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  1. #271
    L'avatar di mary24781
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Antichi saggi

    Il vecchio e saggio Daeron appare dinanzi a te Elen e ti guarda impassibile. Solleva il braccio per indicarti la porta del giardino della Valmorghuli: "Vai giovane Vanya, la persona che ti ha convocata ti attende" dice con tono serio per poi svanire subito nel nulla.

  2. #272
    sim dio L'avatar di albakiara
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Elen

    <<Vai giovane Vanya, la persona che ti ha convocata ti attende>> il vecchio saggio si manifesta, impassibile.
    <<Gra-grazie>> rispondo al vuoto perchè la sua figura è già svanita nel nulla lasciandomi spiazzata. Mi avvio verso la zona neutra e attendo qualche istante all'ingresso prima di trovare la forza di varcare la soglia, il cuore batte all'impazzata. Richiudo il pesante portone alle mie spalle e faccio qualche passo nella stanza: un uomo, a braccia conserte, mi attende.
    <<Aiden?>> esclamo sorpresa. La somiglianza con Valerius è impressionante, deve per forza essere lui.
    Da quanto tempo desideravo questo incontro? Ora che ci sono però non mi sento pronta. Ripenso a tutte le cose che mi hanno detto Dahmer, Esperin e Valerius, so che devo stare attenta e che non posso fidarmi.
    <<Sir Aiden Urthadar...>> dico seria e composta cercando di apparire sicura di me stessa <<Non mi aspettavo di trovarVi qui>>. Perchè proprio ora? Cosa volete da me? Sono impaziente di scoprirlo.

  3. #273
    Mod cangiante L'avatar di Pey'j
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Aiden Urthadar

    Fortunatamente rimango solo per poco. Alzo lo sguardo quando sento il tonfo del portone e, che Raiden mi fulmini se sto mentendo, per due secondi buoni sono totalmente convinto di trovarmi davanti Rose, proprio come quando Vicent mi mostrò il suo ritratto in armeria. Dal vivo la somiglianza è ancora più sconcertante: ha ereditato tutto da lei, a partire dalle labbra carnose, passando per gli zigomi poco pronunciati, e infine il naso, piccolo ed elegante, che si scontra con gli occhi grandi e limpidi, adornati da ciglia lunghissime. Sposto lo sguardo sui capelli: è uno strano scherzo del destino che proprio quelli siano diversi. La chioma di Rose era biondo cenere, mentre la sua è chiarissima, quasi bianca, un tratto genetico che si manifestava spesso tra i Vanya. È come se il suo sangue avesse voluto emergere a tutti i costi, donandole un segno talmente distintivo e legato alla sua stirpe che le permettesse, nonostante il fato avverso, di ergersi come ultima discendente degli antichi dominatori di draghi. Poi vedo le orecchie a punta, unica prova del tradimento, testimonianza eterna di quell'errore per cui sua madre ha pagato un prezzo fin troppo alto. Mi riconosce perché esclama il mio nome, forse ha visto qualche mio ritratto dopo aver scoperto la verità o forse ha semplicemente ricollegato il mio volto a quello di Valerius. Valerius... Elen conosce Valerius. Hanno parlato di me, probabilmente. Esperin, pure, avrà parlato di me. È probabile che la piccola maga si aspetti di affrontare una serpe. <<Non mi aspettavo di trovarVi qui>>, si converte presto a un tono educato, con tanto di forma di cortesia, proprio come se fosse cresciuta in una corte tra ricchezze e lussi di ogni tipo. Avrebbe potuto avere quella vita, in effetti, se gli Dei non le avessero affibbiato quelle maledette orecchie a punta. Forse avrebbe combattuto al mio fianco, con Cassandra e Adamantia, Vicent e lady Waters... o forse sarebbe rimasta a Castello del Tuono, protetta da ogni pericolo, gelosamente custodita da mio zio che avrebbe voluto tenerla al sicuro dalla guerra. E con Rose ancora viva, che avrebbe tentato di tenerla al sicuro da lui. <<Sarebbe comandante Urthadar>>, la riprendo, con un mezzo sorriso, in modo che capisca chi detiene le redini di questa conversazione, <<Comandante delle guardie reali di Dohaeris>>. Non le dico che può darmi del tu, perché non le è permesso: il suo sangue è nobile ma il suo rango non lo rispecchia, perciò mi deve rispetto. <<Secondo me te lo aspettavi, invece. D'altronde era solo questione di tempo, avevo in programma di discutere con te fin da quando ho scoperto della tua fedeltà a Kalisi>>. Dovresti anche ritenerti fortunata che ti ho chiamata ora e non qualche settimana fa, perché ti saresti trovata davanti un Aiden molto diverso. Ma questo lo ometto. <<Non sono venuto a disturbare i saggi per parlare della guerra. Sei una mia nemica, questo non cambierà, e se ci incontreremo sul campo di battaglia non avrò pietà. Sei qui per un motivo... personale>>. Rifletto sulle parole da utilizzare, perché è un argomento difficile, uno di quei pochi che riescono a crepare la maschera. Però devo farlo. Ho bisogno di sistemare almeno questo rompicapo. Ho bisogno di chiusura. <<Questa>>, estraggo la collanina dorata dalla tasca, <<Era di tua madre>>. Mi avvicino per permetterle di vederla meglio, mantenendo comunque una distanza di almeno un metro. La tengo per il laccio e il cuore dondola avanti e indietro, come il suo, sospetto. <<Non so quanto sai di lei, probabilmente nulla>>, la mia voce è fredda, distaccata. Voglio andarmene di qui, voglio fuggire dal suo fantasma, che probabilmente cerca vendetta perché non ho nemmeno provato a difenderla. <<Io non la voglio. Ma non... merita di essere buttata da qualche parte. Prenditela>>. Prenditela, Elen, e poi tornatene dietro quella porta del passato che non ho più intenzione di aprire.
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  4. #274
    sim dio L'avatar di albakiara
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Elen

    Comandante. Tsk. Comandante delle guardie reali di Dohaeris, sottolinea riprendendomi. Fino a ieri mi interessava solo il suo cognome, ma ora le cose sono diverse, lui è responsabile per ciò che è successo alla mia tribù. <<Conosco bene i vostri titoli, comandante, - dico a denti stretti - così come gli ordini che avete impartito ai vostri uomini la notte delle stragi>> stringo i pugni irrigidendo le braccia lungo i fianchi e lo guardo torva. <<Secondo me te lo aspettavi, invece. - si forse me lo aspettavo, o almeno lo speravo dopo il suo incontro con Dahmer, ma di certo non lo immaginavo in questo momento - D'altronde era solo questione di tempo, avevo in programma di discutere con te fin da quando ho scoperto della tua fedeltà a Kalisi. Non sono venuto a disturbare i saggi per parlare della guerra. Sei una mia nemica, questo non cambierà, e se ci incontreremo sul campo di battaglia non avrò pietà. Sei qui per un motivo... personale>>
    Personale? Sgrano gli occhi e sciolgo i pugni. <<Questa - estrae qualcosa dalla tasca - Era di tua madre>> il cuore palpita. Di mia madre? Aiden si avvicina ad un metro da me mostrandomi una collanina dorata.
    Tendo tremante la mano verso il ciondolo a forma di cuore che l'uomo fa oscillare, vorrei prenderlo, anche solo sfiorarlo <<Non so quanto sai di lei, probabilmente nulla - alzo lo sguardo su Aiden - Io non la voglio. Ma non... merita di essere buttata da qualche parte. Prenditela>>
    Ritraggo di scatto la mano e la porto sul petto. Cosa avrà in mente? Potrebbe essere un imbroglio o comunque potrebbe avere un secondo fine, l'Urthadar non da nulla per nulla. <<Cosa volete in cambio, comandante?>> gli chiedo cercando di mantenermi composta per non lasciar trapelare la confusione e i sentimenti contrastanti che provo in questo momento <<Non so nulla di mia madre, come posso essere certa sia suo?>> Fino a qualche tempo fa avrei preso il ciondolo senza esitare e mi sarei lasciata andare alla commozione, ma ora tutto è cambiato <<Dopo il crimine di cui vi siete macchiato non meritate ne il mio tempo ne che io vi creda.>> il mio tono è duro e lo guardo furente, ma poi gli occhi ricadono sul ciondolo. E' solo un istante in cui desidero che tutto sia diverso.
    Ultima modifica di albakiara; 12th February 2016 alle 22:44

  5. #275
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Aiden Urthadar

    Il dolce gattino si trasforma in fretta in una tigre selvaggia, pronta a graffiare con i suoi artigli. Peccato che si trovi davanti un leone ben più feroce di lei. <<Conosco bene i vostri titoli, comandante,così come gli ordini che avete impartito ai vostri uomini la notte delle stragi>>. La guardo torvo, cercando di capire il nesso tra la nostra discussione e gli ordini di Lantis, ma evidentemente non esiste perciò sono energie sprecate. Elen si rilassa quando chiarisco che si trova qui per un motivo personale, la sorpresa è chiaramente leggibile dal suo sguardo, che poi viene del tutto rapito dal ciondolo di Rose. <<Cosa volete in cambio, comandante?>>, rimango impassibile, nonostante vorrei davvero... ridere. E non perché mi sto divertendo. <<Non so nulla di mia madre, come posso essere certa sia suo? Dopo il crimine di cui vi siete macchiato non meritate ne il mio tempo ne che io vi creda>>. Beh, di Rose non ha di certo ereditato l'intelligenza, mi pare ovvio. <<Perché dovrei volerti dare un ciondolo qualunque, che non sia appartenuto a tua madre? Quale sarebbe il senso? Perché dovrei perdere il mio, di tempo, per farmi insultare da una ragazzina che non ha ancora capito come funziona il mondo se il ciondolo non fosse veramente suo?>>. Sono stanco di essere trattato in questo modo, stanco di dovermi confrontare con idioti che vedono solo a un palmo dal naso. <<Fatti dare un consiglio, bastarda>>, pronuncio l'ultima parola proprio come lei si diverte a pronunciare il mio titolo, <<Non sei circondata da santi come credi. Esperin ti avrà detto tante cose cattive su di me, vero? Per questo pensi che voglia qualcosa in cambio?>>, fingo un broncio, <<Ti ha detto che sono un mostro? Che l'ho sfruttata? Che l'ho tradita? Ringraziami, Elen, perché sto per donarti qualcosa che ti è sempre stata preclusa: la verità>>. La guardo serio, senza lasciar trapelare alcuna emozione: che impari anche questo, la maghetta. <<La fu principessa mi ha usato finché ha voluto. Finché ero l'unico a rischiare, a tirare i fili dietro le sue spalle, non ha fiatato. E sapeva come agivo, sapeva quale fosse il mio modus operandi, l'ho messo in chiaro fin da subito: ma lo accettava, perché ciò che facevo andava a suo vantaggio. Poi, quando è stata costretta a mettersi in gioco lei stessa, casualmente la mattina dopo il suo letto era vuoto. È stata tanto gentile con te, vero Elen? Immagino siate diventate amiche? È una persona deliziosa, finché le fai comodo. E l'ultima discendente dei Vanya le farebbe molto comodo>>. Le mie labbra si piegano in un ghigno. <<Continua a combattere per i tuoi ideali, ragazzina, ma apri gli occhi e renditi conto che l'innocenza non esiste. I tuoi alleati sono colpevoli tanto quanto me>>. Accorcio la distanza tra di noi, in modo che solo pochi centimetri la separino dalla collanina. <<Alistair è morto. Prenditi il ciondolo e tornatene ovunque vi siate rintanati a festeggiare. Qualcuno deve pur gioire per la sua morte>>.
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  6. #276
    sim dio L'avatar di albakiara
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Elen

    Sir Aiden rigira il discorso facendomi apparire come una stupida ragazzina <<Perché dovrei volerti dare un ciondolo qualunque, che non sia appartenuto a tua madre? Quel sarebbe il senso? Perché dovrei perdere il mio, di tempo, per farmi insultare da una ragazzina che non ha ancora capito come funziona il mondo se il ciondolo non fosse veramente suo?>> sbuffo <<Forse proprio perchè Volete qualcosa in cambio?>>
    <<Fatti dare un consiglio, bastarda>> continua sprezzante. Esperin me lo aveva detto che per lui ero solo una bastarda, un problema da eliminare. <<Si, sono una bastarda, un problema che vorresti risolvere alla radice, vero?>> lo guardo dritto negli occhi, sfidandolo, al diavolo i formalismi. E' solo uno spietato assassino.
    <<Non sei circondata da santi come credi. - la sua affermazione mi sorprende, dove vorrà arrivare? - Esperin ti avrà detto tante cose cattive su di me, vero? Per questo pensi che voglia qualcosa in cambio?>> mette il broncio, finto <<Ti ha detto che sono un mostro? Che l'ho sfruttata? Che l'ho tradita? Ringraziami, Elen, perché sto per donarti qualcosa che ti è sempre stata preclusa: la verità>> la verità? Da che pulpito. <<La fu principessa mi ha usato finché ha voluto. Finché ero l'unico a rischiare, a tirare i fili dietro le sue spalle, non ha fiatato. E sapeva come agivo, sapeva quale fosse il mio modus operandi, l'ho messo in chiaro fin da subito: ma lo accettava, perché ciò che facevo andava a suo vantaggio. Poi, quando è stata costretta a mettersi in gioco lei stessa, casualmente la mattina dopo il suo letto era vuoto. È stata tanto gentile con te, vero Elen? Immagino siate diventate amiche? È una persona deliziosa, finché le fai comodo. E l'ultima discendente dei Vanya le farebbe molto comodo - ghigna -Continua a combattere per i tuoi ideali, ragazzina, ma apri gli occhi e renditi conto che l'innocenza non esiste. I tuoi alleati sono colpevoli tanto quanto me>> Non capisco, vorrà farmi dubitare dei miei compagni per mettere zizzania tra di noi? <<Io non so chi fosse la Principessa a palazzo, ma ho imparato a conoscere la Esperin premurosa e sensibile, la Esperin disponibile e volenterosa che ha lasciato tutti i suoi agi pur di aiutare la nostra causa, la Esperin dolce e scherzosa, la Esperin che mi è stata vicina quando ho perso tutto...>> gli occhi mi pizzicano, ma ricaccio le lacrime.
    <<Alistair è morto. Prenditi il ciondolo e tornatene ovunque vi siate rintanati a festeggiare. Qualcuno deve pur gioire per la sua morte>> si avvicina tenendo la collana a pochi centimetri da me, ma la ignoro concentrandomi sulle ultime parole <<Alistair è morto?>> indietreggio di qualche passo mentre il mio sguardo sostenuto muta in uno sguardo incredulo e confuso <<Come potrei festeggiare? E' morto prima che io potessi affrontarlo e urlargli in faccia il mio odio, sono stata privata della mia vendetta.>> vendetta che forse non avrei neanche voluto, ma che era pur sempre un mio diritto. Abbasso lo sguardo, poi mi riavvicino a lui sollevando nel palmo della mano il ciondolo <<Era l'unico che poteva dirmi qualcosa su mia madre, sul mio passato... Ora tutto è perduto, la mia verità è finita con lui nella fossa.>>
    Ultima modifica di albakiara; 14th February 2016 alle 19:45

  7. #277
    Mod cangiante L'avatar di Pey'j
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Aiden Urthadar

    Nulla. Anche la verità viene scambiata per il veleno del serpente. Esperin le ha parlato, ne ho la prova quando la ragazza mi sfida ripetendo la stessa frase che dissi a lei settimane fa, ma ovviamente la Raeghar ha scremato le informazioni: sapeva che prima o poi l'avrei contattata e ha agito in modo da metterla in guardia nei miei confronti, omettendo ciò che l'avrebbe messa in cattiva luce. Lo avrei fatto anche io, ma d'altronde l'ho sempre detto che io ed Esperin siamo uguali. Peccato che io non abbia alcuna intenzione di sfruttarla e che la sua interferenza stia rendendo impossibile anche un gesto semplice come è il donarle il ciondolo di sua madre. No, ma chi prendo in giro? Niente di questa storia è semplice. Niente. Assolutamente niente. Sostengo fiero il suo sguardo e nei suoi occhi leggo solo rabbia, una furia che forse mi tocca più di quanto dovrebbe, perché il contrasto con il suo volto dolce da sedicenne, un volto fin troppo simile a quello di Rose, è semplicemente... sbagliato. Rose non si arrabbiava mai. Rose... vedeva solo il buono delle persone, e sbagliava, Dei se sbagliava, eppure eccomi qui, davanti a sua figlia, identica a lei nell'aspetto ma anche nell'animo: difende la traditrice, ignorando ogni parola del mio discorso come se avessi dato fiato alla bocca solo per respirare e non per metterla in guardia da un demone travestito da santo. È vero, l'ho fatto per odio, ma è sorda. Ciò che mi distrugge, però, è che si tratta di quello che avrebbe fatto anche Rose. E, proprio come sua madre, anche lei prima o poi pagherà per i suoi errori. Ma io sono stanco di parlare e non essere ascoltato. Sono stanco di sprecare le mie energie. Piano piano l'orgoglio sul mio viso si trasforma in indifferenza, e poi arriva la goccia che fa traboccare il vaso: i suoi occhi non si illuminano alla notizia della morte di Alistair, affatto. Si incupiscono, come se il sole avesse lasciato spazio a una giornata buia, ma Elen si sforza di non far piovere lacrime e ogni goccia trattenuta ha lo stesso effetto di un colpo di frusta dritto sul mio viso. Quando si avvicina vorrei sottrarmi al nuovo colpo ma sfrutto tutta la mia forza di volontà per rimanere fermo, immobile come la statua che ci osserva, come l'esasperazione che non riesco più a tenere incatenata. Ogni parola è un'altra frustata che danneggia le catene. Tante frustate che si accumulano e che mi privano di ogni forza e del respiro. E finalmente, dopo tanto, troppo tempo, raggiungo il limite. È una liberazione. <<Sono stanco, Elen>>. La voce si spezza, ma non per il pianto, né per la fatica. È il mio canto del cigno, la mia resa, ma al tempo stesso la mia vittoria. Sì, l'ho detto davvero: mi arrendo. Ne ho abbastanza. Chiudo gli occhi e mi illudo di essere tornato bambino, nella camera di Rose, che mi racconta le storie di Lucian il Giusto e di Samuel il valoroso, e dei primi Vanya, e dei draghi, e del loro fuoco. Apro la porta che tengo chiusa da più di sedici anni e mi lascio travolgere dai ricordi. <<Ho vissuto molti anni con tua madre>>, cambio discorso perché ora voglio solo parlare di cose belle e le sorrido come se avessi di nuovo quell'età. <<Era gentile. Elegante. Buona. Non riesco a trovare altre parole per descriverla. Anche ingenua, penso credesse di poter cambiare Alistair, ma poi si innamorò di quell'elfo. Dei>>, mi lascio andare a una risata, <<Alcuni l'avrebbero chiamata stupida>>. Riapro gli occhi, che potrebbero essere umidi, ma forse è solo una mia impressione. <<Era nobile, in tutti i sensi: umile, anche, il che strideva con tutto il resto. Il suo sangue le avrebbe potuto donare immense ricchezze ma... non lo so, è come se non avesse mai voluto sfruttarlo. Non conosco i retroscena del matrimonio, ero un bambino quando è successo e, dopo la sua morte, al castello l'argomento divenne una specie di tabù. Però non ho mai dimenticato né lei né il suo affetto, perché... perché solo lei mi ha trattato come un figlio. E quando è morta non sono più riuscito a resistere>>, e sono diventato come lei. Ma non Rose. L'altra. <<Ti prego>>, le parole abbandonano le mie labbra, disperate, mentre lascio cadere il ciondolo nelle sue mani. <<Non ho mai pregato nessuno in vita mia. Mai. Ti giuro che questo cuore è stato per molti anni sul collo di tua madre. Ma per me è solo un memento di quello che hanno fatto Alistair e la mia, di madre, e non ho bisogno di una collana per ricordarmelo, perché mi tormenterà per sempre>>. Per un momento, un breve, brevissimo momento, sono davvero convinto di essere diverso da loro, ed è inebriante. È un istante che dura quanto un fulmine a ciel sereno, e, proprio come il fulmine, è preavviso di tempesta. Perché poi mi tornano in mente quel calice di vino rosso, le erbe velenose che rubai dall'erborista del Castello, le labbra blu della Signora del Tuono e lo sguardo spaventato nei suoi occhi, occhi di una madre che sa di stare morendo per mano del proprio figlio. No, non c'è redenzione, non si torna indietro. Anzi, tenetevela la redenzione, perché sapete cosa vi dico, Dei? Vi dico che lo rifarei ancora, e ancora, e ancora, e poi un'altra volta, perché ho goduto quando le fiamme hanno incenerito il suo cadavere e ancora vado in estasi se ci penso. Non sono diverso, sono maledetto, come loro. <<Sei stata privata della vendetta anni fa, quando ho ucciso la vera responsabile>>. Il sorriso è sparito, il viso è tornato teso, la voce è di nuovo fredda, lontana. <<Non potrai mai essere felice a causa mia, e oggi hai avuto la tua occasione per urlarmi in faccia il tuo odio. Direi che siamo pari>>. Le do le spalle, e mi allontano. Le ho fatto un immenso regalo, e non parlo del ciondolo. Col tempo lo capirà. Avanzo di pochi passi ma mi fermo, non posso ancora andarmene. <<Avevi ragione, voglio qualcosa in cambio>>, è una bugia, non volevo davvero nulla, ma finisce sempre in questo modo. Le serpi possono solo strisciare. <<Devi dare un messaggio a Valerius. Digli che l'ho uccisa io. E che ha sofferto, tanto. Ore di inumane agonia. Lui capirà>>. Ascolterò ciò che ha da dire, ma per quanto mi riguarda questa conversazione finisce qui.
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  8. #278
    sim dio L'avatar di albakiara
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Elen

    Tengo nel palmo il ciondolo in filigrana e ne osservo la lavorazione fine di intrecci che generano un cuore, Alistair se ne è andato privandomi per sempre della possibilità di conoscere il mio passato e forse questa collanina è tutto ciò che mi resta di mia madre. <<Sono stanco, Elen>> la sua ammissione e la sua voce spezzata mi colgono alla sprovvista tradendo l'atteggiamento arrogante e la presuntuoso mostrato fino ad ora. Inizia poi a parlarmi di mia madre e io lo ascolto rapita cercando di immaginarla e rivedermi in lei, una donna nobile e al contempo umile che ha rinunciato a tutto pur di seguire l'amore, passa poi a parlare della sua infanzia e dei momenti passati con Rose, momenti di affetto e amore materno che mi sono stati negati. Lo guardo con occhi diversi e mi sembra quasi di riuscire a vedere, celata dietro la sua facciata, l'immagine di quel bambino. <<Ti prego>> lascia la presa dalla catenina che ricade nelle mie mani <<Non ho mai pregato nessuno in vita mia. Mai. Ti giuro che questo cuore è stato per molti anni sul collo di tua madre. Ma per me è solo un memento di quello che hanno fatto Alistair e la mia, di madre, e non ho bisogno di una collana per ricordarmelo, perché mi tormenterà per sempre>>.
    Una lacrima scende sul mio viso e ne delinea il profilo. <<Grazie>> questo è tutto ciò che riesco a pronunciare mentre rielaboro le sue parole. Sento che mi ha detto il vero e vedo quanto gli è costato farlo. D'un tratto torna l'Aiden freddo e distante e mi confida di essere stato lui a privarmi della mia vendetta uccidendo lui stesso la vera responsabile della morte dei miei genitori, sua madre. <<Non potrai mai essere felice a causa mia, e oggi hai avuto la tua occasione per urlarmi in faccia il tuo odio. Direi che siamo pari>> Conclude dandomi le spalle e allontanandosi. <<A-aspetta, non puoi andartene così...>> dico a voce strozzata. Aiden si ferma dicendomi di volere una cosa in cambio <<Devi dare un messaggio a Valerius. Digli che l'ho uccisa io. E che ha sofferto, tanto. Ore di inumane agonia. Lui capirà>> lo guardo e annuisco <<Va bene, gli riporterò il messaggio. Siete simili, tu e Valerius, vi differenzia solo l'età. - abbozzo un lieve sorriso mentre gli parlo del fratello - Anche lui è serio e burbero, ma è molto buono... Credo dovreste incontrarvi.>> gli dico spontanea, forse per ricambiare il regalo che mi ha fatto parlandomi di Rose, poi, dopo una breve pausa, mi riaggancio a ciò che mi ha detto prima di voltarsi <<Non so se saremo mai pari, sei responsabile di molte cose terribili che non potrò mai perdonarti, come la distruzione del mio villaggio, - dico a cuore aperto, triste ma senza la rabbia di prima - ma non addossarti colpe che non hai. I miei genitori non sono morti per causa tua e in qualche modo li hai vendicati arrivando ad uccidere la tua stessa madre.>> Mi è difficile ammettere queste cose sul nostro passato e mi domando se anche io sarei diventata come lui vivendo in quella famiglia. <<Avrei tante domande da porti ancora, su mia madre, sulla sua morte, su come mi sono salvata e su di te, ma so che questo non è il momento adatto. - stringo il ciondolo nella mano - Gli dei ci hanno messo l'uno contro l'altro, la prossima volta che ci vedremo saremo nemici e non avrò nessuna esitazione contro di te, - dico convinta prima di aggiungere a fil di voce - anche se avrei voluto che le cose fossero andate diversamente.>>. Aspetterò una sua risposta poi quando lascerà la stanza lo seguirò per tornarmene all'accampamento.

  9. #279
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Aiden Urthadar

    Mi sento spossato. È come se la stanchezza mentale si fosse trasformata in stanchezza fisica e tutto ciò che desidero adesso è sedermi, chiudere gli occhi e appoggiare la testa sulle mie mani, come se potessi con quel gesto eliminare completamente il mondo che mi circonda. Un semplice ringraziamento abbandona le labbra di Elen ma purtroppo la ragazza non si ferma a quello, perché, dopo avermi assicurato che informerà Valerius della vera fine di nostra madre, si dilunga parlandomi di lui e di quanto siamo simili. Nonostante tutto ritiene che sia una brava persona ma non ci casco, come può un Urthadar essere una brava persona? Mio padre era l'uomo più decente della famiglia e anche lui non ha mai disdegnato azioni di dubbia morale pur di raggiungere i propri scopi. Oppure sono i miei ricordi ad essere distorti? Possibile che il Fulmine sia sempre stato guidato dalla mano fine e curata di sua moglie? Fatico sempre più a distinguere cosa è reale e cosa non lo è, ormai. È come se tutte le mie memorie fossero frutto del racconto di qualcun altro e non della mia vita, delle mie esperienze. Elen suggerisce addirittura che dovrei incontrarlo e fa male, perché solo gli Dei sanno quanto arda dentro di me il desiderio di parlarci faccia a faccia ma so che non è la cosa giusta da fare, perché ne risulterebbe solo altro odio e ce n'è già abbastanza, di odio, nella mia vita. Esisto solo perché lui aveva cessato di esistere, questa è la verità e ciò significa che non siamo compatibili, che le nostre vite contrastano come il giorno e la notte. Quando sorge il sole, la luna scompare: ecco come siamo io e Valerius. L'uno il sostituto dell'altro, e nulla più. Non siamo mai stati fratelli e mai lo saremo. <<Non si può>>, mugugno, provando una fatica immensa nell'aprire la bocca per parlare. Voglio solo tornarmene alla Torre. Però Elen continua a parlare e, nonostante possa andarmene quando mi pare, non riesco ad aprire quel portone se la sua voce continua a raggiungere le mie orecchie. Sarebbe come scappare un'altra volta dal passato e mi sono ripromesso di non farlo mai più. Fin troppe cose sono sfuggite al mio controllo, sono intrappolato in un vortice che sembra non finire mai ma la dignità non me la porterà via nessuno. Nessuno, nemmeno me stesso. <<Non darmi meriti che non ho>>, rifiuto così ciò che assomiglia a un perdono, perché non sono pronto ad accettarlo, <<La tua vendetta è stata una conseguenza imprevista. Mia madre è morta per tutt'altra ragione, non per vendicare Rose>>, o forse sì... non ne sono più sicuro. Il colpo basso del matrimonio con Daphne fu la goccia che fece traboccare il vaso, ma appunto, è stato solo l'ultimo passo falso di una donna che ne aveva già commessi troppi. L'ultimo atto di questa conversazione è segnato da un realismo da parte della maga che sinceramente mi sorprende. Capisce che il momento delle domande è terminato e che ciò che ci siamo detti non cambierà nulla, perché è tardi per cambiare e dobbiamo continuare a seguire la musica, una melodia di cui ormai ho perso il controllo e che stanno suonando altri, adesso. <<Avrei voluto che le cose fossero andate diversamente>>. <<Anche io>>, sussurro con un fil di voce e con la mano già sulla maniglia. In un altro universo, uno non perfetto, ma semplicemente diverso, forse il finale della storia non sarebbe stato questo. Forse in quel mondo ci avrebbe legato affetto, e non odio; fedeltà, non tradimento. Sì, c'è un universo, là fuori, da qualche parte, in cui io ed Elen parliamo con le labbra piegate in un sorriso, e quando la guardo non provo rimorso, bensì solo calma e allegria. C'è un universo dove posso essere fiero di mio fratello e mio padre può essere fiero di entrambi, e Rose, con il viso scavato dalle rughe, può essere orgogliosa della sua stella di fuoco. Ecco, in quell'universo io ed Elen otteniamo il nostro finale felice. Ma qui le bocche non sorridono e il sangue dei morti ci bagna le ginocchia, da quanto ne abbiamo versato. Perché in questo universo l'odio si è insinuato tra le crepe e le ha estese fino a trasformarle in voragini. E in questo mondo, probabilmente, non ci sarà un bel finale per nessuno.

    Our wills and fates do so contrary run

  10. #280
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Elen

    Seguo Aiden fuori dalla stanza. Forse dovremmo salutare i saggi, ma lo vedo proseguire diretto al glados così lo imito rimanendo qualche passo alle sue spalle. Cammino in religioso silenzio riflettendo sull'evoluzione dell'intero incontro e pensando a cosa dire agli altri e soprattutto a Valerius, non sarà semplice parlargli considerato lo strano rapporto che li lega. Appena lo vedo svanire nella luce azzurrina attendo qualche istante poi tocco la superfice del portale pensando alla destinazione. Lacrima Mundis.

 

 
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