Scott Walker
epilogo
Accampamento superstiti
Sto ancora tremando. Le persone attorno a me sono solo delle sagome nere, senza volto, senza voce, senza identità. Ho cercato di farmi dire più volte dove ci troviamo dai militari che ci hanno scortato fin qui, ma ho ricevuto solo risposte vaghe, l'unica certezza che ho è che mi trovo in una specie di campo profughi, in mezzo ad altri superstiti che, come me, sono riusciti a sfuggire dal disastro di Bellavista.
"Disastro di Bellavista", sono certo che diventerà un evento da libro di storia.
Cerco di gustarmi il caffè che i volontari mi hanno appena offerto, ma faccio fatica, l'odore pungente del sangue e della carne putrefatta mi impregna i vestiti, i capelli, la pelle, la barba, tutto. Perfino i pensieri sembrano odorare di morte. Le sfumature del caffè assumono la forma dell'esplosione di poco fa, quell'enorme esplosione che ha portato via tutta la mia vita, fino all'ultimo frammento. Ho passato gli ultimi giorni a lottare con le unghie e con i denti per uscire vivo da quella palazzina, ma certo non mi aspettavo che finisse così. Non c'è più nulla ora, nemmeno dei resti in cui scavare per tentare di salvare qualche piccolo ricordo: una fotografia, un soprammobile, un regalo di nozze, un qualsiasi oggetto che possa testimoniare la mia vita passata alla Household, della mia vita con
Kate. Kate. Non ho nemmeno un cadavere da compiangere, nemmeno quello. Tocco il taschino esterno della giacca, per poi estrarne una piccola foto spiegazzata, una vecchia foto mia e di Kate, insieme, questo è l'unico ricordo che mi rimane, a parte la fede che porto ancora il dito, ovviamente. Fisso ipnotizzato la foto.
"Mi dispiace che sia finita così Kate, certamente non lo meritavi." Alzo lo sguardo un po' intontito, vedo poliziotti, medici, paramedici e infermieri soccorrere e prestare aiuto ai superstiti appena arrivati, in preda alla disperazione più totale: genitori che cercano i figli, figli che cercano i genitori, cuori solitari che piangono a dirotto ai piedi delle tende, gente attaccata al telefono, in lacrime, forse hanno ritrovato qualcuno, o forse lo hanno appena perso per sempre. Vedo anche
Allison. Per un attimo i nostri sguardi si incrociano, forse dovrei alzarmi ed andare a dirle qualcosa di carino, in fin dei conti ci siamo supportati a vicenda in questo incubo, ma francamente non saprei cosa dirle. Lei sembra leggermi nel pensiero, mi sorride, poi vedo che solleva qualcosa, con fare vittorioso: è l'agenda. Le sorrido. Ce l'ha fatta, ha raggiunto il suo scopo, sono certo che sentirò parlare di lei molto presto. E io invece che farò ora? Io non ho più niente per cui combattere. Vorrei scomparire. Inizio a pensare che forse avrei fatto meglio a rimanere alla Household, a farmi seppellire vivo, insieme a mia moglie, a mio foglio e quello schifo che è la mia vita.
. Alzo lo sguardo, noto una donna, intenta a cercare conforto nel calore di un focolare poco distante da me. Mi fissa. Sono certo che stia guardando me, così come sono certo di non conoscerla. Si gira a guardarmi più volte, forse mi ha scambiato per qualcuno di sua conoscenza, ma io fingo disinteresse, e me ne torno a fissare la mia tazza di caffè.
-"Scusa."- esordisce improvvisamente una voce femminile. Alzo lo sguardo. E' lei, si è avvicinata. Mi fissa dritto negli occhi.
-"Oh mio Dio, sei proprio tu, Scott."- dice con voce strozzata.
Come mi conosce? La guardo bene, ha qualcosa di dannatamente familiare nello sguardo, nel modo in cui serra la bocca, nei modi fare, in generale, eppure sono certo di non averla mai vista prima.
-"Sì, sono io, scusami ma io ..."-
-"Scusami, certo, tu non puoi conoscermi: sono Phoebe."-
Vuoto mentale. Certo di non conoscere nessuna Phoebe.
-"Bailey. Phoebe Bailey."-
Qualcosa in me si blocca. Quel cognome. Bailey. Joel si chiama Bailey, questo significa che lei deve essere una sua parente, ecco perchè scorgevo una certa familiarità nei modi.
-"Joel mi ha tanto parlato di te, mi ha mostrato anche una tua foto."-
-"Dove è lui adesso?"- chiedo ansioso, con voce tremante.
-"Lui ..."- si guarda attorno
-"Lui se n'è andato."-
L'esplosione che poco fa ha raso al suolo ogni cosa a Bellavista sembra essersi riprodotta in miniatura nel mio petto. Ho un sussulto. Joel è morto. Dovevo aspettarmelo.
-"E' andato a cercarti."-
-"Cosa?"-
-"Sì, è da parecchio che chiede di te nel campo. Non so di preciso dove sia ora."-
Questa donna vuole farmi morire d'infarto. Non posso credere alle sue parole. E' qui.
-"Walker."- Neanche il tempo di metabolizzare la notizia che sento nominare in maniera chiara il mio nome. Non riesco a identificarne la fonte, tra superstiti, polizia e ambulanza, è un macello qui.
-"Scott Walker."- lo sento di nuovo.
-"Gliel'ho già detto signore, sulla lista al momento non c'è nessun Walker. A breve aggiorneremo nuovamente le liste, torni tra un'ora circa."-
-"Certo. Mi ha detto la stessa cosa un'ora fa."- Ho un sussulto al cuore. Il bicchiere ancora colmo di caffè mi cade dalle mani, le quali sembrano essersi sciolte.
E' lui, è lui, è lui. E' la sua voce, ne sono sicuro, talmente sicuro che inizio a sorridere ancora prima di vederlo, pochi istanti dopo, a pochi metri da me, intento a far impazzire un poliziotto. Sto per chiamarlo, quando mi vede. Iniziamo a venirci incontro nello stesso istante, e nel giro di poco i metri che ci separano diminuiscono, fino ad annullarsi completamente. Lo stringo forte. Lui stringe forte me. Vorrei dire qualcosa ma non ci riesco, so solo che sto piangendo. Ci guardiamo negli occhi.
-"Scott ..."- dice Joel in un sussurro mentre mi accarezza la barba. Poi mi prende la mano:
-"Vieni, dobbiamo dire a quell'incompetente di un poliziotto che ci sei anche tu, glielo avevo detto io che non aveva controllato bene, incompetente!"- dice lui con voce tremante, cercando di sdrammatizzare. Scoppio a ridere di gusto. Mi sta stringendo così forte la mano che mi sta facendo male, credo che non se ne renda nemmeno conto. Quando solo poche ore fa realizzai che l'esplosione aveva ucciso il mostro sul tetto e mi accingevo a salire sull'elicottero pensavo di essere finalmente libero, ma solo ora, mi rendo conto che mi sbagliavo: adesso sono davvero salvo.
continua sotto ...