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  1. #21

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    Re: La terza torre Cp: 1 Una dolce morte

    La caduta del successo
    2 capitolo


    Nasce una nuova stella si chiama Neve Pilut, sotto i riflettori già* dalla tenera età*, gli stilisti litigano per averla.


    Grande festa di compleanno per Neve, ma tante polemiche girano in torno alla ragazza, alcol, droga ed anoressia, sarà* vero?


    La ragazza prodigio Neve, sbarca dalle sfilate alle publicità* e video musicali. Ha smentito ogni polemica facendo parte alla campagna contro l'anoressia.


    Primo scandalo di Neve, calendario ancora minorenne. I genitori si difendono, "Quella foto non era da publicare"


    Neve Pilut indagata per omicidio, omissione di soccorso e incendio gravoso nella biblioteca publica.


    Era passato un'anno da quel giorno.
    Distrussi la vita delle persone che amavo o almeno l'unico che mi amava era mio padre.
    Mia madre, mi aveva invitato a dimenticarla per il resto dei miei e suoi giorni, c'eravamo salutate qualche giorno fa. Passai due giorni tra aerei, pulman e taxi. Non mi era nuova questa vita, tutto quello che mi riguardava veniva discusso e messo alla gogna dalla stampa.
    Non avevo mai avuto privaci, giorno e notte ero su un palco o su una sfilata e nel tempo libero ero a feste esclusive, avevo una bella carnaggione bianca, occhi grigi, fisico formoso e asciutto anche se mia madre stava già* pensando ad un operazione al seno per la prima scarsa che avevo. Per il resto ero perfetta per essere qualunque cosa volevo.
    Ma il mostro che mia madre aveva creato si era ribellato, avevo perso il controllo della mia vita e del mio corpo, molte delle mie amiche mi avevano consigliato di sc*** qualcuno ed uscire il più presto possibile. La folla mi pretendeva, il mondo della moda era in lutto, nessuno sarebbe stato ingrado di prendere il mio posto.

    Quel giorno, stavo aspettando che qualcuno mi chiamasse per darmi il benvenuto o per dirmi cosa fare. La stanza in cui ero stata messa da un'assistente sociale grassa e antipatica era arredata con stile antico e scarna solo scaffali per libri, scrivanie e due computer, le pareti erano fresce di vernice marroncino e il linoleum era lucidato da poco in alcuni punti opaco, doveva essere un posto molto antico, sugli angoli dei soffitti c'erano dei strani cerchi. Una biblioteca. Dedussi guardando il ragazzo biondo che leggeva un libro accanto alla finestra.

    C'era un'ottimo odore di vaniglia, era da circa mezz'ora che ero sola, l'assistente sociale in modo aspro mi aveva detto che la diretrice mi avrebbe ricevuto al più presto. Non sapevo esattamente dove mi trovassi, non mi era concesso ne chiederlo e ne saperlo, avevo a disposizione una chiamata settimanale è ci sarebbe stato un'evento sociale una volta a settimana.
    Classica vita da riformatorio aveva detto mia nonna negandomi l'abbraccio dell'addio, solo papa mi aveva abbracciato ed accompagnato all'aereoporto, per tutto il viaggio avevamo scherzato e quando eravamo arrivati mi aveva stretto forte per la prima volta in tutta la mia vita, dal suo sguardo provato dal pianto e dal dolore sapevo che aveva capito il perchè del mio gesto.
    "Pilut?" una voce dolce tuono nell'ampio spazzio scarno, mi voltai e sorrisi come se quello potesse servire, "Prego" mi indicò la porta del suo ufficio come una prigione, la donna era vestita elegante ed aveva degli occhiali che coprivano il viso ed i capelli erano mossi e biondi,.
    Entrai nello studio pieno di scaffali, una scrivania con un registro e qualche tazza di caffè ancora calda, mi sedetti su una sedia scomoda, mentre la donna che mi aveva chiamato si sedette dietro la scrivania.

    "Sono Marika Flover, direttrice di questo istituto. Ho letto la tua cartella è la trovo vergognosa.
    Qui ci sono delle regole dure, che si rispettano. Ogni sgarrò verrà* rappresentato al giudice che allungherà* la pena. Dovremmo passare insieme cinque anni, dopo di chè verrai mandata in un carcere femminile, certo ci potranno essere degli sconti di pena." Mi guardò, "...per un soggetto come te credo che non c'è ne saranno." finì con un sorrisò maligno, "Frequenterai le lezioni, corsi e tutto quello che questo istituto può offrire.
    La colazione e alle sette del mattino, alle otto e mezzo iniziano le lezioni finiscono alle due, questo è il foglio degli orari. Pretendiamo massima puntualità*" continuò ancora passandomi un foglio, con orari e laboratori, mi guardava disgustata, come se fossi il primo dei suoi problemi un qualcosa da eliminare, sapevo che non sarebbe stato facile. Ma non credevo che al primo giorno trovassi qualcuno già* pronta a demolirmi, l'ondata di lacrime già* era pronta ad irrigare il mio viso mentre la donna davanti a me parlava e mi faceva come la m*** per il mio comportamento, "Può andare" finì indicandomi la porta, feci cenno con il capo e corsi via da quel diavolo che aveva smontato la mia personalità*. Ma non potevo essere debole,

    sospirai e mi guardai intorno, quel posto sarebbe stata la mia prigione per i prossimi dieci anni.
    Nessuno era stato clemente con me, avevo sbagliato, ma in quel momento non volli pensarci, scesi le scale che mi avevano portato negli uffici dei dirigenti nonchè la mia nuova scuola. Avrei dovuto frequentare le lezioni, fare laboratori è cosa più improbabile farmi degli amici.

    Erano state cinque ore di lezioni estenuanti, il programma era vecchio ed ogni professore mi aveva guardato come se fossi una piccola m**** gettata li da chissà* chi per farli dispetto.
    Non era una sensazione gratificante, mi guardavo intorno nella grande mensa che puzzava di cavoli fritti, arredata con dei tavoli rotondi con quattro sedie messe vicino, le pareti erano lucide appena pulite piastrellate di bianco, mentre il pavimento piastrellato era nero e ancora bagnato, c'erano delle piccole finestre che emanavano qualche raggio di luce freddo, ero seduta da sola non mi ero avvicinata al banco del cibo.
    Mi faceva ribrezzo quell'ambiente, ero sempre stata in ristoranti, pizzerie forse qualche bar, ma mai in una mensa, non avevo voglia di avvicinarmi a quei cibi precotti e pieni di grassi, avevo bisogno di qualcosa di più nutriente, scossi il capo e presi a testate il tavolo.

    Non avevo voglia di abbituarmi a quel posto, volevo tornare a casa e fare la bambina vizziata, C*** c'erano le docce comuni nemmeno un pò di privaci, non ero nemmeno entrata nei bagni e dovevo fare pipi e forse anche pupu. Il mio viaggio era appena iniziato è già* ero stressata, forse davvero dovevo sc*** qualcuno e cercare una via di fuga, ma l'avvocato me lo aveva detto, comportati bene è ti farò uscire in tre anni, forse, dipende da quante persone riesce a corrempere.
    "Tu sei quella nuova?" alzai il capo verso chi mi aveva appena rivolto la parola, un ragazzo muscoloso, di carnaggione scura e dei bellissimi occhi neri, c*** se era bono.

    Annui sospirando, il ragazzo appoggiò il suo vassoio sul tavolo senza nemmeno chiedermi se poteva. Era troppo strano questo posto per potermici abbituare, ma come mio solito ero al centro dell'attenzione, tutti gli sguardi erano su di me. Forse mi conoscevano, forse qualcuno di questi ragazzi era mio fan, oppure qualcuno mi odiava. Il ragazzo davanti a me si schiarì la voce, lo guardai ed accennai un sorriso,

    "Sei la Neve che tutti conoscono?" mi chiese guardandomi dall'alto verso il basso, sorrisi ed annui, in quella m*** di posto sarebbe stata dura vivere, ma non potevo aspettarmi che nesuno mi conoscesse avevo girato il mondo. "Io sono Jonathan. La maggior parte dei ragazzi qui sono tuoi fan" mi rincuorò, annui di nuovo mi schiarì la gola e vidi che il pollo con le patatine che aveva nel piatto non sembrava precotto ne di cattivo gusto, ma ancora non volevo avvicinarmi al banco del cibo ma il mio stomaco brontolava. "Hai fame?" Jonathan mi sorrise spostando il piattino verso di me, stavo per dire di no quando innavvertitamente la mia mano decise di prendere una patatina dal suo piatto.
    La fame brutta bestia, sulle sfilate mi nutrivo di barrette energetiche e vitamine.
    Ma ormai ero lì è in qualche modo dovevo integrarmi o almeno starmene buona ed aspettare.

    Ero seduta sul divanetto mentre osservavo i miei "coinquilini" fare le loro faccende prima di dormire, i bagni non erano fatti male, piatrellati di bianco, tappetini ovunque, musica, fumo, alcol c'era di tutto. Avevo appreso da poco che eravamo una cinquantina di persone.
    Le stanze potevano essere arredate a piacere cosi come i bagni, non c'erano orari per andare a dormire, solo la biblioteca veniva chiusa a mezza notte.

    Eppure quello per me sembrava un'inferno, credevo mi piacesse, sospirai, le docce erano libere, il vapore dava uno strano calore alla stanza, stavo respirando un'aria diversa da quella di casa mia.
    Qui nessuno mi veniva vicino perchè ero famosa, anzi molte ragazze erano venute per chiedermi il dietro le quinte di alcune publicità*, non potevo rifiutare davanti hai loro occhi gioiosi e speranzosi di sentire qualcosa di diverso, uscire fuori dal mondo attraverso i miei racconti della mia breve libertà*.. "Hei p*** a che pensi?" rimasi impietrita davanti all'insulto, sospirai è mi voltai verso Jonathan con uno sguardo di assassina,
    mi aveva chiamato p*** a me? Perchè mai? Guardai le altre ragazze che tranquillamente si sistemavano, "Tutto ok?" continuò Jonathan, scossi il capo e strinsi i denti "P*** a me?" chiesi, "Jona.... non dimenticare che quella ragazza con cui stai parlando non conosce certi termini amichevoli" rispose una ragazza sorridendo,

    "Termini amichevoli?" chiesi intontita, conoscevo solo amore, tesoro, trottolina e tante parole sdolcinate ma mai insulti trasformati in parole d'affetto, "Ok, a cosa pensi tesoro?" si rettificò Jonathan con superbia, allora tutte le ragazze mi guardarono e scosserò il capo.
    Sospirai e mi massaggiai le tempie
    Mi alzai e cercai una doccia libera, mi infilai dentro tolsi l'asciugamano e pensai; ma Jonathan che c*** ci fa qui? Mi guardai in torno senza accorgermi che era accanto a me, "Che bagno schiuma è?" mi chiese, "Frutti di bosco" risposi di gettò, "Ma tu che ci fai qui?" chiesi, "Lo provo! Tesoro qui non esistono bagni maschi o femmina.. è un bagno. Dai non dirmi che provi vergogna?" mi sorrise, scossi il capo e continuai ad insaponarmi,
    Ero abbituata ad una cosa del genere, nelle sfilate non c'era distinzione di sesso, ti spogliavano e vestivano in un minuto davanti a tutti, però l'ultima volta che vidi uomini e donne insieme ci fu un'orgia gigantesca.
    Sorrisi scossi il capo, chiusi l'acqua, mi avvicinai al beauty case ed iniziai la mia detersione del viso,

    Ci mettevo circa un'ora per passare mille creme che con gli anni avevano aiutato la mia pelle ad essere perfetta,

    "A che ti serve quella?" chiese Jonathan, mostrandomi il suo splendido lato B, sospirai e guardai la crema che avevo tra le mani, "E' per idratare la pelle, frutti di bosco" sorrisi e glie la passai.. mi parve strano che un'uomo potesse usare una crema da donna, "Le metti spesso?" mi guardò mentre in modo forse troppo vistoso la spalmavo sulle gambe, "Forse è l'unica cosa buona che mia madre ha fatto per me. Uso creme dall'età* di cinque anni, amo la pelle morbida e vellutata al tatto. Morirei senza le mie creme, per il viso, per le mani il corpo.." sorrisi e continuai sul collo, lungo le braccia "Che vuoi dire con l'unica cosa buona?" mi chiese ancora, sospirai per un'attimo ed abbbassai il capo non era facile da dire anzi imbarazzante e poi sfogarsi dopo un giorno con una persona che non conoscevo nemmeno, "Io ho ucciso mio padre" iniziò appoggiandosi al lavandino mentre analizzava i prodotti che c'erano nel mio beauty.

    lo guardai senza capire, non dovevo parlare io? Mai nessuno si era permesso di togliermi la parola con la sua storia, l'attenzione era sempre stata mia.. "Sei stata fortunata, in genere quella tr*** inizia con la sua storia strappalacrime prima di chiedere" sorrise la stessa ragazza di prima, ricambiai il sorriso "Mi chiamo Neve" mi presentai, "lo so, io sono Santal" ricambiò.
    "Si, ok piacere.. dicevo era uno str**** picchiava mia madre e me.. Io dovevo fare quacosa, pensa avevo appena quattordici anni." mi raccontò alzando gli occhi al cielo per nascondere le lacrime, "Però che ci vuoi fare, lui è morto. Lei si è sposata con un vecchiacciò che mi ha messo qui" finì sorridendo e prendendo dal mio beauty una lima, "E' non la odi?" chiesi indelicata, "Perchè? Tesoro se lei non si fosse sposata con un'altro io sarei finito in uno schifo di riformatorio publico.. questo invece è il tempio del piacere. Fai quello che vuoi quando vuoi" mi guardò in modo malizioso, "Io mi sono comprato il mio paparino, lo chiamo ogni settimana, ogni volta sto sempre con lui... è facile ci vuole arte" sorrise limandosi le unghie, sorrisi e scossi il capo "E' stata mia madre a trasformami in quello che sono. Da piccola lei mi costringeva a sorridere e fare sfilate, publicità*.. io la odio.. ma non posso negarle il mio amore. Ci ho provato ma non funziona" mi guardai allo specchio triste, "Se per caso non sorridevo o facevo i capricci erano botte." ricordai con astio, "Mi dispiace tesoro." Jonathan mostrò un viso triste, scossì il capo e sorrisi "A me no, potevo fare tutto quello che volevo. Lei ha realizzato i suoi sogni attraverso me, bhè l'ultima volta che ci siamo viste mi ha detto che le ho rovinato la vita. Pensa che appena compì quattordici anni, uscivo con i miei amici e quando mi ritiravo tardi lei era li ad aspettarmi. Ma non per farmi una ramanzina ma per chiedermi cosa avevo fatto, se qualcuno mi aveva fotografata, anche se ero ubriaca nei suoi occhi brillava una luce di fierezza." dissi ancora, "Ma la odiavo perchè se non uscivo non potevo fare niente, ne giocare al pc, ne leggere.. non volevo diventare una secchiona ma c*** avere buoni voti. Non essere una tossica e un'alcolizzata, volevo essere normale, sentirmi libera senza i suoi sogni..
    ma questo non era possibile almeno non con lei" chiusi il beuty case e sospirai.
    Guardai Jonathan e sorrisi "Notte" lo salutai, "Dolci sogni tesoro" mi salutò dolce.

  2. #22
    sim dio L'avatar di Sonia
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    Re: La terza torre Cp: 2 La caduta dal successo

    jonathan.... troppo carino...
    spero che posti il prossimo capitolo a breve perchè non riesco a collegare questo capitolo con il primo..

    Se è si, va bene...
    Se è no, vattene a quel paese

  3. #23
    L'avatar di mary24781
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    Re: La terza torre Cp: 2 La caduta dal successo

    Mod rompina on: E' piuttosto strano trovarci un ragazzo in un riformatorio femminile, anche perchè per omicidio dovrebbe essere portata in un carcere minorile Dai un'occhiata anche alla grammatica mod rompina off

    Interessante, la prima persona ti riesce senz'altro meglio.... per collegare col primo capitolo mi viene in mente solo la reincarnazione.... di certo, hai in riserbo molte sorprese

  4. #24

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    Re: La terza torre Cp: 2 La caduta dal successo

    Vi spiego, il primo capitolo doveva essere una specie di introduzione, ma visto che era troppo lungo non mi sembrava giusto metterlo come prologo.
    Quindi ho deciso di metterlo come primo capitolo perchè la storia inizia da quel capitolo.
    Per il carcere femminile c'è una spiegazione.. il correzionale serve per integrare il condannato. Comunque vale per le piccole pene e anche per omicidio(wikipedia mi ha aiutato), che poi lei non uccide direttamente la ragazza quindi mi son aiutata cosi(amica avvocato) quindi mi son studiata bene co,e potevo farcela entrare(in questo caso ho studiato a tavolino il suo percorso) ho deciso appunto questo perchè possono entrarvi maschi e femmine e diciamo che lo modificato certo alcuni anno degli orari tipo alle otto le ragazze alle nove i ragazzi. Però non ho curato la parte amministrativa, comunque deve passarci quattro anni e poi sarà* trasferita in un vero carcere femminile. Quindi è complicata la storia, perchè ci sarà* prima il cambiamento interiore della protagonista dove comunque spiego la sua vita molto in profondità* e cosa l'ha portata a fare un gesto simile.

  5. #25
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    Re: La terza torre Cp: 2 La caduta dal successo

    Bella la prima parte dove riassumi la vita di Neve con delle foto, poi lei... che occhi!!!

    Chissà* come si collegherà* tutto con il prologo.
    Sei stata molto brava a far capire quanto lei sia schifata dal posto...

    Unico appunto, perchè alla fine mi piacciono anche le critiche..., ho fatto un po' fatica a seguire la parte con i dialoghi nel bagno, a volte ho dovuto rileggere per capire chi parlava a chi... Ma forse sono io a essere un po' tarda...
    Se vi va... leggete il mio diario... Vietato ai non-sognatori!!!

    BIOcoccinellosa

  6. #26

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    Re: La terza torre Cp: 2 La caduta dal successo

    Citazione Originariamente Scritto da Arisu82
    Bella la prima parte dove riassumi la vita di Neve con delle foto, poi lei... che occhi!!!

    Chissà* come si collegherà* tutto con il prologo.
    Sei stata molto brava a far capire quanto lei sia schifata dal posto...

    Unico appunto, perchè alla fine mi piacciono anche le critiche..., ho fatto un po' fatica a seguire la parte con i dialoghi nel bagno, a volte ho dovuto rileggere per capire chi parlava a chi... Ma forse sono io a essere un po' tarda...
    Scusami, li rimodifico! Pensavo si capissero.. grazie.
    In verità* l'ambientazione e stata più difficile, per costruire quel castello ci ho messo un mese(stressando la povera mary24781).

  7. #27
    L'avatar di mary24781
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    Re: La terza torre Cp: 2 La caduta dal successo

    Ma che dici non è mai uno stress E' bello parlare di diari

  8. #28

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    Re: La terza torre Cp: 2 La caduta dal successo

    Intregrazione
    3 capitolo



    Sospirai e mi alzai dal letto, guardai l'orologio, erano appena le quattro del mattino.
    Guardai fuori la finestra e mi sedetti sulla mensola, la mia stanza non era male, un letto comodo e profumato con lenzuola di lino, una scrivania, un armadio, una libreria, una specchiera, ed una finestra grande.. tutto messo in un'ambiente spazzioso e vecchio di secoli. Le pareti erano colorate di rosa e per terra c'era sempre il linoleum.

    Il mondo li fuori era coperto da una lunga distesa di salici, non avevo ancora esplorato il bosco, ne gli altri spazzi, ma vedevo che oltre i salici c'erano solo montagne innevate ed era strano, perchè erano appena le quattro del mattino ed il cielo era ancora colorato di blu chiaro, eppure tra le montagne la notte era buia, mentre qui c'era solo neve e freddo. E' dove c*** ero finita?
    Per essere un correzionale questo sembrava il paradiso, non era una cosa normale.
    Per un posto cosi tetro ci voleva qualcosa di squallido. Apri il cassetto che era posto davanti al letto, presi il pacchetto di diana è controllai, avevo una sola sigaretta. La guardai sospirai è l'accesi, amavo fumare e dovevo cercare un modo per trovarle, sapevo che chiamare mia madre non aveva senso, mio padre non mi avrebbe mandato una mezza sigaretta nemmeno morto.
    Mi sentivo sola, me ne stavo seduta a guardare oltre gli alberi con la speranza di vedere qualcosa di comune. Il mio senso dell'orientamento fa schifo devo dirlo.
    Mi alzai e spensi la sigaretta, mi avvicinai alla porta e l'aprì leggermente,

    Le luci erano calde ed emanavano un calore delizioso, erano poste lungo i lati, sospirai ed usci dalla mia camera, non sapevo dove andare, ma quel corridoio non mi era sconosciuto sapevo di esserci già* stata, come la mia stanza, la mia stupida mente ricordava un'ambiente vecchio e confortevole forse nell'800. Non so con precisione, ma sapevo di esserci stata.
    "Hei signorina!" mi voltai spaventata, Jonathan era dietro di me che mi guardava al occhi sgranati e mani sui fianchi,

    "Cosa ci fai qui?" mi chiese con tono accusatorio, "Non ho sonno" risposi stringendomi nelle spalle, Jonathan sorrise e scosse il capo "Vieni con me" mi invitò.
    Lo seguì lungò tutto il corridoio, giu per le scale che portavano all'atrio, Jonathan si guardò in torno camminando verso le porte principali.
    Aprì la porta e mi invitò ad uscire, l'aria non era tanto gelida, Jonathan annuso l'aria "Lo senti?" mi chiese camminando, odorai anche io l'aria ma non sentì niente, scossi il capo è lo guardai "Profumo d'estate" rispose, entrammo nel bosco di salici era accogliente e irrequeto.
    Scoprì che la notte quegli alberi coprivano amanti e amici, luogo di feste e trasgressioni, di cenette e passione.. eppure in quel luogo che tempo fa non era cosi sporco c'ero stata anch'io.


    "Giuro, quella p**** è frivola ma è una grande amica" scoppiai a ridere alle parole di Jonathan, "Grazie per il complimento" ripetè Santal mentre si scrollava l'acqua di dosso.

    Questa era la prima domenica che passavo nel correzionale, la settimana era stata tranquilla, ero stata con Jonathan che mi aveva fatto fare un giro panoramico per il castello, stanotte mi avrebbe portato a vedere le torri e mi aveva invitato alla sua festa, anche se non volevo ammetterlo.
    Mi stavo integrando è non erano tanto male questi nuovi amici, "La nostra cenerentola è silenziosa" sussurrò Santal. Io sorrisi e guardai il cielo, il sole mi riscaldava con i primi raggi della primavera ed era rilassante, "Non sono silenziosa, è nemmeno cenerentola" mi avevano appioppato quel nome, per la cattiveria di mia madre, ma tutti sapevamo che non era cattiva solo illusa.
    "Mmm, quanta carne fresca" avvisò Jonathan con una vena di eccitazione, lo guardai strizzando gli occhi, "Ma tu sei gay?" chiesi di nuovo indelicata, Jonathan sorrise "Solo adesso te ne accorgi? Quella p*** ha dato il c*** a mezzo istituto" disse molto volgarmente Santal, eppure per il visino ed il portamento non sembrava cosi volgare.
    "Andiamo a buttarci nell'acqua" mi disse Jonathan alzandosi, lo guardai, "Non ho il costume" è non avevo intenzione di buttarmi in un lago, con l'acqua fredda, pesci, alghe... rabbrividi al solo pensierò, "A che serve il costume" gridò qualcuno, mi voltai, una ragazza dai capelli lisci e castani veniva verso di noi, era in regiseno e si stava sbottonando i pantaloni,

    eppure in quel momento. Mi sembrò di conoscerla, chiusi gli occhi per un'istante e la stessa ragazza camminava in modo lento e timido, aveva un piccolo sorriso sulle labbra e al sole risplendeva come se fosse un angelo. Aveva un corpetto ricamato rosso ed una gonna a palloncino. "Che c** ci fai qui?" rispose Jonathan brusco, riaprì gli occhi la ragazza era accanto a noi,
    "Sono Calliope, piacere" mi sorrise e riconobbi quel sorriso, era dolce e gentile "Neve" risposi intontita, cosa c*** mi stava succedendo? Forse stavo diventando pazza oppure nella colazione Jonathan ci aveva messo della droga, lo sapevo, non dovevo fidarmi.. c**** che situazione di m***. "Allora?" rispose Calliope, la guardai poi guardai Jonathan che stava guardando Calliope torvo, "Andiamo a fare un bagno tesoro" Jonathan prese Calliope per un braccio e la trascino in acqua, "Fanno sempre cosi. Calliope si sente superiore a tutti e Jonathan da prima donna non lo accetta" mi raccontò Santal sedendosi accanto a me,

    Guardai Jonathan e Calliope parlavano nell'acqua ed entrambi si guardavano male, la ragazza non si era comportata in modo superiore anzi sembrava gentile.



    Esaminavo il piatto di zampe di rana, non sembrava precotto ne disgustoso, mi ero avvicinata al banco per mezzo di Jonathan che mi aveva trascinata.
    Non avevo avuto tempo di parlare con Calliope e conoscerla perchè Jonathan mi aveva trascinata via portandomi nella sua stanza, "Mangia" mi ordinò quest'ultimo mentre leggeva il giornale,

    lo guardai è strizzai gli occhi, un giornale? In un correzionale? Era legalmente possibile?
    "Qui parlano di te" mi avvisò, scossi il capo e provai il cibo, "Tempesta d'amore disastro annunciato: Il film che prevedeva come protagonista Pilut ha avuto scarso successo, il regista si difende; quel film era stato scritto per lei." lesse il titolo, sorrisi e scossi il capo, "Come c*** fai ad avere un giornale?" chiesi, "Chiedi e ti sarà* dato" mi rispose in modo poetico, "Che fame, mi si è spezzata un unghia"

    Santal si sedette con noi divorando un pure di patate, "Oh, no. Adesso il cielo sta per cadere si è rotta un'unghia" la imitò Jonathan, "Z****, quando succede a te realmente cade il mondo" lo schernì Santal, "La smettete di litigare? Cosa state insegnando a questa ragazza!" si intromise Calliope sedendosi accanto a noi, con una tazza di camomilla tra le mani.

    "Tesoro, dovresti mangiare di più, sei cosi bianca" mi sorrise spostandomi una ciocca di capelli dal viso, era premurosa, mi trasmetteva sicurezza. "E' la sua carnaggione" rispose Jonathan, quasi fosse geloso.
    Sorrisi ed abbassai il capo, avevo dormito poco, avevo le occhiaie, un leggero mal di testa e quella situazione era imbarazzante, "Cosa facciamo dopo?" chiesi per sciogliere la tenzione, "Possiamo vedere la tv, andare nella stanza di musica, leggere un libro" elenco Jonathan stufato, "Oppure ballare" aggiunse Calliope attirando il mio interesse, non sapevo perchè, ma detto da lei era diverso.
    Guardai Jonathan ancora più innervosito, "Io suono il pianoforte" sorrisi attirando l'attenzione di Jonathan, "Anche io" ricambio il sorriso, "Pilut?" mi chiamò qualcuno alle mie spalle, mi voltai era Marika la preside.

    Mi indicò di avvicinarmi con la mano, mi alzai guardando gli altri.
    Aveva un viso preoccupato e stranamente non mi guardava come se fossi una m***, mi avvicinai intimorita non avevo fatto niente ne pensavo di essere nei guai "Mi segua nel mio ufficio" mi sussurrò con dolcezza.


    Il cielo era di nuovo strano, erano quasi le undici di sera e per quanto ricordassi in un posto cerchiato dalle montagne il sole tramontava verso le cinque.
    Sospirai e mi asciugai un'altra lacrima dolorosa, quando una persona ti guarda con compassione e ti scorta tenendoti stretta e solo perchè deve darti una brutta notizia; mia nonna aveva lasciato questo mondo due ore fa. Avevo sentito la voce distrutta di mio padre darmi la notizia, mentre Flover mi guardava, dopo la notizia non avevo fatto altro che starmene in questo posto, in assoluto silenzio sola con i miei pensieri.
    Il ricordo di lei era sempre stato presente dentro di me, una persona dolce, piena di vita, quando ero piccola mia madre mi parcheggiava da lei ogni week end. Nonna ogni mattina mi svegliava con le creppes calde, il profumo di pulito era sempre nella nostra casa. Ogni giorno mi raccontava una favola nuova, dove gli angeli combattevano per l'amore, la gioia e mi ripeteva spesso che anche io ero un'angelo nato da un'amore puro e dolce.
    L'ondata di lacrime irrigò di nuovo il mio viso, la nonna mi capiva.
    Ma con lei non potevo mai parlare, quando crebbi mia madre mi impedì di stare con lei per più di un'ora, aveva paura che io gli dicessi la verità*, aveva paura di sua madre perchè con me era dolce, mi aveva dato l'amore di cui avevo bisogno, la sua presenza mi colmava il cuore di gioia.
    E' mi mancava, perchè l'ultima volta la vidi arrabbiata, perchè con lei non ci parlavo più e ogni volta che mi guardava la delusione era stampata nei suoi occhi, come il dolore che le procuravo.
    "Hei, non dovreste stare qui fuori a quest'ora" gridò qualcuno, mi asciugai le lacrime e mi alzai, mi voltai verso la voce che avevo sentito, un'uomo con una barba non curata, gli occhi neri e il fisico palestrato, poteva avere una quarantina d'anni era giovane.

    Se ne stava accanto al pozzo a raccogliere dell'acqua, mi guardava con occhi spalancati, come se avesse appena visto un fantasma, mi avvicinai per scorgere meglio il suo viso nella luce naturale. Più mi avvicinavo e più sentivo sicurezza, una strana sensazione che non avevo mai provato, il suo viso lo conoscevo, "Angelica" sussurrò l'uomo con poca voce, aveva lo sguardo fisso su di me, ma non mi incuteva paura anzi, conoscevo quello sguardo, era dolce e premuroso, era paterno. "No, sono Neve" risposi, l'uomo annui guardandomi dalla testa hai piedi.
    Si schiarì la gola e ritornò al suo lavoro, "Non dovreste stare fuori a quest'ora, non sola." ripetè accentuando l'ultima frase con una vena di rammarico, annuì e feci per andare, ma lo guardai di nuovo, era strano, conoscevo quell'uomo. Non poteva essere immaginazione, ero sicura o almeno la mia mente era sicura che quell'uomo mi aveva abbracciata e protetta, "Voi chi siete?" chiesi, l'uomo sorrise "Il giardiniere" rispose, "Come vi chiamate?" mi avvicinai con prudenza, ad ogni passo una sensazione di calore e sicurezza mi colmava il cuore, come se costui ci fosse sempre stato, "Benjamin" rispose prendendo il secchio d'acqua e andando via.
    Lo segui, oltre i salici.

    C'era uno splendido orto curato, con meli, prugne ed ogni frutta e verdura potesse esistere al mondo, l'orto che avevo sempre desiderato e che ero riuscita a creare solo su farmville. "E' bellissimo" lo complimentai, Benjamin sorrise e continuò il suo lavoro.

    "Sapete fare giardinaggio?" mi chiese con gentilezza, scossi il capo, "Purtroppo no, ma avevo un giardino su farmville" sorrisi, Benjamin mi guardò strizzando gli occhi, "Farmville?" mi chiese, "E' virtuale, in effetti non è un vero orto." spiegai abbassando il capo, mi avvicinai al fuoco per riscaldarmi, non poteva sapere cos'era internet o meglio poteva saperlo ma non credo che avesse tempo di andarci oppure usare facebook.

    "Bhè, curi il tuo orto?" mi chiese scherzando, scossi il capo "Non ci posso più entrare in internet" risposi rammaricata, "C'è una biblioteca, da li si può accedere. Spesso ordino dal pc i semi" mi spiegò, sorrisi contenta della notizia "Mi piacerebbe fare giardinaggio" risposi, "A casa non potevo mai farlo a casa non potevo fare niente. La prima volta che cucinai a mia madre venne una crisi isterica, quando provai ad aggiustare la radio mi mando da uno psicologo e quando mi vide fare giardinaggio chiamò un'esorcista" ricordai con astio e dolore, "Perchè?" mi chiese l'uomo indelicato, "Lei non voleva che io mi sporcassi le mani" sospirai e mi guardai intorno.
    Era notte fonda o almeno cosi segnava l'orologio ma a guardare il cielo sembravano le prime luci dell'alba, Jonathan mi aveva promesso di farmi vedere le torri e di spiegarmi la storia del castello, ma dopo la notizia che avevo ricevuto mi ero rinchiusa qui. Guardai l'uomo e sorrisi, "Grazie, è stata una piacevole compagnia." lo salutai voltandomi, "Il piacere è il mio, quando vuole provare a fare giardinaggio.. sarò felice di aiutarla." ricambiò l'uomo sorridendo.
    Mi incamminai di nuovo verso il salone principale, passai gli archi fatti di mattone, alla mia destra c'erano degli stendini con gli abiti appena lavati, subito dopo una porta che portava alla lavanderia, subito dopo la sala musica e dritto davanti a me, una porta fatta in legno che portava al salone principale dove vi si accedeva agli alloggi.
    Spinsi la maniglia della porta, l'aria calda che usciva dal camino mi inondo colmandomi il cuore di una dolcezza innata, nella piccola ma accogliente sala, c'erano due scacchiere, un tavolo da bigliardo, un calcio balilla, le freccette e qualche poltrona, due divani capienti accanto alla tv e al camino, mi guardai in torno seduta al bancone subito dopo la porta Marika stava controllando dei registri.

    Mi guardai in torno, Jonathan giocava a freccette con un'altro ragazzo,

    Mi avvicinai, a loro mentre sotto voce si parlavano, "Hei signorina" mi chiamo Santal mentre scendeva le scale degli alloggi, "Ti stavo cercando" mi abbracciò, respinsi l'abbracciò senza volerlo.

    "Scusami" le sussurrai, "Appena ho saputo..." mi rincuorò Santal, odiavo quando la gente cercava di aiutarmi, odiavo quando mi guardavano con compassione, "Ti avevo promesso un giro delle torri se non mi sbaglio" disse Jonathan concentrato a lanciare una freccia, accennai un sorriso timido, "Andiamo.." lanciò l'ultima freccia è salutò il suo amico, mi prese per mano e mi scortò fuori dall'ambiente caldo e accogliente.
    "Santal è troppo appiccicosa" mi disse Jonathan, "No, voleva consolarmi. Sono io che sono introversa in queste cose" mi scusai, "Sei introversa, perchè mai nessuno ti è stato vicino." rispose, sorrisi, aveva ragione. Nei momenti tristi e di sconforto sfogavo tutto con l'alcol e la droga, "Questa che vedi è la prima torre," mi indicò una torre alta almeno cinque piani, fatta di mattoni, c'erano delle piccole fessure all'interno e davanti una porta in ferro.

    "La torre e fatta in mattoni, è la prima perchè è stata appunto la prima costruzione costruita in torno al 1700." Jonathan spinse la porta in ferro e mi fece cenno di entrare, l'ambiente era buio, Jonathan chiuse la porta e accese una torcia, lo guardai stordita "Mai venire qui.. senza questa" mi indicò una seconda torcia, "Seguimi" mi fece cenno, "Sono cinque piani di torre, le scale sono in legno, non è mia stato toccato niente o almeno non nelle torri. Queste servivano per proteggere il castello da dei nemici ma anche per osservare il panorama" continuò con la spiegazione, "Anche se adesso viene usato da noi.. per avere attimi di intimità*, ogni piano per ogni coppia." mi sorrise malizioso, mentre saliva le scale con agilità*. Il posto era illuminato solo dalla luce delle torce, era terribilmente freddo e squallido, non c'era un minimo d'arredamento e le ragnatele regnavano sovrane sui soffitti, solo piccole fessure che introducevano una fledile luce della notte o del giorno non ancora dovevo capire. "Questo è l'ultimo piano" mi indicò la grande finestra.

    "Da qui, si può ammirare la grande distesa di montagne, e il sole di mezzanotte bhè in effetti noi vediamo solo i raggi, siamo troppo lontani per vedere il crepuscolo a mezzo cielo" finì, "Il clima è molto rigido, le estati sono brevi e fresche.." continuò, mentre parlava io avevo capito solo una cosa, sole di mezzanotte! Clima rigido, montagne innevate, c*** sono in Alaska.
    Scossi il capo "Fermo! Fammi capire, qui siamo in Alaska?" chiesi frastornata, Jonathan sorrise ed annui.. sentì le mie guancie infuocarsi, c*** mi avevano spedita in Alaska, tra la neve, i ghiacciai, le precipitazioni ma soprattutto lontana dal mio mondo.

    "Questo posto è molto più arredato. La storia di questa torre è diversa da quella del castello.
    Gli archeologi trovarono un diario di una ragazza di cui il nome non ci è dato saperlo." La terza torre in cui ero mi era famigliare, la sentivo accogliente e il senso di appartenenza era forte, mi sedetti sul divanetto accanto alla finestra,

    toccai con mano la soffice stoffa polverosa, quel posto mi apparteneva in qualche modo, ci erò già* stata, "Vuoi andar via?" mi chiese Jonathan seduto sull'altro divanetto,

    scosse il capo e si accese una sigaretta, "La storia narra di una serva innamorata del primogenito di questa dimora. Bhè non ti dico tutta la storia, un'adolescente dell'1800 non ha molto da raccontare, ma le ultime pagine del diario parlano di una proposta che a lei fu mortale. L'uomo a cui il nome è sconosciuto le chiese di sposarla, lei non accettò. Lui la uccise proprio qui. Sulla torre."Mi guardò fisso negli occhi, aspettando qualunque mia reazione, chiusi gli occhi per un'attimo e respirai l'aria antica di quella torre, "Si dice che l'anima della ragazza abbia lasciato la torre per vivere di nuovo una vita diversa" continuò, ero tranquilla, per la prima volta serena.. tutto era estremamente calmo e accogliente anche se la torre era fredda e squallida in alcuni tratti. L'aria che c'era mi riportava in quegli anni e per un'attimo mi parve di sentire qualcosa di diverso in me, ingenuità*, no.

    Qualcosa mi stava colmando il cuore d'amore, una strana energia, "Ti senti a casa?" mi chiese Jonathan, sorrisi ed abbassai il capo imbarazzata.
    "E' la prima volta che mi succede" risposi guardando il camino spento e arruginito, Jonathan annui buttando la cicca di sigaretta nel camino, "Ogni volta che vorrai venire qui io verrò con te, cosi saremo a casa insieme" sorrise, si alzò, si avvicinò baciandomi il capo. Ero sicura con lui, sapevo che non poteva succedermi niente, uno strano senso di protezione di nuovo.

  9. #29
    sim dio L'avatar di DELTAG
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    Re: La terza torre Cp: 3 Integrazione

    bello!!!!! Angelica è Neve...Neve è Angelica.....curiosissima!!! belle anche le foto anche se in alcune foto Jonathan essendo scuro di carnagione e in luoghi bui inquieta...si notano solo gli occhi Bravissima

  10. #30
    sim dio L'avatar di Sonia
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    Re: La terza torre Cp: 3 Integrazione

    Quindi Angelica è rinata in Neve...
    Quel Benjamin lo conosco... vero?
    Jonathan mi inquieta nelle foto scure dove si vedono solo gli occhi... e non riesco a capire a cosa allude quando dice che anche lui si sente a casa nella torre... cioè per Neve è normale visto che è il luogo di Angelica... ma lui perchè si sente a casa???
    povera nonnina mi dispiace moltissimo...

    Se è si, va bene...
    Se è no, vattene a quel paese

 

 
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