Allison Greene
2° piano Household
Appartamento n 7
La prima cosa di cui mi rendo conto appena riacquisto conoscenza è che mi fa male tutto. Subito realizzo infatti di non essere nel mio comodissimo letto a una piazza e mezza, anzi; sono sdraiata su un qualcosa di decisamente scomodo, e a giudicare dai miei muscoli doloranti devo aver dormito per un bel po' di tempo.
Apro lentamente gli occhi e azzardo ad alzarmi. Pessima, pessima idea: un raggio di sole (ma quanto diamine ho dormito?) mi colpisce direttamente in faccia e le lacrime mi offuscano la vista. Guardo fuori dalla finestra, stordita: i miei occhi si posano sulla mandria di persone che sta...pascolando, pascolando è il termine adatto, apparentemente senza una meta. Sono ovunque: in strada, nel prato...ma quell'uomo non ha un braccio? Osservo meglio e strabuzzo gli occhi quando mi rendo conto di quello che sto vedendo. Mi rimangio quello che ho detto prima, non è una mandria di uomini: è una mandria di zombie. Zombie, come se fossi protagonista di un dannato film di serie B.
A questo punto i ricordi mi travolgono come una valanga. L'appuntamento con Jacob, la Household, Stephenie, le strane creature, la poliziotta stronza, il gas soporifero...ricordo tutto.
Mi guardo intorno, colta dal panico. Sono in un appartamento, credo, forse quello del ragazzo biondo, quello con la chiave. Non riesco a individuarlo...vedo però la ragazza coi capelli rossi, è sdraiata vicino a una donna in uniforme. Ai piedi del letto c'è un uomo, anch'esso in uniforme, che sembra crucciato, spero non abbia dormito per terra. Riconosco poi Kincaid, Stephenie che sta piangendo disperata (non la biasimo), altri condomini...e un uomo completamente vestito di nero, con un casco in testa, che parla al suo auricolare. Non c'è dubbio: è uno SWAT.
Approfitto della confusione generale per fare una foto agli zombie fuori dalla finestra. Con questa e quella di Jacob mi pregheranno in ginocchio di accettare il pulitz...un momento. Frugo nelle tasche alla ricerca delle foto che ho scattato, ma trovo solo il mio taser e il mio taccuino. È sparita pure l'agenda di Wonder. No, non è sparita: me l'hanno presa. Sento il battito accelerare: qualcuno, probabilmente lo SWAT, ha osato perquisirmi mentre dormivo e mi ha rubato l'unica cosa che poteva aiutarmi a fare luce su questo casino.
<<È uno scherzo, vero?>>, urlo alzandomi di scatto, ignorando il dolore alle gambe attenuato dall'adrenalina, e mi fiondo davanti allo SWAT (mi accorgo solo ora dell'enorme fucile, ma sono troppo arrabbiata per tornare a sedere).
Urlo ancora, sperando che chiunque ci sia dall'altro lato dell'auricolare riesca a sentirmi: <<Patti chiari e amicizia lunga: io sono pronta a collaborare solo se lo siete anche voi. Restituitemi l'agenda e le foto, e diteci dov'è la sorella [nda: Diane] della bambina. Non vedete che è terrorizzata? Dov'è la vostra umanità?>>
Noto che l'uomo si sta sentendo male. <<E levati quel casco, che stai soffocando. Nessuno di noi è entrato a contatto col siero, non siamo infetti>>, dico con un tono più dolce. Ho nominato il siero apposta: voglio far sapere allo SWAT e a chiunque sia implicato in questa storia che so più di quanto si aspettano. Che non sono una semplice pedina del loro gioco.
Alcune persone si avvicinano per aiutare l'agente speciale. Mi unisco a loro, accantonando per un momento la rabbia. Sono infuriata, ma non posso lasciar morire un essere umano.




LinkBack URL
About LinkBacks







Rispondi Citando



























