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Risultati da 211 a 220 di 307
  1. #211
    Moderatrice L'avatar di serenarcc
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Hospital Brookheaven

    Manuel Russell
    Gruppo 2


    Mentre scendo le scale seguito dai miei compagni di sventura comincio a leggere più attentamente le cartelle cliniche che avevo raccolto prima. A occhio e croce sembrano abbastanza recenti e riportano i risultati di qualche strano esperimento.



    "...impostando la macchina dell'elettroshock oltre il livello delle convulsioni si sono ottenuti ottimi risultati sui pazienti.
    I pazienti più violenti e depressi diventano docilissimi... gli effetti secondari sono modesti: perdita della memoria, qualche lussazione, una gamba fratturata, e un paziente si è staccato la lingua con un morso.
    Questo incidente è stato un effetto secondario piuttosto piacevole, perché quel paziente era uno dei più rumorosi. Ho dato istruzioni ai dottori di continuare con questo livello d'intensità per tutti i trattamenti..."

    Resto allibito per quello che leggo. Qualcuno conduceva esperimenti su esseri umani parzialmente coscienti! E con effetti collaterali a dir poco devastanti! Chi potrebbe essere talmente pazzo da farlo? Chi...se non...non può essere!


    Infilo velocemente le carte in tasca perchè sono arrivato alla base delle scale. L'ambiente in cui ci troviamo risulta, se possibile, peggio del precedente. E' una stanza molto lugubre e l'aria è intrisa di un odore nauseabondo, misto di sangue e muffa. Voglio uscire da qui, subito.


    Nel mezzo della stanza c'è una poltrona, su cui sembra seduto un uomo. Riesco a notare che ha sangue ovunque, almeno nelle parti visibili dalla nostra posizione, e per terra accanto alla poltrona c'è una spada insanguinata.


    Ipotizzo che l'uomo sia morto, la puzza e il sangue non fanno pensare ad un'altra possibilità. Mi guardo velocemente intorno. Tra le due porte principali c'è una copiosa scia di sangue secco, cosa che mi fa pensare che non sia una buona idea intraprendere quella strada.


    Alla nostra sinistra c'è una porta chiusa, potrebbe essere un'uscita secondaria e quindi una possibilità di salvezza per noi.


    Mentre alla nostra destra c'è un armadio, che potrebbe contenere numerosi indizi su cosa sta succedendo all'interno di questo ospedale. Dopo ciò che ho letto voglio saperne di più, anche per capire come riuscire a porre fine a tutto questo.


    <<Signore? Mi scusi! Signore? Mi sente?>> esclama la detenuta <<Voi l’avete visto muovere? Starà solo dormendo? Eppure dovrebbe averci sentito…>>
    <<Non credo sia vivo>> le rispondo, bisbigliando <<Anche se con tutto quello che ho visto oggi non lo posso escludere. Ecco forse è il caso di non fare troppo rumore per non rischiare di->>
    <<Ah! Laggiù! C’è del sangue!>> urla lei.


    <<...svegliarlo.>> Ok, come non detto.

    <<Mi ascolti>> le dico, poggiandole una mano sul braccio per costringerla a concentrarsi sulle mie parole superando così lo shock <<Si calmi, ora dobbiamo essere il più possibile lucidi>>


    «MANUEL?»

    Ma...è la voce di Helena? Grazie al cielo è riuscita ad uscire sana e salva dall'ascensore.

    <<Helena! Grazie al cielo, sei tu?>> urlo a mia volta, tanto ormai il danno è fatto, se questo coso è vivo si alzerà in ogni caso con tutte queste urla. <<Siamo di qua, oltre la scia di sangue. Siete in due vero? Raggiungeteci ma attenzione, abbiamo ospiti...>>

    Sapere che siamo di nuovo tutti insieme mi tranquillizza, ero preoccupato per loro.

    Poi torno a parlare al mio gruppo.

    <<Questo essere se non è morto potrebbe alzarsi da un momento all'altro. Se per voi va bene cerchiamo di trovare il più presto possibile una via d'uscita. Siamo armati, quindi non ci succederà nulla state tranquilli. Dunque, voi due>> dico, rivolgendomi al poliziotto e alla detenuta,sapendo che lui è sicuramente armato <<Voi potreste cercare di aprire o buttare giù quella porta, non so perchè ma credo ci sia qualcosa che ci potrà aiutare>>


    Li guardo in faccia, lui sembra lucido, lei un pò meno. Ma dobbiamo assolutamente farcela.


    <<Io cercherò di aprire quell'armadio per vedere cosa nasconde, ci metterò pochissimo e vi raggiungerò dall'altra parte. Ovviamente tenete sempre la pistola puntata verso quell'essere, e siate pronti a sparargli in testa al minimo segno di movimento. Non possiamo rischiare, quella spada è troppo vicina. Siete d'accordo?>>


    Detto questo mi avvio cautamente verso l'armadio, tenendo sempre la pistola rivolta al tizio sulla poltrona ma con l'intenzione di fare attenzione anche a cosa potrebbe esserci all'interno del mobile.



    Ho un brutto presentimento. Spero di sbagliarmi.


    (Foto 13)

  2. #212
    sim dio
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Hospital Brookheaven

    Isaac Norwood
    Gruppo Tre
    Sotterranei -2

    Helena digita la parola "Scacchi" sul tastierino di quell'apparecchio. Tutto ad un tratto, la parete comincia a tremare e una porta si apre magicamente. Sembra di trovarsi in un'antica tomba di Tomb Raider. «Bravo!» esclama marcando il suo accento italiano. Non mi sembra vero! ho indovinato la risposta! forse mi sottovaluto un po' troppo? Sto per fare il primo passo così da varcare la soglia della porta, ma la dottoressa mi precede. Ma....?! La guardo contrariato, ma cerco di evitare la ramanzina.
    Ci incamminiamo entrambi nel corridoio malridotto e a terra notiamo il cadavere di un dottore, senza braccio. Helena ipotizza che probabilmente è morto dissanguato. Non me ne intendo, ma a giudicare dalla quantità di sangue che c'è per terra credo proprio che la sua morte non è stata tra le... "migliori". «Cosa ci faceva qui?...» Si chiede spaventata. Ma l'altro braccio che fine ha fatto?
    Entrambi ci guardiamo intorno, ma non sembra ci sia una via d'uscita. «Laggiù! C’è del sangue!» Helena mi guarda. Sgrano gli occhi. Sangue? urla? Oh mio Dio, qualcuno dev'essere ferito?! «Non è la voce di quella ragazza che hai portato qui? Sono qui vicino!» la dottoressa si incammina verso la parete dalla quale proviene la voce. «MANUEL?» Helena chiama, e dall'altra parte riesco a sentire una voce maschile che le risponde: si, dev'essere proprio il dottore di prima. "STATE TUTTI BENE?" chiedo a mia volta.
    Mi guardo in giro, non sapendo cosa fare. Poi, i miei occhi si posano sul cadavere.
    "Helena, tu non muoverti, aspettami! probabilmente di là c'è qualcuno che è gravemente ferito!" le dico, mentre mi inginocchio a terra vicino al corpo del povero dottore ormai deceduto, sul suo fianco sinistro. Comincio a frugare tra le tasche del camice, per cercare medicinali e quant'altro che possano tornarci utile. Certo, Helena è ben fornita, ma qualche farmaco in più fa la differenza.
    Ne approfitto anche per cercare documenti, qualsiasi cosa che appartiene a questo povero uomo, che lo identifichi... così da portare il materiale al commissariato. Ho già lasciato due donne nelle... mani... di quei mostri. Questo uomo non può rimanere a marcire qui dentro, il corpo deve essere riconosciuto, i famigliari DEVONO sapere. Nonostante tutto, devo svolgere il mio ruolo.
    Sperando che la perquisizione sia fruttuosa, mi recherò vicino a Helena così da ispezionare a dovere la parete. Ci dovrà pur'essere una via d'uscita!

  3. #213
    sim veterano L'avatar di Blaison
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Hospital Brookheaven

    Darcy Samantha Reaver
    Hospital Brookheaven – Gruppo 1 – Sotterranei – Piano -1

    Le porte si chiudono ed io mi permetto di rilassarmi un poco.
    Chiudo gli occhi, respirando lentamente, sciogliendo la tensione delle mie spalle.
    Porto nuovamente una mano al mio ciondolo e lo stringo leggermente tra le dita.
    La mia mente nel frattempo vaga verso quella notte di quattro anni fa.
    Al segreto che nessuno conosce.


    20 Febbraio 2010
    22:40 P.M.

    Sono stanca.
    A pezzi.
    Distrutta.

    Osservo con occhi vacui il flaconcino di pillole posto sul tavolino di fronte a me.
    Basterebbero una decina o più e tutto finirebbe.



    «Sei solo un oggetto difettoso, mi sarei dovuta liberarei di te quando potevo»

    «Ho provato a stare con te, ma mi sono stancato di farti da balia... sei solo un peso morto!»

    «Davvero crede di potercela fare con medicina? Suvvia... è lei un soggetto clinico da curare!»

    «Dio mio... ma perché devi sempre mettermi in imbarazzo?!»

    Chiudo gli occhi nel sentire le loro voci conficcarsi dolorosamente nella mia mente.
    Sono stanca di dover lottare continuamente con le unghie e con i denti per ogni mio singolo respiro.

    Ed in fin dei conti basterebbe davvero poco per chiudere il sipario sull’ultimo atto della commedia drammatica che è la mia via.

    Ma il telefono che squillava, ignorato perché persa nei miei più che lugubri pensieri, fa partire la segreteria.



    «... Sam? Sono Arden. Scusa l’ora tarda, ma c’era una cosa che volevo assolutamente dirti: hai presente quel bambino che al cinema aveva avuto quell’attacco di panico e tu avevi aiutato? L’ho incontrato proprio oggi e mi ha detto di salutarti e ringraziarti ancora, penso si sia preso una cotta per te, a proposito… Ah, sì, qui con me c’è anche Harvey... ehi, idiota, aspetta! Sto finendo io di parlare!»
    «Sisi, ma ora è il mio turno! Sorella! Ehi! Come stai? Ti dispiace se domani passo da te? Ho bisogno di un aiutino con i miei esercizi e non voglio farmi aiutare da questo qui perché sai che alla fine finisce sempre che inizia a ripetermi tutte le sue futili conquiste...»
    «Ehi! Ridammi il telefono!»
    «No, ehi, aspetta, no... !»
    «Sam, dimenticati del nostro fratellino: domani vengo anch’io! E’ una da una vita che non ti vedo e mi manchi, sorellina.»
    «Manchi anche a meeeeee!»
    «Smettila di urlare che mi sfondi i timpani!»
    «Oh, come mi dispiaaaaceeeee...»
    «Ora ti faccio vedere io come ti dispiace! Scusa Sam, devo dare una sistemata al nostro fratellino!»
    «AGH! Sorella! HELP MEEEE!»
    «Tu... tu... tu...»

    Rimango immobile, ad osservare il telefono stupita, quando prendo a riscuotermi.
    Lentamente una risata si fa largo in me, liberandomi un po’ alla volta dalla mia “gabbia”.
    Nello stesso momento mi rendo conto di aver gli occhi lucidi e la pelle impiastricciata di lacrime.
    Ma non smetto di ridere.

    Getto lontano le pillole, abbandonandomi sul divano.
    Continuo a ridere e a piangere per un tempo indefinito.
    «Mai più...»
    Sussurro come una mantra, dandomi della stupida, man mano che riprendo forza.
    Non oserò mai più, neanche per un solo istante, pensare una cosa del genere.




    26 Novembre 2010

    «E per festeggiare la tua laurea io, Caleb ed Harvey abbiamo deciso di regalarti questa collana: un angelo, perché in fin dei conti, per quanto questo pensiero possa essere sdolcinato od un cliché... tu lo sei. E dalla tua espressione dico subito: in un certo senso! Comunque Sam... ricordati che tu sei una gran persona. Sei arrivata dove sei grazie ai tuoi sforzi e l’hai fatta vedere a tutti coloro che non hanno mai creduto in te! Quindi ora devi solo andare avanti a testa alta e fare ciò in cui tu credi.»
    «Praticamente, quello che questo qui vuole dire è: Congratulazioni! Ora sei un medico!»
    «Harvey...»




    26 Maggio 2014 – Hospital Brookheaven – Sotterranei – Piano -1

    Riapro gli occhi, per quello che potrebbero essere sembrati minuti od ore, ma in fin dei conti sono stati solo una manciata di secondi.
    Lascio la presa della mia collana, sentendo la mente chiara e lucida.
    “Sono pronta ora!”
    Le porte dell’ascensore si aprono e già inizio a ricredermi.
    Sono tentata di schiacciare un altro pulsante.
    “Ma è questo il posto in cui dovevamo incontrarci? Ho dato per scontato che fosse qui, ma...”
    I miei occhi rimbalzano da una parete all’altra, analizzando la stanza nel complesso, soffermandomi principalmente su quel separé sporco di sangue e su una di quelle creature rovesciata sul pavimento, in maniera scomposta.
    Sembra morta e spero che lo sia, non vorrei dover lanciare l’ennesima sedia.

    «Forse dovevamo scendere al -2?»

    Mi mordicchio appena il labbro: forse sì, forse no... magari è proprio da qui che erano arrivate quelle creature.
    “Ma dov’è il gruppo di Helena?”
    Mi chiedo perplessa, facendo qualche passo dentro la stanza, adocchiando curiosa le grate sul pavimento: non mi piacciono.
    Neanche un po’.
    Che cosa ci sarà sotto di esse?
    Una possibile via di fuga o qualche nuovo orrore?

    «Agenti, ho trovato una pistola nella Farmacia dell’ospedale -non chiedete dove esattamente l’ho trovata- Io non ho idea di come si utilizzi e prima che qualcuno si faccia male forse è meglio se la prende uno di voi due. E prima che cominciate a chiamarmi “la ragazza orientale”, mi chiamo Yuriko»

    Mi riscuoto dai miei pensieri, osservando dove si è mossa Yuriko e noto le buste che ha tra le mani.
    «Yuriko, cosa c’è scritto in quelle buste? Potrei vederle dopo?»
    Le chiedo cortesemente, tenendo d’occhio dov’è la creatura, notando di sfuggita la Rossa prendere l’iniziativa e andare all’avanscoperta.
    Mi umetto leggermente le labbra: meglio cercare di tenere la situazione sotto controllo.

    «Sono la dottoressa Samantha Reaver, come saprete già bene o male tutti, se avete bisogno di un qualsiasi tipo di assistenza venite pure da me. Credo che al momento la soluzione migliore sia analizzare questa stanza, riordinare le idee e le informazioni che troviamo e organizzare un piano per uscire da qui sani e salvi e cercare, magari, di riunirci al gruppo della dottoressa Bertinelli»
    Faccio decisa, cercando però di non alzare troppo la voce.
    Meglio essere prevenuti che prevenire dopo.
    Detto questo mi avvicino al carrello degli asciugamani vicino ai cassettoni, per vedere se vi è qualcosa di utile nascosto.
    Se dovessi trovare qualcosa bene, se no... continuerò comunque la mia ricerca altrove.
    Mi incuriosisce molto il computer e gli strumenti che vi sono vicino...
    Per di più così potrei cercare di sbirciare oltre le grate, sperando di vedere cosa vi è oltre.
    Mi incutono uno strano senso di disagio.




    *Foto: 4
    Ultima modifica di Blaison; 25th January 2014 alle 17:16



    "Ricordo ancora le nostre mani unite nel calar della notte"


  4. #214
    L'avatar di Daniela Alberghini
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Hospital Brookheaven

    Helena Bertinelli
    Gruppo 3


    Manuel mi ha risposto. Allora stanno tutti bene... Che vuol dire che abbiamo ospiti? Oh no...
    «Helena, tu non muoverti, aspettami! probabilmente di là c'è qualcuno che è gravemente ferito!» Mentre Isaac pronuncia questa frase, la porta misteriosa si chiude, lasciandoci chiusi in queste cupe quattro mura.
    «Be', non vado proprio da nessuna parte sai?» Dico, indicando la nostra via d'uscita che sparisce.
    Si mette a frugare nelle tasche del cadavere. Bene, magari trova qualcosa di utile...
    Osservo la parete di fronte a me, deve esserci per forza qualcosa, qualche finestra, qualche porta... Di sicuro la soluzione ad un indovinello non può portare a un corridoio inutile! Con le mani tasto il muro, "scartando" via la carta da parati già rovinata...




    Intermezzo
    Gruppo3

    Isacc. Cerchi qualcosa nelle tasche del vostro poco allegro compagno. Trovi il suo portafogli con il Badge dentro: Dott. Silvio Renfield. Dentro ci sono 400$.
    Poi trovi uno spray medico e il kit di pronto soccorso. Con tua grande sopresa trovi un'arma modificata. Una Samurai Edge. Peccato che è scarica, non ha colpi. Potrà comunque tornare utile?
    Torni da Helena per ispezionare insieme a lei la parete.
    «Cos'è stato?» Ha sentito qualcosa.
    Vi voltate. Qualcuno si è svegliato...




    Turnazione

    Isaac Norwood
    Helena Bertinelli
    Ultima modifica di Eclisse84; 9th April 2014 alle 16:49

  5. #215
    sim dio
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Hospital Brookheaven

    Isaac Norwood
    Gruppo 3
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    Non faccio in tempo a dire a Helena di non muoversi che la porta misteriosa si chiude, lasciandoci dentro questo corridoio putrefatto. Mer*a, esclamo sottovoce, mentre rovisto tra le tasche del camice di questo pover'uomo.
    Trovo un portafogli con dentro 400$ e un Badge di riconoscimento: Silvio Renfield, così si chiamava. Grazie al cielo, trovo anche uno spray medico, un kit di pronto soccorso e una pistola. Mi infilo tutto nelle tasche dei Jeans, compreso il piccolo kit di pronto soccorso che, con fatica, riesco comunque a farlo entrare. Poi, mi guardo l'arma rigirandola fra le mani... ma che diavolo...? ma questa roba è modificata! Credo sia anche illegale! apro il caricatore e noto che non ci sono più proiettili. Ma cosa ci faceva il dottore con un'arma di questo calibro? E' scontato dire che si è difeso, se no sarebbe ancora carica.
    Tiro fuori la Beretta, tenendola in mano, così da lasciar posto all'arma trovata poco fa. I movimenti dentro questo ospedale sono a dir poco sconvolgenti e sospetti, porterò anche questa in commissariato. Qualcuno dovrà assolutamente darci una spiegazione a tutto ciò, è assurdo.
    Torno da Helena, così da aiutarla ad ispezionare la parete. «Cos'è stato?» un verso sinistro attira la sua attenzione, e anche la mia. Ci voltiamo entrambi, e a quanto pare il dottore si è... risvegliato? No, no no no... ma come è possibile?!?! "Dicevi che era morto, eh?!" dico alla dottoressa, mentre mi piazzo davanti a lei puntando la Beretta al centro della fronte di quell'essere putrefatto.
    Sparo senza esitare... quello non è più il dottor Renfield, no? Come potrebbe essere ancora vivo dopo aver perso tutto questo sangue? Ormai è morto... ovvero, in teoria dovrebbe esserlo già da un pezzo...







    Ultima modifica di mettiu; 26th January 2014 alle 20:41

  6. #216
    sim onniscente L'avatar di Daff
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Hospital Brookheaven

    Olivia Walsh
    . gruppo 1 .

    Non mi piacciono gli ospedali. Non mi piace il loro odore, non mi piace l'atmosfera, non mi piace essere impotente di fronte alla sofferenza delle persone. Quando arrivo in un ospedale significa che è troppo tardi, che non sono riuscita a compiere il mio dovere al 100%, che avrei potuto fare di meglio.
    Ma qual è il mio meglio in questa situazione?



    Din...

    Le porte si chiudono. La dottoressa preme il bottone -1.



    Mi fido. Chi meglio di lei che passa metà della sua vita tra queste mura può sapere qual è la direzione giusta da prendere? Io non lo so di certo. Di questo ospedale conosco solo la caffetteria.
    Non riesco a proferire una parola. Ho il fiatone, solo pochi secondi per ragionare su quello che sta accadendo, per cercare di capire, ma il mio cervello è come bloccato. Ci salveremo? Non so cosa pensare, non so cosa fare, non so cosa aspettarmi.



    Riesco solo a osservare i numerini dei piani, in attesa che la lucina si sposti sul -1 e che il nostro destino ci venga rivelato.



    *** FlashBack ***
    E' un attimo, ma mi pare un'eternità. E per un secondo non sono più in quest'ospedale del terrore. Non sono più con queste persone. Non devo più salvare nessuno. Per un secondo non sono più adulta, ma una bambina indifesa.
    Il mio corpicino è stretto a quello di mia madre, sento il suo cuore battere all'impazzata, le sue lacrime gocciolano sulla mia fronte. Sono solo una bambina, ma so bene quello che sta succedendo. E' qualcosa di brutto. Molto brutto.


    Un ascensore simile a questo, in un ospedale simile a questo. Attendo che quelle porte si aprano per vedere mio padre. I dottori l'avranno curato, l'avranno guarito e lui mi prenderà sulle ginocchia e mi dirà che va tutto bene. Stiamo andando a prenderlo mio padre... non a dirgli addio.
    Chissà perché allora mi sento questo buco nella pancia? Perché mia mamma mi stringe così forte?

    Ma oltre le porte di quell'ascensore c'erano solo dolore e sofferenza, poche parole che mi avrebbero sconvolto la vita, rovinato l'infanzia.
    non ce l'ha fatta...
    non ce l'ha fatta..."
    Pronunciate come la battuta di un film ripetuta troppe volte da un attore mediocre. E' di mio padre che stai parlando!


    *** Fine Flashback ***


    E dietro a queste cosa troverò?

    Din...
    Siamo arrivati. Sono di nuovo qui. Ancora qui.
    Uno spiraglio di luce soffusa passa attraverso l'apertura quando le porte iniziano ad aprirsi.


    Mi aspetto di tutto, e allo stesso tempo non mi aspetto niente. Vorrei solo svegliarmi è scoprire che è tutto un sogno.


    Faccio un passo avanti. Siamo stati catapultati nel macabro laboratorio di uno scienziato pazzo.
    A una prima occhiata sembra sicuro, a parte l'atmosfera lugubre. Non ci sono ne creature senza testa, ne morti viventi, ne ragni giganti, fantasmi, vampiri o altre creature leggendarie. Solo un cadavere malridotto... qualche mobile da ufficio, un computer, un letto e un separé sporco di sangue. C'è anche una sorta di citofono sulla parete in fondo. Forse ci permetterà di comunicare con gli altri. Dobbiamo cercare di raggiungerli. Trovare un luogo dove far stare al sicuro i civili. Creare un perimetro protetto, chiamare i rinforzi e con calma capire cosa significa tutto questo.


    «Forsedo vevamo scendere al -2?»forse. Ma che cambia ormai? L'importante è stare uniti.
    "Per ora l'importante è che stiamo tutti bene" dico.
    Decido di dare un'occhiata in giro. Se questi mostri sono frutto di esperimenti su cavie umane sicuramente questo è uno dei laboratori che è stato usato. Sicuramente ci sarà della documentazione che ci darà delle spiegazioni e che sopratutto ci darà dei colpevoli ai quali regalare dei braccialetti di ferro.
    La ragazza asiatica però attira la mia attenzione e quella di Byron. Ha una pistola in mano.
    «Agenti, ho trovato una pistola nella Farmacia dell’ospedale -non chiedete dove esattamente l’ho trovata” che ci faceva una pistola nella farmacia dell'ospedale? “Io non ho idea di come si utilizzi e prima che qualcuno si faccia male forse è meglio se la prende uno di voi due. E prima che cominciate a chiamarmi “la ragazza orientale”, mi chiamo Yuriko».
    Le sue parole mi riempiono di speranza. E' bello sapere che nonostante tutto al mondo esistono ancora persone oneste.
    Ti ringrazio Yuriko. Non è da tutti separarsi da un'arma da fuoco in una situazione come questa. In molti pensano che sia sufficiente premere il grilletto.” le dico pacatamente. “Io sono l'agente Walsh. Ma che dico... puoi chiamarmi Olivia.
    Che fare con l'arma? Più persone armate significano più bersagli colpiti contemporaneamente. Ma allo stesso tempo mettere in mano un'arma alla persona sbagliata o a qualcuno che non è in grado di usarla potrebbe portare delle conseguenze ben più gravi. La prendo tra le mani. E' una Glock 19. Estraggo il caricatore: è intatto. Lo rimetto al suo posto e la rigiro tra le mani pensierosa.
    Yuriko ha già affermato di non saperla utilizzare. La paziente là in fondo sembra sotto shock, più che affidarle un'arma bisognerebbe andare a tranquillizzarla. Le due dottoresse sembrano a posto, ma non credo che abbiano un poligono di tiro all'ospedale. E la rossa la in fondo che osserva il citofono non mi sembra una tipa affidabile... Byron? Beh... io e lui siamo una squadra. Glie ne parlerò e valuteremo la situazione.
    "Nel caso dovessi cambiare idea, posso sempre insegnarti a usarla" Le dico prima di infilarmi l'arma nella cintura dietro la schiena. Non voglio che qualcuno si faccia male.
    «Sono la dottoressa Samanta Reaver,come saprete già bene o male tutti, se avete bisogno di un qualsiasi tipo di assistenza venite pure da me. Credo che al momento la soluzione migliore sia analizzare questa stanza, riordinare le idee e le informazioni che troviamo e organizzare un piano per uscire da qui sani e salvi e cercare, magari, di riunirci al gruppo della dottoressa Bertinelli» La donna mi ha letto nel pensiero.
    Dottoressa Reaver, ha il mio pieno appoggio e credo anche quello del mio collega” rispondo cercando con lo sguardo una conferma negli occhi di Byron. Per ora questa stanza sembra sicura quindi possiamo tirare tutti un sospiro di sollievo. “Vi assicuro che faremo di tutto per tenervi al sicuro e portarvi fuori di qui sani e salvi. Se avete bisogno di qualcosa non esitate a chiedere. Io sono l'agente Olivia Walsh e lui il mio collega Byron Biscardi. ” come pronuncio queste parole un'orda di morti viventi mi si presenta davanti agli occhi, così come l'ho vista poco fa dalla finestra del piano di sopra. Uscire di qua significa entrare in guerra. Ma è il caso di seminare il panico in questa situazione già di per se traumatica? Vorrei sapere dove conducono questi sotterranei.
    Per ora è meglio tenere per me l'informazione. Queste persone sono abbastanza sconvolte. Appena ne avrò l'occasione ne parlerò con Byron e forse con le dottoresse.
    Vorrei frugare a fondo dappertutto, alla ricerca di una piantina dell'ospedale o di informazioni utili, ma sono bloccata da quell'ammasso di pezzi umani vicino al letto. Temo che possa sollevarsi e attaccarci mentre siamo distratti.
    "Una cosa per volta Olivia" mi dico.
    "B Credo che andrò a controllare quella cosa. Non voglio rischiare che ci faccia uno scherzetto." dico al mio collega.
    Così tenendo in una mano la mia Beretta pronta a colpire e coprendomi il naso con la manica dell'altro braccio mi avvicino lentamente ad osservare quella cosa.
    Spero sia morta.









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  7. #217
    sim dio L'avatar di Tesla-Kun
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Hospital Brookheaven

    Andrew Davis
    -Gruppo due-

    Sento gli scalini scricchiolare sotto i miei piedi mentre scendo le scale malridotte che dovrebbero portarci a una via d'uscita dall'ospedale o, nel mio utopistico pensiero, in un bunker pieno d'armi d'assalto dove qualunque cosa che ricordi vagamente a una creatura di un film dell'orrore viene gentilmente polverizzata.
    Ahimè, il piano -2 ha altro in servo per noi. Lo scenario che si presenta era sicuramente in tono con le ambientazioni che ci eravamo ritrovati già prima, per iniziare una poltrona con un morto (diciamocelo, non ce lo vedo nessuno a fare un sonnellino là sotto), poi vicino ai suoi piedi una spada insanguinata. Più avanti una scia di sangue che conduce ad altre stanze con cui preferisco non avere a che fare visto che alla nostra sinistra c'è una porta che sembra molto più accogliente, per quanto si possa essere accogliente una situazione del genere.
    Anche gli altri sembrano abbastanza sconvolti, soprattutto Josephine, e pensare che io la vedevo come una tipa tosta che affronterebbe qualunque cosa e invece...sembra che ogni uomo (o donna) abbia un limite, mi chiedo quale sarà il mio...
    il dottore prende in mano la situazione, e dice a me e Josephine di cercare di aprire la porta a sinistra. Perfetto, non potrei essere più d'accordo. Prima che possa muovermi pero sento la voce di Helena in lontananza, il dottore le rispose a sua volta seguito poi da una domanda di Isaac che ci chiedeva stavamo tutti bene.
    «stiamo tutti bene!» rispondo ma forse non mi hanno sentito, d'altronde se erano vicini ci avrebbero raggiunti senza problemi, quindi non mi soffermai troppo su una eventuale risposta.
    Prima di andare a tentare di aprire la porta decisi di allontanare quella spada, non si è mai troppo prudenti in queste situazioni, mi avvicinai velocemente con la pistola puntata verso l'uomo e pronta a sparare, mi fermai poco distante dalla poltrona e allungando il piede cercai di dare un calcio alla spada cosi da allontanarla dalla poltrona e dal suo defunto proprietario.
    Se nessun morto decideva di tornare dagli inferi per fare qualche scherzo mi sarei diretto verso la porta, facendo segno a Theresa di starmi dietro visto che altrimenti rimarrebbe ad aspettare con quel tipo dello sguardo truce (Liam) per poi cercare di aprire la porta sperando di non avere brutte sorprese ma nell'eventualità tenendo sempre la pistola pronta a sparare.

    - - - - - - - - - - - - - - - -


  8. #218
    sim dio L'avatar di KiraSim
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Hospital Brookheaven

    Greta Coli
    [Gruppo 1|Piano -1]


    Le porte dell'ascensore si chiudono a pochi centimetri da me,
    mentre un cerchio luminoso intorno al pulsante -1 indica la nuova destinazione.
    Salvezza o terrore? Che cosa ci attende?



    Cerco di liberare la mente. Ora come ora, non voglio pensare a niente.
    Preferisco godermi questo momento di tregua in silenzio, piuttosto che in balia di mille paranoie.



    Passano una manciata di secondi prima che un sonoro DING ci introduca in una stanza senza vie d'uscita.
    La mia posizione in prima linea - dovuta al mio ingresso in ascensore, non certo alla mia volontà - mi permette di vedere
    una tendina impregnata di sangue infondo alla sala. Aldilà del divisorio tessile,
    c'è un essere-tutto-gambe steso per terra con un piede appoggiato a un lettino...

    E se quella creatura non fosse un mostro e basta?
    Insomma, deve pur essersi sviluppata da qualcosa... o da qualcuno.
    E se si trattasse di un uomo? Un uomo modificato geneticamente...?



    Faccio un passo indietro spaventata.
    In che razza di luogo siamo finiti?! Un laboratorio? Un ambulatorio?
    L'idea che QUI possano essere stati fatti esperimenti folli su persone... non mi piace.
    No. Non mi piace per niente.

    Provo a indietreggiare ancora, ma noto il mio braccio destro teso davanti a me.
    Non sta seguendo il mio corpo, è ancora stretto nella mano di Byron.



    Accidenti! Dov'è finita la mia carica d'energia?!
    Mentre tutti si sono affrettati a liberare l'ascensore, io mi sto muovendo indietro come i gamberi!
    Con ogni probabilità, Byron si starà chiedendo che cosa stia facendo.
    Già, che cosa sto facendo? Meglio non farlo preoccupare.

    Greta: E' tutto a posto. Sto solo... analizzando la situazione da un'altra angolazione.



    Certo, come no! Sono una pessima bugiarda. E lui lo sa benissimo... meglio dileguarsi.
    Supero le porte dell'ascensore e spalanco gli occhi alla vista di una Yuriko armata.



    Yuriko: Agenti, ho trovato una pistola nella Farmacia dell’ospedale.

    Una pistola? Nella farmacia dell'ospedale? Cioé... la vendono al posto dell'aspirina?
    A questo punto converrebbe usare il tanax...!

    Yuriko: Io non ho idea di come si utilizzi e prima che qualcuno si faccia male forse è meglio se la prende uno di voi due.
    E prima che cominciate a chiamarmi “la ragazza orientale”, mi chiamo Yuriko.




    Olivia la ringrazia.
    Eppure Yuriko non presta molta attenzione alla poliziotta... sta leggendo delle carte.

    Samantha: Yuriko, cosa c’è scritto in quelle buste? Potrei vederle dopo?

    Quelle lettere conterranno sicuramente delle informazioni preziose.
    Anche a me non dispiacerebbe leggerle... MA?!



    La rossa curiosa, senza dire niente, parte in quarta verso un citofono posizionato dall'altra parte della stanza.
    Mmm... quelle grate non mi ispirano molta fiducia. Chissà quanti anni hanno... chissà cosa nascondono...
    anche la dottoressa Reaver le sta guardando incerta. Starà condividendo il mio stesso pensiero?



    Poi inizia a parlare.

    Samantha: Sono la dottoressa Samanta Reaver, come saprete già bene o male tutti,
    se avete bisogno di un qualsiasi tipo di assistenza venite pure da me.
    Credo che al momento la soluzione migliore sia analizzare questa stanza,
    riordinare le idee e le informazioni che troviamo e organizzare un piano per uscire da qui sani e salvi
    e cercare, magari, di riunirci al gruppo della dottoressa Bertinelli.




    La dottoressa Bertinelli... già, che fine a fatto il suo gruppo? Non ci saremmo dovuti incontrare?
    Esistono altre stanze come questa? Quanto sono grandi questi sotterranei?
    Quali esperimenti sono stati fatti in questo labirinto?

    Ho BISOGNO di risposte.
    E visto che nessuno è in grado di darle, è necessario cercarle.


  9. #219
    sim dio L'avatar di KiraSim
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Hospital Brookheaven



    Olivia: Dottoressa Reaver, ha il mio pieno appoggio e credo anche quello del mio collega.

    Mi guardo attorno in cerca di un qualsiasi oggetto utile...
    è come quando si osserva un quadro, il primo impatto è sempre emotivo.
    La paura.



    Olivia: Vi assicuro che faremo di tutto per tenervi al sicuro e portarvi fuori di qui sani e salvi.

    Poi però bisogna andare oltre...
    ci sono tanti dettagli che costruiscono l'insieme e non devono essere dati per scontati.







    Un computer smontato?

    Olivia: Se avete bisogno di qualcosa non esitate a chiedere.
    Io sono l'agente Olivia Walsh e lui il mio collega Byron Biscardi.


    Non capisco come mai quelle lampade da sala operatoria, siano accese.
    Sono collegate a un generatore di corrente a parte o fanno parte delle luci d'emergenza?
    E quel cartello di pericolo lì infondo... a che pro attaccarlo?
    Svolgere attività illegali e preoccuparsi di rendere l'ambiente "sicuro" coi giusti segnali... non ha senso.
    Anche se... "rischio biologico"...

    ALT. Il momento delle emozioni è passato.
    Adesso devo solo preoccuparmi di analizzare la situazione...



    Tombola! Su quel tavolo c'è un microscopio!
    Proprio quello che mi serve per osservare uno striscio di sangue del campione che ho prelevato.
    Però prima di mettermi all'opera, devo tranquillizzare la ragazza che mi sta accanto [Mila].
    Sta adottando la tecnica del gambero... forse due parole di conforto possono aiutarla a riprendersi.



    Greta: Mila - le sorrido - andrà tutto bene. Siamo in buone mani.
    Io... so perfettamente che cosa stai provando. Ma ehi! La paura si può raggirare, sai? Basta tenere la mente occupata.
    Prova a ricordare qualcosa di bello, oppure... fai qualcosa che possa distrarti dai cattivi pensieri. Ti farà sentire meglio.


    Non sono sicura che con un semplice discorso sia riuscita a calmarla. Però più di così, che cosa potrei fare per aiutarla?

    Greta: Ora perdonami, ma devo allontanarmi per fare una cosa... tu cerca di concentrarti su altro.



    Mi avvicino alle grate e - tutto pur di non salirci sopra - posiziono un piede dopo l'altro
    nella striscia di pavimento piastrellata al centro della stanza.



    Raggiunto il tavolo, inizio a camminargli parallelamente, per poi fermarmi affianco alla sedia.
    Fantastico! E' rotta. Osservare un microscopio in piedi, su un tavolo così basso, sarà un'impresa dura.. oltre che fastidiosa.
    Sospiro e controllo il materiale medico sparso qua e là: strane sostanze, bisturi, scatola di guanti, vetrini.
    Tutto tenuto in perfette condizioni. Il laboratorio/ambulatorio potrebbe essere stato attivo fino a oggi.

    Mi infilo i guanti e prendo una pipetta dal mio kit per le analisi.
    Apro il campione e posiziono con accortezza una goccia di sangue su un lato del vetrino, mentre con un altro effettuo lo striscio.
    Accendo il microscopio, appoggio il vetrino sul tavolino porta oggetti e dopo aver messo a fuoco...



    Greta: Samantha, c'è una cosa che devi venire a vedere... subito.

    In attesa che la dottoressa mi raggiunga, guardo torva l'apparecchio alla mia sinistra.



    Chissà se questo "coso" funziona... provo ad accenderlo.

    [Immagini: 20]
    *Ovviamente nelle ultime due foto, Greta ha due bellissimi e ben visibili guanti u.u*

    Ultima modifica di KiraSim; 6th February 2014 alle 14:00

    ~ Mi dispiace, Diane. Non posso mantenere la mia promessa.
    Devi dimenticarti di me. Ma io non mi dimenticherò mai di te.

  10. #220
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Hospital Brookheaven

    Byron Biscardi
    Hospital Brookheaven - Ascensore | Piano -1


    Finalmente riusciamo a salire tutti sull'ascensore e ci lasciamo quelle schifezze alle spalle.
    Mi sembra di aver capito che siamo diretti al piano -1, o almeno mi è parso di vedere la
    Reaver premere proprio quel tasto.
    Durante la discesa, subito dopo qualche parola farfugliata in fretta dalla dottoressa, cala un silenzio angosciante. Sì, proprio nel momento in cui avremmo dovuto parlare, confrontarci e confortarci nessuno osa aprire bocca... come se tutto ciò accaduto prima non fosse mai avvenuto, come se, invece di avventurarci in un luogo sconosciuto abitato da mostri famelici, fossimo in un ascensore diretto al terzo piano di un hotel di lusso.
    Silenzio di tomba.
    Mah, le donne, chi le capisce è bravo.
    Tanto per non fare una qualche magra figura, sto zitto pure io.

    Finalmente l'ascensore si ferma e le porte si aprono.
    Ciò che mi si presenta davanti è del tutto inaspettato: sembrerebbe un laboratorio, con un vecchio computer, molti armadietti e... uno di quei cosi. Sì, le gambe umane, di nuovo!
    ... No, forse sono morte. Cioè, non che quelle di prima fossero poi tanto vive, ma queste non si muovono, anche se credo che bisognerà comunque stare in guardia.
    Scendiamo tutti, o quasi:
    Greta sembra titubante, non accenna a muoversi.
    Mi avvicino a lei, senza dare troppo nell'occhio - non voglio beccarmi un'altra "strigliata" da parte di
    Olivia - e le chiedo come sta.
    - È tutto a posto - risponde - Sto solo... analizzando la situazione da un'altra angolazione –
    Sì, e io sono Miss America e per Natale voglio la pace nel mondo.
    Dai Greta, ti conosco da una vita! Cosa ti sta succedendo?
    Ma soprattutto... cosa sta succedendo a me? Perchè penso così tanto? Non che di solito non pensi, ma ragiono troppo. Mi hai contagiato, amica mia!
    - Agenti, ho trovato una pistola nella Farmacia dell’ospedale - non chiedete dove esattamente l’ho trovata -
    Cosa? Pistola? Chi ha parlato?
    Ritorno sulla Terra e mi volto verso la ragazza orientale.
    - Io non ho idea di come si utilizzi e prima che qualcuno si faccia male forse è meglio se la prende uno di voi due. E prima che cominciate a chiamarmi “la ragazza orientale”, mi chiamo Yuriko -
    Ah, ecco, come non detto. Niente “ragazza orientale”.
    Credo sia stata molto onesta ad averci informati della pistola, perché non tutti in una situazione come questa farebbero lo stesso... Ad esempio la ragazza rossa coi capelli strani, quella che curiosa dappertutto, non mi ispira per niente fiducia. Secondo me è solo una ficcanaso.
    Ma torniamo alla pistola. Sto per prenderla in mano e fare altre domande, ad esempio chiedere dove caspita l’ha trovata, ma sempre la mia compagna mi precede: - Ti ringrazio Yuriko. Non è da tutti separarsi da un'arma da fuoco in una situazione come questa. In molti pensano che sia sufficiente premere il grilletto -
    Esattamente, collega. Proprio per questo mi piace essere in squadra con lei: sa sempre cosa dire e quando dirlo. Dovrebbe insegnarmi come fa.
    Che fare ora con l’arma? La Walsh se la infila nella fondina, ma noto che cerca un qualche appoggio da parte mia.
    - Forse - dico - sarebbe opportuno consegnarla ad una di voi. Tre persone armate sono sempre meglio di due e, se non sbaglio, Greta è un asso del tiro al bersaglio -
    Spero che abbiano capito la mia intenzione.

    Detto ciò, la dottoressa Reaver si presenta ufficialmente, seguita a ruota dalla mia collega.
    Io non credo di aver bisogno di presentazioni, un po’ perchè tutti hanno bene o male capito chi sono, un po’ perchè credo che in una situazione come questa sia meglio non perdere altro tempo.
    In pochi attimi, tutti si mettono alla ricerca di qualche indizio, di un qualcosa che ci dia una mano ad uscire di lì.
    Yuriko e l’altra dottoressa stanno sbirciando in mezzo a scartoffie di vario genere, mentre Olivia mi informa delle sue intenzioni di andare a controllare la creatura morta.
    - Fai attenzione - le dico, ma non credo che abbia bisogno di raccomandazioni.
    La ficcanaso sta per l’appunto ficcanasando qua e là, mentre Greta si avvicina ad uno di quei cosi... sì, come si chiamano? Telescopi. No, microscopi, si avvicina ad un microscopio.
    Noto però che sta facendo molta attenzione a non calpestare quelle grate arrugginite che si trovano sul pavimento, e questo mi fa sottintendere che forse teme siano pericolanti.
    E visto che lei è sempre molto deduttiva, penso che farò lo stesso: mi avvicino lentamente ad uno degli armadietti con gli scomparti blu (non quello dov’erano prima le lettere, l’altro) con l’intenzione di guardare nei cassetti.
    Spero di poterci trovare qualcosa di interessante, ma se così non sarà, so già quale sarà la mia prossima meta: gli armadi neri vicino ai lavandini.
    Prima, però, è meglio se mi concentro sugli armadietti più piccoli, sempre reggendo in mano la mia fedele pistola. Non si sa mai che possano contenere un qualche mostriciattolo in miniatura.
    Ultima modifica di Vicky<3; 28th January 2014 alle 21:27 Motivo: Aggiunti i colori!


    "No matter what anybody tells you, words and ideas can change the world."

 

 
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