rimasto.
    Mi avvio quindi a passo sicuro stringendomi nel mantello verso la destinazione poco distante, dietro di me le mie orme mi accompagnano.
    Rammento le indicazioni e rammento la parola d’ordine.



    -Flash di Keyra parte uno, concordato con SimsKingdom
    -Permesso di recarmi al Talathnim concesso come da lettera di Ryuk qualche post fa.

    Ultima modifica di DELTAG; 16th February 2016 alle 20:21

  3. #1933
    sim dio L'avatar di Damnedgirl
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Markus Obelyn

    Keyra mi chiede se va tutto bene quando è evidente che vada tutto uno schifo e che sia stupido chiedere. Sto per risponderle, dicendole di farsi gli affari suoi, ma la ragazza fa tutto da sola rimangiandosi la domanda e sparisce dalla stanza usando la solita frase criptica. Decisamente… Non la capirò mai. Mi lascio andare un sospiro sconfortato, passandomi la mano sul viso che decido di lavare al volo usando un catino in infermeria. Il contatto con l’acqua gelida mi aiuta a riprendermi, e, complice la solitudine, riesco ad acquistare un po’ di calma e di lucidità. Ripenso alla conversazione avuta con Andreus, rivolgendo una preghiera silenziosa ai Siamesi, poi sovrappensiero ritorno in stanza senza badare a chi incontro… Anche perché, pur volendo, non c’è nessuno. Quando apro la porta chiudendola alle mie spalle però quasi mi viene un colpo: c’è infatti Daphne seduta sul letto ed in attesa di qualcuno che, probabilmente, è proprio il sottoscritto visto che Andreus è partito. Sento la gola seccarsi all'istante mentre fisso la mia ragazza, molto presto ex ragazza temo, perché Andreus, come ogni migliore amico che si rispetti le avrà già raccontato tutto o... Non sarebbe qui ad aspettarmi, no? <<Avrei voluto parlartene io…>>, mormoro abbassando gli occhi. <<Ma è colpa mia, lui non centra nulla... Io... Mi dispiace Daphne, davvero>>, aggiungo cercando il suo sguardo.
    Ultima modifica di Damnedgirl; 16th February 2016 alle 10:24



    Visita il mio spazio ricordi! Dark Land

  4. #1934
    GdR Master L'avatar di Eclisse84
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Daphne Elania Baratheon

    Aspetto un pò seduta su questo letto, le gambe a penzoloni che si alternano in un movimento oscillatorio, le mani poggiate e ferme sul lenzuolo e le braccia tese, le spalle alte ed il collo piegato leggermente in avanti, il capo basso... gli occhi aperti e fissi a guardare il pavimento.



    Non so da quanto tempo io sia seduta qui, forse un'ora, forse solo dieci minuti, ma le attese mi snevano sempre e non so che fare, mi limito a seguire le linee delle fessure delle mattonelle ed i disegni della trama del lenzuolo <<Avrei voluto parlartene io…>>



    alzo lo sguardo quando sento la voce di Markus, non capisco a cosa si riferisce ed aggrotto la fronte nel vederlo così teso <<Ma è colpa mia, lui non centra nulla... Io... Mi dispiace Daphne, davvero>> Mi alzo dal letto e scuoto la testa, per poi grattarmela con la mano destra, vorrei dirgli che non ho capito niente e non ho la minima idea di cosa mi stia dispiacendo "Qualunque cosa si tratti, ne parliamo dopo." Mi faccio più seria, portandomi a pochi passi da lui "Io ti voglio bene Markus, ci siamo avvicinati in pochi giorni, è stato qualcosa di breve, bello per certi versi, specialmente per determinate cose..."



    Sorrido per un istante, per smorzare la tensione e torno seria "... ma è evidente che tra noi non può continuare, non è perchè siamo troppo diversi o per le continue discussioni, figuriamoci... sono cosciente di non avere un carattere facile e tu sei... ingenuo alle volte" esito nell'accentarlo "Non voglio mentirti, l'unico motivo di questa mia decisione è Efrem. Quando ho sentito le sue parole alla riunione dell'altra notte, non ho fatto altro che pensare che non ce l'avrei fatta a perderlo, non il mio capo, non il guerriero, ma l'uomo che ho tanto amato e che... amo ancora"



    Resto con gli occhi fermi su lui, anche se bruciano, non perchè sono cosciente di ferirlo, non per quello che sto per dirgli, ma per quello che è accaduto pochi minuti fa con Efrem nella mia stanza "Sono stata con lui e non ho alcun rimorso, non c'è posto per nessun altro, me ne sono resa conto tardi e me ne scuso. Sembra banale ed anche piuttosto stupido da parte mia, ma non so cos'altro dirti, solo che mi scuso e mi dispiace, Markus"


  5. #1935
    sim dio L'avatar di DELTAG
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Keyra
    Isyl Tinnuviel



    Cammino a passo deciso verso la porta indicatomi da Ryuk…
    -Terza porta a nord -
    Il gelo entra dentro e ghiaccia le membra sin nel profondo, il pesante mantello basta a malapena a darmi tepore e a proteggermi dal clima rigido di questo posto. In lontananza, i bastioni ghiacciati delle montagne si ergono proiettati nel cielo come castelli di pietra, le cime bianche e innevate riflettono la luce ma tra le impervie salite ogni tanto si generano turbini e tormente improvvise…almeno questo è quel che ricordo di questo paesaggio, paesaggio che ora mi appare diverso. Raggiungo la porta e subito noto delle armature in scuro metallo in netto contrasto con l’ambiente circostante. Sono in quattro a guardia dell’ingresso, m avvicino:
    << Sono Isyl Tinnuviel...ho la parola d’accesso…>> mi presento loro, prima di dire l’imbarazzante parola d’accesso ripensando a quel giorno :
    << Pecorella >>
    Detto ciò le guardie mi fissano e mi scrutano, poi in silenzio si spostano dalla porta mi fanno spazio e mi fanno passare, a poca distanza, due di loro mi seguono.
    -Dovevo aspettarmelo, per lo meno mi hanno seguito in due e non in quattro.-
    Sorrido tra me e me, i fondo Lui l’aveva detto e non dovrei stupirmi di questo.
    Attraverso la porta e ritrovo il sentiero attraverso la rada foresta che conduce alla piana.
    Un tempo questa era una selva che pareva scolpita nel ghiaccio più candido e brulicava di vita, mi avvicino ad una pianta e vi poso una mano sul tronco, ora vi sono solo piante che sembrano aver perso la loro anima, oppure sono solo impaurite dalla guerra o hanno visto troppo orrore…mi scosto appena, non posso usare i miei poteri qui, potrei essere uccisa all’istante dalle guardie e di loro non mi fido… Continuo il mio cammino costeggiando il letto ghiacciato del fiume fino a giungere nel luogo in cui un tempo si ergeva una splendida fontana, i candelotti di ghiaccio che la ricoprono sembrano aver conservato intatta, sotto lo strato cristallino la sua bellezza ma tutt’attorno non riconosco più nulla, non vi è più nulla se non ruderi di quello che un tempo era un villaggio . Colonne spezzate, edifici ripiegati su se stessi, la vecchia biblioteca di cui ora vi è rimasto solo un fatiscente muro semidistrutto , mi avvio verso quel luogo , un luogo che ricordo con affetto,
    Calpesto cocci di quello che un tempo era il villaggio di mia madre, la mia storia, …qua e la pietre, tronchi spezzati e rivoli di acqua che si scioglie al primo sole del giorno…che desolazione, sembra un villaggio fantasma , che abominio è stato commesso in questo luogo, ma la cosa strana è che qui non vi è la presenza di cadaveri, il freddo del luogo se ci fossero stati, avrebbe sicuramente conservato i loro corpi eppure questi non ci sono.
    Dove sono finiti tutti? Che si siano salvati?
    Sento le lacrime prendere forma, escono dagli occhi ma subito si tramutano in perle gelide, porto entrambe le mani sul viso, mi aspettavo la distruzione, ma non questo…niente…dove un tempo sorgeva quella che era la casa di mia madre, ora vi è solo una lastra di pietra sormontata da un arco decorativo … l’unica cosa che è rimasta in piedi.
    Mi dirigo proprio sotto quel’arco incurante delle guardie che potrebbero benissimo giudicarmi una pazza, ma non importa, non è per loro che sono qui, è per i ricordi, per vedere dove l’odio si è spinto, per vedere cosa potrebbe succedere a Dohaeris se i reali vincessero questa guerra…raggiungo la parete , per terra risparmiata alla neve perché protetta dalla sporgenza dell’arco, vi è un brandello di pergamena stranamente ancora leggibile, mi abbasso per liberarla dallo strato di leggera brina…

    - La terra che oggi calpestiamo, è stata creata dai sacrifici di persone che hanno sacrificato tutto ciò che avevano per dare a noi una speranza e una terra da poter chiamare patria, combattiamo per ciò in cui crediamo , accettiamo le cose che non possiamo cambiare, affidiamoci al coraggio per cambiare le cose che possono ancora cambiare, appropriamoci della saggezza per saper riconoscere quello che è giusto da quello che è sbagliato. Tra le bianche vette il richiamo del vento annuncia, ci sono passi nella neve, le aquile sono irrequiete , qualcuno sta ancora cercando la sua casa perduta…-
    Leggo e rileggo più volte quelle righe, non so chi le abbia scritte, ma in qualche modo queste parole mi entrano dentro come se fossero state scritte appositamente per questo momento, non so da che parte arrivino, sono parole forti e importanti. Raccolgo da terra quel foglio, me lo arrotolo tra le mani , mi rialzo in piedi mentre alzo lo sguardo verso l’orizzonte ed è proprio all’orizzonte, poco distante da me, tra due grossi alberi che sembrano ciliegio appesantiti dal gelo, che vedo una croce di legno posizionata su un piccolo cumulo di neve…il mio sguardo è puro stupore quando nell’ avvicinarmi, noto un fazzoletto rosso sventolare ad ogni soffio del vento, ecco perché non vi erano cadaveri, qualcuno deve aver provveduto a seppellire i corpi , osservo la croce, ha bordi anneriti, forse è il legno che è stato usato per appiccare fuoco ai caduti..chi sarà stato?
    Mi volto verso le guardie con sguardo interrogativo come a chiedere loro se sanno qualcosa di questa storia, nessuna delle due risponde.
    Mi rivolto alla croce, mi inginocchio davanti ad essa e recito una preghiera per coloro ch purtroppo non ci sono più. Non ho portato con me fiori, ma ho portato solo alcuni semi selvatici assieme ai tuberi di patata e carote che volevo piantare…prendo dalla cintura il fagottino con i semi, metto da parte ciò che riconosco come ortaggio e sotto la neve con l’aiuto di un legnetto di fortuna, scavo delle piccole buche, vi inserisco i semi dei fiori per poi ricoprirli con cura, non so se cresceranno e se resisteranno al rigido clima, lo spero.
    - Tornerò un giorno.. -
    Sciolgo una delle bende che porto al braccio e, con cura e con estrema lentezza, annodo ben stretta la mia benda alla croce legandola per sempre anche a quello sconosciuto nastro rosso.
    Mi rialzo in piedi, resto ancora per un attimo ad osservare ciò che ho davanti agli occhi, poi volto le spalle a quello che fu il mio passato , portando con me il ricordo dei tempi che furono e questa pergamena. Istintivamente la stringo nel pugno mentre mi ripeto mentalmente queste parole:
    - ...accettiamo le cose che non possiamo cambiare, affidiamoci al coraggio per cambiare le cose che possono ancora cambiare ...-
    Un ultimo sguardo, poi mi avvio con le guardie verso la porta nord dalla quale sono entrata, mostro loro la pergamena, non voglio che dicano che ho rubato qualcosa che appartiene a loro, questa pergamena apparteneva alla mia gente.
    Quando sto per raggiungere il limite per poi riprendere la via del Glados, mi volto verso le quattro guardie e con un sorriso fiero e sicuro dico:
    << Ringraziate il Vostro signore da parte mia…>> saluto con un leggero inchino ed un cenno del capo, per poi stringermi ancor di più nel mio mantello e raggiungere il Glados con una nuova consapevolezza.
    - Se la guerra me lo concederà, tornerò. -
    Forse non vale la pena buttare la mia vita per un passato che purtroppo non potrà tornare. Forse queste parole sono vere.
    Poso una mano sul Glados, il suo tepore mi riscalda le membra gelide, visualizzo nella mente il rifugio. Devo fare ritorno

    Arrivata, esco nuovamente nella strana luce del luogo, l’impatto con la diversità di temperatura mi fa vacillare e per poco non cado a terra.
    Al mio arrivo Gliocas svolazza verso di me, io gli sorrido e poi mi avvio con lui verso l’ingresso del rifugio .


    - Azioni ed uso delle guardie, concesso con il permesso di Eclisse
    Ultima modifica di DELTAG; 16th February 2016 alle 20:23

  6. #1936
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Markus Obelyn

    Mi mordo la lingua quando mi dice che ciò che voglio dirle può aspettare ed assottiglio lo sguardo, fissandola con serietà, mentre si avvicina a me. “Forse Andreus non le ha detto proprio nulla, o non sarebbe tanto tranquilla...” Complice il pensiero faccio per scostare la testa da un lato, così da negarle un bacio, ma è la stessa Daphne a fermarsi a pochi passi e non mostrare alcuna intenzione di volersi avvicinare ulteriormente. Ci resto spiazzato, ma, in un certo senso, anche sollevato da questa improvvisa distanza. Daphne mi piace, mi sono abituato a lei e alle sue carezze, quel bacio con Andreus però è stato strano e… Cosa diamine vado a pensare? Scuoto la testa, cercando di non dare a vedere la confusione che avverto adesso, e ricambio lo sguardo di Daphne ascoltando ciò che dice. Più parla però, più assumo un’espressione stranita perché queste sono le classiche frasi di circostanza che si dicono prima di dare il benservito a qualcuno. <<[…] e tu sei... Ingenuo alle volte>>. In realtà inizialmente mi sono comportato da vero idiota, molti qui al rifugio l’hanno ammesso. Abbozzo un sorriso, per farle capire di non essermela presa a male, e tornando più serio ascolto il resto, in silenzio, aggrottando le sopracciglia e stringendo i pugni quando la sento aggiungere: <<Sono stata con lui e non ho alcun rimorso, non c'è posto per nessun altro, me ne sono resa conto tardi e me ne scuso. Sembra banale ed anche piuttosto stupido da parte mia, ma non so cos'altro dirti, solo che mi scuso e mi dispiace, Markus>>. E sapere che è stato Efrem stesso ad andare a letto con lei mi fa bollire il sangue, non tanto per l’idea di essere stato lasciato per lui, sapevo che a Daphne non era indifferente, quanto per il fatto che Efrem nonostante sapesse della relazione tra me e Daphne sembra essersene infischiato, tradendo la mia fiducia. Il solo pensiero di essermi sentito in colpa per un bacio che ho dato ad Andreus mi fa innervosire ancora di più… In questo macello è lui quello che se la sta passando peggio. Guardo Daphne negli occhi e mi sforzo di rassicurarla quando le dico con sincerità, <<sarei ipocrita a biasimarti perché, ecco, quello che stavo cercando di dirti poco fa è che ti ho tradito anch’io>>. Prendo un piccolo respiro e senza scostare lo sguardo aggiungo, <<ok, forse questa cosa sta sul serio cominciando a diventare un circolo vizioso ma… Visto che siamo in tema…Io ho...>>, abbasso lo sguardo, perché mi dispiace, e non riesco a dirle ciò fissandole gli occhi, <<Ho... Baciato… Andreus>>.
    Ultima modifica di Damnedgirl; 18th February 2016 alle 02:39



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  7. #1937
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    È pomeriggio

  8. #1938
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Keyra
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    Nelle ossa sento ancora il gelo che mi ha attanagliato a Talathnim.
    Negli occhi ancora la visione di quel nastro rosso posto sulla croce in memoria dei defunti.
    Non so chi sia stato, ma dal profondo del mio cuore ringrazio colui o colei che hanno dato degna sepoltutra al mio popolo.
    Lancio uno sguardo all'invisibile cielo oltre i soffitti del rifugio mentre con Glioca al fianco, mi tolgo il mantello squotendomi appena e raggiungo la mia camera.
    Entro poso la preziosa per me pergamena ritrovata, sul tavolino accanto al letto, poi mi dirigo verso il bagno ; ho proprio bisogno di un bagno caldo, le mie membra lo neccessitano.

    Osservo l'acqua scorrere mentre si intiepidisce per poi scaldarsi, vi immergo una mano mentre la testa è altrove. Non appena convengo che la temperatura è quella ideale, spengo e, mi immergo nei suo abbraccio.


  9. #1939
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Daphne Elania Baratheon

    Se c'è una cosa che non mi mancherà affatto di Markus, sono questi suoi modi da stupido: quando mi alzo per avvicinarmi a lui sposta il capo e lo guardo perplessa prima di iniziare. Stranamente non reagisce male, questo mi fa capire che ho fatto decisamente bene a prendere questa decisione, perchè per quanto una relazione possa essere poco seria e poco duratura, l'ammissione di un tradimento è sempre qualcosa di forte ed invece non vedo nulla, il vuoto, se non una espressione ancor più rammaricata, ma quel che sento mi fa capire che non è di certo per il dispiacere di essere stato tradito <<sarei ipocrita a biasimarti perché, ecco, quello che stavo cercando di dirti poco fa è che ti ho tradito anch’io. ok, forse questa cosa sta sul serio cominciando a diventare un circolo vizioso ma…



    Visto che siamo in tema…Io ho... h
    o... Baciato… Andreus>>



    Resto ferma ad osservarlo, rielaboro le sue parole, le metto in ordine e cerco di dar loro un senso, ha sempre questo modo di parlare come se stessimo ordinando dei panini in una taverna " Io prendo una bistecca" "io prendo un cosciotto visto che siamo in tema"... in tema! Efrem ed Andreus si sono lasciati da pochi giorni, lui non è di certo il tipo da ripieghi o svaghi momentanei, Andreus non è fatto così e non lo avrebbe fatto con qualcuno che impegnato sopratutto, non voglio giustificare il mio di tradimento, nonostante anche le pietre di questo monastero conoscono la storia mia e di Efrem che dura da dieci anni, nella mia testa... ma sono sempre dieci anni. E Markus?



    Ha aspettato che me ne andassi in guerra per fare il gallo della situazione, lui con quei modi di fare che ormai conosco troppo bene. Avanzo di un passo e senza neanche pensarci un secondo provo a mollargli un ceffone in faccia "Non osare mai più prenderti gioco di Andreus, mai più. Non è uno facile come piace a te, come... ero io. Sta lontano da lui"



    Aspetto una risposta ferma mentre lo fisso, ma che mi parli o meno attendo giusto qualche istante, prima di aggiungere "C'è da festeggiare la vittoria, vado a cucinare" detto ciò andrò a preparare qualcosa, si è fatto tardi.


  10. #1940
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Andreus De Lagun
    Gaearmir - Castello dei De Lagun

    Varco il portale osservando un mondo che avevo quasi dimenticato. L'aria di mare mi investe il viso trasportando odori e profumi familiari.


    Il castello dei De Lagun si estende imponente proprio davanti a me, come una sorta di mostro appollaiato sulla scogliera... in attesa.


    Vorrei restare qui, passeggiare in questo giardino fino a sera e osservare il mare che si abbatte sugli scogli poco più sotto, ma non ho tempo. Non posso fare nulla se non entrare lì dentro e sperare di uscirne a testa alta. I ricordi si affollano nella mia mente e guardo in alto, verso le finestre cercandovi persone che adesso non sono lì. Cassandra... vorrei che tu fossi qui, accanto a me in questo momento. A sostenermi come quando eravamo bambini. Sospiro e a grandi falcate attraverso lo spazio di giardino che separa l'entrata del castello dal glados e mi fermo un attimo spaventato quando qualcuno mi chiama alle mie spalle. «Ehy... ragazz-»


    una guardia dell'esercito del Re mi si avvicina... barcollando vistosamente e ruttando poco prima di finire la frase mentre vedo alle sue spalle un folto gruppo di soldati addormentati o comunque abbastanza storditi all'interno del patio e un misto di rabbia e tristezza mi prende nel vederli usurpare quel luogo a me così caro.


    Tiro un sospiro amaro e mi allontano di poco dall'uomo in modo che non possa riconoscermi per dare l'allarme. Barcolla ancora fino a fermarsi in una posizione dondolante e instabile davanti a me. «Fatti... vedere... bene, ragazzina.» la puzza di alcool mi arriva alle narici e mentre sto per rispondere, l'uomo mi interrompe con una mano facendomi segno di andarmene. «Sono in pausa... vattene, non sei gnocca come credevo.» e si allontana verso il patio. Continuo a camminare arrivando davanti al portone e busso un paio di volte fin quando una voce femminile e familiare non mi raggiunge «per i santissimi Nitiha e Talikla, che accidenti volete ancora?» la porta si spalanca mostrandomi Myricae in tutta la sua figura «vi siete scolati tutta la mia riserva di spaccabudella! Questa bottiglia è MIA!» urla agitandomi una bottiglia di vetro scuro quasi vuota davanti al naso. La donna abbassa la mano e dopo qualche istante balbetta sorpresa


    «A-A-Andreus.» vedo i suoi occhi farsi lucidi e le lacrime rigarle le guance paffute mentre la bottiglia casca a terra frantumandosi. Sembra non essersene accorta e la donna dopo un primo istante di esitazione mi tira a sé stringendomi tra le sue braccia e carezzandomi i capelli «bambino mio! Sei tornato! Ho pregato giorno e notte gli dei affinché ti facessero svuotare quella tua testaccia dura.» la stringo a me ma mi trattengo dal piangere anche io.


    Non posso lasciarmi andare adesso, non prima di aver parlato con lui. Stringo ancora la donna, i suoi abiti odorano di biscotti, di casa… un ricordo che quasi avevo dimenticato ma che adesso sono costretto a ricacciare indietro quando mi guarda stringendomi appena il viso tra le mani e carezzandomi le guance coi pollici «guardati… il mio piccolo Andreus è cresciuto. Tua sorella era così in pensiero per te…» le sorrido prendendole le mani «ho già parlato con Cassy… è tutto risolto tra di noi…» Myricae sembra sorridere ma poi si fa scura in volto e «tuo padre invece…» sospira ancora e col grembiule si asciuga gli angoli degli occhi umidi «è di sopra… si allena notte e giorno da quando te ne sei andato…»


    mi indica le scale e sento una morsa stringermi il petto. Deglutisco e dopo aver abbracciato ancora una volta la donna che si scosta, mi dirigo a passo veloce al piano di sopra da dove provengono i rumori di una lotta in solitaria. Mi fermo poco distante dall’armeria quando dall’arco vedo la figura di mio padre e sento il respiro smorzarsi. Non avrei mai pensato di vederlo ancora… respiro profondamente e avanzo di un passo ma quando sto per entrare nella sala, ecco che sento la terra sotto ai miei piedi tremare e un cerchio di terra si anima attorno a quelli di Jubert sollevandosi velocemente con un suono di rocce che si frantumano l’un l’altra fino ad ergersi con forza dalla superficie e coprirlo come in una cupola di roccia mentre un lieve suono di onde mi colpisce le orecchie. Lo scoglio di Gaearmir si erge in tutta la sua maestosità davanti a me. Rocce frastagliate e taglienti ne ricoprono la superficie e pochi istanti dopo la sua comparsa, vedo cadere dalla sommità della cupola pezzi di legno di un manichino che si ammucchiano attorno allo scudo quasi senza sfiorarlo. Ampie crepe si aprono dal fondo e quando la struttura inizia cedere e a sgretolarsi sotto al suo stesso peso, vedo mio padre al centro di essa, in piedi e con gli occhi sgranati dalla rabbia mista a stupore «tu.»


    sibila a denti stretti avvicinandosi di pochi passi per osservarmi…

    *Parte 1/3*

 

 

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