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  1. #2141
    sim dio L'avatar di DELTAG
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Keyra
    Isyl Tinnuviel



    Come al solito Efrem risponde con il suo solito tono acido, sorrido appena mentre esco dalla sala, anche se lui non lo dice apertamente, con questa risposta piccata mi ha fatto capire che in qualche modo ho colpito nel segno.

    Risalgo le scale e raggiungo l’uscita.
    Non appena apro il battente che da sull'esterno, Gliocas mi viene incontro gracchiando e, prendendomi nervosamente nel becco, una ciocca di capelli e tirandola con insistenza, mi sa che ci è rimasto male perché l’ho lasciato qui fuori.
    << Ehi ehi…smettila! Hai ragione, dai su…perdonami, ma hai visto come ero conciata, non l’ho fatto apposta >> gli dico con l’illusione che lui abbia capito le mie parole, anche se, quando parlo, smette di tirarmi i capelli e mi si posa su una spalla punzecchiandomi con i suoi artigli ma strofinando la sua testolina contr il mio viso.
    Allungo un amano e gli faccio una carezza:
    << Scusami…amico mio…>> dico per poi camminare nel buio della notte, respirandone il malinconico profumo e, prendo posto seduta su una pietra caduta che un tempo doveva aver fatto parte della tomba contro cui la mia schiena è posata.
    Osservo l’orizzonte lontano, il blu cupo del cielo da questa prospettiva, senza nemmeno saperlo, mi ritrovo nello stesso punto in cui mi trovò Andreus quel giorno, ripercorro con la mente quel ricordo, ripercorro quel giorno e, avverto il cambiamento di ciò che è stato e che ora è, tra non molto scenderà in campo e il timore che le cose non vadano come dovrebbero mi raggela il sangue ..ed io ancora non sono riuscita a ritrovare con lui un po’ di serenità…
    Lascio che la testa si abbandoni sulla ruvida pietra, Gliocas scivola dalla mia spalla per posarsi in grembo in cerca di tepore, forse anche lui nonostante le piume avverte i primi freddi farsi strada nei cieli di Dohaeris… mentre osservo nuovamente quei cieli, vedo una bianca creatura fendere il velo della notte e farsi incontro, le sue ali sembrano splendere nella coltre oscura che mi circonda, si avvicina leggiadra ed inizia a volteggiare intorno, noto uno scatto di Gliocas, i suoi occhi neri si sono posati su quella farfalla…
    << Non pensarci nemmeno>> gli dico. <<Tra non molto entriamo e ti do del cibo >>
    Non vorrei mai gli si avventasse contro.
    << E’ una viaggiatrice notturna, proprio come noi…>> aggiungo trattandolo sempre più come se fosse una persona e non un corvo, lui sembra ascoltarmi ma i suoi occhi non abbandonano il suo corpicino.
    Attendo che la silente viaggiatrice si dilegui così come venuta, ma invece questa continua volteggiare su di me, posandosi sui capelli, d’istinto alzo un amano, la creatura, si posa quindi su di essa con delicatezza sbattendo le ali sottili … sembra aspettare me…
    Socchiudo gli occhi, incuriosita dalla sua reazione, cerco una connessione con la sua mente e non appena lo faccio, resto stupita dalla moltitudine di rumori , suoni e bisbigli che sento. Non mi era mai accaduta una cosa simile. Voci e sospiri sconosciuti mi giungono chiari e riesco a sentire distintamente ognuno di loro, mi basta un po’ di concentrazione in più…a quanto pare anche la mia simbiosi, il mio legame con la natura e il creato si è notevolmente amplificato, che abbia superato la soglia di maestra? Non lo so, ancora non ho avuto strane manifestazioni, a parte che ho avvertito i miei poteri crescere.
    Mi concentro sulla farfalla, sulla sua mente…e avverto un pensiero, un pensiero profondo e sentito….Niniel…è lei…e vuole incontrarmi. Mi chiede se possiamo incontrarci presso i saggi.
    Il mio cuore ha un sollievo, sta bene, lei sta bene e ha ricevuto la mia lettera, vuole incontrarmi. Anche se appartiene alle schiere di Kalisi è una mia amica e ho voglia di vederla, di stringerla, di sapere come sta…anche perché non so se poi avrò altre occasioni per farlo, l’ultimo atto di questa guerra sta per essere messo in scena….ma non posso rifiutare la sua richiesta e, questa stessa farfalla, sarà tanto gentile da riportarle il mio messaggio:

    Incontriamoci amica mia, sono felice di aver avuto tue notizie da questa splendida farfalla, avrai presto le mie di notizie, attenderò il momento propizio per allontanarmi senza destare sospetti o dare il via ad equivoche situazioni…attenderò l’inizio della battaglia prima di recarmici…grazie …

    Non appena la farfalla ha recepito il mio messaggio, alzo la mano e la lascio libera di volare in cielo, di tornare da Niniel….mentre io resto ancora un po’ a fissare questo cielo.



    Simbiosi - Gli elfi nascono dalla natura e con essa hanno forte affinità, sono in grado di comunicare con la flora e la fauna nel linguaggio antico della madre terra: i fiori, le rocce, le creature, ecc
    I maghi e gli stregoni sono loro stessi frutto della natura, la luce e l’ombra fanno parte del Tutto, quindi gli elfi sono in grado di connettersi anche alle loro menti, riescono dunque a percepire ed infondere, a loro volta, le proprie emozioni. Gli effetti sono diversi a seconda del grado:
    Maestro - Avverte le sensazioni ed emozioni altrui, è in grado non solo di manipolarle, per renderle simili alle proprie, ma di alterarle secondo piacimento. Non può cambiare la percezione che si ha di lui, chi subisce gli effetti della simbiosi, cambia umore, ma l’idea che ha dell’elfo rimane tale.
    - la farfalla e il messaggio, sono concordati con Valluccia85
    Ultima modifica di DELTAG; 12th May 2016 alle 18:03

  2. #2142
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Efrem Targaryus

    Daphne scosta lo sguardo dal mio e sento un peso gravarmi addosso come un macigno, d’un tratto mi sembra come se stessi parlando con qualcun altro. Come se quella davanti a me non fosse più la donna che amo. La donna che è riuscita a portare quella stabilità nella mia vita che non vedevo ormai da anni. Quell’equilibrio che credevo perduto dopo Lumen. «Ti prego, Efrem» sospira pesantemente e chiude per qualche secondo gli occhi prima di fissarmi e dentro di me quella sensazione orribile cresce. Si ingrandisce gravandomi sul petto sempre di più, come in preda al terrore ascolto ciò che mi dice, assecondo ciò che fa, i miei occhi saettano sul suo viso. Triste. «Sai... quando ti vedevo camminare per il corridoi del castello, non facevo altro che guadarti, volevo ricordarmi ogni singolo dettaglio del tuo viso, così la notte avrei potuto pensare a te, nei miei sogni saresti stato il più simile alla realtà.» scosto lo sguardo dal suo incupendomi ancora di più mentre lei prende anche l’altra mia mano e se la porta al viso. Istintivo, senza nemmeno pensarci le mie dita la accarezzano dolcemente. «Ho immaginato di avere le tue mani sulla mia pelle tante e tante volte, volevo essere tua in ogni modo. L'idea di sposarci ed avere figli mi è sempre sembrata una utopia, mi sarei fatta bastare una notte con te, avrei sofferto, ma ti avrei avuto almeno una volta.» mi guarda, in silenzio e io non riesco a sostenere quegli occhi «la sogno ogni notte una vita al tuo fianco…» mormoro sollevando il viso per cercare i suoi occhi. «Questa guerra ha cambiato tutto, persino i miei sogni. Sei sempre l'unico uomo che vorrei nella mia vita, non riesco e non voglio toglierti dalla mia testa. Mi fido di te come mio capo, mi fido di te come Gran Maestro, ma non mi fido ancora di te come uomo, sei leggero in questioni come queste, prometti e togli amore da un giorno all'altro. Io non mi sento in grado di occuparmi di questi bambini, soprattutto con la possibilità di doverlo fare da sola.» le mie mani si serrano lontane dal suo viso. Le tolgo dalle sue alzandomi in piedi «la guerra ha cambiato tutto. Ma non ti è nemmeno passata l’idea che possa essere cambiato anche io, eh?» stringo i pugni guardandola con rabbia, «sono cambiato per te, ho messo da parte tutto ciò che ero per il tuo amore, per stare al tuo fianco!» una furia che cresce sempre di più «e cosa ottengo? Questo!» urlo e la mia rabbia esplode, si espande oltre il mio corpo raggiungendo le cime più alte del monastero. La natura urla e si manifesta distruttiva nella stanza sfondando con violenza il pavimento e distruggendo contro il soffitto il comodino e tutto ciò che vi era sopra. «Spero gli dei ti proteggano.» dico uscendo e lasciandola da sola. Quel peso al petto aumenta sempre di più e inizio a tossire nuovamente. Arrivo in stanza oltrepassando tutti i corridoi. Mi guardo intorno e più guardo più la collera cresce al ricordo di cosa si è consumato qui dentro. Eden compare nella mia mano e con violenza la scaglio contro lo specchio sulla parete, frantumandolo del tutto. Non riesco nemmeno a guardarmi. Piombo seduto sul letto reggendomi la testa nelle mani. I singhiozzi arrivano poco dopo e con essi l’ennesimo colpo di tosse. Cerco qualcosa in tasca per pulirmi gli occhi ed è qui che trovo la lettera. L’avevo dimenticata… apro tremante la carta e leggo quanto riportato…

    Non so come incominciare questa lettera, a dire il vero mi sono ritrovata avanti a questo pezzo di carta così tante volte, che ho pensato a decine di modi diversi per iniziarla, ma mi sembravano tutti così sbagliati. Avrei dovuto dirtelo tanto tempo fa ed è vero, avrai ogni ragione per odiarmi, ne sono consapevole, ma ho cercato il modo per dirti che sono viva per lungo tempo ed ogni volta sono giunta alla conclusione che fosse sbagliato, che ti avrei cacciato in un pericolo troppo grande. Quel giorno che hanno ucciso la mamma, lo stesso giorno in cui le nostre vite sono cambiate drasticamente, ho scelto di allontanarmi da te e da papà, perché Benor mi ha cresciuta come fossi sua figlia, la sua fragolina, quanto odiavo quel soprannome eppure mi manca terribilmente. La regina mi voleva morta e non si sarebbe mai fermata sapendomi ancora in vita, mamma è stata una vittima per una colpa che non le apparteneva, giurai a me stessa che mai e poi mai sarebbe toccata la stessa sorte a voi due, la vostra fortezza era la consapevolezza che io fossi morta. È troppo tardi per me Efrem, nonostante io sia ancora in vita non ho mai vissuto realmente in tutti questi anni di separazione, ma il mio pensiero è sempre stato rivolto a te, non ti ho mai lasciato veramente. Lo so che ti chiedo troppo, perché non me lo merito, ma se riuscirai a perdonarmi in un piccolo angolo del cuore, mi sentirò ancora una persona felice. Ti amo con tutto il mio cuore, Efrem
    Tua sorella Reneè.
    «Reneè…» le mie dita stringono quella carta e i miei occhi piangono, tremo e rileggo le sue parole. Quella parole che ho atteso per tutta la vita. Le sue parole. Anni interi ad attendere che mi scrivesse anche un semplice “sto bene.” Stringo la lettera ancora, ancora, fino a quando il mio sguardo non diviene sbiadito «ti ho sempre perdonata.» mormoro tra i sussulti e d’un tratto qualcosa cambia. Una macchia rossa si apre sulla carta. Mi pulisco gli occhi e la fisso sempre più intensamente. Sangue. Qualcosa mi scivola all’angolo della bocca. Porto le dita in quel punto e subito, in risposta, un colpo di tosse, poi un altro sempre più violento. Il sangue schizza dalla mia bocca, a fiotti sempre più forti. Mi copro con una mano ma subito sono costretto a toglierla per respirare. Mi manca l’aria… il petto brucia, la testa gira e io crollo in ginocchio sul pavimento in preda agli spasmi e al dolore sempre più forte. Sto morendo? Io non voglio morire. Non ora. La testa gira per la mancanza di sangue e perdo l’equilibrio piombando sul pavimento duro e freddo…

    Distruzione:
    (Maestro) Prigione di Gea - Le radici che vengono generate sono manovrabili ed imprigionano il corpo intero, stritolandolo, provocando tagli profondi e nei casi più gravi la compromissione di organi e rottura di ossa. Possono essere generate dove si desidera.
    Destroyer of eden ---> Forma dormiente


  3. #2143
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Andreus De Lagun

    Non resta molto da dire sulla riunione e infatti Efrem la scioglie liquidando senza alcun problema l’affermazione di isyl riguardo la sua scelta. Ha ragione, qui non si tratta di sentimentalismi o di quanto lui tenga a me e a Daphne, si tratta di guerra. E in guerra non c’è spazio per i legami affettivi. Quando tutti vanno via restiamo solo io e Shayla in stanza. Richiudo la lettera e la ripongo in tasca riordinando poi tutte le scartoffie di Efrem. Dei, ma perché devo sempre essere io a riordinare i suoi casini? Impilo i vari documenti fin quando non sento dei passi vicino e delle mani che si insinuano nei… nelle mie trecce. Alzo lo sguardo incrociando quello di Shayla che mi sorride ironica «allora, sciogliamo queste bellissime treccine?» ricambio il sorriso annuendo «sai, stavano iniziando a piacermi… ma non fanno per me.» rispondo sghignazzando e chinando il capo così che lei possa lavorare tranquilla… anche se prudono e parecchio. Dopo qualche minuto di sofferenza, Dei… mi avrà strappato sì e no metà testa, una volta che ha finito, scuoto il capo “riordinandomi” i capelli che, come ormai di consueto si scompigliano del tutto drizzandosi come dopo una scossa elettrica. Mi siete mancati! Le faccio quindi cenno di avvicinarsi mentre porto sul suo capo le mie mani «sicura di non volerli ancora più corti? Potrei fare una cosa più originale e lasciarti una bella piazza al centro e i capelli lunghi intorno.» le chiedo con un sorriso cercando i suoi occhi, occhi che mi fulminano all’istante «provaci e te li tingo di rosa stanotte!» ritiro le mani di scatto terrorizzato mentre la ragazza ridendo si avvicina a me tirandomi una ciocca «col bianco della neve dell'Adamantem risalteranno…» scuoto il capo inorridendo al solo pensiero «stai lontana dai miei capelli!» alzo le mani facendola abbassare e convoglio i miei poteri sui palmi, i bagliori viola si intensificano al contato con la cute e lentamente le ciocche iniziano ad allungarsi «avvertimi quando la lunghezza ti soddisfa.» le dico cercando per un attimo i suoi occhi prima di tornare a concentrarmi sulla sua testa. Passano pochi minuti e i suoi capelli raggiungono la lunghezza iniziale e come previsto la ragazza mi fa cenno con le mani «perfetti!» dice osservandoseli tra le mani «non hanno neanche le doppie punte!» rido e poi glieli indico «se li rivuoi neri come prima, dovresti pensarci tu, i miei poteri gli hanno restituito il colore originario.» la ragazza annuisce «Ho ancora un po’ di tinta in camera, grazie» e mi fa l’occhiolino avviandosi verso la camera. Le sorrido a trentadue denti e poco dopo la seguo fermandomi invece davanti alla camera di Daphne… busso un paio di volte, dall’altra parte solo silenzio. «Daphne, Efrem? Posso entrare?» aspetto che uno dei due mi risponda e se sarà negativo, andrò in camera a sistemare le ultime cose per domani…

    *Frasi e azioni di Shayla concordate con Serenarcc

    Difesa e recupero:
    Rigenerazione: Avviene tramite tocco (Maestro) - Rigenera ferita di entità grave o mortale.

  4. #2144
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Daphne Elania Baratheon

    Quello che resto ad osservare attonita, è una esplosione di rabbia da parte di Efrem, lo riconosco, mi sono abituata a vederlo reagire male per svariati motivi negli anni passati, ma anche qui nel primo periodo di convivenza al rifugio. I suoi occhi sono diversi, però, c’è un velo di tristezza che mi fa male e che si discosta dai flash più vividi che ho di lui. In un attimo il pavimento si sgretola, le placche si sollevano, altre si polverizzano e delle possenti radici fanno il loro ingresso nella stanza, si aggrovigliano e si diramano quasi senza controllo, proprio come Efrem, sfondano il comodino e tutto ciò che vi era sopra “Il ritratto…” mormoro tra me e me, puntando lo sguardo sul cassetto schiacciato. E’ arrabbiato, come potrebbe non esserlo? Ma io ho il diritto di pensare a me stessa, ho il diritto di scegliere, ma le mie idee sono più confuse che mai, se glielo dicessi potrebbe avere ripensamenti, chiedermi di fuggire lontano e pensare solo a queste vite che porto con me, non voglio rinunciare alla battaglia di domani, per nulla al mondo, sento il peso della mia famiglia sulle spalle, così come quella dei miei compagni, la sua… tutto il resto viene dopo, per quanto amorale io possa sembrare. Dice che è cambiato, è vero, lo ha fatto, non è più lo stesso che ho conosciuto tempo fa, anche le parole di Andreus me lo fanno credere fermamente, non solo perché ha scelto che è il “mio turno”, che finalmente posso godere della sua compagnia e di quelle attenzioni che ho sempre cercato, l’uomo che guardo è diverso, ma continua a sbagliare. Dice che è cambiato per me, lui non deve cambiare in funzione di qualcuno, lo deve fare perché lo desidera per sé stesso, perché la sua vita deve mutare. Non posso negare di sentire un tuffo al cuore quando mi rivolge certe parole, ogni notte sogna di avermi accanto a sé e mi avrà, mi avrà se continuerà a volermi, questo può dirmelo solo il tempo. Sono… sono confusa. Quando mi augura buona fortuna per domani, resto con un braccio a mezz’aria mentre va via, vorrei tirarlo per una mano e calmarlo, ma torneremmo al punto di partenza. Se io dovessi morire domani, lui potrebbe farsi una nuova vita, magari sono una illusa e lo farà con facilità, forse sono solo una sciocca che non vuole capire e lo fa soffrire come non vorrei. Resto ferma a fissare la porta chiusa, quando mi ridesto mi avvicino al cassetto e forzo per aprirlo, il ritratto di Kaleb è integro, quello di Kol è rotto in più punti ed alla vista di questo sfregio, i singhiozzi arrivano forti, facendomi accasciare su me stessa con la pergamena stretta al petto. Andreus è alla porta, gli rispondo di entrare pur non smuovendomi dal posto, mi limito a guardarlo “Andry…” sbiascico tra una lacrima e l’altra, ho solo bisogno di un suo abbraccio, solo questo è andrà tutto bene

  5. #2145
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Andreus De Lagun

    Il silenzio permane ancora qualche minuto anche se ogni tanto è interrotto da alcuni rumori di legno che si spezza e cassetti. Qualcuno è ancora dentro e se Daphne non mi ha ancora risposto, significa che non ha voglia di parlarmi in questo momento. Sto per andare via e lasciarla in pace quando dall’altra parte arriva la risposta che aspettavo, la ragazza mi invita a entrare e io, dopo un sospiro di sollievo apro la porta trovandomi davanti a una scena che non mi sarei mai aspettato. Una grossa voragine si apre a un lato della stanza assieme ad altri più piccoli, come se degli spuntoni avessero perforato dal basso il pavimento. Svariati cocci di ceramica sono sparsi qua e là per il pavimento e quello che rimane del comodino di Daphne resta accasciato in un angolo contro la parete. Scosto lo sguardo e trovo Daphne in ginocchio per terra mentre piange abbracciando un foglio a brandelli, mi guarda con gli occhi gonfi dal pianto e mi si stringe il cuore a vederla così e posso solo intuire cosa possa essere successo qui dentro. «Andry…» dice tra i singhiozzi, «ehy ehy…» dico inginocchiandomi e stringendola a me, accarezzo la sua testa dolcemente cercando di farla calmare. «È stato Efrem?» chiedo cercando i suoi occhi e pulendole il viso con una mano, so che non dovrei chiederglielo visto quanto è scossa, non insisterò se non vorrà parlarmene. La ragazza mi guarda tristemente «sì... cioè no, l'ho fatto arrabbiare…» risponde alla mia domanda, Efrem è una testa calda, ma per aver fatto questo macello… deve essere scoppiato un putiferio qui dentro. Le sfilo il disegno dalle dita e osservo la carta strappata e sgualcita in vari punti, il volto di Kol è quasi irriconoscibile in mezzo a tutti questi tagli. Glielo porgo e cerco di rassicurarla con un sorriso «posso rifartelo se vuoi, farò un ritratto di voi tre insieme.» la ragazza non risponde ma da come reagisce capisco che questo potrebbe farle piacere, mi abbraccia stringendomi a sé con forza e sento nel silenzio i suoi respiri farsi sempre più regolari mentre i singhiozzi e il pianto smettono. L’aiuto ad alzarsi e ci sediamo sul letto mentre esco la lettera di Myricae dalla tasca «è arrivata la risposta da Gaearmir… il medico che seguiva la mia septa è andato in pensione. Era già molto ansiano quando me ne sono andato io. Adesso però c’è suo figlio che sta seguendo le orme del padre, ha detto che ti visiterà lui…» la ragazza mi guarda sorridendomi appena «presumo che di notte sia il momento migliore per visitare una ricercata…» sghignazza contagiando anche me. «Se te la senti, possiamo andarci ora… Myricae l’avrà avvertito sicuramente.» Daphne annuisce decisa «fammi strada.» annuisco e insieme a lei mi dirigo al glados, fuori noto la presenza di Isyl assieme al suo uccello. Non ci bado molto e sfioro il portale immaginando immediatamente le terre di Gaearmir, la mia casa…

    Gaearmir – Castello dei De Lagun

    L’aria di mare ci investe in un attimo e respiro a pieni polmoni mentre mi guardo intorno, il castello sembra ben difeso e i soldati di mio padre sono costantemente di ronda sulle mura, non noto più alcun soldato di Lantis… probabilmente mio padre li avrà relegati a mansioni più inutili, come proteggere le cantine da Myricae. «Bentornata a Gaearmir.» le dico con un sorriso voltandomi verso di lei «che freddo che fa...» dice lei guardandosi intorno, le do la mia giacca con un sorriso, non penso ne avrò bisogno e poi… devo allenarmi per domani. Due guardie di mio padre ci vengono incontro con le armi sguainate ma non appena mi riconoscono, fanno un breve inchino e ci conducono fino all’entrata. «BAMBINO MIO SEI TORNATO!» Myricae apre la porta trascinandoci dentro e stringendomi tra le sue forti e grosse braccia. Soffoco. «È lei? è lei? Sì che è lei, oh per i Sacri Siamesi! Daphne Baratheon!» si stacca da me prendendo il viso della ragazza tra le mani «guarda come ti sei fatta bella e grande! E dimmi, come sta tuo padre? E… AH GIÀ!» porta le mani sulla pancia di Daphne «come stanno i bambini del mio piccolo Andreus?» si volta poi verso di me «mi avevi detto di essere convinto su cosa ti piacesse, ammettilo che questa dolce fanciulla ti ha rapito il cuore!» sgrano gli occhi arrossendo visibilmente, sento la gola secca. Oh dei, che figuraccia. Avrei dovuto dire a Daphne che Myricae aveva capito una cosa per un’altra. Che disastro. La ragazza la guarda confusa alternando lo sguardo da lei a me e viceversa… più volte, che imbarazzo. «N-no no.... non sono di Andreus, sono...» mi guarda nuovamente e le faccio segno che le spiegherò dopo, anche se la cosa è abbastanza palese «... del mio compagno. Andry è stato solo molto gentile nell'aiutarmi. Sono molto felice anche io di rivederti.» la septa si stacca da lei venendo accanto a me «ma… quindi non hai cambiato gusti?» sollevo gli occhi guardandola «no. Sono sempre io.» lei unisce le mani davanti al viso «benissimo! Adesso andiamo, Arion vi sta aspettando, è poco lontano da qui.» guarda Daphne alzando la voce in modo esponenziale come se fossero a chilometri l’una dall’altra… e invece sono separate da sì e no tre metri «vedrai cara, il dottore è bravissimo! È anche un gran bel pezzo di manzo…» sospira «se solo fossi vent’anni più giovane… so io che gli… scusate, ho parlato troppo! Andiamo?» qualcuno la fermi… «andiamooo!» urla Daphne scherzando. Mi rassereno anche io ridendo con lei e insieme alle due donne mi avvio verso la casa dei Blackheart…

    *Frasi e azioni di Daphne concordate con Eclisse84

  6. #2146
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Daphne Elania Baratheon

    Dei. Che imbarazzo. Non ricordavo che la septa di Andreus fosse così... così... dire invasiva è poco. Ammetto che mi fa sorridere, è così vispa ed è enormemente attaccata al mio amico, è stata come una madre per lui. La donna ci conduce per un lungo viale, anche se non vedo soldati, non è difficile sentirne la presenza, ci sono molti elfi appostati e magari pronti ad agire in caso di pericolo, Andreus ed io siamo ricercati, anche se Jubert non ha dichiaratamente disertato i reali, non si sa mai. Giungiamo in un boschetto, è molto curato, ci sono siepi in fiore ovunque di diversi colori, c'è persino la pianta che profuma di miele, è una delle mie preferite. Accanto alla piccola abitazione, non posso fare a meno di notare due cavalli a dondolo in legno, sono logori, ci devono essere dei bambini nei paraggi, ma a quest'ora sicuramente staranno dormendo. La septa di Andreus, diamine mi dimentico sempre il nome, bussa alla porta con veemenza, mi verrebbe voglia di dirle di essere un pochino più delicata, ma non mi azzardo, sta già facendo tanto per me, non voglio correre il rischio di offenderla, anche perchè continua a guardarmi con un sorrisone che mi imbarazza, sembra quasi che non abbia capito che i bambini non sono di Andreus. Noto una luce avvicinarsi dalla finestra e pochi istanti dopo, la porta avanti a noi si apre. Si presenta a noi un uomo con indosso un lungo camice bianco, solo in un secondo momento la mia attenzione ricade sui suoi occhi, sono di un intenso azzurro che brillano alla luce della candela, ma l'oscurità attorno a noi non mi permette di vedere chiaramente altro "Entrate" pochi passi e ci ritroviamo all'interno della casa, l'uomo si preoccupa di coprire le finestre con delle tende spesse e scure e subito dopo accende le altre candele e torce che ci sono nella stanza. Con mia sorpresa, mi rendo conto che non si tratta di una casa dove abitare, piuttosto un grande laboratorio ben attrezzato, ci sono ampolle e macchinari strani ovunque. Riesco a vedere bene anche l'uomo ora, è alto, non quanto Andreus, ma lo è eccome, sembra veramente molto giovane, trent'anni o poco più, l'accenno di barba non lo invecchia, mentre i capelli castani legati gli donano un'aria meno seriosa, così come la sua espressione che mi tranquillizza. "Dottore ecco la ragazza della quale vi ho parlato, ma il mio Fanfrullino non è il papà, sa... lui ha altri gusti, ma può visitarla uguale come avevamo concordato, lei è tanto brava, è molto legata al mio prosciuttino Andreus" Mi volto d'istinto verso il ragazzo, il quale è diventato viola come prevedibile "Certamente, visiterò ugualmente... Daphne? Ricordo bene?" La sua voce è calma e pacata, un tono profondo che mette a proprio agio, mi ritrovo a sorridergli istintivamente "Sì, ricorda bene" Mi stringe la mano "Arion. Venite con me..." si rivolge a me ed Andreus indicandoci l'altra stanza, ma anche Myricosa ci segue con passo pesante ed io alzo gli occhi al cielo, già consapevole del fatto che la donna parlerà un pò troppo, ma il medico si volta verso di lei con un sorrisone ed un dito a mezz'aria "Voi potete attendere qui Signora, faremo subito"per poi girarsi verso di noi e fare l'occhiolino ad Andreus, ha evidentemente capito l'imbarazzo che lei gli crea. "Grazie..." gli sussurra poi il mio amico tirando un sospiro di sollievo. Arion ci fa accomodare nel suo studio, io ed Andreus ci sediamo vicini, mentre l'uomo prende posto dietro la scrivania "Allora, sai già di quante settimane sei, Daphne?" Lo guardo un pò imbarazzata "Pochi giorni a dire il vero, meno di una settimana" lui aggrotta le sopracciglia e si passa una mano per alzare un ciuffo ricaduto sul viso "L'ha sentito il Gran Maestro, dunque" mi risponde dopo poco, è l'unica opzione fattibile dopo tutto "Sì, li ha sentiti lui e sono suoi" a queste parole Arion posa lo sguardo su Andreus e poi nuovamente su me "Quindi avrò in cura i figli del mio Gran Maestro... è un onore per me" mi sorride e prende un foglio sul quale comincia ad annotare qualcosa, il mio sguardo si sposta su di un piccolo quadretto che tiene appeso al muro, c'è lui con due bambine, una di poco più grande dell'altra, quindi non avevo ipotizzato male vedendo quei due cavallucci in legno "Sono le vostre figlie?" lui sorride ancora, anche se continua a scrivere e non solleva lo sguardo dal pezzo di carta "Sì, sono le mie bambine, in questo momento sono a casa con la nonna" decido di non fare altre domande, sono stata decisamente indiscreta "Vi somigliano molto" esclama Andreus con aria felice. L'uomo si solleva e viene accanto a me, per poi condurmi su di un lettino "Non ti farà male" prende un ago e preleva un pò del mio sangue ed anche un tampone dalla mia bocca, per poi andare a trafficare con ampolle ed intrugli vari. Restiamo qualche istante in silenzio, io ed Andreus lo fissiamo come ipnotizzati dai suoi gesti "Com'è serio... la tua septa aveva ragione, è un bel pezzo di manzo" sussurro ad Andreus avvicinandomi al suo orecchio, per tutta risposta ricevo una gomitata leggera "ti prego, non ti ci mettere anche tu." Poi mi guarda con un accenno di sorriso "comunque sì... è carino..." Carino è sminuirlo "Sei in perfetta salute, Daphne. la tua non sarà una gravidanza complicata, sei forte ed i bambini lo saranno altrettanto" Mi dice sollevando due ampolle e agitandole avanti ai miei occhi, ignoro cosa siano, ma sicuramente per lui contengono le risposte che mi ha appena fornito "In realtà, non sono convinta di voler proseguire questa gravidanza" poggio gli occhi su Andreus, lui sa già cosa penso, ho bisogno del suo sostegno ora "Capisco" mi risponde l'uomo, il quale ha evidentemente perso l'entusiasmo che ci ha mostrato fino ad ora "Il mio ruolo è quello di curare, non consigliare, ma permettimi di dire una cosa: io non conosco le ragioni di questa tua decisione, ma avere dei figli è un dono degli Dei, ti cambiano la vita e ti assicuro che è sempre in meglio, anche se ora non riesci a crederlo. Comunque... hai pochi mesi di tempo per decidere" "Se sarò ancora in vita" rispondo secca, ma abbasso subito il tono "Ho sentito parlare di te Daphne Baratheon, sei una delle guerriere che hanno conquistato l'Elysium, ti sei battuta con forza e coraggio. Una donna che non teme la morte, non dovrebbe temere neanche vita, dovresti celebrarla" lo guardo senza riuscire a proferire parola, vorrei poter dire qualcosa, qualcosa che non mi faccia sentire una stupida, ma la realtà è che sono solo confusa e non ho idea di cosa fare, specialmente ora che le cose con Efrem si sono messe male “Io sono divorziato, la mia ex moglie ha preferito rifarsi una vita lontano da me e dalle bambine, ho lasciato il mio nuovo compagno perché… “ sorride “a Tess e Neyla non piaceva, avevano ragione. Sono un padre single, con una vita impegnata e poco tempo da dedicare alla famiglia, ma incrociare i loro visi anche per pochi istanti al giorno mi fa sentire appagato come null’altro al mondo. Pensaci bene”

    *frasi di Andreus concordate

  7. #2147
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Andreus De Lagun

    Gaearmir

    Quando Myricae mi ha scritto di questo figlio di Noah Blackheart mi immaginavo un tizio rachitico e con la gobba piegato sulla scrivania e dai modi odiosi… non di certo… non di certo questo tipo di Arion. Non che ce ne siano di più, ma questo… beh. Questo non me l’aspettavo. Quando ci apre la porta deglutisco osservando l’omaccione che ci si para davanti. In un primo istante penso sia uno dei soldati che mio padre avrà messo al servizio dei Blackheart, ma quando il ragazzo si presenta come Arion… beh.


    Inizio a sentirmi stupido. L’uomo ci accoglie tranquillamente premurandosi di coprire la visuale a eventuali curiosi accostando le tende e chiudendo tutte le porte, coi soldati che abbiamo sentito venendo qui, dubito che si possa dormire tranquilli. Lo ringrazio, forse meno di quanto vorrei visto che togliendomi Myricae per tutto il tempo della visita mi ha fatto un favore enorme, ma mi sento ancora in imbarazzo per ciò che la donna ha spiattellato nell’altra stanza. La amo, ma da quando sono tornato non mi molla un attimo. Soprattutto ora. Che imbarazzo. Resto per qualche istante imbambolato a fissare il ritratto di lui con le sue due bambine, come ci conferma.


    Anche se la somiglianza è abbastanza evidente e non posso fare a meno di notarlo. La visita procede spedita ma quando Daphne mi fa notare… l’effettiva e evidente ragione di Myricae… mi ritrovo a sentire caldo biascicando chissà cosa. Iniziano a parlare della gravidanza di Daphne e, come temevo, la ragazza afferma di non volerla proseguire, abbasso il capo. È triste la sua scelta, ma se questo è per paura di poterli perdere in qualche modo o per la prospettiva di doverli crescere senza il padre al suo fianco… la capisco, anche se non la approvo. L’uomo sembra farsi d’un tratto più serio e la guarda mantenendo però quella calma che ha avuto finora «Il mio ruolo è quello di curare, non consigliare, ma permettimi di dire una cosa: io non conosco le ragioni di questa tua decisione, ma avere dei figli è un dono degli Dei, ti cambiano la vita e ti assicuro che è sempre in meglio, anche se ora non riesci a crederlo. Comunque... hai pochi mesi di tempo per decidere»


    ho sempre trovato l’idea di avere un figlio come qualcosa di straordinario, una sorta di… come dice lui, dono dato dagli Dei e quindi mi ritrovo a sorridere alle parole del ragazzo «se sarò ancora in vita» risponde lei secca. La guardo serio, non morirà domani e sono pronto a difenderla con la mia stessa vita. Non ho paura di morire in battaglia… mi importa solo di lei. «Ho sentito parlare di te Daphne Baratheon, sei una delle guerriere che hanno conquistato l'Elysium, ti sei battuta con forza e coraggio. Una donna che non teme la morte, non dovrebbe temere neanche vita, dovresti celebrarla.» nella sala cala il silenzio e io mi ritrovo a fissare entrambi, Daphne sembra stranita… forse più di quando siamo arrivati e ho timore che possa scoppiare nuovamente.


    I secondi passano lenti fin quando non è lo stesso Arion a interromperlo «io sono divorziato, la mia ex moglie ha preferito rifarsi una vita lontano da me e dalle bambine…» lo guardo e istintivo mi viene da fissare il ritratto alle sue spalle, sorrido guardando le espressioni felici delle due piccole «ho lasciato il mio nuovo compagno perché…» rapido volgo lo sguardo verso di lui schiudendo le labbra, quindi anche lui… mi rassereno sospirando vedendo il suo sorriso quando lo dice e la tensione dovuta alle parole di Myricae quando siamo arrivati si disperde come una bolla di sapone. «A Tess e Neyla non piaceva, avevano ragione. Sono un padre single, con una vita impegnata e poco tempo da dedicare alla famiglia, ma incrociare i loro visi anche per pochi istanti al giorno mi fa sentire appagato come null’altro al mondo. Pensaci bene…» il sorriso comparso sul suo volto mentre ci parlava delle sue figlie si spegne e come lui, anche io guardo Daphne che di tutta risposta, però abbassa lo sguardo imbarazzata. Decido di non insistere e torno a guardare Arion «la ringrazio dottor Blackheart, avete messo a repentaglio la vostra vita per aiutarci, siamo in debito con voi…»


    dico alzandomi e chinando il capo appena in segno di rispetto. Noto Daphne alzare gli occhi, sono lucidi… forse le parole dell’uomo hanno riacceso in lei un barlume di speranza… io voglio, io voglio credere che tutto ciò sia vero. «Grazie... se questa guerra me lo permetterà tornerò qui dottore, per un motivo... o per un altro» l’uomo annuisce prima di parlare calmo «spero di vederti per la scelta giusta allora. Ah… e chiamatemi Arion, dottor Blackheart mi fa sentire vecchio come mio padre.» lo vedo ridere prima di rivolgersi nuovamente verso di me con un sorriso e porgendomi la mano «spero di rivedere anche te, Andreus…»


    mi ritrovo a stringergliela con un enorme sorrisone mentre con l’altra mi gratto la testa, non mi sento più in imbarazzo. Myricae me la pagherà per quello spavento! «Verrò senz’altro dott… Arion…» lasciamo la sala accompagnati dall’uomo e quando usciamo, Myricae ci corre incontro prendendo Arion «allora? Allora? Allora? Come stanno i cucciolotti? Saranno maschietti o femminucce?»


    l’altro si sistema il camice guardandoci un attimo «ancora non si sa nulla, ma sia la madre che i piccoli sono in salute, non avranno problemi. Ora hanno bisogno di riposo, non statele troppo addosso.» dice rivolgendoci poi un cenno del capo. Nel ritorno, né io, né Daphne parliamo se non dei brevi sguardi ogni tanto e così anche Myricae, terrorizzata dalle presenze nel bosco. Il sentiero sbuca finalmente sotto il castello e la donna felice ci accompagna al portale «ragazzi miei, spaccateli per bene domani!» ci abbraccia entrambi stringendoci al suo petto «grazie di tutto, sei una donna unica. Salutami Lord Jubert» Daphne la stringe a sua volta e si avvia al portale attivandolo «salutami papà e… prenditi cura di lui fin quando non torno.» con un ultimo abbraccio la donna mi saluta e io attraverso il portale assieme a Daphne verso il rifugio. Spero di tornare presto a casa…

    *Frasi e azioni di Daphne concordate con Eclisse84

  8. #2148
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Daphne Elania Baratheon

    il silenzio sembra protrarsi per lungo tempo, forse troppo, ho così tanti di quei pensieri che si aggrovigliano in testa che non saprei neanche spiegarli. Attraversato il Glados, continuo ad avanzare verso il rifugio con Andreus, ma solo varcato il cancello che ci separa dal cimitero il mio sguardo di ferma su di lui. Cesso di camminare d'improvviso e semplicemente mi getto al suo collo e lo stringo a me, lo stringo con tutta la mia ridicola forza, ma se potessi lo stritolerei, perchè niente vale più di quanto mi ha dimostrato in questi giorni. "Grazie, grazie per tutto, per ogni cosa in questi giorni, persino le litigate" Resto ancora in silenzio aggrappandomi al tessuto della sua casacca. Solo dopo qualche istante sollevo il viso e lo guardo dritto nei suoi occhi "Ho capito una cosa in questo tempo: che tra tutto il casino che ho in testa, tu sei l'unica mia costante, non sei solo un amico, sei parte di me e domani farò qualsiasi cosa per proteggerti." trattengo a stento un sorriso amaro e gli occhi si arrossano "Ti voglio bene, amico mio" Gli accarezzo il viso e gli bacio la guancia, per poi perdermi nuovamente in un abbraccio"Ce la faremo, in un modo o nell'altro" Non lo guardo ancora una volta, lascio che il mio potere scinda il mio corpo in parti infinitesimali, per poi scomparire. Mi ricompongo qualche metro sotto terra, mi ritrovo nel corridoio che mi separa dalla stanza di Efrem, forse dovrei dirgli qualcosa, dovrei appianare le divergenze, se così possiamo chiamarle, dovrei provare a calmare gli animi almeno in vista del peggio. La verità è che provo un profondo senso di vergogna, che senso avrebbe rifugiarmi da lui dopo quello che gli ho detto? Non ho fiducia in lui, nonostante tutto l'amore che provo nei suoi riguardi. Mi volto, con una sensazione al petto che si fa sempre più opprimente e mi incammino verso camera mia, ho bisogno di riposare.

    Teletrasporto del proprio corpo
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  9. #2149
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Shayla Bolton


    La riunione è finita, fortunatamente Andreus è intervenuto e sapendo quali tasti toccare con entrambi è riuscito nel suo intento. Efrem ha acconsentito a far scendere loro due in campo domani e se da un lato sono cosciente che sia il meglio che potessi augurarmi per la mia fazione dall'altro sento un peso addosso sapendoli entrambi in pericolo, sono le prime due persone che ho ritenuto davvero amiche, mi hanno aiutata tantissimo da quando sono arrivata al monastero e se ho cambiato modo di vedere le cose è principalmente grazie a loro. Mi hanno aiutata ad integrarmi ed a lasciarmi andare, ad iniziare a fidarmi di qualcun altro che non fossi io, senza Andreus probabilmente non avrei neanche dato una possibilità a mio nonno e senza Daphne non avrei fatto lo stesso con Kaleb, devo molto ad entrambi. Ma comunque, queste lagne non sono da me e sono convinta che domani spaccheranno il culo a tutti all'Adamantem, ho avuto modo di combattere con entrambi e sono altamente temibili. Quando torno in stanza, dopo che Andreus mi ha sistemato i capelli e si è lasciato sciogliere quelle simpatiche treccine, passo qualche minuto a riorganizzare le idee su quello che ho intenzione di fare dopo questa guerra, se l'esito della battaglia me lo permetterà e passo così non so quanto tempo a fantasticare. Quando torno in sala per vedere se c'è ancora qualcuno intenzionato ad allenarsi noto dei documenti sul tavolo, sono di Andreus ed Efrem e decido quindi di riportarglieli, sono importanti e qui rischiano di andare persi. Mentre cammino per i corridoi diretta alla stanza di Efrem le scariche elettriche tipiche del teletrasporto di Daphne catturano la mia attenzione, sono proprio loro e mi avvicino prima che si allontanino per andare a riposare, considerato l'orario. "Ragazzi" li chiamo ad alta voce e poi sorrido ad entrambi "Non c'è bisogno di dirvelo, ma fate attenzione domani" li stringo entrambi contemporaneamente in un forte abbraccio che ricambiano, poi quando sciolgo la stretta Andreus mi guarda con un sorrisone e gli occhi lucidi "quando torno faccio io le trecce a te" scoppio a ridere divertita, queste trecce ormai sono il nostro tormentone "quando tornate le facciamo a Daphne, o magari le tingiamo qualche ciocca di rosa" aggiungo facendogli un occhiolino mentre la ragazza ci guarda male per poi unirsi al nostro scherzo e quando entrambi si allontanano diretti alle proprie stanze proseguo verso quella di Efrem. La porta è solo accostata per cui entro, dubito che dopo la discussione di poco prima stia già dormendo, inaspettatamente però lo trovo steso a terra ed uno strano odore di sangue mi incita a soccorrerlo immediatamente "Efrem!" lo chiamo preoccupata, inginocchiandomi accanto a lui, il sangue è fuoriuscito dalle labbra, ha ancora il viso sporco "Efrem, svegliati!" gli sollevo di poco il busto e con un panno bagnato gli pulisco e rinfresco il viso per fargli riprendere i sensi.


    *Post concordato

  10. #2150
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Quest Ribelli

    Andreus De Lagun

    Attraverso il cancello che separa il glados dal cimitero e mentre sto per avvicinarmi al mausoleo sento le braccia di Daphne avvolgermi intorno al collo sentendola tirarmi. Mi volto stringendola a me mentre lei mi parla «grazie, grazie per tutto, per ogni cosa in questi giorni, persino le litigate» la sento aggrapparsi alla mia casacca e di rimando sorrido felice per le sue parole. Le accarezzo i capelli sorridendole ancora quando solleva lo sguardo fissandomi il viso, i suoi occhi sono lucidi, segno che si sta trattenendo dal piangere. Dolcemente le accarezzo il viso tranquillizzandola «ho capito una cosa in questo tempo: che tra tutto il casino che ho in testa, tu sei l'unica mia costante, non sei solo un amico, sei parte di me e domani farò qualsiasi cosa per proteggerti.» affondo la testa nella sua spalla sorridendo, in tanti anni… non mi aveva mai detto una cosa simile, trattengo a stento le lacrime mentre un pensiero si fa strada nella mia mente. Ho promesso a me stesso che mai avrei permesso che le facessero del male domani. E ho intenzione di mantenere questa promessa, a costo di morire per proteggerla. Io lo farò. Non permetterò che le venga fatto alcun male. La stringo a me «ti voglio bene, amico mio» e mi ritrovo a sorridere come un idiota mentre la ragazza mi accarezza il viso baciandomi una guancia la guardo «ti voglio bene anche io, ci faremo onore domani. Te lo prometto.» rimaniamo ancora così, abbracciati in questa notte prima di ciò che decreterà il nostro destino assieme a quello di tutto il popolo. «Ce la faremo, in un modo o nell'altro» mi dice ed è un attimo, le scintille blu ci avvolgono, chiudo gli occhi lasciandomi trasportare fin quando la tenue luce del mio corridoio non mi fa riaprire gli occhi. «Ragazzi» Shayla ci chiama a gran voce e quando mi volto vedo un sorriso a trentadue denti ad accoglierci «non c'è bisogno di dirvelo, ma fate attenzione domani» la guardo col sorriso mentre ci stringe e mi sento più sicuro perché so che sto per combattere per ciò in cui credo, per offrire un futuro migliore a loro. Mi sento gli occhi lucidi ma cerco di smorzare la cosa con una battuta alla quale segue Shayla indicando i capelli di Daphne la quale ci guarda con rabbia prima di scoppiare a ridere con noi. Ci dividiamo e dopo averle salutate un’ultima volta entro in camera mia. Prendo un respiro profondo e raccolgo tutta la mia roba riponendola nelle sacche che ho usato quando sono arrivato, lascio solo qualcosa ancora nei cassetti… una tradizione che ha sempre fatto Cassandra e che non ho mai capito ma ora. Sì. Io non voglio morire, ho ancora da fare su questa terra e questi abiti ancora riposti, questi oggetti ancora nei cassetti sono il simbolo del mio ritorno. Col cuore più leggero mi libero dei miei abiti regalandomi un bagno caldo e dopo pochi minuti riemergo asciugandomi e buttandomi sul letto dopo aver sistemato la divisa per domani. Mi infilo sotto le coperte e d’un tratto vedo Lucky sbucare da sotto la porta e annusare l’aria. «Ehy piccolo… vieni qui.» l’animale si avvicina saltando nella mia mano e mordicchiando appena il pollice, lo poso sul cuscino e lui si va a infilare in mezzo ai capelli fermandosi poco dopo, si deve essere addormentato. Sorrido e dopo averlo accarezzato mi lascio anche io abbracciare dal tepore delle coperte…

 

 

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