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Risultati da 1 a 10 di 24

Discussione: Dimentica i papaveri

  1. #1
    sim § L'avatar di Falcon
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    Dimentica i papaveri



    "Non rinnegare il tuo passato, perché un giorno tornerà da te."


    INDICE


    Prologo - Opening
    Capitolo 1 - Ritorno
    Capitolo 2 - Vicino alla riva
    Capitolo 3 - Una giornata al parco

    SIGLA
    Opening

    BGM*
    Prologo
    Cap. 1
    Cap. 2
    Cap.3



    *background music. Si consiglia vivamente di leggere con queste musiche in sottofondo.




    Ultima modifica di Falcon; 11th March 2016 alle 19:45

  2. #2
    sim § L'avatar di Falcon
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    Prologo

    Non puoi rinnegare il tuo passato, perché un giorno verrà a bussare alla tua porta, e tu sei ciò che è stato il tuo passato. Un mio compagno di college mi disse questa frase prima che lasciassi Boston. Come se le nostre vite fossero semplicemente il frutto delle esperienze che abbiamo vissuto, dell’ambiente in cui siamo vissuti. E la volontà? Potremmo vivere male il nostro passato, ma una volta accaduto possiamo dimenticarlo. Possiamo seppellirlo nei recessi della nostra mente, non permettere che esso ci influenzi il resto della nostra vita.


    Un giorno puoi giocare su un’altalena con una bambina che si è appena trasferita nella tua città. Il giorno successivo hai un biglietto di sola andata per Boston.



    A volte il passato può contenere attimi felici.
    Ma i momenti felici sono come le foglie d’autunno. Perdono linfa lentamente, e si tingono di colori caldi. Le persone le osservano, e si rallegrano, perché le foglie d’autunno sono bellissime da vedere, ma non immaginano che quello che vedono è un essere morente. La linfa sta sparendo, e il vento inizia a soffiare. La foglia resiste, e resiste, e continua a resistere. Ma alla fine, il vento le stacca, e le foglie, morte, cadono a terra.


    Nel passato puoi provare a destreggiarti. Puoi scansare gli ostacoli, evitare i pericoli, anestetizzare il tuo cuore, e cercando di rimanere in equilibro, sperare in un futuro migliore.
    A volte, dopo un lungo calvario, lo ottieni.



    Il più delle volte però, il futuro è come un piatto freddo che mangi da solo, e devi accontentarti di quello che hai avuto.

    Ma tu non ci pensi. Tu hai finito di soffrire. Il passato non ti tormenterà più. Il passato è...passato. Ricorderai ancora i tuoi amici di infanzia? Ricorderai ancora i bulli che ti tormentavano al liceo? Ricorderai ancora le lacrime di tua madre quando prendesti la corriera per Boston? Ricorderai ancora il viso dell’unica persona che ti ha veramente compreso?


    In quei momenti rinneghi tutto. La tua vita è quasi felice ora. Non soffrì più, o almeno, non come prima. Eppure...qualcosa ritorna, e dolorosamente, ti accorgi che il tuo amico di stanza ha sempre avuto ragione. Che non c’è alcuna logica nel dimenticare. Non c’è alcun guadagno in questa sofferenza. Il passato viene a bussare alla tua porta, ed allora ti devi porre una domanda. Riuscirai ad accettarlo, o il suo peso ti schiaccerà?





  3. #3
    Super Moderatore L'avatar di polliciotta
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    Re: Dimentica i papaveri

    Falcon che bel prologo!
    Mi hai messo tanta curiosità per la storia e tanta malinconia ...
    Facci leggere anche il primo capitolo e benvenuto della sezione diari


  4. #4
    sim § L'avatar di Falcon
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    Re: Dimentica i papaveri

    Grazie polliciotta. Il primo capitolo è in arrivo, quindi, keep calm and wait for it

  5. #5
    Super Moderatore L'avatar di polliciotta
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    Re: Dimentica i papaveri

    Bene.
    *si siede in poltrona con le gambe accavallate e sorseggiando una tazza di tè caldo


  6. #6
    L'avatar di mary24781
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    Re: Dimentica i papaveri

    Che bello un nuovo diario, stasera aggiorno la lista e ti segno per la prossima news Il prologo è molto bello, mi hai incuriosito :'D

  7. #7
    GdR Master L'avatar di Eclisse84
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    Re: Dimentica i papaveri

    Bellissimo prologo Falcon, mi è piaciuto veramente molto, specialmente la parte riguardante le foglie morte, una metafora molto intensa. Non vedo l'ora di leggere il primo capitolo

  8. #8
    sim dio L'avatar di DELTAG
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    Re: Dimentica i papaveri

    Un nuovo diario è approdato sulle pagine del Forum!!!! Bello!!!!
    Prologo molto accattivante, mi piace!

  9. #9
    sim § L'avatar di Falcon
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    Re: Dimentica i papaveri

    Grazie a tutti, sono contentissimo che vi sia piaciuto, e spero di riuscire a mantenere alta la qualità del diario. Fra un po' pubblico il primo capitolo. Buon prosieguo di lettura

  10. #10
    sim § L'avatar di Falcon
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    Ritorno

    La corriera procedeva spedita per le campagne dell’Illinois. Hari osservava il paesaggio dal finestrino, tornando con la mente ai suoi ricordi di adolescenza. Erano passate solo due ore da quando era atterrato a Chicago, e dall’aeroporto aveva preso l’autobus per tornare a casa sua. Placidity. Il nome del suo luogo di origine si ripeteva a intervalli costanti nella sua testa, ed osservare le distese di erba e foreste dinanzi a lui non aiutava a smettere di pensarlo.

    La tranquillità del paesaggio non lo aiutava neanche a calmarsi. Quanto più Hari si avvicinava a Placidity, tanto più sentiva un peso schiacciargli il petto. Quella non era una semplice visita di piacere. Non tornava a Placidity per rivedere i suoi genitori. Qualcosa era andato storto a Boston, ed ora lui si trovava lì, compresso fra le fila di sedili di un autobus, in procinto di tornare a casa. La sua vita in quel preciso istante era come quell’autobus: scassato, logoro, vecchio, e nonostante tutto doveva continuare a camminare. Carico di persone dalle facce tristi e stanche, con un autista che ormai si strascicava negli anni fingendo che il suo lavoro fosse comunque un buon impiego, eppure doveva continuare a camminare.

    Passarono ancora due ore, e mentre il sole iniziava la sua lenta discesa, Hari finalmente intravide la città. La corriera stava costeggiando il fiume da un bel po’, ma solo in quel momento il giovane riconobbe le anse, dove andava a giocare con gli amici d’infanzia. Riconobbe i canneti, le piccole insenature, i banchi di sabbia e di ciottoli. Riconobbe anche il profilo familiare dell’isola al centro del fiume, affettuosamente chiamata “Long Island” da lui e i suoi compagni di adolescenza, e si stupì di come il vecchio Sam non avesse ancora demolito quell’orribile dinosauro di cartapesta che secondo lui “attraeva clienti per la tavola calda".



    Hari si meravigliava di riuscire ancora a ricordare queste cose, ma più di tutto si stupiva di quanto le cose in realtà non fossero cambiate. Com’era possibile che in dieci anni non fosse cambiato nulla?
    La corriera giunse alla fine della sua corsa. La fermata si trovava nella zona industriale della città, una parola grossa per quattro edifici messi assieme. Hari scese per ultimo. Ad attendere gli altri passeggeri c’erano molte persone. Genitori venuti a prendere i loro rispettivi figli, giovani venuti a prendere i loro amici, amanti i loro fidanzati. Ad attendere Hari non c’era nessuno, ma suo padre sarebbe venuto alla fermata per portarlo a casa. In cuor suo però, sperava che il momento non arrivasse così presto.
    Rimase solo. Il giovane si sedette su una panchina, e iniziò a osservare l’ambiente intorno a sé.


    Non era cambiato nulla. Intorno a lui poteva osservare gli stessi cartelloni pubblicitari. La stessa piscina all’aperto. Gli stessi uffici. Hari sentiva che c’era qualcosa d’innaturale in tutto ciò. Perché la città era rimasta così?
    All’improvviso qualcuno urlò il suo nome alle sue spalle. Hari si girò di scatto, e intravide un suo compagno di delle superiori, il più popolare della classe. Ancora una volta, notò la stessa cosa che aveva notato nella città: era esattamente come dieci anni prima. Stesso taglio di capelli, stesso portamento, stesso sorriso, stessi vestiti che volevano sembrare vecchi, ma erano appena usciti dalla fabbrica.


    Solo, tutto era più triste e sconfortante, dietro l’apparenza che inconsciamente vuole sembrare rassicurante, come a dire “Ehi, è tutto ok, è tutto come prima, va tutto alla grande!”. Era triste, perché non erano nel 1995. Niente andava alla grande.
    Hari si alzò per salutarlo, ma solo perché era scortese non farlo. In realtà era tremendamente imbarazzato. Non sapeva cosa dire, e non perché si sentisse in qualche maniera oppresso dalla personalità espansiva del suo vecchio compagno, ma semplicemente perché non c’era niente di cui parlare, non c’era nulla da spartire con lui, così come non aveva nulla da spartire con tutta la città.

    Il vecchio compagno, Chris, iniziò a tempestarlo di domande. Voleva sapere come mai fosse lì, da quanto tempo era tornato, se l’università a Boston aveva dato i suoi frutti.
    Hari non voleva parlarne. Si limitò a qualche frase fatta, e aspettò che se ne andasse. Chris cambiò discorso, parlando della sua vita. Di come fosse felice che ogni sabato uscisse con gli stessi amici del liceo per riunirsi nel solito bar del centro. Di come fosse contento che potesse lavorare come inserviente alle feste locali.


    Hari ascoltava tutto con attenzione, ma ciò che gli interessava non erano le sue parole, ma l’unico vero messaggio che recepiva:

    La mia vita fa schifo, ma se ne parlo magari mi convinco che non sia così male.

    Era questo il succo di tutta quella conversazione, che poco dopo finì. Il rumore di un clacson attirò l’attenzione dei due ragazzi; il padre di Hari era arrivato. In quel momento ripensò al suo desiderio di vederlo comparire il più tardi possibile, ed inconsciamente, ringraziò il cielo che le sue preghiere non si fossero avverate.

    - Ciao Hari. – disse semplicemente il padre.

    - Ciao papà.

    Il padre ingranò la prima e partì. La sera era ormai scesa, ed il sole stava definitivamente tramontando all’orizzonte.


    Il viaggio non sarebbe stato lungo, ma per Hari sì. Provava una strana sensazione nel sedersi accanto al padre. Guardandolo non poteva che provare disagio per la situazione. Come spiegare a suo padre quegli ultimi dieci anni? Un silenzio pesante aleggiava dentro l’abitacolo.


    - Vuoi mangiare qualcosa? – disse, passando accanto alla tavola calda.
    Hari non rispose. Dall’inizio del viaggio aveva tenuto lo sguardo basso, rivolto verso i piedi, ma dentro di lui qualcosa voleva uscire. Quando superarono il locale, il giovane si voltò verso il padre, e per la prima volta dall’inizio del viaggio parlò.
    - Papà, mi dispiace. Mi sento a disagio qui.
    L’uomo, senza distogliere lo sguardo dalla strada, accennò un sorriso.


    - Hari, capisco come ti senti, ma anche se penso che ne parleremo più in là con la dovuta calma, posso dirti subito una cosa: di cosa dovresti dispiacerti? Stai tornando a casa.
    L’auto si fermò in un vialetto. I due passeggeri scesero dal veicolo, ed entrarono in casa. Ad attenderli oltre la porta, un’anziana signora, a braccia conserte, la madre di Hari. Il giovane a primo impatto temeva cosa potesse dirgli, ma quando lei gli si avvicinò tutto cambio. Con un abbraccio amorevole, la donna sussurrò:
    – Bentornato a casa, Hari.


    - Mi dispiace...

    - Non fare questi discorsi, Hari. Non c’è nulla di cui ti devi scusare.

    L’uomo nel frattempo andò verso il frigorifero, e lo aprì, cercando qualcosa.

    - Hari non ha voluto fermarsi a mangiare fuori, ci sono degli avanzi in frigo, Hanna?

    - Sì, c’è ancora un hot dog avanzato dalla festa di Jordan. Vuoi mangiarlo, Hari?

    Il ragazzo declinò con un cenno della mano.
    Hanna si era seduta dietro al bancone della cucina. Voleva sapere tutto quello che era successo in quegli ultimi anni a suo figlio, ma prima era curiosa di sapere com’era andato il viaggio di ritorno. Hari non fu molto loquace, ma ripensando al vecchio compagno di liceo si rianimò.

    - Sai, oggi ho incontrato Chris alla fermata. Non è cambiato di una virgola in questi anni vero?

    - Già – rispose la madre, sorridendo sotto i baffi – ha sempre quel brutto gusto nel vestirsi. Ogni volta che mi capita di incrociarlo per strada e indossa quel cappotto, sembra che stia uscendo in accappatoio.

    - Già – affermò – però ora che ci penso devo almeno avvisare i miei amici del mio ritorno. Soprattutto Hope ed Emilio. A proposito, come stanno?

    Nel sentir pronunciare quei nomi, la madre trasalì un attimo, e il suo sguardo si fece cupo. Hari notò questi gesti, e ripose la domanda.

    - Come stanno Hope ed Emilio?

    Il volto della madre si fece ancora più cupo. Tenendo lo sguardo basso, cercò le parole giuste.

    - Hari... sono successe alcune cose da quando te ne sei andato..., fra queste il fatto che Emilio non è più fra noi.

    In quel momento, nella mente di Hari ci fu un momentaneo blackout.


    - Come...

    - Si è suicidato.
    Ultima modifica di Falcon; 16th October 2015 alle 15:51

 

 
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