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Risultati da 91 a 100 di 425
  1. #91
    Mod cangiante L'avatar di Pey'j
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    Re: Household

    Allison Greene
    3° piano Household

    Non so cosa stia accadendo intorno a me. Mi sembra di aver sentito uno sparo, mi volto ma non vedo più la poliziotta. Beh, direi che mi ha preso alla lettera. Prego, non c'è di che.
    Qualcuno mi sta afferrando il braccio, sto per premere il grilletto del taser ma quando sento la voce del militare sussurrata nel mio orecchio mi blocco. Assicurandomi di avere una presa ben salda sull'agenda mi lascio trascinare fuori dall'appartamento, lontana dalla creatura che nel frattempo produce lamenti assolutamente inquietanti. Riesco a intravederla mentre si prepara ad attaccarci. Sto per urlare a Kincaid di stare attento ma non ce n'è bisogno, perché la bestia viene placata da qualcosa.

    Un canto dolce e melodioso rimbomba per il condominio. È una voce femminile, tranquilla e confortante. La mia attenzione rimane comunque sulla creatura, che...inspiegabilmente, non sembra più così pericolosa. Gi occhi rossi e iniettati di sangue hanno lasciato spazio a quelli verdi e umani che ho visto svariate volte in foto. Per un istante mi sembra di avere davanti non il mostro che ha minacciato di sbranarmi, ma...Jacob, Jacob Wonder.
    Mentre la melodia continua il militare mi trascina di nuovo, e ora siamo quasi vicino alle scale. <<So badare a me stessa, grazie>>, dico stizzita. Quindi mi libero dalla sua presa e riporto la mia attenzione su Jacob, ma mi accorgo che è scomparso. E la canzone è finita.

    Passato il pericolo, posso rilassarmi per qualche minuto e fare il punto della situazione.
    Jacob Wonder, celebre giornalista, a quanto pare si è trasformato in una creatura selvaggia che tenta di pasteggiare con le freelancer che contatta per lavoro, e viene calmato da un canto che, francamente, mi fa venire la pelle d'oca. Non ho l'intelligenza né le conoscenze adatte per trovare una spiegazione logica a tutto ciò, ma posso giurare sulle teste dei miei quattro fratelli che scriverò un pezzo bomba su questa faccenda. Ho anche una foto che ritrae la bestia, cosa voglio di più? E l'agenda probabilmente contiene un sacco di informazioni utili. Devo indagare, ma non posso andare in giro da sola con Lassie che potrebbe essere dietro ogni angolo...

    Mi rendo conto di essere forse stata troppo dura con Kincaid, stava solo cercando di proteggermi nonostante non mi conosca nemmeno. <<Scusa per prima>>, gli dico sorridendogli. Poi continuo: <<Quella cosa sembra non essere più qui intorno, ma qualcosa mi dice che non siamo comunque al sicuro. Prima non ho mentito, sono sul serio una giornalista. E in quanto tale non ho intenzione di lasciare la palazzina finché non avrò scoperto cosa diavolo è successo al povero signor Wonder. Tu vivi qui? Sai per caso se lui abitava con qualcuno? Un parente con cui possiamo parlare?>>. Spero si fidi di me. Di solito non ho problemi a ottenere le risposte che voglio, ma lui sembra...diverso.
    Mentre aspetto una risposta mi metto a sfogliare le pagine dell'agenda (nonostante ci sia poca luce dovrei comunque riuscire a leggere). Ignoro eventuali appunti su articoli che ha scritto o aveva intenzione di scrivere (interessantissimi, per carità, ma me li spulcerò per bene a casa): sto cercando indizi, informazioni, qualunque cosa mi aiuti a capire cosa gli sia successo...
    Our wills and fates do so contrary run

  2. #92
    GdR Master L'avatar di Eclisse84
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    Re: Household

    Viktoria Masters
    2° piano

    Occhi di ghiaccio ha deciso di seguirmi, bene! Mi avvio verso l’uscita, facendo sempre attenzione a ciò che accade alle mie spalle, non vorrei che il tizio approfitti di qualche mio momento di distrazione, per farmi la pelle, almeno io, fossi in lui, farei così! Attendo che varchi la soglia, chiudo la porta alle nostre spalle a chiave, non vorrei trovare altre sorprese non gradite, come curiosoni o una festa di ladri improvvisata, che si portano via tutto il mio bottino. Lo guardo di sfuggita con la coda dell’occhio, sembra un pezzo di marmo, inespressivo… bah, ce n’è di gente strana a questo mondo e poi dicono che sono io quella “fuori dal comune”.

    Gli passo nuovamente avanti, il mio appartamento è esattamente di fianco. Mi chino e sollevo il tappetino, per raccogliere la chiave nascosta sotto, a questo punto penso sia meglio trovare un altro posto dove piazzarla, semmai al signorino qui dietro venga mai in mente la malsana idea di farmi visita qualche volta, avere un testimone che gira sulle proprie gambe e che è ancora in possesso della sua lingua, non è mai cosa gradita!

    Mentre sono ancora inginocchiata, sento qualcosa di umidiccio e caldo cadermi nell’incavo del collo, immediatamente ci passo la mano sopra e la osservo

    E’…saliva, della schifosissima saliva ha impiastricciato il mio collo! Questo gradissimo bastardo, figlio di buona donna mi ha sputato addosso…
    Mi alzo guardandomi ancora il palmo della mano, nell’altra stringo la chiave appena raccolta e lo guardo dritto negli occhi. Al diavolo i progetti di arricchirmi, questo lo faccio fuori in due secondi, gli estirpo quelle palle di vetro che ha negli occhi e le aggiungo alla mia collezione di biglie, gli strappo la pelle e mi ci faccio un paralume… io…

    Senza pensarci su due volte, azzero le distanze e lo afferro per la giacca, incaXXata nera come sto, non mi accorgo quasi che la corrente ha degli sbalzi, la luce va e viene a intermittenza, fino a spegnersi e qualche imbecille deve aver messo il volume dello stereo al massimo, c’è una canzoncina strana che risuona ovunque.
    Lo fisso ancora, digrigno i denti in bella vista, mi verrebbe quasi voglia di prenderlo a morsi “io...io ti…”
    Ultima modifica di Eclisse84; 28th October 2013 alle 23:07

  3. #93
    sim esperto L'avatar di Rayky
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    Re: Household

    Scott Walker
    4° Piano di Household, davanti all'interno 23



    Le foto sotto spoiler sono un po' spinte, quindi vietate ai più piccoli

    Sto bussando insistentemente sul legno massiccio della porta, i rumori che ho sentito mi hanno parecchio preoccupato, quando finalmente sento i meccanismi della porta attivarsi. -Dio, quanto mi è mancato questo suono, è così familiare e ... rassicurante- penso tra me e me mentre la porta si apre. Il cuore inizia a battermi all'impazzata, ero così preso dalla situazione e dai rumori che provenivano dall'appartamento da essermi completamente dimenticato il discorso che mi ero preparato mentre venivo qui -Come iniziava?-.
    Non so davvero cosa dirò, ma so solo che sarà terribilmente imbarazzante guardare negli occhi Kate dopo quello che è successo. Tuttavia al telefono sembrava dovesse parlarmi di qualcosa di molto importante, quindi forse non sarà poi così terribile. Mi dirà quello che mi deve dire, ne parleremo, e poi farò il possibile per tentare di intavolare delle scuse decenti, con un capo e una coda, insomma, qualcosa di un po' più impegnato di: "No, Kate! Non è come pensi!"
    La porta è quasi completamente aperta, mi sembra di scorgere una figura all'interno dell'appartamento, quando improvvisamente le luci, sia quelle in corridoio che quelle in casa, iniziano ad andare e a venire a intermittenza, fino a spegnersi definitivamente. "Proprio ora?" penso.




    La porta ora è spalancata. Intravedo le sagome dei mobili nell'appartamento e poi vedo lei, proprio di fronte a me, a pochi passi. E' Kate. Sembra stia bene. Inspiegabilmente sul volto mi nasce un gran sorriso quando la guardo in faccia, e solo in questo istante capisco che, nonostante tutto, mi è mancata. Sto per salutarla, quando noto qualcosa di strano. Ha il pancione. Non la pancia. Il pancione. E' incinta. Kate è incinta, non ho dubbi, quello è il pancione di una donna in dolce attesa.




    I neuroni mi vanno in palla, le sinapsi saltano, lasciandomi incapace di proferire parola. Come è possibile? Ripenso agli ultimi tempi passati in casa con lei. Non abbiamo mai avuto una vita sessuale particolarmente attiva. Solitamente sono gli uomini a volerlo fare più frequentemente rispetto alle donne, ma nel mio caso, dopo quello che è successo, è chiaro che Kate aveva ben poco da offrirmi che potesse interessarmi. Per anni ho finto, ho recitato una parte, la parte del marito desideroso di avere il corpo della bella moglie. Perchè l'ho fatto? Perchè io e Kate siamo, o meglio, eravamo legati da una promessa: il matrimonio, e l'anello che porto ancora al dito me lo ricordava sempre, mi ricordava di adempiere ai miei compiti di marito, anche se a me non piaceva.



    In fin dei conti dovevo essere credibile, e un marito che non ha mai voglia di unirsi alla moglie non è affatto credibile, soprattutto quando questa, così innamorata e impulsiva, si prendeva la briga di farsi bella, di essere sexy solo e appositamente per te, l'amore della sua vita.




    Quante volte da giovanissimi Kate si metteva tutta in tiro per me? Lei lo faceva volentieri, perchè pensava di farmi piacere, non potevo certo deluderla, e io poi mi sentivo inevitabilmente in dovere di ricambiare il favore. Ricordo ancora quella sera. Kate si era dovuta fermare a lavoro per sbrigare alcune pratiche, quando rincasò mi feci trovare in camera da letto, attorniato da una gran quantità di candele profumate, le luci soffuse e una musica romantica di sottofondo. Che imbarazzo ripensarci ora, esporsi così tanto per una persona.




    Ma lei era felice, e quando lei era felice lo ero anch'io. Mi saltò letteralmente addosso quella sera. Facemmo l'amore tutta la notte, o meglio lei fece l'amore tutta la notte, io ... non so quello che stavo facendo.




    So solo che con il passare degli anni recitare, fingere, mi pesava sempre di più, e Kate lo aveva certamente capito. Forse ha pensato che io non la trovassi più attraente, che non mi piacesse più come un tempo, o forse aveva visto di più. Il punto è che, io l'ho amata davvero, lei è stata davvero l'amore della mia vita, ma una cosa è certa, io non l'ho mai amata come lei ha amato me. E' già stato fin troppo doloroso fingere, farle quelle cose quando non volevo.




    A volte, guardandola negli occhi, mi sembrava quasi che lei sapesse, ma che non dicesse nulla, forse è per questo che vedermi con Joel, quella sera, l'ha fatto infuriare fino a questo punto: perchè le ho sbattuto in faccia la verità, una dolorosa verità. Mi dispiace.




    Ritorno al presente. Fisso il pancione di Kate. Sono troppo confuso per pensare con lucidità e capire cosa sta accadendo, ma la cosa mi pare assurda: eravamo d'accordo, non volevamo avere figli e per evitarlo abbiamo sempre preso le dovute precauzioni . E' anche vero che i metodi anticoncezionali non sempre sono efficaci al 100%, c'è sempre un piccolo margine di errore, ma non pensi mai che in quel margine potresti entrarci proprio tu. Ma no, no, no, quello non può essere mio figlio! Sto ancora decidendo cosa fare, quando noto la presenza di una seconda donna nell'appartamento.





    NOTA: - Ho dovuto cambiare il vestito alla ragazza perchè quello che ha nella foto io non ce l'ho.
    - Alcune foto sono un po' "hot", quindi sono sotto spiler.

    Ultima modifica di Rayky; 28th October 2013 alle 19:08





  4. #94
    sim esperto L'avatar di Rayky
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    E' più giovane rispetto a Kate, avrà una ventina d'anni. E' buio, quindi fatico a vederla bene in viso, ma dopo alcuni secondi la riconosco: è la figlia di Jacob Wonder, il noto giornalista che vive al terzo piano. Ma che cosa ci fa qui? Giuro che non capisco più nulla, è tutto così strano, sembra tutto disconnesso. Improvvisamente la ragazza apre bocca: «Signor Walker», mi dice, lei potrebbe essere in pericolo...»



    Altro blackout. Kate è incinta e una ragazzina mi dice che sono in pericolo. Guardo nuovamente il pancione. E se quello fosse davvero mio figlio? Ciò non spiega comunque lo stadio avanzato della gravidanza: io e Kate non ci vediamo da circa una settimana, e l'ultima volta che l'ho vista la pancia era piatta. Come può essere cresciuta così in fretta? Troppe domande. Decido che devo sapere cosa sta succedendo. Per il momento mi tengo tutto dentro. Entro nell'appartamento. Sfioro Kate, ma non la guardo, non la tocco, non le parlo. Forse tenterà di fermarmi? In fondo, quella non è più casa mia. Guardo bene in faccia la ragazza, le luci sono spente, ma la luce del crepuscolo che entra dalle finestre mi permette di vederla piuttosto bene.
    -"Forse è meglio se ci sediamo e ti spieghi meglio."- le dico tutto d'un fiato, mentre la invito a sedersi sul divano alle sue spalle.
    La storia di Kate ora può aspettare, a quanto pare adesso "potrei essere in pericolo".
    Sto aspettando una risposta da parte della ragazza, o che Kate mi dica qualcosa, qualunque cosa, quando sento chiaramente una voce melodiosa, una specie di canto, non saprei localizzarne la provenienza, potrebbe venire da fuori come da dentro il palazzo. E questa? Non so più niente, non so chi sono, chi è mia moglie, che cosa vuole la figlia di Jacob Wonder e che cosa ci fa qui, ma spero vivamente che abbia qualche risposta per me. E pensare che fino a poche ore fa la mia maggiore preoccupazione era quella di trovare i soldi per pagare il soggiorno al motel.

    Nota: Ho diviso il post in due perchè era molto lungo.
    Ultima modifica di Rayky; 28th October 2013 alle 20:16





  5. #95
    L'avatar di mary24781
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    QUINTO PIANO - MARIKO FULLBUSTER

    Dopo lo sparo corro all'impazzata per le scale e le immagini davanti a me sono mosse, confuse, come quando si pilota un pg di un videogame sparatutto e il mouse t'è impazzito. Mi piacciono i videogames. Hai vite di scorta, sai contro chi stai combattendo, sai che cosa devi fare e ci sono i trucchi per i soldi! Se poi le pozioni salute o le vite sono terminate, basta ricaricare dall'ultimo salvataggio. Tutto facile, nei videogames. Mi piacciono le cose facili. Sono diventata uno sbirro per questo: era il sistema più semplice per vestirmi di potere. Il potere è la cosa più importante del mondo, senza di lui non sei nessuno. E tutti noi vogliamo essere qualcuno. Sono sicura di aver mirato bene quando ho sparato, ma non so se l'ho colpito. Perchè sulla mia strada si devono sempre mettere i Lancillotto con l'armatura scintillante e col vizio di salvare le dementi indifese che urlano da diroccati e incantati castelli? Kincaid che stava aspettando, che quel "coso" ci saltasse addosso? Perchè non ha estratto l'arma? Ma no, povera bestiolina, se gli facevamo male magari andavamo all'inferno?! Se ha un briciolo di cervello dovrebbe seguirmi, quell'animale sembrava feroce. Però non sento i loro passi dietro di me. In realtà, non sento manco il ringhiare di quella bestia. Magari ha pappato quei due e ora è sazia, quasi ci spero, anche se diciamolo, Kincaid andrebbe "mangiato" in un altro senso. Ma che ca**o era? Dal verso mi pareva un cane rabbioso o un lupo affamato, ma aveva un che di "umano". Morsi... aveva delle belle zanne... che sia lui il morsicatore selvaggio della Marsella? Forse siamo stati precipitosi a dare la colpa a una banda di drogati. Ma dove ca**o è sto terrazzo? Ah ecco, sono al quinto piano. Un'altra rampa e sono sul tetto ma... mer**, non ci voleva, c'è un uomo appoggiato al muro davanti a me e non sembra sentirsi troppo bene. Stringo la pistola ancora fumante nella mano, mi avvicino cautamente. Emette degli strani versi. Ne ho già le pa*** piene di gente che emette strani versi per oggi. Bhe oddio, magari sta solo male ma io odio la gente che sta male! Non ho fatto il medico proprio per questo, la gente malata mi fa ribrezzo. Tutto quel tossire, quel moccio, quella puzza... per non parlare del rischio di infezione! Non so se di una malattia odio di più i sintomi o lo schifo di pensare che quel bacillo è stato già nel corpo di qualcun altro! Quasi quasi me la do a gambe, sembra mi stia ignorando, è di spalle, non sembra avermi visto. Mariko riacquista il tuo sangue freddo, rischi che dietro ti spunta quella darkettona (Allison) che ti denuncia per omissione di soccorso. Ca**o, paradossalmente mi conveniva darmi malata oggi!

    "Signore, sono della polizia, deve assolutamente lasciare questo piano, siamo nel bel mezzo di un'operazione di polizia... si sente bene? Dalla sua cera direi di no... al piano superiore, sul tetto, c'è una dottoressa che può curarla, se vuole può seguirmi"

    Ecco, il mio dovere l'ho fatto e rosico a denotare che non è spuntato nessun Marilyn Manson dietro di me a minacciarmi di denuncia. Lo guardo restando distante, con la pistola sguainata ma che punta a terra, come ci hanno insegnato all'accademia. Lo supero cautamente e mi posiziono davanti la rampa che porta al tetto, cercando di non respirare la sua stessa mefitica aria. L'ho di fronte e denoto che ha il viso deforme. Sembra un drogato di metanfetamine. Non mi piace per niente. La sua pelle è verdognola e le guance scavate... brutta mer** la metanfetamina. Soprattutto perchè rende imprevedibili. Stringo Clarabella (il nome della mia pistola) con entrambe le mani e gli dico con un tono un pò più minaccioso: "Mi ha sentita?"
    Se continua a ignorarmi, io farò lo stesso, lo lascerò là e mi dirigerò dritto sul tetto per chiedere rinforzi. Sento all'improvviso una musichetta echeggiare nell'aria: fantastico, ci mancava la colonna sonora a questo turno di mer**!

  6. #96
    Master caotico L'avatar di SimsKingdom
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    Andrea Gillian
    Appartamento 25
    Ore 18:42

    Non sento più alcun rumore provenire dal bagno, solo il silenzio più assoluto. Inizio già a pensare al peggio mentre, ad un tratto le luci cominciano a mancare, così rimango nel buio più totale. Con un po’ di remora, faccio pressione sulla maniglia della porta. Accorgendomi che è aperta, la dischiudo lentamente, , giusto un piccolo spiraglio per darmi l’opportunità di vedere l’interno “non vorrei trovarlo sul gabinetto mentre da di stomaco o che so io!”




    Lo spettacolo che si manifesta davanti ai miei occhi non è uno dei più gradevoli: una grossa chiazza verde acido si estende poco distante dal water, del vomito così verde l’ho visto solo nel film “L’esorcista” e non mi sembra che qui non si parli di demoni o altro. Apro di più la porta e a quello che vedo inizio ad avere dei conati per la nausea: il corpo dell’uomo è disteso sul pavimento con la faccia riversa nel vomito, sembra del tutto privo di sensi o peggio…




    “Non può essere morto, non può… se chiamo la polizia adesso penseranno che sia stata io, magari con qualche veleno, magari con dell’arsenico…”
    Troppi pensieri si affollano nella mia mente. “Ed è pure sera, non mi aiuta nemmeno il sole…” penso sbuffando. L’unica cosa che riesco a scorgere in quello schifo è il telefono che si trova vicino alla sua mano, che stesse chiamando i soccorsi prima di perdere conoscenza? Non lo saprò finché non raggiungerò quel cellulare «dannazione! Ora che ci penso, ho lasciato il mio di telefono nella borsa stamattina e, guarda caso la borsa l’ho dimenticata! Complimenti Andrea, sei proprio un genio a volte!» mormoro tra me e me dandomi un leggero colpo sulla fronte. Sinceramente, l'idea di mettere le mani su quell'aggeggio e in mezzo a tutto quel liquame mi fa schifo al solo pensiero, "Oh andiamo Andrea piantala con questa aria da snob, dato che nemmeno ti riesce, e pensa a qualcosa di serio!" la luce del tramonto che filtra dalla camera da letto illumina in modo abbastanza macabro l’intera scena. Sto per chiamare Denise quando ad un certo punto sento come una specie di canto provenire da un punto non ben definito della palazzina, sembra come una ninna nanna ma ha un che di malinconico.
    Inizio a pensare a qualcosa di sensato, che fare? Chiamare Denise e insieme spostare il corpo e poi chiamare i soccorsi oppure fare tutto da sola rischiando di fare pure danno o di peggiorare la situazione? L’opzione più ovvia si fa strada nella mia mente, prima di andare a chiamare Denise chiudo la porta perché il tanfo asfissiante del vomito inizia a darmi un senso di nausea piuttosto forte.




    «Denise, ti prego vieni di la, sembra essere svenuto… o peggio, è in una situazione pietosa! Dammi una mano per favore!» dico con voce affrettata e preoccupata…

  7. #97
    sim veterano L'avatar di theredcrest
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    Re: Household

    Garret Burglair
    2° piano

    Io la gente non la capisco.
    Sarà la centesima volta che lo dico e lo ripeto, ma sta di fatto che è vero e che la banalità nel mondo non si vede solo sugli schermi del TGSims o dei film. Le frasi fatte, i comportamenti idioti, non sono stati inventati nei videogiochi e basta aprire la finestra di casa per vedere che in realtà il mondo è composto da più gente utile come uno scolapasta preso a colpi di trapano numero dieci, che non da persone con uno scopo e l'assoluto desiderio di perseguirlo con ogni mezzo. Tanti, proprio come la mia novella conoscenza-e-approfittatrice di turno, prendono semplicemente quello che viene - un po' come se la vita ti somministrasse la medicina amara ma, siccome fai fatica ad alzarti dalla sedia, tu la accettassi perchè ti fa più comodo così - e non sto parlando di casi limite come la sopravvivenza, ma di cose di tutti i giorni.
    Ad esempio, perchè doveva aspettare proprio il mio arrivo, se voleva derubare l'appartamento del suo vicino? Poteva fare le cose per bene, organizzarsi e far incastrare perfettamente tutti i pezzi del suo furtarello perchè non potessero nè accusarla, nè torcerle un dito. Ma no, troppa fatica: meglio aspettare il primo esperto di passaggio, tanto ce n'è sicuramente uno ad ogni angolo di Bellavista!
    "Era ora!"
    "Era ora? Ed io che dovrei dire?"
    La ragazza si gira di poco, mentre io la osservo con qualcosa più di un semplice dubbio che inizia a grattare la superficie della mia mente. In realtà sono il primo che approfitta di qualsiasi cosa sia a disposizione senza alcun rimorso, e quindi l'ultimo a poter distribuire giudizi a destra e a manca. Ma almeno, io lo faccio seguendo un metodo, e non per forza quello logico - come ha scoperto il seccante ragazzino dei giornali un paio di mattine fa assieme al suo strombazzante campanello da bicicletta. Può darsi abbia le mie fisse, come il gusto per il perfezionismo e il lavorare da solo, ma almeno non mi arrampico sui muri e so perfettamente come e quando cogliere un'occasione propizia. Ci sono voluti anni di guai e fughe per il rotto della cuffia perchè lo imparassi, guai che presumo lei non abbia passato... e che arriveranno presto, gliel'assicuro, se intende venire a patti con me senza rispettare la parola data e un minimo di decenza. Specialmente se ha intenzione di mettermi ancora le mani addosso.



    Con un breve scatto, la ragazza mi afferra il colletto della giacca e lo tira, facendomi avanzare improvvisamente in sua direzione prima ancora riesca a puntare i piedi: una debolezza che non mi permetterei, se non fosse per un motivo che inizia a diventare certezza. Con lo strattone, le distanze si riducono ulteriormente.



    Mi tira il cappuccio con forza ed io finisco a guardarla negli occhi, sconcertato sia dal gesto, sia da quello che vedo. E non per il fatto possa essere considerata una ragazza "carina": volendo, e conoscendo i posti giusti, potrei trovarne a pacchi tali e quali a lei, se non migliori, qui in città. Qualche volta l'ho anche fatto, ma no, non è questo il punto del discorso - altrimenti non avrei esitato un momento a spaccarle il naso impiastricciandole tutto il bel faccino. Il motivo per cui non l'ho ancora fatto è che mi ricordo di lei... e non è un bel ricordo. L'ho già vista in passato, non ho alcun dubbio - oltre ad essere meticoloso, ho una buona memoria - ma non conciata così. Non con quei capelli. E non in una situazione del genere.
    "Senti un pò tu... mettiamo subito le cose in chiaro! A me non piace essere presa in giro. Se scopro che ti sei preso il meglio, se solo intuisco, che vuoi rifilarmi un pacco, ti faccio mangiare i denti, uno ad uno!"



    Trattengo il respiro, con l'occhio destro che per tutta risposta sembra bruciare con insistenza, quasi fosse destino e riconoscesse le dita che l'hanno quasi cavato e reso cieco. E' un po' come in quei romanzetti fantasy per ragazzi, dove un filo sottile collega vittima e aggressore nei modi più improbabili: è uno dei motivi per cui non mi piace toccare gli altri, a meno di non doverli uccidere. Quando ferisci, lasci sempre un pezzo di te nell'altro. Che sia un ricordo, una parola od una cicatrice, in fondo non fa la differenza. Ed è sempre come se fosse successo da ore, e mai da giorni, anni, mesi.
    Io, ad esempio, lo ricordo ancora come se fosse ieri.



    Il vicolo, la strada, la sigaretta accesa. Le volute di fumo che si innalzavano verso il cielo serale e il clima rigido che si avvicinava, complice della scoperta la condensa che si formava ad ogni respiro. Eppure, adoravo quel clima. Vivevo di vestiti rubacchiati dal filo del bucato, di felpe abbandonate dai ragazzi in discoteca che un paio di buttafuori con una coscienza non tornavano ai loro proprietari per poterle dare a me. E nonostante questo, la vita mi sembrava mille volte più facile: avevo già visto tutto quello che un ragazzo può vedere. Avevo già passato il peggio. Non mi restava che da vivere col cappuccio calato sulla faccia per non farmi riconoscere, spostandomi di città in città mentre attendevo che la maturità cancellasse qualsiasi traccia avessi lasciato negli annali della polizia.
    Fumavo allora come adesso, scroccando una sigaretta ai passanti mentre li alleggerivo del loro portafogli.



    E poi, i suoi passi. "Leggeri, ma affatto femminili", ricordo di aver pensato mentre si avvicinava lungo la strada punteggiata di cestini e sacchi di spazzatura. Aveva i capelli lunghi e scuri e l'aria di chi stava tornando a casa dai bagordi, e non per lavoro. Ben vestita, con un braccialetto in bella vista luminoso come l'argento di cui era perlopiù fatto, a primo sguardo, e che già consideravo mio da rivendere. E non per sfamarmi, ma per comprare dei grimaldelli con cui esercitarmi: preferivo avere lo stomaco vuoto adesso, se imparare a scassinare le serrature avrebbe potuto aprirmi le porte di ogni casa e rendermelo pieno per sempre. Anzi, dato come stavano le cose, consideravo la mia come una rivalsa: nei confronti dell'ennesima figlia di genitori assenti che tutto aveva e tutto poteva, tanto da camminare apparentemente sola e indifesa in una strada sperduta di città. Avevo ancora così tanto da imparare.



    Fui veloce: scattai a capo basso, le passai accanto correndo ed estesi una mano per afferrare il prezioso monile che portava al polso. Non m'importava di strapparglielo, ero capace di sostituire una chiusura per farla tornare come nuova, e somigliante all'originale. E più mi avvicinavo, più notavo le pietre nere che lo ornavano e che per me significavano soldi, sopravvivenza e la speranza di poter scampare per un altro mese a quel luogo abberrante che chiamavano carcere.



    Un valore aggiunto così esorbitante da farmi perdere il piccolo, vitale secondo in cui qualcosa si intromise nel mio campo visivo per rimanerci per sempre, assieme ad un dolore impossibile da dimenticare. Una mano di cui non avevo contato le unghie un po' troppo affilate che mi si stampò di slancio in faccia, senza far calare - miracolosamente - il cappuccio. Dopo tutto questo tempo, sono ancora ragionevolmente sicuro lei non mi abbia mai visto in volto, quella sera.



    Poi ricordo il rosso, il male, una fuga precipitosa e il braccialetto nella mia mano. Inviai direttamente al creatore qualsiasi maledizione avessero mai creato sulla faccia della terra, quella notte. Per poco non svenni. Venne l'infezione, le cure arrabattate, i medici sottobanco o, quando andava male, i veterinari. E alla fine di tutto questo, la cosa più ironica è sapere che quel braccialetto ce l'ho ancora. Che non l'ho mai venduto proprio per non dimenticarmi dell'evento. Il benesse è arrivato comunque, dopo tanto, tanto tempo, ma se l'avessi dato via non avrei avuto modo di misurarlo con quello che ero disposto a fare per arrivare ad ottenere una vita decente... di confrontarlo con quello che ho adesso, come monito per continuare a fare quello che faccio. A sfidare me stesso.



    Vorrei poter dire che sono rimasto come scottato, o che il mio cuore ha mancato un colpo, saltando un battito alla vista di questa... donna. Vorrei poter dire che sono arrabbiato, furioso, che non sto più nella pelle dalla voglia di attorcigliarle quel suo piccolo collo con una corda e stringere, stringere finchè non mi implori, supplichi di liberarla per poi non farlo ugualmente. Per poi lasciarla a penzolare, appesa al cappio, dal secondo piano dell'edificio. In fondo chi non coglierebbe immediatamente una simile opportunità? Chi crederebbe di poter ancora gustare, con lentezza e metodo, assaporandolo, il piacere di una vendetta attesa da più di dieci anni?
    La verità è che non provo nulla più di un leggero formicolio.
    Un'irritazione. Un fastidio.
    E poi più niente.




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  8. #98
    sim veterano L'avatar di theredcrest
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    Re: Household

    "Sono stata chiara, tesoro?"
    E' la sua voce che mi risveglia dal subbuglio che si agita nella mia mente, mentre ho ancora lo sguardo immerso nei suoi occhi grigi - nella maniera meno poetica del termine. Non ci vuole molto perchè lei mi lasci andare, evidentemente a disagio davanti al mio sguardo piatto: il modo in cui mi ha minacciato farebbe a malapena ridere una sogliola e, poco ma sicuro, di certo non spaventa me. Non lo farebbe neppure se provasse a spaventarmi cercando di cavarmi l'altro occhio, in effetti.
    "Vieni con me nel mio appartamento qui di fianco, dobbiamo elaborare qualcosa di sensato, perché il tutto sia credibile nei minimi dettagli, non ho intenzione di passare altro tempo al fresco, per aver trascurato qualcosa."
    Che fosse la vicina, lo avevo sospettato, ma che avesse già passato del tempo al fresco mai. Dubito sia per furto; da com'è messa in quanto a muscoli, suppongo sia il tipo da rissa nei bar.
    "Beh.. forse, tra qualche tempo, non solo" penso tra me e me, con un sorriso appena accennato. Senza saperlo mi ha appena dato l'unica informazione che non posso ignorare per farle vedere, come si suol dire, i sorci verdi per i prossimi mesi: se è una criminale ha una scheda, e con una scheda, il minimo errore o la più piccola e infondata denuncia di furto si possono trasformare in guai grossi come case. Il piano che mi si sta formando in mente, come possibile ritorno per l'uscita poco piacevole di prima e perchè no, per l'occhio, è di una semplicità assurda: prendere un oggetto qualsiasi, anche di poco valore, e piazzarglielo addosso. Dato non dispongo ancora di un monile tanto piccolo e non ho ancora scavato nei cassetti della camera, un'idea potrebbe essere nasconderle il portatile in casa dopo aver tolto l'hard disk. In questo modo, avrei la mia parte del bottino e la mia vendetta, tutto al modico prezzo di qualche minuto d'attesa in più. Detta così sembra la reclame del folletto: detersivo e dimostrazione incluse nel prezzo.
    "Ora... devo medicarmi, non chiamerò un dottore, sono tremendamente ficcanaso.Il proprietario di questa casa non tornerà prima di alcuni giorni, possiamo lasciare tutto così per un pò di tempo."
    "...dillo che lo fai apposta. Già che ci sei, perchè non mi fornisci anche nome, cognome, data di nascita e numero di conto corrente?"
    "Ti conviene fare come dico io, ho visto la tua faccia e non sono esattamente una di quelle femminucce che metteresti al tappeto in due mosse. Andiamo!"





    Come volevasi dimostrare. Sta messa peggio di quanto credessi, anzi, messa peggio di qualsiasi altro ladruncolo non professionista abbia mai avuto la sfortuna di incontrare: tenta di minacciarmi col fatto conosce la mia faccia, senza sapere che l'unica schedatura che mi riguarda è stata fatta a Madrid quando avevo secidi anni, e che sarà stata ormai archiviata come scartoffia inutilizzabile sul fondo di qualche cantina. Quanto al resto, fossi in lei, forza o non forza, non farei mai entrare uno sconosciuto in casa... suppongo creda molto nelle proprie capacità, oppure sia veramente un'ingenua. Vedremo. In ogni caso, prima voglio pensare a recuperare l'agenda e solo poi, in base a come si metterà la collaborazione, vedrò il da farsi. Preferisco pensare al presente, ora.
    La seguo mentre si avvia in corridoio, proprio mentre io mi arrabatto per far sparire il portatile all'interno della giacca, in una tasca che ho cucito su misura per le tele col filo da pesca e che però torna utile anche per questo utilizzo. Mi sono punto forse un milione di volte per farla, ma il risultato è soddisfacente e resistente; niente a che vedere con quello che avevo imparato a fare andando in chiesa da ragazzo comunque, quando la Priora teneva corsi per i gruppi di orfanelli alla Santa María la Real de La Almudena. Finchè qualcuno non si è accorto che qualche candelabro spariva dai tavoli, ovviamente.
    Poco prima di uscire, comunque, sposto il vaso lungo il corridoio, più o meno in mezzo a dove questo si apre verso il salotto. In questo modo, la prossima volta che apriremo la porta nessuno ci andrà a sbattere contro.





    Fuori dall'uscio, osservo come puntualmente chiude l'entrata a chiave, forse preoccupata una qualche altra coincidenza possa portare una terza persona interessata nella casa di Mister Tsukihime. Il Giapponese ha una fama non indifferente in certi campi, non posso biasimare la sua scelta, e in ogni caso lei non sa ho la copia delle chiavi in mio possesso. La guardo spostarsi alla porta proprio a fianco, piegarsi e prendere le chiavi da sotto lo zerbino.
    "Il nascondiglio più originale del mondo, decisamente" penso a braccia conserte, guardandola vagamente spazientito e poi passando ad analizzare la serratura della sua porta, decisamente obsoleta. Scadente qualità, produttore misconosciuto - il chè non significa automaticamente maggior sicurezza - e riassumendo, niente a che vedere con le ottime scelte in fatto di protezione casalinga del suo vicino: un paio di grimaldelli basterebbero a scassinarla in poco più di venti secondi. Ma almeno, il legno sembra buono. Sembra.
    Sto finendo di fare le valutazioni professionali del caso - alla fine tornano sempre utili, qualsiasi sia la situazione - quando una cosa incrocia il mio sguardo.
    Un filamento semitrasparente che scende.





    Una ragnatela? Potrebbe essere, anche in un edificio "prestigioso" come questo. Nel caso qualcuno se lo stesse chiedendo, si, ho cercato la storia della struttura alla biblioteca pubblica e in rete prima ancora di organizzare i sopralluoghi: disporre di un libro da cui ricavare informazioni è spesso il primo, importante passo di un furto.
    Guardandolo meglio, quel filamento non sembra scendere... sembra colare. Il mio cervello tende a fissarsi sui particolari, a sovraelaborare, forse per merito della mia particolare puntigliosità. La trasparenza è di un attimo e poi svanisce, come se qualcosa fosse gocciolata dal soffitto per poi cadere giù. Sul collo di colei-che-non-deve-essere-nominata, cordialmente abbreviata in N.N.P. (nome non pervenuto). Inutile dirlo, alzo lo sguardo anche solo per togliermi la curiosità di sapere se è davvero una ragnatela o una perdita dal piano superiore...





    ... e quello che vedo non mi piace.
    Non ho le travvegole. E' vero, iperelaboro, sono puntiglioso, dormo poco e bevo quasi esclusivamente caffè da due giorni per stare dietro ad ogni preparativo (beh, forse da più di due giorni) ma non ho mai avuto allucinazioni. Non le ho mai avute nemmeno con la febbre a quaranta per l'infezione all'occhio: deliravo, ma non ho mai visto il fantasma dei miei conoscenti morti o dei natali passati. Per quanto mi riguarda, tutto ciò che concerne il sopprannaturale è un territorio neutro per me - potrebbe essere, potrebbe non essere e comunque la cosa non mi interessa più di tanto. Per cui sono sicuro di non iniziare adesso a dare di matto, non davanti a quella... cosa. Oggetto. Essere non identificato.
    Sono sicuro che la perdita veniva dalla sua bocca. Oh, al diavolo. Non è un bello spettacolo.





    Sicuramente ho visto di peggio, avendo spappolato giusto un paio di cervelli a colpi di lampada. Non mi fa impressione nel senso stretto del termine, e forse dovrebbe, ma è quasi... irreale. Non saprei nemmeno come spiegarlo, e comunque vedere quella cosa col busto piegato a non so quale grado, con le mani attaccate alla parete e i piedi che penzolano non dà una mano nella descrizione. In effetti, poteva presentarsi almeno con un cartello al collo col nome - preferibilmente in grassetto, altrimenti a quell'altezza non si vede una beata mazza.
    Per aggiungere sale alla ferita, anche la mia nuova NNP "preferita" - inserire sarcasmo qui, grazie - non aiuta. Mentre io mi soffermo sull'ENP (essere non pervenuto), lei pare non aver gradito lo sgocciolamento sul collo. E chissà perchè, quando distolgo lo sguardo dalla cosa sul soffitto per passare a lei, dall'occhiata che mi sta lanciando ho la stranissima sensazione pensi sia stato io.





    "Infatti."
    Me la vedo arrivare contro, afferrandomi di nuovo la giacca. Ci risiamo: lo detesto. Alla terza volta le faccio pagare le decime secondo l'uso.
    Al contempo due eventi portano contemporaneamente la mia attenzione su altri fronti: la luce sul soffitto che si accende e si spegne ad intermittenza, per poi andarsene del tutto, ed un canto che sembra risuoni tra le pareti del nostro piano, o forse dell'intero edificio. Uno stereo alzato al massimo? Se il problema della luce si limita a questo corridoio o agli appartamenti adiacenti, allora potrebbe darsi. Ma se, come la parte più pessimista della mia mente teme, la cosa si estende alla linea elettrica generale... chiunque sia la buontempona con manie di protagonismo, non arriva nel momento più propizio.
    E nemmeno la ragazza, che mi fissa digrignando i denti come se mi volesse morto, col colletto stretto in una mano e il pugno alzato dell'altra a minacciare il mio viso.
    Cosa fare? Bella domanda. L'unico in grado di prendere una decisione, qui, sono io - almeno per quanto riguarda la mia pellaccia, il chè non significa che lo stesso sarà per la sua.
    A questo proposito, potrei divincolarmi, ma sarebbe una mossa stupida e perditempo. Il rumore potrebbe attirare l'attenzione dell'essere, senza contare potrebbe cadermi qualsiasi cosa io abbia nella giacca in caso di colluttazione. E sinceramente, pensando a come stanno le cose, non vorrei farmi ammazzare nè di botte, nè mentre sto evitando di prenderle. Quindi non mi rimane che portarmela dietro e far buon viso a cattivo gioco. Un pensiero di meno.
    Secondo quesito: direzione? Salire o scendere per le scale potrebbe essere sia vantaggioso che controproducente, sempre considerando l'essere possa venirci dietro. Nessuno mi assicura che non possa staccarsi dalla parete per piombarci addosso, quindi oltre a non restarci sotto troppo a lungo, opterei per barricarmi di nuovo nell'appartamento di Tsukihime - a cui sto dando la schiena - e vedere il da farsi. Se organizzo bene le cose, posso perfino arrivarci usandola come scudo - senza farglielo sapere, ovviamente. Ma ora come ora, direi la necessità più impellente sarebbe quella di assicurarmi chiuda la bocca e non faccia troppo frastuono, magari mettendosi ad urlare.
    Questione di un attimo, il tempo di superare, psicologicamente e fisicamente, quella naturale barriera che divide il mio corpo dal suo ed i nostri reciproci spazi personali. Ripeto, detesto toccare ed essere toccato, ma solo fintanto la situazione non lo rende un gesto necessario: le stampo la mano sulla bocca, chiudendogliela con uno sguardo che definire omicida sarebbe d'obbligo, sia per quello che mi sta costringendo a fare dato la sua presa ferrea, sia per la situazione in cui mi ha cacciato col suo "andiamo nel mio appartamento!".





    «Taci» sibilo, col tono di voce più basso che riesco ad ottenere. Se vuole trascinare qualcuno con sè, sul fondo del suo mare di problemi, basta che non sia io.
    Non aggiungo altro. Con una semplicissima alzata d'occhi, le indico semplicemente il nostro piccolo problema del momento.





    Non ho intenzione di aspettare che lei comprenda. Mi vida eres tu vida, come si dice dalle mie parti. Sei utile? Bene. Non lo sei? Ti lascio qui a marcire coi vermi.
    Le afferro le braccia e mi spingo indietro, facendo perno con una gamba per cercare di farle fare il passo assieme a me, nel tentativo di arrivare con la schiena alla porta dell'appartamento di Tsukihime.





    E' solo un tentativo, ma non intendo perdere tempo nemmeno se non dovessi arrivarci: comunque vada, non appena fatto questo, la lascio per andare a recuperare con la sinistra la chiave nella tasca esterna corrispondente. Voglio aprire quella dannata porta, infilarmi nell'appartamento e trovare un modo di uscire da questa situazione assurda - o trovare una risposta, se questo può essermi d'aiuto. Ad esempio, quanti di questi cosi ci sono nell'edificio? Solo uno? Tre? Venti?
    "Dannazione."
    Armeggio con la chiave.
    "Dannazione."
    Calma. Determinazione. Una respirazione corretta.
    Non è un problema. Ce la posso fare.



    Le azioni in questo post sono state concordate con Eclisse.
    Nota 1: mi scuso per la luminosità delle foto nonostante l'assenza di luce, ma i filtri che uso a photoshop me le fanno così ç_ç
    Nota 2: per la storia della bava ho chiesto a Dina xD
    Nota 3: nell'appartamento 11 ho fatto spostare a Garret il vaso, nel caso non potesse o Dina avesse in mente altro avvertitemi e cambio subito!
    Nota 4: non so se il mostro fa ombra sul soffitto o si è già spostato ma più per una questione estetica che altro ho messo "l'ombreggiatura" nella penultima fotografia, se non andasse ditemelo!



    Ultima modifica di theredcrest; 29th October 2013 alle 02:17


    The Sentinel's Lair

  9. #99
    sim dio L'avatar di DELTAG
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    Re: Household

    Lèonie Lecrerc

    Armeria ore 18.50

    Osservo i presenti intenti ad equipaggiarsi e nel mentre approfitto del momento per presentarmi :



    “ Scusate se non mi sono ancora presentata a chi magari non mi conosce, ma vista l’improvvisa e urgente riunione indetta dal tenente colonnello Mustang mi sembrava doveroso dare la precedenza alla missione prima di tutto. Io sono il Capitano Lèonie Picard Lecrerc, ma chiamatemi solo Lèonie, preferisco. Permettetemi di informarvi che con l’incursore Sawyer , ho già avuto modo di collaborare e conosco più o meno il suo modo di agire …” lo indico con un cenno del capo e poi continuo “ Voi dovreste essere Adam Miller e Moreen Evans se non ero, e permettetemi di informarvi che mi sono permessa di dare un’occhiata alle vostre schede personali conservate in archivio prima di giungere in armeria cosicchè dovesse presentarsi l’emergenza ipotizzata dal tenente colonnello Mustang so già più o meno quale sia la vostra specialità ,ruolo, e quant’altro. Dunque, Miller lei dovrebbe essere un sergente maggiore dell’esercito, mentre Evans nonostante la giovane età già sergente… giusto?”

    Furgone militare ore 19.00

    Mi sono sempre chiesta chi nella base si occupi della manutenzione e dell’acquisto dei nostri furgoni militari, certo che Mustang potrebbe provvedere in qualche modo a sollecitare nei piani alti la sostituzione di questi ferri vecchi , per fortuna nessuno di noi presenti raggiunge i 2 metri d’altezza …a dire il vero uno ci sarebbe, Kincaid che però è altrove… altrimenti ad ogni buca e ad ogni curva a causa degli ammortizzatori scarichi considerando anche il peso che porta, finirei per dare cragnate alla lamiera di copertura del furgone e la cosa non mi garba molto, ci terrei alla mia testa.



    Più ci avviciniamo alla nostra destinazione e più sono inquieta, non so perché ma oggi ho l’impressione che le cose non vadano nel verso giusto, sono seduta eppure non riesco a tenere una posizione per più di 10 secondi, considerando che sono stati mobilitati anche Kava e Kincaid per questo ipotetica bonifica e attacco bioterroristico e, fatti introdurre alla Household con un obbiettivo ben preciso , non posso non pensare a una delle leggi di Murphy: Se qualcosa può andar male di sicuro ci andrà.
    Sospiro ironica, ma che pensieri mi vengono in mente ultimamente? Mi alzo.

    “ Robert, quanto manca?” Chiedo all’autista del furgone attraverso la finestra di comunicazione.
    “ Tra poco siamo arrivati capitano”
    “ Perfetto.”
    Resto in piedi e ritorno alla mia postazione. Dallo scomparto in alto sopra la postazione che occupo, estraggo il mio zaino con la mia attrezzatura con l’intento di equipaggiarmi ed essere subito pronta qualora avremmo raggiunto la nostra meta, ma nel prenderlo, complice una profonda buca nell’asfalto su una curva perdo momentaneamente l’ equilibrio e oscillo instabilmente…
    “Ma che cavolo! impreco afferrando con la mano libera una maniglia del furgone, un appiglio di fortuna per
    evitare di cadere come una pera ma lo zaino mi scivola di mano finendo a terra dietro di me e atterrando con un tonfo davanti a colui che mi siede davanti. Zack Sawyer.



    Mi chino visibilmente imbarazzata verso Zack sotto lo sguardo divertito dei presenti e in particolare quello di Robert l’autista del furgone che dallo specchietto retrovisore ha assistito alla scena:



    Mi inginocchio per recuperare l’attrezzatura .
    “ Scusami Sawyer..Robert smettila di ridacchiare e preoccupati di guardare la strada e schivare le buche invece di finirci dentro….” Lo ammonisco indispettita mentre lui mi fa un cenno della mano.



    Raccolgo lo zaino da terra quando, nell’alzarmi , incrocio i profondi occhi di Zack , il suo sguardo mi spiazza…come quella volta, come quella sera…quella sera in cui a causa di una canzone poi, volli scappare da me stessa, dalle mie consapevolezze e dal mio passato…

    CONTINUA
    Ultima modifica di DELTAG; 25th November 2013 alle 16:26

  10. #100
    sim dio L'avatar di DELTAG
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    Re: Household

    CONTINUA
    Un Venerdi' sera di libera...



    …Dopo essermi allontanata con gli occhi lucidi corsi nonostante i tacchi per un tempo indefinito e raggiunsi un gazebo di fortuna nel parco non troppo distante , raggiunsi quel riparo appena in tempo prima che un temporale estivo mi cogliesse di sorpresa e li….






    ...nuove immagini di Rayan mi si pararono dinanzi agli occhi sulle note di quella stessa canzone che passava quella sera al jukebox …



    …solo che non c’era Rayan con me questa volta …



    …c’era lui con il suo magnetico sguardo….e poi l’incubo di quell’acqua che me lo aveva strappato via scivolò su di me proprio come quel temporale estivo riportando anche a galla un qualcosa che si sovrappose al mio dolore…



    ...un viso sconosciuto e due penetranti occhi blu sfocati mentre io affondavo nelle acque da cui poi venni salvata….

    CONTINUA
    Ultima modifica di DELTAG; 29th October 2013 alle 15:57

 

 
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