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  1. #411
    sim dio L'avatar di albakiara
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    Josephine marshall e Manuel Russel
    Epilogo seconda parte
    Ospedale di Portland


    Non ho neanche il tempo di analizzare la ferita che entra un dottore nella stanza: <<
    Buongiorno, sono il Dott.Russel, posso aiutar -…>> si blocca.
    Lo riconosco subito e nella mia mente riaffiorano le immagini che da un anno mi perseguitano: i mostri, la corsa sul terrazzino, i corpi abbracciati stretti per farsi da scudo, il boato dell’esplosione e la fuga sull’ elicottero.
    <<Josephine…>>



    <<Manuel…>>
    sussurro e inizio a piangere.



    Lui si avvicina al letto e mi abbraccia, io ricambio cingendogli le braccia al collo.



    <<Cosa ci fai qui?>>
    gli chiedo singhiozzando senza mollare l’abbraccio.



    <<Dovrei farti io questa domanda…>>
    mi dice scostandomi il viso per guardarmi negli occhi <<Sono un medico, ricordi?>>
    Sorrido e lui mi asciuga le lacrime dalle guance.



    <<Già… e io sono una che ama i guai...>>

    <<Che ti è successo? Mi hanno detto che sei manesca
    mi fa l’occhiolino-e non ti lasci visitare!>>
    <<Non… Non ricordo nulla
    guardo la ferita al fianco- So solo che non distinguo più la realtà dalla fantasia… E poi… Le infermiere…
    -
    guardo l’infermiera fuori dalla stanza- Temo possano trasformarsi in mostri…>>
    <<Ehi ehi...tranquilla… Guardami negli occhi. Lo sai anche tu che non è possibile, hanno trovato il siero per curare gli infetti, non ci sono più creature mostruose in circolazione. Respira, cerca di calmarti. Lascia che ti controlli la ferita prima che si infetti…>>



    Mi adagia sul letto e solleva la maglietta.
    <<Nulla di grave per fortuna… Qualche punto e sarai come nuova!>>
    <<Già… come nuova…-
    mi incupisco- tu non ripensi mai a… alle cose… Io non riesco a liberarmi di quelle immagini… e quella bambina… quella che ero io l’unica a vedere… forse ero già pazza allora… - mi stringo le spalle- Lei continua a supplicarmi di aiutarla, ma io non posso farci nulla e mi ritrovo col suo teschio tra le mani…>>



    Manuel prende il mio viso tra le mani, bloccando in questo modo il mio fiume ininterrotto di parole.
    <<Jo...è finita. Siamo salvi, siamo sopravvissuti, ed è tutto finito. E' difficile lo so, non lo nego. E' un anno che non riesco a dormire la notte, che evito di farlo perchè appena socchiudo gli occhi rivivo quelle scene. Ma dobbiamo andare avanti. Tu...devi andare avanti. Devi lasciare andare quella bambina, devi farlo per lei...e per te stessa.>>
    Abbasso lo sguardo, so che ha ragione ma non ci riesco.
    Improvvisamente il suo cellulare squilla, lo vedo dare uno sguardo veloce al display per poi rifiutare la chiamata e tornare a concentrarsi su di me.
    <<Vieni...chiedo a Sophie di darti una maglietta pulita. E se non ti vergogni a scendere al bar con la maglietta da degente ti offro il pranzo. Così mi parli un pò di te...>>
    Ultima modifica di albakiara; 12th July 2014 alle 18:13

  2. #412
    Moderatrice L'avatar di serenarcc
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    Josephine Marshall e Manuel Russel
    Epilogo - Terza parte



    Sei mesi dopo....


    <<Manuel...>>

    Silenzio.

    <<Manuel?>>




    <<Ma...se ne è andato! Non ci posso credere, ci sono cascata anche io!>>



    <<Ehi sei sveglia. Non sapevo se preferivi il caffè nero o zuccherato...in realtà temo di non avere zucchero in casa...>>



    <<Io... scusa. Che stupida che sono!>>

    <<Scusa? Di cosa?>>

    <<Pensavo fossi andato via come con le altre...>>

    <<Capisco. Allora forse dovrei dimostrarti nuovamente che tu non sei come le altre, pensavo di essere stato abbastanza chiaro questa notte ma sei dannatamente cocciuta...>>



    Mi avvicino alla mia donna, provocandola.

    La mia donna.

    Che strano effetto definirla così. Ebbene si, caro Manuel, alla fine ti sei lasciato incastrare. Alla fine hai perso la testa per una donna. E per di più mora!

    E' vero, è presto per parlarne, questa era la nostra prima notte insieme. Ma sento che lei è quella giusta. E stanotte non è stato sesso, ma amore.

    In questi mesi abbiamo passato molto tempo insieme, ci siamo conosciuti a fondo e Jo mi ha sorpreso tantissimo. E' cambiata, ha smesso di cacciarsi nei guai, e ora è una persona onesta...e fantastica. La sua forza, la sua voglia di vivere, mi hanno contagiato. Nonostante la difficoltà a superare quanto accaduto non si è mai arresa...ed eccola qua, in camera mia. La prima donna che porto nel letto di casa mia. Chi l'avrebbe mai detto!


    Le cingo le spalle con le mie braccia, e comincio a baciarle il collo. E' così sexy, sexy senza volerlo, sexy nella sua ingenuità e insicurezza.


    <<Forse è meglio che ti allontani da me Jo...altrimenti non risponderò di me stesso. Oggi è un giorno importante, non possiamo fare tardi...>>


    Oggi è effettivamente un giorno importante. Oggi è il giorno in cui finalmente diremo addio al passato.


    E' per questo che siamo qui, al cimitero di Portland, a seppellire i resti di quella povera bambina.


    Finalmente Jo è riuscita ad accettare gli avvenimenti di quei giorni infernali e a ritrovare la serenità.



    Non abbiamo un nome, quindi possiamo soltanto seppellire il teschio in una zona tranquilla e piena di fiori, con una croce ad indicare che lei è lì e finalmente riposa in pace.


    <<Secondo te starà bene qui?>>

    <<Certo. Finalmente ha smesso di soffrire. E tutto grazie a te...>>


    Mi guarda con gli occhi lucidi, sta cercando chiaramente di trattenere le lacrime. Mi fa una tenerezza assurda.

    Capisco che è il momento, le do un bacio sulla fronte e la prendo in braccio.



    <<Andiamo avanti, insieme... ti va?>>

    <<Per sempre!>>


    La guardo negli occhi, mi sorride e il suo sorriso mi fa sciogliere come un bambino. E' finalmente serena, e forse è anche un pò merito mio.



    Ora lo possiamo dire davvero. E' finita.


    Addio Brookheaven. Addio Bellavista. Addio Helena, che per prima mi stava dimostrando che le donne non sono solo sesso. Addio alla follia di Frank e Talbot. Addio a tutte le povere vittime di quel massacro.




    Noi finalmente possiamo voltare pagina e scrivere un nuovo capitolo della nostra vita. Insieme.


    FINE.

  3. #413
    sim esperto L'avatar di Rayky
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    Scott Walker
    epilogo


    Accampamento superstiti





    Sto ancora tremando. Le persone attorno a me sono solo delle sagome nere, senza volto, senza voce, senza identità. Ho cercato di farmi dire più volte dove ci troviamo dai militari che ci hanno scortato fin qui, ma ho ricevuto solo risposte vaghe, l'unica certezza che ho è che mi trovo in una specie di campo profughi, in mezzo ad altri superstiti che, come me, sono riusciti a sfuggire dal disastro di Bellavista. "Disastro di Bellavista", sono certo che diventerà un evento da libro di storia.



    Cerco di gustarmi il caffè che i volontari mi hanno appena offerto, ma faccio fatica, l'odore pungente del sangue e della carne putrefatta mi impregna i vestiti, i capelli, la pelle, la barba, tutto. Perfino i pensieri sembrano odorare di morte. Le sfumature del caffè assumono la forma dell'esplosione di poco fa, quell'enorme esplosione che ha portato via tutta la mia vita, fino all'ultimo frammento. Ho passato gli ultimi giorni a lottare con le unghie e con i denti per uscire vivo da quella palazzina, ma certo non mi aspettavo che finisse così. Non c'è più nulla ora, nemmeno dei resti in cui scavare per tentare di salvare qualche piccolo ricordo: una fotografia, un soprammobile, un regalo di nozze, un qualsiasi oggetto che possa testimoniare la mia vita passata alla Household, della mia vita con Kate. Kate. Non ho nemmeno un cadavere da compiangere, nemmeno quello. Tocco il taschino esterno della giacca, per poi estrarne una piccola foto spiegazzata, una vecchia foto mia e di Kate, insieme, questo è l'unico ricordo che mi rimane, a parte la fede che porto ancora il dito, ovviamente. Fisso ipnotizzato la foto. "Mi dispiace che sia finita così Kate, certamente non lo meritavi." Alzo lo sguardo un po' intontito, vedo poliziotti, medici, paramedici e infermieri soccorrere e prestare aiuto ai superstiti appena arrivati, in preda alla disperazione più totale: genitori che cercano i figli, figli che cercano i genitori, cuori solitari che piangono a dirotto ai piedi delle tende, gente attaccata al telefono, in lacrime, forse hanno ritrovato qualcuno, o forse lo hanno appena perso per sempre. Vedo anche Allison. Per un attimo i nostri sguardi si incrociano, forse dovrei alzarmi ed andare a dirle qualcosa di carino, in fin dei conti ci siamo supportati a vicenda in questo incubo, ma francamente non saprei cosa dirle. Lei sembra leggermi nel pensiero, mi sorride, poi vedo che solleva qualcosa, con fare vittorioso: è l'agenda. Le sorrido. Ce l'ha fatta, ha raggiunto il suo scopo, sono certo che sentirò parlare di lei molto presto. E io invece che farò ora? Io non ho più niente per cui combattere. Vorrei scomparire. Inizio a pensare che forse avrei fatto meglio a rimanere alla Household, a farmi seppellire vivo, insieme a mia moglie, a mio foglio e quello schifo che è la mia vita.






    . Alzo lo sguardo, noto una donna, intenta a cercare conforto nel calore di un focolare poco distante da me. Mi fissa. Sono certo che stia guardando me, così come sono certo di non conoscerla. Si gira a guardarmi più volte, forse mi ha scambiato per qualcuno di sua conoscenza, ma io fingo disinteresse, e me ne torno a fissare la mia tazza di caffè. -"Scusa."- esordisce improvvisamente una voce femminile. Alzo lo sguardo. E' lei, si è avvicinata. Mi fissa dritto negli occhi. -"Oh mio Dio, sei proprio tu, Scott."- dice con voce strozzata.



    Come mi conosce? La guardo bene, ha qualcosa di dannatamente familiare nello sguardo, nel modo in cui serra la bocca, nei modi fare, in generale, eppure sono certo di non averla mai vista prima.
    -"Sì, sono io, scusami ma io ..."-
    -"Scusami, certo, tu non puoi conoscermi: sono Phoebe."-
    Vuoto mentale. Certo di non conoscere nessuna Phoebe.
    -"Bailey. Phoebe Bailey."-
    Qualcosa in me si blocca. Quel cognome. Bailey. Joel si chiama Bailey, questo significa che lei deve essere una sua parente, ecco perchè scorgevo una certa familiarità nei modi.
    -"Joel mi ha tanto parlato di te, mi ha mostrato anche una tua foto."-
    -"Dove è lui adesso?"- chiedo ansioso, con voce tremante.
    -"Lui ..."- si guarda attorno -"Lui se n'è andato."-
    L'esplosione che poco fa ha raso al suolo ogni cosa a Bellavista sembra essersi riprodotta in miniatura nel mio petto. Ho un sussulto. Joel è morto. Dovevo aspettarmelo.
    -"E' andato a cercarti."-
    -"Cosa?"-
    -"Sì, è da parecchio che chiede di te nel campo. Non so di preciso dove sia ora."-
    Questa donna vuole farmi morire d'infarto. Non posso credere alle sue parole. E' qui.
    -"Walker."- Neanche il tempo di metabolizzare la notizia che sento nominare in maniera chiara il mio nome. Non riesco a identificarne la fonte, tra superstiti, polizia e ambulanza, è un macello qui.
    -"Scott Walker."- lo sento di nuovo.
    -"Gliel'ho già detto signore, sulla lista al momento non c'è nessun Walker. A breve aggiorneremo nuovamente le liste, torni tra un'ora circa."-
    -"Certo. Mi ha detto la stessa cosa un'ora fa."- Ho un sussulto al cuore. Il bicchiere ancora colmo di caffè mi cade dalle mani, le quali sembrano essersi sciolte.





    E' lui, è lui, è lui. E' la sua voce, ne sono sicuro, talmente sicuro che inizio a sorridere ancora prima di vederlo, pochi istanti dopo, a pochi metri da me, intento a far impazzire un poliziotto. Sto per chiamarlo, quando mi vede. Iniziamo a venirci incontro nello stesso istante, e nel giro di poco i metri che ci separano diminuiscono, fino ad annullarsi completamente. Lo stringo forte. Lui stringe forte me. Vorrei dire qualcosa ma non ci riesco, so solo che sto piangendo. Ci guardiamo negli occhi.



    -"Scott ..."- dice Joel in un sussurro mentre mi accarezza la barba. Poi mi prende la mano: -"Vieni, dobbiamo dire a quell'incompetente di un poliziotto che ci sei anche tu, glielo avevo detto io che non aveva controllato bene, incompetente!"- dice lui con voce tremante, cercando di sdrammatizzare. Scoppio a ridere di gusto. Mi sta stringendo così forte la mano che mi sta facendo male, credo che non se ne renda nemmeno conto. Quando solo poche ore fa realizzai che l'esplosione aveva ucciso il mostro sul tetto e mi accingevo a salire sull'elicottero pensavo di essere finalmente libero, ma solo ora, mi rendo conto che mi sbagliavo: adesso sono davvero salvo.



    continua sotto ...







  4. #414
    sim esperto L'avatar di Rayky
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    2 anni dopo
    Disco-Pub "Il Lama Gaio"




    -"Il verde mi dona parecchio, devo ammetterlo."- I ciuffi verde acido dei miei capelli splendono nel riflesso del bicchiere, sembrano dei diamanti preziosi sotto le luci colorate del locale. .-" Forse mi ringiovaniscono anche un po', che dici?"- chiedo a Joel. Mi sorride: -"Oh, non sono i capelli verdi a ringiovanirti, è senza ombra di dubbio tutto merito dell'orecchino che ti ho convinto a fare."-risponte lui orogoglioso. Ridacchio. -"Può essere."-



    -"Ehi, Scott, un mojito e una pina colada qui."- fa un cliente tra una risata e l'altra, mentre è avvinghiato a una biondina.
    -"Arrivano subito."- rispondo facendo l'occhiolino. Ebbene sì, sono passati ormai due anni dalla tragedia di Bellavista, ricordo tutto, e credo non lo dimenticherò mai, ma la mia vita è andata avanti. Ora faccio il barman in un locale alla moda di Bridgeport, adoro incontrare tutta questa gente, adoro le storie che hanno da raccontarmi, mi sono fatto una ciocca di capelli verde, così, perchè mi andava, per spezzare con un passato troppo doloroso, e Joel mi ha convinto a forarmi l'orecchio; ora pensa di essere quasi riuscito a convincermi a farmi tatuare, ma si sbaglia di grosso, io però glielo lascio credere. La sorella di Joel, Phoebe, ci ha ospitati a casa sua per diversi mesi, mentre io e Joel ricostruivamo la nostra vita, domani alle 14.00 abbiamo appuntameno con un agente immobiliare per vedere un appartamentino in centro. L'ho visto solo in foto, ma già lo amo, non che sia qualcosa di eccezionale, ma so che starò bene. Anzi, che staremo bene.



    Sto riordinando il bancone, quando sento qualcuno schiarirsi la voce.
    -"Mi concede questo ballo?"- mi dice Joel ponendomi la mano.
    -"Lo sai che devo lavorare."- sorrido.
    -"Ehi, bell'addormentato, nel caso non te ne fossi accorto sono già le 2.00 passate, praticamente sono già tutti ubriachi marci, sai che significa?"-
    -"Che cosa?"-
    -"Che ora sei inutile."-
    -"Ah! E così sarei inutile?"-
    -"Proprio così."- sorride lui beffardo.
    Lo fisso dritto negli occhi e non riesco trrattenere un enorme sorriso.
    -"Dai! Si stanno scatenando tutti! Andiamo anche noi!"-





    Butto il grembiule sul bancone e raggiungo Joel sulla pista da ballo.



    ...



    Il mio orologio da polso segna le 5.00. La gente si allontana barcollando dal locale, chi chiama un taxi, chi si fa accompagnare a casa da un amico, chi aspetta impaziente l'arrivo del primo autobus, chi, stupidamente, tenta la sorte e sale a bordo del proprio veicolo nonostante la sbornia da paura.
    -"Fame?"- chiedo a Joel indicando con la testa il paninaro ambulante dall'altra parte della strada.
    -"Incredibile. E poi hai il coraggio di lamentarti della tua pancetta. Lascia perdere le schifezze comprate per strada, il tempo di arrivare a casa e ti preparo io qualcosa come si deve."-



    Ci prendiamo per mano e ci incamminiamo verso casa, con il sole alle nostre spalle che sorge, luminoso, maestoso, pieno di speranza per il giorno che sta per venire. Adoro questa momento della giornata, quando ancora nulla è accaduto, e tutto deve ancora accadere.



    FINE

    N.d.a.
    Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato al GdR, giocatori e Master, è stato divertente, spero di ritrovarvi anche al prossimo!

    Ultima modifica di Rayky; 15th July 2014 alle 22:05





  5. #415
    sim dio L'avatar di DELTAG
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household


    Epilogo Lèonie Picard Lecrerc


    Sono al riparo in un angolo di un terrazzino di fortuna…

    Speriamo che il piano funzioni e il mostro venga distrutto anche se a rischiare la vita c’è purtroppo uno di noi… quel poliziotto sconosciuto sarà la nostra salvezza e metterà a rischio la sua stessa vita.
    Tutt’attorno per un attimo sembra essere sceso un silenzio funebre, come un cordoglio in onore di colui che solo al momento , rappresenta la nostra sola speranza di salvezza…
    Ecco Sawyer che fa rotolare la bombola…corre a trovare riparo…
    Ecco Anthony in posizione, il colpo che parte …una muta preghiera per lui.
    Mi accuccio, trattengo il fiato e chiudo gli occhi voltandomi portandomi una mano sul fianco ferito che ora torna a farsi sentire …speriamo solo che il tetto del terrazzo regga allo scoppio e non cada , ma in tal caso saremmo morti comunque.
    BUM
    Ecco lo scoppio.
    Sento il boato, l’onda d’urto che ci investe…

    Silenzio, nessun rumore, nessun scricchiolio…la tensione alle stelle, il cuore fermo che stenta a riprendere il suo ritmo.
    Tu tum…Tu tum…
    Tu tum…Tu tum…
    E’ finita? Il mostro è morto?

    L’energia che ne è scaturita pervade l’aria, vorrei vedere cosa è accaduto al di la della cortina di fumo che si è alzata ma non riesco a rialzarmi…l’adrenalina che fino a poco fa mi sorreggeva sembra essere svanita e ora sento tutto il peso di ciò che è accaduto rigettarsi contro di me come un fiume in piena , sento la testa pesante, le ginocchia che faticano a sorreggere il mio peso, sto per perdere conoscenza, mi sento debole instabile…
    Il rumore delle pale degli elicotteri mi trattiene ancora qui impedendomi di scivolare nel baratro, un vento impetuoso fischia e la sua falsa carezza mi da un’ po’ di sollievo…
    ….alcuni uomini in divisa dopo aver calato delle funi stanno per trarci in salvo
    “Andrà tutto bene, siamo qui per portarvi in salvo”
    …qualcuno mi raggiunge…mi impedisce di svenire e scuotendomi piano cerca di farmi riprendere prima di prendermi tra le braccia…poco prima di sentirmi sollevare sento la voce del capo SWAT:
    “Legatelo è lui la causa di tutto ciò”
    A quanto pare il medico biondo a quanto posso vedere è ancora li…poi sento la voce di Kincaid:
    “C’è anche lui….E’ privo di coscienza, ma è vivo… portate in salvo il nostro eroe”
    Vedo che il poliziotto è miracolosamente uscito illeso dallo scontro, ha la divisa strappata ma sembra essere…tutto intero! Sorrido.
    Le forze mi abbandonano ma reggo.
    Poco prima di essere issata a bordo di uno degli elicotteri mentre sono ancora tra le braccia di qualcuno forse un soldato , sul tetto della palazzina dietro un angolo , scorgo una figura…indossa un vestito scuro, un lungo cappotto nero ha il volto scoperto occhiali e i capelli al vento ….sembra mi stia fissando … guardo quella figura a mia volta…
    “ Cosa…” mormoro , sbatto le palpebre focalizzo meglio ma in quel frangente la figura scompare, non aggiungo altro e nell'incredulità di ciò che ho visto vengo issata a bordo.
    Finalmente sono in salvo con i miei compagni sull'elicottero. Sono seduta poggiata ad alcuni cuscini vicino ad uno dei finestrini , accanto a me c’è Zack poi Evans e Miller e poi gli altri….mi tengo il fianco ferito e osservo dall'alto l’orizzonte di Bellavista immaginando ancora quella figura che mi ha colto d’improvviso. Chissà se era reale o solo un’illusione nella polvere …no… non era un’illusione ne sono sicura.
    Mentre sorvoliamo l’area il cielo che fino a poco prima era azzurro, si colora dei colori caldi del tramonto, arancio ,rosso, giallo…fuoco… è una scintilla…..una nuova esplosione ed ecco che della ex ormai città di Bellavista non restano che cumuli di macerie…i palazzi cadono, le persone muoiono, le case bruciano, i terreni prima rigogliosi ardono simili e macabre torce, come è stato possibile tutto ciò? Perché proprio questa città doveva essere colpita da tale catastrofe? In lontananza intravedo anche la Ex Villa Knight, anche quella semi ripiegata su se stessa e con essa , sono stati seppelliti tutti i suoi segreti…
    Non è rimasto nulla, niente di ciò che conoscevo…la base militare anche quella è ormai sparita, e il Colonnello? Tutti quelli che lavoravano li? Derek, Kia….Si saranno salvati? Scorgo poi la collina dove un tempo – fino a ieri - risiedevano i miei genitori adottivi…no…non può essere, anche loro… ditemi che stanno bene….
    “Se anche loro sono…sono…non mi è rimasto più nulla ”… mormoro, ma non so se qualcuno avrà sentito
    “… nulla…” Ribadisco .
    Mi sento svuotata, amareggiata, delusa….troppo dolore passa davanti ai miei occhi come se non avessi mai sofferto, come se la mia vita fosse stata sempre rosa e fiori, ma non è così, non lo è mai stata…cerco lo sguardo di Sawyer … mentre le lacrime scendono copiose e non riesco a trattenerle, crollo; per la prima volta in tutta la mia vita mi sento completamente inutile “ …perché…perché…. “
    è una cantilena che si ripete nella mia mente e non mi lascia via di scampo se non rifugiarmi nelle mie stesse lacrime.

    Parte 1: Rain


    3 mesi dopo gli eventi di Bellavista….



    Cammino in cerca della meta tra i ruderi di quella che un tempo fu Bellavista.
    Cammino incurante del cielo che va coprendosi.
    Non dovrei essere qui, ne sono consapevole.
    Mi fermo.
    Fisso in silenzio ciò che ho davanti a me, ciò che resta di Bellavista, della base militare, i suoi silenziosi resti e mi ritrovo qui come facevo dopo ogni missione, come dopo ogni riunione, a pensare a cosa sarà di me …a riflettere su quello che è successo appena tre mesi fa …ad alzare lo sguardo per guardare il cielo e scorgere le luminose stelle, stelle che questa sera sono assenti, il cielo va tingendosi con i colori dell’ombra e ampie nuvole stanno giungendo, e questo so per certo essere presagio di pioggia.



    Mi lascio scivolare con la schiena lungo un brandello di roccia volgendo un cieco sguardo al cielo plumbeo mentre lascio che i ricordi di ciò che ho passato fluiscano in me, proprio come una fredda pioggia…chiudo gli occhi…

    Ricordo cosa è successo tre mesi fa…

    La partenza dalla base con la squadra per la bonifica…
    L’arrivo alla palazzina Household …
    Il sotterraneo con le strane creature …
    La ferita che mai se ne andrà e mai mi farà dimenticare cosa quel giorno e i due successivi successe… le spalle di Sawyer che mi hanno sostenuto in quel frangente …
    Il risveglio in un’ appartamento sconosciuto in compagnia di gente che poi è diventata un po’ la combriccola della salvezza…
    Il capo SWAT con il suo tagliente sguardo…
    La fuga, e le creature dalle sembianze canine
    La terrazza …già…. un nuovo shock vista la situazione , un qualcosa che ho visto nella mia memoria, è li che nonostante tutto ho ricordato un qualcosa di me è li che la nebbia che avvolgeva i miei primi sei anni di vita si è un po’ diradata…
    La paura, il pensiero del non farcela ,l’adrenalina alle stelle mentre si metteva in pratica il piano per distruggere il mostro, già, un mostro che un tempo era un amorevole padre e che in quella assurda battaglia ha veramente perso tutto, un po’ come me…so come deve essersi sentito e non lo biasimo….certo avrebbe potuto evitare di comportarsi esattamente come il medico biondo che ha dato inizio a tutto e che ora se ne sta al fresco in un carcere di massima sicurezza, ma quando davvero perdi tutto, quando davvero perdi qualcosa di importante anche i buoni propositi vanno scemando e inconsapevolmente si diventa schiavi della vendetta…e non si è più quelli di prima se non solo all’apparenza.
    Il poliziotto…Anthony, l’eroe nazionale che ha rischiato la sua vita per salvare la nostra, ancora non ho ben capito la dinamica di ciò che gli è accaduto dopo aver sparato, sta di fatto che sembrava un uomo morto, il suo corpo gravemente mutilato e invece poi è riapparso integro. Di sicuro anche lui possedeva una sorta di super forza, chissà cosa gli sarà capitato …ma sono felice che si sia salvato.
    L’esplosione…un esplosione così forte che ha distrutto tutto...sento ancora quel rumore nelle mie orecchie ogni volta che ritorno con la mente a quei fatidici attimi…quel cielo di fiamma che mai più scorderò quando anche l’ultimo pezzo della mia me passata se ne è andato.

    Ritorno al presente.


    Il desiderio di cambiare vita spinta dal fatto di ricercare con insistenza le mie radici mi ha portato a questo, a questa strana decisione maturata durante quella missione … eppure ancora non credo a ciò che è successo, al pericolo scampato e di cui porto ancora l’indelebile segno… una cicatrice. Ricordo Miller che mi ha prestato il primo soccorso, e ricordo il delicato tocco di Sawyer che mi ha medicato improvvisandosi infermiere…
    Li in quel frangente se devo essere sincera con me stessa , ho desiderato di passare più tempo a contatto con il suo caldo corpo. Sorrido pensando ciò e anche se non ho davanti uno specchio sono sicuramente arrossita
    Già. Lui …
    … Loro.
    Sawyer, Miller ed Evans la mia migliore squadra anche se purtroppo con la ferita subita non sono stata molto d’aiuto anzi, sono anche passata per un incapace e un capitano di quint’ordine, cosa che non sono e spero almeno loro ne abbiano consapevolezza . Penso a tutto quello che abbiamo passato in quella palazzina infestata dagli esperimenti genetici di un pazzo medico del vicino ospedale e giungo alla conclusione a mente lucida di ciò che mi aspetta… mi chiedo - semmai dovessero sapere cosa ora io ho intenzione di fare - se rimpiangeranno il fatto di avermi salvato e del non avermi abbandonato a morte certa in quel sudicio e pericoloso sotterraneo maledetto…
    Lo so sto per tradire la loro fiducia, io che ho sempre preso le difese della gente come militare , come un Capitano , ho maturato la decisione di lasciare questa via e divenire io stessa il Nemico …ma non posso fare diversamente se voglio scoprire finalmente la verità, e per farlo devo andarmene da qui e addentrarmi in un campo minato dove vige la legge del più forte…in quell’ultima missione mi sono giocata il tutto per tutto, le mie certezze, i miei sentimenti, la mia stessa vita …nonostante ciò , gioisco al pensiero di esserne uscita viva anche se con un taglio nel fianco . Le immagini poi di mio padre e mia madre , i miei veri genitori che scappano con me ancora bambina sono ancora presenti , e se quel giorno non fossero scappati con me forse loro sarebbero ancora vivi….già…e poi le loro divise…ecco il mio destino, non ho ancora il quadro completo ma di sicuro devo inseguire quella divisa, la divisa della squadra speciale. SWAT. E questo mi porterà a scontrarmi magari anche con chi un tempo era dalla mia stessa parte ma è un rischio che sono pronta a correre.
    Mi mancherà la squadra, il mio lavoro, ma voglio avere un bel ricordo nonostante quello che è stato condiviso:
    Miller…il biondo Sergente Maggiore, un bravo ragazzo con un ottimo senso del dovere, diventerà un ottimo capitano, chissà se lui e Moreen….be, gli e lo auguro, ho visto come si guardano…. sono una bella coppia…
    Evans… la bella Sergente morettina che anche se non la conosco bene, è stata l’unica in quell'inferno a cui ho rivelato la mia debolezza…e non smetterò mai di dirle grazie per non aver rivelato nulla e per avermi sostenuto quando il capo Swat ha cercato di ridicolizzarmi davanti a tutti come ha fatto la procace poliziotta…l’agente Fullbuster .
    E poi c’è lui, Zack Sawyer. La sua scapestrata zazzera bionda.
    Mi sarei aspettata da lui un appoggio maggiore, una complicità maggiore una sua presa di posizione maggiore nei miei confronti contro chi mi ha giudicato in quella palazzina …però non fa nulla.…quello che è stato non si può cambiare , e il suo scivolone con l’agente di polizia in quel bagno poi, ha rivelato sul mio conto, più del voluto, ma già lo sapevo…se Lui è così non posso pretendere di cambiarlo eppure non posso fare a meno di pensarlo.



    “Ti odio Sawyer….” Biascico , riapro gli occhi mentre una lacrima scivola via mescolandosi alla pioggia che a preso a scendere copiosa …so che ciò che provo per lui è l’opposto dell’odio.
    Zack ecco la mia più grande incognita.
    Sarà sicuramente lui in quello che qui ho vissuto a mancarmi più di tutti.
    Tra di noi non è mai successo nulla e in sei anni di uscite, stuzzicamenti vari ho praticamente sempre saputo molte cose su di lui e, soprattutto sulle sue scappatelle in caserma , le sue bravate…… ho sempre sopportato, sono sempre stata in disparte, nell’ombra pur di non perdere almeno quel po’ di amicizia che sono riuscita a conquistarmi , ho anche rinunciato ad una promozione pur di averlo accanto…ed è a lui solo a lui che ho rivelato in una delle nostre uscite dopo il turno lavorativo, una parte di me ad altri sconosciuta , il mio timore che probabilmente Lèonie Lecrerc non era nemmeno il mio vero nome…nonostante tutto non sono mai riuscita a dirgli la verità, ma forse è meglio così, è una delle poche cose giuste che ho fatto in tutta la mia vita fino ad ora. In fondo chi mi è stato vicino ha sempre fatto una brutta fine…Rayan…mamma, papà i miei genitori adottivi…non resisterei dovessi perdere anche lui.
    Ora non posso più tornare indietro, non posso più riprendere il filo della mia vita dove è stato reciso ora sono veramente sola… non posso più annodare un cappio che prima o poi potrebbe nuovamente rompersi…devo solo seguire l’istinto.



    Alzo la testa sono fradicia ma mi accorgo che attorno a me a differenza di ciò che mi circonda non v’è più presenza di pioggia.

    “ Capitano Lecrerc…” Alzo il volto con gli occhi umidi . Un ombrello un braccio amico.
    “ Colonnello…” rispondo piuttosto tristemente sorridendogli di cortesia alzandomi dalla mia postazione .
    “ Come si sente? La ferita le fa ancora male?”
    Annuisco. “ A volte…” resto vaga, non è sicuramente quella la ferita che fatica a rimarginarsi nel caos che è la mia vita. Dal canto suo non aggiunge altro, sa che non otterrà altra risposta sull'argomento da me.
    “…Cosa è venuto a fare qui in questo luogo desolato?”
    “ E Lei? Non si è accorta che piove? ” sorride stancamente osservandomi
    “ Già…avevo solo voglia di ritornare nei luoghi a cui comunque sono rimasta affezionata …sono passata anche a casa dei Picard…non mi interessa nulla della pioggia…”
    “Conoscevo Marck, era un amico, mi spiace tanto…” lo dice sincero.
    “ Mi chiedo perché non sia fuggito anche lui con Jennifer cercando la salvezza.” Fisso distante , persa l’orizzonte brullo immaginando ancora le figure di colui che mi ha fatto da padre e di colei che mi ha fatto da madre.
    “ Ho cercato di metterli in salvo… ma non ho potuto ” la voce del colonnello si fa più rotta, più spezzata
    “ ..Come…Cosa ???” chiedo interrogativa, una nota stonata .
    “ Quando è stato dato l’allarme, io mi sono subito mosso con le squadre per organizzare i soccorsi, ma sono andato personalmente a casa dei Picard perché poco prima che venissimo allertati Marck mi aveva chiamato per parlarmi e avvertirmi del pericolo e poi mi aveva detto che aveva un qualcosa da darmi…appena ho potuto sono andato da loro…”
    Lo ascolto , mi concentro sulle sue parole.



    “… Marck mi ha visto arrivare lungo il vialetto e mi è corso in contro sventolando dei fogli , ma nel farlo un qualcosa sbucato da dietro una pianta , uno strano essere a quanto pare infetto dal virus poi scoperto, l’ha colpito a morte alle spalle con un coltello… talmente era euforico, talmente era ansioso di consegnarmi quella cartellina che stava leggendo che non si è accorto del pericolo, per fortuna avevo con me la mia arma visto che ero appena uscito dalla base per allertare le squadre e salvare quanti più civili possibili e sparando sono riuscito a stenderlo ma per Marck ormai era troppo tardi. Gli sono corso in contro, ho cercato di soccorrerlo ma lui con un filo di voce mi ha preso un braccio e mi ha detto: - la mia vita per quella di mia figlia…salvala… - detto ciò mi ha consegnato tra le mani una cartellina … è morto così tra le mie braccia parlandomi di te, poi sono corso da Jennifer ma ho trovato anche lei a terra morta, probabilmente uccisa dallo stesso pugnale che ha ucciso Marck..”
    conclude con il volto scuro sfilando da sotto la leggera giacca una cartellina gialla porgendomela
    “ Questa è per lei… ecco perché sono qua.” Lo fisso.



    “ Cosa contiene questa cartellina?” chiedo timorosa prendendo tra le mani tremanti quell’ultimo ricordo del mio padre adottivo portandomelo al petto.
    “ Non spetta a me dirglielo”


    Ultima modifica di DELTAG; 25th July 2014 alle 17:01

  6. #416
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    Parte 2 : Storm


    Sono passati due giorni da quando mi sono recata in quei dove sorgeva Bellavista, ho visto il Colonnello e mi ha consegnato una cartellina, due giorni in cui mi sono chiusa in me stessa e ho annullato i contatti con tutti, cercando la solitudine e, due giorni in cui sono combattuta tra lo sfogliare o no questo dossier, tutte le volte che lo tengo tra le mani sfioro con la punta delle dita i cubitali caratteri rossi con scritto :
    X-File TOP SECRET e il mio cuore sussulta, la mia mente rifiuta di darmi sostegno, e mai come prima d’ora mi tornano alla mente le parole del Colonnello di quel lontano 17 Agosto…il giorno di quel mio compleanno….
    “…se ipoteticamente parlando, magari un giorno si trovasse faccia a faccia con il suo passato e, in quel passato che lei si ostina a cercare senza trovarne traccia trovasse cose che non avrebbe mai voluto sapere…come reagirebbe?” Ecco la mia paura più grande.
    Volevo la verità su di me, ora invece che credo di averla tra le mani non sono più tanto sicura di volerla scoprire.
    Ma è davvero il mio passato ciò che è contenuto qui e che il mio padre adottivo ha voluto consegnare al Colonnello prima di morire senza nemmeno avermi dato la possibilità di un saluto, di un grazie…?
    Se fosse così perché non ha consegnato direttamente a me il tutto, ha avuto molte occasioni per farlo visto che abbiamo abitato per tanto tempo sotto lo stesso tetto. Questo è il mio quesito.
    Marck non era un bugiardo, non poteva aver saputo tutto senza dire nulla e …sua moglie Jennifer?
    Anche lei sapeva qualcosa?
    Hanno sempre saputo tutto su di me?



    Per l’ennesima volta, mi alzo e rialzo dal letto della stanza d’albergo di Bridgeport abbandono la cartellina sul comodino con in testa ancor più domande e la voglia di avere risposte, non ho il coraggio di aprirla…ma devo… l’ultimo desiderio di mio padre - la mia vita per quella di mia figlia…salvala…- ha detto, il suo ultimo pensiero è stato per me…nonostante non sia stata realmente sua.
    Nuovamente gli occhi si inumidiscono e le lacrime mi rigano le guance scivolando sui corti jeans, non posso non pensare a tutto quello che è accaduto in poco tempo e che ha totalmente cambiato la vita a moltissime persone, alcune delle quali morte proprio sotto i miei occhi… quanto dolore porto dentro e questo dolore vuole una valvola di sfogo, vuole uscire allo scoperto…
    Verso un bicchiere di scotch dal mobile bar prima di trovare un po’ di determinazione, sicurezza e coraggio …coraggio per aprire la cartellina. Riprendo un po’ di contegno e aspetto che le lacrime smettano di annebbiarmi gli occhi velandomi le parole.
    Mi accosto cautamente al comodino, le mani tremano inconsapevolmente, ho paura, faccio un bel respiro e poi finalmente apro, apro quella che potrebbe essere una porta spalancata verso il mio passato.
    Deglutisco.
    Leggo un nome sulla prima pagina: Lèonie Lecrerc, ma non sono io, e il mio cuore manca un battito.



    Segue una scheda identificativa e ad essa è allegata una foto: una donna dai capelli corvini raccolti , occhi verdi da gatta, - molto simili ai miei - che io in un ricordo avuto su “ quella terrazza” ho chiamato mamma, quella stessa donna che in un altro flash del mio passato ho visto stesa a terra mentre una pozza cremisi lordava il suo abito bianco… mi affretto velocemente a leggere la scheda.

    Una serie di dati parametri e sigle che non conosco, ma una cosa verso il fondo mi è chiarissima e mi attira :
    AGENTE N° : 00IX
    - Le stesse sigle che ho trovato sul retro della piastrina che avevo addosso quando sono stata salvata dal fiume -
    Sezione assegnata: Sezione K17
    Stato: deceduta.

    Volto pagina e sotto c’è una nuova scheda, corredata di un altro nome e una foto: Maurice Renar.




    La foto riporta il viso triste di un uomo sulla trentina , barba corta e curata, due occhi azzurrissimi come il cielo di primavera… l’uomo che io nel ricordo ho chiamato papà e che ha giurato di proteggermi. Osservo con insistenza la foto, i suoi lineamenti , il suo sguardo… poi improvvisamente ritorna il ricordo della figura vista sulla terrazza prima di essere portata in salvo; anche se la figura aveva capelli più lunghi , occhiali e non ho potuto vedere benissimo dalla posizione in cui mi trovavo, accostando le due immagini nella mente noto una certa somiglianza .

    Anche qui, una fitta scheda di numeri sigle e strani riferimenti poi sul fondo:
    AGENTE N° : 00X
    Sezione assegnata: Sezione K17
    Stato: deceduto

    “ Impossibile…” sono incredula, incapace di giudicare razionalmente. Era lui, il suo sguardo lo tradisce, ne sono sicura ma come può essere deceduto se io …l’ho visto?



    Mi sento male, scivolo dal letto a terra sul tappeto mentre la luce del sole che penetra dalla finestra di fronte mi ferisce gli occhi, forse sto impazzendo, forse sono stata infettata dal virus senza saperlo, eppure…

    Forza Lèonie forza, non arrenderti vai avanti; è una voce interna a darmi coraggio e forza.
    Ritorno lucida.
    Volto nuovamente pagina, questa volta è il volto di una bambina che mi si para davanti:


    Alexa Renard. Capelli neri portati legati in una coda, occhi verdi…
    Genitori naturali : Padre - Maurice Renard . Madre - Lèonie Lecrerc
    Sezione assegnata: Sezione K17
    Stato: deceduta

    “Oddio questa sono io!
    Non è possibile, come può essere vero?
    Io…Io…il mio vero nome, la mia vera identità…continuo a leggere incredula.
    In fondo alla pagina scritta in elegante calligrafia risalta poi un appunto:
    “ Unico soggetto su 25 visionati idoneo come risultato dai test effettuati nel laboratorio dell’ospedale Brookhenaven”
    - seguono esiti - .
    10 su 10 , parametri perfettamente idonei per creare il super soldato”
    Il gelo improvviso cala su di me.



    Due ore e mezza dopo: Base secondaria di Bridgeport
    - distaccamento della ormai ex base militare di Bellavista.



    Il Colonnello mi sta aspettando. Sa che sto arrivando .
    Non attendo il permesso della sorveglianza varco i cancelli d’entrata mostrando il mio tesserino militare , di turno ci sono Derek e Kia. Li saluto.
    Parcheggio in uno dei parcheggi liberi e mi affretto ad entrare mentre un improvviso soffio di vento mi investe in pieno quasi per impedirmi di fare ciò che sto per fare, con me ho anche una lettera, le mie dimissioni definitive.



    Entro , percorro i bianchi corridoi e ripenso a quando facevo un percorso simile nella vecchia base per recarmi in uno degli uffici dei superiori per pianificare piani , ma non è per un piano militare che sto salendo adesso questa scala, ma per una questione di carattere personale.
    Noto che la segretaria non è presente, alla sua postazione solo un vaso di tulipani bianchi recisi e il computer acceso. Meglio così, non sopporto le sue moine .
    Mi avvicino alla porta in mogano , busso.
    “ Avanti” la voce del Colonnello mi risponde ricevendomi.
    Entro senza dire una parola , appoggio una busta bianca sulla scrivania.
    “ Cos’è?” mi interroga.
    “ Dopo. Sono qui per chiedere spiegazioni.”
    “Che spiegazioni vuole che le dia? “assume una posizione più comoda e meno rigida sulla poltrona invitandomi a sedere
    “ Lei sapeva vero?Da quanto? “chiedo in tono accusatorio
    “ Ne sapevo quanto lei…prima della chiamata di Marck Picard e prima di aver letto il suo dossier personale tre mesi fa …Capitano Renard….”
    Mi impunto sulla scrivania.



    “Lèonie era il nome di mia madre e la piastrina che Marck mi ha trovato addosso quando mi ha salvato dal fiume portava inciso oltre al nome delle sigle…sigle che ho poi ritrovato nel dossier…” prendo la cartellina gli e la porgo dinanzi. La osserva con un sospiro.
    “ La piastrina apparteneva a sua madre, suo padre e intendo quello naturale, ha voluto lasciargliela come unico ricordo di lei visto che è morta per salvarla da quelli dell’Organizzazione, ma andiamo con ordine…”
    Lo guardo, lo interrogo. Organizzazione?
    “ Cos’è la sezione K17? E la storia dei test di laboratorio? Cosa le ha detto mio padre al telefono prima di avvisarla del pericolo?” fisso intensamente le sue iridi, sono stanca di giocare…
    “ Una cosa alla volta. Tutto ha una logica .E io le dirò la verità”
    Mi siedo credo che il restare in piedi non sia una buona idea, faccio un respiro .
    “ Grazie….” Mi calmo “ Ho fatto ricerche ma in rete e negli archivi con i miei codici d’accesso non ho trovato nulla, nessun riferimento alla sezione K17 e , nemmeno sui nomi inseriti nelle schede li contenute” Dico accennando alla cartellina
    “Anche io ho fatto ricerche e solo grazie a conoscenze piuttosto.. influenti… sono riuscito ad avere le informazioni che ora mi chiede.
    La sezione K17 di fatto non esiste…ma c’è. E’ una sezione segreta di un' invisibile Organizzazione criminale che si nasconde sotto mentite spoglie di una società di sviluppo scientifico denominata Anacundus Corporation. L’amministratore delegato è un certo Mister X Anacundus ma non si hanno prove concrete del suo coinvolgimento con ciò che c’è dietro la sua società e con ciò che è accaduto a Bellavista tre mesi orsono , anche se si ipotizza dopo i controlli che sono comunque ancora in corso che un componente, un gene, del virus che si è propagato provenisse proprio da uno dei laboratori secondari della società con sede nei sotterranei dell’ospedale Brookenhaven a Bellavista ed era usato per delle sperimentazioni di armi chimiche oltre che impiegato a quanto pare dal Dottor Talbot per compiere i suoi degeneri esperimenti”
    “ Talbot? Il medico arrestato?” lo stupore misto a terrore si dipinge sul mio volto , se lui non fosse esistito ora tutto questo non sarebbe successo e Bellavista non sarebbe stata rasa al suolo.
    “ Proprio lui.”
    “…E i miei genitori appartenevano a tale Organizzazione? Com’è possibile?“
    “ …E’ quello che mi disse Marck…si…mi dispiace…” è serio.



    “ Faccio presente Colonnello che non ho ancor recuperato tutti i ricordi perduti, ma un qualcosa su quella terrazza di quella maledetta palazzina ha iniziato ad affiorare…. in un ricordo ho visto quelle due persone Maurice e Lèonie che io ho chiamato padre e madre che mi hanno aiutato a fuggire!” sbotto, non posso credere che i miei genitori naturali fossero dei criminali.
    “ Si calmi Capitano. Ovvio che lei ha ricordato qualcosa, quando sua madre è morta e lei era ancora bambina abitava con lei in uno degli appartamenti di quella palazzina, cosa che poi ha dimenticato a causa del trauma subito. Faccio ora riferimento alla telefonata effettuata prima che gli eventi precipitassero con il suo padre adottivo. Marck mi disse che quella mattina aveva ricevuto una strana visita, era un uomo distinto i capelli un po’ lunghi e ingrigiti dagli anni, indossava occhiali scuri e un lungo cappotto nero, diceva di conoscere la verità sulle sue origini. Lui non lo fece accomodare in casa, non si fidava, di fatto era uno sconosciuto e quindi parlarono sotto il portico. L’uomo disse di chiamarsi Maurice ma omettè il cognome per non scoprirsi. Gli porse la cartellina e gli raccontò la verità a partire dalla sua predilezione Capitano, per le calle rosa …
    “ Solo tre persone al mondo avrebbero potuto saperlo, io non l’ho mai detto a nessuno! Solo mio padre naturale, mia madre naturale e Marck …perché le calle rosa erano l’unica cosa che mi collegasse con i miei primi sei anni , era tutto ciò che ricordavo di me, e lui me le faceva trovare sempre in ospedale ogni giorno per tutta la durata del ricovero per cercare in qualche modo di stimolare la mia mente a ricordare…”
    annuisce “… l’uomo disse che lui e la moglie Lèonie erano originari di Champs Les Sims, facevano parte di un’ Organizzazione criminale e si erano sposati in segreto, perché nel luogo da cui provenivano erano visti male i rapporti tra colleghi e da quel vincolo segreto era nata una bambina che chiamarono Alexa…Lei Capitano...dopo il concepimento non poterono tenere nascosta la tua esistenza e dovettero rivelare la verità al capo dell’Organizzazione che, per fortuna dei suoi genitori, non li punì perché erano due dei suoi “agenti” migliori se così li possiamo chiamare, quindi fece uno strappo alla regola con la clausola però che lei fosse sotto proprietà dell’Organizzazione, in caso contrario sarebbe stata subito uccisa. Per salvarle la vita i suoi genitori diedero il consenso ma non vollero mai questo futuro per lei e quando scoprirono anche che l’Organizzazione aveva fatto a loro insaputa esperimenti proprio su di lei e sul suo sangue per creare una sorta di super soldato al loro completo servizio approfittando della sua esistenza, appena compì i sei anni decretarono che era abbastanza grande per sopportare una fuga, quindi organizzarono un piano per farla fuggire…”
    “……Non posso credere a tutto ciò che sta accadendo attorno alla mia vita…” porto le mani alle tempie il bombardamento di informazioni non me lo aspettavo proprio. La tempesta perfetta.

    Ero destinata ad essere un esperimento… solo e soltanto un maledetto esperimento.
    “…Ma non è tutto, suo padre e sua madre la fecero fuggire, ma lei scappò solo con sua madre, suo padre rimase li per coprire la vostra fuga…riuscì a fuggire anche lui tempo dopo nascondendosi e entrambe i suoi genitori divennero dei ricercati di livello E i più pericolosi, troppe informazioni erano entrate in loro possesso su ciò che accadeva li in quella struttura che loro chiamavano amichevolmente “ La cella”, e con tale conoscenza dovevano essere eliminati. Lei e sua madre cambiaste nome, identità, diverse città , per poi approdare a Bellavista e di suo padre lei non ebbe più notizie , nemmeno sua madre seppe dove fosse in quanto lui, vi avrebbe protette nell’ombra da tutti quelli che l’Organizzazione spediva sulle vostre tracce, quindi prese a ricercare documenti, cose, carte che parlassero di voi e si diede la briga di eliminare ogni traccia che portasse a voi fino a quando un giorno l’Organizzazione a causa di una soffiata vi trovò. Fecero irruzione nel vostro appartamento e sua madre morì dando la sua vita per proteggerla, li fu suo padre a salvarla e a permetterle di scappare, ma nella fuga raggiunse i pressi del fiume dove cadde e…be poi sappiamo tutti come sono andate le cose no?”
    “ Mi creda Colonnello, a tutto avrei pensato fuorché a questo…ed ora….” Resto basita da ciò che ho sentito, ecco il mio passato schiaffarsi violentemente davanti, un passato doloroso che avrei dovuto cercare di dimenticare e non cercare invece di ricordare …
    “ …Ora è un bersaglio. Un bersaglio che l’Organizzazione anche a distanza di anni vuole trovare ed eliminare. Non riuscirà mai a fuggire dal suo destino. Loro la stanno cercando, sono sulle sue tracce, la cattureranno finiranno quello che hanno iniziato oppure …la uccideranno.”
    “ Cosa??? Sanno chi sono?” sorpresa ecco cosa mi si legge in faccia
    “ L’esposizione mediatica a cui è stata esposta in questi ultimi tre mesi a causa degli eventi che ci hanno investito l’ha messa in pericolo ancor più di prima…ho aspettato si acquietassero un po’ le acque prima di dirle la verità, per ora la conoscono ancora come Lèonie Picard Lecrerc ma non durerà molto la sua copertura … deve andarsene da qui e al più presto! La trasferisco in un'altra base nell'anonimato ”
    “ Non serve Colonello…..me ne sarei andata comunque…quella lettera che le ho poggiato sulla scrivania
    sono le mie dimissioni.”
    Dico atona con un filo di voce. Era il mio passato che volevo e ora l’ho avuto…è giusto che faccia quello che mi sono prefissata e ho un motivo in più … anche se so che mi costerà molto andarmene da qui…da Lui…
    “ Cosa le salta in mente? Ma è impazzita? Diverrà un bersaglio facile per l’Organizzazione senza nessuna copertura! Non posso affidarle guardie del corpo, sarebbe subito rintracciabile!”
    “ Non se diventeranno loro i miei bersagli.”una nuova scintilla prende vita nei miei occhi verdi.
    “ Che? Vuole diventare una criminale ?” E’ attonito.
    “Colonnello …nell'ombra sono nata…ed è nell'ombra che tornerò… questo è il mio destino, ma ci tornerò da cacciatrice e non da preda”preciso, non ho paura di combattere.
    “ Ma può cambiarlo il suo destino Capitano!” è incisivo, perentorio, un ordine.
    “ Non sono più al suo servizio Colonnello. Non posso più sottrarmi al destino dopo aver scoperto tutto ciò. Loro devono pagare per quello che hanno fatto alla mia famiglia, a me…sono esseri spregevoli e senza scrupoli, non meritano di perpetrare i loro crimini. Quante altre persone rovineranno?” Ormai non sono più io, me ne rendo conto, ma non posso più vivere scappando.
    “Non pensa a ciò che perderebbe? – si ci penso sempre –
    A chi deluderebbe? – solo un pazzo vorrebbe starmi accanto dopo aver saputo -
    Cosa dovrei dire a chi chiederà di lei? – niente, di fatto non esisto -
    No non può andarsene…non così… “
    “ Ho sempre saputo che prima o poi il mio destino mi avrebbe portato lontano da qui, ho sempre ricercato le mie origini solo perché una persona senza passato nel bene o nel male è solo una persona a metà…quando ero piccola e i bambini con cui giocavo dopo la scuola mi chiedevano come mai non assomigliassi ne a mio padre ne a mia madre non sapevo mai cosa rispondere, a chi chiedeva loro chi fossi, da dove fossi venuta be…nessuno mai diede quelle risposte e tutti hanno sempre cercato di evitarmi proprio perché spaventati da ciò che non ero, ma davvero era questo a spaventarli di me?” mi sfogo. “ Col tempo crescendo ho saputo che ero stata adottata, ho saputo di come fossi stata trovata in quel fiume, ho quindi cercato di adattarmi di prendere le cose per quel che erano, anche se in realtà l’ossessione del mio passato era sempre presente.” scuoto la testa “ Ora che so, che ho scoperto il mio passato , sono così vicina a riprendermi la mia rivincita, non mi tirerò indietro… in quella palazzina Colonnello potevo morire… eppure non è successo, i miei compagni di allora mi hanno salvato, mi hanno dato una seconda possibilità di riscattarmi ed ora eccomi qui…con una cicatrice in più e una nuova vita da reinventare, ma per me è sempre stato così e questa volta non voglio perdere nuovamente l’occasione. “ continuo l’amarezza è troppo grande da trattenere, “ Se davvero morirò per mano di ciò che sono andata ricercando, va bene, lo accetto è una mia scelta e non voglio che a pagare per le mie scelta siano ancora una volta gli altri…non lo sopporterei. Morirei cento volte piuttosto che vedere morire qualcuno che amo. Basta! Passerò per ipocrita, per egoista ma non mi importa…” Il mio pensiero corre involontariamente a lui - lui che non sa nemmeno di questi miei sentimenti di quanto questa decisione mi pesi.- ecco la mia decisione.
    Solo io sarò padrona del mio destino.
    Il Colonnello si alza dalla sua poltrona, questa volta è lui che ha gli occhi umidi, si avvicina , capisce il mio stato d’animo e senza chiedere niente, mi abbraccia.
    “ Lèonie…anzi no…Alexa, tu per me sei stata come la figlia che non ho mai avuto…perdonami se ora ti sembrerò strano per questo mio comportamento, ma davvero non vorrei che te ne andassi.” E’ un attimo, poi si sposta voltandosi verso l’unica finestra presente nella stanza. L’atmosfera é tesissima almeno qualcuno a cui mancherò c’è….sorrido, mai avrei pensato di significare un qualcosa per un uomo come lui,un terzo padre a quanto ho capito…credo proprio che sarò l’unica persona in questo mondo ad aver avuto la bellezza di tre padri.
    “ Grazie Colonnello per tutto quello che ha fatto per me e per avermi dato la possibilità di scoprire il mio passato …non lo dimenticherò.” Sentenzio con voce rotta ma sicura.
    Annuisce.
    “ Mi saluti tanto Miller Evans e …Sawyer…” lo dico con amarezza soprattutto sul’ ultimo cognome pronunciato.



    “ Lo farò…ma con Sawyer forse è meglio che ci parli Lei sa? “ mi guarda sorride di circostanza , ha capito qualcosa. Annuisco, ma non sono sicura di farcela.
    “Un’ultima cosa prima di andare …suo padre non è deceduto come scrivono questo deve averlo capito, cambiando identità a sua volta si è infiltrato all’interno dell’Organizzazione arrivando quasi in cima alla torre ma sta collaborando con il simtagono per poterla distruggere dall’interno…come vede non e’ più un criminale… il destino si può cambiare…”
    “Le sono riconoscente … buona fortuna Colonnello” sorrido un ultima volta, prima di voltarmi ed andarmene .
    “Lo dovevo a Marck, lui ha affidato a me la sua vita…”




    Ultima modifica di DELTAG; 25th July 2014 alle 15:37

  7. #417
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    Parte 3: Wind


    Il giorno dopo



    Non posso trattenermi ancora per molto, l’Organizzazione potrebbe trovarmi da un momento all’altro e io rischio solo di divenire un peso per coloro che si trovano qui…per coloro che mi sono rimasti nel cuore…
    Raccolgo le mie cose, sistemo i bagagli perdendomi nei ricordi … è così difficile cercare di guardare avanti quando tutto ciò che voglio è rimasto indietro … eppure devo farlo … devo farlo se voglio allontanare i guai da chi mi è sempre stato vicino. Non posso nemmeno confidare a qualcuno la vera natura della mia scelta senza renderlo un potenziale bersaglio, posso solo contare sulla mia solitudine … ho solo voglia di urlare di mandare a quel paese tutto , sono stufa di lottare pur sapendo che il mio destino è legato a quello di un ‘Organizzazione criminale e fino a quando questa vivrà, io non potrò mai essere libera di decidere della mia vita.
    Da piccola ci credevo in un futuro migliore ma ora che ho scoperto tutto di me e anche i ricordi pian piano tornano, vedo solo l’ignoto . Io di fatto non esisto , sono una sopravvissuta.
    Sopravvissuta per ben due volte, non credo che il destino mi darà molte altre possibilità.
    Ormai ho deciso, ormai devo andare ma prima di fare ciò non posso non passare da loro a dare l’ultimo saluto e poi …vorrei trovare un po’ di coraggio per poter parlare almeno con Lui, almeno per un ultima volta. Probabilmente per lui sono sempre stata solo un ‘amica, magari non mi ha mai nemmeno visto come una donna innamorata di lui eppure è così brutto sapere di averlo sempre avuto vicino ma al contempo lontano, irraggiungibile. Ma non posso perdermi così nelle trame del mio cuore, non adesso, adesso devo pensare a sopravvivere a ciò che verrà e a ciò che dovrò lasciare seppur questo non farà solo che male.
    Esco dall’hotel, i bagagli li recupero dopo. Ora voglio andare da loro.
    Raggiungo a piedi il cimitero di Bridgeport sulla quale sono state erette alcune lapidi a ricordo di coloro che sono morti, uccisi dalla pazzia dell’uomo durante la strage di Bellavista, ciò che mi si para davanti è un giardino di fredde e silenziose pietre, lapidi incise nella memoria del tempo e scolpite nella memoria di coloro che in tutto questo hanno perso tutto, amici, famigliari , parenti …amori…quanto dolore alberga in questo luogo, un magone mi opprime ma riesco a soffocarlo.



    Cammino tra le tombe cercando i nomi di coloro che mi hanno amato e li trovo.
    Due nomi scritti insieme , nemmeno la morte ha potuto separarli, due nomi che mi feriscono e riaprono una ferita che mai si chiuderà: Marck Picard e Jennifer Boven.
    Nessun epitaffio, nessuna frase commemorativa, solo date e numeri e un R.I.P. messo li per cortesia, per rispetto.
    Ma loro meritavano di più. Loro erano molto di più.
    Non hanno mai potuto avere la benedizione di un figlio , ma hanno cresciuto me, hanno saputo guardare oltre al pregiudizio, sapevano amare.
    Abbasso la testa pronuncio una muta preghiera per coloro che sono stati i miei punti di riferimento. Contemplo.



    Lèonie?”. E’ una voce familiare a destarmi dai miei pensieri, mi volto in direzione di essa e lo vedo, è Zack… “Non ci credo vengo a fare visita a mio padre e guarda chi incontro!”, si avvicina.
    “Alexa, è questo il mio nome ora…”, lo correggo sorridendogli in modo sincero.
    "Tuo padre? Ma come non eri in cattivi rapporti con lui?",
    chiedo perplessa guardandolo dritto negli occhi.



    “Beh… sai com’è, scena. Per me rimane un bastardo…”, usa un tono freddo e distaccato come se quanto appena detto non sia rivolto ad un genitore ma ad un perfetto sconosciuto. Condoglianze comunque…”, lo sento aggiungere all’ultimo.
    " Grazie...” mormoro abbassando lo sguardo “ Però …non dovresti parlare così di lui, è pur sempre tuo
    padre e ti ha voluto bene"
    . lui neanche immagina la fortuna nell'aver avuto accanto un padre.
    "Non direi...", mi contraddice guardandomi serio
    Che intende? La sua reazione in un primo impatto mi dà fastidio.




    "Ah sì…?", incrocio le braccia al petto ed assumo un’espressione severa, la sua correzione è decisamente fuori luogo. Lo vedo armeggiare con la mano nella tasca interna della giacca da cui estrae una foto a colori, si inginocchia a terra - a pochi passi da me - e la appoggia sulla lapide del padre.
    Ti ho mai detto la ragione per cui lo odio?”, chiede assumendo un’espressione affranta, E’ lei”, la indica con un cenno del capo.
    “E tanto odio per una donna? Che bella però… Chi è? Sai gli occhi mi sembrano…”, mi blocco d’improvviso notando una somiglianza… Sbaglio o è sua madre?! Dopo tanti anni di amicizia mi chiedo perché rivelarmi questo solo ora…



    "I miei, lo so”, sussurra sorridendo con amarezza. E' morta durante il mio parto, mio padre la amava più di ogni altra cosa al mondo… perfino di suo figlio…". Le sue iridi si fissano nelle mie e tutta la mia freddezza scema di fronte a quello sguardo da cane bastonato, vi leggo dentro una mancanza "Non è mai riuscito a perdonarmi ed ha ragione, l'ho uccisa...".
    Addolcisco istintivamente il tono di voce e mi rivolgo a lui comprensiva “Mi dispiace, non avrei mai pensato che ti portassi dentro un peso del genere”, sono sincera vederlo così fa stare male anche me, non può però pensare questo di se“… ma tu sei stato il frutto del loro amore. Non l’hai uccisa te… Non dovresti colpevolizzarti".
    Si rialza "Non dovrei dici....", afferra una sigaretta, se la porto alla bocca e con un gesto meccanico l’accende "…peccato non ci riesco…".
    “Non è facile, lo so… Pensa che sto ancora cercando di capire come dovrei sentirmi io ora. La mia vera madre, Lèonie, è morta davanti ai miei occhi uccisa da uno SWAT… Ero piccola avevo sei anni…”, dico con lo sguardo perso nel vuoto verso un immaginario orizzonte lontano
    “Vedi? La coscienza non ne vuole sapere di collaborare certe volte…”, fa un pausa volontaria per fumare. "Ti va una camminata? Questo posto è un leggero... mortorio", chiede gettando via la sigaretta. Rido di gusto, scuotendo il capo, per la sua pessima ironia che per una volta però ha avuto la meglio.




    “Beh, almeno qui non è come alla Household… ma va bene…”, dico superandolo di qualche passo, “… Anche se qualcuno, ricordo, non si era fatto molti problemi in fatto di compagnie nonostante l’ambiente…”.
    Lo ammonisco infastidita da quel ricordo e mi rendo conto ancora una volta di essermi svelata troppo. E’ la domanda che segue però ad incupirmi:
    “Che c’è, sei gelosa per caso?”. Lo odio quando fa così. Sorride in modo beffardo, sa perfettamente di avermi centrata nel mio punto più debole…Lui…. Temporeggio, approfitto della camminata per lasciar sbollire il mio nervosismo: è incredibile come la voglia di prenderlo a schiaffi sia direttamente proporzionale all’attrazione nei suoi confronti. Diamine - Alexa non scoprirti così - è la coscienza a parlare per me, capisce come mi sto sentendo ora. Cerco di camuffare l’agitazione del momento con la strafottenza ma il risultato è a dir poco pessimo, non sono mai stata brava a mentire.“…Ed anche se fosse?”, abbasso lo sguardo rendendomi conto di quanto sia ridicola. Ma eccolo che torna repentino alla carica.



    Con una delicatezza innata mi sfiora una guancia carezzandola raggiunge il mento ed alzandolo poi con l’indice mi sussurra…
    Ti è tanto difficile dirlo…?”.
    Mi perdo così nei suoi occhi viola e splendidi mentre i miei si inumidiscono. No non così.
    Vorrei trattenermi vorrei non dirgli nulla, vorrei… Ma non ci riesco è troppo l’angoscia che mi prende non posso più negare quello che provo per lui “ Zack io… io ti…”.




    D’improvviso le sue labbra si posano sulle mie ed un vortice di emozioni mi coglie impreparata. Ogni parte del mio corpo freme per lui. Assaporo ogni minimo istante di quel bacio mentre le lacrime mi solcano il viso.
    “Ma tu… Io… No, non doveva andare così, maledizione!” dico fermandolo, cercando di camuffare i miei sentimenti, cercando di impedire alle mie emozioni di palesarsi troppo chiaramente. Come ho potuto lasciarmi coinvolgere così? So che devo dirgli addio ma… non ce la faccio! Ho già sbagliato e continuo inesorabilmente a sbagliare, ma non posso dire al mio cuore di non provare questo per lui … perché…
    Zack mi osserva e quasi come se si fosse accorto di ciò che sto pensando si scosta da me.
    “Giusto, dimenticavo che io non sarò mai un bravo ragazzo, che non potrò mai darti una famiglia o una bella casa o dei figli o quant'altro tu desideri…”, sbuffa scocciato, Non so neanche amare, figuriamoci tutto il resto…”. No non dire questo ti prego, non infierire su un cuore già involontariamente ferito da te…
    “…Se non mi ami che senso ha questo…?” gli chiedo con voce rotta e spezzata, soffocando un singhiozzo.
    "Amore...?", sorride istericamente, "No, aspetta ci credi davvero?”. - Sì, vorrei crederci…- ” Sveglia, questa è solo attrazione! So solo che ti... desidero, che ti voglio accarezzare, baciare, farti mia... ".
    Le sue parole mi bruciano.



    Gli poso una mano sul petto bloccandolo ma sento che le mie difese stanno crollando miserabilmente, ogni parte di me lo vuole, lo desidera nonostante tutto. "Attrazione? Ne sei sicuro? Di solito dura solo per un fugace attimo..." sussurro voltandomi .



    “Dimmelo te…”, mi afferra di scatto da dietro con una presa forte e sicura azzerando la distanza tra il mio corpo premuto contro il suo… lo guardo …Non lo vedi come mi torturi? Come impazzisco a causa tua…?”, con l’altra mano percorre la mia schiena scendendo verso il basso raggiungendo il fianco “Alexa…”, deglutisce sembra voler trattenere a fatica un qualcosa che sta per esplodere, Aiutami…”.



    “Sei crudele Zack…”, riesco a dire con appena un filo di voce mentre i nostri corpi si cercano”… sei tu il mio più grande tormento! Lo sei sempre stato….”. Il mio corpo rabbrividisce sotto il suo tocco,“ …non sei un gioco per me…”.
    Mi stringe a sé sorprendendomi, baciandomi una seconda volta ma con più enfasi. Passione. Ma perché… Perché ora? E’ davvero solo attrazione o c’è qualcosa di più? Impazzisco.
    Sento la sua voglia crescere. Le sue mani cingono i miei fianchi, mi sento sollevare di peso e posare su una vicina superficie dura e lucida. I suoi occhi mi fissano mentre un chiaro desiderio li attraversa assieme alla voce in preda ad una voglia da colmare.



    “Dillo…”. Un ordine? Un permesso? Una richiesta?
    Oh al diavolo non mi importa tanto sono già dannata. Si dannata a causa tua.
    “ Zack…io…ti voglio…” lo dico, lo affermo quasi implorandolo ed insinuo le mie mani sotto la sua maglia cercando un contatto ancor più profondo con lui il suo corpo e le sue labbra. Lo osservo mentre si sfila velocemente la maglia ed incurante di ciò che ci circonda mi bacia con ardore mentre si toglie la cintola dei pantaloni ed abbassa la lampo.



    E poi mi prende… qui, su questo cofano. Sento il desiderio crescere, la voglia inebriarmi, la vista del suo torace contribuisce ad accendermi ancor di più qui così, alla luce del sole… su quest’auto… Auto? Ma che cavolo!!! L’allarme!
    Il fastidioso ed insistente suono raffredda i nostri bollenti spiriti. Torniamo con i piedi per terra, bloccandoci e recuperiamo un pò di lucidità. Lo vedo ricomporsi, chinarsi e raccogliere la sua maglia da terra infilandosela rapido poi mi porge una mano rivolgendomi un sorriso, io l’afferro consapevole e mi lascio condurre verso la sua moto…
    Ultima modifica di DELTAG; 25th July 2014 alle 17:03

  8. #418
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

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    Fuori è l’alba, nella camera regna il silenzio. Sento solo il suo respiro, è qui al mio fianco ed ancora non ci credo.



    Osservo la sua zazzera bionda e ribelle sparsa sul grezzo cuscino , la sua schiena nuda e sensuale…
    Avvicino le mie labbra alle sue, vorrei baciarlo ma mi trattengo potrei svegliarlo e non devo…non posso.
    Tristezza, amarezza ecco cosa mi prende ora.
    Non capisco questa vita... non capisco questo destino... il mio cuore mi costringe a pensarlo mentre in fondo c'è l'amaro . Non voglio andarmene.
    Un magone mi prende ma resisto. Devo farlo, anche se so che mi costerà molto.



    Mi alzo dal letto che ci ha visti amanti per buona parte della notte, devo aver dormito tre …o quattro ore forse….ma non importa perché nonostante la tristezza del momento non ho più nessun rimpianto…Zack…
    Recupero le mie cose gettate alla rinfusa nella stanza e mi dirigo in bagno per rinfrescarmi almeno il viso. Ora è tempo di dirgli addio, di andarmene, non ho più tempo: ogni minuto che passa rischio di non vedere una nuova alba e mettere in pericolo chi mi vuole bene. No, non voglio essere io la causa dei suoi guai… Devo lasciarlo andare, per il suo bene.
    Lo amo ma quando si risveglierà io sarò sparita dalla sua vita...
    Lo amo ma devo far finta di sorridere mentre tutto attorno crolla…
    Lo amo dannazione eppure non posso nemmeno rivelargli il perché di questo mio comportamento



    Non è giusto…morirei qui e subito se potessi decidere della mia vita piuttosto di lasciarmi uccidere da qualcuno dell’Organizzazione oppure consumata dal mio sentimento.
    Un destino avverso mi aspetta la fuori, non so nemmeno se tornerò mai , ma questa notte sarà un bel ricordo che custodirò gelosamente nel mio cuore….no non dimenticherò.
    Esco dal bagno, faccio per andarmene ma non ci riesco.
    Come posso lasciarlo senza neanche dirgli …addio? Noto sulla scrivania un blocco ed una penna, li prendo e scrivo velocemente due note prima che si svegli.
    Non ce la farei a parlargli, non posso incontrare nuovamente i suoi occhi…sentire il suono della sua voce…respirare il suo profumo…
    Fatto ciò prendo il biglietto e lo lascio poggiato sul tavolino, vicino alle chiavi della moto, in modo che lo trovi sicuramente.



    Mi volto un’ultima volta Ti amo” sussurro, mentre ormai i miei occhi si riempiono nuovamente di lacrime e vado via.
    Chiudo la porta dietro di me ma le mie gambe si rifiutano di ascoltarmi. Pochi metri e mi ritrovo li, ferma e immobile al centro del corridoio cercando un punto d’appoggio per non soccombere ai miei sentimenti combattuta sul restare o andarmene…è così difficile, così doloroso…
    In quel momento passa un uomo in divisa, probabilmente un cameriere, mi poggia una mano sulla spalla:
    “ Signorina si sente bene?” lo guardo mentre il suo sguardo è interrogativo, preoccupato.
    “ Si…va tutto bene….” Dentro muoio.
    Riprendo a camminare e raggiungo le scale per poi proseguire in silenzio come una persona a cui hanno tolto tutto anche la vita ed esco così ,oltrepassando la porta a vetri nel riverbero dei primi raggi del dorato sole mattutino assumendo come sempre la mia maschera migliore , mentre una nuova cicatrice si imprime nel mio cuore.

    Addio.”


    Due anni dopo ….


    Il cielo è sgombro e le stelle sono luminosissime, sotto questo salice sto aspettando mio padre, il mio vero padre per fare un giro di perlustrazione…già…dopo che ci siamo rincontrati un anno e mezzo fa è stato per me un nuovo inizio, un cambio pagina …fuorchè nel cuore. Ora sto combattendo in segreto assieme a lui la mia battaglia personale contro l’ Organizzazione affinché i crimini commessi a danno di molti, non si ripetano più…siamo a buon punto…e oggi siamo qui, tornati a Bridgeport e ai suoi ricordi perché l’Organizzazione non ha perso tempo nonostante sia stata implicata nel disastro di Bellavista e sta ricostruendo qualcosa sulla base di ciò che è andato perduto, ma noi…io…senza esporre troppo mio padre che lavora sotto copertura devo fermarli…per loro sono l’angelo della morte.



    Sono in piedi dove sorgono le lapidi a ricordo delle vittime di quell'assurdo massacro…ho portato dei fiori per la tomba dei miei genitori adottivi, calle rosa…lancio uno sguardo anche alla lapide vicina…il padre di Zack… non ho dimenticato…mentre osservo la foto di sua madre sbiadita dal tempo e quasi totalmente rovinata ma ancora li fissata in quella pietra ; noto quanto il suo sguardo appena visibile sotto strati di polvere e umidità sia simile a quello di colui che amo, ricordo i suoi occhi, il suo sguardo, il suo profumo e vorrei con tutta me stessa ritornare ai tempi in cui ignara di tutto ciò che poi ho scoperto , mi bastava potergli stare accanto senza chiedere niente in cambio, dannazione perchè allora ho ceduto così? Perché ho lasciato che i sentimenti prendessero il sopravvento? Vorrei resettare tutto ricominciare da zero, tornare indietro non fuggire via , lasciarmi uccidere dall'Organizzazione piuttosto che morire nell'illusione di ciò che non tornerà…ma non posso, lo devo a coloro che hanno dato la vita per proteggere la mia…con uno sguardo, prendo dal vaso dei miei genitori una calla e la poso su quella tomba, chissà se lui tornerà o no qualche volta a visitare questi posti….ma visto i rapporti che aveva con suo padre non credo, spero solo sia riuscito a perdonarlo e che il suo tormento si sia un attimo placato



    Sono trascorsi due anni ormai da quando me ne sono andata da qui, da quando ho deciso di inseguire il mio passato … Zack, chissà cosa stai facendo, chissà dove sei… penso spesso ai nostri brevi e fugaci momenti, a ciò che mi hai dato, a tutto quello che abbiamo passato, sei stato la mia luce nei momenti più bui quando anche un solo tuo gesto poteva cambiarmi la giornata, darmi un po’ di felicità ; nonostante anche io ho avuto le mie avventure inseguendo l’attimo come mi hai giustamente fatto presente tu, non ho mai trovato uno come te…uno che davvero mi facesse battere così tanto il cuore anche solo con un sorriso, uno sguardo….e poi …ricordo con amarezza il modo in cui sono andata via, così…come vento… oggi cerco di sorridere ma dentro muoio…era un conto salato da portarmi appresso e lo sapevo. Mi conosco.

    Ho voluto farmi male per inseguire per quell'unica volta la mia felicità…tu…



    “ ..ehi…Tutto bene? “ E’ la voce di mio padre che sbuca da dietro la pianta a cogliermi nell'attimo della mia fragilità “ ..non ti sei accorta di me?” chiede preoccupato.
    “E’ da un po’ che sono arrivato e…ti osservo….somigli sempre più a tua madre sai? Anche lei spesso si assentava dal mondo, come stai facendo tu ora…” è dolce il suo tono e prende posto accanto a me su una panchina vicino al salice alla quale sono poggiata sedendosi sul bordo, come anche io facevo da piccola. Lo guardo, sorrido ma i miei occhi mi tradiscono.
    “ Davvero? Grazie…” resto vaga non parlo spesso dei miei sentimenti soprattutto con lui.
    “A cosa stai pensando? Ho visto che hai messo un fiore anche su quella lapide…”indica con un cenno del capo la fredda pietra in memoria del padre di Zack. Fisso l’immobile pietra.
    “ …a tutto e a niente….o meglio sto pensando a qualcuno…un qualcuno che mi ha saputo dare molto anche solo con la sua presenza. Quella è la tomba dove riposano i ricordi di suo padre, la foto…era il viso di sua madre tanto simile al suo….mi sembrava giusto posarvi almeno un fiore. Per rispetto….”
    “ Parli di un Lui forse? “ chiede titubante per paura di essere indiscreto.
    Annuisco mentre l’amarezza mi attraversa lo sguardo e la parole che non ho mai detto, cominciano a fluire , come un fiume in piena.
    “ Ho amato solo due volte in tutta la mia vita … ma per amore intendo quello con la A maiuscola, la prima volta era Rayan e la sua vita mi è stata strappata via …la seconda è stato Zack….ho dovuto andarmene senza nemmeno riuscire a parlargli direttamente non avrei retto…affidando il mio addio ad un biglietto…” scuoto la testa sorridendo istericamente
    prendendo posto accanto a lui in cerca di un conforto…



    “…Era un amore in cui volevo crederci… i ricordi fanno male , se volessi potrei cercare di rintracciarlo visto tutto quello che stiamo combinando e i mezzi che abbiamo a disposizione, ma non voglio, non posso. Come posso pretendere di legare a me un cuore solo per un mio capriccio senza sapere se anche per l’altro sia lo stesso? Senza contare che ora come allora lo esporrei al pericolo…no non sarebbe giusto deve essere solo lui a scegliere la sua via … mi limiterò a sperare che un giorno se davvero sarà destino forse ci rincontreremo. Una volta qualcuno mi disse che il destino si poteva cambiare … ma a quanto pare il destino con me non gioca mai la sua partita ad armi pari quindi..”

    “ Alexa…” la sua voce è compassionevole, triste mi prende per mano stringendomela fortemente come se anche lui avesse qualcosa da dire , da confessare nel profondo del suo cuore.“ Figlia mia perdonami per quello che io e tua mamma abbiamo fatto! Se non avessimo commesso la nostra colpa più grande tu non soffriresti così,non dovresti vivere fuggendo e scappando da un destino che ti è stato sobbarcato da altri, noi non volevamo questo per te… ma se non ci fossimo innamorati tu nemmeno esisteresti, e io mai come ora sono felice di vedere la donna che sei diventata..” mi accarezza una guancia asciugandomi una lacrima “ …ma non volevo toglierti la possibilità di vivere felicemente la tua vita. Scusaci! Capisco come ti senti sai? Siamo più simili di quanto sperassi…”



    Mi dice abbracciandomi forte condividendo il mio dolore strappandomi con le sue parole un timido sorriso
    ” In tutta la mia vita ho amato solo tua madre e dopo di lei …nessuna…e ora ci sei tu al mio fianco la sua copia in miniatura …la nostra bambina…il suo regalo per me ….e tante volte ho rischiato di perderti per colpa della via che hai scelto responsabilmente di seguire mettendo da parte il tuo essere ricercando il tuo vero passato , un passato che non avresti mai dovuto cercare e conoscere ma per fortuna oggi siamo qui per poterlo raccontare. Questo sappi che il destino non lo aveva calcolato. Sei tu ora tutto ciò che mi rimane di lei. La vita purtroppo non va mai come la vogliamo e questo dovresti saperlo, noi siamo il risultato delle nostre scelte, se le scelte saranno giuste o sbagliate be…solo il tempo potrà dirlo…anche se so che non è semplice soprattutto se in ballo ci sono i sentimenti.”
    “ …non è semplice? Fa dannatamente male…ogni volta che voglio non pensare a lui, il suo ricordo ritorna ancora più violento e instabile e la razionalità svanisce…”
    “ L’amore non è mai razionale… “ mi dice riacquistando un po’ di serenità “.. non si smetterà mai di sentire la mancanza di qualcuno che si è amato, i suoi ricordi mai se ne andranno, lasciano sempre un segno , non bisogna ignorarli, ma nemmeno vivere nel rimpianto quanto ricercare in quei ricordi un motivo per andare avanti.
    Non essere bandiera nel vento, ma sii roccia nella tempesta.” Fa una pausa poi continua .



    “Lo sai che sei veramente strana figlia mia?”
    lo dice ingenuamente
    “ Perché?” chiedo confusa dal suo cambio d’umore.
    “ Combatti quasi tutti i giorni una battaglia per la vita, destreggiandoti tra Soldati, SWAT e infiltrati vari , sai che per colpa del fatto di essere sopravvissuta al tuo passato sei diventata un bersaglio, sai che fino a quando anche l’ultimo pezzo dell’Organizzazione sarà ancora in piedi tu, io, non avremmo mai pace e non potremmo mai legarci a qualcuno senza metterlo in pericolo contando quindi solo su noi stessi e,non c’è odio nelle tue parole per me, per tua madre…. l’unica cosa che ritorna con regolarità a tormentarti e a minare i tuoi pensieri è il ricordo di un ragazzo?” ride e questa volta ride di gusto.” Cosa ti ha fatto per renderti così … infelice?”



    “ Infelice? No non direi…cosa ha fatto più che altro per rendermi felice” arrossisco
    “ Ah.” Commenta imbarazzato credo sta pensando a cosa potrebbe essere accaduto tra il lui in questione e la sua bambina” Chi era? Da come ne parli era davvero importante per te …vero?” chiede curioso .
    “ Era un militare…Si era…è importante…lui è l’amore, il riflesso di me…ci capivamo con uno sguardo …” alzo gli occhi al cielo affidando i miei pensieri alla silenziosa luna
    - chissà se da qualche parte anche tu come me starai fissando questo stesso cielo-
    “Sai qual è il suo nome? Il suo nome è Zack …Zack Sawyer.”
    Improvvisamente scorgo un soffio di vento che solleva da terra delle foglie solitarie unendole quasi in una leggiadra danza simile all'abbraccio contorto di due amanti , sorrido non riuscirò mai a rinunciare a lui e la cosa più brutta è che lo so.



    Chiudo gli occhi abbandonandomi su questa panchina e lascio nuovamente che le emozioni mi travolgano.
    Chissà, forse un giorno quando tutto questo sarà finito …mi sarà data un’altra possibilità …



    Fine



    Ecco qua, anche Lèonie/Alexa ha avuto il suo epilogo, è amaro ma spero comunque vi sia piaciuto.
    Ringrazio tanto Damnedgirl che mi ha scattato le foto della 3° parte in cui ci sono Zack e Lèonie e grazie anche per avermi fatto collaborare con il suo pg ( grazie anche per alcuni set che mi ha gentilmente passato durante la quest);
    Grazie anche a Dreamer e Laurel per aver fatto parte della squadra;
    Grazie a Mary che con Mariko ( anche se Lèonie la odia ) mi ha fatto tirar fuori il lato più "geloso" di Lèonie;
    Grazie a SimsKingdom e Theredcrest per aver collaborato per due flash;
    Grazie anche a Pey'J per la disponibilità nella creazione di un flash con Allison che poi non sono riuscita a realizzare;
    Poi un grazie a tutti gli altri perché senza la vostra presenza il gdr non avrebbe avuto luogo.
    E per ultima ma non meno importante...grazie ad Eclisse per tutto quello che ha fatto per questo gdr ...ma già l'avevo ringraziata.
    Grazie davvero di tutto ragazzi/e.
    Ultima modifica di DELTAG; 25th July 2014 alle 19:27

  9. #419
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    ANTHONY ROCCA
    EPILOGO


    Non so nemmeno da quanto sono seduto qui in silenzio. Da pochi minuti? O forse da ore? Ho perso la cognizione del tempo.
    Se qualcuno mi avesse detto qualche tempo come sarebbe andata a finire, mi sarei fatto una sonora risata e avrei continuato con la mia solita vita. Ed invece …

    “Devi sparare alla bombola che il militare biondo farà rotolare appena si troverà vicino al mostro. Tieniti pronto!”

    Sento ancora nelle orecchie l’eco di quel sussurro; il tono disperato e perentorio insieme, supplicante e nello stesso tempo speranzoso.
    In quei pochi attimi tutto il resto è svanito: paura, rabbia, sconcerto, terrore di morire. C’ero soltanto io e la mia pistola e in testa il volto di tutte quelle persone da salvare.
    Non ricordo niente, o quasi, di ciò che è successo dopo, quello che mi resta ben saldo nella memoria e che ancora mi sveglia nel cuore della notte, è il tremendo boato che ha squarciato l’aria dopo lo sparo. Poi più nulla.
    Mi hanno raccontato tante cose, anche cose che vorrei non fossero mai accadute, ma che, ironicamente, mi hanno salvato la vita. Ogni tanto ripenso a quelle ore passate nella villa, i momenti assurdi che ho vissuto in quella casa degli orrori, quasi come se non fossi stato io a fare certe cose.


    Eppure se non fosse stato per lei … se non fosse stato per Christine a quest’ora non sarei qui a vivere il momento più importante della mia vita. Per un attimo mi assale uno sgradevole senso di colpa, come posso pensare a lei proprio adesso?
    “Anthony, tutto a posto?”
    La voce di mio padre mi riporta velocemente al presente. Elegante nel suo smoking nero un po’ largo, sembra nervoso, agitato.


    “Tranquillo, verrà. E’ solo un po’ in ritardo.” – dice con aria contrita.
    Gli sorrido apertamente: “Certo, lo so.” Non ne ho mai dubitato, lei verrà e sarà al mio fianco. Lo è sempre stata, anche quando nessuno dei due si aspettava questo finale. Mi alzo e gli do una leggera pacca sulle spalle: “ Va' dalla mamma e assicurati che abbia preparato una bella scorta di fazzoletti!
    Lo guardo aprire la porta e trotterellare via un po’ curvo e acciaccato. Gli anni passano, le forze ci abbandonano giorno dopo giorno, se non ci fosse l’amore, se non avessimo qualcuno al nostro fianco cosa resterebbe di noi? Solo frammenti di un passato che non tornerà più e nessuno a cui raccontare le nostre gioie e le nostre sofferenze.
    Mi si stringe il cuore al solo pensiero di quanto possano aver sofferto quando hanno temuto di avermi perso, non voglio che niente di tutto questo accada più. Avranno tutto quello che si meritano: troverò una bella villetta con giardino vicino a dove andrò ad abitare con la mia nuova famiglia, i soldi non sono un problema, così potranno essere accuditi e passare il resto della loro vita circondati dal nostro affetto e da quello dei nipotini!
    Oh, mamma! Il pensiero di avere dei bambini mi emoziona e mi fa tremare un po’ di gambe, sono sincero, ma nello stesso tempo è quello che mi sprona a continuare il mio lavoro e a farlo sempre meglio: sono disposto a lavorare giorno e notte per assicurare un mondo migliore ai miei figli e a mia moglie!
    La porta si apre nuovamente: è il sacerdote. “Su, giovanotto, ci siamo!”


    Mi accordo di stare piangendo mentre mi volto nella sua direzione annuendo e lui mormora: “Meno male perché dopo avevo un funerale.”


    Sono lacrime di gioia. Sono felice: sto sposando una donna meravigliosa, una donna che come me ha dato tutto per gli altri e continuerà a farlo.
    Mi posiziono di fronte all’altare.


    La musica si alza. E’ il momento.
    Mi volto verso la navata centrale e il mio sguardo si posa su di lei: bellissima, angelica, meravigliosa.
    Mariko: la donna della mia vita.



    FINE
    (e vissero tutti felici e contenti?)

    *epilogo concordato con Mary24781*


  10. #420
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    MARIKO FULLBUSTER








    Non avrei mai immaginato che la mia vita si sarebbe svolta in questa maniera. Una fede al dito, una bella villetta in città, una bambina che mi chiama "mamma". Tutto questo non è propriamente in stile Fullbuster. Molti potrebbero vederci dei segni di una qualsivoglia redenzione. Che sciocchi. Mariko Fullbuster, nonostante abbia cambiato cognome e sia un membro rispettabile di questa onorata società, non si è mai redenta. Redimermi, poi, da cosa? Questo sporco mondo va avanti a crimini e segreti, manco fossero la benzina di un'automobile inquinante. La tragedia a Bellavista non ha potuto che darmi conferma di questo ingranaggio malato. Tutti abbiamo rischiato la pelle lì, nel condominio Household e all'ospedale Brokeheaven, eppure, molti sono morti, gente più valorosa della sottoscritta, gente con una morale più pulita della sottoscritta. La verità è che non c'è giustizia in questo mondo, c'è solo un'enorme Colt caricata con un proiettile solo e che spara indistintamente a tutti, ammazzando qualcuno di tanto in tanto. Siamo in una fot**ta roulette russa, senza morale, senza pietà, senza senso. Cosa può fare, quindi, una ragazza come me? Si difende, pensa alla sua pellaccia a discapito di tutti, si barcamena per la sopravvivenza. No, ingenui che non siete altro. Una ragazza come me non mira mai alla mera sopravvivenza. Una ragazza come me mira a vivere. Vivere alla grande. Colpa della società marcia? Ancora pensate che ci sia una redenzione, una spiegazione dietro l'angolo. Invece, Mariko Fullbuster lo avrebbe fatto comunque, anche in un mondo perfetto. Semplicemente, mi piace. Sgraffignare, scavare ogni granello di questa lurida terra per cercare il tesoro dell'agio, del lusso, sono come un cancro dell'umanità, che divora ciò che tocca. Tutto questo con la faccina deliziosa di un sorriso stampato sulle labbra. Un musetto innocente, una maschera perfetta. La passione per le armi mi aveva portato, così come la tradizione di famiglia, a fare la poliziotta. Diciamocelo: è un lavoro ingrato. Paga inadeguata, turni pericolosi e massacranti, persone che sbeffeggiano la tua autorità. Soprattutto, un'uniforme da schifo. Quei giorni ad Household sono stati un incubo ad occhi aperti e quando mi chiesero di entrare nella Swat pensai che per lo meno mi sarei tolta da mansioni umilianti come assistere ad una lite condominiale. Una promozione, a me, che avrei sacrificato a quei mostri anche quella bambina innocente pur di salvare me stessa! Eh sì, questo sporco mondo riconosce sempre una carogna, non può fare a meno di glorificarla e semplificarle la scalata. Inoltre, la mia relazione con Gerald, il capo della Swat che quel giorno aveva dimostrato un attaccamento al denaro superiore al mio, mi consentì di avere turni migliori, di passare di grado, di conoscere capitani e comandanti che mi avrebbero aiutato nel mio progetto. Sì, perchè le ragazze come me hanno sempre un progetto. Quale settore della vita in questo mondo è adatto a persone che ambiscono al lusso, al potere e alla corruzione? Quale campo è il più miserevole dal punto di vista morale?



    Sì, signori, mi candidai in politica. Utilizzai la ferita aperta nel cuore dei cittadini di New Bellavista che Talbot aveva squarciato per farmi largo nelle elezioni a sindaco. La mia retorica fu implacabile: promisi controlli severi sulle ricerche, sicurezza, forze di polizia più efficienti. Il colpo di classe, però, fu sposare l'eroe che aveva salvato il sedere a tutti rischiando la sua vita. Anthony era lo strumento ideale per la mia campagna: il poliziotto eroe impavido, belloccio e anche dotato, che avrebbe ripulito questa città, che mi avrebbe aiutato a costruire un mondo migliore. Millenni di società fallimentari non hanno ancora insegnato alla gente che non è possibile o attuabile un mondo migliore, eppure continua a crederci. Vinsi in modo schiacciante quelle elezioni, ormai sono in pieno della mia carriera politica. Mirerò più in alto quando la carica a sindaco sarà terminata. I miei consulenti sostengono che ho ottime possibilità. La New Bellavista che è nata non è certo migliore della precedente, ma sono riuscita a dare l'illusione che lo sia. Con il mio tailleur serioso, con un marito eroe sempre pronto a darsi da fare per gli altri, con una casetta in città in cui cresciamo la nostra amabile bambina.





    Nessuno vede le tangenti che prendo, nessuno vede la mia villa a Sunlit Tides, nessuno vede i capitali che ho trasferito all'estero, nessuno vede i miei amanti, i mie gioielli. Per tutti sono il sindaco Mariko, una dei poliziotti che quel giorno ha dato tutto per salvare dei civili innocenti dalla furiosa follia di due dottori che volevano sconfiggere la morte.



    Per tutti sono la madre di Marika, la moglie di Anthony, la vicina che non nega mai il suo aiuto. Oh sweet summer child!

 

 
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