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Discussione: 1,3,7-trimetilxantina

  1. #1
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    1,3,7-trimetilxantina

    Deus Ex Machina
    e p i l o g o
    Aiden & Valerius

    Macerie

    Sangue

    Sacrificio

    Speranza
    Our wills and fates do so contrary run

  2. #2
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    Re: 1,3,7-trimetilxantina

    m a c e r i e


    Anno DXIII (513) D.D.
    I Mese delle Foglie
    IV Giorno degli Dei


    Cammina ormai da ore per la città, il vecchio tuono.



    È con questo nome che lo conoscono i Dohariani, ed è così che si riferiscono a lui quando lo incontrano: lo ha scoperto, insieme a tanti altri epiteti, in una delle locande in cui ha soggiornato durante il suo viaggio verso Capo Tempesta.



    Un viaggio che, non si vergogna ad ammetterlo, non avrebbe mai retto da solo.





    Valerius si ferma finalmente davanti a una bottega, guarda alle sue spalle e incrocia lo sguardo di chi si è offerta di non lasciarlo, di accompagnarlo verso quella casa che, nonostante gli sforzi, per lui è ancora sinonimo di sofferenza, di tradimento, di morte. Regala un sorriso timido all’ultima dei Vanya, un sorriso che sa di ringraziamento e che viene accettato come tale dalla giovane donna. Si tratta di uno scambio intimo, silenzioso, perché le parole sono superflue ma soprattutto perché sanno entrambi che ciò che stanno vedendo richiede solo questo: il silenzio. Il silenzio del rispetto. Il cocchiere si era offerto di portarli fino alle porte del castello, ma Valerius si è categoricamente rifiutato.



    Sentiva il bisogno, nel suo cuore, di camminare per le strade del paese, di vedere con i suoi occhi le condizioni di chi vi vive e forse, nel profondo della sua anima, desiderava anche rimandare il più possibile il fatidico momento che lo vedrà sedere per la prima volta sul trono aureo. Col senno di poi, però, non è più convinto che sia stata un’ottima decisione. Credeva che avrebbe visto una città provata, il vecchio tuono, qualche viso scavato, espressioni spente, rughe create dalle fatiche della guerra. Di tutto si aspettava, insomma, ma non… questo. L’Urthadar si guarda ancora intorno, posa di nuovo lo sguardo sulle case abbandonate, sulle strade vuote, sulla piazza che dovrebbe essere gremita di gente e che invece ospita solo una piccola bancarella, gestita da una vecchia, tutto ciò che rimane del fiorente mercato di Capo Tempesta, in passato spesso mira delle invidie del resto della regione.



    Avanza di pochi passi e raggiunge la porta che ha davanti, quella della bottega del fabbro, su cui nota una scritta incisa nel legno: mio marito è caduto in battaglia e i miei figli non sanno usare l’incudine, andate da un’altra parte. Una scritta che contribuisce ad aumentare il suo mal di testa e il peso sul suo stomaco, già reso greve dalla donna costretta a passare il doppio delle sue ore al telaio, tempo che avrebbe potuto dedicare ai propri figli e che invece deve usare per guadagnarsi da vivere dopo che il marito è partito per la guerra; dal bambino abbandonato dal proprio padre, piegato nei campi in cui trascorrerà la sua infanzia; dal figlio del mugnaio che non ha mai imparato da lui come coltivare i cereali, fino a quando l’uomo se n’è andato indossando la saetta, lasciandolo solo; dall’allevatore a cui non è rimasta neanche una mucca, perché l’esercito del Fulmine aveva bisogno di carne, e che ora rischia di non superare i Mesi della Neve.





    Valerius pensava che l’ultima goccia di sangue fosse stata versata a Luna di Diamante, quando il suo esercito è stato dimezzato, quando il suo comandante è stato tradito, e invece il rosso lo ha seguito fino a casa, dove le persone che dovrebbe proteggere continuano a soffrire, a morire. Ed è allora, quando incrocia lo sguardo della mercante in piazza, quando vede i suoi occhi appannati, quasi chiusi, certi che non verrà nessuno a comprare la sua merce, che il vecchio tuono si rende conto di quello che è davvero successo.



    Si rende conto del suo madornale errore, un errore che gli costerà caro, e che non riuscirà mai a perdonarsi. La verità è che Valerius, della guerra, non ha capito proprio niente. Non ha capito che non è affatto finita a Luna di Diamante, con quella donna sul trono, una donna che un tempo considerava un amico ma che ora, che gli Dei lo assistano, fatica ad associare all’uomo che lo ha salvato da se stesso. Non ha capito che rimane una sola, immensa battaglia, forse la più difficile che dovrà affrontare da quando ha deciso di oltrepassare quel dannato confine e di tornare nel regno che gli ha provocato solo dolore.





    Si avvicina alla bancarella della vecchia, recupera una moneta d’argento dalla tasca e gliela porge nella mano, per assicurarsi che non le cada a terra. <<Per la bambola>>, indica un pupazzo di buona fattura, coi capelli biondi e un vestito rosa.





    <<E…>>, ravana ancora nella tasca, ha altre monete con sé e ha intenzione di spenderle tutte. Ne ha fin troppe al castello, per i suoi gusti, e di un metallo ben più pregiato. <<E queste sono per… per quel sacchetto coi semi. Sono semi, giusto?>>.





    La donna annuisce, esterrefatta, perché nelle sue mani ora ha ben più di una moneta e decisamente più di quanto si aspettasse di guadagnare oggi. <<Vi ringrazio>>, risponde l’anziana mercante, che non ha riconosciuto un lord a lei estraneo ma a cui mostra comunque un sorriso sdentato, che accentua le rughe nelle sue guance.



    Valerius la saluta con un cenno, si allontana dalla bancarella e raggiunge la sua accompagnatrice, a cui dona la bambola. Un altro sguardo, un altro sorriso: è tutto quello che serve ad Elen per capire. Questo, lo sanno entrambi, è solo l’inizio dell’ultima battaglia del vecchio tuono.



    Una battaglia contro la povertà, la fame, la miseria, una battaglia che ripagherà i sacrifici dei suoi sudditi e che ricompenserà le famiglie di chi ha dato la vita affinché giustizia fosse fatta. Una battaglia che, per continuare, ha bisogno di Valerius Urthadar seduto sul trono di suo padre.



    Quindi il lord riprende la strada che lo separa dal castello, con al suo fianco tanti rimorsi e la luce di Elen a rischiarare le sue tenebre. Una luce non più alimentata dal fuoco di cui è stata privata, bensì da un altro tipo di fiamma, che arde in lei con la stessa potenza di sempre. La fiamma della speranza. Anche quella, però, non sarà sempre abbastanza, e il vecchio tuono lo sa bene.





    Lo sa bene perché non è abbastanza neanche quando giunge nella corte di Castello del Tuono, anch’essa praticamente deserta, dove i suoi occhi incontrano ciò che rimane del tristemente famoso bordello di Capo Tempesta. Una pila di legno e pietra carbonizzati: perfetta metafora di ciò che lo circonda, ironica sintesi di una vita passata a risorgere dalle proprie ceneri.



    L’immenso portone si apre con un suono sordo e dai meandri della magione sbuca un ragazzino storpio, con il corpo debole tanto quanto la mente è forte.



    Zoppica fino al cugino, con una lentezza che mette a disagio l’ultima dei Vanya, ma a cui Valerius è ormai abituato. Nessun contatto fisico, nessun abbraccio: il lutto, o qualcosa di simile, ha raggiunto anche il cuore di Petyr.



    Però si guardano negli occhi, i due Urthadar, fino a quando il più giovane porge una mano e sorride, riconoscente. Il cugino ha rispettato il loro patto. Aiden è vivo, incarcerato a Luna di Diamante, e vivrà fino alla fine dei suoi giorni. Il dove e il come sono ancora da decidere, ma a Petyr, sinceramente, non importa. Valerius stringe la mano che si trova davanti e annuisce: anche questo è un inizio, pensa tra sé e sé. Forse addirittura più importante di quello precedente.





    <<Bentornato a casa>>, la voce è ferma e il tono cordiale, ma un brivido raggiunge lo stesso la schiena dell’altro Urthadar e la abbandona solo quando i suoi occhi stanchi notano le occhiaie e il viso scavato del ragazzo. Senza la magia dei guaritori, Petyr appare ancora più provato e deperito. Dovranno parlare di molte cose, i due Urthadar: dovranno discutere di ciò che è avvenuto a Luna di Diamante, di ciò che Valerius crede sia successo al Maleficarum quando il figlio di Reneè si è appropriato della loro magia e, soprattutto, dell’offerta della regina; una richiesta non inaspettata, ma che ha comunque lasciato l’uomo interdetto e indeciso, perché nonostante la fiducia concessagli non si reputa affatto in grado di consigliare una donna che sente di non conoscere. Ci sarà tempo, però, per tutto questo.



    Per ora infatti il vecchio tuono si lascia alle spalle i due ragazzi e si avvicina a ciò che rimane del bordello, resti sporchi di cenere e rimpianto, di se e di ma, di troppi forse, e si ferma nel mezzo di quello che un tempo era il gioiello più prezioso di un fratello che non conosce.



    Si china, immerso in un silenzio quasi rituale, raccoglie un pezzo di legno e lo osserva come se fosse una pepita di oro puro. Si chiede se facesse parte di una delle travi che componevano il soffitto, o se fosse parte del pavimento, o ancora se si tratti di un’ultima traccia del mobilio, di un camino, di una statua. Domande inutili, completamente inutili, perché ciò che ha in mano ora non è un frammento di pavimento, di soffitto, o i resti di una sedia, ma semplicemente un pezzo di legno carbonizzato. Pensa al fuoco, il vecchio tuono, non a quello che ha distrutto questo posto bensì a quel fuoco che ha divorato la Terra delle Tempeste e che ha costretto i suoi sudditi in ginocchio.



    Si guarda intorno, alla ricerca di una luce, di un bagliore, ma ogni cosa che vede gli provoca lo stesso dolore di una pugnalata nello stomaco. Ed è stato pugnalato tante volte allo stomaco, il vecchio tuono, eppure trovava sempre un appiglio, una mano che potesse tirarlo fuori dall’oscurità. Invece adesso ciò che lo circonda è un mondo senza futuro. Un mondo abbandonato persino dalla magia, senza santi e senza Dei, senza peccati ancora da compiere. Vorrebbe poter vedere altro, come la gratitudine della vecchia mercante o la pace che è stata vinta, i suoi vessilli che sventolano o il riscatto ottenuto, ma la realtà gli annebbia la vista e soprattutto la mente.



    E tutto ciò che rimane, intorno a lui, sono solo le macerie.

  3. #3
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    Re: 1,3,7-trimetilxantina

    Anno DXIV (514) D.D.
    III mese della neve
    II giorno di Marte



    Aiden Urthadar è stato tante cose, nella sua vita. Caratteristica fondamentale della sua esistenza, si potrebbe dire, è stato proprio il saper permettere alle circostanze di plasmarlo come creta nelle mani di un abile scultore.


    Figlio fedele nel giorno di Marte, matricida egoista in quello di Mercurio. Onorevole comandante in presenza di alcuni, sporco traditore in presenza di altri. Un viso illuminato sempre e solo per metà, un’eclisse infinita che ha spesso oscurato il suo stesso giudizio. Perché la verità, e l’ha capito anche lui, ormai, è che ciò che non ha forma fissa finisce col perdere ogni senso di appartenenza a questo mondo.


    Chi sei, Aiden? L’Urthadar se l’è chiesto spesso in questi cinque mesi: all’inizio era un tormento, poi si è tramutato in un fastidio, ora ha addirittura il sapore di un gioco. Chi sei oggi, Aiden? Vediamo: oggi sei la vittima. Sei un martire, un innocente a cui è stato tolto tutto con una guerra ingiusta, un santo da salvare dai demoni che lo hanno catturato.


    E oggi, invece? Oggi chi sei? Oggi sei un mostro, Aiden. Sei un omicida, un criminale, dedito alla violenza e al dispotismo. Una vergogna da dimenticare, da lasciar marcire tra queste quattro mura, giusta punizione per un uomo ingiusto. E domani chi sarai? Forse sarai Aiden, semplicemente Aiden. Quelli sono i giorni buoni, e all’uomo fa sempre piacere sentirsi Aiden, solo Aiden, senza titolo né cognome.


    Oggi, però, non è uno di quei giorni. L’uomo nella cella è infatti inquieto: si guarda intorno, osserva ogni cosa che lo circonda, come se non conoscesse già a memoria la posizione di ogni singolo granello di polvere sul pavimento. Si gratta la barba, che non ha mai avuto così lunga, e si accarezza le tempie, per cercare di placare il mal di testa che lo perseguita da mesi.


    A volte, nei momenti peggiori, Aiden chiude gli occhi e vede quella che, nonostante tutto, continua a considerare casa sua: chiude gli occhi e vede il salone del castello, decorato coi più splendidi arazzi della regione e illuminato da centinaia e centinaia di candele blu;


    chiude gli occhi e vede la sua stanza, vede un letto troppo grande per una sola persona coperto da lenzuola azzurre, ricamate a mano, frutto del lavoro di mesi;


    vede un ragazzo, storpio agli occhi di tutti ma non ai suoi, che lo saluta con un sorriso che però non raggiunge gli occhi chiari come il ghiaccio.


    Quando la solitudine diventa troppo intensa Aiden chiude le palpebre e, per gli Dei, potrebbe giurare di riuscire a sentire l’odore della cucina di Castello del Tuono, dei campi fioriti di Capo Tempesta che, nonostante la stagione fredda, si tingono di mille colori e liberano mille profumi grazie alle piogge quotidiane dei passati Mesi delle Foglie.


    Sa bene che è impossibile, eppure ad Aiden sembra di essere lì, in mezzo ai quei campi, seduto nel salone, sdraiato nel letto. Forse è l’unica cosa che lo ha mantenuto sano in tutti questi mesi, se ancora si può definire sano un uomo che si sente tutto tranne che un uomo. Un guscio vuoto, forse, sarebbe la definizione più corretta per Aiden Urthadar. Privato del suo Fulmine, si sente castrato; eppure qualcosa, in quel guscio, rimane.


    Una debole fiamma, prossima all’estinguersi, ma che finché brucia lo spinge a desiderare una qualche forma di pura, semplice conclusione. La parola fine ad una storia che per molti una fine l’ha già avuta, ma non per lui, perché se il prima e il durante è stato in grado di gestirli, sta avendo non poche difficoltà con il dopo. Forse è orgoglio, forse disperazione. Forse è un errore, si è ripetuto per giorni interi, tra sé e sé, suscitando gli sguardi divertiti di non poche persone. Fatto sta che ad un certo punto si è deciso ad attirare l’attenzione di un soldato vestito di blu per pregarlo di comunicare la sua richiesta all’unica persona che può vantarsi di aver indossato il nome dei Raeghar dall’inizio alla fine di questa guerra. Che può vantarsi di aver osato, di aver tradito, di aver vinto.


    E se il lettore meno attento potrà pensare alla guerra, Aiden in cuor suo ancora crede che sangue e morte siano stati solo il contorno di un duello ben più interessante, già perso in partenza, ma non per questo meno avvincente. Il Tuono non esiste più, ma la sua superbia, d’altronde, è dura a morire. <<Vostra sorella non approverebbe, principessa>>, la voce ormai familiare della guardia ridesta l’Urthadar, che forse si era addormentato, o forse era solo perso nei suoi pensieri. Ultimamente le due cose si confondono, ha notato. <<Se la vostra intenzione era quella di non farmi passare non avreste dovuto riferirmi che desiderava parlare con me. Spostatevi, per favore>>. Un’altra voce, familiare per motivi ben diversi, arriva da oltre le sbarre e un brivido attraversa la schiena dell’uomo, come se fosse una di quelle scariche elettriche la cui mancanza lo ferisce quanto la lama più affilata. Il silenzio dura solo pochi istanti e lascia presto spazio al rumore di passi che si avvicinano alla cella.


    Il falso tuono alza lo sguardo e la luce di Esperin Raeghar comincia a rischiarare ciò che rimane delle tenebre attorno al suo cuore: nulla di magico, ovviamente, nulla di mistico. Eppure quel volto, seppur odiato, funge quasi da àncora per la mente provata del prigioniero. Un appiglio a una realtà ormai dimenticata, un ricordo di un Aiden che non vuole tornare ad essere ma che almeno, per gli Dei, almeno era qualcosa e non questo guscio svuotato di ogni senso di esistenza.




    <<Esperin Raeghar>>, lo ripete lentamente per assaporarlo, come quella volta in giardino, il primo giorno alla Torre, quando mille strade potevano essere percorse ma è stata intrapresa quella sbagliata. <<E’ ancora Raeghar?>>, una domanda inutile, superflua, tanto per spezzare il ghiaccio che sembra spesso quanto un muro di pietra.


    Ha provato a considerarla una Leithien, ci ha provato con tutte le sue forze, anche solo per una questione simbolica; ma non ha mai avuto successo. La luce del re buono ha sempre brillato dentro di lei, e solo gli Dei sanno quanto ciò facesse imbestialire Aiden. <<Sarà sempre Raeghar, anche se cambierò cognome>>, una risposta veloce, schietta, che l’uomo accetta con un cenno del viso e un mezzo sorriso. Gli Urthadar hanno perso il Fulmine, i Dreth il ghiaccio, i Waters l’acqua; ma i Raeghar, l’orgoglio, non lo perderanno mai.


    <<Mi hai chiesto di incontrarti per parlare del mio cognome?>>, un altro sorriso compare sulle labbra di Aiden, il secondo in pochi minuti, il secondo in cinque mesi di prigionia. Esperin rimane in piedi, le braccia conserte che un tempo fungevano da scudo, ma che ora non hanno più bisogno di difenderla.


    Chi attraversa l’inferno e sopravvive ne esce più forte, ne porta i segni sulla propria pelle, nei casi peggiori sopra il cuore. <<No>>, la gola gli duole quando parla, non è più abituato a farlo. <<In questo posto il tempo sembra non scorrere. Se la magia fosse ancora parte di questo mondo, crederei davvero che si tratti di una qualche strana maledizione. D’altronde, dopo quello che ho visto cinque mesi fa, sarei disposto a credere a tutto>>.


    Ci vuole poco all’Urthadar per recuperare la sua parlantina, i vecchi vizi non si perdono mai del tutto e quella vena tragica, che brama dare spettacolo, rimarrà sempre parte di lui. Parte di qualunque sia questa cosa in cui si è tramutato.


    <<Sai come conto i giorni che passano? In realtà non lo so neanche io, però ogni tanto chiedo al soldato qua fuori che giorno è, e conosco sempre la risposta prima che mi venga detta. Incredibile>>. Un sospiro scocciato accoglie queste parole, parole forse di un pazzo, che non hanno alcun senso logico. Esperin lo osserva, lo sguardo attento e sfumato d’ira, ma ve ne è una sola goccia rispetto al lago di rancore che erano i suoi occhi fino a pochi mesi fa. Ora la sua rabbia è rivolta ad altri, a chi ad Aiden non è concesso saperlo, ma la figlia del re buono ha molto da far scontare e molto da dimenticare. L’uomo che ha tentato di renderla una sua proprietà è ormai l’ultimo dei suoi pensieri e soprattutto dei suoi problemi.


    <<Mio marito mi aspetta, Aiden. Se hai qualcosa da dirmi, qualcosa di importante, ti consiglio di arrivare al punto>>. La pazienza, l’uomo deve ammetterlo, è una grande virtù della donna che si trova davanti. <<Devi scusarmi, non ho… non ho ricevuto visite. Neanche Petyr è venuto. Parlare finalmente con qualcuno è… difficile da gestire>>. Non una punta di pietà, né di pena, tinge le iridi chiare della principessa. È giusto così, Aiden lo sa. Non si aspettava né l’una, né l’altra, e non desiderava neanche giustificarsi: pretende solo che le parole che seguiranno vengano prese con la dovuta serietà. Perché sì, forse è diventato un folle, e sì, forse ha l’aspetto di una persona che ha visto giorni migliori; ma non ha intenzione di permettere alla sua mente instabile di privarlo della dignità del confronto. Di questo confronto, tra tutti.


    <<Voglio chiudere questa storia>>, mai una serpe è stata più sincera di così, ma Esperin fatica a capire, e sostiene lo sguardo del prigioniero con fredda decisione. <<La parola fine è stata scritta il giorno in cui mia sorella si è seduta sul trono che le spetta>>, ma Aiden scuote la testa, e la donna torna silente: non è quella la conclusione a cui si riferisce. Ne desidera un’altra: più intima, più personale, una conclusione al dualismo nato quella sera in terrazza, quando i loro visi erano illuminati dai colori caldi di uno degli ultimi tramonti sul vecchio mondo. Due prospettive diametralmente opposte, corroborate da valori diversi, due visioni del proprio destino che prima o poi si sarebbero inevitabilmente scontrate in un’esplosione di rancore e odio. Col senno di poi, l’Urthadar ne è convinto, anche allora sarebbe stato facile prevederlo, se non fosse stato per un unico, immenso problema: il Tuono è sempre stato in grado di adattarsi a tutto. A tutto, ma non a Esperin Raeghar.


    <<I Reietti hanno vinto, i Reali hanno perso. Non mi basta. Volevo un ultimo confronto, l’atto finale di questa sfida, perciò ho chiesto di farti chiamare. Voglio… tu hai vinto, io ho perso. Lo so. Ma avevo bisogno di ammetterlo guardandoti negli occhi. E che tu lo sentissi con le tue stesse orecchie. Tu hai vinto, io ho perso>>. La donna lo guarda impassibile, rimane in silenzio, elabora e cerca di tradurre la richiesta nascosta tra le righe. <<Vuoi il mio perdono?>>, è un collegamento naturale, che probabilmente sarebbe corrisposto alla verità con qualunque altra persona. Ma non con Aiden Urthadar. <<No. Non mi interessa, e non me lo concederesti. Non cerco perdono, né espiazione, né comprensione. Solo… solo una conclusione. E questa… questa è la mia conclusione. Perciò ti ringrazio di avermi raggiunto>>. Altri minuti trascorrono in un silenzio spezzato solo dalla voce di un qualche soldato. Rimane poco altro da dire. Forse, addirittura, niente. <<Bene>>, Esperin non ha intenzione di perdere altro tempo. Si volta, dà le spalle all’ultimo uomo su questa terra a cui darebbe le spalle fuori da questo posto e si allontana dalle sbarre, con il braccio sinistro steso accanto al fianco e la mano destra sul ventre che ospita suo figlio.


    <<Anche io voglio la mia conclusione>>. Inevitabile, pensa Aiden: due poli opposti hanno anche bisogno di conclusioni opposte. Non vi sarà mai una sintesi, è questione di natura. <<Lo sai perché ho vinto io? Lo sai perché hai perso?>>, si abbassa ad usare questi termini, la Raeghar, nonostante lei non abbia mai visto la guerra come un gioco. Ha perso un padre, un fratello, un amico: l’offesa più grande, senza dubbio, sarebbe paragonare ciò che ha vissuto a una partita a scacchi.




    <<Hai sempre detto che siamo uguali, e io ti ho sempre risposto che non è vero. Sai perché? Sai qual è la differenza più grande tra me e te?>>. Si accarezza il ventre, con la dolcezza propria solo di chi ama già quel bambino non ancora venuto al mondo. <<Io ho combattuto per quello in cui credevo. Tu hai combattuto per quello che desideravi. Solo per questo motivo avevo già vinto su quella terrazza, prima ancora che scoprissi tutto il fango che ti porti dentro>>.


    Ringrazia il soldato con un cenno e riprende a camminare, senza degnare il prigioniero di uno sguardo. Ma Aiden non è ancora pronto per rimanere nuovamente da solo. <<Come lo chiamerai?>>, le chiede, con un lieve affanno.




    La donna però non si ferma, e avanza decisa. <<Porterà il nome di un uomo migliore di me, che oggi sarebbe stato in grado di perdonarti>>. Finalmente i loro occhi si incrociano, come probabilmente non succederà mai più, e l’Urthadar avverte un altro brivido per la schiena, stavolta più intenso.


    È questa, lo avverte, la loro conclusione. Questo sguardo. Tesi e antitesi che si scontrano per l’ultima volta, che si respingono l’un l’altra e che rifiutano di unirsi in una sintesi. Forse è proprio questa la bellezza, pensa l’uomo. Forse certe strade sono destinate a rimanere parallele. <<Addio, Aiden>>. Addio, Esperin. Buona vita. E tu, invece? Che ne sarà della tua vita, Aiden? Chi sei oggi, Aiden? Si guarda prima a destra e poi a sinistra, alla ricerca di un appiglio, di una speranza, ma ciò che lo circonda sono solo le vecchie mura sporche di una cella. Ha sempre saputo rialzarsi, il falso tuono, ha sempre saputo trasformarsi in quello che gli serviva essere al momento del bisogno, eppure ora, o forse proprio per questo, fatica a trovare una nuova forma. Ciò che lo aspetta, fuori da qui, è un mondo in cui non ha futuro. Un mondo in cui è stato abbandonato dalla magia e dagli Dei, in cui dovrebbe combattere con le unghie e con i denti anche solo per sopravvivere. Vorrebbe poter trovare consolazione nel puro, semplice fatto di essere ancora vivo, ma la superbia e la brama gli incatenano la mente e soprattutto il cuore.


    E tutto ciò che gli rimane, della vita che aveva, sono solo le macerie.

  4. #4
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    Re: 1,3,7-trimetilxantina

    Anno DXIV (514) D.D.
    I Mese delle Foglie
    III Giorno di Venere


    Cammina ormai da ore per le strade della città, il Lord delle Tempeste.



    Stavolta ha una destinazione: si sta dirigendo verso le radici del promontorio, dove un tempo sorgeva il Glados e che ora ospitano una modesta locanda che accoglie gli ospiti della Saetta, siano essi ambasciatori, vagabondi di passaggio, o vecchi amici. In questo caso, abbastanza raro, si tratta di un emissario che giunge da Nord.







    Si guarda intorno, Valerius, e nota che tanti occhi lo osservano da lontano, alcuni pieni di gratitudine, altri, quelli che faticano a dimenticare ciò che è stato perso, bagnati di indifferenza. È tornato da pochi giorni a Capo Tempesta, il vecchio tuono, dopo un periodo trascorso a Luna di Diamante in veste di consigliere della Corona: all’inizio non era sicuro di accettare, ma sono bastate poche parole di Reneè, schiette e sincere, a convincerlo.







    Davanti a sé non aveva più l’uomo robusto e barbuto che era abituato a vedere, certo, ma il cuore che batte in quel petto è sempre lo stesso e ora ne è sicuro. Quindi cammina per il paese, il consigliere, e ogni tanto qualcuno tenta di avvicinarsi, molti solo per salutare il proprio signore, fin troppi per ricordagli che le cicatrici della guerra ancora sanguinano e che sono loro, i contadini, gli artigiani, le sarte a pagare un prezzo che verrà sempre considerato troppo alto.



    I soldati della scorta sono abituati a questa routine e sanno che il loro lord, per quanto non ami essere al centro dell’attenzione, preferisce occuparsene senza il loro intervento: desidera parlare con i propri sudditi, quando possibile, e sentire direttamente da loro le giuste richieste che, nei limiti, si sforza sempre di soddisfare. Ma il vecchio tuono è un uomo solo, e le bocche da sfamare sono centinaia: lo scomodo trono su cui siede, per quanto pregiato, non gli consente di creare dal nulla campi di grano e lino, nuove botteghe, mulini a vento e fattorie.



    Allontanandosi sempre di più dal castello, L’Urthadar giunge nella piazza del mercato, che solo un anno fa ospitava una bancarella a malapena stabile: oggi, invece, mille colori lo circondano, dal rosso vivace dei tessuti al verde delle verdure, il viola del vino e l’azzurro del cielo, terso come non mai nei Mesi delle Foglie, forse un buon segno di Dei che non si sono dimenticati del tutto di questo mondo.



    Pochi hanno monete per comprare e le merci più preziose faticano ad essere vendute, ma rispetto ai mesi immediatamente successivi alla guerra tutto ciò sembra un paradiso. Valerius, però, non riesce ancora a sorridere camminando per queste strade, lastricate di pietra e di rimpianto, di terra e dolore, delle gocce di sangue versate quella maledetta notte e che non riesce a cancellare dai suoi ricordi.



    A volte si deve fermare, chiudere gli occhi e prendere fiato, superare l’ennesimo ostacolo che in realtà è lo stesso di sempre e allontanare di nuovo il passato in quel familiare angolo della propria mente dove si rifiuta di marcire per l’eternità.



    Spesso in quei momenti una mano amica si posa sulla sua spalla, che sia quella di Elen, di Petyr o del comandante delle sue guardie, l’uomo che lo accolse quando venne alla ricerca di quei maledetti libri, rivelatosi un fedele soldato nonché confidente. Ma ciò che gli fa più paura è la flebile voce nella sua testa, un pensiero che lo perseguita dal giorno in cui ha messo di nuovo piede nel castello e che non sembra intenzionato ad abbandonarlo, neanche a un anno di distanza: questo posto, ormai Valerius ne è convinto, non sarà mai casa sua. Non vi è soluzione, non esiste via d’uscita. Credeva che col tempo le cose sarebbero migliorate; si sbagliava, tutto qui. L’egoismo, però, non appartiene al vecchio tuono e l’uomo conserva i suoi timori solo per il suo cuore, perché non intende abbandonare il campo e non intende fuggire prima che l’ultima battaglia sia stata vinta. Perciò Valerius continua a camminare per una città che non sente sua, scambiando sguardi con persone che desidera aiutare ma con cui non sente di condividere alcun legame, se non quello del proprio governo impostogli dalla legge degli Dei e degli uomini, un governo a cui rifiuterebbe volentieri, se non fosse certo di rappresentare l’unica speranza per questa terra macchiata dal peccato.



    Quando il sole comincia a tramontare il gruppo giunge alla sua destinazione, alle radici del promontorio, ma prima che il lord possa dare ordini alle sue guardie un forte colpo alle gambe gli fa quasi perdere l’equilibrio.



    Un enorme lupo gli saltella intorno, tenta di aggrapparsi a lui e, per gli Dei, quando appoggia la testa sulla sua coscia rischia nuovamente di farlo cadere. <<Rollo?>>, il vecchio tuono strabuzza gli occhi, sorpreso.



    Ricorda il suo nome, è diventato quattro volte più grande ma lo ha riconosciuto subito. <<Anche io sono contento di vederti, ma cosa ci fai qui?>>. L’animale sembra finalmente calmarsi e permette all’uomo di grattargli il capo, come se fosse ancora un cucciolo e non una bestia di un metro, con zanne che potrebbero aprire la gola di chiunque con un solo morso.



    <<Dov’è il tuo padrone?>>, gli chiede con gentilezza, ovviamente senza aspettarsi una risposta, però qualcun altro lo ha sentito. Da nord, a quanto pare, hanno mandato un amico. <<Sono qua, nonno. Ti aspettavo>>.





    Un uomo alto e dalle spalle larghe si avvicina ai due, un ghigno stampato sul viso e la camminata spavalda di chi non ha paura di niente, o almeno, finge di non averne. Valerius rotea gli occhi e sorride, è passato un anno dall’ultima volta che lo ha visto ma non è cambiato di una virgola. Prima che possa dire qualcosa, però, viene cinto in un abbraccio forte, tanto forte, che sa di ricordi e di nostalgia.



    Qualche osso scricchiola, ma al vecchio tuono non importa: ricambia l’abbraccio con foga e allegria, forse anche con una lacrima, mentre Rollo scodinzola intorno a loro, quasi come se volesse partecipare anche lui a questo quadretto imprevisto.





    <<Dahmer. Mi aspettavo un septon barbuto, non…. te. Andiamo, parleremo al castello>>, propone Valerius, ma un anno è tanto tempo e nessuno dei due riesce ad attendere. Sulla strada verso il promontorio, infatti, il giovane Dreth gli racconta della sua vita, delle sue promesse, del suo impegno.



    Parla del suo periodo in carcere, di Gaearmir, di una donna e, quando il cielo è ormai sfumato di arancione, parla anche del motivo per cui si trova qui. Suo padre.



    L’Urthadar sa che è un argomento difficile, perciò si limita a fare ciò che gli riesce meglio: ascoltare. È così che funziona tra loro, e a dirla tutta è un miracolo che due come loro riescano a funzionare insieme. Diversi come il sole e la luna, come il giorno e la notte, li univa però una cosa, forse l’unica che conta davvero: il rifiuto del sangue che scorre nelle loro vene.





    Non si sarebbero mai dovuti incontrare, eppure le circostanze li hanno portati a combattere fianco a fianco, a seguire lo stesso comandante, a recuperare, chi volente, chi nolente, un nome di cui erano stati privati. Urthadar e Dreth, reietti di due casati avversari, specchio umiliante dei rampolli addestrati al comando dall’altra parte della barricata. Eppure, ora, sulla terrazza del castello ad osservare lo spettacolo che solo i tramonti della Terra delle Tempeste possono offrire non vi sono Aiden e Vicent, bensì Valerius e Dahmer.





    Il primo in veste di lord, il secondo in veste di un figlio che tenta di espiare le proprie colpe. Due ruoli che il fato ha provato in tutti i modi di precludere, senza successo. <<Hai una casetta niente male>>, commenta il ragazzo, con quel perenne sorrisino dipinto sulle labbra.



    Poi, però, si fa serio. <<Immagino sia giunto il momento di passare agli affari>>. Un cenno di assenso è tutto ciò di cui ha bisogno: il Dreth abbandona ogni traccia di spavalderia e dedica la sua più totale attenzione a Valerius.



    Si è sbagliato, prima, il vecchio tuono: non è vero che Dahmer non è cambiato di una virgola. Forse i mesi nelle segrete sono davvero serviti a qualcosa. Forse anche gli scudi più resistenti sono in grado di incrinarsi.



    <<Non c’è molto da aggiungere a quello che ho scritto a Caligus, in realtà. Immagino che te ne abbia parlato, se ha mandato te>>. Un’ombra compare sui suoi occhi, ma l’uomo annuisce. <<Immagini bene, ovviamente. Mi ha mandato a chiamare non appena ha ricevuto la tua lettera, credo che tu lo abbia colto di sorpresa. Non avrei mai lasciato Gaearmir se non ti avesse nominato, ma quando ho letto le parole “Valerius Urthadar mi ha scritto e pare che desideri un’alleanza, tu lo conosci, ho bisogno di te”, non potevo ignorare la cosa… nel senso, avrei potuto, certo. Ma… insomma, mi sto impegnando. Mi sto impegnando per non essere più menefreghista e anche per… per rimediare ai miei errori>>.



    Non ha il coraggio di sostenere il suo sguardo, il ragazzo, e Valerius non pretende che ne abbia. Non si è guadagnato il diritto di invadere ciò che di più privato esiste, quel rapporto tra padre e figlio che lui non ha avuto modo di riparare ma che, e lo spera davvero, forse Dahmer e Caligus riusciranno a salvare.



    Ignora la verità, il vecchio tuono, ignora le tre vite a lui legate che le mani del suo amico hanno preso, mosse dall’odio, dalla vendetta, dallo stesso rancore che avrebbe potuto trasformare anche Valerius in un omicida del suo stesso sangue. Ignora che la colpa del Boia della Luna sia immensamente più difficile da espiare di quello che crede. Avrebbe la forza di comprendere, il vecchio tuono? Solo agli Dei è concesso saperlo. Probabilmente, però, è meglio così. <<E poi sentivo la mancanza del mio nonno preferito>>, torna il sorriso sulle labbra di entrambi, un sorriso che l’Urthadar, in questo castello, sfoggia molto poco.



    <<Tuo padre ha ragione, in parte. Nella lettera ho parlato del passato dei nostri casati, degli scontri… voglio lasciarmi tutto alle spalle. Ci avevo già provato da ragazzo, ma sappiamo entrambi com’è finita>>. Non serve rivangare ancora quella storia, perciò Dahmer rimane silente e permette al Lord delle Tempeste di continuare il suo discorso. <<Ho riflettuto molto prima di contattare Caligus. E sono giunto alla conclusione che trent’anni fa i tempi non erano ancora maturi. Ulfric aveva un ricordo troppo fresco del sangue versato dai Dreth, e mio padre… beh, mio padre avrebbe fatto qualunque cosa gli avesse ordinato mia madre. E a mia madre, della pace, non importava proprio nulla>>.



    A Elissa Urthadar, in effetti, non importava della stabilità del regno. Non le importava della famiglia, dell’amore, degli affetti. Valerius si è chiesto spesso per cosa ardesse il cuore di sua madre, cosa alimentasse la fiamma dentro di lei e governasse ogni suo gesto, eppure una risposta, una soluzione a quel mistero tanto cupo, non l’ha mai trovata. <<Ora, però, la guerra ha cambiato tutto. I miei soldati e quelli di tuo padre hanno combattuto fianco a fianco a Luna di Diamante. Il regno di Reneè è stabile. Non ti nascondo che la Terra delle Tempeste ha bisogno di aiuto per riprendersi, sia dalla guerra che dal governo di Aiden, e ora che non è più necessario guardarci in continuazione le spalle, possiamo iniziare a… collaborare. Per ora, in realtà, basterebbe la certezza di non avere più un nemico a nord>>. Il disegno del vecchio tuono è semplice, sulla carta, ma estremamente arduo da realizzare nella pratica. Il motivo, lo sanno bene entrambi, è sempre lo stesso: il passato. Quel passato che non intende liberare nessuno dalle proprie grinfie e che continua a tenere prigioniero tra i suoi artigli il futuro. <<Caligus non è Ulfric, ma non è neanche quel beota di Vicent. Avrà tanti dubbi su questa… collaborazione>>. Gli occhi di Dahmer brillano, colpiti dagli ultimi raggi di sole. Un sorriso li raggiunge. <<Dubbi che posso aiutare a risolvere>>. Valerius si abbandona a un sospiro, uno che non si era nemmeno reso conto di trattenere, e un peso sullo stomaco, uno dei tanti, gli sembra infinitamente più leggero. Ma si tratta di un momento di gioia effimera, come tanti nella sua vita.



    È questione di pochi secondi: all’inizio pensa sia solo un attimo di debolezza, poi il tramonto, il castello, il Dreth scompaiono nel nero, che prende la forma di un luogo che non riconosce, ma che ha già visto nei suoi sogni.



    Si trova in una stanzetta angusta, scura e inospitale, sporca di polvere e di rimpianto, di tante parole non dette, di odio e sofferenza. Sente un rumore, una serratura arrugginita che scatta, un cigolio metallico che per lui non significa nulla ma che per altri, più vicini a lui di quanto crede, è sinonimo di libertà.



    <<Nonno?>>, il respiro si fa pesante e doloroso, come se l’aria fosse pervasa da tante piccole schegge di vetro. <<Valerius? Stai bene?>>. La voce di Dahmer funge da àncora, da appiglio, e il vecchio tuono riesce a recuperare la lucidità. Il panorama di Capo Tempesta compare di nuovo, come se non fosse successo nulla. <<Dahmer>>, la voce si spezza, suona come il lamento di chi non riesce più a tenere per sé i propri timori.



    <<Non ti preoccupare, continuiamo a parlare domani>>, tenta di rassicurarlo, il ragazzo, incerto di quello che stia accadendo davanti ai suoi occhi. <<Dahmer>>, ma la questione è più grave, e il Lord delle Tempeste, finalmente in presenza di un volto amico, non riesce più a trattenersi. <<Credo che non sia morto>>, fatica a realizzare di averlo ammesso davvero, ad alta voce, per la prima volta da quel giorno a Luna di Diamante. Vorrebbe sbagliarsi, il vecchio tuono, ma in cuor suo sa di avere ragione. <<Credo che il maleficarum sia ancora dentro di me>>.



    Il giovane Dreth spalanca gli occhi e l’uomo gli parla di ciò che ha vissuto nell’anno passato, dei suoi malori, della stanchezza, degli strani sogni e della salute di suo cugino, sintomi ormai familiari della possessione che si sono attenuati, certo, ma che non sono neanche scomparsi. Ignora, Valerius, che lontano da Capo Tempesta un’altra persona ha vissuto lo stesso identico calvario, non sapendo però che le sue sofferenze avessero un’origine ben precisa.





    La porta della cella si apre e il falso tuono torna ad essere un uomo libero, anche se una definizione del genere lo farebbe solo sorridere.





    <<Questa è la tua spada>>, Ammazzadraghi gli viene consegnata senza gentilezza da un soldato qualunque, distratto da un particolare del suo volto, scoperto finalmente dai capelli, qualcosa che Aiden ancora non si è reso conto di avere. <<E questa… tu sei l’Urthadar e qua c'è un fulmine, credo sia tua>>. Si tratta della lettera mai letta, quella con la saetta spezzata da mani amiche, un ultimo favore mai sfruttato a causa della codardia, dell’abbandono, del tempismo.





    Sono questi gli unici averi del falso tuono, un uomo che un tempo godeva di tutto e che ora non ha più nemmeno se stesso. Si fa scortare fuori dal castello, lasciandosi alle spalle un anno di prove e preparandosi per ciò che gli Dei hanno deciso di riservargli: non si aspettava, però, di incontrare così presto l’autore della lettera che custodisce nella sua tasca.



    Petyr Urthadar e un piccolo plotone di soldati sono venuti a prenderlo, Aiden ne è sicuro, per condurlo a Capo Tempesta e donargli la giusta morte che gli spetta con un anno di ritardo.



    Il ragazzo avanza verso di lui, claudicante, con un’espressione neutra sul viso. È cresciuto, è tremendamente cresciuto: è a questo che pensa Aiden, con il cuore diviso tra gioia e dolore.





    Ma qualcosa di molto simile al terrore invade lo sguardo del cugino non appena li distanzia solo qualche metro.



    Non sa come reagire, il falso tuono, perché non comprende il motivo di questa reazione. Per la prima volta nella sua vita le parole gli sfuggono e tocca a un’altra persona, una terza, spezzare l’inquietante silenzio che è calato tra i due cugini. <<Petyr, Aiden>>.



    Si tratta di una figura incappucciata, che sembra comparsa letteralmente dal nulla. Indossa un saio e ha una corda legata in vita, il cui nodo è messo alla prova dalla dimensione non indifferente della pancia. All’apparenza potrebbe essere scambiato per un septon: la verità, però, è molto più oscura.





    <<Il mio nome è Alexius. Petyr, non mi conosci, ma ho salvato tuo cugino dal maleficarum anni or sono. Credo ti abbia raccontato quella storia. Posso aiutarvi>>. Pronunciate queste parole, l’uomo solleva leggermente il cappuccio e rivela un volto paffuto, senza alcun capello in testa.



    Ma l’attenzione del ragazzo è dedicata esclusivamente al suo occhio destro, rosso come il sangue.



    Rosso come l’iride sinistra del falso tuono. Due rubini che brillano nella notte, complementari, separati, pezzi di un unico puzzle che aspetta di essere ricomposto da fin troppi anni.



    <<Allora parla, perché mi sembra di essere stato catapultato in un incubo>>, gli ordina Petyr, brusco, esausto e frustrato da una storia che credeva fosse già conclusa. Alexius però scuote la testa, affranto. <<Se fosse così facile, lo avrei già fatto. Vi racconterò tutto a Capo Tempesta, se mi permetterete di unirmi a voi. Anche Valerius merita di sapere>>. Il giovane Urthadar, davanti all’evidenza, non ha molta scelta.



    Cerca lo sguardo di suo cugino, confuso e sporco di cremisi, e poi annuisce: a lui, all’anziano, ai soldati. Forse un po’ anche a se stesso. Ancora non sanno, i due Urthadar, che ciò che stanno per apprendere metterà a dura prova tutto quello in cui hanno sempre creduto. Ancora non sanno che quel rosso maledetto li perseguita da ben prima che nascessero, quando orgoglio e invidia hanno aizzato sangue contro sangue e gli Dei hanno chiuso un occhio, forse entrambi, davanti al peccato di una donna. Perché il passato, a quanto pare, è l’unico vero nemico di un casato il cui vanto è sempre stato l’essere volto verso il futuro, slegato dalle catene arrugginite della tradizione.



    E ora come non mai, per comprendere la verità, bisogna tornare alle macerie.
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  5. #5
    sim esperto L'avatar di ComandantePerla
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    Re: 1,3,7-trimetilxantina

    Ciao Pey!
    Ho letto la prima parte dell'epilogo di Valerius e Aiden, e non posso che farti i miei complimenti.

    Purtroppo non posso approfondire molto questo commento, perché conosco poco questi pg (ma un po' alla volta mi sto recuperando tutto Dem, in modo da poter rimediare in seguito, anche con altri personaggi)

    Posso solo dirti che le foto sono splendide e molto curate, e lo scritto sentito ed emozionante.

    Il dramma umano che Valerius vive in questo momento, è descritto fin nei minimi particolari, e nelle più profonde pieghe della psicologia del personaggio.....
    Ho rivisto con piacere anche la dolce Elen.

    Quindi tutto molto bello ed aspetto il seguito..... magari quando aggiornerai avrò avuto modo di conoscere un po' meglio il Lord delle Tempeste.






  6. #6
    Mod cangiante L'avatar di Pey'j
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    Re: 1,3,7-trimetilxantina

    Ciao Perla! Non ti preoccupare, lo so che non hai seguito bene il gioco, mi fa comunque molto piacere che tu abbia voluto lasciare un commento e anzi, ti ammiro per la volontà di recuperare! È... tantissima roba!!! No, a parte gli scherzi, sarà una bella lettura di cui di certo non ti pentirai poi, se magari ti sfugge qualcosa riguardo ai miei pg che ti incuriosisce, non esitare a chiedere, ti risponderò con immenso piacere come avrai sicuramente già dedotto da questa prima parte di epilogo quelle di Aiden e Valerius sono due storie collegate, che sono avanzate in modo parallelo per tutto il gioco e che ora finalmente si scontrano, anche a causa di un... problemino soprannaturale che perseguita Valerius da un po' di tempo
    Ti ringrazio ancora per i complimenti, mi ha fatto particolarmente piacere che tu abbia apprezzato le foto, sono un po' la mia bestia nera
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  7. #7
    Moderatrice L'avatar di serenarcc
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    Re: 1,3,7-trimetilxantina

    Pey Eccomi finalmente a commentare per bene questa prima parte!
    Il tuo è uno degli epiloghi che aspettavo con più curiosità, sia per la tua evidente bravura e perchè amo i tuoi personaggi ma anche perchè i titoli che hai messo in indice mi inquietano troppo e sto valutando quale minaccia più appropriata utilizzare U_U Per ora, devo dire, non hai deluso affatto le mie aspettative. Ma prima di commentare nel dettaglio devo cazziare anche te, non si concludono i capitoli in questo modo, siete di una perfidia senza limiti
    Mi piace la scelta dell'epilogo condiviso, ovviamente inevitabile dato che le loro storie erano così strettamente collegate fin dal principio, e l'uso della terza persona che ci consente di avere una visuale più completa della storia anche al di là di cosa sa o pensa il singolo personaggio. Con la terza persona, in alcuni casi, è difficile descrivere lo stato d'animo del personaggio e scendere allo stesso livello di introspezione della prima persona, nel tuo caso questo discorso non vale affatto, la loro evoluzione è descritta perfettamente, ci tengo quindi a farti i complimenti per il tuo stile e per la cura dei particolari, sia nel testo che nelle foto. Si, anche nelle foto U_U Nonostante le tue inutili paranoie a riguardo, sono fatte benissimo e soprattutto una, quella di Valerius che mi avevi spoilerato, trasmette tantissimo (è la mia preferita )
    Ma veniamo alla storia. Mi aspettavo un inizio di questo tipo, conoscendo il punto a cui sono arrivati entrambi i pg nel corso del GdR, la fine della guerra ha portato entrambi ad un nuovo inizio ed a riflettere su se stessi e su che strada intraprendere, indipendentemente dalla vittoria e dalla sconfitta delle rispettive fazioni. Aiden, tra i due, è sicuramente quello che subito l'evoluzione più drastica e complessa nel corso di questi due anni, anche se è bello vedere che determinati vizi nonostante tutto non cambiano mai. Non ho mai creduto nei cambiamenti totali ed improvvisi, mi piace vedere continuità nell'evoluzione del personaggio come in questo caso. Anche Valerius ha dovuto fare le sue scelte, prendere in mano la pesante eredità del cognome che ha rinnegato per anni ed assumersene le responsabilità, fino a comprendere che non sentirà mai quella come casa sua. Mi è piaciuto molto il viaggio e la descrizione delle conseguenze della guerra per Capo Tempesta, un aspetto di cui spesso non si parla ma che segna la vita delle persone comuni al di là delle gesta eroiche di chi indossa l'armatura, la scena con la vecchina mi ha commossa tantissimo Ed anche la bambola regalata ad Elen... tipico di nonno xD
    Ma Aiden Sono sempre in crisi nel dire se preferisco uno o l'altro, entrambi sono fatti benissimo anche se diametralmente opposti, ma l'Aiden di questo post ed il suo conflitto interiore mi hanno totalmente conquistata U_U
    Bellissima anche la scena con Esperin Ti ringrazio per averla inserita e resa così bene, mi è piaciuta molto l'evoluzione di questo loro grande amore e la conclusione a cui sono giunti, l'unica possibile considerato il carattere ed il modo di pensare di entrambi, non avrebbero mai potuto trovare un compromesso. Non avrei mai pensato che quella chiacchierata in terrazza e quel patto nato tanto per giocare, che inizialmente non avevamo neanche sviluppato più di tanto, portassero ad intrecciare in modo così interessante le due bg, mi sono divertita molto
    Mi aspettavo anche il fatidico accordo tra Dreth ed Urthadar, reso possibile dal cambio "ai vertici" delle due casate, un punto di svolta per il Nord ed un taglio netto col passato, che poi è ciò che rappresentato Valerius e Dahmer per le rispettive casate, molto bella ed intensa anche questa scena (Rollo! ) .
    Quello che assolutamente non mi aspettavo era il ritorno di Maly!!! Credevo, anzi speravo, che quel problema fosse stato risolto con la fine della magia ma a quanto pare la situazione è ben più complicata. Non ho capito bene cos'è successo e come mai l'occhio rosso sia passato da Nonno ad Aiden, considerato che entrambi hanno perso i loro poteri, sicuramente è qualcosa legato al sangue che quindi va al di là del resto e non muore assieme alla magia. Dal testo e dall'ultima foto mi sembra di aver intuito che Elissa si sia messa in mezzo tra i due fratelli, mettendoli uno contro l'altro, non che le risultasse difficile da come ce l'hai descritta ma non capisco cosa può averla spinta a farlo (adulterio?! non credo) e soprattutto cosa c'entri Maly. Leggendo mi sono appunto resa conto che non sappiamo cosa contasse realmente per lei, forse solo il potere ed il prestigio della casata, ma non ne sono così sicura.
    Chiudo il mio papiello, che spero sia meno lungo di quanto penso, minacciandoti con un mitra di aggiornare al più presto U_U
    Bravissimo

  8. #8
    Mod cangiante L'avatar di Pey'j
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    Re: 1,3,7-trimetilxantina

    Sere!!! Ho letto il tuo bellissimo commento mentre degustavo sushi e lo ha reso ancora più buono! Ora provo a risponderti come meriti, anche se sarà difficile, dato non sono una cima né a fare commenti, né a rispondere (basta leggere i miei ordinatissimi commenti agli altri epiloghi........)
    Ti dico subito grazie per i vari complimenti sparsi nel post, così mi posso concentrare su altre cose: non sai quanto mi faccia piacere essere apprezzato da una giocatrice e scrittrice (ma soprattutto persona) che stimo molto, mi dà uno sprint in più quando cerco l'ispirazione per buttare giù qualche riga, insomma grazie grazie grazie Ciò che mi sprona è ovviamente la voglia di concludere questa storia, spero nel migliore dei modi, e commenti come il tuo ripagano davvero tutta la fatica che ci ho messo a scrivere questa prima parte

    La scelta della terza persona è stata dettata più che altro dalla voglia di sperimentare, non avevo mai scritto nulla in terza persona prima d'ora e comunque la libertà che concede questo stile calzava a pennello con l'impostazione che volevo dare all'epilogo: come hai detto tu stessa consente di avere una visuale più ampia, necessaria appunto per passare dal punto di vista di Aiden a quello di nonno senza forzature (e spero che non ce ne siano, di forzature), senza contare che ci saranno anche altri personaggi e i loro punti di vista (come Petyr), che non avrei mai potuto rendere con l'utilizzo della prima persona. La seconda parte, infatti, sarà completamente concentrata sui personaggi presenti nell'ultima foto, gli Urthadar della generazione precedente, perciò la prima persona sarebbe stata troppo confusionaria! Ecco, già che ci siamo, spero di non annoiare troppo raccontando le loro storie, ma piuttosto che un lungo spiegone nel presente penso sia più interessante farvi vedere direttamente gli eventi che hanno portato a questo casino, e soprattutto a una probabile crisi isterica di Petyr.
    Quindi in sintesi... grazie mille, sono contento di essere riuscito a trasmettere le emozioni dei personaggi anche attraverso la terza persona, e grazie anche per i complimenti alle foto (falsona )

    Non sai quanto mi renda felice il fatto che sia arrivato esattamente ciò che volevo trasmettere: questa prima parte è tutto un immenso "e ora??? che faccio???", sia per Valerius, sia per Aiden, che apparentemente si trovano in posizioni estremamente diverse ma che invece devono fare i conti con ostacoli molto simili: entrambi sono costretti a cominciare una nuova vita, entrambi non si sentono a casa loro (o meglio, non sanno proprio quale sia la loro casa: Capo Tempesta, paradossalmente, non è più o non è mai stata la casa di nessuno dei due), entrambi hanno perso tutti i loro punti di riferimento. Insomma, devono davvero ripartire dalle macerie. L'unica, grande differenza è che nonno ha i suoi amici al suo fianco, mentre Aiden è completamente solo. E il dramma è che è solo ed esclusivamente colpa sua

    Esperin... ma cosa ringrazi! È stato un onore averla nel mio epilogo, fin da quando ho iniziato a buttare giù le prime idee ho avuto un solo pensiero fisso: Esperin e Aiden non hanno ancora finito di scornarsi. Per me come giocatore il rapporto con Esperin è stato fondamentale nell'evoluzione di Aiden, al pari di quello con Cassandra, perché gli ha fatto realizzare di non essere invincibile e, insomma, di essere umano. Da lì è iniziato a crollare tutto. E questo ultimo confronto serviva ad Aiden come prova finale: ha davvero perso. Ora può andare avanti, forse, se si riesce a risolvere quel problemuccio di maly

    Il patto Dreth/Urthadar lo vedo un po' come giustizia poetica: Valerius crede che la sua condanna sia stato proprio il desiderio di riappacificare le due casate, crede che gli sia stato impedito in tutti i modi, addirittura attentando alla sua vita, e ora che contro ogni aspettativa si trova di nuovo a Capo Tempesta ha deciso di concludere ciò che aveva iniziato da ragazzo. Cosa possibile solo per le circostanze che ora sono favorevoli, grazie a Reneè e, come hai detto tu, al taglio netto col passato

    L'ultima parte del tuo commento, te lo confesso, è quella che ho trovato più interessante hai sempre tantissimo intuito e anche stavolta hai dimostrato di avere fiuto per gli indizi, la frase su Elissa e su ciò che motivasse le sue azioni non è assolutamente casuale e il fatto che tu l'abbia notata mi manda in brodo di giuggiole ci sono tanti scheletri negli armadi degli Urthadar, diciamo che Elissa aveva un armadio bello grande come ho già detto su nella seconda parte avrà un ruolo fondamentale, anche se mi concentrerò soprattutto sul babbo Urthadar e sulle origini dei maleficarum e di Alexius (avrei voluto continuare a chiamarlo uovo ma avevo l'impressione che la scena non sarebbe più stata così drammatica......)
    Per quanto riguarda il trasferimento dell'occhio, spiegherò tutto chiaramente nella terza parte che tornerà al presente (ma penso sarà già chiaro con la seconda), ti posso dire che le azioni di Shen hanno certamente avuto effetto anche su maly e che non è lo stesso di prima. Però come hai detto anche tu la vera essenza di maly è legata al sangue, e nonostante abbia abbandonato il corpo di nonno serve ben altro per sradicarlo completamente da questo mondo

    Mamma mia... quanto ho scritto! Ti chiedo davvero scusa, ma ci tengo tanto a questa conclusione (un po' come Aiden con Esperin ), sia per tutta la passione che nutro per dem, sia perché desidero completare questo progetto nel migliore dei modi e insomma, ne parlerei per ore. Però quando perdo il controllo ecco sì insomma vi autorizzo a darmi una botta in testa
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  9. #9
    GdR Master L'avatar di Eclisse84
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    Re: 1,3,7-trimetilxantina

    Ma finalmente U_U Adoro! Questo è quello che posso commentarti di getto, una parola per tutto: adoro

    Aiden e Valerius sono le due facce della stessa medaglia, simili in alcuni aspetti, eppure così diametralmente opposti per tutto il resto. Chi non ha avuto una cotta per Aiden in questo Gdr? E non parlo riferendomi all'estetica: i modi, il carattere, i pensieri, tutto ciò che hai adoperato per costruire questo splendido personaggio è stato incastrato ad arte, persino i momenti in cui ha cominciato a cedere, non ha mai perso quel fascino, quell'alone particolare che ha da sempre aleggiato attorno lui.
    Valerius, probabilmente, mi ha incuriosita ancora di più, mi sono sempre posta la domanda: ci fa o ci è? Questo perché mi hai messo la pulce nell'orecchio, quella volta all'Auspex, con Aiden e quella sua frase sul nonno. Non ho mai realmente capito cosa si celasse nell'animo di quest'uomo così travagliato, nonostante tu ci abbia mostrato molto di lui, gli stralci del passato, i pensieri riferiti alla guerra ed al proprio casato, non sono mai riuscita ad inquadrarlo totalmente.

    Questa prima parte l'ho attesa moltissimo, per me, che ho sguazzato nei misteri in questi due anni di gioco, che ho costruito una realtà assieme agli altri master, dove c'erano mille mila garbugli da risolvere, dove avevo già la chiave della soluzione del drammone Drako/Reneè quindi nulla da risolvere come giocatrice, ritrovarmi a leggere di questo mistero sul maleficarum, credimi, è stato bellissimo, al di là del mio ruolo, mi sono sentita giocatrice, perchè avevo ed ho qualcosa da capire e risolvere, questa è una delle più grandi soddisfazioni che si possa dare ad un master, quindi veramente ti faccio i miei complimenti per la trama che hai costruito.

    Ma tornando a questo epilogo, mi sono piaciute tutte le scene, Valerius è proprio come lo avrei immaginato in un contesto post-guerra con i reietti vincitori, Reneè ha scelto bene il suo consigliere. Valerius ha dimostrato una grande sensibilità nella prima parte quando osserva lo scenario di Capo Tempesta devastato, la scena con l'anziana mi ha fatto molta tenerezza. Bellissime le foto e dico sul serio, anche se odi farle dichiaratamente, lasciati dire che riesci decisamente bene, e non ne faccio una questione di qualità, mi riferisco alle inquadrature ed alla scelta dei soggetti, la mia preferita è quella dove ci sono semplicemente delle erbacce e Valerius volge lo sguardo altrove, mi ha trasmesso molta tristezza ed anche un pò di angoscia per quello che potrebbe essere il futuro di Capo Tempesta, ma nel caso di Valerius, anche il tormento del passato che scatena le sue conseguenze sul presente.

    Ovviamente il confronto di Aiden ed Esperin ha dato la giusta conclusione al legame di questi due personaggi, mi sono sempre piaciuti i loro dialoghi, quindi faccio i miei complimenti ad entrambi. Maly... MALY, ma una vacanza no? Mi aspettavo che non sarebbe stato così semplice liberarsi di lui, non perchè tu lo abbia lasciato intuire, piuttosto perché sei il tipo di giocatore che "i miei pg mai una gioia" (anche io ). Mi hai colta alla sprovvista con quell'occhio rosso, per un momento ho pensato: MA!

    Alissa ha combinato qualcosa con i due fratelli in passato, Parsival, non so perché, lo vedo come una povera vittima, sarà perchè lo hai sempre mostrato come quello più "ragionevole" della famiglia, sarà perchè lo hai messo proprio al centro della foto, ma sopratutto perchè ricordo bene la famosa scena di Valerius in fuga, dove guarda negli occhi il padre, il quale impassibile abbassa lo sguardo come nulla fosse. Lui sapeva ed ha lasciato fare, non immagino ancora il motivo, sicuramente è qualcosa che ha provato lui stesso sulla propria pelle (ho pensato questo leggendo le battute finali della prima parte).

    Perdonami se risulto confusionaria nell'esprimermi, ma sto scrivendo di getto XD Comunque... in sintesi: sono curiosissima del seguito e non vedo l'ora di sapere tutto FINALMENTE!!!!!
    Testo impeccabile come sempre, concordo pienamente col commento di Sere sulla scelta della terza persona, ha enfatizzato il tutto ancor di più

    Ah dimenticavo: ROLLO <3

    Valerius e Dahmer mi hanno strappato un sorriso, chi avrebbe mai immaginato di vederli così? Nelle vesti dei Lord di due fazioni che hanno fatto storia e che finalmente giungono all'accordo del secolo! Mi sono anche un pò commossa SHHH!

  10. #10
    Mod cangiante L'avatar di Pey'j
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    Re: 1,3,7-trimetilxantina

    Sono in overdose di complimenti non so davvero cosa dire per ringraziarti Ecli, detto da te ogni complimento ha un peso ben preciso, per gli stessi motivi di Sere, ovviamente, ma anche per il tuo bagaglio di esperienza coi gdr che io francamente posso solo sognare (ma col tempo... col tempo.......)

    Le tue parole su Aiden e nonno mi hanno emozionato, non scherzo, perché mi sono impegnato tanto per renderli esattamente come li hai descritti tu e insomma, vedere che i propri sforzi non sono stati vani è davvero una sensazione bellissima. Mentre le parole sulla trama del maleficarum... mi hanno emozionato ancora di più! Non per i complimenti alla trama in sé (che ovviamente apprezzo e per cui ti ringrazio), ma perché sono riuscito a incuriosirti e a farti sentire una giocatrice, boh non penso che potessi farmi complimento più bello spero che i retroscena e la soluzione (sempre se ci sarà) ti soddisferanno

    Le foto... le foto mi rubano tanto tempo che vorrei usare per scrivere, non l'ho mai negato, ma alla fine non odio neanche così tanto farle eheheheh più che altro mi immagino sempre determinate scene, mentre scrivo, che non riesco mai a rendere come vorrei a causa della mia pigrizia, o proprio per le limitazioni del gioco (che tu sei molto brava ad aggirare, ma io... ehm... ok). Il fatto che però siano state comunque apprezzate mi fa davvero tanto piacere e mi dà un motivo in più per "perderci tempo" (tra virgolette perché come ho già specificato fin troppo rispondendo a Sere, ci tengo tanto a questo epilogo e voglio che sia completo, in tutti i sensi, quindi anche con le foto). Il ruolo di consigliere di nonno qua è solo stato accennato, nella terza parte riprenderò il discorso, è un onore servire l'unica vera regina di Dohaeris e deve essere reso bene nell'epilogo!!! Capo Tempesta ha risentito molto della guerra, sì, ma anche dei governi precedenti: l'ho solo accennato, in una frase di Valerius mentre parla con Dahmer, ma l'esercito del tuono e i suoi bisogni sono stati semplicemente il colpo di grazia di una terra che appariva ricca e florida, ma che in realtà era un gigante dai piedi d'argilla. Anche per questo motivo il patto coi Dreth fa comodo, la pace (in questo caso la sicurezza della pace) aiuta l'economia sicuramente più della guerra (in un contesto medievale, perché nelle guerre contemporanee non è sempre vero, ma vabbe, divaghiamo)

    L'occhio rosso... che impresa nasconderlo in tutte le foto XD HO PURE DOVUTO USARE QUEI CAPELLI A FUNGO ORRIDI PER NASCONDERLO A ESPERIN vabbe fa niente. Maly finalmente avrò modo di farvelo conoscere nella prossima parte, spero di averlo tratteggiato bene e di non averlo reso un cattivo troppo clichè

    Tu non hai idea di quanto ti stia amando (ma in realtà ti amo sempre) per esserti ricordata del dettaglio dello sguardo che si sono scambiato Valerius e Parsival quella notte, tornerà! Ti sei avvicinata abbastanza alla verità, diciamo che mi sono divertito a giocare un po' col concetto di eterno ritorno (usato assolutamente in modo illecito, ma non saprei come altro descriverlo): il conflitto tra i due fratelli è la storia che si ripete, quasi come una maledizione, ma il motore di entrambi i conflitti (o meglio, del primo, che ha poi originato il secondo) è solo uno ed è ben definito. Elissa, i fratelli, maly, Alexius e non solo loro si incastrano tutti insieme, spero in modo coerente, ma quello starà a te giudicarlo!

    Non mi è sembrato affatto confusionario il tuo commento, anzi hai presente i miei all'epilogo dei Ryusperin? Ecco.
    Essere riuscito a usare bene la terza persona è forse la soddisfazione più grande, grazie
    ROLLO
    Valerius e Dahmer sono riusciti dove altri hanno fallito! L'ACCORDO DEL SECOLO! E SI VOLA ALTO NEL CIELO BLU COBALTO

    Ok penso di aver finito. Tranquilla ora ti passo la mazza
    Our wills and fates do so contrary run

 

 
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