
Lucynda Mellow
Devo ammetterlo: per la prima volta nella mia vita, ho compiuto un gesto che solo la gente canonica è capace di fare molto meglio di me. Sono sforzi disumani questi, non sembro neanche la Lucynda che tutti conoscono, che tutti la temono per i suoi modi di fare scorbutici... per il suo temperamento bellico. E' una sensanzione strana, come se la mia anima fosse reincarnata nel corpo di una donna capace di esprimersi formalmente e in modo appropriato, proprio come una perfetta dama di corte.
Mi rendo conto della loro imminente presenza, in un attimo le figure immateriali degli Antichi fondatori di Dohaeris manifestano la loro parvenza davanti a me.

«Alzate il capo, giovane Mellow!» è la voce dello spirito affine alla mia razza, Elanor, a distogliere la mente dalle mie momentanee distrazioni psichiche. Gli altri due saggi, Daeron e Irith, non proferiscono verbo, probabilmente vorranno anche loro scrutare la mia indole interiore; meglio darle retta, non sia mai che questi potrebbero spedirmi all'altro mondo, se provassi a compiere movimenti errati, come è mio solito fare.
Alzo il capo decisa, senza trasparire alcuna emozione,
in modo che il trio possa avere una panoramica più definita sul mio volto. Non pensare a nulla... solo questione di pochi attimi... ecco, ce l'ho fatta.
«Abbiamo accolto la vostra richiesta, Mercur è già stato inviato al cospetto di vostro padre.» riprende la parola, indicando una porta alla mia sinistra, che mi condurrà nella suddetta zona.
«Potete varcare la soglia per la zona neutrale ed attendere là il suo arrivo, nel caso in cui egli decida di raggiungervi.»
Mi ricompongo sollevando il busto e le ginocchia, per poi limitarmi a fare un cenno di riconoscenza col capo.
Proseguo il tragitto fino a chiudermi la porta alle spalle. Non sto più mettendo piede suDinanzi a me, uno scenario divino si palesa in tutta la sua bellezza naturale:
sono circondata da uno spazio delimitato da imponenti rocce, come la cupola formata dello stesso materiale, residente al di sopra della mia testa, la quale lascia intravedere un pezzo dell'oscurità che domina il Valmorguli. Le torce da pavimento, che tracciano una sorta di percorso guidato verso la statua di marmo dalle sembianze deistiche, completano i giochi di luce ambientale mischiandosi con il bagliore stellare. Questo posto mi attira sempre di più, è il mio genere direi, nonostante l'atmosfera sia pacifica qui...

«E così ci incontriamo, come avevo previsto...»
Un lieve sussulto si sprigiona dalla mie corde vocali, al solo udire la potenza scura del suo timbro. Di sicuro sarebbe un ottimo abbinamento con la figura divina di Zeus, anche di Raiden magari. Mi volto, cingendo le mani sui fianchi e pronunziando l'unica parola che, attualmente, sono capace a esporre.
«Padre...»
Non è cambiato per niente, nè interiormente nè esteriormente, mantiene ancora un aspetto giovanile... nonostante l'età avanzata.
Ci siamo, il momento cruciale che tanto attendevo sta per divenire una concreta realtà. Le nostre presenze, sempre più ravvicinate ma mantenendo le giuste distanze, cominciano a suscitare tensione nell'aria. Affinità di razza? Plausibile.
«Ti trovo diversa... molto diversa. Quella bandana, l'abbigliamento poco consono... credo di rammentare qualcosa.» giudica torvo, scrutandomi dalla testa ai piedi.
«Si tratta proprio di questo, ecco perchè necessito di conferire con Voi...» Ha sempre odiato farsi dare del Tu, da qualunque interlocutore ansioso di interagire con egli, che riguardano sua moglie, i nipoti, i fratelli e... sua figlia. Rammento ancora degli episodi in cui, fino a un certo punto, mi rompevo le palle nel portargli rispetto... come qualunque soldato di corte farebbe con il Principe. Il risultato? Sfruttava
l'imposizione del dolore per infliggermi una punizione corporale. Ormai ci feci l'abitudine, per quante volte adoperò tale ramanzina.
La collera del passato e del presente si mischiano contemporaneamente, provocando una miscela di turbamento e sdegno che cerco di eclissare, per non dare nell'occhio.
«Parla, ti ascolto.» rimane in silenzio e a braccia conserte, il suo viso traspare una certa sicurezza, come se egli fosse già consapevole delle parole che usciranno dalla mia bocca.
«Per un lungo tempo indeterminato, non ho fatto altro che rimuginare su un sogno fatto di recente, non riuscendo a comprendere pienamente l'interpretazione. L'importanza del sogno riguardava Voi e Madre, mi assillavate dal fatto che l'esistenza dei ThunderNess sarebbe giunta al termine, se nel periodo corrente avessi perso la vita. Secondo la Vostra saggezza, quale messaggio ha intenzione di comunicare tale illusione?»
Il silenzio regna sovrano, non c'è nessun altro suono esistente al mondo che possa attirare le proprie attenzioni, se non le nostre voci ed i nostri passi pesanti.

«Ah, Lucynda Mellow... sapevo che il senso del dubbio ti avrebbe convocata qui, davanti al mio cospetto. Inanzitutto, prova ad immaginare il palazzo reale che ha, come base, delle fondamenta. Quest'ultime sono considerate le più importanti, poichè tendono a reggere la struttura del palazzo stesso. Ora, immagina che tu saresti quelle fondamenta, e i pezzi che formano la struttura, tutti i tuoi cugini. Se le fondamenta riportassero dei danni causati da eventi naturali, come un terremoto, quest'ultime potrebbero spezzarsi e quindi cedere del tutto: l'intero palazzo ne risente, e cede anch'esso, provocando una massa di macerie. Lo stesso accade per il tuo...» fa una breve pausa, per poi riprendere con quel marchio di freddezza ereditato da lui «...gruppo. Tu sei la leader... nel caso vai incontro alla morte, il gruppo non è più il medesimo, in quanto manca la figura di qualcuno che guidi i suoi seguaci verso il successo.»
«Non ci avevo pensato, ora mi è tutto chiaro. Un giorno mi riprenderò il vecchio lavoro, cominciavo a prenderci gusto con i movimenti del bacino...»
«Adesso tocca a me farti una domanda...» interrompe la mia risposta, come se avesse intenzione di cambiare discorso. Quando si tratta dei ThunderNess, egli ha sempre una scusa pronta per evadere: non accettava l'idea di ribellarmi davanti ai suoi ordini, fondando un gruppo che fosse capace di costruirsi un futuro... per la precisione, noi giovani ci riteniamo dei menestrelli girovaganti. «...hai rintracciato il tuo vecchio amico Andreus? Non si è più fatto vedere da anni.»
...Una pugnalata al cuore. L'ultima parte della frase... una pugnalata al cuore.
Il battito cardiaco accellera, la tensione cresce ed io non posso fare a meno di voltargli le spalle e stringere i pugni per il nervoso. Lui reagisce con tono drastico, seppur trattenuto, al mio comportamento da fottuta codarda, la quale non ha il coraggio di esporre la realtà dei sentimenti dinanzi a qualcuno.

«Lucynda Mellow! Non tollero questa tua assurda mancanza di rispetto...!»
Non ne posso più di questa storia, a tutto c'è un limite. Sono stufa di lui e dei suoi ordini del cazzo. Se ci trovassimo al di fuori del Valmorguli, avrei osato a mozzargli la lingua.
«Non...» mormoro con voce strozzata, mentre cerco di formulare qualcosa per zittirlo
«non pronunciate... mai più... quel nome... IN MIA PRESENZA!» il mio tono vocale subisce un'incredibile trasformazione: da tremante e bassa fino a renderla "leggermente" più alta e irosa.
Non riconosco più me stessa. Mi sento idiota, impotente, incapace di contenere il senso di oppressione, intenzionato a divorarmi internamente... sento pizzare gli occhi, segno che le lacrime iniziano il loro percorso, scendendo fugaci e rigando i lineamenti del viso. La bocca non è piegata in un singhiozzo, nè tantomeno gli occhi serrati per bloccare il fiume in piena. Il volto è impassibile, non traspare alcuna emozione, ma punta esclusivamente in basso.
Sono circondata dal silenzio generale della Zona Neutra.
Ormai dopo questa, non ho più niente da discutere. Sto per abbandonare la stanza, incurante di una seconda reazione presumibile di Padre. Ma a pochi passi dall'uscio, sento il mio braccio destro tirare, per poi essere avvolta da un senso di... protezione, sicurezza.
«Non c'è motivo di essere agitati. Sono consapevole di essermi comportato come un vecchio tanghero, ma lo faccio perchè voglio fare di te una donna forte. Dai, non si può vedere una Mellow che versa lacrime per delle sciocchezze, così non mi rendi affatto orgoglioso. Magari non sono stato un buon padre, ma spero che le mie parole possano bastarti...» dice abbozzando un mezzo sorriso. Egli congiunge le braccia con le mie, stringendomi in un calorosa stretta.
Sussulto. Il primo abbraccio ricevuto da lui... da mio Padre.
Una persona che non ha mai approvato le mie ribellioni giovanili.
Una persona che pretende denaro, ossequio e potere.
Una persona che, per la prima volta, dimostra un briciolo di affetto nei miei confronti.
Mi lascio andare, dimenticando per un attimo il lato oscuro che qualifica il mio essere.
«Sciocchezze? Forse non aVete recepito il messaggio...» replico severa tornando in me, mi libero dalla stretta per poi cacciare indietro le lacrime con gli indici, lasciando spazio all'umidità che copre la superficie delle gote, il tutto condito con gli occhi gonfi e arrossati.
«E' di lui che nutro una profonda passione, Padre... fin dal primo giorno che lo conobbi, nonostante il gran numero di momenti di disprezzo che provai nei suoi confronti, come ora d'altronde. Averlo in mezzo ai piedi, tra i Ribelli, è un dilemma. Diversi anni fa si è volatilizzato senza avvisarmi. Mi ha riferito che in programma aveva una battaglia da affrontare con suo padre e che presto ne sarebbe uscito vincitore, ma invece... sono stata ingannata. Non ho più avuto notizie di lui, io come un'idiota lo aspettavo ogni giorno, nella speranza che si faccia sentire... a condire il tutto è un fatto accaduto prima di raggiungere il Valmorguli: l'ho visto abbracciato con un'altra don-» vengo interrotta di colpo, dalla mano di Padre piegata in un pugno, tralasciando fuori l'indice: il classico gesto adoperato nel "sottolineare" qualcosa di importante.

«Basta così, mi è sufficiente. Quel che posso consigliarti è di tenere lontane le vostre distanze, per quanto sia necessario... dopodiché lo prenderai da parte, e gli confesserai tutto. Sono stato chiaro?»
Non posso dargli torto, per una volta. Credo sia la cosa giusta da fare, non ho alternative migliori... faccio un cenno di assenso con il capo e mi decido a riprendere il filo del discorso di innanzi.
«Stavo così bene in quel locale... certo, era troppo affollato per i miei gusti, ma l'atmosfera tribale mi faceva sentire a mio agio.»
«Se adoperassi la Tenebris in una delle tue... esibizioni, forse potresti riconquistare il mio orgoglio. Ho saputo, inoltre, della tua recente conquista del territorio di Solumquae. Mi congratulo con te, giovane Mellow.» mi porge la mano compiaciuto, ed io pronta ricambio il gesto. Inarco un sopracciglio, sorpresa dalla sua azione istintiva.
«Ho solo fatto il mio dovere.»
Mi rendo conto di non aver più nulla da discutere. I miei quesiti hanno ricevuto dei responsi altrettanto chiari, dunque posso far nuovamente tappa al Lapis Ancestralia.
«Bene, l'incontro si è concluso. Se non Vi dispiace, me ne torno al Monastero. Ho una guerra da affrontare con i miei nuovi compagni.»
«E sia. Mi ritiro nuovamente nella dimora, ho delle riunioni da sbrigare.
Fatti onore, Lucynda!»
Detto ciò, ci salutiamo con un cenno della mano, dopodiché ognuno se ne va per la propria strada.
Raggiungo il Glados, mi concentro sul luogo di ritorno e mi lascio condurre dalla solita luce mistica...
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