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  1. #151
    Master caotico L'avatar di SimsKingdom
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    Andrea Gillian
    Corridoio condominiale - 5°Piano
    Ore 18:48

    «Attenzione, quest'uomo è pericoloso e corrisponde all'aggressore della signora Marsella. Sto per fare fuoco per abbatterlo dato che rifiuta di arrendersi, la signorina laggiù è pregata di raggiungermi qui il più velocemente possibile.» Pericoloso? Aggressione della… chi? Signora Marsella? Come può un uomo così corpulento e per di più potenzialmente drogato com’è aggredire qualcuno? E se fosse lui ‘Jacky The Rippah’? L’ultima sua frase mi richiama da quella marea di domande della quale la mia mente si stava affollando. Sto per fare qualche passo verso di lei quando sento il rimbombo di uno sparo,




    in una frazione di secondo il proiettile raggiunge in pieno la testa dell’uomo che cade su se stesso trascinato dal suo stesso peso. Iniziano a fischiarmi leggermente le orecchie, è la prima volta che sento uno sparo, un vero sparo, continuo ad avanzare ma mi fermo a osservare il risultato,




    un foro nero contornato di rosso si apre al centro della fronte dell’uomo, la sua faccia è deformata in un’espressione mostruosa, i suoi occhi sono vitrei e spenti, ma non come quelli di un cadavere bensì come quelli di un mostro. Sto per avere un conato di vomito. All’improvviso la donna ricomincia a sbraitare «Presto, torniamo sul tetto, uno di quei cosi mi ha attaccato! E di sotto c'è una bestia pericolosa che ci ha aggredito!» indica il soffitto “fai tutto questo casino per una lampadina?!” guardo anche io




    e quello che vedo è a dir poco rassicurante: quattro esseri raccapriccianti, sembrano donne ma sono contorte in una posa innaturale, il viso sembra non esistere più e il corpo è ricoperto da quelle che sembrano… vesciche, ma cosa più sconvolgente di tutte “Sono appese al soffitto è umanamente impossibile che un uomo resti appeso come a delle ventose e per di più in quella posa innaturale!” li osservo meglio, sembrano infastiditi dallo sparo della donna “Non hanno attaccato fino ad adesso, ma hanno reagito allo sparo? Quindi… potrebbero essere sensibili al suono…” l’idea che mi balza subito in mente è quella di correre silenziosamente verso il gruppo, zittirli e, insieme dirigerci verso un posto sicuro… ma dove? Di sotto quella lì ha detto che c’è una belva feroce. “Dio che situazione! E devo anche aiutare quell’altro!” poi sento la poliziotta che si rivolge a una donna bionda [Corinne Lemoine] del gruppo «Lei è un medico giusto? Può dare un'occhiata alla botta che ho preso?» se è veramente un medico potrebbe aiutarmi con il mio problemino nella casa accanto. Sto per fare qualche passo ma prima che il mio piede si sollevi da terra mi rendo conto di avere i tacchi




    “assolutamente scomodi e rumorosi in questa situazione!”, mi accovaccio e me li sfilo lentamente




    “però potrebbero servire una volta usciti di qua.” faccio cenno a tutti di zittirsi indicando contemporaneamente quegli esseri appesi al soffitto.




    Mi rimetto in piedi e inizio a correre facendo attenzione a non avvicinarmi troppo a quelle… cose…

  2. #152
    sim veterano L'avatar di theredcrest
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    Garret Burglair
    Appartamento n°11


    Come al solito, il lavoro sporco tocca a me farlo.
    Non è una lamentela - sono abituato a fare tutto per conto mio - ma una semplice constatazione, constatazione che si traduce in un semplice "va sempre a finire così con le ragazze". Non perchè abbia qualcosa contro il comportamento molto femminile e indifeso di alcune donne, ma diavolo, quando una dà l'impressione di avere gli zebedei, dovrebbe possederli veramente... o lasciare stare del tutto. Nel caso degli uomini è diverso, il testosterone e l'adrenalina spingono anche oltre le abilità di cui è dotato ogni buon corpo umano: resistere al dolore o paventare improvvisamente una forza impensabile sono tutti esempi su cui potrei andare avanti per ore. La sintesi è però che in quanto uomini, siamo più portati ad attaccare o a scappare a seconda dell'indole - come ogni buon appartenente alle specie dei mammiferi.
    Per le ragazze invece è diverso, proprio come diversi sono gli ormoni che regolano le loro risposte: davanti al pericolo si nascondono, si bloccano. E' una cosa naturale, per la carità, la capisco. Fa parte del nostro essere umani, sani e normali. Ma dati i muscoli della mia nuova "amica" e il suo carattere ben poco piacente, supporrei perlomeno ci sia un barlume di reazione, lo stesso che provo io.
    Barlume che non c'è. Forse sono io a sbagliare, a fregiarmi di una logica che non aiuta sempre e comunque.
    Forse invece è colpa sua, lei che pretende di venire in faccia allo sconosciuto di turno a digrignare i denti e alzare i pugni per poi ritirarsi davanti al pericolo. Forse bulleggiare e mostrarsi grossa è solo il suo modo di reagire alla paura verso gli altri, come uno di quegli istrici con aghi lunghi due metri ma che poi si lasciano tirare sotto dalla macchina in corsa di turno.
    Comunque sia, rimangono aspettative che vengono puntualmente disattese. Prima o poi arriva il giorno in cui bisogna farsi carico delle proprie stronzate, ammettendo di essere degli incompetenti, e ho quasi la netta impressione che questo sia il suo. D'altro canto, io di quei giorni ho fatto l'enplain... ma non poteva certo mancare un bel bis, no?
    Vamos a empinar el codo, come si dice dalle mie parti. Facciamoci il pieno.



    Osservo per un attimo la parabola del vaso appena lanciato, con le stesse aspettative che so mi verranno buttate in faccia nel tempo di tre secondi netti assieme alla realtà: il lancio era un po' storto, io non sono al pieno delle forze. Non mi faccio illusioni sul fatto il mio sia un gesto del tutto improvvisato attuato solo per cavare qualcosa fuori da questa situazione assurda, ma nel tempo in cui il lancio si completa riesco quasi a dimenticarmi del mio stomaco, preso nella morsa di una nausea che detesto. Di solito non prego - non sono religioso, anzi, ricordo fin troppo bene gli sculaccioni della Priora - ma se per stavolta qualcuno mi volesse fare una grazia divina senza aspettarsi nulla in cambio, per questa volta soltanto... non avrei nulla da obbiettare.
    Non è un miracolo quello che succede ma una colossale fregatura ai danni di madre natura, che quando ha distribuito i cervelli alle razze esistenti in terra probabilmente si è dimenticata di risparmiarne un po' anche per i nuovi arrivati - nella figura di questa sottospecie di ritrovato della scienza, che potrebbe essere il risultato di un rituale inneggiante a Cthulhu come anche dell'incrocio tra un gene della mucca pazza e un corpo umano sviluppato in maniera strana - ma mi sto perdendo. In sintesi, non è il pesante vaso a centrare in pieno l'Essere Non Pervenuto (vaso che non era nemmeno sulla giusta traiettoria) ma l'esatto opposto: la creatura si alza sulle "braccia" e colpisce di propria sponte il pezzo di coccio con gli arti inferiori, calciandolo.
    Facendosi un male terribile, stando a sentire l'urlo lanciato.
    "L'evoluzione ringrazia."
    Oltre a non essere evidentemente il mio giorno fortunato, non lo è nemmeno per qualcun'altro. Non rimango ad attendere oltre sulla soglia e nel tempo in cui il vaso cade e si frantuma a terra, io sono già rientrato chiudendomi la porta alle spalle. Non c'è tempo per essere felpati, e mentre le sensazioni di prima iniziano a scivolarmi via di dosso, il silenzio cala. Perfino il mio appello cade inesorabilmente alle orecchie della ragazza, che è ancora impalata là dove l'avevo vista prima, contro al muro.
    Non un cattiva idea, stavolta.



    Facendo estrema attenzione al quadro di valore che sta alle mie spalle, mi appoggio a mia volta alla cornice, rilasciando per un attimo la tensione accumulata nei muscoli. Con un gesto, infilo una mano tra i capelli e massaggio il collo, la base di tutti i punti dolenti di un ladro professionista. Ho i nervi a fior di pelle.
    Nonostante io abbia le idee ben chiare su cosa fare, non so se sentirmi confuso o vagamente stupito dal succedersi degli avvenimenti. Devo quasi sforzarmi di non farmi domande sulla natura del mostro che sosta al di fuori della porta dell'appartamento, mentre elaboro le informazioni in mio possesso e quelle appena raccolte per cercare di chiarire il tutto e di formare un piano che abbia ottime probabilità di riuscita. Dico ottime, perchè ho le mie ragioni per credere che d'ora in avanti di imprevisti ne capiteranno molti.



    Il silenzio è una coperta così pesante che posso quasi sentire gli ingranaggi muoversi e scattare all'unisono nel mio cervello, non appena cerco di riordinare gli avvenimenti nel giusto ordine. Ricapitoliamo: mi trovo al secondo piano della Household, nell'appartamento numero undici. Le scale per salire e scendere si trovano in fondo a destra in linea retta. Dispongo della temporanea alleanza con questa tipa tutta muscoli e irascibilità che ovviamente sarebbe in grado di gettarmi in pasto ai leoni come farei io nel caso non la trovassi utile (e come peraltro farebbe qualsiasi altro umano in terra dotato di un minimo di cervello) e che in una scala da uno a dieci è forte come Thor, quando nel film lancia la tazza a terra gridando "un'altro!" - un otto e mezzo, a occhio e croce.
    E ora passiamo al punto della questione: abbiamo un essere non identificato appeso fuori dalla porta e pronto ad attaccare, essere che ho le mie buone ragioni di credere sia completamente cieco - avendo colpito così stupidamente il vaso che gli ho lanciato contro e che non era nemmeno ben diretto a lui. Non dando nulla per scontato, posso ragionevolmente ipotizzare la creatura attacchi solamente ciò che si muove velocemente o che provoca dei forti rumori, come lo scatto della serratura: nel primo caso, direttamente, colpendolo con gli arti inferiori, e molto probabilmente nel secondo caso indebolendola in qualche modo in attesa di posizionarglisi addosso. Il senso d'oppressione di pochi attimi fa potrebbe essere un indizio sul come? In tal caso, dovrei assicurarmi che anche la ragazza abbia provato qualcosa di simile alla mia... angoscia.
    E cosa abbiamo a disposizione noi, nell'appartamento? Quadri, soprammobili e una porta non ancora aperta in cui certo non troverò nè un Necronomicon, nè una motosega od uno spazzolino interdentale della morte. Uno spazzolone del water della morte? E' tutto da vedere, ovviamente. I quadri ad esempio non sono da sottovalutare, e in realtà nessuna delle forniture della casa, statue, vasi, fiori e tappezzeria compresa: tutto potrebbe tornare buono per quando usciremo da quella porta. E quando succederà, ci serviranno protezioni, perchè io non ho intenzione di arrivare da nessun'altra parte rispetto all'uscita del condominio. E se l'attuale coinquilina deciderà di interferire, potrà andarsene da sola ad abbracciare il mostro coccoloso di turno.
    Non si nota come in queste situazioni il mio senso dell'umorismo abbia un certo picco, vero?



    “Io… non ho… la minima idea di cosa diamine sia quel coso!"
    "Perchè io si?"Piacerebbe anche a me avere delle risposte, ma sono sicuro di essere l'unico - proprio l'unico - a non poterle fornire. E in fondo, non farebbero la differenza: a cosa serve sapere da dove viene una cosa, o com'è stata creata, se non ti può aiutare ad eliminarla o a scappare? Niente, ecco la differenza, la risposta. Un bel secco, netto Niente a caratteri cubitali.
    "Ma… qualcosa mi dice, che dobbiamo collaborare, se vogliamo tenerci le nostre pellacce ben salde addosso!”

    Quella di qualcun'altro, di ironia, invece si posiziona attorno allo zero assoluto, nonostante la prima frase possa scatenare da sola un attacco isterico di risa a chiunque mi conosca anche solo lontanamente. Collaborare. A parte il ragionamento scontato del lavorare insieme per tirarci fuori dai guai, significherebbe, praticamente, osare. Fidarsi. Se lei vuole crederlo, prego, le cedo il posto... per quanto mi riguarda, non condivido quest'ultima parte. Non è che non mi fido di nessuno a prescindere... è che non mi fido a prescindere e basta. Specie della ragazza che mi ha quasi cavato l'occhio alla veneranda età di ventun'anni. Mancherebbe solo la sua risatina nervosa a coronare il tutto, e il peggio è che avrebbe lo stesso effetto di una ciliegina sulla torta.
    “Li fuori quel… coso ha reagito al rumore della serratura, prima se ne stava buono buono, no?”
    «Felice di non essere stato il solo a pensarlo.» Non vorrei sembrare sarcastico, ma lo sono. La mia voce, già rauca di solito e stavolta anche rugginosa a causa della gola secca, non aiuta di certo nelle apparenze.
    “Hai visto anche tu che calciava il vaso, vero? Non ho visto male! Ha usato quelle sorta di gambe!”



    Cerco di trattenermi. Giuro, lo sto facendo, perchè altrimenti, invece di quest'espressione poco convinta, sarei già sul pavimento intento a rotolare fino a che non mi piangerebbero gli occhi. L'unica cosa che non riesco proprio a evitarmi di fare è alzare un sopracciglio, chiedendomi se non si renda conto di quanto ridicole siano le sue domande e non per cattiveria... o forse si, tanto non farebbe la differenza. Ma gli serve una rassicurazione su tutto? Non li possiede un paio d'occhi funzionanti con cui assicurarsi che la realtà sia come dovrebbe; oppure crede ancora alla storia dei maiali volanti solo perchè gliel'hanno raccontato da bambina? Forse, se le raccontassi che in realtà quello che ha visto sul soffitto è Babbo Natale, andrebbe fuori a sbracciarsi per incontrarlo - e ho quest'idea fissa sul fatto finirebbe pestata a morte nel giro di uno virgola cinque nanosecondi.
    Ora, parliamone seriamente: la sua incredulità è degna del più ingenuo degli adolescenti. Ha bisogno di rassicurazioni, le cerca, le desidera ardentemente... è una preda, tanto per me quanto per la creatura là fuori. Ciò che ci differenzia in fondo, a parte la forma del corpo ed i ragionamenti della mente, è che io dovrei tenerla viva per sfruttarla al meglio a mio favore, mentre "la cosa" dovrebbe ucciderla per suo unico istinto, o capriccio. In fondo, gli uomini non sono tanto diversi dai mostri.
    Io, ad esempio, non lo sono.



    “Dobbiamo andarcene di qua!”
    La osservo ancora, ormai fulminato dal pensiero e al contempo seccato dalle sue continue esclamazioni. Alzare la voce dentro l'appartamento può essere solo una cattiva idea per quando supereremo la porta, e casomai ci fossero altri di quei cosi, i rumori li potrebbero attirare. Non ci vuole molto a supporlo, anche se non esistono sicurezze su cosa stia accadendo all'intera palazzina, o sugli altri piani. Se qualcuno cantava (o alzava la radio) così spassionatamente poco prima, allora teoricamente altrove non dovrebbero avere i nostri stessi problemi... o no? E la poca luce del sole che rimane e che filtra dalle finestre - vorrei sottolineare, la nostra unica fonte di luminosità - ci permetterà di muoverci ancora per qualche ora al massimo, prima di lasciarci completamente al buio a causa del guasto tecnico. A questo punto, ci serviranno per forza delle torce. Con i giusti elementi potrei perfino riuscire a fabbricarne una.
    “Devo provare una cosa!”
    «Qualsiasi cosa sia, un'altra esclamazione e sicuramente non ne usciremo abbastanza vivi per usarla» le rispondo piccato, osservandola allontanarsi alla ricerca della sua... cosa.


    Ultima modifica di theredcrest; 26th November 2013 alle 21:24


    The Sentinel's Lair

  3. #153
    sim veterano L'avatar di theredcrest
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    Dal canto mio, potendo temporeggiare ancora per qualche minuto, vorrei finire di controllare l'appartamento e prendere ciò che mi conviene, ma sopratutto quello che vado cercando dall'inizio di questa storia. Quel mucchio di fogli rilegato in pelle è troppo importante per rinunciarci, e ora che ho l'impressione questa sarà l'ultima volta che visiterò l'appartamento non posso perdere l'occasione. So già cosa potrebbe contenere l'agenda di Tsukihime, in grado di tornarmi utile una volta fuori da qui, e non ci penso nemmeno a farmela sfuggire da sotto il naso per le manie dell'irrequieta che mi sono trovato come momentanea compagnia.



    Nel frattempo, osservo gli unici tre quadri di vero valore dell'appartamento - le tele, ma non le cornici. Salvate le prime, ho un progetto in mente per loro o per gli unici due quadri della casa che non siano nelle mie mire: potrebbero fungere da protezione, con un po' di inventiva e tanta fortuna. Blanda, ma comunque consistente - almeno quanto quella di gonfiarsi di strati di vestiti e lanciarsi giù dalle scale di corsa sperando di rimbalzare. Una pazzia calcolata, insomma.





    Mentre la ragazza continua a bazzicare per il salotto facendo rimbalzare i suoi sguardi dal vaso di fiori al sole di metallo sulla parete, mi allontano, dirigendomi fino alla camera e lasciandomi alle spalle i tre preziosi dipinti che intendo intascare prima di sparire per sempre da questo lato della città. In pochi passi sono già alla scrivania che non ho potuto perquisire meglio nei minuti precedenti, e che mi fa quasi rimpiangere il momento in cui i miei problemi si limitavano alla persona nell'altra stanza.



    Osservo ancora una volta il bigliettino bianco lasciato vicino al portapenne, ma la mia attenzione cala inesorabilmente verso i cassetti e che ora non ho più motivi di non stare ad aprire. Ce ne sono due qua sotto ed uno sopra, posizionato sotto quella piccola piattaforma che, se il computer fosse un fisso, fungerebbe da ripiano poggiaschermo. Parto da quelli più vicini, sotto. Meno sono visibili e più cose contengono, di solito.



    Chinandomi, cerco di aprirli, con l'intenzione di prendere tutto quello che contengono e che possa essere utile o monetariamente prezioso. Un cellulare, pile, qualsiasi cosa andrebbe bene purchè possa servire in un secondo momento o ad essere riconvertita in moneta sonante. Tiro il primo cassetto, ma...




    ...come dicevo? Ecco l'imprevisto. Ecco perchè odio lavorare con altri.
    La ragazza molesta spunta dalla porta, guardando la stanza e in un secondo momento me e la scrivania, scrutando cosa c'è sulla superficie - in un modo che forse potrebbe non rivelarle il cassetto tirato, nel caso sia venuto fuori di un po' scorrendo sulle guide. In ogni caso non mi preoccupo troppo di nascondere il mio intento, almeno fino a quando inizia ad avvicinarsi, momento in cui torno in posizione eretta.
    "A proposito..."
    "Perlomeno ha smesso con le esclamazioni", penso, indisposto a causa dell'ennesima interruzione.Chiunque lo sarebbe, in fondo.




    "...mi chiamo Viktoria!"
    Ecco, lo sapevo. Sbagliavo.
    Il sopracciglio di prima si inarca in maniera ancora più vistosa e l'unico pensiero che mi passa per un attimo in testa, lampeggiando fisso come una scritta al neon larga come un'insegna, è "E mi avresti interrotto venendo qua solo per avvisarmi del... tuo nome?!" Sentitela come la sento io: la vocetta stridula di un cattivo qualsiasi dei cartoni animati sul punto di esplodere dopo un'ininterrotta serie di stupidaggini varie, proprio ad un passo da combinare un macello. Ade di Herculesims potrebbe essere un esempio perfetto.... e questo per diversi, preziosi secondi. Poi il mio buonsenso si rimpossessa della mente prima che lo facciano le mie mani - altrimenti finirei per strozzarla con la forza della disperazione.
    «Garret.»
    Se vogliamo vedere il lato positivo, perlomeno non continueremo a chiamarci "coso" e "cosa".
    "Trovato!"
    Mi rimangio tutto quello che ho detto. Niente lati positivi e al diavolo il buonsenso... un altra frase a tono appena più sostenuto del normale e la prendo a sediate in faccia per il bene della sopravvivenza del sottoscritto, e poi magari anche per il suo. Comunque, almeno ha trovato quello che cercava: il portapenne. Che ci vorrà fare? Attendo giri i tacchi e se ne vada per controllare più a fondo la scrivania, poi lancio un'ultima occhiata ai cassetti e girando attorno al tavolo mi dirigo verso la porta di quello che dovrebbe essere presumibilmente il bagno, intenzionato ad aprirla.



    Sembra uno scherzo, ma un bagno è fondamentalmente un'armeria pronta ad essere utilizzata - certo, da chi sa cosa cercare e come. Detersivi in primis, rasoi, ma anche solo asciugamani o fornitura simile sarebbero rilevanti per cavarsi dai pasticci. E, mettetevi pure a ridere, anche uno sturalavandini potrebbe finire per tornare utile. Una bottiglia, acqua e candeggina bastano a fare una torcia che sfrutti al meglio gli ultimi raggi solari, tanto per dire... vi sfido a fare di meglio.
    Ultima modifica di theredcrest; 26th November 2013 alle 21:30


    The Sentinel's Lair

  4. #154
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    ANTHONY ROCCA
    Tetto di Household

    Sono in un labirinto di porte, un dannatissimo labirinto. A destra, a sinistra: porte, solo porte. Sembrano centinaia. Devo trovare quella donna, ma dove si sarà nascosta? Un colpo, due, tre ... provengono da questa parte. Mi muovo rapido e silenzioso verso la fonte del rumore e, mentre sto finalmente per aprire il battente, ecco sbucare una donna bionda che mi fissa per qualche istante, sembra spaventata, poi mi si lancia addosso stringendosi forte a me.
    «Aiutami!È un mostro!»
    Un mostro? Ma che ...?
    Cerco di divincolarmi dalla sua stretta, mentre sposto la testa verso l'uscio aperto per sbirciare dentro. E' lì che lo vedo, un tizio carponi sul pavimento, sembra stia cercando di rialzarsi: la ragazza deve averlo messo a tappeto! La guardo, come per assicurarmi che possa essere davvero stata lei: i nostri occhi si incrociano, sono ancora terrorizzati, ma cosa l'avrà sconvolta così? Che quell'uomo abbia cercato di abusare di lei?
    Il solo pensiero mi fa ribollire di rabbia, il crimine più vile che ci sia al mondo è quello di usare violenza nei confronti delle donne e sopratutto dei bambini. Persone così dovrebbero essere rinchiuse in una cella per sempre!
    Cerco di prendere la pistola dalla fondina e risposto lo sguardo su quel criminale che nel frattempo si sta rialzando. Ha uno sguardo strano, quasi famelico e barcolla, sembra non riesca a stare in piedi. Barcolla ... In un attimo mi ritorna in mente la descrizione dell'aggressore della signora Marsella: è lui! Ho finalmente l'occasione di arrestarlo.
    Tento delicatamente di staccare da me la donna:"Mettiti al sicuro. Raggiungi i miei colleghi, sono appena scesi, li troverai ancora sulle scale se ti sbrighi. Penso io a questo criminale."
    Detto questo, tiro fuori la pistola e la punto verso l'uomo, con decisione: è anche colpa sua se quassù due persone hanno perso la vita in modo insensato.
    "Sei in arresto. Hai il diritto di restare in silenzio qualunque cosa dirai potrà essere usata contro di te!"
    E vedi di farti arrestare con le buone, altrimenti dovrò usare le cattive, brutto bast***o!
    Ultima modifica di polliciotta; 14th January 2014 alle 22:10


  5. #155
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    Sotto sua rischiesta, Adam Miller viene spostato a fine turnazione. Tocca a Moreen Evans

  6. #156
    L'avatar di Daniela Alberghini
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    Julie Jewel salta il turno ed è fuori dal gioco. Tocca a Nicole Moore.

  7. #157
    sim esperto L'avatar di Laurel*
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    Moreen Evans
    Furgone Militare
    Ore: 19:02

    Mentre rimango in attesa di una risposta da parte dell’autista, lo sento armeggiare rumorosamente tra i cassetti. Ciò evidentemente lo distrae dalla strada visto che il furgone oltrepassa di seguito una serie di buche che lo fanno sobbalzare ogni volta. Mi chiedo proprio chi abbia dato la patente a questo tizio.
    «Robert che stai facendo? Hai o no la mappa? Già questo coso cade a pezzi, se poi lo tratti così delicatamente mi sa che ci ritroviamo alla Household con qualche pezzo di furgone in meno e… con qualche addebito in più sul prossimo stipendio».
    Lèonie lo ammonisce nuovamente. Effettivamente non si capisce se stia cercando un semplice pezzo di carta o un tesoro perduto in mezzo a quei cassetti.
    Mentre il mio sguardo rimane fisso su Adam, mi accorgo di essere anch’io a mia volta osservata dal nostro caposquadra. Sembra quasi che sia sul punto di chiedermi qualcosa quando Robert le passa un oggetto metallico, che a una seconda occhiata si rivela essere una torcia.



    E la mappa che abbiamo chiesto?
    L’autista si scusa ed inizia a lamentarsi della pessima organizzazione militare e degli sprechi inutili che sono stati fatti ultimamente. A un’ulteriore ammonizione da parte del capitano, scopriamo che neppure lui ha una mappa della Palazzina. Fantastico.
    «Niente mappa… bè almeno abbiamo delle torc…» Lèonie cerca di vedere il lato positivo della faccenda, ma viene interrotta da Robert: <<Una>> che poi, divertito, aggiunge: <<Tempo di crisi>>.
    Trova così divertente la cosa? In fondo siamo noi che rischiamo l’osso del collo, non lui. Serro i pugni ed evito di dire ciò che penso in quel momento, in fondo Lèonie sta già dando voce al mio pensiero: «Che !? In quattro con una torcia sola? Quando rientriamo il Colonnello mi sente! Una torcia e nemmeno uno straccio di mappa per una missione di cui in pratica non conosciamo un tubo… ma a che gioco stanno giocando? Sembra di essere delle pedine sulla scacchiera di un gioco di ruolo dove la vita dei personaggi e in mano ad un master… assurdo!».
    Per nostra “fortuna”, Robert ci spiega che tempo fa sua nonna abitava lì e che può quindi fornirci un quadro generale di com'è formato il palazzo.
    «Bè… speriamo che la tua memoria a lungo termine sia meglio della mia…» dice il nostro capitano con una punta di ironia. Improvvisamente vedo però il suo volto rabbuiarsi e lo sguardo di Zack rivolto verso di lei. Non riesco a capire questo suo cambiamento improvviso di umore ed a cosa sia collegato. Non conoscendola bene posso solo ipotizzare che in passato le sia successo qualcosa e che ora, in qualche modo, il fatto sia ritornato a galla. Ciò che è certo è che Sawyer è a conoscenza del motivo per cui ha reagito così.
    Ritorno a concentrarmi su Robert che intanto prosegue con la spiegazione. Da ciò emerge che la Household ha cinque piani di sei appartamenti ciascuno, per un totale di trenta appartamenti. Oltre a ciò ha una terrazza, dove sono situati trenta terrazzini privati, e dei sotterranei, dove sono presenti trenta cantine.
    «… per raggiungere i sotterranei ci sono due entrate, una dall’interno e una esterna. Questo è tutto» conclude infine l’autista.
    Dopo un breve momento di silenzio, Lèonie riprende la parola: «Solitamente preferisco lavorare su qualcosa che possiedo, ma in mancanza di punti di riferimento precisi, lavorando più su incognite che su certezze, opterei per seguire il piano originale, non che la cosa mi entusiasmi particolarmente, ma credo sia la cosa migliore da fare in questo momento. Siamo in quattro e possediamo quattro teste che sono sempre meglio di una, se avete dei suggerimenti tirateli fuori subito altrimenti ci muoveremo come da programma».
    «Come prima, non ho nulla da aggiungere a quanto detto» rispondo mentre il furgone si arresta davanti alla Palazzina.




    Sotterranei Household
    Ore: 19:05

    Dopo aver girato intorno all’edificio conosciuto come la Palazzina Household, troviamo finalmente la porta esterna che conduce ai sotterranei. Qui Lèonie ci fa cenno di avvicinarci a lei ed inizia a darci disposizioni: «Armi pronte all'uso ragazzi, appena varchiamo quella porta dovremmo trovare Kava e Kincaid con i civili ad attenderci. Ora ci avviciniamo, io vado per prima, dovesse servire vi faccio luce con la torcia, Miller tu occuperai la posizione alla mia destra… » poi sposta lo sguardo da lui a me: « …Evans a sinistra…».
    Mi affretto a dire un «Ricevuto» prima di estrarre la mia Colt 1911 da una tasca interna del giubbotto.
    «mentre tu…» prosegue Lèonie rivolgendosi a Zack, ma quest’ultimo la interrompe con un sorriso sarcastico: «Credevo non me l’avessi mai chiesto... certo che però così, davanti a tutti...».
    Mi porto la mano sulla fronte. Non posso credere che anche in un momento del genere sia in grado di fare battutine.



    «... e coprici le spalle.» conclude il nostro caposquadra visibilmente seccata dal suo intervento. Li sento battibeccare ancora, ma decido di non prestarvi troppa attenzione…
    Ore: 19:07

    Nonostante non avessimo la chiave necessaria per aprire l’entrata esterna, la porta si è aperta senza problemi. Benché per noi sia un colpo di fortuna, non è un buon segno: chiunque può uscire o entrare e provocare un'ulteriore diffusione del contagio. Forse l’ideale sarebbe bloccare in qualche modo l’entrata, ma così facendo bloccheremmo anche l’unica fonte di luce proveniente dall'esterno in grado di illuminare un poco la prima parte del sotterraneo. Senza, regnerebbe il buio più totale. È vero che abbiamo anche la torcia data a Lèonie, ma fintanto che possiamo conviene non usarla.
    Iniziamo quindi a scendere le scale che conducono ai sotterranei. L’unico rumore che si avverte è quello ovattato dei nostri passi. Nessuna voce, nessun respiro. Niente oltre ai nostri passi.
    Giunti alla fine della scalina, risulta evidente che Kava e Kincaid, insieme ai condomini che dovevano radunare, non ci sono. Al loro posto vi è una donna, probabilmente anziana, visti i capelli bianchi che ci da le spalle. Cosa ci fa una persona tutta sola nei sotterranei e per giunta al buio? La cosa è abbastanza sospetta.
    La reazione immediata del nostro capitano è quella di puntare la sua pistola verso il capo della signora prima di rivolgersi a lei: «Chi va là? Non si muova, prima si identifichi».
    Differente è la reazione di Sawyer che si allontana verso la porta mormorando un: «Do una controllata io qua fuori.»
    Punto anch'io la mia arma verso la donna cercando di fare meno rumore possibile in modo da non rivelare la mia presenza. Nel caso in cui le cose si mettessero male e il colpo di Lèonie non colpisse il soggetto, potrei contare sull'effetto sorpresa e tentare di colpirla io. Anche se spero di non dover ricorrere alle armi così presto.

    Ultima modifica di Laurel*; 19th March 2014 alle 22:28 Motivo: Aggiunte foto

  8. #158
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    Nicole Moore salta il turno ed è fuori dal gioco. Tocca a Bernadette Cavendish.

  9. #159
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    Quarta parte - Adam Miller

    Adam Miller
    Furgone militare
    Ore: 19:02

    Silenzio.
    Una buca. Il rumore di un cassetto si apre.
    Due buche. Il rumore di un cassetto che si chiude.
    Tre buche. Un clack.
    «Robert che stai facendo? Hai o no la mappa? Già questo coso cade a pezzi, se poi lo tratti così delicatamente mi sa che ci ritroviamo alla Household con qualche pezzo di furgone in meno e… con qualche addebito in più sul prossimo stipendio.»
    Sorrido. Apprezzo lo sforzo di Lèonie per smorzare la tensione. Nonostante ciò, continuo a battere nervosamente il piede per terra. Tengo gli occhi fissi sul pavimento, finché non sento la caposquadra parlare nuovamente: «Trovato la mappa?»
    L’autista le allunga un tubo metallico, al cui interno si trova una torcia, per poi iniziare a lamentarsi riguardo la mala organizzazione di questi capi militari e alcune spese inutili effettuate proprio da loro, fino a quando Lèonie lo interrompe: «Arriva al punto.»
    Conclusione? Niente mappa e una sola torcia. UNA.SOLA.TORCIA. Sul mio volto si disegna una smorfia di disappunto, che cerco subito di nascondere come meglio posso.
    Fortunatamente Robert riesce a rendersi utile: sua nonna abitava all’Household e quindi ricorda – all’incirca – come è organizzata la palazzina. Cinque piani, sei appartamenti ciascuno (per un totale di trenta), una terrazza e un sotterraneo in cui si trovano – rispettivamente – trenta terrazzini privati e trenta cantine.
    «Beh… speriamo che la tua memoria a lungo termine sia meglio della mia…» dice ironica il capitano, mentre le si rabbuia il viso. A cosa si riferisce? Purtroppo non la conosco abbastanza da poterlo anche solo supporre.
    «… per raggiungere i sotterranei ci sono due entrate, una dall’interno e una esterna. Questo è tutto.»
    Noto Lèonie pensare per un secondo, per poi riprendere la parola: «Solitamente preferisco lavorare su qualcosa che possiedo, ma in mancanza di punti di riferimento precisi, lavorando più su incognite che su certezze, opterei per seguire il piano originale; non che la cosa mi entusiasmi particolarmente, ma credo sia la cosa migliore da fare in questo momento. Siamo in quattro e possediamo quattro teste che sono sempre meglio di una, se avete dei suggerimenti tirateli fuori subito altrimenti ci muoveremo come da programma.»
    Le lancio un cenno di assenso, mentre Moreen risponde: «Come prima, non ho nulla da aggiungere a quanto detto.» e Sawyer resta in silenzio.
    Il furgone si ferma. Respiro profondamente e tasto velocemente il giubbotto per accertarmi di avere la pistola dentro una delle tasche interne. Ho un pessimo presentimento.

    Sotterranei Household
    Ore: 19:05

    «Armi pronte all’uso, ragazzi. Appena varchiamo quella porta dovremmo trovare Kava e Kincaid con i civili ad attenderci. Ora ci avviciniamo, io vado per prima, dovesse servire vi faccio luce con la torcia. Miller, tu occuperai la posizione alla mia destra.»
    «Ricevuto.» dico, e mi affretto a prendere posizione, impugnando la Colt.
    «Evans a sinistra.»
    Anche Moreen si comporta al mio stesso identico modo.
    «Mentre tu,» continua Lèonie rivolgendosi a Zack. «dietro, e coprici le spalle.»
    «Credevo non me l’avessi mai chiesto… certo che però così, davanti a tutti…»
    Seriamente? Seriamente?! Non posso credere a quello che ho appena sentito, davvero. Noto Moreen portarsi una mano alla fronte, quasi come per dire: “Ma che cavolo, ti sembra questo il momento?”. Beh, in effetti poteva risparmiarsela.
    «Spiritoso come al solito, Sawyer?»
    Mi sembra di assistere ad un battibecco tra due fidanzati. Porto gli occhi al cielo, mentre finalmente ci apprestiamo ad entrare nei sotterranei…

    Ore: 19:07

    «Questa porta è aperta…» sento mormorare il caposquadra. Com’è possibile? Chiunque può entrare e uscire liberamente dalla palazzina? Mi suona parecchio strano. A quanto pare il mio presentimento non era affatto infondato.
    “Cavoli… quanto vorrei sbagliarmi, una volta ogni tanto.”
    Aperta la porta, proseguiamo all’interno. La luce proveniente dall’esterno è sufficiente ad illuminare – anche se debolmente – lo spazio che si presenta di fronte a noi.
    Ma qui non c’è nessuno! Kava? Kincaid? I condomini? Dove diamine…? Riesco a vedere solo una scala. No, aspetta, qualcuno c’è. Aguzzando la vista, più lontano riesco a scorgere una figura femminile dai capelli lunghi e bianchi che ci dà le spalle.
    «Chi va là? Non si muova, prima si identifichi!»
    Sia Moreen che il capitano le puntano l’arma contro.
    «Do una controllata io qua fuori.» dice Sawyer, allontanandosi.
    Torno a posare lo sguardo sulla donna. Sembra essere scalza e avere alcune macchie sulle gambe. Ma che cosa…?
    «Avanti, ci risponda! Chi è? Abita qui?» chiedo con la voce ferma, mentre la mia Colt è puntata verso di lei.


  10. #160
    sim onniscente L'avatar di Dina Caliente
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    Re: Quarta parte - Adam Miller

    Bernadette Cavendish salta il turno. Tocca ad Axel Blonde.
    Sei stufo di giocare con i sim della EA? Vuoi provare una partita in Multiplayer? Gioca con noi al Quartiere comune!

 

 
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