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  1. #181
    sim veterano L'avatar di theredcrest
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    Re: Anthony Rocca - Tetto di Household

    Garret Burglair
    Appartamento n°11

    Garret.
    Che evento: Garret. Quasi non mi riconosco. Sono parole che non sono abituato a sentire pronunciate dagli altri, piuttosto che dall'imbizzarrita Priora che vive ancora da qualche parte nel mio cervello, pronta a rimproverarmi come quando mettevo i gomiti sulla tavola da bambino. Tutt'altra cosa rispetto alla voci nei miei ricordi.
    "...Garret!"
    Dopo tanto tempo, per la prima volta finalmente sento qualcuno chiamarmi col mio nome, anche se il tono è lo stesso che si userebbe per mandare il tuo prossimo al diavolo piuttosto che (ri)minacciarlo. Per l'ennesima volta, aggiungerei, mentre faccio un passo oltre la porta del bagno, e sempre seguito da un'intonazione dotata dello stesso punto esclamativo usato da Viktoria, quello stesso che mi diverte tanto nel sentire la sua voce. La mia arzilla compagna - di cui ho il discutibile piacere di conoscere il nome - al momento è appostata alle mie spalle e, dopo avermi stilettato con la frase più arguta di sempre, mi ha ricambiato l'antifona: lei aspetta per il suo esperimento, impaziente, mentre io faccio un giro di ricognizione a vedere cosa potrebbe servirci - cosa che mi pare d'aver capito dalle sue parole sia totalmente inutile e superflua. Ma d'altronde cosa mi potevo aspettare da una ragazza che tira calci alle porte aperte? Avrei dovuto arrivarci prima anch'io.
    In fondo, anche McGyver restava incompreso fino alla prima metà delle puntate del telefilm, dove il suo indaffararsi tra forcine, pinzette e mollette sembrava uno scherzo di cattivo gusto.
    Fino a quando non riusciva a creare una bomba termonucleare con una cannuccia, beninteso.
    L'unica consolazione che mi è rimasta è trovare un bagno del genere in un appartamento del genere: data l'assenza della cucina, devo ammettere la mia sorpresa di fronte a sanitari perfettamente normali ed europei, con l'unica nota dolente nell'assenza del bidet che, ahimè, si trova solo nell'area mediterranea del nostro caro e vecchio mondo - precisamente, nei dintorni di Spagna, Italia e Germania, tralasciando la Francia dove sembra che questo elemento fondamentale della pulizia ordinaria sia un mero optional.


    In compenso, ci sono due lavelli che dovrebbero essere di dubbio gusto perfino per un giapponese amante delle caramelle al tonno e al wasabi. Tsukihime aveva certamente l'occhio per l'arte, ma quando a cromatismi avrebbe dovuto andare da un buon oculista e presentare le carte per un principio di daltonismo: andiamo, un bagno azzurro, sanitari bianchi splendenti... e ci piazzi dei lavelli grigi? I miei occhi rimproverano questa scelta con come unico motivo il latente disgusto che mi sta sorgendo a restare in quest'abitazione che, fortunatamente, sembra comunque ben provvista.
    Niente detersivi in bella vista, purtroppo per me, ma solo una misera scatola di salviettine che comunque potrebbe tornare comoda. La intasco come il portatile, eliminando il sovrappiù della scatola di cartone per infilare i fazzolettini in una delle tante tasche a mia disposizione.


    C'è altro di interessante, che non siano un water aperto in bella vista nella penombra e una vasca da bagno che potrebbe fare anche il caffè, a guardare da vicino marca e qualità. Gli armadietti delle medicine sono una risorsa fondamentale per ogni situazione e qui dentro ce ne sono ben due - cosa che mi fa pensare, dal momento, parlando di statistiche, una persona sana e non ipocondriaca tiene in media si e no quindici scatole di farmaci generici e quattro o cinque di specialistici tra antiemetici e antidolorifici. Cos'aveva il giapponese per preoccuparsi tanto della propria salute?
    Un sorriso mi si allunga sulle labbra, mentre mi avvicino a guardare meglio l'armadietto meno distante dalla mia posizione, esattamente sopra lo scarico.


    In realtà poco m'importa, purchè qualcosa ci sia.
    Sarebbe tanto sperare nel Diazepam, ma qualsiasi cosa andrebbe bene. Ovatta, siringhe, cerotti, bende, pomate e medicine varie... qualsiasi flacone, vista l'eventualità, potrebbe fare la differenza tra la vita e una miserevole fine che voglio evitare a tutti i costi: non sarò un medico, ma un'intramuscolo credo ancora di poterla fare. Un'endovena, quello si che sarebbe un problema, ma non vedo il motivo di preoccuparsi ora, mentre il problema non sussiste. Meglio pensare a fare scorta, e se poi di farmaci ce ne saranno abbastanza, non è detto non possa anabolizzare anche la mia nuova "alleata", finchè mi conviene.
    Facendo attenzione ai rumori, apro piano le ante di vetro smerigliato che mi nascondono nascondono alla vista confezioni e targhette.


    Intasco tutto quello che trovo e che non sia chiaramente scaduto, già utilizzato o inutilizzabile, prima di voltarmi verso il secondo armadietto e passare alla seconda raccolta.


    Questo bagno dopotutto presenta qualcosa di interessante, oltre alle salviettine. Se non avessi ascoltato il mio istinto, prima di passare al fantasioso esperimento della ragazza, avrei fatto una cattiva scelta, così come sarebbe errata quella di lasciare tutto quel ben di dio nel salotto. Se solo non ci fosse l'inconveniente-mostro, ovviamente.
    Anche stavolta mi rifornisco di tutto ciò che trovo e che posso prendere, anche se mi lascia perplesso il fatto di non aver ancora trovato una sola traccia dell'agenda che cerco - la cosa che qua dentro ha maggior valore per me, nonostante i quadri e la fornitura che farebbero la fortuna di un uomo qualsiasi. Arrendermi al fatto di non averla trovata è fuori discussione, dev'essere da qualche parte. Ma prima, le medicine.


    Finisco di chiudermi la giacca, che nonostante il portatile non è ancora troppo pesante da essere portata, e con ben poca fretta mi avvio di nuovo alla porta principale, chiudendomi alle spalle prima quella del bagno e poi, dopo un'attenta occhiata, anche quella della camera. Non prima di aver dato un lungo sguardo in cerca anche solo di un segnale, un minuscolo, piccolo indizio su dove sia quell'ammasso maledetto di carta e inchiostro che mi ha condotto in questo infimo pasticcio. Se lo vedo lo prendo, su questo non c'è dubbio - dovessi far aspettare la ragazza un'eternità o più.
    Con un gesto nervoso e un duro raspare di gola, alzando le sopracciglia, torno infine da Viktoria. In un lieve cenno di nervosismo mi torco il polso, toccando e risistemando la giacca e i guanti nel tentativo di distrarmi dai quadri alle pareti che sicuramente valgono, ma non tanto quanto una fuga sicura e veloce da qui.
    Temo di sapere già cosa vuole fare, vedendola con quel portapenne in mano. E temo anche non si renda esattamente conto del tipo di errore che sta per fare, e che non ne abbia considerate le conseguenze.


    Spero tu abbia bene in mente cosa fare con quello.
    Le parlo a voce bassa, con un sussurro rauco e incolore. Indico il portapenne con un cenno.
    Ti copro.
    Qualsiasi cosa lei decida di fare, cercherò di supportarla. Il mio bene, il suo bene - fino ad un certo punto.
    Se però deciderà di attentare alla mia vita con una delle sue idiozie, spero sappia che il suo posto sarà fuori dalla porta.
    E ce la voglio vedere poi, a bulleggiare col nostro amichetto comune.


    The Sentinel's Lair

  2. #182
    sim onniscente L'avatar di Dina Caliente
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    Quinta parte

    Appartamento n° 11
    Ore 18:54

    Garret, la tua ricerca nel bagno ti ha portato ad alcune medicine. In totale riesci a raccattare quattro flaconi di ibuprofene, contenenti ciascuno venti pillole; dieci pacchi di cerotti, contenenti sei cerotti ciascuno; due pacchi di aspirine, da dieci compresse ciascuno; due pomate antistaminiche; un tubetto di colla cicatrizzante; gocce per il mal di orecchie; un emetico per indurre il vomito; una pomata antidolorifica; un sedativo leggero; acqua ossigenata; cinque siringhe usa e getta; bende di garza; un pacco pieno di cotton fioc, centocinquanta in tutto. Raccogli e cominci a somigliare ad una farmacia, mentre intanto ti avvii dalla tua collega, che trovi di fronte alla porta con un portapenne in mano. Intuisci il suo piano e, all'occorrenza, decidi di collaborare, seppur con molta cautela.
    Victoria. Hai il tuo piano. Ora scopriamo se avrà successo. Descrivi il da farsi.

    nda: Non posso avviarti io l'azione, perché – basandomi solo sui tuoi tratti – con ogni probabilità finireste entrambi uccisi in fretta. Dunque, aspetto che descrivi l'azione per darvi esiti.



    4° piano di Household
    Ore 18:54

    Axel, Mariko, Corinne e Andrea. Decidete di scendere in fretta le scale, sfuggendo così al malessere. Mentre vi allontanate dalle creature, rischiate di cadere per le scale, ma riuscite a evitare un disastroso crollo. Non sapete chi altri vi sta seguendo, ma continuate a correre. Raggiungete il quarto piano e qui Mariko riconosce Kincaid, che a quanto pare si sta avviando verso gli appartamenti, pistola alla mano...


    Scott, l'uomo sembrerebbe averti notato. Al tuo grido di aiuto, prende la pistola dalla fondina e si avvicina a te. «Dov'è il probl...» Ma vede quel coso sulla ragazzina. «Ca**o» Prende la mira con cura. Sparare è davvero difficile, rischierebbe di colpire la ragazza. Lo vedi esitare e poi desistere dal centrare in pieno la creatura. Spara un colpo e la colpisce di striscio. Tanto, però, basta a staccare la creatura da Diane, che riesce a divincolarsi e rialzarsi. La vedi correre verso di te. Noti con chiarezza una ferita sanguinante sul suo braccio. Dietro di te senti dei passi per le scale, mentre davanti a te la creatura si è rimessa in piedi, più arrabbiata che mai. Come agisci ora?



    3° piano di Household
    Ore 18:54

    «Sì, è nel palazzo» Ti risponde, senza troppa enfasi, quasi non ti stesse ascoltando. Sembra riprendersi appena dici che suo padre non è in casa. Noti sul suo volto una nota di paura, subito mascherata da spavalderia. «Tanto lo so» Ti dice con un tono che ti fa venir voglia di prenderla a schiaffi, ma dalla sua preoccupazioni intuisci che in realtà non si aspettava che il padre fosse uscito. Sta per dire ancora qualcosa, quando sentite rimbombare per le scale il suono di quello che sembrerebbe uno sparo. Proviene dal piano di sopra. «Diane!» Esclama la ragazzina preoccupata, e comincia a correre su per le scale, diretta al quarto piano. Che fai?



    Sotterranei di Household
    Ore 19:08

    La donna dai capelli bianchi non dice una parola. Passano trenta interminabili secondi, scanditi dal gocciolio di una tubatura. Plin. Plin. Plin. L'acqua continua a cadere, ma la donna non accenna a muoversi. Poi, qualcosa accade. La vedete alzarsi lentamente, non ha proferito parola fino ad ora. Notate che ha un top bianco e dei pantaloncini bianchi.


    E poi vedete la gamba. E' innaturale, sembrerebbe rotta. Come fa a tenersi in piedi nonostante il dolore che una ferita del genere dovrebbe provocarle? Ha una mano dietro e una davanti a sé.


    Poi, con una velocità sorprendente si gira verso di voi. In mano tiene un coltello, ma non è certo quello che più vi preoccupa. Cos'ha sul volto e sul corpo? Sono cuciture, quelle?


    La sentite emettere un suono sibilante, sembra un serpente. Poi quel suono si moltiplica. Che ci sia l'eco? Eppure le vostre parole non rimbombavano. Poi, all'improvviso, non vedete più niente.
    Zack, ti sei preso l'impegno di tenere la porta aperta, eppure qualcosa è andato storto. Ne sei sicuro, ti sei sentito spintonare. E ne è la prova il fatto che ora sei miracolosamente aggrappato al corrimano delle scale. Neppure troppo male, la violenza con cui sei stato spinto all'interno avrebbe potuto gettarti col grugno a terra, ti saresti potuto rompere l'osso del collo. Senti uno schianto dietro di te: è la porta che si è chiusa e tutt'intorno a voi diventa improvvisamente buio. Che tutto questo sia una trappola?
    Il sibilo si fa sempre più forte, sembrerebbe come se la creatura stesse per attaccare... Agite, se volete salvarvi la pelle!




    Turnazione


    Appartamento n° 11 4° piano di Household 3° piano di Household Sotterranei di Household Tetto di Household
    Viktoria Masters Scott Walker Allison Greene Lèonie Lecrerc Christine Daaè
    Garret Burglair Brad Kincaid Zack Sawyer Anthony Rocca
    Axel Blonde Adam Miller
    Mariko Fullbuster Moreen Evans
    Corinne Lemoine
    Andrea Gillian

  3. #183
    L'avatar di Daniela Alberghini
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    Re: Household

    Christine Daaè

    «Sei ferita? Ti ha fatto del male? Ti ha ... morso per caso? So che la domanda può sembrarti stupida, ma credimi è molto importante che tu me lo dica. Ah, ancora una cosa. Abiti in questo palazzo? Ho bisogno di parlare con la centrale, ti sarei grata se potessi farmi fare una telefonata.»
    Che carino... Si preoccupa... Deve essere proprio un galantuomo.
    Se sono ferita? «No... non credo» Mi guardo le mani. «No non abito in questo palazzo, ero qui per lavoro... Dovevo incontrare un cliente. Sono un avvocato. Ero qui sopra per fare una telefonata ma poi è successo qualcosa...E sei arrivato tu... Fortunatamente...» Lo guardo in volto e mi accorgo della cicatrice che ha sulle labbra. Gli dona sicuramente un certo fascino neppure fosse stata fatta apposta.
    Il telefono? «Certo! Dove l'ho messo...» Controllo le mie tasche e lo trovo in quella posteriore. Faccio per prenderlo. «Eccolo!» Lo prendo e glielo porgo, ma cos'è? Sangue! Mi accorgo di avere la camicetta sporca di sangue. E non è di certo il mio. E se fosse infetto? Contagioso? Dallo spavento mi cade il telefono dalle mani, ma non ci bado. Devo assolutamente liberarmi di questo potenziale agente patogeno. Con le mani tremanti e facendo attenzione a non toccare le gocce di sangue mi levo la camicetta e la lancio il più lontano possibile. Sto pensando se darle addirittura fuoco... Al diavolo se rimango in reggiseno, la mia salute prima di tutto! Cacchio!



    Se polliciotta vorrà fare le foto, potrà scegliere lei il completino di Chri.

  4. #184
    Mod cangiante L'avatar di Pey'j
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    Re: Household

    Allison Greene
    3° piano Household

    Finalmente le cose iniziano ad andare per il verso giusto. Grazie alla simpaticissima ragazzina scopro che Diane è nel palazzo. Il piano è semplice: la trovo, la interrogo, faccio tornare il signor Wonder in condizioni tali da vivere in una società civilizzata, gli chiedo un autografo e una volta fuori da qui scrivo l'articolo della mia vita.

    Ottengo l'attenzione di Stephenie quando nomino il padre, e dalla sua espressione capisco che forse l'ho giudicata troppo in fretta. Ha un atteggiamento fastidioso e spavaldo, è vero, ma non è altro che una maschera, una protezione: in realtà è terrorizzata. Ne sono certa perché spesso e volentieri anche io faccio la stessa cosa. E se in questo momento è spaventata Allison Greene, donna in carriera prossima ai trent'anni, figurarsi una ragazza che non ne avrà più di sedici.

    <<Senti, se vuoi possiamo andare da tua sorella insie...ME!>>
    Mi blocco e istintivamente estraggo il taser dalla tasca. Il rumore di uno sparo (uno sparo! In un condominio pieno di civili!) rimbomba tra le pareti del piano. Che qualcuno sia incappato in Jacob? Spero vivamente di no, meno persone sanno di questa cosa e meglio è, per lui e per me. Oppure...oppure Kincaid! O la poliziotta...lei era armata e sembrava non aver paura di utilizzare la sua pistola. Dannazione, che diavolo sarà successo?!

    Stephenie urla il nome della sorella e corre su per le scale, verso la fonte del rumore. <<Aspetta!>>, azzardo, ma vengo spudoratamente ignorata. Quindi mi fiondo anche io su per le scale, imprecando, sempre con il taser alla mano e il dito sul grilletto, pronta ad affrontare qualunque cosa mi ritroverò davanti.
    Devo proteggere quella ragazza, non me lo perdonerei mai se venisse uccisa dal suo stesso padre. Non voglio il suo sangue sulle mie mani.
    Our wills and fates do so contrary run

  5. #185
    sim esperto L'avatar di Rayky
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    Re: Household

    Scott Walker
    4° Piano di Household




    Poche settimane prima ...

    Lavoro nel campo del marcato immobiliare da quasi dieci anni ormai, ma mai nella mia carriera mi era capitato sotto mano una palazzina così malmessa, è una catapecchia, non sono nemmeno sicuro che sia pienamente in regola, magari è pure abusiva.Toc toc. Busso alla porta del mio cliente, l'ultimo cliente della giornata, il signor Bailey. Dall'interno dell'appartamento sento della musica ad alto volume, ma nessuna risposta. Dio, ti prego, dimmi che non è un drogato, penso tra me e me.



    Busso nuovamente, con più convinzione. La musica si ferma e finalmente una voce si fa sentire dall'interno: -"Arrivo, arrivo!"- Resto in attesa. La porta si apre di qualche centimetro, noto che è bloccata da un chiavistello. Una testolina bruna sbuca all'improvviso dalla fessura, in realtà riesco a vedere solo metà volto. -"Chi è?"- esordisce improvvisamente. -"Sono Scott Walker, l'agente immobiliare, ci siamo sentiti al telefono qualche giorno fa."
    Mi chiude la porta in faccia. Ma è scemo? Lo sento trafficare con la catenella della porta, la quale dopo qualche secondo si apre totalmente.
    -"Prego, entri pure."- dice con voce trafelata, sembra che il mio arrivo abbia interrotto qualcosa.
    -"E' un piacere conoscerla signor Bailey."- rispondo affabile, porgendogli la mano.
    -"Chiamami pure Joel."- Mi stringe la mano. Mi sorride.




    ...

    Mi ha sentito, ne sono certo. Sembrava andare di fretta, invece ora ha fermato la sua avanzata. Sta venendo da questa parte. Mi volto verso Diane, è ancora lì, a terra, con il bambino addosso. Il ragazzo ci ha finalmente raggiunti, mi pare che il tempo si sia dilatato in maniera esasperante. «Dov'è il probl...» esordisce una volta vicino a me, impugnando saldamente la pistola. Non c'è bisogno che gli esponga la situazione dei fatti, la vista della ragazza terrorizzata aggredita da un essere la cui natura è oscura gli fa subito capire la gravità della situazione. Lo vedo prendere la mira con cura, ovviamente non vuole colpire Diane. Lo vedo esitare: si agitano entrambi troppo. Temo una strage. Mi metto le mani tra i capelli, in preda al panico: -"Oddio, oddio, oddio."- sussurro tra me e me in una specie di nenia. Sento goccioline di sudore freddo bagnarmi la fronte. Poi lo sparo.



    Kincaid ha sparato. Mi sento stordito, mi fischiano le orecchie: non avevo mai sentito nessuno sparare dal vivo.




    La scena è confusa, non riesco a capire se la creatura è stata colpita o no, ma pare di sì: Diane riesce a divincolarsi, si alza e corre verso di me.




    Mi sento sollevato per circa mezzo secondo, sì, perchè subito noto che è stata ferita a un braccio. Non sembra grave, per quel poco che riesco a vedere nella penombra gettata dalla luce del crepuscolo. Perde sangue. Ancora una volta rimpiango il fatto che non mi abbia dato ascolto poco fa, quando le ho detto di far venire un'ambulanza dal Brookheaven, se lo avesse fatto a quest'ora i soccorsi sarebbero già arrivati. Meglio trovare un modo per bloccare la fuoriuscita del sangue. Estraggo dal taschino della giacca una confezione di fazzolettini di carta (inventario base civile). Gliene posiziono qualcuno sulla ferita, tamponando leggermente. -"Stai bene?"- le dico mentre la guardo bene in volto, sperando in una sua reazione -"Tieni premuto qui."- continuo mentre la invito a tamponare la ferita.




    Intanto sento dei rumori di passi provenire dalle scale, i vicini devono avere sentito lo sparo e le urla, e ora stanno accorrendo curiosi. Meglio così, sarà più facile spiegare alla polizia o a chiunque altro quello che sta accadendo qui: meglio avere qualche testimone oculare in più. Diane sta relativamente bene, e io pure, ma il bambino? Rivolgo il mio sguardo all'interno dell'appartamento, da cui Diane è appena fuggita. Il bambino è ancora vivo e sembra inferocito e più pericoloso di prima.




    Non deve uscire da lì! -"Chiudi la porta! Veloce!"- urlo al nuovo arrivato. E' un ammasso di muscoli, spero che non sia tutta scena e che abbia la prestanza fisica necessaria per chiudere la porta prima che il piccolo riesca ad uscire.





  6. #186
    GdR Master L'avatar di Eclisse84
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    Re: Household

    Viktoria Masters
    appartamento n11

    “Non farti vedere…”
    “Sh… potrebbe sentirci”


    “Presa…”



    C’erano giorni e giorni… quelli in cui ci prendeva ed altri dove riuscivamo a farla franca in un modo o nell’altro. Ancora mi domando se ci provasse gusto, se la sua non fosse una sorta di perversione che la inducesse a cercare qualunque appiglio, pur di scaricare la sua rabbia su di noi, non si tratteneva mai, ogni volta i colpi mi sembravano più forti… e ancora e ancora… forse un giorno ci avrebbe ammazzate entrambe di botte, almeno così credevamo. C’illudevamo alcune volte, di riuscire a scamparcela, per una giornata intera ci nascondevamo nei luoghi più disparati, il bello di avere una grossa proprietà, ma inesorabilmente saremmo dovute tornare a casa per i nostri bisogni primari e perché nonostante tutto, ci tenevamo a non far preoccupare i nostri genitori degeneri, con un’assenza eccessivamente prolungata.
    “La lancio lontano… con tutta la forza che ho, così lei sente rumore e credendo che siamo noi, va in quella direzione, capito?”
    Era sempre lei che se le inventava tutte, non si perdeva mai di animo nonostante tutto.
    “…e noi? Che facciamo dopo?”
    “Avanti Viky… non è difficile, corriamo dalla parte opposta e ci nascondiamo il più lontano possibile!”



    “Si… ti seguo!” Eravamo gemelle, ma lei mi sembrava sempre più grande, prendeva le decisioni giuste, mi proteggeva e riusciva a calmarmi con poche parole, come solo qualcuno tanto sicuro di sé riesce a fare.
    “Uno, due… tre”
    La palla da tennis andò a finire dritta dritta sull’auto in cortile, causando un tonfo sordo. La donna si voltò di scatto e con un ghigno in volto si diresse in quella stessa direzione, come Jacky aveva previsto.
    Feci un passo ero pronta a correre
    “Non ancora…” mi fermò con un gesto del braccio “…aspetta che si allontani di più!”


    E quando la vide girare l’angolo, si alzò tirandomi via con sè in una folle corsa.




    Quella volta il “mostro” dell’istitutrice non ci prese, riuscimmo ad allontanarci e a nasconderci. Ed ora?
    Mi ritrovo con questo portapenne tra le mani, con tutta l’intenzione di trovare una via di uscita. Garret è alle mie spalle, sembra collaborativo, ma quanto posso fidarmi di uno appena conosciuto? Per di più mentre stava rubando in casa del mio vicino.



    La verità è che devo credere che non voglia tirarmi un brutto scherzo, non posso cercare di fuggire e guardarmi le spalle contemporaneamente.
    Mi abbasso per sistemarmi meglio gli stivali, non voglio avere intoppi come una fascetta penzolante, per poi cadere e farmi calpestare da questo qui… ok che abbiamo un interesse comune, ma sono sicura che nel caso si presentasse un problema, non ci penserebbe su due volte a calpestarmi.


    “Anche se fossimo tremendamente agili ed in grado di muoverci senza produrre alcun suono, questa maledetta porta potrebbe tradirci come ha già fatto prima… è bastato un singolo clack per far reagire quel coso, è evidentemente ceco, altrimenti ci avrebbe attaccati sul pianerottolo e schivato il vaso che gli hai scagliato contro, al posto di calciarlo e ferirsi”
    Rialzandomi mi giro e lo guardo, la mia espressione è seria, deve capire che non ho intenzione di farmi mettere i bastoni tra le ruote e che non gli conviene cercare di fare il furbo, non so quanto potrebbe cavarsela da solo, con quelle sue braccine evidentemente esili, contro l’amico qui fuori.



    “Restare chiusi in questa casa non è una soluzione e sinceramente non mi va di afferrarlo per una gamba per sbatterlo al pavimento, se in un modo o nell’altro riuscissi a colpirlo con il manganello, potrebbe schizzarmi qualche schifezza addosso, ha il corpo ricoperto da… pustole? Bleah… quasiasi cosa siano, sembrano infette e venirne a contatto è l’ultimo dei miei piani. Non sono abituata a darmela a gambe, ma la vedo l’unica soluzione, quindi dovremmo distrarlo… se lanciassi questo il più lontano possibile, magari si scaglierebbe dove il luogo dell’impatto ha causato rumore, forse direzionando quell’urlo.” Spero “Devo effettuare il lancio più velocemente possibile, conosco bene il pianerottolo…” ci vivo “lo direziono il più lontano possibile dalle scale, dopodiché qualsiasi cosa accada, fuggiamo via di qui, teniamo qualcosa a portata di mano in caso di qualcosa” Afferro il mio manganello pieghevole, l’ho usato spesso riesco ad aprirlo ed usarlo con precisione e forza, sperando che quello che ho appena detto non avvenga, non ci tengo a diventare infetta, ma è l'unica arma valida che ho al momento, non dovrò esitare ad usarla. “Se hai qualcosa da dire, questo è il momento giusto!” Indurisco lo sguardo



    “E se mi sarai d’intralcio, non ci penserò due secondi a piantati un calcio nello stomaco, certo preferirei che non ci lasciassi le penne per via del nostro accordo, i soldi mi servono” penso.

    (foto 9)
    Ultima modifica di Eclisse84; 12th January 2014 alle 22:12

  7. #187
    sim dio L'avatar di DELTAG
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    Re: Household

    Lèonie Lecrerc
    Sotterranei Household
    ore: 19.08

    Fisso la strana donna dinanzi a me è silenziosa e ha qualcosa di strano sul corpo…nel mentre sento dei passi dietro salire le scale, e la voce di Sawyer giunge alle mie orecchie.

    «Do una controllata io qua fuori.»
    Buona pensata avremmo almeno un po’ più di luce…




    Nel mentre Evans alza l’arma e resta in silenzio, anche lei ha fiutato qualcosa di strano, mentre Miller dopo aver puntato anche lui la sua Colt, riformula la mia domanda in altro tono
    «Avanti, ci risponda! Chi è? Abita qui?»
    Passano interminabili secondi, niente, la donna non risponde e la cosa non mi piace, odio chiedere senza ricevere una risposta… l’unico rumore che si ode tutt’ attorno che sembra scandire anche i battiti del mio cuore è un sinistro gocciolio…
    Plin. Plin. Plin.
    Acqua.
    Nel mentre vedo la donna fino a poco fa immobile, compiere lenti movimenti e tirarsi in piedi come se qualcosa l’avesse destata dalla sua posizione, di sicuro non è l’acqua a distrarla, forse sono state le nostre voci a farla rianimare… rianimare ecco la parola giusta, è come se un qualcosa avesse fatto scattare in lei l’istinto di alzarsi… come una percezione..di sicuro non è qui sotto per nascondersi , in tal caso non avrebbe dovuto vestirsi di bianco, l’unico colore percettibile nell ’ombra e questo è certo.




    …fisso le sue spalle , la osservo tenendo l’arma davanti a me sempre puntata
    alla sua nuca, ma cosa le è successo?
    Sposto lo sguardo sulle sue gambe , una delle due è in una posizione innaturale, sembrerebbe rotta.
    “ Quella gamba, possibile che non senta dolore? Possibile che non le venga voglia di urlare? Ne ho viste di ferite ma … ma quella gamba sembrerebbe completamente scomposta e poi…”
    E’ un attimo e con sorprendente velocità rispetto alla lentezza mostrataci poco fa, si volta spiazzandomi.



    “ Ma cosa diavolo…”
    Cosa sono quelle righe scure sul corpo e sul volto? Sembrerebbero … no…sono cuciture; e cosa le esce dalla bocca?
    Questa cosa non è normale, niente è normale in lei, in una mano tiene qualcosa, dal riflesso dato dalla semioscurità sembrerebbe una lama, un coltello.
    “ Abbiamo un problema…un problema che assomiglia alla figlia di Frankestein …” dico sicura di ciò che vedo mantenendo il sangue freddo per quanto mi sia possibile.
    Il mio cuore prende a battere più forte, conosco la paura, conosco gli orrori della guerra ma questa cosa non è niente di tutto ciò che ho già affrontato.
    La creatura emette un sibilo sinistro, e il suono sembra moltiplicarsi, sembra quasi la coda di un serpente a sonagli che quando si sente minacciato inizia a vibrare…
    Rifletto e devo farlo alla svelta.

    Ad un tratto poi, un’ immagine di me bambina che non conosco raggiunge i miei occhi.


    Sembra bianco tutt’ attorno nella penombra della stanza e bianco sembra anche il mio vestito, c’è qualcuno con me.
    “ Sono sola, ho paura…” mormoro
    “ Non sei sola, ricordalo, e non devi avere paura, la paura è il nemico più grande di ognuno. Devi avere paura di un qualcosa che non puoi sconfiggere, ma prima valuta rapidamente tutto ciò che hai a disposizione..e in questo caso, per sconfiggere il buio…”


    “… basta la luce..”
    è una voce femminile.
    Poco dopo ecco che nella stanza si accendono le luci…

    Chi è quella donna?

    Ritorno con la mente ai sotterranei….
    Se davvero questa creatura sibilante ha l’istinto di un serpente avrà anche qualche caratteristica del rettile no? Se la memoria non gioca brutti scherzi , i serpenti sono animali a sangue freddo e dovrebbero avere una sorta di vista termica, percepiscono il calore e in questo caso l’unica cosa calda che c’è in questo posto è il sangue pulsante nelle nostre vene…, ci servirebbe dell’acqua per mascherare il nostro calore ma prima dovrei individuare la tubatura dalla quale proviene il gocciolio…oppure del fuoco così da coprire la nostra scia termica con qualcosa di ancor più caldo,faccio mente locale di ciò che ho con me; Colt, proiettili, denaro, caricatori, coltello e…una torcia.



    Torcia che potrebbe fare al caso nostro come diversivo, non emette chissà che calore ma potrei puntarla sul suo volto e usarla come scudo.
    Abbasso la pistola ed estraggo la torcia da dietro i pantaloni … con voce ferma poi ordino ai miei di tenersi pronti.
    “ Miller, Evans, tenetevi pronti a sparare entrambe al mio tre e poi spostiamoci velocemente dalla sua traiettoria verso il muro alla nostra sinistra; ci fornirà un minimo di protezione, testa e gamba sana sono per me i centri migliori, mirate e valutate voi ,cercherò di darvi più agio possibile, punterò la torcia sul suo volto in modo che ci faccia da scudo e lei non possa vederci, se è mezza umana e mezza serpente come sembra, potrebbe possedere una vista termica e la luce la infastidirebbe, almeno spero…”
    Punto la torcia verso di lei…
    Sto per accenderla pregando fra me che il simtagono non abbia anche risparmiato sulle batterie quando ad un tratto il buio cala su di noi, siamo immersi nella più totale oscurità , oscurità che non mi piace per niente, subito dopo alle nostre spalle giunge uno schianto; sopprimo l’impulso di voltarmi a vedere cosa è successo, non voglio togliere gli occhi da questa creatura. Non mi fido.
    “ Sawyer tutto bene?” chiedo preoccupata visto che lassù c’è lui.
    - Dove sono Kincaid e Kava? - mormoro tra me piuttosto scocciata - ma non dovevano essere qui? -
    La mia vista non si è ancora abituata del tutto al buio in cui siamo improvvisamente piombati, ma la macchia bianca è percettibile, conosco la sua posizione, mi abbasso mentre il suo sibilo si fa più acuto, sembra stia per attaccare….



    Accendo la torcia…
    “ Uno, due e… tre!” Ordino.
    Se il piano andrà a buon fine ci ritroveremo sani e salvi contro il muro, altrimenti la nostra vita sarà in mano a Sawyer qualora i colpi non andassero a buon fine, ma spero vivamente che i ragazzi colpiscano il bersaglio, non li conosco bene, ma … mi fido di loro.


    Ci tengo a precisare che questo post è nato dopo uno scambio di opinioni con la Squadra ed è quindi frutto di un ragionamento di gruppo. Grazie ragazze!

    - foto 7 -
    Ultima modifica di DELTAG; 13th January 2014 alle 16:35

  8. #188
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    Re: Household

    Brad Kincaid
    5° Piano


    Non so che diavolo sia quella cosa. Ma non mi sembra di buon auspicio. «Chiudi la porta! Veloce!» Sento urlare il ragazzo. «Che brillante idea! Non ci aveva pensato nessuno!» Rispondo ironico, mentre guardo ancora quella specie di aborto. È orrendo.
    Lo chiudo dentro prima che si avvicina troppo. Pericolo scampato.
    La ragazza è ferita. Bene, si è già avvicinato troppo. «Da dove è uscita quella cosa?» Chiedo ai due.
    Nel frattempo vedo scendere delle persone, e tra queste riconoscono solo Mariko. Ma.... «Dov'è Fiona? E Kava?»

  9. #189
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    Re: Household

    Zack Sawyer - Sotterranei di Household


    Ore 19.08

    Il tempo viene scandito dal gocciolare di una tubatura..

    Plin..
    Plin..
    Plin..



    Ho un sussulto, avverto un movimento da dietro la porta, istintivamente stringo la pistola.
    Non mi aspettavo un impatto.. o almeno non così forte.



    Vacillo, incredulo, in direzione delle scale.. “E tutta questa forza..?”..cerco un appiglio di fortuna.



    Mi aggrappo prontamente alla ringhiera e li resto finché non sento Lèonie mormorare..
    <<“Quella gamba, possibile che non senta dolore? …”>>
    Ma bene.. ci mancava pure che la vecchiaccia fosse ferita!
    Sbuffo, ignorando bellamente il resto della frase ed impugno più saldamente la pistola.



    Ma lei riprende a parlare..
    <<“ Ma cosa diavolo…” >> .. si blocca e dal tono sembra allarmata.. <<“ Abbiamo un problema…un problema che assomiglia alla figlia di Frankestein …”>>
    Che cosa?!



    <<“Miller, Evans, tenetevi pronti a sparare entrambe al mio tre e poi spostiamoci velocemente dalla sua traiettoria verso il muro alla nostra sinistra; ci fornirà un minimo di protezione, testa e gamba sana sono per me i centri migliori, mirate e valutate voi ,cercherò di darvi più agio possibile, punterò la torcia sul suo volto in modo che ci faccia da scudo e lei non possa vederci, se è mezza umana e mezza serpente come sembra, potrebbe possedere una vista termica e la luce la infastidirebbe, almeno spero…”>>

    Un piano di attacco? Aspetta.. mezza umana e mezza che?! Ma che va blaterando oggi..?
    Sto giusto per voltarmi quando sento chiaramente un eco propagarsi per i sotterranei: un sibilo.
    Quasi in contemporanea la porta si chiude con un colpo secco, lasciandoci nel buio più totale, mi rivolgo allarmato verso la nuova fonte di rumore..



    Nulla..

    “Ecco.. addio via d’uscita.”



    ..
    Ultima modifica di Damnedgirl; 14th January 2014 alle 11:39



    Visita il mio spazio ricordi! Dark Land

  10. #190
    sim dio L'avatar di Damnedgirl
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    Prontamente Lèonie interviene..<<“ Sawyer tutto bene?”>> .. ha un tono piuttosto preoccupato.



    << “Eh, una meraviglia..”>> ..considerando che sono l'unico ad essere sballottato a destra e a manca senza capirci una mazza.
    Non faccio in tempo a prendere fiato che lei inizia "il conto alla rovescia".
    <<“Uno, due e… tre!”>>



    Distolgo un secondo lo sguardo, così da non rimanerne abbagliato, e poi osservo: ora la vedo.



    Ottimo.. adesso rimpiango la beata ignoranza.



    <<”Alla faccia.. della dolce vecchina!”>> .. mi limito ad esclamare incredulo.
    In fondo non è normale vedere un essere del genere.. non dovrebbe neanche esistere!
    Punto lo sguardo alla sua mano, noto ha un coltello.. comico: forse è la cosa meno preoccupante se comparata al resto.
    Senza ulteriori indugi mi posiziono a terra..



    Rallento il respiro.



    Cerco infine di concentrarmi per prendere la mira: dritto alla fronte.
    Se Adam o Moreen sbagliano, coprirò io stesso facendo fuoco.. prendo un sospiro e miro.

    “Non fallirò.”



    ** Ho rifatto la gif delle zombie usando come base il tuo screenshots Dina..
    se non va bene levo immediatamente!
    ** Il post è concordato con gli altri del gruppo.



    Ultima modifica di Damnedgirl; 14th January 2014 alle 11:40



    Visita il mio spazio ricordi! Dark Land

 

 
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