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Risultati da 11 a 20 di 44
  1. #11
    sim dio L'avatar di Damnedgirl
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    Re: [Deus ex Machina GDR] L'arena


    Vicent Dreth


    Tutto va come previsto e scaglio la mia arma contro il mio avversario. Non appena mi fermo però si palesano gli effetti collaterali del mio attacco. Ho la visuale sfocata, sono disorientato e, quel che è peggio, è che davanti a me non vi è più un solo avversario ma ben tre! Dannazione. Pianto saldamente i piedi contro il terreno, divaricando leggermente le gambe, e scuotendo la testa cerco di riprendermi… Intanto, per mia fortuna, l’Hammer centra in pieno il nemico penetrando nel suo corpo: l’elemento che domino gli lacera la carne scavando un solco, piuttosto profondo azzarderei, e provoca danni ingenti oltre ad un’evidente emorragia esterna.
    Io, d’altro canto, grazie a questo suo temporeggiamento involuto torno lucido e concentrato. Ottimo. Faccio per inspirare ma una fitta atroce mi smorza il fiato... Mi ha forse colpito a distanza? Osservo confuso il mio nemico e vedo che è ancora lì, accasciato a terra… Non sì è mosso di un millimetro. Eppure io sento dolore… Tanto dolore. E’ atroce. D’un tratto il respiro mi diviene faticoso, in bocca c’è un sapore metallico misto a vomito e delle fitte lancinanti al busto mi annebbiano la vista. Mi gira la testa... Ringhio sommessamente, sforzandomi di non urlare, ed abbassando lo sguardo mi inginocchio a terra mentre, allarmato, mi tasto con una mano il corpo alla ricerca di ferite, sangue, danni o tagli ma niente. Non ho nulla. Non capisco... Al dolore fisico si aggiunge anche quello psicologico. Sento che ho paura di… me stesso? No, non è questo… E’ ansia, preoccupazione, insicurezza e morte… Sì. Ecco. Ho una paura matta di morire... Giunge però in mio soccorso quella fatidica scarica di adrenalina, di pura rabbia: il dolore viene rimpiazzato dalla combattività che mi istiga a sopravvivere. Sollevo di scatto la testa e punto lo sguardo verso il mio avversario ma non c’è più lui, bensì un’ascia a due mani che rotea poco distante da me: sta per decapitarmi.
    Reagisco d’istinto e resistendo al dolore mi butto a terra, rotolando su me stesso… La mia reazione però è stata lenta, troppo, probabilmente a causa di tutto ciò che sto provando: la lama riesce comunque a prendermi e mi provoca un taglio netto, piuttosto profondo, all’altezza della spalla sinistra. Steso a terra con gli occhi sgranati e lividi d’ira mi lascio andare in un mugugno di dolore: il classico formicolio precede il sangue che mi cola sul braccio. Stringo la mano sinistra a pugno, mi appuro in questo modo di non aver perso la mobilità, ed in un impeto di stizza sputo a terra della saliva portandomi in piedi. Le fitte tornano a farsi sentire più prepotenti, le sento risalire dallo sterno fino al cervello facendomi piegare quasi in due dal dolore. Ma mi istigo di resistere e cerco di tenermi dritto, di respirare... Corro
    a zig - zag incontro al mio avversario sfruttando tutta la mia velocità e, stringendo i denti, mi avvicino tenendo sempre la guardia alta. Devo stare attento a quella maledetta arma. Il mio intento è quello di colpirlo con un pugno a una nocca in testa, per l’esattezza alle tempie: voglio provocargli una commozione celebrale, magari anche una bella emorragia o, se ho fortuna, la morte.

    Selene - Arma in forma dormiente
    Ultima modifica di Damnedgirl; 28th April 2015 alle 02:24



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  2. #12
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    Re: [Deus ex Machina GDR] L'arena

    Ryuk Leithien

    Tengo gli occhi puntati sulla vecchia e d’improvviso noto la sorpresa nel suo sguardo quando si accorge che le manca un appoggio. Dovevo calcolare meglio la mossa perché nel tentativo di non cadere, la bacucca si è appesa con tutta la sua grazia al bastone, il quale è ancora conficcato nella carne e sento chiaramente l’osso della clavicola scricchiolare sotto la forza del suo peso piuma, mentre il foro alla spalla si allarga ulteriormente. Mi sento letteralmente una cascata di sangue denso e caldo fuoriuscire dai punti colpiti ed il dolore è talmente lancinante che quello alle parti basse, passa quasi in secondo piano. Quando molla la presa e cade su se stessa, tiro un breve sospiro di sollievo, il quale dura solo pochi secondi, visto che le fitte tornano a farsi vive più forti di prima, ma c’è qualcosa che non va… qualcosa di strano che mi penetra letteralmente la carne attraverso i buchi praticati già dal bastone. Inorridisco quando mi rendo conto che delle radici mi stanno usando come tutore per il loro rampicarsi, trapassandomi neanche fossi burro. Cerco con la mano libera di strapparle via, ma ogni movimento mi causa degli spasmi ancor più devastanti, il dolore è talmente diffuso che non riesco più a capire a che genere di forza io sia sottoposto, se le radici mi stanno letteralmente spolpando la spalla o se continuano a scavare dentro di me approfittando del profondo varco. Come se non bastasse la strega di Biancaneve inizia a martellarmi ancora sul pendolo, già lesionato di suo con… il piede? Mi sta colpendo col piede che le ho staccato? Riderei se la bocca rispondesse alla mia volontà, ma perfino la lingua mi trema. Non posso continuare di questo passo o sento che mi ammazza, il braccio con la spalla lesionata risponde appena ai movimenti che cerco di imprimere, i legamenti saranno sicuramente lesionati, solo l’avambraccio si piega leggermente così come il polso stesso, ma sento come scariche elettriche che mi bruciano l’intero arto. Di scatto, cerco di piegare il busto e non fa niente se mi finirò di aprire la spalla in questo movimento, potrò sempre farmi curare da qualche giovane guaritrice che pagherò in natura, una volta che anche il pendolo sarà tornato sano e vigoroso (prego Raiden per questo, altrimenti giuro che sarò il primo mago a pregare la Dea Saraswaty cantando nel coro delle voci bianche) e cerco di afferrarle la faccia con la mano del braccio sano, così da premere sui lati della sua bocca e stringere talmente forte da costringerle ad aprire la mandibola, potrei spaccargliela, mi basta che si apra quel tanto da permettermi di avvicinare l’altra mano a fatica e di spararle dentro tutta la forza devastante del vento. Se tutto andrà come previsto non solo ingoierà qualche dente sotto l’azione della presa alla mandibola, ma le spappolerò tutti gli organi all’interno del corpo, la pressione del vento le staccherà e straccerà ogni cosa, così di lei rimarrà solo un sacco di carne macinata, sempre se non esploderà del tutto.

    Gina - falce in forma dormiente
    Distruzione - Vento
    Alzando la mano al cielo l’incantatore è in grado di incanalarvi la propria energia e plasmare il vento
    Esperto - Tornado – Si genera un vento impetuoso che sbalza via il nemico per cinque metri, causandone danni da impatto di media entità

  3. #13
    Master caotico L'avatar di SimsKingdom
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    Re: [Deus ex Machina GDR] L'arena

    Andreus De Lagun

    La mia falciata non va bene come avevo sperato, l’umo avverte troppo poco il mio dolore e fa in tempo a scansarsi ma almeno gli ho impedito di utilizzare un braccio. Dentro di me mi compiaccio per quel rivolo di sangue che sgorga veloce dal suo braccio squarciato. Non ho il tempo per esultare, la mia strategia è ancora in piedi, solo un breve tassello è andato a farsi benedire. Ma almeno ho procurato abbastanza danno. Mi muovo intorno a lui disegnando sul terreno un cerchio perfetto di un diametro inferire rispetto alla mia arma. Ma l’uomo è troppo veloce, si riprende in fretta dalla simbiosi, o magari utilizza il mio stesso metodo, che carino. E riprende a muoversi velocemente verso di me, non ho nemmeno il tempo di elaborare un movimento che pugno in pieno mi raggiunge sulla tempia sinistra. La vista mi si annebbia di colpo, sento le ossa del mio cranio vibrare e scricchiolare sotto il colpo. Dal punto cominciano a dipanarsi violente fitte che si mescolano al bruciore del petto che continua a perdere sangue incessantemente. Fa male, la vista è annebbiata, i colori si vedono sfocati e ogni cosa assume la stessa visibilità. Una macchia scura mi si para davanti, è lui. Devo agire ora e devo agire in fretta. Non posso e non voglio morie. Non qui, in mezzo a queste rose. Velocemente chiudo gli occhi limitando le fitte alla sola testa, e mi connetto al terreno circostante, lo sento pulsare potente sotto i miei piedi. Le rose urlano il mio nome così come la terra al di sotto del drago, terreno millenario che conserva dentro di se il sangue di quell’ultima maestosa creatura. Quando l’urlo del dio Nitiha si modula in risonanza con quello della mia anima lascio confluire il mio potere al di sotto dei miei piedi, spalanco in fretta gli occhi focalizzando per un attimo il mio avversario. È vicino, troppo vicino a me, ma questo mi dà solo un piccolo vantaggio su di lui. Sposto i piedi sollevando un nugolo di polvere, polvere che si posa e si trasforma in sabbia, un pozzo sabbioso immediato, profondo e mortale sotto i suoi piedi, il diametro sarà moderato, di circa due metri in modo che non possa finirci anche io dentro, ma soprattutto che non possa liberarsi lui. Non appena le sue gambe saranno bloccate dalla sabbia, ruoterò nuovamente la mia ascia, l’uomo ha la guardia alta, quindi un fendente alla testa non servirà. Il mio bersaglio sarà il suo fianco scoperto, il destro, voglio provocargli uno squarcio ancora più profondo e, se gli dei siamesi mi assisteranno riuscirò a segarlo in due di netto. Qualunque sia l’esito dell’azione continuerò a muovermi in tondo mettendomi di spalle all’uomo e indietreggiando tenendo l’ascia in posizione di difesa per cercare di parare ogni eventuale contromossa. Lo voglio morto questo bastardo… la testa… dei se mi fa male…

    Distruzione:
    Sabbie mobili (Esperto) - Area di 5 metri di diametro, che si crea ai piedi del nemico, facendolo affondare lentamente fino a metà corpo.
    Rovina di Gaya ---> Forma dormiente

  4. #14
    sim dio L'avatar di Maru1e1a
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    Re: [Deus ex Machina GDR] L'arena


    Continuo a ridere sadicamente, con voce stridula: gli occhi voltati innaturalmente verso l'alto, quasi rientrano all'indietro nelle orbite.
    Il braccio ormai continua a colpire il tizio con forza sempre più rilasciata, mi muove quasi l'inerzia mentre la risata continua a risuonare tetra per Solumquae.
    Un'unica parola mi rimbomba nella testa mentre stringo il piede mozzato: ...muori.....muori......muori......muori.......
    E' alla mascella che mi sento afferrare: lo zotico stringe le dita con l'intento di farmi aprire la bocca.
    Tento inutilmente di vincolarmi, di morderlo, ma ottengo solo un scricchiolo sinistro alla mandibola e urlo grave che fa male alle mie stesse orecchie.
    Mi solleva lievemente la testa, o meglio la volta appena verso l'alto: vedo le mie radici artigliargli la spalla e sparire nella sua schiena, il braccio offeso alzarsi e in un attimo di lucidità comprendo che il colpo arriverà da li.
    Prima ancora di pensarci, il piede mozzato è già alla bocca (perchè aprirmela sennò?) con la caviglia verso l'interno della mia cavità orale. La mascella è ormai andata, non oppone più resistenza alla sua mano, quindi la spingo verso l'alto con la mano sinistra, chiudendo la bocca tra dolori lancinanti e serrando il piede a mo' di tappo tra i miei denti.
    Gli occhi sono chiusi per vedere le stelle, tanto è forte il dolore della mandibola ormai divenuta mero ornamento della mia faccia....quanto vorrei poterla mostrare in giro!
    Sento sfilaccicamenti di pelle del mio collo saltare via uno ad uno....se andassi a teatro e muovessi le spalle, si divertirebbero un mondo a vedermi ciondolare testa e mascella assieme, potrei trovare un ritmo.....tun-dem,du! Tun-dem,du! Dan-da-da-daan!
    Riverso questo dolore nella mia anima, rispedendoglielo totalmente indietro:
    Aura di tenebra - Esperto
    Infonde paura: Il cuore palpita più velocemente, si ha un profondo fastidio e soggezione
    So che è un mio simile, lo avverto, ma in questo momento lo ODIO così tanto che mi sembra un messaggino perfetto nell'impossibilità di comunicarglielo a voce!
    L'aria sbatte sul mio viso ferendomi, lacrime escono dagli occhi chiusi mentre sento il cappuccio dietro sgonfiarsi dapprima per poi lasciarmi la testa pelata scoperta.
    Sempre più velocemente piccoli spifferi d'aria mi entrano in bocca, gonfiando le guance a poco a poco.....mugugno lamentosa, cercando di aprire gli occhi, ma mi è impossibile!
    Con mio orrore mi rendo conto che la caviglia si sta consumando sotto la forza del vento, permettendo all'aria di entrare: in un impeto di forza finale mista a disperazione, lo stronzo da una spazzata più forte....ingoio denti, pezzi del mio stesso piede, il respiro ridiscende per la gola con tutto il resto, inondandomi di dolore i polmoni. Spasmi allo stomaco mi colgono mentre sento che le mie gambe stanno sbattendo contro le sue in un impeto di sopravvivenza e sento che mi sto strozzando tra la mia stessa saliva e il vento contrario. Gli occhi stavolta mi si aprono davvero, sbarrati, le orecchie sanguinano fischiando e tormentandomi....vedo il cielo farsi bianco, coprire l'uomo dinanzi a me facendolo sparire.
    Vedo solo un quadro bianco e non mi piace. Non sento più....niente. Rivoglio il dolore. Rivoglio il nero.



  5. #15
    sim dio L'avatar di Damnedgirl
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    Re: [Deus ex Machina GDR] L'arena



    Vicent Dreth


    Il pugno va a buon fine lo colpisco con un gancio destro dritto alla tempia sinistra e, quasi in contemporanea, tutte le sensazioni anomale che ho avvertito cessano così come sono apparse: il respiro torna regolare, la testa smette di farmi male, mi sento più calmo, più sicuro di me, più rilassato ma soprattutto il dolore è unicamente alla spalla sinistra. Tengo gli occhi puntati sul mio avversario quando scrutandolo da vicino noto “il” dettaglio che mi fa riflettere: orecchie a punta. Un elfo… Ora che ci penso il dolore che ho avvertito prima è stato proprio in corrispondenza dello squarcio alla pancia: quindi o sono diventato empatico di’improvviso o questo bastardo ha usato la sua simbiosi su di me. Faccio per indietreggiare da lui ma soprattutto dalla sua ascia, purtroppo però qualcosa mi blocca all’altezza delle caviglie trascinandomi verso il basso. Mantenendo la guardia alta do un’occhiata sfuggente a terra, e, con orrore, scopro d’essere incappato in delle sabbie mobili. Merda! Annullo interamente i miei movimenti con la parte inferiore del corpo cercando in questa maniera di affondare più lentamente rispetto al normale: Franthalia non ha questa peculiarità, dunque anche questo brutto tiro deve essere opera del mio avversario. Mi è chiaro il suo intento: vuole tenermi fermo. L’elfo ne approfitta, rotea l’arma e fa per colpirmi dritto al fianco scoperto: il destro. Mi verrebbe istintivo muovermi e cercare di schivare data la lentezza del mio avversario ma mi intimo di non farlo e piuttosto reagisco con le braccia. Usando entrambe le mani cerco di afferrare l’ascia nordica dell’elfo poco sotto la lama usando una presa forte, ma soprattutto ben salda: costi quel che costi non mollerò la presa. Il mio intento è quello di fare leva verso l’esterno in modo da ridurre l’affondo della lama nel mio corpo ed in contemporanea cercare di tenere l’avversario fermo al suo posto... Se tutto andrà come previsto e se riesco a superare questa prova di forza o l’elfo mi lascia la sua arma e si allontana o la dissipa e si allontana; in entrambi i casi dovrei ottenere ciò che voglio, ossia disarmarlo.
    Intanto le sabbie mobili continuano imperterrite con la loro opera ed io affondo sempre di più, fino ad arrivare a metà del corpo. Il bruciore al fianco è lancinante, la sabbia infatti mi penetra nella ferita facendomi tremare a causa del dolore e piangere al contempo. Questa me la paghi! Serro i denti e stringo di riflesso le mani ringhiando al pari di un cane. Fisso poi l’uomo dritto negli occhi facendo appello alla mia natura di mago: attingo forza dalla luce, compagna di vita, di speranza, di perdono, di fede e di virtù. Cerco di connettermi con la mente dell’elfo dissolvendo le tenebre che si annidano nel suo animo e dissipo ogni sensazione negativa.

    Aura di luce

    I maghi prendono vita dalla luce e per tale motivo vi hanno forte affinità. Questa caratteristica è associata alla positività ed al bene, ma non sono rari i casi in cui viene adoperata per scopi bassi, il tutto dipende dall’indole del mago. La loro presenza suscita di per sé una certa calma, ma sono in grado di amplificarla per sortire diversi effetti che cambiano a seconda del grado:

    Esperto
    - Si avverte un profondo stato di rilassatezza e ci si sente propensi positivamente verso lui.

    So che infondergli calma, razionalità e sicurezza sia un’arma a doppio taglio ma voglio istigare in lui una propensione positiva nei miei confronti in modo da guadagnare spazio e tempo, soprattutto tempo, per poter uscire da questa maledetta fossa.


    Selene - Arma in forma dormiente
    Ultima modifica di Damnedgirl; 28th April 2015 alle 02:26



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  6. #16
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    Re: [Deus ex Machina GDR] L'arena

    Ryuk Leithien


    Devo aver perso parecchi colpi, se una vecchia è in grado di ridurmi in questo stato. A guardarmi sembro un colabrodo, pieno di fori e sangue che li attraversa abbondante, mi sento come una spugna strizzata. La guardo negli occhi mentre riesco a stringerle la mandibola ed imprimerle tutta la forza che ho nella mano, a sentire quelle ossa così fragili smuoversi sotto l’azione della presa e l’espressione della vecchia mutare con esse, mi vien voglia di ridere, adoro giocare con le facce degli altri, specialmente quando dopo diventano irriconoscibili. Quando sto per avvicinare il braccio malmesso al suo viso, la vedo infilarsi qualcosa in bocca… un piede, ancora quel piede, ma come…? Non m’importa, glielo farò ingoiare assieme ai denti putridi di quel buco infernale che si ritrova in faccia, un buon metodo per farmi fuggire, sarebbe stato quello di minacciarmi di un bacio alla francese. Dalle mie mani il vento si libera con tutta la propria violenza, voglio farle volare via la testa, voglio vedere i suoi denti putridi schizzare uno ad uno, voglio restare con un pezzo di mandibola tra le mani, mentre si traccia dal resto del corpo. Quando il vento si sprigiona sento come se tutta l’aria nei mie polmoni schizzasse via dal mio corpo, mi sento mancare, il respiro si smorza ed è come se mi sentissi soffocare. Resto fermo impassibile ad osservare i brandelli del piede, che tiene in bocca, sfilacciarsi e schizzare via assieme a qualche dente ed una terribile sensazione mi pervade, ho assistito a diversi spettacoli più raccapriccianti di questi, ma mai mi son sentito turbato, ma questa volta… è come se un demone fosse penetrato in me e scalciasse dall’interno tutti i miei organi, mentre continuo a soffocare. Il cuore… il mio cuore, fa male, ho delle fitte insopportabili, tremo… un tremore che si estende a tutto il corpo, non può avermi toccato il cuore con quelle radici, non può aver scavato così in profondità, non può… La forza manca nelle gambe e cedo su di esse, nella mia mano vi è quel trofeo tanto agognato, la mascella della vecchia. Le radici si ritraggono e sento come schizzano via dalla carne, così come sono entrate, ma le fitte non cessano, l’aria non torna ed il cuore palpita e brucia. Sto morendo? Se non sto morendo sono certo che è questa la sensazione che si prova quando accade. Raiden vecchio bastardo, fa che quel che si narra dei demoni non sia solo un mito, mi aspetto di essere accolto tra un paio di tette formato maxi. Questo cuore non la smette di pulsare e la testa mi scoppia, gli occhi si chiudono… forse sono solo stanco, forse ho perso solo troppo sangue, non sto morendo… non st…


  7. #17
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    Re: [Deus ex Machina GDR] L'arena

    Andreus De Lagun

    Il bastardo è troppo veloce, nel momento in cui la mia arma affonda nella sua carne molliccia non posso non bearmi del suono dello squarcio. Lui, ha provato ad attaccarmi mentre ero distratto, cosa gli hanno insegnato a palazzo? È per quelli come lui se la mia vita è cambiata e ora servo un’altra causa. Ma il mio sorriso dura perché l’arma viene ostacolata dalle sue mani, dei quanto vorrei tagliargliele di netto. Imprimo tutta la mia forza per affondare sempre di più in quei muscoli ma la forza dell’uomo unita alla forza aspirante della sabbia mi rendono difficile il movimento. Non posso fare molto, mollo la presa su Gaya osservandola scivolare nel fossato assieme al corpo del mostro. Mi allontano e approfitto del suo dolore per mettermi alle sue spalle, non potrebbe girarsi, lo squarcio che gli ho provocato potrebbe allargarsi e far fuoriuscire un rene. Oh, chissà che spettacolo carino dovrebbe essere, papà una volta mi mostrò come si faceva, ma erano solo manichini di paglia. In un breve momento sento l’uomo ringhiare dal dolore, bene direi che la sabbia sta facendo il suo dovere nell'infettare la ferita. Chissà, magari mi muore di malattia adesso. Stroncato da un’infezione. Mi metto a correre nella direzione opposta alle sue spalle, nel frattempo richiamo la mia ascia che adesso dovrebbe disgregarsi particella dopo particella terminando la sua azione di “tappo” all'interno della ferita del ragazzo sperando che riprenda a sanguinare copiosamente, nel frattempo mi connetterò alla magia curativa dei De Lagun legandola al mio essere e cercando di risanare tutte le mie ferite, il bruciore al ventre comincia ad affievolirsi così come la vista torna più lucida mentre la testa si risana totalmente. Mi sento rinvigorito e riprendo a correre sempre più svelto verso il glados. Non appena gli sono vicino una sorta di calma mi pervade, mi sento al sicuro protetto dall'alto cancello metallico del portale. Mi sento bene, e dopo un po’ il senso di odio verso quell'uomo svanisce. Sento che potremmo parlarne di questa battaglia, mettere fine a tutta questa violenza e… forse, scappare verso un luogo sicuro. Resterò silenziosamente nascosto con le spalle contro il glados respirando silenziosamente e raccogliendo le idee per potergli parlare. Non fuggirò, affronteremo questa battaglia, che lo voglia o no…

    Difesa e recupero:
    Rigenerazione: Avviene tramite tocco (Esperto) - Rigenera ferite di media entità (ferite profonde non mortali, ossa rotte, danni medi da elemento)

  8. #18
    sim dio L'avatar di Damnedgirl
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    Re: [Deus ex Machina GDR] L'arena


    Vicent Dreth

    Seppur con difficoltà dopo qualche tentativo riesco ad uscire dalla morsa del pozzo di sabbia. Resto dunque a terra, rannicchiato a causa della fatica e delle fitte, il fianco mi fa male... Brucia come non mai. Con la mano sinistra, tremante per gli spasmi, tolgo un grumo di sabbia che mi blocca la fuoriuscita di sangue... Il dolore purtroppo è lancinante, lancio un gemito con tutto il fiato che ho in gola, e poi ringhiando mi guardo attorno alla ricerca dellelfo. Ma nulla, non c’è più! <<Vigliacco!>>, urlo furibondo. Possibile che sia fuggito? In fondo prima con la sua simbiosi ho avvertito il dolore, il disagio e, soprattutto, la paura. Mi teme. Comunque sia non posso perdere altro tempo se è ancora qui, potrebbe approfittarne: sono un bersaglio facile ora.
    Stringo i denti e mantenendomi la ferita al fianco mi alzo. Rapidamente faccio qualche passo in direzione dello scheletro di drago mentre in contemporanea mi connetto con la mia arma: Selene è ancora a terra e dista di circa quattro metri… La tentazione di recuperarla è forte ma temo di incappare in qualche trappola dell’elfo. No. Devo essere più furbo. Devo giocare d’anticipo. Sento l’acciaio mistico di Aeglos rispondere al mio ordine mentale ed è questione di qualche istante prima che l’arma venga circondata da un alone verde…

    Selene - Arma riassorbita
    E si dissolva come un bicchiere di vetro infranto a terra.
    Fisso poi lo scheletro.
    Se i miei calcoli sono esatti, solo la testa dovrebbe essere più grande del pozzo sabbioso del mio nemico… L’idea di usare un cimelio storico durante uno scontro non mi alletta, ma direi che data la situazione è meglio non farsi scrupoli! Mi arrampico, stando attento a non forzare troppo il fianco leso, e non appena sono sopra mi inginocchio sulle ossa... No. Non.Devo.Pensarci! <<Facile attaccare un nemico inerme vero?!>>, dico con tono di voce alto: se l’elfo è ancora qui, voglio istigarlo ad uscire allo scoperto. Intanto convergo la mia magia curativa nella mano sinistra… Sto però ben attento a non mostrare alcuna luce: questa è una carta che il mio avversario non deve sapere.

    Difesa e Recupero - Rigenerazione (avviene tramite tocco): Rigenera ferite di media entità (ferite profonde non mortali, ossa rotte, danni medi da elemento).
    La rigenerazione mi seda nell’immediato il dolore. Sento la sabbia fuoriuscire silenziosamente dalla ferita, l'emorragia arrestarsi ed i filamenti di carne, coperti dalla mia mano, iniziano ad animarsi ricomponendosi… Devo solo sperare di terminare la mia opera di guarigione prima che l’avversario mi attacchi. <<Hey! Sto parlando con Voi…>>, scruto i dintorni con molta attenzione, <<Se siete davvero un uomo allora fateVi sotto!>>.
    Dove sei…?
    Ultima modifica di Damnedgirl; 28th April 2015 alle 12:53



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  9. #19
    sim dio
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    Re: [Deus ex Machina GDR] L'arena

    Zagarth Sovengard

    Franthalia. Rigogliosa, colorata, ricca di storia e misteri. Luogo magico, affascinante e dannatamente stucchevole per i miei gusti.
    E' l'alba, il fresco dell'aria mi pizzica la pelle. Il cielo roseo e la leggera foschia rendono lo scenario ancora più suggestivo.
    Alle mie spalle vi sono i picchi di roccia, alti e maestosi. La mia avversaria si trova di fronte al me, dista all'incirca dieci metri, ed ha tutta l'aria di una figlia di papà. <<Salve>> Esordisco freddamente, con fare altezzoso, guardandola con superiorità. <<A quanto pare oggi vuoi giocare con lo zio!>> Esclamo divertito, per poi indicarla con un dito e coprendomi la bocca pronta a sganasciarsi con l'altra mano libera. Ci sarà da divertirsi.
    Mi do una spinta con tutta la forza che possiedo sulle gambe, correndo verso lo scricciolo dai capelli corvini. Evoco la Rebellion Sword in forma dormiente, plasmando poi tre copie di me. Corro il più velocemente possibile verso di lei, con dietro la mia fila di cloni.
    Una volta giunto a destinazione, accerchierò velocemente la ragazza: due copie saranno di fronte a lei, altre due alle sue spalle. Senza indugiare oltre, appena arrivato davanti a lei, tenterò di colpirla con tutta la forza che possiedo. La spada parallela al suolo, un colpo netto e deciso. Se tutto andrà bene, dovrei provocargli un taglio profondo poco più sotto dei seni.
    Sperando che il colpo vada a segno, e sperando altrettanto che i miei cloni provochino sufficiente confusione nella testolina di quella bambina apparentemente viziata, attenderò una sua eventuale reazione.

    Rebellion Sword (Winterhold) - Arma in forma dormiente.
    *Cloni - capacità di creare copie di se stesso immateriali, manovrate con la propria volontà.
    Esperto - 3 copie.

    Se ci sono errori o qualcosa di poco chiaro non esitare a farmelo presente
    Ultima modifica di mettiu; 28th April 2015 alle 17:26

  10. #20
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    Re: [Deus ex Machina GDR] L'arena

    Esperin Raeghar


    E' da poco sorta l'alba quando raggiungo la malinconica Franthalia. Osservo questo luogo immutabile nel tempo, le rose eterne, l'acqua che scorre sempre allo stesso modo, lo scheletro di drago imponente nel suo sonno eterno alle mie spalle. Osservo il mio avversario, dista circa dieci metri da me ed ha un aspetto abbastanza inquietante. E' grosso, sembra essere molto forte, dovrò cercare di giocare d'astuzia. <<Salve>> esordisce, con fare altezzoso <<A quanto pare oggi vuoi giocare con lo zio!>> mi pongo subito in posizione difensiva, ignorando la sua inopportuna battuta. Non sono qui per giocare, lo capirà presto.
    L'uomo parte all'attacco, dandosi una spinta col piede ed iniziando a correre nella mia direzione materializzando la sua arma. E' molto veloce, probabilmente quasi quanto me e potrei cercare di parare il suo attacco, se non fosse che in pochi secondi mi ritrovo una fila indiana di sue copie che mi iniziano ad accerchiare. Ha il potere di clonarsi, proprio come me, e so che le sue copie non possono farmi nulla, tuttavia non posso identificare quale sia il corpo reale da cui difendermi. Materializzo immediatamente la mia Fidelia, che presto assume consistenza nella mia mano destra, che la stringe saldamente. I cloni mi hanno ormai accerchiato, resto sulla difensiva ed aspetto il colpo senza scansarmi, è l'unico modo che ho per identificare la copia originale. Ed ecco che una delle copie sferra un fendente intenzionato a colpirmi poco sotto il seno, mentre le altre copie, per lo meno quelle che riesco a vedere, non attaccano e restano ferme nella loro posizione. Istintivamente reagisco all'attacco della prima copia, sperando non sia una finta, e così mentre il colpo arriva a colpire il mio corpo, io mi sposto leggermente di lato e contemporaneamente sferro a mia volta un affondo al suo stomaco con la mia spada, sfruttando tutta la mia forza e destrezza. La sua lama mi colpisce ugualmente, ma non in pieno, sento la pelle del fianco sinistro lacerarsi e la lama tagliare provocandomi dolore, ma mi sforzo di resistere. Se il mio colpo andrà a buon fine, estrarrò la spada dal suo stomaco ed approfitterò della sua instabilità per allontanarmi da lui di circa tre metri.

    Fidelia - Arma in forma dormiente

 

 
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