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Risultati da 361 a 370 di 415
  1. #361
    Mod cangiante L'avatar di Pey'j
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra


    Questo luogo è sempre uguale, immutato e immobile nel tempo. Non mi perdo in troppi preamboli e mi dirigo a passo spedito nell'edificio dove risiedono i troni apparentemente vuoti dei tre saggi. <<Nobili saggi, disturbo ancora il vostro sonno, e me ne scuso>>. Appoggio il ginocchio destro a terra e abbasso il capo in un inchino profondo. <<Sono Aiden Urthadar, secondogenito di Parsival Urthadar e discendente del valoroso Lucian. Ho ricevuto la visita del vostro messaggero, qualcuno attende di parlare con me e vi chiedo umilmente il permesso di raggiungere questa persona>>. Non dico altro, ogni aggiunta sarebbe superflua. Sanno che il mio rispetto per loro è infinito.
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  2. #362
    Master caotico L'avatar di SimsKingdom
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Antichi Saggi

    Aiden, il tuo incedere lento nell’enorme salone dei Saggi rimbomba nel silenzio amplificandosi nell’aria. Alle tue parole, un bagliore intenso, bianco, si palesa dinanzi a te e pochi istanti dopo le tre figure eteree dei Saggi si palesano ai tuoi occhi, seduti sui loro troni. «Alzate il capo figlio del Tuono.» l’antica strega Elanor attende che le rivolgi lo sguardo prima di continuare «noi Saggi conosciamo i vostri pensieri così come la vostra anima ci appare chiara ai nostri occhi.» con un chiaro gesto della mano, la donna ti indica il pesante portone alla tua sinistra «colei che ha richiesto la vostra presenza si trova aldilà di quella porta, potete andare.» terminato di parlare, la donna svanisce assieme agli altri due anziani…

  3. #363
    Mod cangiante L'avatar di Pey'j
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Aiden Urthadar

    I saggi fanno loro comparsa e come da tradizione è Elanor, che mi è affine per razza, a rispondermi. Seguo le sue istruzioni e torno in piedi, mi è stato concesso di varcare la soglia della Zona Neutra, perciò mi avvicino al grande e pesante portone, non prima però di aver ringraziato gli antichi. <<Vi ringrazio>>, sussurro, so che possono sentirmi comunque. Elanor ha detto "colei"... si tratta di una donna, quindi. La mia prima ipotesi è Elen, ma in realtà non abbiamo molto altro da dirci, a meno che non sia successo qualcosa a Valerius... potrebbe anche averla mandata lui. Oppure si tratta di Esperin che vuole insultarmi per aver mozzato le gambe alla sua amichetta. Tanto vale vedere da sé: afferro la maniglia ed entro nel locale. Faccio qualche passo ma ho già riconosciuto chi mi trovo davanti: è Daphne Baratheon, diversa da come la ricordavo, con qualche cicatrice in più sul volto. Era già una bella donna a sedici anni, il tempo l'ha solo resa ancora più affascinante. Ma il viso non è diverso solo a causa delle cicatrici, vi è anche... qualcos'altro. Non capisco cosa. Ciò che è chiaro che non è la stessa Daphne a cui ho rubato la verginità, così come io non sono lo stesso Aiden che si divertiva a provocare sua madre. Continuo a camminare fino a quando non ci separa solo qualche metro di distanza e poi mi fermo, tengo le braccia distese accanto ai miei fianchi e la osservo. Indosso ancora l'armatura... <<Non ho avuto tempo di lavare via il sangue, spero che potrai perdonarmi>>. Mi ha convocato lei, sta a lei dirmi perché mi trovo qui. Credo che il messaggio che le ho mandato tramite l'elfa c'entri qualcosa, ma non penso proprio che sia qui per giustificare ciò che ha fatto. Anche perché non ci sono molte giustificazioni. Dovrei provare rabbia, forse, o almeno un minimo di risentimento... ma la verità è che non provo nulla: io ho fatto un torto a lei, lei ha fatto un torto a me. Per il nostro gioco malato, siamo pari. Sono curioso di scoprire quale sia la sua prossima mossa.
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  4. #364
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Daphne Elania Baratheon

    La verità è che mi sono ripassata il discorso in mente chissà quante volte, ma attualmente è come se ogni parola si fosse persa in chissà quale angolo buio della testa. So cosa devo dirgli, il punto è che ne ero convinta fino a pochi istanti prima di entrare in questo luogo, con questa alta statua che sto fissando. Non lo vedo da anni, sei se non sbaglio, il pensiero di incrociare ancora una volta quello sguardo gelido comincia a farmi vacillare, è un uomo ora, non più il ragazzino che ho conosciuto, saprà tenermi testa più di allora, anche se all’epoca mi feci manipolare con una facilità inaudita. Devo cercare di restar calma, devo recuperare la lucidità che ho avuto fino ad ora, se mai posso definirmi una persona lucida, devo affrontarlo col capo alto e fiero, senza lasciami intimorire da lui e dal ricordo che ho legato alla sua figura. Quando sento dei passi provenire alle mie spalle trattengo quasi il respiro e mi volto verso la porta, dove vedo proprio lui: Aiden. E’ più alto di quel che ricordassi, più muscoloso, ma gli occhi sono sempre gli stessi, quelli non cambiano. Indossa ancora l’armatura ed è sporco di sangue, non avrà avuto modo di cambiarsi con i festeggiamenti per la vittoria dei reali, lo avranno acclamato in ogni modo, tra tutti sembravano la fazione ormai data per spacciata ed invece, ora, sono nuovamente in carreggiata. Si avvicina a me e per un attimo sento qualcosa allo stomaco, non saprei dire se è dovuto ad un senso di fastidio o meno, ho covato così tanto rancore in questi anni, ho immaginato ogni modo mi fosse possibile per vendicarmi dell’umiliazione subita, che ora non so quasi come reagire in sua presenza. Quando si ferma ad un paio di metri da me, smetto di trattenere il respiro, il mio sguardo è rimasto su di lui in maniera impassibile, ho cercato di non tradire il disagio che sto provando. <<Non ho avuto tempo di lavare via il sangue, spero che potrai perdonarmi>> Perdono, una parola simile pronunciata da lui non ha il minimo valore, persino in una frase come questa. Decido di smetterla di sentirmi intimorita, io non sono più la stessa, probabilmente neanche lui, ma in ogni caso non ho intenzione di sembrargli la ragazzina intimorita di anni fa. Incrocio le braccia al petto ed avanzo verso di lui, lo guardo negli occhi e gli dispenso un sorriso fino ad azzerare le distanze “Sangue ribelle e reietto” gli dico mentre provo a portar via delle gocce purpuree dal suo viso con un gesto delicato della mia mano “Ti dona, Aiden” porterò la stessa mano sporca alla mia maglietta e la pulirò sul sottile tessuto grigio “Sei un uomo ora, affascinante come ricordavo. Ho ricevuto il tuo messaggio da Keyra, ad effetto, non c’è che dire. Avrei preferito trovare tuo cugino Petyr a Capo Tempesta quel giorno, mi sono dovuta accontentare, ma immagino che non ti importi molto, se non per questioni puramente legate al tuo Casato, non di certo affettive. Anche io ora non ho timore di sporcarmi le mani” gli sorrido, un sorriso dolce accompagnato da tutto il viso, in netto contrasto con ciò che gli sto dicendo “Mio Padre mi ha diseredata, ora non sono più una Baratheon, sono anche una assassina ricercata, una vera vergogna per il Lord dell’Altura, d’altra parte cosa aspettarsi da un uomo che voleva svendermi a tua madre. Ma parliamo un po’ di te, se tu, Comandante, vincerai questa guerra resterà tutto nelle tue mani, ma ho sentito dire che hai una fratello sbucato dal nulla, un fratello che si trova nei reietti, non è vero? Ogni cosa potrebbe finire nelle sue mani se questa guerra dovesse concludersi a loro favore, ogni tua alleanza, ogni cosa che riguardi il tuo titolo, i tuoi soldi, ogni cosa sarà di un Urthadar che non sei tu. E’ uno scenario divertente, ma lo sarebbe ancora di più se fossero i ribelli a vincere domani all’Adamantem"

  5. #365
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Aiden Urthadar

    La donna avanza verso di me, sembra sicura e forse addirittura sfrontata, con quel sorriso e le braccia incrociate appena sotto al seno. Oppure è solo una recita, non posso saperlo con certezza. Fatto sta che me la ritrovo davanti, talmente vicino che è in grado di accarezzarmi il viso per sporcarsi la mano con un po' di sangue ancora non secco, mano che poi pulisce sul tessuto della maglietta che indossa. Accetto di buon grado i suoi complimenti ricambiando il suo sorriso, parole gentili che hanno un forte retrogusto di provocazioni, ma ogni traccia di divertimento lascia il mio volto quando viene nominato Petyr. "Avrei preferito trovare tuo cugino Petyr a Capo Tempesta quel giorno, mi sono dovuta accontentare, ma immagino che non ti importi molto, se non per questioni puramente legate al tuo Casato, non di certo affettive". Non distolgo nemmeno per un istante il mio sguardo dalla sua faccia, uno sguardo che ho rivolto a pochi in tutta la mia vita. È stato tutto un caso: il cadavere buttato nel Glados non doveva essere quello di Alistair, bensì di Petyr. Era lui la vittima designata, e si è salvato per pura fortuna. Devo... devo riprendermi. Accenno di nuovo un sorriso mentre continua parlandomi del fatto che suo padre l'abbia diseredata, non comprendo perché me lo stia dicendo, sa che non c'è spazio per il rimorso dentro di me, poi tira in ballo Valerius e mi descrive uno scenario che conosco già bene e a cui ho pensato migliaia di volte in questi giorni. Mi aspetto che giunga a un punto... ma questa conclusione non arriva mai: smette di parlare dopo aver nominato una fantomatica vittoria dei ribelli all'Adamantem, senza elaborare oltre. La osservo, in parte curioso, in parte senza riuscire a smettere di pensare a ciò che sono appena venuto a sapere sulla morte di Alistair. La morte che sarebbe dovuta essere di Petyr. Ho affrontato tanti avversari in questa guerra, e non sto parlando del campo di battaglia, bensì della Torre, ma nessuno simile a Daphne. Lumen ed Adamantia sono identiche a me, ogni mia mossa sarebbe potuta essere una loro mossa, ogni loro mossa sarebbe potuta essere mia. Facili da prevedere, facili da gestire. Esperin... può reputarsi una santa quanto vuole ma è uguale a noi, perciò vale lo stesso discorso, con le dovute limitazioni. Deirdre era semplicemente pazza, completamente imprevedibile, ma paradossalmente era proprio questa sua caratteristica a permettermi di fare ipotesi sulle sue mosse: mi bastava pensare a come non avrei mai agito, ed ecco che trovavo la risposta. Vicent, beh, è un bambino. Ma Daphne non rientra in nessuna di queste categorie: non è furba, non è subdola, ma non è nemmeno stupida e neanche una totale sprovveduta. Impulsiva, quello sicuro. Se fosse abituata a trattare con gente come me non avrebbe scoperto immediatamente così tante carte, avrebbe prima tastato il terreno, mi avrebbe danzato intorno e invece no, dritta a quel punto che però ha solo accennato. La schiettezza è una qualità che molti apprezzano in politica, ma io l'ho sempre vista come sintomo di impazienza. <<Sai, anche noi siamo fatti di energia, proprio come i nostri poteri, come il nostro elemento>>, le ripeto parole che dovrebbe ricordarsi, accompagnandole con un sorriso, <<Come ben sai, sono sempre stato molto... drammatico. Ringrazia la tua amica da parte mia>>. Tralascio ciò che ha detto su Petyr, ci tornerò dopo. <<Quel messaggio le è stato consegnato in un momento... particolare. A mente fredda non so se lo rifarei, ma sono contento di avertelo mandato, perché finalmente possiamo chiarire delle cose>>. Continuo con questo tono gentile, è una recita che mi riesce sempre molto bene. <<Mi hai dato un'informazione importante sulla tua famiglia, il minimo che possa fare è ricambiare con qualcosa sulla mia. Ciò che sai è tutto vero, Valerius è vivo, chi ha tentato di eliminarlo 26 anni fa evidentemente non ha fatto un buon lavoro. Ma ecco cosa non sai: Capo Tempesta è già sotto il suo controllo, probabilmente. Mio cugino non mi sta più scrivendo, non mi ha neanche inviato una lettera dopo la morte di suo padre, quando fino a pochi giorni prima mi aggiornava quotidianamente sulla regione e il castello. Devono aver stretto una specie di accordo. Quindi puoi dedurre da sola cosa succederebbe sia se vincessero i reali, sia se vincessero i reietti: in entrambi i casi non ho molto futuro qui a Dohaeris>>. Non fingo nemmeno di esserne dispiaciuto. <<Credo che se vincesse Targaryus il discorso non cambierebbe molto, ma ho l'impressione che tu me lo stia per rivelare. Prima, però, fammi dire un'ultima cosa>>. È questione di un'istante: ogni traccia di quel sorriso gentile scompare e lascia spazio a un'espressione completamente vuota. Libero il mio odio dalle catene in cui l'ho confinato per poter discutere in modo civile e riduco ancora di più, se possibile, la distanza tra me e la donna, assicurandomi però di non sfiorarla nemmeno con un dito. Ripenso a quella frase su Petyr e permetto alla rabbia di prendere il sopravvento, deve percepirla attraverso il mio sguardo, non pretendo che abbia paura, ma che almeno capisca che non è più il caso di scherzare. <<Anche io so fingere, Daphne, e dovresti saperlo meglio di chiunque altro. Posso fingere di divertirmi e di essere interessato a ciò che hai da dirmi fino all'alba. Ma la verità, e che Raiden mi fulmini se sto mentendo, è che non voglio stare qui più del necessario perché dopo ciò che ho appena scoperto su mio cugino provo il forte desiderio di spezzarti il collo, e non mi va di morire prima del tempo per mano dei saggi. Quindi, se hai un punto da raggiungere, ti consiglio di farlo in fretta>>.
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  6. #366
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Daphne Elania Baratheon

    Ho conosciuto poco Aiden, quelle poche ore con lui mi sono bastate ed avanzate, ma di quel ragazzo che ho conosciuto anni fa, l’uomo, che mi trovo avanti, ne è forse solo l’ombra. Sul suo viso si alternano espressioni che non credevo potessero appartenergli, quando menziono Petyr noto qualcosa: preoccupazione? Semplice sorpresa? Non saprei dirlo o semplicemente non riesco a concepire questo tipo di sentimenti accostati a lui, ma è il segnale che ho toccato un argomento dolente. Probabilmente pochi giorni prima di questa guerra non avrei mai ipotizzato di ritrovarmi nuovamente faccia a faccia con lui, l’avrei accuratamente evitato, non posso negare che anche in questo momento io stia provando una sorta di timore latente, ma è quel che mi basta per conservare un minimo di lucidità, perché che cosa è la paura, se non un segnale di allerta che ci tiene vigili? Solo gli incoscienti non ne hanno ed io non mi ritengo tale, non più almeno. <<Sai, anche noi siamo fatti di energia, proprio come i nostri poteri, come il nostro elemento>> Una frase che ricordo fin troppo bene, probabilmente quella che mi fece cedere del tutto, ero abituata agli approcci dei ragazzini dei miei coetanei, ben altri modi fin troppo infantili da poter essere paragonati ad una tale galanteria e sicurezza di se stessi, aveva non solo lo sguardo, ma un gestualità che catturava, mi persi totalmente in balia di quello che per lui era poco più di un gioco. La verità è che oltre ai modi ed a quello che ne conseguì quella sera, ho odiato me stessa per ben altri motivi, nonostante tutto ero ancora affascinata da lui. Una cotta che mi passò in un arco di tempo relativamente lungo, lasciando solo il gusto dell’amaro più forte. Mi parla del messaggio che mi ha inviato tramite Keyra, la quale è stata miracolosamente graziata, a suo dire, per un momento particolare, non saprebbe neanche spiegarmelo, figuriamoci se posso provare a capirlo io, fatto sta, che quella espressione di prima, è totalmente sparita dal suo volto per lasciar spazio nuovamente alla maschera impassibile che ho conosciuto. Mi parla del cugino, del probabile accordo con Valerius e che Capo Tempesta è sotto il suo controllo, informazione che mi è molto utile, ma che mi lascia perplessa. Petyr è probabilmente passato alla fazione Reietta, sostenendo il cugino maggiore e ciò fa di Aiden un condannato in ogni caso. E poi la scintilla, qualcosa che scatta in lui e quegl’occhi si fanno più vicini, forse troppo, e non riesco ad indietreggiare, ma neanche a smuovermi dal mio posto, mi ritrovo dunque a fissarlo da pochi centimetri di distanza, senza contatto alcuno. Il suo è un invito, neanche tanto velato, a giungere al dunque, perché, a quanto pare, ha l’irrefrenabile impulso di spezzarmi il collo con le proprie mani. Sorrido, sorrido nel momento in cui ho la certezza che il nervo scoperto è proprio Petyr, nonostante non abbia più notizie di lui, nonostante l’appoggio a Valerius, Aiden prova rabbia per ciò che gli ho svelato. “Eccoti, questo è il vero Aiden” sorrido sfrontata “Adesso la sento quell’energia, il fulmine che si agita. E così il Comandante Urthadar ha a cuore il proprio cugino… ed io che pensavo che un familiare valesse l’altro per te, mi sbagliavo e sono felice di non aver trovato lui quel giorno al bordello. Non so neanche se avrei avuto il coraggio di togliere la vita ad un ragazzino, tuttavia, tornando al discorso di prima, se noi ribelli dovessimo vincere questa guerra, ci sarà chi non avrà tanti scrupoli nel farlo.” Il sorriso scompare ed il mio volto diventa serio, come ancora non ho fatto da quando Aiden ha messo piede in questa stanza. “Ma potrei oppormi, ho voce in capitolo tra i ribelli e Targaryus si affida a me. In principio avevo pensato di risparmiare solo la tua vita, ma come tu stesso mi hai detto, non hai molto da perdere, tranne che la stessa vita di Petyr. Mio Padre desiderava tanto unire i nostri casati, immagina se io venissi nominata Signora di Capo Tempesta che faccia farebbe” Mi fa male parlare di mio Padre in questi termini, ma farmi credere una folle è forse l’unico modo per salvargli la vita “Facciamo un piccolo patto Aiden, ti darò il mio collo pronto per essere spezzato, se voi reali vincerete questa guerra, io mi consegnerò a te. Ma se la vittoria sarà nostra, tu diventerai il mio inserviente personale, Petyr avrà lunga vita se abbasserai il capo avanti a me, ma se ti rifiuterai, se farai perdere le tue tracce o se ti toglierai la vita, lui non vedrà l’alba dei suoi sedici anni. Per quanto riguarda il caso Reietti, ne parlerò direttamente con tuo fratello”


  7. #367
    Mod cangiante L'avatar di Pey'j
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Aiden Urthadar

    Eccomi, sono il vero Aiden. Una persona che cede alla rabbia, che minaccia senza cognizione di causa e che rivela al proprio avversario la sua unica debolezza, la chiave per ottenere ciò che vuole, senza neanche farlo sforzare troppo. Tutto ciò che ho sempre disprezzato, tutto ciò che ho provato a non essere, Daphne crede che sia la mia vera essenza. La cosa sconcertante, in realtà, è che comincio a crederlo anche io. Parla di energia, del Fulmine che si agita, un Fulmine che è stanco di dormire in una gabbia e che vuole essere liberato in tutta la sua potenza: il vero Aiden, d'altronde, è stanco di percorrere una strada che gli è stata indicata da qualcun altro, fin troppi anni fa. Ho già iniziato a vacillare e Cassandra non ha fatto altro che spingermi ancora più fuori dalla carreggiata: questo, lo avverto, potrebbe essere lo scossone finale. “E così il Comandante Urthadar ha a cuore il proprio cugino… ed io che pensavo che un familiare valesse l’altro per te, mi sbagliavo e sono felice di non aver trovato lui quel giorno al bordello. Non so neanche se avrei avuto il coraggio di togliere la vita ad un ragazzino, tuttavia, tornando al discorso di prima, se noi ribelli dovessimo vincere questa guerra, ci sarà chi non avrà tanti scrupoli nel farlo”. Sono parole accompagnate da un sorriso fin troppo ampio, un sorriso che prima vorrei cancellarle dal viso con la mia spada, ma che poi riesco a tollerare quando mi rivela che avrebbe potuto avere difficoltà nell'eliminare un ragazzo che ha abbandonato da poco l'infanzia. Non riesco a mantenere la calma, non riesco ad essere freddo e distaccato come vorrei: so che tra i ribelli c'è chi non proverebbe rimorso nell'uccidere innocenti, non metto in dubbio nemmeno per un secondo che stia dicendo la verità, d'altronde la sete di vendetta è ciò che li spinge a combattere e so quanto ti possa rendere poco umano. È questo che differenzia Targaryus da Kalisi ed è questo il motivo per cui trattare con loro è estremamente più rischioso. Quasi come se potesse leggermi nella mente, Daphne muta espressione e vedo finalmente della serietà in quegli occhi a cui ho rubato l'innocenza. Capisco che sto per scoprire il motivo della mia presenza qui, e non distolgo lo sguardo dalle sue iridi nemmeno per un istante mentre mi propone qualcosa che ha dell'assurdo: la vita di Petyr in cambio della mia sottomissione e di Capo Tempesta. Fatico a credere a quello che ho appena sentito, rimango in silenzio, elaboro le parole cercando di capire se hanno davvero abbandonato la sua bocca o se me le sono immaginate. Ma è vero. È tutto vero. Una Baratheon a Capo Tempesta. Non le rispondo neanche, giro i tacchi e mi avvio verso il portone senza più voltarmi. Ma, quando afferro la maniglia, non riesco a sollevarla. L'onore è il sacrificio. La voce del mio unico faro in questo mare in tempesta si fa spazio nella mia mente, soffoca ogni altro pensiero, ogni altro rumore, ogni distrazione. L'onore è il sacrificio che facciamo per le persone che amiamo e per quelle che non possono difendersi. Penso a quel ragazzino storpio, al sorriso sdentato che mi regalava da bambino e che mi ha mostrato sempre meno crescendo, a ciò che ha dovuto sopportare con suo padre e anche con me, perché forse la verità è che non l'ho mai capito, non l'ho mai amato, forse mi sono comportato esattamente come mia madre si è comportata con me e mi devo reggere alla porta perché fa talmente male che mi manca il respiro. Ci rivedremo e quel giorno potrò dirti che avevo ragione io sull'onore. Con la mano ancora sulla maniglia, giro la testa e cerco di nuovo gli occhi di Daphne. Non mi è mai stato così chiaro: l'onore... l'onore è davvero sacrificio. <<Non meritavi quello che ti ho fatto. Sei stata una vittima, un danno collaterale dei miei giochi di potere con Elissa. Se ti dicessi che me ne pento, sarei un ipocrita. Ma se ti può consolare, sappi che abbiamo pagato entrambi>>. Lei con la morte. Io con la vita. So cosa devo fare. <<Mio fratello>>, la mia mano non tocca più il ferro arrugginito della maniglia, ora si trova sul sangue che sporca la mia armatura, il sangue che ho versato a Candonga, <<Mi è stato detto che è un uomo ragionevole e saggio. Non faticherete a raggiungere un accordo che preveda la tua salvezza in caso di vittoria di Kalisi>>. Torno sui miei passi, fino a quando non mi trovo ancora davanti alla donna. <<Ti chiedo solo una cosa. Non ho più voce in capitolo su Capo Tempesta, ne sono cosciente, ma... Valerius merita una possibilità. Non è uno degli uomini che ha causato questa guerra. Tu non vuoi il mio trono, non vuoi governare, tu vuoi solo me>>. E sono qui, Daphne, ce l'hai fatta, hai ottenuto ciò che volevi. Prendimi. <<Per quanto riguarda il resto...>>, stacco la mano dalla mia armatura per mostrargliela, è completamente ricoperta di sangue. Poi abbasso la gamba destra senza interrompere il contatto visivo, porto il ginocchio a contatto col terreno della Valmorguli, piego l'altro, la guardo dal basso. <<Non voglio la tua vita, Daphne. Voglio solo quella di Petyr. Per questo non ho intenzione di aspettare la fine della guerra, non ho intenzione di rischiare che una delle vostre lame tagli la gola di mio cugino>>. Perché l'onore è sacrificio, il sacrificio che facciamo per le persone che amiamo. E quello che sto per fare sarà il mio sacrificio più grande. Tocco terra con la mano insanguinata. <<Daphne del casato Baratheon, vi offro i miei servigi>>. Il mio tono è sicuro, la mia volontà è ferrea. China il capo, il Tuono, conscio di rinunciare per sempre alla sua dignità. <<Soddisferò ogni vostra richiesta, ascolterò ogni vostra parola, darò la mia vita per la vostra se me lo permetterete. Questo io lo giuro, davanti agli Dei di ogni razza e di ogni regione. Questo io lo giuro, sul sangue che ho versato>>. Il Fulmine si attenua, la scintilla si spegne. Eppure, sono felice. Se vinceranno i reali, Petyr sarà salvo. Se vinceranno i reietti, Petyr sarà salvo. Se vinceranno i ribelli, Petyr sarà salvo. Il capo del Tuono rimane chinato, vicino alla terra, come se non riuscisse più ad affrontare la gravità: ma la verità è che la sua anima non è mai stata tanto leggera.
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  8. #368
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Daphne Elania Baratheon

    Forse ho osato troppo, mi sono spinta oltre i miei limiti sto crollando sul castello di sabbia che mi sono eretta da sola sotto i piedi. Per tutto il tempo che continuo ad osservare Aiden, sento un nodo alla gola farsi più forte, chi sono io in questa guerra realmente? Ero una ancella, la figlia di un uomo troppo legato a vecchi ideali, al vecchio Re, una donna col viso deturpato in cerca di vendetta, una sciocca che, nonostante tutto, ha continuato a sperare in un futuro con l’uomo che ama, una ragazzina che ha gridato di aver perso la faccia e l’onore a causa di un giovane già troppo addentrato in certe cose, delle quali lei non ha mai capito niente. So chi ero, ed ora? Ora mi ritrovo a fissare quel ragazzo che fu negli occhi, un uomo che al solo eco del proprio casato, ha disseminato panico durante la guerra, forse Aiden ha espanso la sua fama oltre Capo Tempesta con la prima battaglia ad Amaranthis, i cantori narreranno del suo fulmine e della sua spada, ma da dove vengo io, gli Urthadar, sono ben noti da prima dello squillare delle trombe e del rullo dei tamburi. Sono cambiate tante di quelle cose che stento persino a riconoscermi e pensare che porto delle vite in grembo, quanto male sto facendo loro ancor prima che vengano a questo mondo, perché ancora non sono certa di voler vedere i loro visi, non sono certa che vivrò abbastanza per stringerli tra le braccia, se mi sentirò degna di farlo. La mascella è così serrata che comincia a farmi male, forse ho parlato al vento, forse è stata una impressione erronea la mia, ho frainteso la sua reazione nei riguardi di Petyr ed infatti Aiden si volta ed avanza dritto verso l’uscita. Mi fa male la testa e mi bruciano terribilmente gli occhi, li punto verso l’alto, in modo da far asciugare l’iride, neanche una lacrima dovrà essere versata in questo istante e per fortuna riesco a bloccarle. <<Non meritavi quello che ti ho fatto. Sei stata una vittima, un danno collaterale dei miei giochi di potere con Elissa. Se ti dicessi che me ne pento, sarei un ipocrita. Ma se ti può consolare, sappi che abbiamo pagato entrambi>> riporto gli occhi avanti a me, Aiden non ha spinto il pomello, è rimasto là ed ora mi osserva, per la prima volta in questo giorno, non riesco a capire i suoi occhi. So che sua madre è morta, come so che il loro rapporto non era idilliaco, non di certo paragonabile agli screzi tra me e mio padre, i loro erano di tutt’altra pasta, non mi ci è voluto molto per capirlo oltre quelle due frasi in croce che si scambiarono in quella camera da letto. E lui? Cos’ha perso lui? Quanto conosco l’uomo che è avanti a me, al di là della sua fama, al di là di quel giorno… un bel niente. Mi parla di suo fratello Valerius, sembra che lo conosca per sentito dire, non c’è stato alcun faccia a faccia, sembra un uomo come si deve, addirittura saggio e ragionevole, Kalisi non è uno sciocco, anche se attorno a sé ha uomini del calibro di Dahmer e Ryuk, questo Urthadar di prima mano sembra essere un uomo col quale poter parlare, senza ricorrere a parole grosse o minacce ed è proprio quello che intendo fare. <<Tu non vuoi il mio trono, non vuoi governare, tu vuoi solo me>> la sua mano è pregna di sangue, non so che pensare di questo suo atto di mostrarmela, ma col gesto che ne consegue, sono costretta a sollevare nuovamente lo sguardo verso l’alto, perché non reggo più tutta questa tensione ed io non sono forte come voglio dimostrare. So che mi sta guardando e che anche io gli sto mostrando la mia debolezza, ma a questo punto non vale più nascondermi, quando riporto gli occhi in basso, lucidi e venati dal bruciore, riprendo il contatto visivo nel modo più fiero mi sia possibile. <<Daphne del casato Baratheon, vi offro i miei servigi>> China il capo ed io resto ferma nella mia posizione, lo guardo dall’alto mentre mi mostra la nuca, mentre si arrende a me ed io inspiro istintivamente tutta l’aria che i miei polmoni riescono a contenere, come se avessi trattenuto il fiato per chissà quanto tempo. <<Soddisferò ogni vostra richiesta, ascolterò ogni vostra parola, darò la mia vita per la vostra se me lo permetterete. Questo io lo giuro, davanti agli Dei di ogni razza e di ogni regione. Questo io lo giuro, sul sangue che ho versato>> Ho ottenuto quello che volevo, contro ogni mia più ottimistica previsione. Dovrei forse dire che mi tocca in qualche modo vederlo inginocchiato, con l’armatura macchiata del sangue di altre vite e quella mano, con quale ha emesso chissà quanti verdetti, a calare sulla terra polverosa, ma la realtà è che non riesco a provare niente, non ho rancore, non ho odio, il nulla è tutto ciò di più positivo che io riesca a sentire nei suoi riguardi. “Abbiamo pagato entrambi abbastanza a quanto pare, ho perso un fratello in questa guerra, non ho intenzione di versare altro sangue se non sarà necessario. Garantisco per tuo cugino Petyr e parlerò con Valerius” Allungo il braccio destro verso di lui e gli mostro il dorso della mano “Alza il capo” se la prenderà e si comporterà nella maniera più adeguata ad un soldato fedel, gli chiederò di alzarsi “Forse non meritavo quello che hai fatto, ma mi hai insegnato molto, Aiden. Riparleremo dei tuoi doveri, se il giorno che deve venire ce lo permetterà.” Lo fisso ancora negli occhi, i miei non bruciano più, la mascella non è più contratta ed il respiro è tornato regolare “Puoi andare ora” Non è più lo stesso ragazzo che ho conosciuto, ma non è neanche lo stesso uomo che entrato da quella porta.

    Attendo qualche istante, il tempo necessario a farlo allontanare, dopo che ha varcato quella soglia, calcolo alcuni minuti e mi accingo a chiedere una nuova convocazione ai Saggi. “Vi ringrazio, spiriti antichi” abbasso il capo “Mi duole disturbare il vostro riposo ancora una volta, ma necessito di parlare anche con Valerius Urthadar”

  9. #369
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Antichi Saggi

    Daphne, la tua attesa è subito ripagata dalla comparsa dei Saggi. Le loro figure si materializzano dinanzi ai tuoi occhi ancora una volta e scrutano il tuo viso in religioso silenzio. «Giovane Baratheon, la vostra richiesta è stata nuovamente accolta.» è di nuovo l’Elfo Irith a parlarti «Mercur è stato inviato all’accampamento dei Reietti, al cospetto dell’Urthadar. Potete tornare ad attenderlo all’interno della Zona Neutra.» terminato di parlare, l’Elfo si dissolve assieme agli altri due saggi lasciandoti nuovamente da sola…


  10. #370
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    Re: [Deus ex Machina GDR] Zona Neutra

    Aiden Urthadar

    Non riesco a spiegare esattamente cosa sto provando, ma potrei avvicinarmi dicendo che mi sento come se non fossi più presente. So dove mi trovo, so chi ho davanti, so cosa ho appena fatto: c'è il duro contatto con il terreno a ricordarmelo. Eppure al tempo stesso ho l'impressione di essere in un limbo, in una dimensione tra realtà e immaginazione nella quale ciò che avverto è solo un eco lontano di quello che è effettivamente successo. Come se non lo stessi vivendo in prima persona e fossi seduto a un tavolo, con davanti una brocca di buon vino, insieme alla persona che mi sta raccontando di ciò che ha vissuto nella Valmorguli con Daphne Baratheon, la donna che ora può decidere del suo futuro e della sua vita. E temo il momento in cui quella persona si alzerà e mi lascerà in compagnia della verità, ovvero che il protagonista della storia era nientepopodimeno che il sottoscritto. “Abbiamo pagato entrambi abbastanza a quanto pare, ho perso un fratello in questa guerra, non ho intenzione di versare altro sangue se non sarà necessario. Garantisco per tuo cugino Petyr e parlerò con Valerius”. Petyr. Valerius. Nomi che mi riportano alla lucidità e che mi spingono ad alzare lo sguardo. Potrebbe essere una mia impressione ma leggo della tensione anche sul viso della donna: forse l'ho sorpresa, forse non si aspettava una tale vittoria, o forse è semplicemente pazza come me. Non mi interessa particolarmente, pretendo solo che mantenga fede al nostro patto, e sembra intenzionata a farlo. Afferro la sua mano come ho visto fare ai miei soldati e torno in piedi, anche l'umiliazione finale è compiuta, non mi resta che tornare alla Torre e attendere la fine della guerra. Finché rimango vivo e non fuggo, la testa di Petyr rimarrà attaccata al suo collo. A me, sinceramente, va bene così. “Forse non meritavo quello che hai fatto, ma mi hai insegnato molto, Aiden. Riparleremo dei tuoi doveri, se il giorno che deve venire ce lo permetterà”. Ci osserviamo dritti negli occhi, basta questo sguardo, non servono altre parole. Il dado è tratto, il resto sarebbe superfluo. Le do le spalle e apro il portone in legno, ho bisogno di raccogliere i pensieri alla Torre, solo, nella mia stanza. Spero di averne il tempo. Ma la voce dell'antica Elanor mi trattiene ancora in questo luogo di cui, detto sinceramente, ne ho abbastanza. <<Prima che lasciate questo luogo, figlio del Tuono, Mercur ha da consegnarvi una missiva per voi>>. Mi giro e mi trovo davanti il messaggero alato: tra le sue mani vedo una lettera e, quando si rende conto di avere la mia attenzione, me la consegna, per poi scomparire come suo solito insieme alla donna. La busta è sigillata con una U impressa sulla ceralacca, attraversata da una saetta che la spezza in due. Proviene da Capo Tempesta. <<Vi ringrazio>>, dico distrattamente alla sala vuota, forse mancando di rispetto ai saggi, ma la mia mente si sta già chiedendo se possa trattarsi di Petyr. Con gli occhi fissi sulla carta avanzo verso il Glados, lentamente, ma prima che possa raggiungerlo la busta viene illuminata dalla classica luce celeste che il portale libera quando viene utilizzato. Qualcun altro è venuto in questo luogo per discutere con i saggi. Alzo lo sguardo, staccandolo per la prima volta dalla busta da quando mi è stata consegnata, e vedo un uomo alto, forse troppo magro, con il viso scavato ma coperto da una folta barba, un occhio azzurro innervato di sangue e l'altro completamente rosso, un rosso innaturale, che sa di sbagliato. È l'uomo ritratto in quel disegno che mi mostrò Vicent dopo la battaglia al Sinelux. Indossa l'armatura dei reietti, è trasandato, i capelli sono sporchi e una bandana rovinata impedisce loro di cadergli sugli occhi. Ma ciò che mi permette davvero di capire chi mi trovo davanti è il fatto che è come se mi stessi guardando allo specchio, con una decina di anni in più e qualche muscolo in meno. Riesco a vedere, nei suoi occhi, il momento esatto in cui anche lui mi riconosce: passa dalla confusione, alla sorpresa, forse leggo pure della paura. Migliaia di parole mi frullano nella testa, migliaia di parole che non dovrei dire, perché so che me ne pentirei e soprattutto so che non ci sarebbe alcuna conclusione positiva a questa storia. Siamo su strade separate, inutile illudersi del contrario, inutile alimentare false illusioni. <<Valerius>>, faccio il il primo passo, che consiste in un saluto e un semplice cenno dello stesso capo che, quasi per assurdo, ho appena chinato per proteggere sia lui che nostro cugino. <<Aiden>>, fa lo stesso, e chissà, forse mi trovo davvero davanti a uno specchio. Tocco il Glados e penso alla Torre, poi lo attraverso, lasciandomi alle spalle un Aiden che ormai sono sicuro non esista più.

    Post concordato con i master e con... me stesso
    Our wills and fates do so contrary run

 

 
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