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Risultati da 291 a 300 di 348
  1. #291
    sim dio L'avatar di Sonia
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    Oh no, speriamo che non fanno del male ad Anastasia...
    Martino e Nina sbrigatevi a trovarla, non credo che Jacopo ed Erin aspetteranno per molto... non riesco a capire cose c'entra il discorso dei clan... perchè secondo me è proprio lì che sta la soluzione...

    Se è si, va bene...
    Se è no, vattene a quel paese

  2. #292
    L'avatar di mary24781
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    Citazione Originariamente Scritto da Maru1e1a Visualizza Messaggio
    Oddio!!! Martino datti na mossaaaaaaaa Che la vai a cercare al cimitero??? Poi odio Nina, vuole aiutare e se ne sta sempre seduta? U_U (scherzo ^^)
    Ma come si ritrova una ragazzina scomparsa nel nulla? Spero che i sensi di colpa se lo mangino più di quello che già stanno facendo!
    Non è giusto che per gli sbagli di Martino debba pagare la povera Anastasia U_U sono d'accordo con Maru, per minimo deve farsi mangiare dai sensi di colpa U_U

  3. #293

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    Ragazze grazie dei commenti.. non vi preoccupate per Martino i sensi di colpa lo stanno logorando, Se questa cosa può consolarvi ogni volta dopo aver scattato le foto si rinchiude in un angolino e piange!!!

  4. #294

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    Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare

    39




    La città era stata messa a soqquadro, ogni nave, aereo o elicottero non partiva se prima non fosse stato perquisito.

    Ogni persona che usciva o entrava dalla città veniva schedato, erano morte delle persone e tutto era stato infangato, la polizia, il sindaco ed ogni istituzione che vi era come rappresentante in quella città stavano cercando informazioni.
    Tutto era in gioco, tutto era capovolto, tutto per una ragazza di appena sedici anni.
    Martino non riusciva a darsi pace, ogni ricerca non portava a nulla, non capiva che nesso c'era con il clan Since e la speranza di ritrovare Anastasia era ormai nulla.

    Aveva esteso il campo delle sue ricerche alla parentela più lontana, Anastasia era stata sconvolta in quella scuola quindi chiunque avesse parlato con lei aveva qualcosa a che fare con quel clan.

    Non vi era motivo che Anastasia scappasse da scuola ad un orario assurdo per una ricerca assurda, quel clan era stato dimenticato anni prima.
    Aveva lasciato la casa di Nina da poche ore, senza nessuna traccia di lei, questo lo stava frustrando, il non sapere che fine avesse fatto Anastasia, non sapere se fosse viva o morta.
    Si alzò e si diresse in cucina, si preparò un caffè ed usci fuori,
    L'aria era leggermente calda, il cielo era pieno di stelle ed il mare era calmo, quel panorama sarebbe piaciuto ad Anastasia.
    Stava soffrendo, la stavano torturando o forse era già morta e sepolta chissà dove, solo per una resa di conti che Martino non aveva eliminato tempo prima.
    Si accese una sigaretta e guardo il soffitto, non aveva mai notato il colore sobrio che vi era sopra, forse perché in quella casa non vi era mai stato abbastanza per notare tutte le cose che Jody vi aveva fatto. Non aveva mai respirato aria di casa da quando aveva compiuto diciotto anni e aveva saputo la sera stessa che la madre era morta, fu un trauma per lui ma la sera stessa Chrystel diede alla luce le due gemelline. E lui nel reparto di rianimazione mentre osservava Bianca intubata vide la madre.
    Ma quello per Martino era solo un ricordo doloroso e lontano che ormai era andato nel dimenticatoio della sua mente.
    Sospirò guardando l'orologio, raramente Martino in questi giorni era riuscito a dormire, aveva solo fatto piccoli riposi sul divano di Nina tra una ricerca e l'altra ormai aveva perso la cognizione del tempo.
    Aveva lasciato tutto per cercare Anastasia.
    Si alzò ed usci dallo studio, la casa era buia e silenziosa, solo il ticchettio dell'orologio scorreva divertito davanti all'angoscia di Martino.
    Entrò nella stanza di Peonia che dormiva,


    era come un fantasma in quella casa, nessuno lo vedeva più, eppure provava un piccolo rimorso, aveva lasciato il suo sangue nelle mani di un'estranea che non faceva altro che provocarlo.
    Ma Martino era troppo impegnato per vedere i capricci di un'altra donna che non fosse Anastasia, sospirò e rimboccò le coperte a Peonia, le baciò il capo e gli parve di sentire qualcosa di strano, i suoi occhi divennero ludici, le mani iniziarono a tremarli e qualcosa di caldo gli sfiorò la guancia.
    Dopo tanto tempo, in Martino si stava scatenando una reazione, ma l'uomo sapeva che doveva fermarla, se si fosse lasciato alle emozioni non avrebbe ritrovato Anastasia, non sarebbe stato abbastanza lucido.
    Ingoiò un groppo di saliva amara e di asciugo la calda lacrima. Usci dalla camera di Peonia ed entrò nella sua stanza, dopo tanto tempo rivedeva il suo letto ed all'istante desiderò che li con lui ci fosse Anastasia.
    Scosse il capo e si sedette sul letto,
    chiuse gli occhi e ripensò all'ultima volta che era stato in quella casa con Anastasia, si erano conosciuti cosi poco eppure gli mancava. Aveva tanto ancora da conoscere della ragazza, il suo corpo ancora acerbo è in sviluppo, era ancora giovane.
    È Martino era convinto di poterla salvare, scosse il capo e riaprì gli occhi, l'umanità che prima aveva bussato al suo cuore se n'era andata lasciando spazio al gelo e al rancore che aveva nel suo cuore.
    Sospirò e si accese una sigaretta, controllò il cellulare come se da un momento all'altro potesse chiamare Anastasia.
    Ripose il cellulare sul comodino ed aspetto che la notte passasse, aveva bisogno di vedere l'alba per iniziare un'altra ricerca, sempre più profonda.
    Ma il cellulare di Martino squillo, lui scattò e lo prese.
    “Pronto” rispose aspettandosi la voce di Nina o di Erin.
    Ma sentiva dei singhiozzi dall'altra parte del telefono “Asia” sussurrò affannato. “Ti prego aiutami” sussurrò la ragazza singhiozzante e con poca voce. Martino capì che era viva e terrorizzata “Adesso che l'hai sentita sai che è viva. E vivi con la certezza che questa sarà l'ultima volta” gridò Jacopo con voce piena di rancore per Martino. “Abbi la certezza che quando ti troverò ti spezzerò il collo” rispose Martino. La chiamata si spense e Martino senti il doloroso suono del vuoto, non aveva più tempo doveva trovarla ed in fretta.



    Martino entrò nel soggiorno di Nina, si guardò in torno e cammino verso la cucina.
    Sul tavolo c'erano una pila di fogli ed una Nina mezza addormentata era alla macchinetta del caffè.


    “Giorno” la salutò Martino. “Giorno” lo guardò Nina. “Stanotte Jacopo mi ha fatto sentire Anastasia, ha detto che è l'ultima notte che l'avrei sentita” riferì ancora pieno di rancore.

    “Non chiedo come tu abbia risposto. Ma era di Jacopo che volevo parlarti. Il ragazzo a cui Asia aveva chiesto la password è il nipote, ma glie la procurata Jacopo. Quindi più che sicuramente l'uomo ha mandato il nipote da Asia per dirle chissà cosa. Abbiamo sbagliato le ricerche, dovevamo cercare Jacopo o qualche suo parente. Per far si che tutti a quell'orario la vedessero sconvolta, ti stanno incastrando.” fini Nina. “Incastrarmi?” chiese Martino. “Tu non capisci. Asia ha distrutto le prove, le uniche prove che potevano incolparci erano in quel comune. Questo ha sconvolto i piani di Bruna, ma se ci pensi bene tutto combacia. Tu non vedevi più Asia da tempo, quindi lei ha continuato senza di te, poi questo amico gli avrà detto qualcosa riguardo questo clan, lei è andata a vedere e ha fatto le sue ricerche. E' un alibi perfetto, per quanto riguarda la ragazza può aver fatto ricerche su di te e non su quel clan. Quanto alla bibliotecaria io non la crederei, Anastasia ha avuto accesso alla sezione privata. Ecco cosa la sconvolta, la bibliotecaria non ci ha detto tutta la verità.” finì.
    “Quindi dobbiamo interrogare la bibliotecaria e il nipote di Jacopo” annui Martino. “Bhè per il nipote di Jacopo ci stanno già pensando. La bibliotecaria anche.. Adesso dobbiamo solo aspettare. Se partiamo noi, se ci facciamo vedere complicheremo solo le cose. E solo questione di tempo.” fini Nina cercando di convincere Martino a stare calmo, dalla carneficina che già aveva intenzione di fare.

  5. #295

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    40


    “Sai cosa succederà tra poco?” chiese Jacopo avvicinandosi. Anastasia alzò il capo, sospirò dolorante confusa e frastornata, ogni minimo muscolo le procurava dolore.



    Jacopo era ad un centimetro da lei, gli occhi che all'inizio gli avevano trasmesso sicurezza adesso


    riuscivano ad incuterle terrore, era legata da qualche parte.
    Aveva perso la cognizione del tempo, ma sapeva di non aver mangiato e ne bevuto da un paio di giorni, aveva visto Erin che le aveva rinfacciato di volerla proteggere, che Martino sarebbe stato solo suo e che prima o poi quell'inferno si sarebbe risolto con la sua morte.

    Era un copione già scritto, ad Erin serviva solo una ragazza e senza volerlo l'aveva trovata, Bruna e Jacopo avevano pensato al resto. Ognuno di loro odiava Martino per diversi motivi, aveva distrutto le loro vite, gli aveva ridotti al lastrico e derisi, Anastasia un tempo sarebbe stata solo un ricordo mentre la morte di Martino sarebbe vissuta, perché aveva cambiato una città, perché era il più forte e perché nessuno si e mai opposto e chi l'ha fatto e morto per la sua stessa mano.
    Jacopo con il pollice alzò il mento di Anastasia, che lo guardò negli occhi, ed in quello sguardo non vi vide solo odio e crudeltà ma qualcosa di più perverso..
    la mano di Jacopo sfiorò il collo di Anastasia, lungo la felpa sporca di sangue, la taglio lentamente con una forbice affilata fino ad arrivare alla cintura di cuoio e slacciarla.

    Anastasia capì l'intenzione dell'uomo, senza forze scoppiò in lacrime pregando che Jacopo la uccidesse, perché non poteva sopportare per l'ennesima volta il dolore di essere sporca, aveva impiegato anni per non sentirsi in colpa per vivere come una ragazza normale.
    Ma adesso per colpa dell'uomo che amava stava di nuovo succedendo, sapeva perfettamente che le grida ed i pianti in quel momento non sarebbero serviti. In quel momento Anastasia voleva solo metter fine alla sua vita.


    “Il ragazzo le ha dato la lettera dove diceva che Asia era stata venduta da te cinque anni prima, esattamente quando è arrivata qui circa. La bibliotecaria le ha fatto vedere prima gli articoli per perdere tempo poi quando è arrivato il fax lo ha fatto vedere ad Anastasia. Dove tu attestavi che lei in esclusiva doveva andare da Since. Anastasia sconvolta e andata in albergo per prendere le sue cose, ma prima che potesse scappare l'anno rapita.” sintetizzò l'investigatore privato.


    “Ok, ma come faccio a trovarla? Dov'è?” chiese Martino impaziente. “Fortunatamente ho trovato la targa della macchina, e l'ultima foto fatta è al cimitero. Anastasia e da qualche parte sotto terra.” rispose. “Impossibile abbiamo rovistato ogni cosa” ribatté Nina. “Vi è sfuggito qualcosa” l'investigatore scosse il capo. “No! So dov'è” Martino guardò Nina e l'investigatore.

    Anni prima quando ancora lavorava per Nina, aveva costruito nel cimitero un piccolo sottoterra per poter portare le lucciole che prendeva da altre città. Nemmeno Nina conosceva quel posto, ma lui non aveva mai pensato che Anastasia fosse li. “Andremo a prenderla stanotte” l'avviso Martino con sguardo omicida.

    Nina ebbe di nuovo paura, Martino pur di ritrovare la ragazza avrebbe dato vita ad una mattanza
    e se l'avesse trovata morta non si sarebbe dato pace.
    Restavano poche ore e Nina non poteva far niente per alleviare l'attesa, doveva preparare uno schema, chiamare i rinforzi e a malincuore salutare Martino per l'ultima volta.


    Martino gettò la sigaretta e si guardò in torno.
    tra i cespugli, gli alberi e qualche lapide, c'erano nascosti decine di persone pronte a sparare al minimo avviso. Nina aveva organizzato tutto per filo e per segno, tutti aspettavano il segnale.
    Sospirai e varcai i cancelli del cimitero. Spedito verso la parte opposta non curata e fatiscente, per molti quel posto e ottimo per uccidere o seviziare una ragazza di passaggio. Hai tempi del mio lavoro quella parte era buona per nascondere le lucciole esterne. Mai avrei pensato che Anastasia finisse li, ero troppo occupato ad essere umano. La vita tranquilla aveva preso il sopravvento e per questo ne stava pagando le colpe Asia. Non posso permettermelo non lei.
    Anastasia è la mia vita, c'è voluto tempo per ammetterlo, ma lei tutto quello che la circonda... non mi interessa che sia ragazzina. Lo vista e dal primo momento il suo sguardo da angioletto mi e rimasto impresso, da sola e riuscita a scoprire quello che avevo fatto in passato. Io alla sua età avevo paura della mia ombra mentre lei e stata forte, ma ancora mi chiedo perché mi abbia salvato, poteva andare a letto con Jacopo infangare le prove per la visita ginecologica ed incastrarmi. Tutto sarebbe uscito fuori come la lava di un vulcano, il passato con Nina le lucciole e tutti i sistemi che la mia mente macabra aveva creato. Ma non lo ha fatto, mi ama, sta resistendo, è forte la ragazza. È la mia ragazza.
    Martino si fermò davanti all'entrata nascosta che tempo prima aveva ospitato le lucciole,
    si guardò in torno e vide dieci uomini armati, carico il suo fucile ed entrò.
    Due uomini si posizionarono davanti a lui e tutto il resto dietro, tutti erano pronti a trovare la ragazza, tutti erano pronti ad assicurare protezione a Martino.
    Entrarono in corridoio buio, Martino si guardò in torno conosceva il posto e sapeva dove poteva
    essere Anastasia, l'aveva disegnato lui quel posto, conosceva ogni singolo nascondiglio.
    Fece segno hai due uomini davanti di proseguire diritto, i due furtivi camminarono in avanti guardandosi in torno, non c'erano porte nella prima ala, si fermarono davanti una porta.
    Martino percepiva l'ansia assalire gli uomini, appena quella porta si sarebbe aperta avrebbero iniziato a sparare all'impazzata.
    Uno dei due uomini guardò Martino, che respirò e fece segno di aprire la porta.
    Dietro di loro si erano aggiunti altre dieci persone, dovevano essere veloci, silenziosi e precisi.
    L'uomo che era davanti a Martino diede un calcio alla porta e l'aprì, l'altro uomo si infilò dentro ed iniziò a sparare.
    La mattanza era iniziata, Martino carico il suo fucile e corse lungo la sala grande soprannominata “l'accoglienza” aprì un'altra porta e percorse un'altro corridoio, al suo fianco quattro uomini armati, correvano, superarono il corridoio e Martino si spinse contro le porte antipanico.
    Entrò e quello che vide gli riempi il cuore di rabbia e dolore,
    Anastasia e si dimenava per togliersi Jacopo di dosso, Martino si avvicinò lentamente all'uomo, in quel momento Anastasia smise di dimenarsi.


    I quattro uomini dietro di lui iniziarono a sparare all'impazzata, Martino si scaravento contro Jacopo che cercò di prendere la pistola ma non ci riusci.


    Anastasia dolorante si spinse contro il muro senza capire, aveva la vista annebbiata e senza forze, i rumori degli spari risuonavano nella sua testa come tamburi.


    Martino spezzò il collo di Jacopo,
    si voltò verso Anastasia che lo guardava con occhi spalancati, non aveva tempo di chiederle cosa le aveva fatto. Doveva metter fine a quella situazione “Portatela via” ordinò a due degli uomini. Si voltò e si guardò in torno, sarebbe stata una lunga notte.

  6. #296
    L'avatar di mary24781
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    Perchè hai diviso le due parti? Dato che il 39 è corto potevi tenere tutto lì la parte 39 si vede che l'hai curata meglio, infatti non ci sono errori ortografici evidenti (qualcuno grammaticale vabbè) mentre il capitolo 40 dovresti rivederlo e chiarire quando si passa dalla prima persona alla terza Peccato che le foto della lotta sono scure e che non hai tolto il diamante ad Anastasia vabbè danno cmq l'idea Finalmente Martino si è dato una mossa U_U Chissà se ora si confesserà ad Anastasia

  7. #297

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    Re: Sentieri di vita 2

    L'uomo nero
    41

    Anastasia era raggomitolata tra le lenzuola, Martino era accanto a lei che la osservava.

    Era tornato da poco dando il cambio al body gard, si era fatto una doccia per togliersi il sangue da dosso, era stata una vera carneficina, ma non era riuscito ad uccidere Erin.
    C'era stato lo scontro finale con Bruna. Ma non era stato lui ad ucciderla, quando era entrato nella stanza per chiudere i conti, aveva trovato una Nina inzuppata di sangue, con un fucile tra le mani mentre con fare sadico gustava la lenta e dolorosa morte dell'altra donna, per Martino un'immagine estremamente sexy.
    Tutto era finito alle prime luci dell'alba, aveva accompagnato Nina all'elicottero ed era corso in albergo da Anastasia non sapeva cosa gli avesse fatto Jacopo.
    Ma aveva intenzione di scoprirlo in tutti i modi, aveva tanto da farsi dire da Anastasia, avrebbe recuperato appena lei sarebbe stata svegliata. Non sarebbe andato via, avrebbe aspettata e l'avrebbe protetta davvero, aveva sbagliato con lei ed il senso di colpa lo stava dilaniando.
    Martino sospirò, sposto una ciocca di capelli dal viso di Anastasia, avevano passato dei mesi duri e quest'ultima cosa li aveva toccati moltissimo. Ma avrebbe fatto qualunque cosa per farla stare bene.
    Martino si accese una sigaretta nel attesa snervante, non sentiva ancora la stanchezza, gli premeva parlare con la ragazza è in qualche modo alleviare il suo dolore.
    Ne avevano bisogno entrambi, l'ultima volta che si erano visti non era finita nel migliore dei modi ed Anastasia lo aveva visto uccidere, era questo che più di tutto lo spaventava.
    Ingoiò un groppo di saliva amara, Anastasia si stiracchiò ed aprì leggermente gli occhi. Martino accennò un sorriso e la ragazza si alzò di scatto.
    Sul viso aveva ancora i lividi, si grattò il capo incredula di essere nella sua stanza, ricordava solo che Martino avesse ucciso Jacopo ma si era addormentata appena entrata in auto. Aveva nella testa ancora il suono degli spari e le grida delle persone che erano li, l'ondata di lacrime irrigò per l'ennesima volta il suo viso, era stanca di piangere, era stanca di sopportare l'inferno che stava vivendo.
    Si ostinava a credere che Martino l'amava, si ostinava ad essere forte e non crollare, ne aveva abbastanza di Martino e della sua vita, perché per una volta avrebbe voluto essere normale, era stanca di proteggersi da chi le faceva del male. Non poteva sopportare di essere sporca non per l'ennesima volta, Martino era arrivato in tempo Jacopo non aveva messo in atto quello che aveva in mente. Ma era stata picchiata, era stata insultata.
    “Stai bene?”
    Martino si avvicinò. Le accarezzò il capo ma Anastasia si spostò alzandosi dal letto. Non aveva voglia di vedere Martino, non aveva intenzione di stare con lui, perché ne aveva subite troppe ma lui l'aveva salvata e Anastasia non riusciva ad evitare il suo sguardo.
    “Come credi che stia” singhiozzò uscendo dalla stanza.
    Entrò in bagno e si guardò allo specchio, tutto quello che aveva dentro, tutto quello che pensava di Martino voleva uscire, tutto quello che aveva passato e la paura che aveva avuto.. “Cosa ti anno fatto?” chiese Martino avvicinandosi.
    Anastasia si allontanò, ma Martino la prese e la strinse a se

    “Lasciami” gridò Anastasia mentre si dimenava per staccarsi. Ma Martino la tenne stretta “Cosa ti anno fatto?” le sussurrò. La ragazza smise di dimenarsi, tirò su con il naso e asciugò le lacrime, “Mi anno picchiato” rispose disgustata dall'abbraccio. “Cosa ti ha fatto Jacopo?” chiese Martino incurante della sua sofferenza. “Sei arrivato subito” rispose riuscendo a liberarsi dal suo abbraccio.
    Martino guardò Anastasia. Era distrutta quanto lui, non sapeva se stesse mentendo o meno.
    La ragazza lo guardò negli occhi esausta di quello che era successo, esausta della sua presenza e dei suoi segreti che si erano rivelati schioccanti.
    Lo guardò negli occhi rabbiosa e dolorante per quello che provava, ne aveva abbastanza di tutto voleva metter fine alla sua vita, perché aveva già sofferto perché era debole per riuscire a tenersi dentro quello che veramente pensava di lui è l'ondata di lacrime la colpi di nuovo insieme hai ricordi del suo passato, dolorosi ricordi della sua infanzia, dove si era sentita sporca, dove la famiglia che doveva prendersi cura di lei l'aveva solo maltrattata.
    Martino fece un passo in avanti, Anastasia si voltò verso lo specchio doveva dirli quello che stava passando è quello che provava in quel momento, quella scelta avrebbe finito di distruggere il loro rapporto, ma era stanca dei sensi di colpa.
    Aveva bisogno di stare sola, “Io ti odio” singhiozzò. “Perché mi hai portato qui e mi stai facendo vivere un inferno. Mi hai trasportato nella tua vita senza chiedermi il permesso. Sono stata rapita e picchiata” prese fiato distogliendo lo sguardo da Martino. “Io non volevo protezione. Io non voglio essere una lucciola. Ti amo e pensavo che tu potessi prenderti cura di me, potessi amarmi come lo faccio io. Ma ogni volta che sto con te, è sempre tutto vago o silenzioso. Non c'è più niente tra me e te, tutto si è rotto quando sei andato a letto con quella donna e quando mi anno rapito e quando ho appiccato l'incendio.” riprese a singhiozzare con il fiatone. Perché quello che stava dicendo le faceva male perché ancora aveva il peso dentro della sua infanzia. “Quando ero piccola mio padre mi diede a Erin, poi mi adottarono, ero la bambina più felice del mondo con la famiglia Smitt, mia madre Claudia mi coccolava e mi preparava cose buone. Mentre Giovanni per me faceva la lotta con l'uomo nero.” chiuse gli occhi per scacciare l'immagine dolorosa. “Ogni sera Giovanni mi dava la tisana e io mi addormentavo, questo sempre ogni giorno anche quando non volevo. Poi un giorno non la presi..” finì affannosamente perché l'immagine dell'uomo era ormai nella sua testa e aveva davanti a se un Martino immobile e schioccato. Si chiese se era giusto continuare, si chiese se lui sarebbe stato accanto a lei o l'avrebbe abbandonata come avevano fatto gli altri. “Non lo presa.. non presi la tisana e mi accorsi che l'uomo nero era lui. E mi sentivo sporca, stavo ore sotto la doccia a lavarmi finché non mi graffiavo e usciva sangue. Lo dissi a Claudia ma lei mi disse che avevo fantasia, mi chiusero in casa, andavo a scuola e dovevo stare zitta. Ma mia madre ogni giorno mi preparava bei pranzi. Ed avevo solo sei anni e l'uomo nero era mio padre. Lo dissi a tutti, ma avevo sei anni e nessuno mi credeva, finché non feci quattordici anni ed ebbi lo sviluppo.... Ma l'uomo nero non se ne andava, a volte ne erano in quattro a volte da solo. Continuò finché non trovai un'assistente sociale che mi portò al consultorio.. e mi trasferirono nella casa famiglia. Si è fatto solo tre mesi di carcere, ed ogni giorno sono costretta a vedere i suoi figli, quando esco sono costretta a vedere Claudia. Perché non mi anno mai trasferita in un'altra città. Avevo sei anni c****. E' quando Jacopo mi ha toccata tutto questo mi è venuto alla memoria è tutto ancora nella mia testa e non va via”
    Anastasia si appoggiò al lavandino.

    Aveva l'affanno per tutto quello che aveva appena detto senza fermarsi e gli occhi le bruciavano per via del pianto senza sosta. Il ricordo che aveva dentro persisteva ancora, perché era stanca e non sapeva nemmeno lei cosa fare, desiderava solo dimenticare tutto e non soffrire, desiderava che i ricordi che aveva dentro sparissero di nuovo.
    Martino era davanti a lei, l'uomo di pietra era ritornato ma il suo cuore il ghiaccio si stava sciogliendo, per quello che aveva sentito dalla ragazza e per quello che provava.
    La vedeva piangere ma non riusciva a muovere un muscolo, per colpa sua Anastasia stava piangendo, per colpa sua vecchi ricordi del passato erano venuti alla luce.
    L'unico modo per lenire il suo dolore sarebbe stato andar via, sparire dalla circolazione.
    Per sempre.

  8. #298

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    Re: Sentieri di vita 2

    Prime esperienze
    42 capitolo


    Martino era seduto sul divano, aspettava impaziente l'arrivo delle gemelline.
    Aveva dato il permesso per andare ad una festa, il coprifuoco era alle dieci e mezzo, ma era mezza notte è le gemelline non erano ritornate. Era andato alla festa ma non le aveva trovate, le aveva chiamate ma entrambe avevano il cellulare scarico, aveva chiamato la polizia che come suo solito aveva detto che ci volevano ventiquattro ore per denunciare la scomparsa di qualcuno.
    Era stressato perché non avrebbe voluto che finisse cosi con Anastasia, aveva sbagliato dall'inizio, perché nel suo cuore non c'era più un'anima adesso che lei non c'era.
    Era andato via e l'aveva lasciata con la sua sofferenza quando il suo corpo avrebbe voluto tenerla stretta e non lasciarla, ma era giusto per le gemelline e per Peonia.
    Era giusto per la donna che era in casa e lo provocava, Martino si stava lasciando andare ad un triste destino, se proprio non poteva provare amore si sarebbe arreso alla donna che era in quella casa per i suoi soldi, mai avrebbe pensato andasse a finire cosi.

    “Tu sei ubriaca?” sussurrò con voce rauca Alice. “sh” fece Bianca mentre reggeva la sorella e cercava di aprire la porta. “Se ci becca zio ci uccide” continuò imprecando contro i due ragazzi che le avevano convinte a lasciare la festa.
    Avevano mangiato un gelato, erano state in un ristorante ed erano andate in un bar... Bianca aveva detto ad Alice di non bere ma lei come suo solito non l'aveva ascoltata.
    Bianca riusci ad aprire la porta, si spinse dentro in modo furtivo con la sorella, non vedeva Martino in giro e decise di entrare azzittendo la sorella che proprio in quel momento stava ridendo.
    Fece un sospirò di sollievo, non avrebbero subito ramanzine, silenziosamente si avviarono verso le scale, salirono al secondo piano e subito davanti alla loro camera videro Martino a braccia conserte con il capo lievemente a destra.

    Bianca fece uno dei suoi sorrisi d'angioletto che di solito riuscivano a intenerire lo zio e lasciarle andare, ma Alice vomitò davanti a entrambi.


    “..Non vi ho mai imposto regole. Vi ho dato il permesso di uscire ma questo non significa stare fuori tutta la notte ed avere il cellulare spento. Non mi importa cos'avete fatto o cosa vi ha trattenute avete quattordici anni ed è già tanto se vi avevo dato il coprifuoco fino alle dieci e mezzo. Non accetto certi comportamenti. Cosa vi è venuto in testa?...” Martino di prima mattina aveva svegliato le ragazze e le aveva riunite in cucina per farle la ramanzina, Bianca e Alice ancora stordite avevano ascoltato senza parlare.

    “..Non perché non c'è Chry potete fare quello che volete. Dovete avere delle regole e pretendo che le rispettiate. Per questa settimana niente uscite, ne per le gite è ne per la musica. Andrete a scuola e tornerete a casa” ordinò Martino arrabbiato. “Se posso..” si intromise Maria che aveva ascoltato la
    ramanzina.

    “No” rispose secco Martino infastidito.
    “Ma penso che sia una punizione troppo severa.” disse Maria senza ascoltarlo. Martino la guardò torvo, “Le regole in questa casa le detto io. Lei deve solo accudire Peonia, pulire la casa e aiutare le gemelle. Se questo non le sta bene può anche andar via” ribatté Martino. “Riguardo a voi non voglio sentire lamentele, se non vi stanno bene potrete chiedere a Javier o Nanà di ospitarvi” continuò duro.
    L'uomo non poteva permettere che le gemelle non lo rispettassero, avrebbe perso il controllo su di loro e avrebbe fatto una ramanzina a Maria, ormai aveva preso troppa sicurezza in quella casa.
    Sospirò ed entrò nel suo studio,

    erano appena le sei e mezzo del mattino ed era esausto per la nottata che aveva fatto con Alice e i vomiti.
    Non poteva permettersi di avere i sensi di colpa, doveva essere lucido.. in quei mesi era stato poco presente in casa quindi le gemelline probabilmente lo avevano già fatto con Maria.
    Doveva riprendere il controllo della sua casa e della sua vita e soprattutto doveva stare con Peonia, sicuramente la bambina aveva sentito la mancanza del padre in questi mesi.
    “Sing. Martino” lo chiamò Maria. “Entri” rispose pronto a fare una ramanzina che sarebbe rimasta impressa alla donna per mesi.
    La donna entrò con il caffè tra le mani, il suo solito sorriso da ebete e il rossore sulle guance segno di imbarazzo.


    Martino era seduto sul divano della sua terrazza,
    Guardava la strada vuota e poco illuminata davanti a lui, quante volte aveva visto Anastasia ritirarsi in modo furtivo per non farsi sentire, per poi chiamarlo perché non aveva le chiavi.
    Quella piccola quotidianità gli mancava, vedere Anastasia appena sveglia o che litiga con la matita nera per gli occhi, sentire il suo dolce profumo e aspettare qualche comportamento malizioso.
    Gli mancava, era nella sua testa e soprattutto nel suo cuore.


    Perché lei è riuscita a sciogliermi il cuore, aveva cacciato fuori un'umanità che nemmeno io pensavo avere. È lo lasciata andare, non è più mia. C*** come mi manca, ho bisogno ancora di abbracciarla e farla mia. Ho bisogno ancora di lei..
    “Sing. Martino, posso portarle qualcosa?” lo disturbo Maria dai suoi pensieri. Martino la guardò.
    Stupida donna, ti ho fatto piangere con quella ramanzina e ancora mi guardi maliziosa. Cosa c*** vuoi da me? Perché non ti fai una vita e sc**** con qualcuno.
    Ah già tu vuoi sc**** con me, diventare madre di Peonia e prenderti i miei soldi e quello che vogliono tutte le donne con cui sono stato a letto. L'ultima ha cercato anche di uccidere la persona che amo.
    “No, grazie” la liquidò. La donna sospirò, annui ed usci dalla stanza.

    “Io penso che dovremmo aiutarla. Insomma si e presa una ramanzina per noi. Quella donna pende dalla labbra di zio” disse Alice. “Ma perché vuoi sempre cacciarti nei guai? Non ti basta essere reclusa in casa per una settimana, vuoi aumentare ancora la pena?” chiese esausta Bianca.
    “Dico solo che zio ormai è solo da troppo tempo.. mentre Maria è una bella donna.” replicò Alice con fare da maestrina. Bianca la guardò “Cos'hai in mente?” scosse il capo sapendo di sbagliare ma in qualche modo dovevano anche divertirsi pensò.
    “Allora, dobbiamo creare bei momenti...” si avvicinò Alice a bianca per spiegarle...
    “Ragazze posso fare qualcosa per voi?” chiese Maria mentre usciva dal bagno per spandere un'altra cesta di vestiti appena lavati, Bianca e Alice la guardarono maliziosa. “Siediti con noi. Sei sempre ovunque.. dai rilassati cinque minuti” disse Alice. “Bhè, io qui non devo rilassarmi ma pulire” rispose sedendosi sul divano.

    “Ma penso che giusto cinque minuti, possa stare con voi” sorrise guardando le due ragazze.
    Le gemelle si guardarono, poi guardarono Maria spiegandole insieme cosa avevano in mente di fare, per lo zio e per la donna. Che accettò senza batter ciglio.

  9. #299
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    Re: Sentieri di vita 2

    Chissà se MArtino cadrà nel gioco delle donnine di casa Per quanto riguarda Anastasia, io penso che la ragazza stia molto meglio senza di lui U_U

  10. #300

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    Re: Sentieri di vita 2

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    “Sono cosi eccitata” sussurrò Alice.
    “Smettila se ti sente e peggio. Ricorda che non deve saperlo anima viva” la schernì Bianca.

    Le gemelle tutta la notte avevano studiato un piano che avrebbe fatto cadere Martino tra le braccia della donna, che aveva espresso di desiderarlo.
    Alice aveva organizzato appuntamenti romantici mentre Bianca aveva studiato dei percorsi da far fare a Maria che potessero attirare l'uomo nei momenti quotidiani in cui era in casa.
    Era tutto perfetto, se non fosse soltanto che Martino non aveva intenzione di stare con Maria, ma nella sua testa c'era Anastasia e le gemelle non potevano saperlo.
    “Buon giorno” Martino salutò le gemelle sedendosi a tavola.
    “Giorno” lo salutarono le due di buon umore.
    “Salve sign. Martino” lo salutò anche Maria, eccitata per la missione.

    L'uomo guardò entrambe le ragazze e Maria.
    Una piccola vocina nella sua testa gli stava dicendo che qualcosa non andava. Ricordava che quando Chry e Jody si univano non era mai niente di buono è lui ne sapeva qualcosa in fatto di unione femminile.
    Sospirò e continuò a leggere il suo giornale,

    mentre ascoltava le risate e i sussurri di Alice e Bianca riguardo allo schema ed aveva lo sguardo petulante di Maria su di lui.

    C'è qualcosa che non va, anno organizzato qualcosa. Giuro che la caccio fuori di casa, ha una brutta influenza sulle gemelle.. non mi aiuta affatto se inizia cosi. Eppure sembrava brava..


    “Ma si, io questo pollo me lo cucino a colazione. Sai che mi importa... la ragazzina è stata mandata via.. pensa ho anche le nipoti dalla mia parte” rispose Maria al telefono mentre cucinava.
    “Ma che ci vuoi fare.. io con gli uomini sono brava. Lui è quello perfetto per me.” continuò sorridendo.
    Martino usci dal suo studio e senti l'ampia risata di Maria, mentre la casa si riempiva di un buon profumo.

    “Ma non preoccupati.. mi sono cucinata gli uomini più duri, il guaio era quella stupida ragazzina. Tolto il dente estinto il dolore.. devo solo mostrarmi di più. Il mio sedere e il mio seno gli ha sempre notati.. ed ho visto anche le reazioni che provoco alle parti basse”.
    Martino annuì, era stato imbarazzante quella volta, ma nel discorso di Maria c'era qualcosa che non andava, chi voleva incastrare la donna? Martino sorrise e continuò ad ascoltare.
    “No! No! Una volta che sarà mio, la prima cosa che sparirà da questa casa sarà il brutto arredamento... che palle, ammira questa casa come se fosse un gioiello eppure non c'è mai. Mi ha dato due stupide adolescenti da guardare che adesso si sono messe in testa di aiutarmi a conquistarlo. Anche loro andranno via di qui.. la bambina la terrò. Mi piace fare la mamma”.
    Martino si morse il labbro pieno di rabbia, l'avrebbe fatta pagare cara alla donna per quello che aveva appena detto, pensava di aver trovato una buona persona. Ma quella donna si stava rivelando peggio di una serpe e sicuramente Martino si sarebbe divertito a torturarla.
    Sospirò e si sedette in modo silenzioso. “Giorno” gridò per farsi sentire.

    Maria si irrigidì, scosse il capo e si voltò “Ti richiamo” sussurrò alla sorella riponendo l'auricolare nelle tasche.
    “Giorno” sorrise isterica. Martino aprì il giornale e sorrise, sarebbe stato un gran divertimento torturare la donna.
    “Cosa c'è per cena? Sono affamata” sussurrò Bianca sedendosi a tavola. Alice la segui sbuffando le due ragazze avevano litigato organizzando un appuntamento, ed aveva vinto Bianca con le sue statistiche di alchimia su una probabile reazione che Martino avrebbe avuto al vestito(poco vestito) che Maria avrebbe indossato e all'atmosfera con candele e profumi esotici.

    Anastasia se ne stava seduta sulla sfonda del lago.

    Era stata una piacevole giornata calda, era andata a fare shopping una cosa che da tempo non aveva più fatto. Aveva appena finito di lavorare, la gentile bibliotecaria che l'aveva spesso aiutata era scomparsa e lei aveva preso il suo posto. Certo la paga non era delle migliori, guadagnava poco, ma quel poco bastava per poter vivere, a fine mese poi avrebbe trovato un modo per l'affitto dell'albergo.
    Non sentire Martino la stressava, spesso si era fermata davanti al suo ufficio, ma non aveva la forza di entrare e chiederli scusa per quello che l'aveva detto.

    Lui non c'entra affatto se mi anno rapita, volevano vendicarsi di una cosa vecchia ed io ero stata il capro espiatorio. Una ragazzina innamorata soggiogata per colpire lui.
    Il trasferimento, Erin forse aveva calcolato tutto, l'incontro alla casa famiglia, ma se realmente era cosi perché i primi tempi non mi ha permesso di avvicinarmi?
    Devo trovarla, ho bisogno di spiegazioni, non posso arrendermi di nuovo.
    Anastasia sospirò guardandosi in torno, l'aria stava diventando fredda si alzò e si diresse verso l'albergo.

    “Che noia” sussurrò Alice. “Non c'è manco la play” sbuffo Bianca.

    “Colpa tua se siamo in punizione.. ho bisogno di suonare” infierì Bianca.
    “Lo so, ho bevuto. Ma quando il tuo ragazzo ha avuto la splendida idea di andare via dalla festa tu hai accettato” si difese Alice senza speranza.
    “Ma tu hai bevuto” ribatté per l'ennesima volta Bianca.
    “Ma quanta vitalità..” si intromise Maria guardando le due ragazze depresse ed annoiate.

    “Ci annoiamo” rispose Bianca.
    “Qui non c'è niente” continuò Alice.
    “Lo so, Martino è stato proprio duro.” rispose maliziosa.
    “Ma adesso non c'è.. è conoscendolo non tornerà prima delle tre” guardò l'orologio mordendosi il labbro, era invidiosa e gelosa. Le due ragazze si sistemarono sul divano guardando la donna mentre si accomodava accanto a loro.

    Bianca guardò Maria.
    “Quindi?” chiese Alice senza capire.
    “Bhè se volete potete fare un piccolo giro.. ma per le undici dovete essere qui” suggerì come un'ordine.
    Mentre le due gemelle cercavano di aiutare Maria a fidanzarsi con Martino quest'ultima stava cercando di mettere l'uomo contro le gemelline in modo che potesse mandarle via e lei avere la strada libera per averlo.
    Le gemelle si guardarono
    “E' sbagliato!” sussurrò Bianca.
    “Ci stiamo annoiando” continuò Alice alzandosi dalla sedia.
    “Non fate tardi” le salutò Maria accompagnando alla porta una Bianca titubante e intimorita.

    Martino aprì la porta stanco e stressato, erano appena le dieci è lui era stato tutto il giorno a lavorare su un contratto vecchio che si doveva rinnovare con nuovi termini, non aveva mangiato, puzzava e continuamente per tutto il giorno era stato inquieto. Non aveva avuto tempo di chiamare Maria ed assicurarsi che le gemelle fossero a casa, non sapeva nemmeno come stava Peonia che lo aveva visto di sfuggito per la colazione era stressato da Maria e i suoi modi provocanti ma più di tutto non sapeva che fine avesse fatto Anastasia.
    Si sedette sul divano.

    Aveva troppi pensieri per la testa, si guardò in torno la casa era stranamente calma. Si alzò, notò che c'era qualcosa di strano. Quella calma apparente c'era solo quando le gemelle non erano in casa, nessuna porta che sbatte, la radio con il volume alto, puzza di smalto e solvente, crisi provenute da mestruazioni, litigate..
    Martino ne era sicuro. Le gemelline non erano in quella casa, guardò fuori la porta a vetri, Maria come suo solito curava il giardino,

    perché lo faceva di notte Martino ancora doveva capirlo.
    Salì il secondo piano diretto verso la stanza delle gemelle, aprì lentamente la porta la stanza era buia, accese la luce e come aveva previsto le gemelle non c'erano. Sospirò ed entrò nella camera di Peonia, la bambina dormiva già da un pezzo, si avvicinò.

    Gli baciò il capo e le rimboccò le coperte con il rimorso di non dedicarli tutte le attenzioni che lei aveva bisogno. Aveva lasciato una bambina nelle mani di un'estranea, in balia delle onde, ma per fortuna era ancora piccola per poterlo odiare.
    Usci dalla stanza e si diresse al soggiorno, passo la porta a vetri spedito verso Maria.
    “Dove sono le gemelle?” chiese infuriato.

    “Nella loro stanza” rispose dolce.
    “Non ci sono” ribatté Martino, “Maria” la chiamò per attirare l'attenzione.
    La donna non ascoltò e continuò il suo lavoro.
    “Lei le ha fatte uscire” finì con l'intenzione di licenziarla e complicarsi la vita.
    “Uscire.. non è proprio cosi. Qui non c'è niente per due ragazze vivaci.. diciamo che sono fuori a prendere un po' d'aria” rispose alzandosi e guardando Martino in modo malizioso.
    “Lei vuole proprio perdere questo posto” ribatté Martino per intimorirla.
    “Ci sono tanti posti in questa città per me” rispose Maria aspra è infuriata aveva bisogno di quel posto e forse davvero doveva fare qualcosa per dare uno slancio a quella storia.
    “Siamo tornate” gridò una voce dal soggiorno. Martino si voltò verso la porta a vetri, Alice mostrava un sorriso splendido che si spense al primo sguardo di Martino verso lei.
    “Zio” sussurrò terrorizzata, consapevole che la prossima punizione sarebbe stata dura.

 

 
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