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  1. #421
    Master caotico L'avatar di SimsKingdom
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household

    Andrea Gillian
    Epilogo

    Stringo la mia presa sulla sua mano cercando di tirarlo dietro di me. So che lui è nettamente più forte di me e che potrebbe liberarsi rompendomela se solo lo volesse ma non m’importa. Vuoi per il terrore, vuoi per la consapevolezza di essere rimasta ormai sola a questo mondo ormai marcio e decadente ma non riesco a liberarmi di lui. L’unico ad aver avuto un briciolo di compassione in più rispetto agli altri. Ho aiutato molti in questi anni, alcuni di loro sono anche qui con noi, destinati alla stessa sorte, ma nessuno di loro si è mai ricordato di me. Né un sorriso, né un saluto. Nulla. E lui, lui invece, mi ha visto in quella stanza sola, impaurita e indifesa, senza avere nessuna arma a disposizione se non una boccetta di profumo e un pezzo d’abito. Ha voluto prendere le mie difese davanti ai cani, davanti al caposwat. «Non potrò più difenderti da morto... dopotutto» sento la presa farsi meno energica segno che l’uomo si è deciso a seguirmi e ci dirigiamo velocemente ai terrazzini.




    Una ragazzina assomigliante moltissimo al soldato ci segue, forse sua sorella ma non c’è tempo per le presentazioni. Chiudo velocemente la porta dello stesso portandoli il più lontano possibile dalla stessa. Tempo qualche minuto interminabile e la bombola esplode facendo tremare l’intero edificio. Il silenzio che ne segue lascia intendere un unico finale, la creatura è finalmente morta e con essa tutti gli esperimenti che il medico aveva creato. «È finita! È finita!» ripeto con la voce smorzata dalla paura.



    Usciamo lentamente dal terrazzino. Spingo la porta ormai consumata e deformata dall’esplosione evitando di toccare la maniglia sicuramente bollente a causa delle fiamme. Lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi è a dir poco macabro, un qualcosa di rimandabile ai peggiori film catastrofici: brandelli informi e bruciati della creatura sono sparsi per tutto il terrazzo dando alla scena un colorito e un odore rimandabile alla carne troppo cotta. Il tanfo è a dir poco infernale e della creatura non è rimasto null’altro, mi guardo intorno e ciò che vedo è il povero poliziotto in terra bruciacchiato. Mi avvicino un po’ e con orrore noto che è privo di un braccio e di una gamba distrutte insieme al mostro.




    L’uomo non si muove e da una prima impressione pare essere morto, non ho più la forza di piangere, non ho più la forza per nulla, niente di niente. Alcuni militari scendono dagli elicotteri e catturano Talbot il quale si è miracolosamente salvato dall’esplosione, è vivo ma adesso rimpiangerà di non aver perso la vita anche lui. «Andrà tutto bene, siamo qui per portarvi in salvo» dice uno dei militari raggiungendoci e guidandoci verso gli elicotteri. Il mio soldato si stacca dal gruppo andando a recuperare il poliziotto il quale ha “magicamente” ricostruito i suoi arti mancanti. “Forse era infetto come quel medico?” l’uomo viene sollevato dalle braccia forti dell’altro e viene caricato su uno degli elicotteri «E’ privo di coscienza, ma è vivo… portate in salvo il nostro eroe» l’altro sale insieme a lui seguito dalla probabile sorella e segnando così la fine del nostro incontro. “Non lo rivedrò mai più…” penso salendo finalmente sull‘elicottero. Mi accuccio in uno degli angoli nascondendomi il volto all’interno del bavero della giacca ed è lì che riverso tutte le mie lacrime. Piango. Piango per cosa? Per sfogo? Per tutta la gente andata? Per l’inferno appena passato? Oppure per un semplicissimo ed egoistico senso di sicurezza e protezione con lui? Non faccio in tempo a rispondere che le mie orecchie vengono invase dall’ennesima gigantesca esplosione. Non ho il coraggio di sollevare lo sguardo fin quando il rumore non cessa sostituito solamente dal rombo delle pale del velivolo. A quel punto la curiosità prende il sopravvento, mi sporgo appena fuori dal portellone e lo spettacolo che mi si para davanti è a dir poco agghiacciante: Bellavista, le sue case, i suoi, i miei ricordi –dolorosi per lo più- distrutti. Tutto brucia e si sgretola come polvere lasciando solamente un cumulo di macerie fumanti. Rientro all’interno dell’elicottero e mi abbasso quanto più, le lacrime non smettono di scendere e comincio a sentirmi patetica e stupida. Mi appoggio a una delle pareti dell’abitacolo e lì cado finalmente in un sonno dal quale spero di non svegliarmi mai più.

    Qualche mese più tardi

    «Mamma! Mamma!»
    una bambina corre nella mia direzione, mi fermo a guardarla un attimo,



    i lunghi capelli castani coi riflessi biondi le ondeggiano sulle spalle e un paio di occhioni azzurri spuntano da quel groviglio disordinato e sporco di polvere, un mare di lentiggini le inondano il volto dandole ancora di più quell’aspetto innocente e fragile. La bambina si ferma ai miei piedi sollevando le braccia come a voler essere presa in braccio «ehi piccoletta!» dico sollevandola da terra, «ti sei persa?» le dico guardando quei due occhioni che ora cominciano a riempirsi di lacrime, «tu non sei la mia mammina!» dice cominciando a piangere, le sorrido pulendole il viso con le dita e facendola ridere un poco



    «vieni, andiamo a cercare la mamma…». Il parco è piuttosto grande e perdersi è molto semplice per una bambina come lei, sua mamma però non può essere tanto lontano. Passiamo una quindicina di minuti a guardare in ogni angolo del parco quando una voce alle mie spalle mi impone di arrestarmi.



    Sento una mano, grande e familiare toccarmi una spalla «questa bambina non è sua fi-» mi volto a guardare l’uomo alle mie spalle e quello improvvisamente si blocca. Il mio cuore perde un battito e improvvisamente tutti i ricordi legati a quei giorni riaffiorano nella mia mente, sento un intenso bruciore agli occhi e poco dopo una lacrima mi tradisce facendo capolino da sotto la lente scura degli occhiali da sole. Non avrei mai pensato di rivederlo, anzi, mi ero addirittura abituata al fatto di averlo perso per sempre su quell’elicottero. Il soldato ora è qui, davanti a me, lo stesso armadio che mi aveva protetta per tutto il tempo all’interno di quell’inferno. I suoi occhi azzurri, quasi glaciali si spalancano ancora di più riconoscendomi all’istante



    «stavamo cercando sua madre!» dico in un tono freddo al quale oramai il mio animo si è abituato. Ho nascosto quei ricordi a me stessa, ho continuato la mia vita come se quelle giornate fossero state solamente un incubo di una qualche notte passata insonne dopo aver mangiato pesante. Per tutti ero diventata Catherine Holbrook, una ragazza di buona famiglia trasferitasi a Hidden Springs per sfuggire alla vita monotona e chiassosa delle grandi città. Era stato facile sparire dalla circolazione, dopotutto la prostituta Andrea Gillian poteva benissimo essere morta nell’esplosione della palazzina. A chi poteva importare della morte di una donnaccia simile? La visita del soldato ora aveva mandato all’aria i miei piani, i ricordi erano tornati a galla e la fredda Catherine era ritornata l’ingenua, stupida, e poco simpatica Andrea. «Tu sei lei…» mi aveva riconosciuto, ormai non c’erano più dubbi.



    Dopotutto, non era difficile riconoscere una chioma rossa come la mia. Ma non ho mai avuto il coraggio di tingermeli una seconda volta. La mia unica tattica era rimasta la negazione, negare, negare sempre. Anche davanti all’evidenza. «Non capisco proprio di chi stia parlando…» dico cercando di mantenere quel tono freddo e distaccato, indietreggio scrollandomi di dosso la sua mano, desideravo quel contatto… Dio solo sapeva quanto l’avevo desiderato nei giorni seguenti l’accaduto, ma oramai avevo abbandonato tutto, la mia mente si era resettata come un moderno computer e tutto ciò che era successo prima di quel giorno era stato nascosto in una partizione segreta all’interno del mio cervello. «Cecile! Cecile!» una voce femminile arriva da dietro gli alberi,



    la bambina comincia ad agitarsi in reazione alla donna «mammina!» urla dimenandosi. Mi avvicino alla donna, ignorando per il momento il soldato e rivolgendole un sorriso smagliante. «Per come si dimena, credo che lei sia sua madre…», la donna comincia a guardarmi squadrandomi da capo a piedi sorridendomi successivamente «Sì… lei è mia figlia Cecile… spero non le abbia dato problemi.» la sua voce sembra affannata e, a giudicare dalle gocce di sudore sulla sua fronte, dovrebbe essere davvero preoccupata per la sua bambina «certo che no! È stata bravissima? Vero piccola?» Cecile mi guarda sorridendo e nello stesso istante il soldato si avvicina a noi «Oh Brad… grazie mille per l’aiuto… a quanto pare la signorina qui presente è stata più veloce di te a ritrovare Cecile!»


    Brad. Così è questo il nome del mio soldato. Mi volto a guardarlo, indirizzandogli l’ennesimo sorriso… forse meno falso del precedente. “Stupida! Stupida! Stupida!” urla la mia mente in preda al terrore e al nervosismo.


  2. #422
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household



    «Benissimo allora!» dice lui in risposta fingendo di non conoscermi e rivolgendomi un sorriso colpevole.



    La donna osserva insospettita la scena «vi conoscete per caso?», dice guardandoci dubbiosa, una vampata di calore mi inonda il corpo e spero con tutta me stessa che il rossore non sia visibile. «Noi due? Assolutamente no… non credo di averlo mai visto prima… me ne sarei ricordata!» dico allontanandomi.



    Brad mi guarda come se avesse davanti una enorme matta da rinchiudere all’istante. Non voglio riconoscerlo, nella maniera più assoluta. Lui per me è andato via con quell’elicottero. Che senso avrebbe ora rivelarmi per quella che sono realmente? Ha la sua dolce mogliettina ora. Perché insinuarmi nella sua vita? «Credo di no…» dice lui continuando a guardarmi sbigottito ma cercando di mantenere la recita. «Beh… allora passiamo alle presentazioni!» dice lei ridendo smorzando la tensione creatasi «Io sono Cybil Evans e questo mostriciattolo qui è mia figlia Cecile!» facendo poi il solletico alla bambina,



    Brad la interrompe presentandosi –finalmente- «Io sono Brad Kincaid… tanto piacere signorina…» afferro la mano che mi tende e la stringo tornando alla mia maschera la quale ora sta diventando troppo pesante in sua presenza,



    «Holbrook, Catherine Holbrook… piacere di conoscervi!» Cybil interrompe quel contatto afferrando la mia mano e ricominciando a squadrarmi «sei per caso la ragazza nuova che si è trasferita nella vecchia villa degli Hermann? Si parla molto di te qui… la città è piccola e quindi le voci circolano molto più velocemente… ma vedrai, ti ci abituerai in fretta, l’importante è non finire in qualche scandalo!» il tutto accompagnato dall’ennesima risata a pieni polmoni. La conversazione comincia a diventare pesante, devo andare via. Ora. «Difficile per una come me cadere nello scandalo… ma vedrò di starci attenta comunque.» rido accompagnando la donna e cercando di calmarmi io stessa. «Scusate se scappo via così all’improvviso, ma ho da sbrigare le ultime faccende a casa…»



    dico congedandomi e salutando l’allegra famigliola. Mi allontano dai tre evitando di guardarmi alle spalle e raggiungendo la mia auto proprio fuori il cancello del parco. Il nero della vernice risplende sotto il sole caldo della mattinata e comincia a darmi un senso di calma e protezione. Estraggo le chiavi dalla tasca posteriore dei jeans e premo sul tasto per l’apertura delle portiere, il suono dell’allarme disattivato arriva immediatamente alle mie orecchie. Attraverso a grandi falcate il cancello e, nel momento in cui la mia mano sta per posarsi sulla maniglia della portiera, il mio braccio viene afferrato bruscamente «hai deciso di rinnegare tutto?» la voce di Brad arriva alle mie orecchie calma ma nel suo tono riconosco una specie di nervosismo, come una sorta di rimprovero. «Vada via… Non mi serve un compenso per aver ritrovato la bambina… non ho bisogno di soldi.»



    dico scrollandomi dalla sua stretta e aprendo la portiera dell’auto. Lui mi afferra nuovamente tirandomi indietro «non sto parlando di Cecile… sto parlando di quello che abbiamo passato.» la sua voce ora ha assunto un tono più nervoso abbandonando quella calma che irradiava poc’anzi. Non rispondo e mi limito ad abbassare gli occhi per non incrociare il ghiaccio dei suoi.



    «28 Maggio… tu eri in quella palazzina… e con te c’ero anch’io, so benissimo che sei tu! Ho riconosciuto le tue… ali!» dice indicando con lo sguardo le mie spalle, il tatuaggio. Sento la sua presenza ora. Prepotente come un marchio a fuoco sulla pelle.



    Era solo questione di attimi prima che qualcuno lo scoprisse. «Brad…» dico con un filo di voce. Mi ha smascherata. Continuare a fingere non ha più senso ormai. «… ho passato le pene dell’inferno in questo periodo, ho dovuto cambiare città… sparire più e più volte dalla circolazione! Per cosa? Perché ero la ragazzetta succinta e inutile sopravvissuta al disastro!» dico aumentando di intensità, non voglio farlo innervosire ma non reggo più ormai «Hai idea di che cosa significhi essere trattata come un giocattolo vecchio? Non ho più nessuno… tutti quelli che conoscevo sono morti! La città è distrutta. Non mi è rimasto più nulla Brad. Nulla. La gente che mi incontrava per strada mi etichettava come una mendicante. Tu non sai cosa vuol dire sentirsi dietro: “perché non sei crepata tu invece di Mister o Miss X?” oppure “il mondo non ha bisogno di quelle come te!”. Ovviamente no!» le parole escono a fiumi e pezzi di ricordi accompagnano violentemente il tutto.



    «Cath… io…» Brad cerca di dire qualcosa ma lo blocco poco prima che un’altra parola esca dalle sue labbra, «io ho dato una svolta alla mia vita, Brad. Sono cambiata. Dovresti farlo anche tu!»



    dico entrando nell’auto e chiudendomi la portiera alle spalle, abbasso di poco il finestrino «credo che sia meglio per entrambi che tu torni dalla tua mogliettina… non vorrei trascinarti in uno “scandalo” insieme a me!» tiro su il vetro ma le sue dita si infilano nella piccola fessura bloccando il meccanismo. Metto in moto l’auto e lo stereo parte in automatico facendo girare il cd al suo interno, la vecchia canzone volge al termine con le ultime parole del cantante e le note finali della stessa «ti sbagli… Cybil non è mia moglie… è solo una cara amica che ha deciso di ospitarmi per questi giorni.»


  3. #423
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household



    Abbasso nuovamente il finestrino permettendo alle sue dita di scivolare fuori, apro la portiera uscendo dall’auto, gettando gli occhiali da sole sul sedile e parandomi davanti a lui «Brad… scusami…» il cambio repentino della canzone mi fa sobbalzare,



    e un risolino sommesso si libera dalle sue labbra. «Conosco questa canzone.» dice ritornando a guardarmi negli occhi, «perché ti nascondi? Perché neghi tutto anche a te stessa?» ricaccio indietro le lacrime respirando profondamente «l’ho vista, prima… la lacrima che ti sei lasciata sfuggire quando ti ho toccata. Non negare anche quella, non farlo Catherine.» a quel punto i miei occhi si liberano di tutto il dolore accumulato in quei mesi rigettandolo sulla persona che mi era stata accanto davvero, seppure per poco tempo. «Perché? Perché ero, sono e sarò sempre una squallida prostituta… un rifiuto sociale… il gradino più basso dell’umanità… lo schifo più totale. Ecco cosa sono! Ora sei contento? Volevi sapere perché nascondevo tutto e negavo anche l’evidenza? Bene… ora lo sai!» dico tra i singhiozzi e il nervoso coprendomi il volto con entrambe le mani



    «Scappa Brad. Fuggi via da me come hanno fatto tutti!» all’improvviso sento le sue braccia avvolgermi le spalle nel più stretto e caldo degli abbracci. «Non ho alcuna voglia di fuggire! Ricordi? Non potrò più difenderti da morto!»



    le stesse parole che aveva usato quel giorno, il giorno in cui tutto aveva avuto fine. L’esplosione. Il mostro. La città rasa al suolo. Tutto. Stringo la sua camicia abbandonandomi al pianto. Un pianto di gioia… dopo tutto questo tempo.

    And if you pray well no one’s gonna save you
    Like everyone that you fear and everything
    You hold dear
    Even the book in your pocket
    you are the sun and the light, you are the freedom I fight
    God will do nothing to stop it
    The origin is you


    […]

    Well if God is a priest and the devil a slut
    Now there’s a reason for loving
    Like every word that you preach
    Like every word that you teach
    With every rule that you breach
    You know the origin is you


    From the air I breathe, to the love I need
    Only thing I know, is you’re the origin of love
    From the God above to the one I love
    Only thing that’s true, the origin is you

    Due settimane dopo

    Il mare, il tramonto in lontananza,



    qualcosa di poetico per quello che io e Brad ci apprestavamo a fare. Si posiziona accanto a me non appena il fuoco all’interno del vecchio braciere non comincia a scoppiettare




    e un fumo denso e chiaro non si leva dalla legna che, lentamente, comincia a bruciare. Mi volto cercando i suoi occhi, quei due pozzi glaciali i quali avevo desiderato per tutti questi mesi ora erano lì, accanto a me a fissare le fiamme che divampavano all’interno del braciere. In quelle due settimane avevamo scoperto qualcosa di più di una semplice storia del passato, avevo scoperto che era ritornato nell’aeronautica ottenendo una promozione con tanto di medaglia al valore per l’impegno all’interno del disastro. Lui, dal canto suo era venuto a scoprire la mia triste storia poco dopo l’accaduto, di tutte le porte sbattute in faccia e di tutti i problemi che esse avevano comportato, era venuto a conoscenza –strappandomelo quasi di bocca- dei miei tentativi di suicidio, andati sempre a vuoto a causa della paura che provavo per la morte, l’avevo vista in faccia in quella palazzina e –per quanto questo potrebbe sembrare stupido e assurdo- non avevo intenzione di rivederla. Il mio vero nome rimaneva ancora un mistero per lui e per la sorella, la quale aveva deciso di rimanere in auto a guardare quella scena.




    «Sei pronta?» mi dice voltandosi finalmente verso di me e afferrando la mia mano «ora sì…» stringo contemporaneamente la sua mano e i pezzi di stoffa nell’altra. La sua giacca svolazza al vento bloccata solo dalla tenuta salda delle mie dita, all’interno della stessa, il mio vestito, quello nero di pizzo e paillette che indossavo quel giorno. Lo strappo vistoso sulla gonna. Tutto mi ricorda quel periodo. Non aggiungo altro, la mia mano si muove di scatto ed entrambi gli indumenti finiscono tra le fiamme del braciere. Guardo il mio abito prendere fuoco velocemente mandando bagliori rossastri e conducendo le fiamme verso la sua giacca la quale si accende poco dopo.



    Finalmente siamo liberi, liberi di vivere la nostra vita insieme. Una decisione quasi sofferta quella di liberarsi degli abiti simbolo di quei momenti, li avevo conservati entrambi in una valigia chiusa a chiave all’interno dell’armadio, al suo interno vi erano anche i miei vecchi documenti firmati tutti con lo stesso, originario nome: Andrea Gillian. Non volevo mostrarli a Brad, era un peso troppo grande perfino per me da sopportare, gliel’avrei detto a tempo debito. Gli abiti bruciavano a ritmo continuo fin quando nel braciere non era rimasta solo un mucchietto di cenere e qualche bottone della sua giacca. «È finita!» mi dice rivolgendomi quel sorriso che mi aveva fatto sospirare e sciogliere fin dal primo giorno,



    gli stringo la mano e con l’altra ormai libera mi asciugo una lacrima. Il tempo del pianto è finito. Ora mi aspetta una nuova vita davanti, una vita che ha tardato tanto ad arrivare… e ora so il perché. Ci incamminiamo verso l’auto quando lo blocco indicandogli la scogliera alle nostre spalle, Theresa dorme tranquilla nell’auto con le cuffie del suo mp3 nelle orecchie.




    «Andiamo a fare un giro? Devo parlarti di… un paio di cose…» Brad annuisce e, poggiandomi un braccio sulle spalle mi accompagna per il sentiero che conduce in cima alla scogliera. Il vento di inizio settembre si fa più intenso man mano che raggiungiamo la sommità e io mi stringo un po’ di più nel mio maglione il quale, però, lascia scoperta solo la mia schiena mostrando apertamente l’enorme tatuaggio. Ci sediamo su di una panchina lì vicino «di cosa volevi parlarmi?» dice sedendosi accanto a me e guardando fisso i miei occhi mantenendo quel sorriso sempre stampato sul suo volto.



    Abbasso lo sguardo tormentandomi le dita con le unghie, sono nervosa. Non voglio dirgli nulla, ma lui merita, lui deve sapere tutto. È una cosa che non sopporto più dentro di me. I ricordi, il mio passato, la mia famiglia, mio padre, mia madre… la mia vita. Non posso più nascondere nulla. La sua mano si posa sulle mie facendomi smettere quell’insistente lavorare con le unghie, alzo lo sguardo incrociando per un breve istante il suo ora adombrato da un velo di preoccupazione



  4. #424
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household



    «Brad… c’è una cosa che ti ho nascosto in queste due settimane…» dico mantenendo quanto più lo sguardo fisso nei suoi occhi azzurri. Non risponde facendomi solo intuire la sua approvazione. «Non sono stata del tutto sincera con te, anzi… anche ora mi sembra di doverti mentire su tutto… soprattutto su chi sono realmente…»



    mi guarda stupito come se gli stessi per dire di essere un uomo travestito e la cosa mi fa sorridere un poco sciogliendo quella tensione e quel terrore che provavo pochi istanti fa. «Qualsiasi cosa tu dica… sappi che non ti giudicherò, ne avrò intenzione di fuggire via! Ti ho ritrovato e non intendo lasciarti andare via una seconda volta… ti ho cercato così a lungo in questi mesi e ora ti ho qui, a pochi centimetri da me… parla pure liberamente Cath-»



    non gli do neanche il tempo di terminare la frase che la mia bocca parla senza la mia volontà «Andrea!» l’espressione dubbiosa di poco prima si rimostra invadendo e scacciando quella sicurezza iniziale «come hai detto?» la domanda esce spontanea, quasi immediata e accompagnata dall’incredulità nella sua voce «Catherine Holbrook… Non è mai esistita…» abbasso lo sguardo evitando di vedere la sua reazione



    «mi chiamo Andrea Gillian, sono la figlia dei famosi Gillian… i due scienziati caduti dal ponte con l’auto a Bridgeport…» la sua voce diventa preoccupata «quindi sei tu la ragazza che è sopravvissuta e che poi è scomparsa dalla prigione… li hai uccisi tu?» i ricordi rimbalzano da una parte all’altra della mia mente e il nervosismo inizia a manifestarsi «non crederai anche tu alle notizie che escono su quello schifo di giornale? Erano la mia famiglia, il mio paradiso. Il mio rifugio… non li ho uccisi io… sono stata sbattuta in galera inutilmente e sotto falsa accusa solo perché quel bastardo potesse intascare tutta la mia eredità...» alzo lo sguardo fissando i suoi occhi stupiti «sono evasa per poter riscattare la mia vita ma quelli che ho incontrato mi hanno chiuso la porta in faccia senza troppi complimenti… e l’unica persona che mi ha “aiutato”» enfatizzo le virgolette con le dita «è stata la stessa poliziotta che mi ha tirato fuori di galera… si chiamava Julie, non so che fine abbia fatto… appena sono andata a chiederle aiuto mi ha minacciata facendomi finire sulla strada e intascando la maggior parte di quello che guadagnavo col mio lavoro… quello schifo di lavoro!» Brad poggia la mano sulla mia



    stringndola e immediatamente sento quella stessa sensazione di sicurezza e conforto «ho letto il rapporto delle vittime… se ti riferisci alla poliziotta Julie Jewel… beh… è morta nella palazzina… sei libera Andrea… libera di vivere la tua vita come meglio credi!» un sorriso sarcastico si mostra sulle mie labbra «non fin quando sarò un’evasa per la polizia di SimCity…» Brad sorride convinto delle sue stesse parole «L’assassino dei tuoi genitori marcisce in galera ora… grazie a un informatore che ha spifferato tutto alla polizia…» la mia risposta è pressoché immediata «Ero io l’informatore… mi sono fatta aiutare da un paio di persone conosciute fuori di prigione e grazie a loro ho raccolto tutte le prove di cui avevo bisogno!» la sua bocca si apre ma non ne esce alcun suono. Il suo silenzio mi preoccupa, e i miei occhi vedono già anticipatamente una sua fuga per chissà quale luogo sperduto ad urlare ai quattro venti che io, Andrea Gillian, assassina familiare, sono ancora a piede libero. «Ma ora puoi riscattare la tua libertà… Julie è morta, non sei più obbligata a lavorare per lei, se ti mostri alla polizia con tutte le prove in mano verrai rilasciata immediatamente…» La sua risposta mi lascia per un momento impietrita, crede davvero che non ci abbia provato? Che non abbia mai avuto il desiderio di libertà? «Ho paura…» dico con un filo di voce. A quelle parole Brad si alza in piedi tirandomi a sé e prendendomi il volto tra le mani «ci sono io ora… non sei più da sola…»



    non riesco a rispondere che le sue labbra si posano sulle mie in un bacio. Agognavo quelle labbra, le avevo desiderate per tutto quel tempo e ora erano sulle mie, premo ancora di più il mio corpo sul suo passando una mano tra i suoi capelli.



    Le sue braccia mi stringono ancora di più a lui e le sue dita accarezzano le mie ali seguendone le linee del disegno, un brivido mi attraversa la schiena.



    Ad un tratto la musica del suo cellulare interrompe quel momento prepotente e insistente, in un primo momento finge di non sentirlo, ma il bravo soldatino che è in lui lo costringe a staccarsi e a rispondere «Brad, si può sapere dove diavolo siete finiti? Mi avete lasciato da sola su questo buco di spiaggia e vi siete andati a nascondere chissà dove!» la voce urlante di Theresa fuoriesce dal telefono e non faccio a meno di contenere una risata. «Siamo sopra la tua testa…» sospira lui rivolgendomi un sorriso,



    mi volto e noto Theresa, con in mano il cellulare, a guardare nella nostra direzione. Brad mette il vivavoce così che anch’io posso sentire quello che dice «Lo so… vi ho visti mentre vi sbaciucchiavate vicini vicini come due gouarami sbaciucchioni…» Arrossisco, visibilmente imbarazzata guardando Brad. «Tu rossa… non provare a far del male a mio fratello o ne risponderai a me! Chiaro?» rido guardando nella sua direzione e prendendo poi il telefono dalle mani di Brad «non ne ho nessuna intenzione e poi… tu e quale esercito?» dico infine puntando il dito verso di lei. «Come? Cosa? Ma brutta… te lo faccio vedere io l’esercito!»


    Brad scoppia a ridere quando Theresa chiude di scatto la conversazione e si dirige velocemente sulla scogliera, verso di noi. La sua risata diviene contagiosa e anch’io non posso fare a meno di scoppiare a ridere nel vederla correre a grandi falcate su per la strada. Mi volto per un istante solo a guardare il sole svanire nel mare colorando il cielo di viola e rosa e nella mia testa risuonano, come la melodia di un pianoforte, le ultime parole di Brad…



    “non sei più da sola…”
    *La canzone nel terzo post deriva dal testo di "Origin of love" di Mika

    Ultima modifica di SimsKingdom; 17th August 2014 alle 23:35

  5. #425
    sim dio L'avatar di Damnedgirl
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    Re: [Quest GdR] Sims Afterlife - Household


    Epilogo Zack Sawyer


    Tre mesi dopo…

    Il cielo sereno contrasta di netto con il grigio cupo della metropoli, offrendo oggi a Brigdeport un insolito fine settimana all’insegna del sole. Sgaso con la mia moto nuova di zecca aumentando la velocità, gustandomi il vento che mi accarezza i capelli mentre sfreccio sulla strada per il cimitero…



    Sono passati solo tre mesi dalla Household, un’esperienza traumatica da cui in qualche modo sono sopravvissuto… Ma no meglio non pensare a quei giorni, trovo inutile aggiungere ansia al mio stato d'animo! Già l’idea di dover “salutare” quell’uomo non mi va a genio, dopo tutti questi anni il mio risentimento non si è placato...
    Ho troppi ricordi amari.



    Mi ha sempre trattato con freddezza ed indifferenza nonostante fossi suo figlio.
    Non andavo mai bene, qualunque cosa io facessi non era mai abbastanza, insisteva con il dire quel suo “potevi fare di meglio” e rinfacciarmi la morte di mia madre ogni qual volta bevesse un goccio di troppo. Perfino quando mi sono arruolato e gli ho chiesto un aiuto economico mi ha detto “arrangiati”… Ed è ciò che ho fatto: a 16 anni sono rimasto da solo.
    Ho affrontato il duro e cattivo mondo reale senza farmi scrupoli, adattandomi ad esso e laddove sorgessero degli imprevisti risolverli. Ho sfruttato il mio aspetto, le mie attitudini ed il mio carattere facendomi una nuova vita. L’unico contatto che ho ripreso con lui è stato nell’ultimo anno per pagargli le rette mediche del Brookheaven visto che il suo denaro se l’è sperperato tra prostitute, alcol e medium.
    Nonostante tutto però gli ho concesso una degna cerimonia, proprio nella sua città di origine. E come ultimo regalo in segno di rispetto del legame di sangue che - ahimè - ci unisce, gli consegnerò quest’unica foto che conservo di lei... I miei anfibi calpestano le prime foglie autunnali provocando uno scricchiolio sinistro, gli occhi slittano rapidi sulle tombe leggendo un’incisione dopo l’altra finché non trovo la lapide. Faccio per avvicinarmi, ansioso di chiudere la questione ma mi blocco quando scorgo una figura familiare vicino ad essa: Léonie…?!



    Trovo assai strano incontrarla, non sapevo si fosse trasferita qui… Resto in silenzio a contemplarla, lasciandomi sedurre dal suo corpo.
    Quante fantasie erotiche mi sono fatto a causa di esso? Troppe, forse, ma l’idea di sottomettere sessualmente un superiore è dannatamente allettante. Adesso però la vedo diversa, è più femminile, sexy e soprattutto provocante, mi piace questa nuova versione… Mi sistemo i jeans in modo da celare eventuali “rigonfiamenti” e senza indugiare oltre mi schiarisco la voce richiamando la sua attenzione.




    Hotel…

    Queste immagini sono considerabili come "hot" quindi visionabili preferibilmente da un pubblico maggiorenne!



    Queste immagini sono considerabili come "hot" quindi visionabili preferibilmente da un pubblico maggiorenne!

    Stendo il braccio alla ricerca del suo corpo ma la presa va a vuoto. Stringo le lenzuola e sono fredde, segno che la donna abbia abbandonato il letto già da un pò. Apro gli occhi e sollevandomi leggermente provo a chiamarla, non ottengo però alcuna risposta. Osservo l’orario, sono le undici, e con fare confuso prendo a guardarmi attorno: sono presenti solo i miei abiti…



    No, non ci credo.



    Rido istericamente ed incurante dell’essere nudo mi sollevo dal letto, afferro boxer e jeans e mi dirigo in bagno.
    Io, il latin lover per eccellenza, sono stato sedotto ed abbandonato da una donna! Comico. Prima la Household, ora Alexa, ultimamente mi sento sfruttato un po’ troppo…
    Mi rivesto, tornando nella stanza da letto.
    Faccio per allacciarmi le scarpe quando un biglietto scivola ai miei piedi...



    Lo raccolgo e sospirando prendo a leggerlo.

    Non è bello dover sparire così e non è neanche da me se vogliamo dirla tutta… Ma mai avrei pensato che potesse accadere qualcosa tra di noi come ieri… come stanotte…
    E’ chiaramente di Alexa, mi siedo sul letto e continuo con la lettura.

    Non fraintendermi ne sono felice. Ho voluto fare come dici tu, lasciare il passato alle spalle e cogliere l’attimo. Ma tu non sei stato un gioco per me e non lo sarai mai, sono io che ho paura…. Che non voglio metterti in pericolo.
    Rileggo la frase per una seconda volta rendendomi così conto di non aver frainteso. Mi parla di pericolo ma non si sofferma sul perché… Da cosa sta scappando? Ha paura di chi? Non capisco… Proseguo.

    So che ciò che è successo è stata la nostra prima ed ultima volta insieme: ho potuto finalmente abbracciarti, baciarti, sentire il tuo calore, il tuo profumo, il tuo cuore battere assieme al mio… Abbiamo fatto l'amore, sì perché per me di questo si è trattato e non me ne pento. Per quanto tutto possa farmi male non rinnego nulla…
    I toni si sono calmati, insiste con il dire che mi ama peccato che il sentimento non sia reciproco. E’ stata una notte… appagante, ma niente di più del sesso, ecco.

    Zack, fai un buon uso della vita che tua madre ti ha donato, vivi nel presente imparando dal passato per migliorare il tuo futuro. E scusami davvero per questa lettera ma io ti amo e proprio per questo non sono riuscita a dirti addio...
    Alla luce dei fatti, non posso che concordare riguardo la sua riflessione iniziale: ha usato un pessimo modo per salutarmi! Mi dà fastidio, non tanto per la “fuga” quanto per la scelta di negarmi un addio fatto come si deve, dopo sei anni non ti aspetti un trattamento del genere…
    In tutto ciò però trovo dei risvolti positivi: primo per una volta non sono io lo stronzo, secondo ho capito che la storia del povero ragazzo con i sensi di colpa funziona bene per rimorchiare e terzo la prossima volta devo ricordarmi di chiudere la porta a chiave.


    Il giorno in cui tutto è cambiato….


    Osservo in silenzio il bicchiere di liquore prima di buttarne giù un altro sorso ed accolgo sprezzante il bruciore intenso alla gola.
    Lascio così svanire i ricordi concentrandomi sul presente, perché ora io non sono su quel tetto ma in uno squallido bar di Brigdeport.



    Il locale è quasi vuoto.
    Come sottofondo riecheggiano le note della canzone “Live and let die” dei mitici Guns’N’Roses, ci sono due vecchiacci che osservano allupati la barista, un ubriacone che impreca contro il televisore e la ragazza che incurante dei due sculetta civettuola verso di me riempiendomi di continuo il bicchiere. Ricambio la cordialità con un occhiolino e soffermandomi sulle sue generose curve bevo con avidità il mio assenzio… Sì, sarebbe proprio un bel modo di concludere la serata, basterebbe attendere la chiusura per divertirmi un po’. Magari proprio qui su questo bancone, trovando un modo diverso dall’alcol per far sbollire la rabbia che mi porto dentro.
    Perché sappiate che per Sawyer, a differenza dell’agente Rocca o della giornalista Greene, non c’è stato alcun premio. Hanno lasciato nel dimenticatoio il soldato che, incurante di un mostro di venti metri e della pioggia di proiettili, ha spinto quella schifosa bombola garantendo la buona riuscita del piano. Hanno rimosso la figura del meshato che nonostante tutto ha difeso i civili, eseguendo gli ordini. Sono invidioso… E furente. Agli altri tutto ed a me un bel niente! Ma sai che c’è? Va bene. Andrò avanti come ho sempre fatto: mi ubriacherò, finirò a letto con una figa da paura ed il mattino dopo tornerò ad essere un soldato.



    Niente legami, niente guai. Mi porto alle labbra il bicchiere ma è vuoto. Batto due colpi sul bancone intimando alla barista di versarmi dell’altro alcol, quando d’un tratto qualcuno occupa il posto a fianco al mio.
    Lui…! Diamine. E’ dalla Household che non ho più visto la sua brutta faccia.



    Complici le bottiglie ed il mio pessimo carattere non posso fare a meno di intervenire con un velo di sarcasmo.



    << Ma che onore! Uno dei tanti eroi della Household che incontra l’unico coglione che non si è beccato nemmeno uno schifosissimo grazie…! Ma mi consolo, almeno mi sono fatto la bella poliziotta con due grosse tette mentre tutti si accanivano sulle razioni di cibo…>>.
    << Già... Mi sono beccato una bella medaglia, le slecchinate dei superiori ed ho rimediato qualche bella coppia di tette anche io >>, mi risponde sorridendo in modo beffardo sul finale.



    Sbuffo istintivamente. Purtroppo la sua affermazione mi brucia…
    << La sai la differenza tra me e te?>>, lo osservo con la coda dell’occhio. << Non è l'essere eroi o meno… Ti sembro un eroe io che con i tuoi 400 simoleon ci ho dato un festino? E' la facciata, agli occhi dei miei capi sono integerrimo, di fiducia, potrebbero affidarmi le loro belle figlie appena maggiorenni perché pensano che sono in buone mani... >>, fa una piccola pausa prima di continuare, << Mi sei piaciuto alla Household, non ti sei fatto scrupoli con l'arma, non di certo come Ken formato maxi. Hai del potenziale, ma sei piuttosto grezzo... >>.
    B.a.s.t.a.r.d.o! Si sta divertendo a prendermi per i fondelli ed approfitta che io sia un subordinato e non possa rispondergli. Riflettendoci però il discorso è corretto, ormai nella vita conta più come appari del come sei… Ecco, mi rendo conto di aver involontariamente sbagliato alla grande finora.
    << Ho semplicemente pensato a come salvare la mia pellaccia... Niente di più, niente di meno... Anche se visto il risultato e quanto mi è servita quell'arma, probabilmente me li tenevo i miei quattrocento simoleon >>, rispondo di getto, senza riflettere troppo.
    << Uh... vorrei tanto ridarteli, ma sai... come ti ho già detto, li ho spesi, ma mi son divertito, ti ringrazio molto! Comunque...>>, mi dà una pacca sulla spalla aggiungendo, << Sotto la mia guida potresti ottenere buoni risultati... >>.



    “Ma muori…”, butto giù un sorso riflettendo con attenzione alla seconda parte della frase. << ...Che intende? >> chiedo, inarcando un sopracciglio.
    << Ti sto offrendo di entrare in squadra, il passaggio da semplice soldato a Swat non è un problema, ci penso io, godo di credibilità nel mio settore, è uno dei vantaggi di essere un eroe... >>, ride di gusto per poi concludere, << Allora, ci stai? >>.
    Sono un incursore e non un damerino da quattro soldi. Al diavolo l’educazione, questo è troppo ed anche se è vero che non posso né insultarlo né toccarlo di rispondergli a tono non mi faccio più scrupoli…
    << Se questo è uno scherzo allora è di pessimo gusto...>>, indico il bicchiere. << L'ha detto, siamo diversi io affronto le questioni in modo stupido ma almeno sono diretto. Ed allora sa cosa le dico? Che di farmi trattare come una pezza da piedi, mi scusi, ma proprio non ci sto >>. Lo fisso dritto negli occhi affermando << Già la famosa "raccomandata" si è giostrata il sottoscritto come meglio ha potuto e non voglio ripetere l'esperienza una seconda volta! >>.
    Sono fregato? Forse. Ma almeno ho la soddisfazione di averle cantate almeno a qualcuno! Non mi va di rimanere a bocca asciutta per una seconda volta: mi sono stufato di essere una pedina, voglio una posizione… Mi spetta.
    << Credi che io voglia fare il buon samaritano? No, sono stanco di essere attorniato da una banda di uomini iper addestrati e super legali, mi serve un braccio destro, qualcuno che non si faccia troppi problemi su cosa giusto o meno. Prendere o lasciare, non mi perderò in altre spiegazioni e non ti pregherò di certo >>.
    Finalmente, il caposwat sembra leggermi nel pensiero. L’offerta è perfetta, ho finalmente svoltato…
    << Beh... se le cose stanno così, allora quando inizio?>>, sorrido dandogli una bella stretta. E’ andata, in qualche modo, per qualche ragione a me sconosciuta ce l’ho fatta!
    << Presto, ma non stasera, ora... ci scoliamo un paio di bottiglie, la cameriera me la becco io però! >>.




    Tutto è bene quel che finisce bene…


    Con il capitano Gerald la mia vita si è finalmente realizzata.
    Sono cambiato, rimanendo coerente con me stesso, diventando un’opportunista e doppiogiochista come pochi. E’ così che ho ottenuto soldi, fama e potere… Ho esaudito ogni mio desiderio.
    L’unico campo in cui non sono cambiato affatto è quello sentimentale… Già non ero un santo ma la batosta con Alexa mi ha ulteriormente reso “bastardo”. Toy boy, gigolò, casanova o donnaiolo, definitemi pure come più vi aggrada ma io odio impegnarmi.
    Punto.



    Ora i ringraziamenti sono d'obbligo!
    In primis Eclisse, per avermi concesso ed aiutato con la conversazione al bar assieme al capitano Gerald, tutti i moderatori che si sono occupati del GDR ed infine Deltag per la collaborazione nell'arco del GDR. Devo ammettere che mi sono decisamente divertita ed è stata una bellissima esperienza! xD


    Ultima modifica di Damnedgirl; 7th September 2014 alle 00:16



    Visita il mio spazio ricordi! Dark Land

 

 
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